ANALISI DELLA IMPORTANTE DIFFERENZA TRA DEDUZIONE E DETRAZIONE
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DEDURRE E DETRARRE, SONO SINONIMI? NO

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ANALISI DELLA IMPORTANTE DIFFERENZA TRA DEDUZIONE E DETRAZIONE

DEDURRE E DETRARRE, SONO SINONIMI? NO

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DEDUZIONI

Il termine dedurre a livello contabile e fiscale riporta il concetto di diminuire dalla base imponibile un importo (un costo o un onere). A questo punto per capire a fondo il significato della frase dedurre un costo bisogna introdurre i termini: base imponibile e aliquota.

·        la base imponibile, è la cifra sulla quale si dovrà applicare l’aliquota per calcolare l’imposta dovuta.

·        l’aliquota, a sua volta, è la percentuale applicata sulla base imponibile per determinare l’imposta dovuta.

Con deducibilità si intende quindi la sottrazione degli oneri, detti per l’appunto oneri deducibili, sul reddito imponibile.

Con riferimento all'IRPEF, questa viene calcolata sul reddito prodotto dal contribuente durante l’anno. Nel caso del professionista in regime tradizionale, il reddito verrà calcolato facendo la differenza tra i costi ed i ricavi/compensi. In questo caso, al fine di ridurre la base imponibile e quindi il reddito sul quale verrà applicata l’aliquota IRPEF, dovranno sottrarsi i costi derivanti dall'attività svolta (benzina per l’auto, cancelleria ecc…) e gli oneri deducibili. Sia gli oneri sia i costi non hanno sempre una deducibilità piena, a volte infatti è possibile dedurre solo una percentuale della spesa corrispondente.

Oltre ai costi sostenuti per l’attività è, come dicevamo, possibile portare in deduzione degli oneri deducibili, tra i quali ricordiamo:

·         i contributi previdenziali versati alla cassa professionale oppure all'INPS;

·         gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato o divorziato;

·         le erogazioni liberali a favore di organizzazioni non governative, istituzioni religiose o non lucrative di utilità sociale (il famoso 8×1000);

Inoltre, è bene ricordare che per i beni strumentali (cespiti, o beni ammortizzabili) la deduzione viene suddivisa per più anni, ne segue che il risparmio non viene concentrato nel solo anno d’acquisto ma si diluisce per tutto il tempo in cui viene ammortizzato il bene.

 

DETRAZIONE

A differenza della deduzione fiscale, la detrazione viene applicata all'imposta calcolata (che viene conseguentemente denominata lorda) e, riducendola, si ottiene l'imposta netta, ossia l'imposta effettivamente dovuta all'erario. In sostanza si riduce direttamente il valore di un’imposta intervenendo direttamente sul calcolo del tributo. Con la detrazione d'imposta è quindi possibile sottrarre una somma da un’imposta per ridurne legalmente l’ammontare.

Come per la percentuale di deducibilità di un costo, anche il valore di una detrazione può essere quantificato attraverso una percentuale al fine di calcolare l’effetto benefico della detrazione sull'imposta.

Concretamente, alcune spese, come quelle sostenute per motivi di salute, per l’istruzione o per gli interessi sul mutuo dell’abitazione, possono essere utilizzate per diminuire l’imposta da pagare. La misura di queste agevolazioni varia a seconda del tipo di spesa, per esempio:

·         19 % per le spese sanitarie;

·         50 % per le spese di ristrutturazione edilizia;

Bisogna però considerare che, in caso di incapienza, cioè quando l’imposta dovuta è inferiore alle detrazioni alle quali si ha diritto, la parte di detrazione che supera l’imposta non può essere rimborsata. Esiste un’eccezione per le detrazioni sui canoni di locazione per le quali, in alcuni casi, si può avere il rimborso.

Parlando di detrazione, è inevitabile parlare di IVA (imposta sul valore aggiunto). Considerando che ogni trimestre deve essere liquidata l’IVA ed eventualmente versata l’IVA a debito, si dice che l’IVA è detraibile, in quanto l’IVA sulle fatture di acquisto (IVA a credito) si sottrae direttamente dall'IVA sulle fatture emesse (IVA a debito).

Oltre alla detrazione dell’IVA sono presenti anche delle detrazioni IRPEF. Dopo aver calcolato il reddito imponibile, sottratto gli oneri deducibili e applicato le aliquote Irpef corrispondente alla fascia di reddito avremo l’imposta lorda. A questa dovranno essere sottratte tutte le detrazioni, alle quali si può accedere nel caso in cui durante l’anno si è fatto fronte a degli oneri nel proprio interesse o per conto dei propri familiari a carico.

Tra questi si ricordano:

·         le spese sanitarie per un importo maggiore di 129,11 € purché con scontrino parlante;

·         spese sanitarie per i disabili;

·         spese per acquisto e riparazione di veicoli per disabili;

·         spese per istruzione secondaria e universitaria;

·         spese per attività sportive praticate da ragazzi minorenni;

·         spese per canoni di locazione sostenute per studenti universitari fuori sede;

·         spese sostenute per la frequenza di asili nido per i figli;

 

Facendo un esempio concreto, per i redditi da lavoro autonomo (il caso di un professionista titolare di partita IVA) inferiori a € 4.800 esiste una detrazione di 1.104 € sull'IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche).

Considerando che per lo scaglione di reddito che va da 0 a 15.000 €, l’IRPEF ha un’aliquota pari al 23%, per un reddito di 4.800 € la corrispondente imposta è pari proprio a 1.104 € che è appunto la detrazione vista in precedenza. Di conseguenza, grazie alla detrazione l’imposta dovuta dal contribuente è 0 €.

CONCLUSIONI

In conclusione, se le deduzioni producono un effetto benefico sull'imponibile (importo sulla quale verrà applicata l’aliquota dell’imposta), le detrazioni riportano l’effetto benefico direttamente sull'imposta.

Detrazione, Deduzione, Risparmio lecito d’imposta, oneri deducibili, spese detraibili, Irpef, Iva

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