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Resto al Sud 2.0: incentivi fino al 75% per under 35 che vogliono avviare un’attività nel Mezzogiorno

24 Giugno 2026 Mariana Maxwel 4.677 letture

Avviare un’attività nel Mezzogiorno d’Italia è da sempre una sfida complessa, tra difficoltà di accesso al credito, burocrazia e incertezza economica. Eppure, negli ultimi anni, lo Stato ha introdotto strumenti sempre più mirati per favorire l’imprenditorialità giovanile, trasformando queste difficoltà in opportunità concrete. Tra questi, il Resto al Sud 2.0 rappresenta una delle misure più interessanti e aggiornate per chi ha meno di 35 anni e desidera avviare un’impresa nelle regioni del Sud Italia.

Questo incentivo, gestito da Invitalia, si inserisce in un quadro più ampio di politiche di rilancio economico, con l’obiettivo di sostenere nuove iniziative imprenditoriali attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Non si tratta solo di un aiuto economico: Resto al Sud 2.0 è una leva strategica per contrastare la disoccupazione giovanile e incentivare lo sviluppo locale.

Ma quali sono i reali vantaggi fiscali ed economici? Chi può accedere? E soprattutto, come sfruttare al meglio questa opportunità per risparmiare sulle tasse in modo legale e avviare un’attività sostenibile nel tempo?

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio tutte le caratteristiche della misura, evidenziando criticità, vantaggi e strategie operative.

Cos’è

Resto al Sud 2.0 è un incentivo pubblico pensato per favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali, professionali e di lavoro autonomo nelle regioni del Mezzogiorno, ovvero Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La misura si inserisce nel solco delle politiche di sviluppo territoriale, con l’obiettivo di ridurre il divario economico tra Nord e Sud e incentivare i giovani a costruire il proprio futuro senza dover emigrare.

Gestito da Invitalia, il programma mette a disposizione una dotazione finanziaria complessiva di 356,4 milioni di euro, destinata a sostenere progetti innovativi e sostenibili. Si tratta di un intervento strategico che non si limita a finanziare nuove imprese, ma mira a creare un ecosistema favorevole alla crescita economica, con impatti positivi anche sul piano occupazionale e fiscale.

Dal punto di vista pratico, Resto al Sud 2.0 offre un mix di agevolazioni che possono includere contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, consentendo così di ridurre significativamente il fabbisogno di capitale iniziale. Questo si traduce in un vantaggio concreto per chi vuole avviare un’attività riducendo il rischio finanziario e ottimizzando il carico fiscale sin dall’inizio.

In un contesto in cui l’accesso al credito rappresenta uno dei principali ostacoli per i giovani imprenditori, questa misura diventa uno strumento fondamentale per trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale reale e sostenibile.

A chi si rivolge

Resto al Sud 2.0 è pensato per sostenere una platea ben definita di beneficiari, con un’attenzione particolare ai giovani che si trovano in condizioni di fragilità occupazionale. L’incentivo è infatti rivolto a soggetti di età compresa tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti, che intendono avviare un’attività imprenditoriale o professionale nel Mezzogiorno.

Un elemento centrale della misura è lo stato occupazionale dei beneficiari: possono accedere coloro che si trovano in una condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione, categorie che rappresentano una fetta significativa della popolazione giovanile nelle regioni del Sud. A questi si aggiungono i partecipanti al Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), uno degli strumenti chiave delle politiche attive del lavoro finanziate anche attraverso il PNRR.

Particolarmente rilevante è l’inclusione dei cosiddetti working poor, ovvero lavoratori con redditi bassi che, pur avendo un’occupazione, non riescono a raggiungere una stabilità economica adeguata. Questa apertura amplia notevolmente la platea dei potenziali beneficiari e rende la misura ancora più inclusiva, consentendo anche a chi ha un lavoro precario di intraprendere un percorso imprenditoriale.

Dal punto di vista fiscale ed economico, questa impostazione rappresenta una grande opportunità: permette infatti di trasformare situazioni di instabilità in progetti imprenditoriali strutturati, con la possibilità di beneficiare di agevolazioni che riducono il carico iniziale e favoriscono la sostenibilità nel lungo periodo.

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