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mercoledì 11 Marzo 2026
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Abuso del Diritto: compravendita immobiliare simulata in un conferimento

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Nell’ambito del diritto societario e fiscale, la fattispecie della compravendita immobiliare simulata in un conferimento d’azienda è oggetto di frequenti contestazioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria. In tali ipotesi, l’Erario ritiene che l’operazione reale sia una cessione di beni immobili, anziché un conferimento, con il conseguente assoggettamento a tassazione in capo al socio conferente delle plusvalenze maturate.

Disciplina normativa

La disciplina di riferimento è rinvenibile nell’articolo 23 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR), il quale stabilisce che le plusvalenze derivanti dalla cessione di beni immobili detenuti oltre il periodo minimo di comporto sono soggette a imposta sul reddito. L’articolo 17 del medesimo decreto, invece, disciplina il conferimento d’azienda, stabilendo che tale operazione non genera plusvalenze per il socio conferente.

Abuso del diritto

L’Amministrazione Finanziaria, al fine di contrastare fenomeni di elusione fiscale, contesta la sussistenza dell’abuso del diritto ex articolo 37-bis del D.P.R. n. 633/1972 (Statuto dei Contribuenti) quando l’operazione economica posta in essere abbia il principale scopo di eludere il pagamento delle imposte.

Nel caso specifico della compravendita immobiliare simulata in un conferimento, l’Erario ritiene che la forma giuridica adottata (conferimento) non corrisponda alla sostanza economica dell’operazione (cessione di beni immobili), con il precipuo intento di fruire della non imponibilità fiscale prevista per i conferimenti.

Giurisprudenza di riferimento

La giurisprudenza di legittimità e di merito si è consolidata nel ritenere che la configurabilità dell’abuso del diritto nella fattispecie in esame debba essere valutata alla luce di una serie di indizi sintomatici, tra cui:

  • Mancanza di effettiva funzionalità del conferimento: l’operazione di conferimento non deve apportare alcuna reale modifica alla struttura societaria o all’attività d’impresa;
  • Previa o contestuale cessione della quota di partecipazione: il socio conferente, contestualmente o poco prima del conferimento, cede la propria quota di partecipazione nella società conferitaria;
  • Prezzo di conferimento non congruo: il valore attribuito ai beni immobili conferiti risulta significativamente inferiore al loro valore di mercato;
  • Mancanza di valide ragioni economiche per il conferimento: l’operazione di conferimento non è giustificata da reali motivi imprenditoriali.

 

Onere probatorio

L’onere della prova circa la sussistenza dell’abuso del diritto grava sull’Amministrazione Finanziaria, la quale deve dimostrare, in modo rigoroso e preciso, che l’operazione posta in essere abbia effettivamente avuto come principale scopo quello di eludere il pagamento delle imposte.

Tutela del contribuente

Al fine di tutelare il contribuente da possibili accertamenti arbitrari, è opportuno sottolineare che la mera configurabilità di indizi sintomatici di abuso del diritto non è sufficiente per ritenere integrato il reato. L’Amministrazione Finanziaria, infatti, deve fornire una prova rigorosa e puntuale che dimostri la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’abuso del diritto.

Conclusioni

La fattispecie della compravendita immobiliare simulata in un conferimento d’azienda è un tema complesso e controverso, oggetto di frequenti contenziosi tra contribuenti e Amministrazione Finanziaria. La valutazione della sussistenza dell’abuso del diritto deve essere effettuata caso per caso, alla luce di una attenta analisi degli elementi concreti e delle specifiche circostanze di ciascuna fattispecie. È consigliabile, pertanto, avvalersi della consulenza di un professionista esperto in materia, al fine di tutelare i propri diritti e di evitare spiacevoli contestazioni da parte dell’Erario.

Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili 2024

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Libri contabili,Libri contabili obbligatori

Cos’è la Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili?

La Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili, comunemente chiamata anche “Tassa Camerale”, è un’imposta obbligatoria che devono versare ogni anno le società di capitali (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a.), comprese quelle consortili, per la numerazione e bollatura dei libri contabili.

A quanto ammonta la Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili?

