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Istruttori Sportivi: Guida Fiscale e Previdenziale

Istruttori sportivi come aprire la partita iva, commercialista esperto e specializzato, come risparmiare e scegliere tra il regime dei minimi, il regime ordinario e l’articolo 13 della legge 388 del 2000.

Istruttori sportivi: guida fiscale e previdenziale per aprire la partita iva

Dott. Alessio Ferretti - Data di Pubblicazione: 09/03/2016 - 19393 visualizzazioni.
Istruttori sportivi: guida fiscale e previdenziale per aprire la partita iva

Gli istruttori sportivi titolari di partita Iva sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata INPS e possono scegliere tra tre regimi fiscali tra il vecchio articolo 13 della Legge 388 del 2000,  quello ordinario ed il regime dei minimi, vi forniamo assistenza per comprendere quale scegliere.

Istruttori sportivi: guida fiscale e previdenziale per aprire la partita iva

 

Gli istruttori sportivi titolari di partita Iva sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata INPS e possono scegliere tra tre regimi fiscali tra il vecchio articolo 13 della Legge 388 del 2000,  quello ordinario ed il regime dei minimi, vi forniamo assistenza per comprendere quale scegliere.

 

Aspetti Previdenziali

La Gestione Separata, presenta una grande convenienza: si paga a percentuale sul reddito dichiarato e non prevede il versamento dei contributi fissi.

A titolo esemplificativo ma non esaustivo, ricordiamo che un commerciante o un artigiano versano circa 880 euro ogni tre mesi, 3600 annui: anche se hanno una perdita devono versare il minimale.

Con la Gestione Separata INPS, se il reddito è zero, i contributi non devono essere versati: si versano in percentuale al reddito (circa il 30%) e non prevedono un minimale.

 

Aspetti Fiscali

La quasi totalità dei consulenti consiglia di aprire partita iva in regime dei minimi: è un errore nella quasi totalità dei casi, un agguato finanziario.

Il governo Monti ha riformato il regime dei minimi, con decorrenza “reddituale” dal 1° gennaio 2012: penalizzandolo. Hanno creato lo specchietto per le allodole, riducendo l’aliquota di imposta sostitutiva dell’Irpef dal 20% al 5%.

Di fatto, prima in Unico i contribuenti minimi versavano solo il saldo, pertanto,  il 20% di cui sopra era effettivo. Dal giugno del 2013 (Unico PF 2013 Redditi 2012) i contribuenti minimi hanno versato il saldo e l’acconto, tradotto il 5% + il 5%, uguale il 10% di uscite finanziarie effettive.

 

Per capire perché parliamo di “specchietto per allodole” non basta però, andiamo avanti:  il governo Monti ha abrogato il diritto per i contribuenti minimi di appore la ritenuta di imposta in fattura, in capo ai clienti titolari di partita iva. Il professionista sveglio, contrattava sul netto, accollava la ritenuta al cliente soggetto passivo IVA,  portandosi in deduzione i costi inerenti alla propria attività, arrivava in dichiarazione dei redditi con un credito di imposta con cui compensava il debito contributivo da versare alla Gestione Separata dell’INPS, di fatto, il contribuente minimo prima del Governo Monti, a giugno (se era oculato e ben assistito) non tirava fuori un centesimo di euro, compensava. Oggi, versa il dieci per cento di imposta (5% di acconto e 5% di saldo) oltre ai contributi (circa il 30%  del reddito imponibile). A titolo esemplificativo ma non esaustivo: basta pensare che un istruttore con un reddito (inteso come ricavi al netto dei costi) di 18. 000, ha uscite finanziarie per euro 1. 800 a titolo di imposta sostitutiva (5% + 5%) oltre a 5. 400 euro di contributi, in totale 7. 200 euro da versare in dichiarazione dei redditi.

 

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Nel 95% dei casi da noi esaminati il regime dei minimi, dopo la riforma Monti è un bagno di sangue finanziario: non buttate i vostri soldi.

 

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