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venerdì 30 Gennaio 2026

Bando Digitalizzazione Sardegna 2026: fino al 90% a fondo perduto per PMI e Start-up

Un’occasione imperdibile per le imprese sarde: a partire dal 23 febbraio 2026 sarà possibile preregistrarsi al nuovo bando per la transizione digitale, promosso per sostenere l’adozione di tecnologie innovative e l’evoluzione verso modelli di business sempre più digitali. L’obiettivo è ambizioso: rafforzare la competitività del sistema imprenditoriale isolano, soprattutto nei settori prioritari individuati dalla Strategia di Specializzazione Intelligente (S3), dove l’innovazione digitale può avere il maggiore impatto.

Parliamo di un’opportunità concreta per Micro, Piccole e Medie Imprese della Sardegna, che potranno beneficiare di un contributo a fondo perduto che va dal 70% fino al 90%, su progetti che prevedano investimenti tra 50.000 e 250.000 euro. Non solo: il bando è pensato per valorizzare anche le start-up e le imprese di nuova costituzione, offrendo criteri di valutazione su base previsionale, attraverso business plan strutturati.

Con l’avvio dello sportello ormai imminente, le imprese devono attivarsi subito per preparare la documentazione necessaria e non perdere l’accesso a un incentivo così rilevante, che punta a trasformare il tessuto imprenditoriale sardo rendendolo più resiliente, efficiente e digitalizzato. Ma chi può partecipare? Quali sono le spese ammissibili? E come massimizzare il contributo ricevibile?

Scopriamolo nel dettaglio nei prossimi paragrafi.

Beneficiari del bando

Il bando per la transizione digitale si rivolge esclusivamente alle Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI) che operano nel territorio della Regione Sardegna, attive e regolarmente iscritte alla Camera di Commercio territorialmente competente. La partecipazione è consentita solo in forma singola, ovvero senza la possibilità di aggregarsi in rete o consorzi. Questo significa che ogni azienda dovrà presentare il proprio progetto in autonomia, dimostrando la capacità di affrontare la trasformazione digitale con un piano mirato e sostenibile.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le start-up e le imprese di recente costituzione: anche in assenza di bilanci approvati negli ultimi due esercizi, sarà comunque possibile accedere all’agevolazione. In questi casi, la valutazione dell’impresa sarà effettuata sulla base di un Business Plan dettagliato, che deve includere dati previsionali e un bilancio infrannuale certificato, riferiti agli anni di realizzazione del piano di digitalizzazione.

Questa apertura rappresenta una grande opportunità per nuove realtà imprenditoriali che vogliono partire fin da subito con un’impostazione tecnologica avanzata, sostenute da un contributo economico a fondo perduto estremamente vantaggioso. Tuttavia, è fondamentale che la documentazione sia completa, ben strutturata e coerente con gli obiettivi di innovazione, poiché la fase di selezione sarà inevitabilmente competitiva.

Contributo a fondo perduto fino al 90%

Uno dei punti di forza del bando è senza dubbio la generosità del contributo previsto, che si configura come un finanziamento a fondo perduto calcolato sulle spese ammissibili del progetto approvato. Le imprese possono presentare Piani di Digitalizzazione con un valore complessivo compreso tra un minimo di 50.000 euro e un massimo di 250.000 euro.

L’importo del contributo varia in base al regime di aiuto scelto dall’impresa al momento della presentazione della domanda:

  • Regime “de minimis”: prevede una percentuale di contributo a fondo perduto compresa tra il 70% e il 90% delle spese ammissibili. Si tratta della modalità più vantaggiosa in termini percentuali, ma con un massimale complessivo triennale di aiuti ricevibili pari a 300.000 euro per impresa (come previsto dal regolamento UE n. 1407/2013).

  • Regime GBER (General Block Exemption Regulation): in questo caso, la percentuale di contributo varia in base alla dimensione dell’impresa, alla tipologia di spesa e alla zona geografica. Pur potendo consentire importi maggiori, l’intensità di aiuto è spesso inferiore rispetto al “de minimis” e richiede il rispetto di ulteriori condizioni.