L’importo da versare annualmente è pari a:

  • € 309,87 se alla data del 1° gennaio l’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione non supera l’importo di € 516.456,90.
  • € 516,46 se il capitale sociale o il fondo di dotazione supera tale importo.

 

Quando scade la Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili?

La Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili deve essere versata entro il 16 marzo di ogni anno. Per il 2024, la scadenza cade di giovedì 18 marzo, considerando che il 16 cade di sabato.

Come si versa la Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili?

La Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili può essere versata con le seguenti modalità:

  • F24: utilizzando il modello F24, compilando la sezione “Erario – Tasi, imposte e altri versamenti all’Erario – I.V.A. – I.C.I. – Altri versamenti” e indicando il codice tributo “8016”.
  • Bonifico bancario o postale: effettuando un bonifico su un conto corrente intestato all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Pescara, utilizzando la causale “Bollatura e numerazione libri sociali”.

 

Quali sono i libri contabili per cui è dovuta la Tassa di Vidimazione Annuale?

La Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili è dovuta per i seguenti libri contabili:

  • Libro giornale: nel quale vengono registrate tutte le operazioni aziendali, giorno per giorno.
  • Libro degli inventari: nel quale viene redatto l’inventario di bilancio, che rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda alla fine di ogni esercizio.
  • Libri sociali obbligatori: previsti da specifiche leggi o regolamenti, come ad esempio il libro delle adunanze del consiglio di amministrazione o il libro delle assemblee dei soci.
  • Registri contabilità lavori: per le imprese che svolgono attività di costruzione o installazione.
  • Registri fiscali: come il registro dei beni ammortizzabili o il registro delle fatture emesse.
  • Registri di carico e scarico dei rifiuti e le schede tecniche sottoprodotti.

 

Chi è esente dalla Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili?

Sono esenti dalla Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili le seguenti categorie di imprese:

  • Imprese individuali.
  • Società di persone (S.n.c., S.a.s.).
  • Enti non commerciali.
  • Imprese agricole.
  • Imprese con ricavi o compensi inferiori a € 7.750,00.

 

Sanzioni per il mancato pagamento della Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili

Il mancato pagamento della Tassa di Vidimazione Annuale Libri Contabili comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pari a un importo che va dal 100% al 200% della tassa medesima e non inferiore a € 103,00.

Spesometro 2024: Guida completa e aggiornata

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CRIPTOVALUTE

Cos’è lo Spesometro?

Lo Spesometro è un sistema telematico di monitoraggio dei pagamenti tracciabili obbligatorio per le imprese a partire dal 1° gennaio 2017. Il suo scopo è quello di contrastare l’evasione fiscale e di promuovere la trasparenza delle transazioni commerciali.

Come funziona lo Spesometro

Le imprese che effettuano pagamenti a fornitori e prestatori di servizi di importo superiore a 3.600 euro (IVA inclusa) sono tenute a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi a tali pagamenti, tramite un apposito file XML. I dati da trasmettere includono:

  • Dati del cedente/prestatore: nome, cognome, ragione sociale, codice fiscale e partita IVA.
  • Dati del cessionario/committente: nome, cognome, ragione sociale, codice fiscale e partita IVA.
  • Dati relativi alla transazione: data, importo, metodo di pagamento, causale e numero della fattura o dello scontrino fiscale.

 

Adempimenti per lo Spesometro

Oltre alla trasmissione dei dati telematici, le imprese sono tenute a:

  • Conservare la documentazione relativa ai pagamenti: fatture, scontrini fiscali, estratti conto bancari, ecc.
  • Presentare la dichiarazione annuale dei dati Spesometro: la dichiarazione deve essere presentata entro il 31 gennaio di ogni anno successivo a quello di riferimento dei dati trasmessi.

 

Sanzioni per la violazione degli obblighi Spesometro

In caso di violazione degli obblighi Spesometro, le imprese sono soggette a sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 500 euro a un massimo di 15.000 euro.

Novità Spesometro 2024

Dal 1° gennaio 2024, lo Spesometro è stato integrato con il Sistema Tessera Sanitaria per la tracciabilità delle spese mediche. Questo significa che le imprese dovranno trasmettere all’Agenzia delle Entrate anche i dati relativi ai pagamenti effettuati a favore di strutture sanitarie private e professionisti sanitari, indicando il codice fiscale del paziente e il numero della tessera sanitaria.

