L’anno 2026 si apre con un’importante opportunità per le imprese italiane: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha attivato un nuovo bando dedicato all’Innovazione Industriale, che prevede contributi a fondo perduto per sostenere progetti ad alto contenuto tecnologico e innovativo. La misura rientra nel quadro della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente e si colloca all’interno dell’Intervento “R&S per Transizione 4.0”, uno dei principali pilastri del nuovo paradigma produttivo sostenuto anche dal PNRR. Le domande possono essere presentate dal 7 febbraio 2024, ma attenzione: la scadenza è fissata al 18 febbraio 2024, quindi il tempo a disposizione è limitato.
Sommario
In questo articolo analizzeremo chi può accedere ai fondi, quali sono i settori strategici coinvolti, come compilare la domanda e quali sono i vantaggi fiscali ed economici per le imprese che scelgono di investire nell’innovazione tecnologica.
731 milioni di euro per l’innovazione
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha stanziato un totale di 731 milioni di euro in contributi a fondo perduto, destinati a progetti di innovazione industriale presentati da imprese e centri di ricerca. Si tratta di una misura straordinaria che mira a incentivare la transizione digitale e sostenibile dell’industria italiana, rafforzando la sua capacità competitiva su scala globale. Le domande possono essere presentate fino alle ore 18:00 del 18 febbraio 2024, attraverso la piattaforma informatica predisposta dal Ministero.
A conferma della strategicità dell’intervento, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha dichiarato: “Con questa misura mettiamo a disposizione di imprese e centri di ricerca risorse significative per rafforzarne la competitività sui mercati internazionali, puntando sull’innovazione tecnologica nei settori strategici del Made in Italy”. Un chiaro segnale dell’intento governativo di sostenere non solo le grandi realtà industriali, ma anche le PMI e i poli di ricerca che vogliono investire in sviluppo tecnologico, digitalizzazione e sostenibilità ambientale.
La misura rientra nell’ambito del programma “R&S per Transizione 4.0”, uno strumento chiave della politica industriale nazionale, e si inserisce nel solco delle azioni previste dalla nuova Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI).
Chi può accedere al fondo perduto
Il fondo perduto per l’Innovazione Industriale 2026 è disciplinato dal Decreto Ministeriale del 4 settembre 2025, e prevede una suddivisione precisa dei 731 milioni di euro messi a disposizione. Nello specifico, 530 milioni sono destinati a finanziare progetti nei settori considerati strategici per il rilancio industriale nazionale: automotive e trasporti, robotica, semiconduttori e materiali avanzati. I restanti 201 milioni sono riservati allo sviluppo di tecnologie emergenti e ad alto contenuto innovativo, come quantum computing, reti di telecomunicazione di nuova generazione, cavi sottomarini, realtà virtuale e aumentata.
L’accesso al bando è aperto ad aziende di qualsiasi dimensione – piccole, medie o grandi – a condizione che abbiano almeno due bilanci approvati. Oltre alle imprese, possono partecipare anche centri di ricerca pubblici e privati, organismi di ricerca, consorzi, e perfino imprese di servizi che operano nei comparti industriali e dei trasporti. Un elemento interessante è la possibilità di presentare progetti congiunti, ossia sviluppati da più soggetti in collaborazione, fino a un massimo di cinque partner per progetto. Questo favorisce la creazione di reti d’impresa, alleanze strategiche e sinergie tra mondo industriale e scientifico, incentivando un approccio sistemico all’innovazione.
La misura è pensata per accelerare lo sviluppo di tecnologie critiche e consolidare le competenze nazionali in settori ad alta intensità tecnologica, con l’obiettivo di rendere il sistema produttivo italiano più resiliente e competitivo.
Progetti, spese e agevolazioni
La misura “Innovazione Industriale 2026” finanzia progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, servizi o processi, oppure al miglioramento sostanziale di quelli già esistenti.
