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martedì 27 Gennaio 2026

Iperammortamento 2026: guida completa alla maxi deduzione per investimenti 4.0 nella Legge di Bilancio

Dopo alcuni anni di assenza, l’Iperammortamento torna protagonista nel 2026 grazie alla nuova Legge di Bilancio. Una notizia che ha riacceso l’attenzione di imprese, consulenti fiscali e professionisti del settore manifatturiero, in quanto rappresenta un’importante opportunità di risparmio fiscale per chi investe in innovazione e digitalizzazione. L’obiettivo del Governo è chiaro: sostenere la transizione 4.0, rafforzare la competitività delle imprese italiane e stimolare nuovi investimenti in tecnologie avanzate.

La misura è stata parzialmente rivisitata rispetto alle versioni precedenti, ma mantiene lo spirito originario: premiare chi investe in beni strumentali ad alto contenuto tecnologico, soprattutto quelli inseriti nel Piano Transizione 5.0, collegato al PNRR e agli obiettivi green e digitali.

Nel contesto attuale, dove l’automazione e la sostenibilità sono pilastri fondamentali per le imprese, l’Iperammortamento 2026 si propone come uno strumento strategico per ridurre il carico fiscale in modo legale, incentivando al contempo lo sviluppo tecnologico. Ma come funziona nel dettaglio? Quali beni sono ammessi? E soprattutto, quali vantaggi fiscali comporta concretamente?

In questo articolo analizzeremo tutte le novità, i requisiti per accedervi, i benefici previsti, e come le imprese possono prepararsi per sfruttare al meglio questo incentivo nel 2026.

Iperammortamento 2026

Il nuovo Iperammortamento 2026, ufficializzato con la Legge di Bilancio 2026, presenta importanti novità rispetto alla versione inizialmente proposta e alle edizioni passate. In particolare, la finestra temporale per usufruire dell’incentivo è stata significativamente ampliata: l’agevolazione riguarda ora gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 fino al 30 settembre 2028. Una proroga utile per programmare investimenti in modo più flessibile e strategico, anche in ottica di medio termine.

Non è più previsto un bonus maggiorato per i beni con risparmio energetico: la maggiorazione del costo di acquisizioneviene applicata in modo standard e uniforme secondo tre fasce di investimento:

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

  • +100% per investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro;

  • +50% per investimenti tra 10 e 20 milioni di euro.

È inoltre previsto un vincolo geografico: per beneficiare dell’iperammortamento, i beni devono essere prodotti all’interno dell’Unione Europea o in Paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo. Un modo per sostenere la produzione europea e rafforzare la sicurezza delle filiere industriali.

Importante novità anche sul piano normativo: gli storici allegati A e B della Legge 232/2016 sono stati sostituiti dai nuovi allegato III-bis (beni materiali) e allegato III-ter (beni immateriali), che ridefiniscono l’elenco dei beni agevolabili secondo i criteri aggiornati del Piano Transizione 5.0.

Infine, è in corso di approvazione un decreto interministeriale che dettaglierà le modalità attuative del piano. Il testo in vigore è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025.

Requisiti e modalità di accesso

L’Iperammortamento 2026 rappresenta una misura fiscale altamente vantaggiosa, ma per poter usufruire dell’agevolazione, è necessario rispettare precisi requisiti tecnici, temporali e documentali. Innanzitutto, i beni acquistati devono rientrare negli elenchi allegati III-bis e III-ter, che individuano le tecnologie materiali e immateriali coerenti con i criteri dell’industria 4.0 e della transizione ecologica.

Un passaggio fondamentale è che i beni strumentali devono essere nuovi, interconnessi al sistema aziendale e dotati di caratteristiche tali da garantire un salto tecnologico effettivo. Non sono ammessi quindi beni usati, di semplice sostituzione o con tecnologia obsoleta.

Dal punto di vista formale, per accedere all’iperammortamento sarà necessaria la dichiarazione del legale rappresentante dell’impresa che attesti la conformità del bene ai requisiti richiesti. Per investimenti superiori a 300.000 euro, sarà invece obbligatoria una perizia tecnica asseverata o un attestato di conformità rilasciato da un ente certificato.

