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mercoledì 11 Marzo 2026
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Certificato penale per ASD e SSD: obbligo o no?

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Negli ultimi anni, la normativa che disciplina le associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD) ha subito diverse modifiche, generando dubbi e incertezze tra gli operatori del settore, soprattutto in merito all’obbligo di richiedere il certificato penale ai propri collaboratori.

Cosa dice la legge

La normativa di riferimento è il Decreto Legislativo n. 34 del 2000, meglio conosciuto come “Codice delle organizzazioni sportive”. Il testo originario del Codice non prevedeva alcun obbligo di richiedere il certificato penale ai collaboratori delle ASD e SSD. Tuttavia, nel 2013 è stato introdotto l’articolo 9-bis, che ha modificato il quadro normativo.

L’articolo 9-bis e l’obbligo del certificato penale

L’articolo 9-bis del Codice delle organizzazioni sportive stabilisce che le ASD e SSD che “organizzano e/o gestiscono attività sportive a favore di minori” sono tenute a richiedere il certificato penale ai propri collaboratori che “a qualsiasi titolo” entrano in contatto con i minori.

Chi è tenuto a richiedere il certificato penale?

L’obbligo di richiedere il certificato penale grava su tutte le ASD e SSD che organizzano e/o gestiscono attività sportive a favore di minori. La norma non fa distinzione tra attività agonistiche e non agonistiche, né tra attività svolte all’interno o all’esterno di impianti sportivi.

A quali collaboratori deve essere richiesto il certificato penale?

Il certificato penale deve essere richiesto a tutti i collaboratori delle ASD e SSD che, a qualsiasi titolo, entrano in contatto con i minori. La norma include, a titolo esemplificativo:

  • Allenatori
  • Istruttori
  • Dirigenti
  • Addetti alle segreterie
  • Addetti alla manutenzione
  • Addetti al primo soccorso
  • Volontari

 

Come richiedere il certificato penale

Il certificato penale può essere richiesto all’Ufficio del Casellario Giudiziale presso la Procura della Repubblica competente per residenza o domicilio del collaboratore. La richiesta può essere presentata direttamente dall’interessato o dall’ASD/SSD.

Validità del certificato penale

Il certificato penale ha una validità di sei mesi dalla data di rilascio. Decorsi i sei mesi, l’ASD/SSD è tenuta a richiedere un nuovo certificato al proprio collaboratore.

Sanzioni in caso di mancata richiesta del certificato penale

L’articolo 9-bis del Codice delle organizzazioni sportive prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 6.000 euro per le ASD e SSD che non richiedono il certificato penale ai propri collaboratori.

Casi di esenzione dall’obbligo del certificato penale

L’obbligo di richiedere il certificato penale non si applica ai collaboratori che:

  • Svolgono attività di mera segreteria o amministrazione
  • Non entrano in contatto diretto con i minori

Come annullare le cartelle esattoriali

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I motivi per cui una cartella esattoriale può essere annullata

Una cartella esattoriale può essere annullata per diversi motivi, tra cui:

  • Il debito non è dovuto: questo può accadere se, ad esempio, la cartella è stata notificata a un soggetto errato, se l’importo indicato è sbagliato o se il debito è già stato pagato.
  • Il debito è stato già pagato: in questo caso, è necessario dimostrare di aver già pagato il debito, ad esempio mediante la presentazione della ricevuta di pagamento.
  • Il debito è prescritto: la prescrizione è un termine entro il quale l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può riscuotere un debito. Scaduto tale termine, la cartella esattoriale non è più valida e può essere annullata.
  • Sono stati commessi errori formali: la cartella esattoriale può essere annullata anche se sono stati commessi errori formali nella sua notifica o redazione.
  • Il contribuente si trova in una situazione di grave difficoltà economica: in alcuni casi, è possibile ottenere la sospensione o la riduzione del debito se il contribuente si trova in una situazione di grave difficoltà economica.

 

Come presentare una richiesta di annullamento in autotutela

La prima cosa da fare se si riceve una cartella esattoriale che si ritiene non dovuta è presentare una richiesta di annullamento in autotutela. La richiesta deve essere presentata all’ente creditore (ad esempio, Agenzia delle Entrate, INPS, Comune) entro 60 giorni dalla notifica della cartella.