I progetti devono rientrare nelle aree tecnologiche prioritarie identificate negli allegati 2 e 3 del Decreto Ministeriale del 4 settembre 2025, che fanno riferimento ai comparti manifatturiero, digitale e delle telecomunicazioni. Tra gli ambiti principali: automazione industriale, intelligenza artificiale, cybersicurezza, microelettronica, cloud computing e smart manufacturing.
Per accedere ai contributi, i progetti devono rispettare precisi vincoli tecnici ed economici:
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Spesa minima ammissibile: 5 milioni di euro
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Spesa massima ammissibile: 40 milioni di euro
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Durata dei progetti: tra 18 e 36 mesi
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I progetti devono essere avviati dopo la presentazione della domanda di agevolazione.
Le agevolazioni sono erogate sotto forma di contributo diretto alla spesa e, su richiesta, anche come finanziamento agevolato. Le intensità di aiuto, nel rispetto del Regolamento GBER (articoli 4 e 25), variano in base alla dimensione dell’impresa:
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45% per le piccole imprese
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35% per le medie imprese
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25% per le grandi imprese
Il finanziamento agevolato, disponibile solo per le imprese, può coprire fino a un massimo del 20% dei costi ammissibili.
Per quanto riguarda gli Organismi di ricerca, le agevolazioni sono concesse esclusivamente come contributo diretto alla spesa, con percentuali pari a:
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50% dei costi per le attività di ricerca industriale
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25% dei costi per le attività di sviluppo sperimentale
In alcuni casi, le intensità di aiuto possono essere aumentate di ulteriori 15 punti percentuali, se ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
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il progetto coinvolge collaborazioni effettive tra imprese, di cui almeno una è una PMI, e nessuna impresa sostiene da sola oltre il 70% dei costi ammissibili;
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il progetto è interamente realizzato in regioni meno sviluppate;
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vi è collaborazione effettiva tra imprese e Organismi di ricerca, con questi ultimi che sostengono almeno il 10% dei costi ammissibili e possono pubblicare i risultati delle proprie ricerche.
Queste premialità incentivano la cooperazione tra imprese e centri di ricerca, oltre a favorire la coesione territoriale e il trasferimento tecnologico, elementi fondamentali per una crescita innovativa sostenibile.

Accordi per l’innovazione 2026
Per ottenere le agevolazioni previste dal bando Innovazione Industriale 2026, è fondamentale la definizione di un Accordo per l’innovazione, da stipulare tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), i soggetti proponenti e le eventuali amministrazioni pubbliche coinvolte nel cofinanziamento, a seguito della sottoscrizione di un Accordo Quadro ai sensi dell’art. 7 del DM 4 settembre 2025.
La procedura si avvia con la presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni, che deve essere corredata da:
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una scheda tecnica dettagliata del progetto,
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un piano di sviluppo delle attività previste,
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un contratto di collaborazione (obbligatorio in caso di progetti congiunti tra più soggetti).
Dopo l’invio delle domande, il Ministero approva le graduatorie di ammissione, individuando i progetti in posizione utile. A questo punto, il Soggetto gestore (generalmente un ente incaricato dal MIMIT) procede con un’istruttoria approfondita – amministrativa, finanziaria e tecnica – per valutare:
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l’ammissibilità dei soggetti proponenti,
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la coerenza tra progetto e finalità della misura,
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la conformità alle normative nazionali ed europee,
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la sostenibilità economico-finanziaria,
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la qualità tecnico-scientifica e l’impatto del progetto,
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la pertinenza e congruità delle spese rendicontate.
Solo dopo una valutazione positiva, si arriva alla stipula dell’Accordo per l’innovazione, che rappresenta il vero e proprio atto costitutivo del contributo concesso. A seguito della firma, i soggetti beneficiari dovranno trasmettere la documentazione necessaria per la redazione e pubblicazione del decreto di concessione.
