Composizione negoziata della crisi d’impresa: guida completa 2025–2026 per evitare il fallimento e risanare l’azienda

Con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) e le successive modifiche apportate fino al 2024, la composizione negoziata della crisi d’impresa si è affermata come uno strumento strategico per prevenire l’insolvenza e rilanciare l’attività economica. A differenza delle vecchie procedure fallimentari, la composizione negoziata è volontaria, riservata e stragiudiziale, pensata per offrire una vera seconda opportunità agli imprenditori in difficoltà.

Si tratta di una procedura che consente di avviare trattative con i creditori (banche, fornitori, INPS, Agenzia delle Entrate, ecc.), con l’assistenza di un esperto indipendente, al fine di raggiungere accordi sostenibili e risanare l’azienda, evitando il fallimento o la liquidazione giudiziale.

Il team di Commercialista.it ha già seguito con successo numerose aziende in crisi, riducendo o abbattendo debiti anche ingenti, negoziando con istituti bancari, enti previdenziali e fornitori strategici. Attraverso un approccio personalizzato e tecnico, riusciamo a trasformare una situazione critica in una concreta opportunità di ripresa.

In questo articolo ti spieghiamo cos’è la composizione negoziata della crisi, come funziona, a chi conviene davvero, e come, anche nel 2025 e nel 2026, può rappresentare l’unica vera alternativa al fallimento, in modo completamente legale, tutelato e riservato.

Cos’è la composizione negoziata

La composizione negoziata della crisi d’impresa è una procedura stragiudiziale introdotta con il Decreto Legge n. 118/2021, convertito nella Legge n. 147/2021, e successivamente integrata all’interno del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019). A partire dal 15 novembre 2021, e con le ulteriori modifiche applicate fino al 2024, questo strumento è diventato un pilastro del sistema di prevenzione della crisi in Italia, particolarmente rilevante anche nel 2025–2026 grazie alle nuove linee guida del CNDCEC e agli aggiornamenti tecnologici delle piattaforme digitali.

La procedura è volontaria, riservata e pensata per quelle imprese che – pur trovandosi in una situazione di tensione finanziaria o squilibrio patrimoniale – sono ancora economicamente risanabili. Il fulcro del meccanismo è l’intervento di un esperto indipendente, scelto tramite piattaforma telematica nazionale e incaricato di facilitare le trattative tra l’impresa e i suoi principali creditori: banche, fornitori, Agenzia delle Entrate, INPS, enti locali, leasing, ecc.

Grazie alla composizione negoziata, è possibile evitare la liquidazione giudiziale (il “nuovo fallimento”) e accedere a una soluzione più morbida, costruita su misura, che può culminare in:

  • un accordo di ristrutturazione dei debiti,

  • un piano attestato di risanamento,

  • una concordata semplificata o,

  • nei casi estremi, una liquidazione controllata.

Il tutto mantenendo la continuità aziendale, la riservatezza della trattativa e la possibilità di ottenere protezione cautelare nei confronti di eventuali azioni esecutive o aggressive da parte dei creditori.

Vantaggi concreti 

La composizione negoziata della crisi d’impresa offre una serie di vantaggi concreti, immediati e misurabili per l’imprenditore che decide di affrontare tempestivamente le difficoltà economiche. Non si tratta di una procedura teorica o formale, ma di un vero strumento operativo, pensato per evitare il fallimento e proteggere il patrimonio aziendale e personale.

Ecco i principali benefici che rendono questa procedura estremamente vantaggiosa nel 2025 e 2026:

  • Tutela immediata dai creditori: l’imprenditore può richiedere misure protettive (blocco delle azioni esecutive, pignoramenti, revoche bancarie), ottenendo così respiro finanziario per riorganizzarsi.

  • Trattativa diretta con i creditori: grazie alla mediazione dell’esperto, si possono avviare negoziazioni efficaci con INPS, Agenzia delle Entrate, banche e fornitori, al fine di abbattere o dilazionare i debiti, spesso con condizioni più favorevoli rispetto a quelle ottenibili da soli.

  • Nessuna pubblicità negativa: la procedura è riservata e confidenziale, non prevede l’iscrizione nel registro delle imprese come per le procedure concorsuali, evitando così danni d’immagine verso clienti e fornitori.