Casi particolari

  • Pagamenti a professionisti: i professionisti che emettono fatture di importo superiore a 3.600 euro (IVA inclusa) sono tenuti a trasmettere i dati delle fatture all’Agenzia delle Entrate tramite lo Spesometro.
  • Pagamenti a non residenti: i pagamenti a fornitori e prestatori di servizi non residenti in Italia sono soggetti a un regime di monitoraggio semplificato, che prevede la trasmissione telematica dei dati all’Agenzia delle Entrate solo a richiesta.

Servitù non aedificandi

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Servitù non aedificandi,Fondo servente,

Cos’è la servitù non aedificandi

La servitù non aedificandi è un diritto reale che grava su un fondo (detto “fondo servente”) e vieta al suo proprietario di costruire o comunque edificare su di esso. In questo modo, viene garantito al proprietario del fondo dominante (il fondo che beneficia della servitù) la possibilità di godere di una vista panoramica, di luce, di soleggiamento o di aerazione, senza che la sua visuale o la sua illuminazione siano ostruite da nuove costruzioni.

Come si costituisce la servitù non aedificandi

La servitù non aedificandi può costituirsi in diversi modi:

  • Per legge: in alcuni casi, la servitù non aedificandi è prevista per legge, come ad esempio per i terreni situati in zone vincolate a tutela paesaggistica o per i terreni adiacenti a strade o ferrovie.
  • Per atto volontario: la servitù non aedificandi può essere costituita volontariamente dalle parti, mediante un contratto o un testamento.
  • Per usucapione: la servitù non aedificandi può essere acquisita per usucapione, se il proprietario del fondo dominante ha esercitato il diritto di non vedere edificare sul fondo servente per un determinato periodo di tempo (10 anni se i fondi sono situati in un centro abitato, 20 anni se i fondi sono situati in zone rurali).

 

Come si esercita la servitù non aedificandi

Il proprietario del fondo dominante può esercitare la servitù non aedificandi impedendo al proprietario del fondo servente di costruire o edificare su di esso. In caso di violazione, il proprietario del fondo dominante può agire in giudizio per ottenere la demolizione delle opere abusive e il risarcimento del danno.

Quali sono i limiti della servitù non aedificandi

La servitù non aedificandi non è un diritto assoluto e può subire alcune limitazioni. Ad esempio, il proprietario del fondo servente può avere il diritto di costruire se ottiene una deroga dall’autorità competente, oppure se le nuove costruzioni non pregiudicano in modo significativo la vista, la luce, il soleggiamento o l’aerazione del fondo dominante.

Rivalutazione Immobiliare

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Rivalutazione immobiliare,Valore catastale

Cos’è la rivalutazione immobiliare?

La rivalutazione immobiliare è un’operazione contabile che permette di aumentare il valore catastale di un immobile a fini fiscali. Questo significa che l’importo su cui si calcolano le imposte relative all’immobile, come l’IMU e l’imposta di successione, viene incrementato.

Quando conviene fare la rivalutazione immobiliare?

La rivalutazione immobiliare può essere conveniente in alcune specifiche situazioni, ad esempio:

  • Se l’immobile ha subito una ristrutturazione o un miglioramento significativo che ne ha aumentato il valore.
  • Se il valore catastale dell’immobile è rimasto invariato per un lungo periodo di tempo e risulta inferiore al suo valore di mercato.
  • Se si prevede di vendere l’immobile in un futuro prossimo, in quanto la rivalutazione consente di aumentare la plusvalenza da tassare.

 

Come si fa la rivalutazione immobiliare

La rivalutazione immobiliare può essere effettuata in due modi:

  • In sede di rogito: se l’immobile viene acquistato tramite atto notarile, è possibile far eseguire la rivalutazione direttamente dal notaio.
  • In autonomia: è possibile presentare una DIA (Denuncia Integrativa Attestato) all’Agenzia delle Entrate, compilando un apposito modulo e allegando la documentazione che attesta il valore dell’immobile.