Alla richiesta di annullamento in autotutela è necessario allegare la documentazione che supporta la propria richiesta, ad esempio:

  • Copia della cartella esattoriale
  • Documenti che dimostrano che il debito non è dovuto (ad esempio, ricevuta di pagamento, sentenza del giudice)
  • Documenti che dimostrano la propria situazione di grave difficoltà economica (ad esempio, certificato ISEE)

 

Come fare ricorso contro una cartella esattoriale

Se la richiesta di annullamento in autotutela viene respinta, è possibile fare ricorso contro la cartella esattoriale alla Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni dalla ricezione del diniego all’annullamento.

Anche in caso di ricorso, è necessario allegare la documentazione che supporta la propria richiesta.

I termini per presentare una richiesta di annullamento o un ricorso

I termini per presentare una richiesta di annullamento in autotutela o un ricorso contro una cartella esattoriale sono perentori, pena la decadenza. Ciò significa che se i termini non vengono rispettati, non sarà più possibile annullare o contestare la cartella esattoriale.

Cosa fare in caso di sospensione della riscossione

In alcuni casi, è possibile ottenere la sospensione della riscossione del debito contenuto in una cartella esattoriale. La sospensione può essere ottenuta, ad esempio, se:

  • Il contribuente ha presentato una richiesta di annullamento in autotutela o un ricorso contro la cartella esattoriale
  • Il contribuente si trova in una situazione di grave difficoltà economica
  • Il debito è oggetto di un contenzioso giudiziario

Per ottenere la sospensione della riscossione, è necessario presentare una richiesta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Alla richiesta è necessario allegare la documentazione che supporta la propria richiesta.

Come farsi assistere da un professionista

È consigliabile farsi assistere da un professionista, come un avvocato tributarista o un commercialista, per presentare una richiesta di annullamento in autotutela o un ricorso contro una cartella esattoriale. Un professionista può infatti:

  • Valutare la fondatezza della contestazione
  • Assistere il contribuente nella redazione della richiesta o del ricorso
  • Rappresentare il contribuente davanti alla Commissione Tributaria Provinciale

 

Conclusione

Ricevere una cartella esattoriale può essere un problema serio, ma è importante sapere che non è sempre necessario pagare quanto richiesto. Esistono diverse modalità per annullare o contestare le cartelle esattoriali. È fondamentale, però, agire tempestivamente e, se necessario, farsi assistere da un professionista.

Redditometro: Acquisto casa con soldi ricevuti in donazione dai genitori

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Il Redditometro è uno strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per calcolare il reddito presunto di un contribuente sulla base di una serie di indizi di capacità contributiva. Tra questi indizi, figura anche l’acquisto di una casa.

L’obiettivo del Redditometro è di contrastare l’evasione fiscale e di garantire che tutti i contribuenti paghino le tasse in modo corretto e proporzionato alle loro effettive capacità economiche.

Come vengono considerate le donazioni nel Redditometro

Le donazioni ricevute dai genitori per l’acquisto di una casa non sono considerate reddito imponibile per il figlio che le riceve. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate potrebbe comunque verificare la provenienza delle donazioni per accertare che non si tratti di evasione fiscale.

Quali sono le agevolazioni fiscali per le donazioni

Le donazioni di denaro tra genitori e figli per l’acquisto della prima casa sono esenti da imposta sulle donazioni se ricorrono determinate condizioni, tra cui:

  • Il figlio deve essere under 35 anni alla data dell’acquisto
  • Il figlio deve acquistare la prima casa
  • L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale del figlio
  • L’atto di acquisto deve specificare che il denaro proviene da una donazione

 

Cosa fare per dimostrare la provenienza delle donazioni

Per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, è importante dimostrare la provenienza delle donazioni ricevute dai genitori. A tal fine, è consigliabile:

  • Redigere un atto di donazione scritto e firmato da entrambi i genitori e dal figlio
  • Effettuare la donazione tramite bonifico bancario o assegno tracciabile
  • Conservare la documentazione relativa alla donazione (atto di donazione, estratti conto bancari, ecc.)

 

Come contestare un accertamento

Se il contribuente riceve un avviso di accertamento in cui viene rilevato un reddito presunto superiore a quello effettivamente dichiarato, è possibile contestare tale accertamento entro 60 giorni dalla sua ricezione.

La contestazione può essere presentata all’Agenzia delle Entrate tramite ricorso in cartaceo o telematicamente.