  • Costi ridotti rispetto al fallimento: la composizione negoziata ha un costo contenuto, legato principalmente al compenso dell’esperto e alla consulenza, molto inferiore rispetto a una liquidazione giudiziale.

  • Continuità aziendale garantita: l’imprenditore rimane in carica e mantiene la gestione dell’impresa, sotto la supervisione dell’esperto, evitando commissariamenti o sostituzioni nella governance.

  • Possibilità di accesso a finanziamenti e nuova finanza: in presenza di un piano credibile, banche e investitori possono decidere di sostenere il rilancio, anche con priorità di pagamento per i nuovi creditori, come previsto dall’art. 22 del D.L. 118/2021.

  • Personalizzazione del piano di risanamento: ogni percorso viene costruito su misura, sulla base delle specificità del settore, della dimensione aziendale e del contesto debitorio, rendendo più efficace l’intervento.

Abbattimento dei debiti e trattative efficaci 

Uno degli aspetti più delicati e determinanti della composizione negoziata della crisi d’impresa è la capacità di condurre trattative efficaci con i creditori e ottenere, ove possibile, un abbattimento parziale o una rimodulazione sostenibile del debito. La procedura prevede il coinvolgimento attivo dell’esperto indipendente, il cui ruolo non è solo tecnico, ma anche di facilitatore del dialogo tra l’impresa e i suoi principali soggetti creditori.

L’esperienza operativa dimostra che una trattativa ben condotta può portare a risultati molto concreti, come:

  • stralcio parziale di interessi e sanzioni, soprattutto con l’Agenzia delle Entrate e l’INPS;

  • dilazioni più ampie rispetto a quelle previste dalla normativa ordinaria;

  • riorganizzazione del debito bancario, con sospensione temporanea dei pagamenti o rinegoziazione dei termini;

  • accordi a saldo e stralcio con fornitori e creditori chirografari, soprattutto quando la continuità aziendale è ritenuta vantaggiosa anche per loro.

La strategia di abbattimento del debito è strettamente connessa alla credibilità del piano di risanamento: quanto più il piano dimostra sostenibilità, capacità di generare flussi e trasparenza nella gestione, tanto più i creditori sono disposti a fare concessioni. Inoltre, la cornice giuridica della composizione negoziata consente di negoziare in condizioni protette, riducendo il rischio di azioni legali o esecutive durante la trattativa.

Nel lavoro svolto dal nostro team, la gestione di queste trattative è sempre impostata su dati chiari, comunicazione strutturata e attenzione alle priorità dell’impresa. Questo approccio ha consentito, in numerosi casi, l’abbattimento fino al 60-70% del debito complessivo, evitando la liquidazione giudiziale e rilanciando l’attività.

Requisiti e soggetti ammessi

Uno dei grandi punti di forza della composizione negoziata della crisi d’impresa è la sua ampia accessibilità. A differenza delle vecchie procedure fallimentari, spesso riservate solo a determinate soglie dimensionali, la composizione negoziata è aperta a tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese, a prescindere dalla forma giuridica o dalla dimensione.

Ecco i soggetti che possono farvi ricorso nel 2025 e 2026:

  • Società di capitali e di persone (S.r.l., S.p.A., S.a.s., S.n.c.);

  • Imprese individuali, incluse quelle artigiane;

  • Startup e PMI innovative;

  • Imprese agricole (sotto alcune condizioni);

  • Gruppi di imprese, in modo coordinato;

  • Cooperative (se svolgono attività di impresa commerciale).

Non possono invece accedere le imprese che:

  • hanno già una procedura concorsuale aperta (es. liquidazione giudiziale, concordato in corso, amministrazione straordinaria);

  • sono cessate o hanno revocato l’attività;

  • hanno dichiarato lo stato di insolvenza o sono già oggetto di istanze di fallimento con esito favorevole.

Requisito fondamentale: l’impresa deve essere “in crisi ma risanabile”

La composizione negoziata non è una “scappatoia” per chi è già fallito, ma una seconda opportunità concreta per quelle imprese che, pur avendo problemi di liquidità, debiti scaduti e squilibri patrimoniali, possono essere salvate con un piano realistico e sostenibile.
Per questo, la procedura prevede il “test pratico per la verifica della continuità aziendale”, uno strumento online messo a disposizione dalle Camere di Commercio, che aiuta a valutare se l’impresa ha ancora chance di risanamento.