 

Costi della rivalutazione immobiliare

I costi della rivalutazione immobiliare variano in base al valore dell’immobile e al professionista a cui ci si rivolge. In generale, i costi includono:

  • L’onorario del notaio o del geometra.
  • I diritti catastali.
  • L’imposta di bollo.

 

Conseguenze della rivalutazione immobiliare

La rivalutazione immobiliare comporta alcune conseguenze, tra cui:

  • Aumento delle imposte: l’importo su cui si calcolano le imposte relative all’immobile, come l’IMU e l’imposta di successione, aumenta.
  • Maggiore plusvalenza in caso di vendita: se l’immobile viene venduto dopo la rivalutazione, la plusvalenza da tassare aumenta.
  • Riduzione del valore storico dell’immobile: il valore storico dell’immobile, utilizzato per il calcolo di alcune imposte come la plusvalenza da reddito d’impresa, diminuisce.

Ristrutturare casa: adempimenti fiscali 2024

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Quali sono le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia nel 2024

Le principali agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia nel 2024 sono:

  • Bonus ristrutturazione 50%: consente di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute per interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, fino a un massimo di 96.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Bonus facciate 90%: permette di detrarre dall’IRPEF il 90% delle spese sostenute per interventi di pulitura, tinteggiatura, ricostruzione o ritonacatura delle facciate esterne degli edifici, fino a un massimo di 90.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Ecobonus: consente di detrarre dall’IRPEF una percentuale variabile delle spese sostenute per interventi di efficientamento energetico degli edifici, come l’installazione di caldaie a condensazione, infissi a basso emissivo o pannelli solari. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Bonus sismabonus: permette di detrarre dall’IRPEF una percentuale variabile delle spese sostenute per interventi di messa in sicurezza sismica degli edifici, fino a un massimo di 96.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

 

Quali sono gli adempimenti fiscali per chi ristruttura una casa nel 2024

Oltre a richiedere le agevolazioni fiscali previste, chi ristruttura una casa nel 2024 deve assolvere ad alcuni obblighi fiscali:

  • Presentare la CILA o SCIA: prima di iniziare i lavori è necessario presentare al Comune la CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) o la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), a seconda del tipo di intervento.
  • Effettuare i pagamenti con bonifico parlante: le spese per la ristrutturazione devono essere sostenute tramite bonifico bancario o postale “parlante”, che rechi la causale del pagamento, i dati del beneficiario e i riferimenti della detrazione fiscale.
  • Conservare la documentazione: è importante conservare tutta la documentazione relativa ai lavori, come fatture, ricevute, bonifici e copie delle autorizzazioni rilasciate dal Comune.
  • Inserire le spese nella dichiarazione dei redditi: nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state sostenute le spese, è necessario indicare le stesse nella sezione relativa alle detrazioni fiscali.

 

Casi particolari

  • Acquisto di materiali con IVA agevota: per alcuni tipi di interventi di ristrutturazione è possibile acquistare i materiali con l’IVA agevotata al 4% o al 10%. Per fruire di questa agevolazione è necessario presentare al fornitore una apposita dichiarazione.
  • Cessione del credito o sconto in fattura: in alternativa alla detrazione diretta, è possibile cedere il credito a un istituto di credito o a un fornitore di servizi energetici, oppure usufruire dello sconto in fattura direttamente dal fornitore che ha eseguito i lavori.

Ristrutturazione edilizia: agevolazioni fiscali 2024

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Ristrutturare casa può essere un’impresa impegnativa, ma anche un’occasione per migliorare la propria abitazione e renderla più confortevole e funzionale. Per fortuna, lo Stato italiano offre diverse agevolazioni fiscali per incentivare i lavori di ristrutturazione edilizia, permettendo di recuperare una parte delle spese sostenute.

Quali sono le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia nel 2024?