È consigliabile farsi assistere da un professionista, come un commercialista o un avvocato fiscalista, per tutelare al meglio i propri diritti e per aumentare le chances di successo del ricorso.

Conclusioni

Acquistare una casa con donazioni dai genitori può essere un’ottima opportunità per realizzare il proprio sogno. Tuttavia, è importante essere consapevoli delle ripercussioni fiscali che tale acquisto può avere sul Redditometro. È fondamentale dimostrare la provenienza delle donazioni e, in caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, è opportuno rivolgersi a un professionista per ottenere la giusta assistenza.

Raddoppio dei termini di prescrizione accertamento per reati tributari

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Il raddoppio dei termini di prescrizione dell’accertamento per reati tributari è un tema complesso e in continua evoluzione, con importanti novità introdotte dalla giurisprudenza di recente. In questo articolo, cercheremo di fare chiarezza sulla disciplina vigente, fornendo informazioni precise e aggiornate alla luce delle ultime pronunce della Corte di Cassazione.

Cosa prevede la normativa

Il raddoppio dei termini di prescrizione dell’accertamento è disciplinato dall’articolo 30 del Decreto Legislativo n. 76/2007 (c.d. “Decreto Incentivi”). La norma stabilisce che, in caso di violazioni fiscali che configurano reati previsti dal codice penale, i termini ordinari di prescrizione dell’accertamento raddoppiano.

Termini ordinari di prescrizione

I termini ordinari di prescrizione dell’accertamento variano a seconda del tipo di violazione:

  • 4 anni: per le violazioni relative a dichiarazioni presentate;
  • 5 anni: per le violazioni relative a dichiarazioni omesse o nulle.

 

Termini raddoppiati

In caso di reati tributari, i termini ordinari di prescrizione raddoppiano, diventando:

  • 8 anni: per le violazioni relative a dichiarazioni presentate;
  • 10 anni: per le violazioni relative a dichiarazioni omesse o nulle.

 

Condizioni per il raddoppio dei termini

Il raddoppio dei termini opera a determinate condizioni:

  • La violazione fiscale deve configurare un reato previsto dal codice penale;
  • L’Amministrazione finanziaria deve presentare la denuncia penale all’autorità giudiziaria entro i termini ordinari di prescrizione.

 

Esclusioni dal raddoppio dei termini

In alcuni casi, il raddoppio dei termini non opera. Ad esempio, il raddoppio non opera per le violazioni relative a:

  • Redditi da lavoro dipendente;
  • Redditi da capitale (ad esempio, dividendi e interessi);
  • Plusvalenze da cessione di terreni e fabbricati.

 

Giurisprudenza recente

La giurisprudenza di recente ha fornito importanti chiarimenti in materia di raddoppio dei termini di prescrizione dell’accertamento. In particolare, la Corte di Cassazione ha stabilito che:

  • Il raddoppio dei termini opera solo se la denuncia penale è presentata entro i termini ordinari di prescrizione.
  • Se la denuncia penale è presentata oltre i termini ordinari di prescrizione, il raddoppio non opera e i termini ordinari non decorrono nuovamente.

Redditometro: Acquisto di immobili e imbarcazione

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Il Redditometro è uno strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per calcolare il reddito presunto di un contribuente sulla base di una serie di indizi di capacità contributiva. Tra questi indizi, figurano proprio l’acquisto di immobili e imbarcazioni.

L’obiettivo del Redditometro è di contrastare l’evasione fiscale e di garantire che tutti i contribuenti paghino le tasse in modo corretto e proporzionato alle loro effettive capacità economiche.

Come vengono valutati gli immobili e le imbarcazioni

Il valore degli immobili e delle imbarcazioni ai fini del Redditometro viene determinato in base a parametri oggettivi, quali:

  • Prezzo di acquisto
  • Caratteristiche dell’immobile o dell’imbarcazione (ubicazione, metratura, categoria catastale, ecc.)
  • Data di acquisto

L’Agenzia delle Entrate si avvale di banche dati immobiliari e nautiche per reperire queste informazioni.