Vantaggi economici
Accedere alla misura “Innovazione Industriale 2026” rappresenta per le imprese un’opportunità non solo sul piano operativo e produttivo, ma anche dal punto di vista economico, finanziario e fiscale. I contributi a fondo perduto permettono infatti di ridurre sensibilmente il rischio d’investimento, soprattutto in progetti ad alto contenuto tecnologico, dove i costi iniziali possono essere rilevanti. A ciò si aggiunge la possibilità, per le imprese, di ottenere finanziamenti agevolati fino al 20% delle spese ammissibili, a condizioni molto più vantaggiose rispetto a quelle di mercato.
Dal punto di vista fiscale, i progetti agevolati rientrano nelle strategie di pianificazione che permettono di ottimizzare il carico tributario attraverso meccanismi di ammortamento accelerato, deducibilità di costi e accesso a ulteriori crediti d’imposta per ricerca e sviluppo. In particolare, le imprese che accedono al fondo potrebbero cumulare le agevolazioni con altri incentivi compatibili, come il Credito d’Imposta Transizione 4.0, previa verifica della normativa vigente e della cumulabilità.
Anche sotto il profilo finanziario, il vantaggio è evidente: ricevere un contributo diretto riduce il fabbisogno di capitale iniziale, migliora il rating bancario e rafforza la capacità di autofinanziamento dell’impresa, con effetti positivi sul bilancio e sulla marginalità. In un periodo di incertezza economica e aumento del costo del denaro, questo tipo di strumenti può fare la differenza tra un’idea rimasta nel cassetto e un progetto innovativo concretamente realizzato.

Errori da evitare
Nonostante le agevolazioni previste dal bando rappresentino un’opportunità concreta per le imprese, è fondamentale evitare errori che potrebbero compromettere l’ammissibilità della domanda o addirittura portare alla revoca delle agevolazioni concesse. Il primo errore comune è quello di presentare una documentazione incompleta o incoerente: ogni allegato richiesto, dalla scheda tecnica al piano di sviluppo, deve essere redatto in modo preciso e coerente con le linee guida ministeriali.
Un altro errore frequente è sottovalutare l’importanza del contratto di collaborazione nei progetti congiunti: deve essere firmato da tutte le parti coinvolte e definire con chiarezza ruoli, responsabilità, ripartizione dei costi e delle attività. Anche la scarsa congruenza tra obiettivi dichiarati e contenuto tecnico del progetto può essere motivo di esclusione in fase di istruttoria, così come la mancanza di un piano di spesa dettagliato e sostenibile.
In fase esecutiva, le imprese devono rispettare rigorosamente le tempistiche, le modalità di rendicontazione e gli obblighi informativi previsti dall’Accordo per l’innovazione. Errori nella rendicontazione delle spese, come l’inclusione di costi non ammissibili o non documentati in modo conforme, possono comportare tagli al contributo o contestazionida parte del soggetto gestore.
Infine, è importante ricordare che il progetto deve essere avviato solo dopo la presentazione della domanda. L’anticipazione di spese o l’avvio delle attività prima della data ufficiale può comportare la perdita del diritto alle agevolazioni.
Una corretta gestione tecnico-amministrativa è quindi essenziale non solo per ottenere il finanziamento, ma anche per conservarlo nel tempo senza incorrere in sanzioni o decadenze.
Accordi pubblico-privato
La misura “Innovazione Industriale 2026” non si limita a erogare contributi, ma si configura come un vero e proprio strumento di politica industriale strutturata, capace di favorire una nuova sinergia tra pubblico e privato. Gli Accordi per l’innovazione, infatti, non sono meri contratti di finanziamento, ma rappresentano un modello collaborativoin cui ministero, enti territoriali, imprese e centri di ricerca condividono obiettivi, risorse e responsabilità. Questo approccio mira a generare effetti moltiplicatori in termini di know-how, occupazione qualificata e competitività internazionale.