Le principali agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia nel 2024 sono:

  • Bonus ristrutturazione 50%: consente di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute per interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, fino a un massimo di 96.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Bonus facciate 90%: permette di detrarre dall’IRPEF il 90% delle spese sostenute per interventi di pulitura, tinteggiatura, ricostruzione o ritonacatura delle facciate esterne degli edifici, fino a un massimo di 90.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Ecobonus: consente di detrarre dall’IRPEF una percentuale variabile delle spese sostenute per interventi di efficientamento energetico degli edifici, come l’installazione di caldaie a condensazione, infissi a basso emissivo o pannelli solari. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
  • Bonus sismabonus: permette di detrarre dall’IRPEF una percentuale variabile delle spese sostenute per interventi di messa in sicurezza sismica degli edifici, fino a un massimo di 96.000 euro per immobile. La detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

 

Come richiedere le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia

Per richiedere le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia è necessario seguire alcuni semplici passaggi:

  1. Presentare la CILA o SCIA: prima di iniziare i lavori è necessario presentare al Comune la CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) o la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), a seconda del tipo di intervento.
  2. Effettuare i pagamenti con bonifico parlante: le spese per la ristrutturazione devono essere sostenute tramite bonifico bancario o postale “parlante”, che rechi la causale del pagamento, i dati del beneficiario e i riferimenti della detrazione fiscale.
  3. Conservare la documentazione: è importante conservare tutta la documentazione relativa ai lavori, come fatture, ricevute, bonifici e copie delle autorizzazioni rilasciate dal Comune.
  4. Inserire le spese nella dichiarazione dei redditi: nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state sostenute le spese, è necessario indicare le stesse nella sezione relativa alle detrazioni fiscali.

 

Requisiti per richiedere le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia

Per poter richiedere le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia è necessario che siano rispettati alcuni requisiti, tra cui:

  • Essere proprietari o detenere un diritto reale sull’immobile: l’agevolazione può essere richiesta solo dai proprietari dell’immobile oggetto dei lavori o da chi detiene un diritto reale sullo stesso, come usufruttuario o nuda proprietà.
  • Realizzare gli interventi di ristrutturazione ammessi: l’agevolazione spetta solo per gli interventi di ristrutturazione edilizia previsti dalla normativa vigente.
  • Rispettare le modalità di pagamento: le spese per la ristrutturazione devono essere sostenute tramite bonifico bancario o postale “parlante”.
  • Conservare la documentazione: è importante conservare tutta la documentazione relativa ai lavori.

Rimanenze di magazzino

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Rimanenze di magazzino,Valutazione rimanenze di magazzino

Le rimanenze di magazzino rappresentano i beni acquistati o prodotti dall’impresa che non sono stati ancora venduti al termine del periodo di esercizio. La loro corretta valutazione è fondamentale ai fini della determinazione del reddito d’impresa e per ottenere una visione completa della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda.

Valutazione delle rimanenze di magazzino

Le rimanenze di magazzino devono essere valutate al minore tra il costo d’acquisto o di produzione e il presunto valore di realizzo.

  • Costo d’acquisto o di produzione: Il costo d’acquisto o di produzione comprende tutti i costi sostenuti per l’acquisto o la produzione dei beni, inclusi i costi di trasporto, i costi di stoccaggio e gli oneri finanziari.
  • Presunto valore di realizzo: Il presunto valore di realizzo rappresenta il prezzo a cui si stima di poter vendere i beni sul mercato. Deve essere determinato con prudenza, tenendo conto di fattori quali il prezzo di mercato dei beni, l’andamento delle vendite e i costi di stoccaggio.

 

Metodi di valutazione delle rimanenze di magazzino:

Esistono diversi metodi per la valutazione delle rimanenze di magazzino, tra cui:

  • Metodo del FIFO (First In, First Out): Questo metodo assume che i beni venduti per primi siano quelli acquistati o prodotti per primi. Le rimanenze di magazzino sono quindi valutate al costo dei beni più recenti.
  • Metodo del LIFO (Last In, First Out): Questo metodo assume che i beni venduti per primi siano quelli acquistati o prodotti più recentemente. Le rimanenze di magazzino sono quindi valutate al costo dei beni più vecchi.
  • Metodo del costo medio ponderato: Questo metodo calcola il costo medio ponderato dei beni in magazzino, tenendo conto di tutti i costi sostenuti per l’acquisto o la produzione dei beni. Le rimanenze di magazzino sono quindi valutate al costo medio ponderato.