Anche una ditta individuale o una microimpresa può accedere, purché dimostri di avere ancora un minimo di attività in essere e un piano plausibile.

Quali debiti si possono abbattere

Uno dei vantaggi più concreti della composizione negoziata della crisi d’impresa è la possibilità di trattare e ristrutturare ogni tipologia di debito, con condizioni vantaggiose e senza dover ricorrere a un tribunale. Grazie alla presenza dell’esperto nominato, l’imprenditore ha uno strumento potente per sedersi al tavolo con i creditori e proporre soluzioni sostenibili, come dilazioni, stralci parziali o moratorie.

Debiti verso l’Agenzia delle Entrate

È possibile trattare debiti fiscali relativi a IVA, IRPEF, IRES, IRAP e ritenute non versate. Commercialista.it ha già ottenuto per i suoi assistiti dilazioni fino a 120 mesi, sospensioni temporanee delle cartelle esattoriali, e in alcuni casi stralci parziali con il supporto di strumenti transattivi (Art. 63 CCII). È anche possibile richiedere il blocco di fermi amministrativi e pignoramenti in corso.

Debiti verso l’INPS

Anche i debiti previdenziali possono essere oggetto di trattativa. L’esperienza dimostra che, se supportata da un piano credibile e sostenibile, l’INPS è disposta a rivedere le modalità di pagamento, sospendere azioni esecutive in corso e valutare soluzioni di rientro personalizzate. In alcuni casi, è stato possibile riattivare DURC sospesi, facilitando la ripresa dell’attività.

Debiti bancari e finanziari

Con le banche si possono negoziare ristrutturazioni di mutui, leasing, affidamenti e linee di credito. COMMERCIALISTA.IT assiste le imprese nella presentazione di piani finanziari credibili, ottenendo anche la conversione dei debiti in strumenti più gestibili (es. prestiti bullet, leasing rinegoziati, consolidamenti). È possibile richiedere la sospensione dei pagamenti per alcuni mesi, anche grazie alla protezione offerta dalla procedura.

Debiti verso fornitori

I fornitori sono spesso i creditori più delicati: da loro dipende la continuità produttiva. Attraverso la composizione negoziata, è possibile concordare pagamenti parziali, dilazionati o condizionati alla ripresa dell’attività, evitando interruzioni nella fornitura e mantenendo buoni rapporti commerciali. In molti casi, è possibile convincere i fornitori ad accettare pagamenti ridotti in cambio della continuità aziendale.

La chiave è la costruzione di un piano credibile, che mostri la reale possibilità di uscita dalla crisi. Il nostro team supporta l’imprenditore in ogni fase, curando la parte contabile, legale e negoziale per ottenere il miglior risultato possibile nella trattativa con ciascun creditore.

Procedura operativa 

Accedere alla composizione negoziata della crisi d’impresa è oggi più semplice e veloce grazie alla piattaforma telematica nazionale messa a disposizione dalle Camere di Commercio, attiva su tutto il territorio italiano. Il processo è interamente digitale, gratuito nella fase di invio della domanda, e può essere avviato esclusivamente dall’imprenditore (o da un suo professionista incaricato).

Ecco i passaggi principali per accedere alla procedura nel 2025–2026:

1. Accesso alla piattaforma

L’imprenditore (o il suo commercialista) deve accedere al portale ufficiale: https://composizionenegoziata.camcom.it, autenticandosi tramite SPID, CNS o CIE.

2. Compilazione del test pratico

Si avvia la procedura con la compilazione del cosiddetto test pratico per la verifica della continuità aziendale, che consente di capire se l’impresa ha ancora margini di risanamento economico e finanziario. Il test è obbligatorio e basato su indicatori chiave (EBITDA, indebitamento, cash flow, ecc.).

3. Caricamento documentazione

Vanno poi caricati una serie di documenti obbligatori:

  • Bilanci e dichiarazioni fiscali degli ultimi esercizi;

  • Situazione economico-patrimoniale aggiornata;

  • Elenco dei creditori e degli atti rilevanti;

  • Relazione sulle cause della crisi;

  • Bozza del piano di risanamento (anche solo preliminare).