Quali sono le prove che il contribuente può fornire

Il contribuente può fornire documentazione a sostegno della sua capacità economica per giustificare l’acquisto di un immobile o di un’imbarcazione. Tale documentazione può includere:

  • Dichiarazioni dei redditi
  • Contratti di lavoro
  • Estratti conto bancari
  • Documentazione relativa a eredità o donazioni ricevute
  • Fatture relative a lavori di ristrutturazione o manutenzione dell’immobile

 

Come contestare un accertamento

Se il contribuente riceve un avviso di accertamento in cui viene rilevato un reddito presunto superiore a quello effettivamente dichiarato, è possibile contestare tale accertamento entro 60 giorni dalla sua ricezione.

La contestazione può essere presentata all’Agenzia delle Entrate tramite ricorso in cartaceo o telematicamente.

È consigliabile farsi assistere da un professionista, come un commercialista o un avvocato fiscalista, per tutelare al meglio i propri diritti e per aumentare le chances di successo del ricorso.

Conclusioni

L’acquisto di un immobile o di un’imbarcazione può avere delle significative ripercussioni sul Redditometro. È importante, quindi, essere consapevoli di come questi beni vengono valutati e di quali prove il contribuente può fornire per dimostrare la propria capacità economica. In caso di contestazione di un accertamento, è opportuno rivolgersi a un professionista per ottenere la giusta assistenza.

Come difendersi dal fermo amministrativo dell’auto

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Redditometro: possesso auto di 2.400cc, capacità reddituale e spese di mantenimento

Il fermo amministrativo è una misura cautelare che impedisce la circolazione di un veicolo per il mancato pagamento di somme dovute all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Può essere applicato a qualsiasi tipo di veicolo, autovetture, moto, ciclomotori e natanti. In questo articolo, forniremo una guida completa e aggiornata su come difendersi dal fermo amministrativo dell’auto, illustrando le cause del provvedimento, i rimedi a disposizione del contribuente e le strategie da adottare per tutelare i propri diritti.

Cause del fermo amministrativo

Il fermo amministrativo viene disposto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione quando il contribuente non provvede al pagamento di:

  • Cartelle esattoriali: Sono atti di recupero coattivo che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione notifica al contribuente per il mancato pagamento di tasse, imposte o altri debiti.
  • Avvisi di accertamento esecutivi: Sono atti con cui l’Agenzia delle Entrate accerta un’obbligazione tributaria e ne dispone l’immediato pagamento.
  • Altri atti di riscossione: Come ad esempio ingiunzioni di pagamento o avvisi di mora.

 

Rimedi contro il fermo amministrativo

Il contribuente che si trova nella spiacevole situazione di avere il proprio veicolo sottoposto a fermo amministrativo può avvalersi di diversi rimedi:

  • Pagamento delle somme dovute: Il modo più semplice e veloce per far rimuovere il fermo amministrativo è quello di provvedere al pagamento delle somme dovute all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questo caso, il fermo viene cancellato automaticamente entro 48 ore dal pagamento.
  • Richiesta di rateizzazione: Se il contribuente non è in grado di pagare l’intero importo dovuto in una sola volta, può richiedere la rateizzazione del debito. In questo caso, il fermo viene sospeso per tutta la durata della rateizzazione, ma il contribuente deve comunque pagare le rate regolarmente.
  • Ricorso contro il fermo amministrativo: Se il contribuente ritiene che il fermo amministrativo sia stato disposto illegittimamente, può presentare un ricorso all’Agenzia delle Entrate-Riscossione o alla Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni dalla notifica del fermo amministrativo.
  • Sospensione cautelare del fermo: In caso di urgenza, il contribuente può richiedere al giudice la sospensione cautelare del fermo amministrativo. La sospensione cautelare viene concessa solo se il contribuente dimostra di subire un grave e irreparabile pregiudizio dal mantenimento del fermo.

 

Strategie per difendersi dal fermo amministrativo

Per difendersi dal fermo amministrativo dell’auto, è consigliabile:

  • Verificare la correttezza del provvedimento: È importante controllare attentamente la cartella esattoriale o l’altro atto di recupero coattivo per accertarsi che le somme richieste siano effettivamente dovute.
  • Contattare l’Agenzia delle Entrate-Riscossione: Se si hanno dubbi sulla legittimità del fermo amministrativo, è consigliabile contattare l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per chiedere chiarimenti.
  • Agire tempestivamente: Se si decide di presentare un ricorso o di richiedere la sospensione cautelare del fermo, è importante agire tempestivamente, rispettando i termini previsti dalla legge.
  • Affidarsi a un professionista: In caso di situazioni complesse, è consigliabile affidarsi a un avvocato esperto in materia di diritto tributario, che possa assistere il contribuente in tutte le fasi del procedimento.