La scelta tra i due regimi dovrà essere valutata strategicamente, considerando sia il profilo dell’impresa sia eventuali altri contributi già ricevuti in passato. In ogni caso, la trasparenza e la tracciabilità delle spese sarà un elemento cruciale per ottenere e mantenere l’agevolazione.

Bando Digitalizzazione Sardegna 2026 - Commercialista.it

Spese ammissibili 

Il cuore del bando è il Piano di Digitalizzazione, che deve essere ben strutturato e finalizzato a favorire l’evoluzione tecnologica e digitale dell’impresa. Questo piano può includere diverse tipologie di spesa, tutte finanziabili in misura variabile secondo i criteri stabiliti dal bando.

Ecco le principali categorie ammesse:

  1. Investimenti Produttivi (IP): comprendono l’acquisto di beni materiali (come macchinari innovativi, server, hardware, apparecchiature) e beni immateriali (quali licenze d’uso, software gestionali, piattaforme digitali, certificazioni digitali). Questi investimenti rappresentano la base concreta del processo di trasformazione digitale.

  2. Servizi di Consulenza (SC): include le attività di assessment obbligatorio (analisi dello stato dell’arte digitale pre e post intervento), consulenze specialistiche per l’adozione di tecnologie innovative e formazione del personale. È importante sottolineare che queste consulenze devono essere strettamente legate agli obiettivi di innovazione del progetto.

  3. Spese per il Personale (SP): riconosciute in forma forfettaria, queste spese coprono il 20% dei costi direttisostenuti per gli investimenti produttivi e i servizi di consulenza (A+B). Una misura che valorizza il contributo interno delle risorse umane coinvolte nel progetto.

  4. Spese Generali (SG): anche queste riconosciute in forma forfettaria, nella misura del 7% dei costi diretti(A+B+C), servono a coprire i costi indiretti legati alla gestione e implementazione del piano.

L’impostazione delle spese deve essere coerente e funzionale agli obiettivi di digitalizzazione, e sarà oggetto di attenta valutazione da parte dell’ente gestore. Pianificare in modo preciso ogni voce è essenziale per massimizzare il punteggio e ottenere il finanziamento richiesto.

Tempistica operativa

Con una finestra temporale ben definita, il bando per la transizione digitale delle imprese sarde prevede una procedura a sportello, che implica l’importanza della tempestività nella presentazione della domanda. Le imprese interessate devono prestare attenzione a due fasi distinte, entrambe fondamentali per accedere al contributo:

  • Fase di preregistrazione: attiva a partire dal 23 febbraio 2026 alle ore 12:00. Questa fase serve a caricare le informazioni preliminari e ad accedere alla piattaforma di gestione del bando. La preregistrazione è obbligatoria per poter partecipare alla fase successiva.

  • Fase di presentazione della domanda: si aprirà il 2 marzo 2026 e resterà attiva fino al 31 marzo 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili. Le domande saranno valutate in ordine cronologico di arrivo, pertanto chi prima presenta, maggiori chance avrà di accedere ai fondi.

Durante questo periodo sarà necessario presentare tutta la documentazione richiesta, inclusi il Business Plan, i preventivi di spesa, le dichiarazioni sostitutive e, per le imprese neocostituite, il bilancio infrannuale certificato. Ogni elemento dovrà essere caricato sulla piattaforma informatica dedicata, secondo i formati previsti.

Per evitare rallentamenti o esclusioni, è fortemente consigliato preparare per tempo tutta la documentazione, anche con l’assistenza di un consulente esperto in finanza agevolata e digitalizzazione d’impresa.

Vantaggi fiscali 

Accedere al bando per la transizione digitale non significa solo ottenere un contributo a fondo perduto: rappresenta una vera e propria leva strategica per ottimizzare costi, aumentare la produttività e migliorare la competitività sul mercato. I benefici sono infatti molteplici, e coinvolgono anche aspetti fiscali e gestionali.

Dal punto di vista economico, il contributo può arrivare a coprire fino al 90% delle spese sostenute: un’occasione rara che consente alle imprese di realizzare investimenti consistenti con un impatto minimo sulla liquidità aziendale. In un contesto come quello attuale, dove il costo del denaro e le difficoltà di accesso al credito possono frenare l’innovazione, questo incentivo assume un valore ancora più rilevante.