 

Novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2024:

La Legge di Bilancio 2024 (comma 78 dell’art. 1) ha introdotto una nuova opportunità per le imprese: la possibilità di riallineare le rimanenze di magazzino ai valori reali, al fine di eliminare eventuali discordanze tra il valore contabile e quello effettivo dei beni.

Per poter aderire a questa sanatoria, le imprese devono:

  • Presentare la richiesta di riallineamento in sede di dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2023.
  • Pagare un’imposta sostitutiva del 18% sulla differenza tra il valore contabile e quello reale delle rimanenze di magazzino.
  • Regolarizzare le scritture contabili entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

 

Vantaggi del riallineamento delle rimanenze di magazzino

Il riallineamento delle rimanenze di magazzino può presentare diversi vantaggi per le imprese, tra cui:

  • Maggiore aderenza del bilancio alla realtà: Il bilancio dell’impresa risulterà più preciso e affidabile, fornendo una migliore rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria.
  • Riduzione degli oneri fiscali: Il pagamento dell’imposta sostitutiva del 18% potrebbe risultare più vantaggioso rispetto al pagamento delle imposte ordinarie su una plusvalenza da rivalutazione.
  • Migliore accesso al credito: Un bilancio più solido e trasparente potrebbe facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese.

ZES Unica Mezzogiorno: Pubblicato il Decreto Attuativo del Credito d’Imposta

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Credito ZES

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha pubblicato, con Decreto Ministeriale del 17 maggio 2024, le disposizioni attuative relative al credito d’imposta per la Zona Economica Speciale (ZES) Unica del Mezzogiorno.

Questo Decreto rappresenta un passo cruciale nella promozione degli investimenti nel Sud Italia, definendo con chiarezza i soggetti beneficiari, gli investimenti ammissibili, la misura del credito d’imposta, la procedura di accesso, le modalità di fruizione e i controlli.

 

Soggetti beneficiari

Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato già operative o che si insediano nella ZES unica.

 

Soggetti esclusi

L’agevolazione non si applica ai soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera e della lignite, dei trasporti, esclusi i settori del magazzinaggio e del supporto ai trasporti, e delle relative infrastrutture, della produzione, dello stoccaggio, della trasmissione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, della banda larga nonché’ nei settori creditizio, finanziario e assicurativo.

L’agevolazione, altresì, non si applica alle imprese che si trovano in stato di liquidazione o di scioglimento ed alle imprese in difficoltà come definite dall’art. 2, punto 18, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014.

 

Investimenti ammissibili

Sono agevolabili gli investimenti, facenti parte di un progetto di investimento iniziale, come definito all’art. 2, punti 49, 50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, realizzati dal 1° gennaio 2024 al 15 novembre 2024, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di nuovi:

  • macchinari, impianti e attrezzature varie
  • terreni e acquisizione, realizzazione ovvero ampliamento di immobili strumentali agli investimenti.

Destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nella ZES unica ed effettivamente utilizzati per l’esercizio dell’attività nella struttura produttiva ubicata nelle zone assistite delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

N.B.: Gli investimenti in beni immobili strumentali sono agevolabili anche se riguardanti beni già utilizzati dal dante causa o da altri soggetti per lo svolgimento di un’attività economica.

Il valore dei terreni e dei fabbricati ammessi all’agevolazione non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.

Sono agevolabili esclusivamente le acquisizioni avvenute tra soggetti tra i quali non debbono sussistere rapporti di controllo o di collegamento di cui all’art. 2359 del Codice civile e, comunque, realizzate a condizioni di mercato.

Non sono agevolabili i progetti di investimento il cui costo complessivo sia inferiore a 200.000 euro.

Misura del credito d’imposta

Procedura di accesso

Per accedere al contributo sotto forma di credito d’imposta, i soggetti interessati comunicano all’Agenzia delle entrate, dal 12 giugno al 12 luglio 2024, l’ammontare delle spese ammissibili sostenute dal 1° gennaio 2024 e quelle che prevedono di sostenere fino al 15 novembre 2024.