 

Conclusione

Il fermo amministrativo dell’auto è una misura gravosa che può creare notevoli disagi al contribuente. Tuttavia, è importante ricordare che il contribuente ha a disposizione diversi rimedi per tutelare i propri diritti. Agendo tempestivamente e con la giusta strategia, è possibile far rimuovere il fermo amministrativo e riavere la disponibilità del proprio veicolo.

Come difendersi dalle misure cautelari

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Le misure cautelari sono provvedimenti emessi dal giudice, su richiesta di una parte, al fine di anticipare gli effetti di una futura sentenza definitiva. Si tratta di strumenti giuridici molto delicati, in quanto possono incidere significativamente sui diritti e sulle libertà del soggetto nei confronti del quale vengono adottate.

In questo articolo, fornirò una guida completa e aggiornata su come difendersi dalle misure cautelari, illustrando i presupposti per la loro adozione, i rimedi a disposizione del soggetto interessato e le strategie da adottare per tutelare i propri diritti.

Presupposti per l’adozione di misure cautelari

L’adozione di misure cautelari è subordinata al verificarsi di due precise condizioni:

  • Fumus boni juris: Deve esserci un fondato motivo di ritenere che la parte istante abbia ragione nel merito della futura causa. In altre parole, il giudice deve valutare che, ad un primo esame, la pretesa della parte istante appaia fondata.
  • Periculum in mora: Deve esserci un pericolo concreto e imminente di un grave e irreparabile danno se la misura cautelare non venisse adottata. Il pericolo di danno deve essere concreto, attuale e non ipotetico, e deve consistere in un pregiudizio grave e irreparabile che potrebbe non essere più possibile risarcire in caso di esito favorevole per la parte istante nel giudizio di merito.

 

Tipi di misure cautelari

Esistono diverse tipologie di misure cautelari, che si differenziano per i loro effetti e per le modalità di adozione:

  • Sequestro conservativo: Consiste nel blocco di beni mobili o immobili del soggetto contro cui viene emessa la misura cautelare, al fine di garantire il futuro pagamento di un credito.
  • Reintegrazione in possesso: Consiste nel rimettere la parte istante nel possesso di un bene di cui era stata illegittimamente spogliata.
  • Inibitoria: Consiste nel vietare al soggetto contro cui viene emessa la misura cautelare di compiere una determinata azione, al fine di evitare un danno irreparabile.
  • Mandato di sequestro: Consiste nell’autorizzazione al giudice di sequestrare un bene mobile o immobile che si ritiene sia stato ottenuto in modo illegittimo.

 

Rimedi contro le misure cautelari

Il soggetto contro cui è stata adottata una misura cautelare può avvalersi di diversi rimedi per tutelare i propri diritti:

  • Reclamo: Può presentare un reclamo al giudice che ha emesso la misura cautelare, chiedendone la revoca o la modifica. Il reclamo deve essere presentato entro un breve termine dalla notifica della misura cautelare.
  • Opposizione: Può proporre opposizione all’esecuzione della misura cautelare, contestando i presupposti per la sua adozione. L’opposizione deve essere proposta entro un termine più lungo rispetto al reclamo.
  • Giudizio di merito: Può promuovere il giudizio di merito, ovvero la causa nel corso della quale verrà accertato il suo diritto nel merito della controversia.

 

Strategie per difendersi dalle misure cautelari

Per difendersi dalle misure cautelari, è importante:

  • Agire tempestivamente: Il soggetto contro cui è stata adottata una misura cautelare deve agire tempestivamente, avvalendosi dei rimedi a sua disposizione entro i termini previsti dalla legge.
  • Raccogliere le prove: È fondamentale raccogliere tutte le prove a sostegno della propria posizione, al fine di dimostrare al giudice l’insussistenza dei presupposti per l’adozione della misura cautelare.
  • Affidarsi a un professionista: È consigliabile affidarsi a un avvocato esperto in materia di misure cautelari, che possa assistere il soggetto in tutte le fasi del procedimento e tutelare i suoi diritti.