Inoltre, è importante che l’ordine di acquisto sia accettato dal venditore entro il 31 dicembre 2026 e che sia versato almeno un acconto del 20%, per mantenere il diritto all’incentivo anche se la consegna avviene successivamente. Questo meccanismo consente alle imprese di prenotare il beneficio fiscale anche prima dell’effettiva disponibilità del bene.

La deduzione extra-contabile verrà applicata in sede di dichiarazione dei redditi, riducendo in modo significativo la base imponibile su cui calcolare IRES o IRPEF.

Iperammortamento 2026: guida completa - Commercialista.it

Beni agevolabili

L’Iperammortamento 2026 è destinato a sostenere gli investimenti in beni strumentali ad alta tecnologia, ma è essenziale capire quali tipologie di beni sono effettivamente agevolabili. Come già accennato, i riferimenti ufficiali sono i nuovi allegati III-bis e III-ter introdotti dalla Legge di Bilancio 2026, che sostituiscono gli storici allegati A e B della Legge 232/2016.

Allegato III-bis: beni materiali

L’allegato III-bis comprende macchinari e attrezzature strettamente collegati ai processi di automazione, interconnessione, controllo da remoto, monitoraggio dei consumi e integrazione nei sistemi digitali aziendali. Esempi concreti includono:

  • robot collaborativi (cobot);

  • centri di lavoro CNC;

  • impianti per la produzione additiva (stampa 3D);

  • macchine con sistemi di controllo real-time;

  • sistemi di monitoraggio energetico integrato.

Tutti questi beni devono essere interconnessi con il sistema gestionale di fabbrica o con la rete di fornitura, e capaci di scambiare dati in tempo reale.

Allegato III-ter: beni immateriali

Tra i beni immateriali agevolabili troviamo i software, le piattaforme e i sistemi legati alla gestione dei processi produttivi, alla cybersecurity, alla realtà aumentata e all’analisi dei dati. Rientrano, ad esempio:

  • software MES (Manufacturing Execution System);

  • sistemi ERP evoluti;

  • applicazioni per la manutenzione predittiva;

  • soluzioni digitali per la supply chain integrata.

L’obiettivo è incentivare non solo l’acquisto di macchinari intelligenti, ma anche l’integrazione digitale dei processi aziendali, pilastro della Transizione 5.0.

Vantaggi fiscali

L’Iperammortamento 2026 rappresenta una delle misure più potenti in termini di vantaggi fiscali per le imprese italiane. La possibilità di maggiorare il costo di acquisizione dei beni fino al 180% si traduce in una deduzione extra-contabileche consente di abbattere sensibilmente la base imponibile IRES o IRPEF. In pratica, l’impresa potrà dedurre dalle imposte una quota molto più elevata rispetto al valore reale del bene, generando un risparmio fiscale concreto e immediato.

Facciamo un esempio: un’azienda che acquista un macchinario da 500.000 euro potrà dedurre fiscalmente un valore pari a 1.400.000 euro (500.000 + 180%), ottenendo un vantaggio fiscale significativo. Questo meccanismo consente anche un miglioramento della liquidità aziendale, poiché libera risorse che altrimenti sarebbero destinate al pagamento delle imposte.

Ma il vantaggio dell’iperammortamento non è solo fiscale. Si tratta infatti di uno strumento strategico, che spinge le imprese a rinnovare i propri asset produttivi, accelerando la trasformazione digitale e aumentando la competitività. Le aziende che investono in tecnologia, infatti, non solo ottengono un beneficio fiscale, ma si posizionano meglio sul mercato in termini di efficienza, qualità e sostenibilità.

Inoltre, grazie all’orizzonte triennale della misura (fino al 30 settembre 2028), le imprese possono pianificare con calma gli investimenti, evitando corse contro il tempo e ottimizzando le risorse a disposizione, anche grazie alla possibilità di “prenotare” il beneficio versando un acconto.

Criticità e limiti 

Nonostante i numerosi vantaggi, l’Iperammortamento 2026 non è privo di criticità e comporta alcuni rischi operativiper le imprese che decidono di aderirvi. Prima di procedere con un investimento, è fondamentale valutare attentamente alcuni aspetti che potrebbero compromettere l’accesso al beneficio o causare contestazioni in sede di controllo fiscale.