Sul piano fiscale, oltre alla natura stessa del contributo (che non concorre alla formazione del reddito imponibile, se in regime de minimis), molte delle spese previste dal piano di digitalizzazione, come beni strumentali, software, formazione, possono beneficiare anche di ulteriori misure fiscali cumulative, come ad esempio:

  • Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0, ancora in vigore con aliquote agevolate;

  • Deduzioni integrali per spese di formazione in tecnologie digitali;

  • Super e iper-ammortamenti, ove ancora applicabili in base alla normativa vigente.

Inoltre, investire nella digitalizzazione consente di ridurre i costi operativi, automatizzare i processi, migliorare la gestione dei dati e incrementare la scalabilità del business, con effetti positivi sul bilancio e sulla competitività nel medio-lungo termine.

Bando Digitalizzazione Sardegna 2026 - Commercialista.it

Checklist operativa

Partecipare a un bando competitivo come quello per la transizione digitale richiede pianificazione, precisione e strategia. L’elemento distintivo tra una domanda accolta e una respinta, spesso, non è solo il contenuto del progetto, ma la qualità della documentazione e la coerenza complessiva della proposta. Ecco quindi una serie di indicazioni operative per aumentare le probabilità di successo:

1. Redigere un Business Plan dettagliato

Il business plan è il documento chiave, soprattutto per le start-up o imprese prive di bilanci approvati. Deve essere realistico, coerente con gli obiettivi di digitalizzazione, e includere:

  • Analisi dello stato attuale dell’impresa;

  • Obiettivi e risultati attesi grazie al progetto;

  • Piano finanziario con previsione di costi e ritorni economici;

  • Indicatori di performance (KPI) misurabili.

2. Raccogliere preventivi e documentazione tecnica

Ogni spesa prevista nel progetto deve essere giustificata da preventivi dettagliati, meglio se su carta intestata dei fornitori, con descrizione tecnica chiara e prezzi congrui. Questo vale sia per hardware e software, sia per le consulenze e la formazione.

3. Verificare i requisiti di accesso e i limiti de minimis

Prima di scegliere il regime di aiuto (de minimis o GBER), è fondamentale fare una verifica dei contributi già ricevuti negli ultimi 3 anni, per non superare i massimali consentiti.

4. Preparare il bilancio infrannuale (per start-up e nuove imprese)

In assenza di bilanci approvati, sarà necessario certificare un bilancio infrannuale aggiornato, possibilmente con l’assistenza di un commercialista.

5. Pianificare l’invio della domanda in anticipo

Trattandosi di uno sportello a esaurimento fondi, la rapidità nell’invio è un fattore strategico. È consigliabile completare la pratica entro i primi giorni dall’apertura dello sportello, ossia subito dopo il 2 marzo 2026.

Conclusione

Il bando in apertura il 23 febbraio 2026 rappresenta una straordinaria opportunità per le imprese sarde di compiere un salto qualitativo nella direzione della transizione digitale. In un contesto economico sempre più competitivo e tecnologico, il sostegno pubblico fino al 90% a fondo perduto su progetti di innovazione non è solo un incentivo economico, ma una leva strategica per modernizzare processi, ridurre costi, aumentare l’efficienza e aprirsi a nuovi mercati.

Le imprese che sapranno prepararsi per tempo, con una domanda completa, coerente e ben documentata, potranno massimizzare i benefici non solo finanziari ma anche fiscali, sfruttando le sinergie con altre misure agevolative in corso. Inoltre, il focus su settori prioritari definiti dalla Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) valorizza le realtà più innovative, favorendo uno sviluppo economico sostenibile e orientato al futuro.

Non si tratta solo di digitalizzazione, ma di trasformazione del modello di business. Chi coglie per tempo questa opportunità potrà ottenere un vantaggio competitivo reale e duraturo, in un’isola che ha tutte le potenzialità per diventare un laboratorio di innovazione digitale nel Mediterraneo.

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