 

Conclusione

Le misure cautelari rappresentano strumenti giuridici importanti per tutelare i diritti delle parti in giudizio. Tuttavia, è fondamentale che vengano adottate nel rispetto dei principi di proporzionalità e di necessarietà, e che il soggetto contro.

Sale giochi in vendita: guida pratica al trasferimento delle aziende SLOT e VIDEOLOTTERY

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Il settore del gioco d’azzardo in Italia è regolamentato da norme specifiche che disciplinano anche il trasferimento delle aziende che gestiscono sale giochi, slot e vide lottery. Questa guida pratica ha l’obiettivo di fornire ai potenziali acquirenti e venditori di tali aziende le informazioni necessarie per effettuare un trasferimento in modo corretto e sicuro.

Fasi del trasferimento

Il trasferimento di un’azienda di sale giochi, slot e vide lottery si articola in diverse fasi:

1. Due diligence

La prima fase consiste nella due diligence, ovvero un’accurata analisi della situazione patrimoniale, finanziaria e legale dell’azienda da acquisire. La due diligence permette all’acquirente di valutare i rischi e le potenzialità dell’operazione e di definire il prezzo di acquisto.

2. Valutazione aziendale

La valutazione aziendale è un aspetto fondamentale del trasferimento. Il valore dell’azienda viene determinato tenendo conto di diversi fattori, tra cui i beni mobili e immobili, le licenze, la clientela, l’avviamento commerciale e i debiti.

3. Stipula del contratto di compravendita

Il contratto di compravendita è il documento che formalizza il trasferimento dell’azienda. Nel contratto devono essere specificati tutti i dettagli dell’operazione, tra cui il prezzo di acquisto, le modalità di pagamento, le garanzie e le eventuali clausole di risoluzione.

4. Voltura delle licenze

Le licenze per l’esercizio delle attività di gioco d’azzardo devono essere intestate al nuovo proprietario dell’azienda. La voltura delle licenze avviene presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

5. Aggiornamento dei registri contabili e fiscali

L’acquirente deve aggiornare i registri contabili e fiscali dell’azienda acquisita con i propri dati.

6. Comunicazione del trasferimento alle autorità competenti

Il trasferimento dell’azienda deve essere comunicato alle autorità competenti, tra cui l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e l’Inail.

Aspetti fiscali del trasferimento

Il trasferimento di un’azienda di sale giochi, slot e vide lottery è un’operazione soggetta a tassazione. La plusvalenza o minusvalenza derivante dal trasferimento deve essere dichiarata dal venditore nella propria dichiarazione dei redditi.

Normativa di riferimento

La normativa di riferimento per il trasferimento delle aziende di sale giochi, slot e vide lottery è contenuta in:

  • D.P.R. n. 633/1972 (TUIR): disciplina le imposte sui redditi, a cui sono soggetti i trasferimenti di aziende.
  • Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza (TULPS): disciplina le norme relative all’esercizio delle attività di gioco d’azzardo.
  • Regolamento di Polizia Mortuaria: disciplina le norme relative all’apertura e alla gestione delle sale giochi.

 

Conclusioni

Il trasferimento di un’azienda di sale giochi, slot e vide lottery è un’operazione complessa che richiede competenze specifiche in materia legale, fiscale e amministrativa. È consigliabile rivolgersi a professionisti esperti per accompagnare le parti in tutte le fasi del trasferimento e per garantire la corretta gestione dell’operazione.

Fondo Patrimonializzazione PMI: sviluppo e ripresa delle imprese

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Il Fondo Patrimonializzazione PMI (FPPMI) mira a rafforzare le imprese, supportandone lo sviluppo e la ripresa. Questo fondo è destinato alla concessione diretta di prestiti a PMI già costituite e strutturate come società di capitali, a fronte di un aumento di capitale che porti nuove risorse finanziarie all’interno dell’azienda.