Uno dei punti più delicati riguarda la corretta interconnessione dei beni al sistema aziendale. La normativa prevede che i beni materiali e immateriali agevolati debbano essere non solo tecnologicamente avanzati, ma anche effettivamente integrati nei processi digitali. L’assenza di documentazione tecnica, log file, report o attestazioni di avvenuta interconnessione può comportare la perdita dell’agevolazione fiscale.

Inoltre, la necessità di produrre una perizia asseverata (obbligatoria per investimenti superiori a 300.000 euro) può rappresentare un ulteriore ostacolo, sia per i costi da sostenere, sia per la complessità tecnica. È quindi consigliabile affidarsi a professionisti qualificati, sin dalle prime fasi di progettazione dell’investimento.

Un altro limite da considerare riguarda il vincolo geografico sulla provenienza dei beni: se il macchinario è prodotto in un Paese extra-UE non aderente allo Spazio Economico Europeo, l’agevolazione decade. Questo richiede un controllo attento durante la fase di acquisto, soprattutto se si importa da Paesi extraeuropei.

Infine, è bene ricordare che, come tutte le agevolazioni, l’Iperammortamento può essere soggetto a modifiche normative future. Una buona consulenza fiscale aiuta a gestire queste incertezze in modo proattivo.

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Piano Transizione 5.0

L’Iperammortamento 2026 si inserisce pienamente nel quadro più ampio del Piano Transizione 5.0, la nuova strategia nazionale che evolve il precedente Piano Industria 4.0, puntando non solo sulla digitalizzazione, ma anche sulla sostenibilità ambientale e sull’efficienza energetica. L’obiettivo è chiaro: accompagnare le imprese italiane in una doppia trasformazione — tecnologica e green — incentivando al contempo l’adozione di soluzioni intelligenti e a basso impatto.

La misura dell’Iperammortamento, pur non prevedendo più una maggiorazione specifica per il risparmio energetico, resta uno strumento complementare al Piano 5.0. Questo significa che gli investimenti in beni strumentali altamente tecnologici, se in linea con gli obiettivi del piano, possono accumulare benefici anche da altri strumenti fiscali o finanziari previsti dalla strategia nazionale.

Inoltre, il decreto attuativo interministeriale, in fase di definizione da parte del MIMIT e del MEF, stabilirà le modalità operative per il riconoscimento delle agevolazioni legate al Piano Transizione 5.0, con particolare attenzione a:

  • criteri di valutazione dell’efficienza energetica raggiunta;

  • parametri tecnici dei beni digitali;

  • modalità di rendicontazione degli investimenti.

Per le imprese, diventa quindi cruciale pianificare gli investimenti in modo integrato, valutando con attenzione come l’acquisto di nuovi macchinari o software possa rientrare non solo nell’Iperammortamento, ma anche negli incentivi green o nei finanziamenti agevolati previsti a livello nazionale ed europeo.

Guida pratica per le imprese

Siamo nel vivo del 2026 e per molte imprese è il momento di agire concretamente per cogliere i benefici dell’Iperammortamento. La misura è ufficialmente attiva dal 1° gennaio 2026 e il periodo agevolato è già in corso. Ma come organizzarsi per non perdere l’opportunità e massimizzare i vantaggi fiscali?

Ecco una checklist operativa da seguire:

  1. Analizzare la propria struttura produttiva
    Identificare quali macchinari, impianti o software siano obsoleti o inefficienti, e pianificare un percorso di rinnovamento tecnologico. Questa analisi deve tenere conto non solo della tecnologia, ma anche dei risparmi di costi operativi che l’investimento potrà generare.

  2. Verificare l’ammissibilità dei beni
    È fondamentale confrontare le specifiche tecniche dei beni che si intendono acquistare con i requisiti previsti dagli allegati III-bis e III-ter. In caso di dubbi, è consigliabile richiedere una consulenza tecnica o un parere preventivo.