4. Richiesta e nomina dell’esperto indipendente

La piattaforma trasmette la documentazione alla Camera di Commercio territorialmente competente, che provvede a nominare un esperto indipendente entro 5 giorni lavorativi, scegliendolo da un elenco nazionale (solitamente commercialisti, avvocati o revisori legali con requisiti specifici).

5. Avvio delle trattative

Una volta nominato, l’esperto fissa un primo incontro con l’imprenditore e pianifica le trattative con i creditori. Le trattative sono riservate, informali ma documentate, e possono durare fino a 180 giorni (prorogabili in casi particolari).

Cosa succede dopo la composizione negoziata

La composizione negoziata non è un fine, ma un mezzo per arrivare alla soluzione più adatta alla situazione dell’impresa. Al termine delle trattative (che possono durare fino a 180 giorni), si aprono diversi scenari a seconda dell’esito degli incontri con i creditori, del livello di collaborazione ottenuto e della sostenibilità del piano proposto.

Ecco le 4 principali vie d’uscita dalla composizione negoziata, secondo quanto previsto dal Codice della Crisi d’Impresa aggiornato al 2025:

1. Raggiungimento di un accordo con i creditori

È l’esito più auspicato. L’imprenditore riesce, con l’assistenza dell’esperto, a ottenere accordi individuali o collettivi con i principali creditori. In questo caso, il piano di risanamento viene attuato volontariamente, senza necessità di omologhe giudiziarie. È possibile formalizzare:

  • un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 57 CCII),

  • un piano attestato di risanamento (art. 56),

  • oppure una transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate.

2. Mancato accordo ma continuità aziendale possibile

Se non si raggiunge un’intesa con tutti i creditori ma l’impresa ha comunque le risorse per andare avanti, l’imprenditore può uscire dalla procedura e proseguire l’attività, magari cercando nuove strade come:

  • la ristrutturazione extragiudiziale,

  • il concordato semplificato per la continuità (art. 25-sexies CCII), che si attiva su proposta dell’imprenditore, senza adesione dei creditori, ma con controllo del tribunale.

3. Crisi irreversibile e passaggio alla liquidazione controllata

Se l’esperto rileva che l’impresa non è più risanabile, può proporre l’accesso alla liquidazione controllata (art. 268 ss. CCII), una procedura semplificata, meno costosa e più veloce della liquidazione giudiziale (ex fallimento). In questo caso, l’obiettivo è salvaguardare il patrimonio residuo per soddisfare i creditori in modo ordinato e trasparente.

4. Accesso a nuovi strumenti agevolati

In certi casi, l’esito della composizione negoziata può aprire la strada all’accesso al Fondo per la continuità aziendale, previsto dalle normative collegate al PNRR, o a forme di nuova finanza garantita. Questo può permettere all’impresa di rilanciarsi grazie all’ingresso di capitali esterni.

In tutti questi casi, il supporto di un team esperto è fondamentale anche dopo la chiusura della composizione negoziata, assicurando che l’esito scelto sia coerente, sostenibile e fiscalmente vantaggioso.

Conclusione

La composizione negoziata della crisi d’impresa si conferma, anche nel biennio 2025–2026, come uno degli strumenti più rilevanti del diritto concorsuale moderno. La sua natura non giudiziale, volontaria e riservata consente di affrontare situazioni di crisi in modo flessibile, mantenendo la continuità aziendale e favorendo il dialogo costruttivo con i creditori.

Il suo corretto utilizzo richiede però una preparazione tecnica elevata, non solo nella redazione del piano di risanamento, ma anche nella gestione delle trattative e nella valutazione delle possibili uscite dalla procedura, siano esse accordi, piani attestati o, nei casi più critici, la liquidazione controllata.

La concreta efficacia della composizione negoziata dipende in larga parte dalla qualità della consulenza ricevuta: un team multidisciplinare in grado di coniugare competenze contabili, legali e fiscali è oggi indispensabile per guidare l’imprenditore lungo un percorso che rimane complesso, ma potenzialmente risolutivo.

Alla luce delle recenti esperienze applicative e delle evoluzioni normative, si può affermare che questo istituto rappresenti una vera opportunità per affrontare e gestire tempestivamente la crisi, evitando le conseguenze più gravi sul piano economico, giuridico e reputazionale.

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