 

Beneficiari

I beneficiari del FPPMI sono le Piccole e Medie Imprese (PMI). Alla data di presentazione della domanda, le PMI devono possedere i seguenti requisiti di ammissibilità:

  • Rispondere ai criteri dimensionali delle PMI
  • Essere costituite come società di capitali
  • Avere depositato gli ultimi due bilanci chiusi
  • Avere o intendere aprire una sede operativa nel Lazio entro la data di sottoscrizione del contratto di finanziamento, dove si svolgerà l’attività imprenditoriale destinataria del prestito e saranno localizzati gli investimenti del Progetto
  • Aver effettuato un aumento di capitale di almeno 50.000 euro, da versare entro 30 giorni dalla comunicazione della concessione del prestito
  • Rispettare i requisiti di ammissibilità generale indicati nell’Avviso, come la regolarità contributiva attestata dal DURC

 

Natura e Misura dell’Agevolazione

L’agevolazione prevede un finanziamento con le seguenti caratteristiche:

  • Importo: minimo 50.000,00 euro, massimo 500.000,00 euro
  • Durata: 84 mesi, incluso un periodo di preammortamento obbligatorio di 12 mesi
  • Tasso di interesse: zero
  • Rimborso: a rate mensili costanti posticipate

Il prestito può coprire fino al 50% del progetto, poiché la parte restante deve essere coperta dall’aumento di capitale.

 

Presentazione delle Domande

Le domande devono essere presentate esclusivamente online sul portale www.farelazio.it nella pagina dedicata al “Fondo Patrimonializzazione PMI” a partire dalle ore 9.00 del 5 dicembre 2023 fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Scadenzario ricorsi tributari: verifica la data entro il quale puoi impugnare l’atto notificato e presentare ricorso

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" Scadenzario ricorsi tributari: Verifica la data entro il quale puoi impugnare l'atto notificato e presentare ricorso"

I ricorsi tributari rappresentano lo strumento principale per contestare atti impositivi ritenuti illegittimi da parte dei contribuenti. Per tutelare i propri diritti, è fondamentale conoscere le scadenze precise per la presentazione dei ricorsi. In questo articolo, fornirò una guida completa e aggiornata sui termini per impugnare gli atti notificati e presentare i ricorsi tributari.

Termini per la proposizione dei ricorsi tributari

I termini per la proposizione dei ricorsi tributari variano a seconda del tipo di atto impugnato:

  • Termine di 60 giorni:
    • Avvisi di accertamento
    • Avvisi di accertamento parziale
    • Avvisi di rettifica
    • Avvisi di liquidazione
    • Cartelle di pagamento
  • Termine di 45 giorni:
    • Avvisi di mora
    • Provvedimenti di diniego di rimborso
    • Provvedimenti di revoca agevolazioni
  • Termine di 30 giorni:
    • Provvedimenti di iscrizione a ruolo
    • Provvedimenti di cancellazione a ruolo
    • Provvedimenti di sospensione cautelare dell’esecuzione
  • Termine di 90 giorni:
    • Bilanci infra-annuali (solo per società)

 

Termini per la presentazione dei ricorsi

I ricorsi tributari devono essere presentati entro i termini sopracennati, a pena di decadenza. La presentazione del ricorso avviene mediante deposito presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate o dell’ente preposto, a seconda del tipo di ricorso.

Modalità di presentazione dei ricorsi

I ricorsi tributari possono essere presentati:

  • A mano: presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate o dell’ente preposto
  • Per raccomandata con ricevuta di ritorno: all’indirizzo dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate o dell’ente preposto
  • Per via telematica: tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate o dell’ente preposto

 

Documentazione da allegare al ricorso

Al ricorso tributario devono essere allegati i seguenti documenti:

  • Copia dell’atto impugnato
  • Documenti a sostegno delle proprie ragioni
  • Dichiarazione sostitutiva di identità
  • Procura speciale (se il ricorso è presentato da un rappresentante)

 

Casi di sospensione dei termini

I termini per la proposizione e la presentazione dei ricorsi tributari possono essere sospesi in alcuni casi specifici, come:

  • Ferie
  • Calamità naturali
  • Casi di forza maggiore

 

Ripristino dei termini

I termini sospesi vengono ripristinati alla scadenza del periodo di sospensione.

Rimedi in caso di scadenza dei termini

Se i termini per la proposizione o la presentazione del ricorso sono scaduti, è possibile richiedere il rilievo della decadenza al giudice tributario. Il rilievo della decadenza può essere concesso solo in presenza di gravi e comprovati motivi che hanno impedito la presentazione del ricorso nei termini previsti.

Conclusioni

Conoscere i termini precisi per la proposizione e la presentazione dei ricorsi tributari è fondamentale per tutelare i propri diritti. In caso di dubbi o incertezze, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista esperto in materia di diritto tributario.

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