Un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate approverà il modello di comunicazione, con le relative istruzioni, e definirà il contenuto e le modalità di trasmissione dello stesso.

Il totale del credito spettante sarà determinato dall’Agenzia delle Entrate che rapporterà il limite di spesa all’ammontare complessivo dei crediti totali richiesti.

 

Modalità di fruizione

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate e, comunque, non prima della data di realizzazione dell’investimento.

Sei interessato ad ottenere il credito d’imposta per il Tuo investimento? 

Non esitare a contattarci, compila subito il form di contatto!

Imposta di registro prima casa

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Imposta di registro Prima casa,Imposta di registro 2% prima casa,Ipotecarie e catastali prima casa

L’imposta di registro è un tributo che grava sui trasferimenti di beni immobili e sulle successioni. Nel caso di acquisto di un’immobile da adibire a prima casa, l’imposta di registro è soggetta ad un’aliquota agevolata se sussistono determinate condizioni.

Requisiti per fruire dell’aliquota agevolata:

 

Per beneficiare dell’aliquota agevolata dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa è necessario che ricorrano le seguenti condizioni:

  • Acquirente: L’acquirente deve essere una persona fisica e non può possedere, neanche in comproprietà con il coniuge, altri immobili ad uso abitativo nel territorio dello Stato o all’estero, a meno che non sia stata ceduta entro un anno dall’acquisto della nuova casa.
  • Immobile: L’immobile deve essere ubicato in Italia e deve essere destinato ad uso abitativo. Non rientrano tra le pertinenze che beneficiano dell’agevolazione le aree edificabili, i fabbricati ad uso strumentale e gli immobili di lusso (categoria catastale A/1, A/8 e A/9).
  • Utilizzo come prima casa: L’immobile deve essere effettivamente adibito ad uso abitativo principale dell’acquirente o dei suoi familiari entro un anno dall’acquisto.

 

Aliquote

L’aliquota agevolata dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa è del 2% sul valore catastale dell’immobile. Sono inoltre dovute le imposte ipotecarie e catastali, entrambe in misura fissa di € 50,00.

Casi particolari

  • Acquisto da parte di coniugi: In caso di acquisto congiunto da parte di coniugi, l’agevolazione spetta se entrambi i coniugi non possiedono altri immobili ad uso abitativo. In caso di un solo coniuge già proprietario di un’altra casa, l’agevolazione spetta solo se l’immobile viene ceduto entro un anno dall’acquisto della nuova casa.
  • Acquisto da parte di figli under 36: I figli under 36 possono beneficiare dell’aliquota agevolata del 2% anche se il loro genitore possiede già un’altra casa, a condizione che non abbiano posseduto altri immobili ad uso abitativo e che l’immobile acquistato sia adibito a prima casa entro un anno dall’acquisto.
  • Acquisto di un terreno edificabile: Se l’acquisto riguarda un terreno edificabile, l’imposta di registro è dovuta in misura proporzionale del 2% sul valore catastale del terreno, con la facoltà di pagare l’imposta in rate annuali, a condizione che entro due anni dall’acquisto sia costruito un fabbricato ad uso abitativo.

 

Modalità di pagamento

L’imposta di registro, le imposte ipotecarie e catastali devono essere pagate all’Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dalla stipula dell’atto di compravendita. Il pagamento può essere effettuato mediante bonifico bancario o postale, oppure in contanti presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Agevolazioni accessorie

Oltre all’aliquota agevolata dell’imposta di registro, l’acquisto della prima casa può beneficiare di altre agevolazioni, come ad esempio:

  • Detrazioni IRPEF per gli interessi sui mutui: Gli interessi pagati sui mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa possono essere detratti dall’IRPEF fino ad un importo massimo di € 4.000 annui.
  • Bonus prima casa under 36: I giovani under 36 che acquistano la prima casa possono beneficiare di un credito d’imposta pari al 20% sul prezzo di acquisto, fino ad un importo massimo di € 20.000.
  • Acquisto di immobili ristrutturati: L’acquisto di immobili ristrutturati può beneficiare di un’ulteriore detrazione IRPEF pari al 36% delle spese sostenute per la ristrutturazione, fino ad un importo massimo di € 48.000.

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