Una delle caratteristiche più rilevanti è la possibilità di attivare il cofinanziamento da parte di amministrazioni pubbliche regionali o locali, attraverso la stipula di Accordi Quadro. Ciò consente di adattare i progetti alle specificità territoriali e valorizzare le eccellenze produttive e scientifiche locali, incentivando investimenti mirati in aree strategiche e meno sviluppate.
Per le imprese, aderire a un progetto in partenariato pubblico-privato significa accedere non solo a risorse finanziarie, ma anche a reti istituzionali, competenze di ricerca e visibilità internazionale. Per lo Stato, significa orientare le risorse verso obiettivi coerenti con le priorità industriali nazionali ed europee, come la transizione ecologica e digitale, la sovranità tecnologica e la sicurezza dei dati.
Questo modello si inserisce in un disegno più ampio, volto a costruire un ecosistema dell’innovazione solido, interconnesso e capace di affrontare le grandi sfide globali attraverso progetti ad alto impatto sociale ed economico.
Innovazione Industriale e PNRR
La misura “Innovazione Industriale 2026” si inserisce in modo perfettamente coerente con le direttrici strategiche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare con la Missione 4 – Istruzione e Ricerca e la Missione 1 – Digitalizzazione, Innovazione e Competitività del sistema produttivo. L’obiettivo comune è chiaro: sostenere una trasformazione strutturale dell’economia italiana, fondata sull’adozione di tecnologie avanzate, digitalizzazione dei processi e rafforzamento della capacità innovativa.
A livello europeo, l’iniziativa è pienamente allineata con gli obiettivi del programma Horizon Europe e con le linee guida della Commissione Europea in materia di strategic autonomy, digitalizzazione e sostenibilità ambientale. L’Italia, attraverso strumenti come l’Accordo per l’Innovazione, intende rafforzare la propria posizione nei settori tecnologici chiave e ridurre la dipendenza da fornitori esterni, specialmente in ambiti critici come i semiconduttori, le telecomunicazioni e le tecnologie quantistiche.
Questo collegamento diretto con il PNRR e con i programmi europei è particolarmente importante per le imprese, in quanto offre una maggiore certezza normativa, stabilità del quadro di riferimento e possibilità di sinergie tra bandi nazionali ed europei. Le aziende più strutturate, ma anche le PMI con capacità progettuali, possono sfruttare questa occasione per accedere a filiere internazionali, costruire partnership strategiche e beneficiare di opportunità di cofinanziamento integrato, migliorando al contempo la propria competitività e reputazione sul mercato.
Conclusione
“Innovazione Industriale 2026” rappresenta una delle misure più rilevanti degli ultimi anni per sostenere la trasformazione tecnologica e produttiva delle imprese italiane. Con un budget di 731 milioni di euro, ampie possibilità di finanziamento a fondo perduto e una forte coerenza con le priorità europee e del PNRR, questo bando offre un’occasione concreta per crescere, innovare e rendere più competitivo il proprio modello di business.
I requisiti sono chiari, i settori sono strategici e le modalità di partecipazione sono pensate per incentivare la collaborazione tra imprese e centri di ricerca, anche attraverso progetti congiunti. Inoltre, il meccanismo degli Accordi per l’innovazione garantisce un livello di strutturazione e trasparenza che tutela sia le imprese sia le amministrazioni coinvolte, riducendo il margine di incertezza.
In un contesto economico in continua evoluzione, le imprese che sapranno intercettare questa misura in modo tempestivo e competente potranno non solo ottenere importanti risorse economiche, ma anche posizionarsi tra gli attori principali della nuova rivoluzione industriale 4.0 e 5.0.
La scadenza per presentare domanda è il 18 febbraio 2024 alle ore 18.00: ogni giorno conta. Per chi desidera cogliere questa opportunità senza rischi e con il massimo risultato, è fondamentale affidarsi a professionisti esperti nella progettazione e gestione dei bandi pubblici. Il momento di agire è adesso.