  3. Gestire correttamente l’ordine e l’acconto
    Per poter usufruire del beneficio anche in caso di consegna posticipata, è necessario che entro il 31 dicembre 2026venga accettato l’ordine e versato almeno il 20% di acconto. Questo passaggio è strategico per prenotare l’incentivo e spalmare l’investimento su più esercizi.

  4. Attivare le perizie e la documentazione necessaria
    Per investimenti sopra i 300.000 euro, bisogna incaricare un perito o un ente accreditato per il rilascio della perizia asseverata. È bene non aspettare la fine dell’anno per farlo, per evitare sovraccarichi o ritardi.

  5. Interconnettere i beni e conservarne traccia
    La documentazione dell’interconnessione deve essere prodotta e archiviata con cura: log di sistema, report automatici, schemi di rete e dichiarazioni dei fornitori sono elementi essenziali in caso di controlli.

Con una pianificazione adeguata, l’Iperammortamento 2026 può diventare non solo un risparmio fiscale, ma un vero motore di innovazione aziendale.

Esempio pratico 

Per comprendere meglio l’effettivo impatto dell’Iperammortamento 2026, vediamo un caso pratico di una PMI operante nel settore manifatturiero, che decide di investire in un centro di lavoro CNC di ultima generazione, interconnesso e conforme ai requisiti dell’allegato III-bis.

Scenario di investimento:

  • Costo del bene: € 600.000

  • Consegna e interconnessione: entro settembre 2026

  • Acconto versato nel 2026: € 150.000 (25%)

  • Perizia asseverata: necessaria (importo > € 300.000)

Calcolo della maggiorazione fiscale:

Poiché l’investimento rientra nella prima fascia (< € 2,5 milioni), si applica una maggiorazione del 180%:

  • Importo agevolato fiscalmente: € 600.000 x 180% = € 1.080.000

  • Valore complessivo deducibile: € 600.000 + € 1.080.000 = € 1.680.000

Risparmio fiscale stimato (IRES 24%):

  • € 1.080.000 x 24% = € 259.200 di risparmio fiscale netto.

A fronte di un investimento di € 600.000, l’impresa recupera oltre 250.000 euro solo in termini di imposte risparmiate, senza considerare gli eventuali ulteriori vantaggi operativi e competitivi derivanti dal nuovo macchinario.

Questo esempio dimostra come l’Iperammortamento 2026 possa ridurre in modo importante il costo effettivo dell’investimento, migliorare il cash flow e incentivare l’adozione di tecnologie avanzate, rafforzando l’efficienza produttiva.

È evidente quindi che, se ben gestito, l’iperammortamento può rappresentare un’opportunità strategica, soprattutto per le PMI che spesso rinunciano ad aggiornare i propri asset produttivi per timori legati ai costi.

Conclusione

L’Iperammortamento 2026 si conferma come una delle misure fiscali più vantaggiose e strategiche per le imprese italiane che intendono investire in tecnologie innovative e digitalizzare i propri processi produttivi. Il ritorno di questo incentivo, all’interno della nuova Legge di Bilancio 2026, dimostra l’intenzione del Governo di sostenere in modo concreto la competitività del tessuto industriale nazionale, con un occhio di riguardo alla transizione digitale ed ecologica.

Grazie all’estensione temporale fino al 30 settembre 2028, alle maggiorazioni fiscali fino al 180% e alla possibilità di cumulo con altre misure previste dal Piano Transizione 5.0, le imprese hanno oggi un orizzonte chiaro e la possibilità di pianificare con attenzione gli investimenti futuri, ottimizzando i benefici economici e fiscali.

È tuttavia fondamentale muoversi con metodo, affidandosi a consulenti esperti per la verifica tecnica dei beni, la corretta gestione documentale e la predisposizione delle perizie necessarie. Solo con una strategia integrata sarà possibile sfruttare appieno tutte le potenzialità dell’iperammortamento, trasformando l’agevolazione in un vero motore di crescita e innovazione sostenibile.

Il 2026 è l’anno giusto per aggiornare il parco tecnologico aziendale, migliorare l’efficienza e ridurre il carico fiscale in modo del tutto legale. Non lasciarti sfuggire questa opportunità.

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