Il Bonus ZES e ZLS 2026 torna al centro dell’attenzione di imprese e professionisti grazie ai nuovi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 30 gennaio 2026, che definiscono regole operative, modelli di comunicazione e modalità di accesso al credito d’imposta per gli investimenti effettuati nelle aree agevolate. Si tratta di un’opportunità concreta per ridurre legalmente il carico fiscale, migliorare la competitività aziendale e incentivare nuovi investimenti produttivi nel Mezzogiorno e nelle aree strategiche logistiche del Paese.
Sommario
In un contesto economico ancora complesso, segnato dall’aumento dei costi e dalla necessità di pianificare con attenzione le risorse finanziarie, il credito d’imposta ZES Unica e il credito d’imposta ZLS rappresentano strumenti fondamentali di risparmio fiscale. Tuttavia, molti imprenditori si chiedono: chi può accedere al bonus? Quali investimenti sono agevolabili? Quali modelli devono essere presentati all’Agenzia delle Entrate nel 2026?
Con i Provvedimenti n. 3882 (ZES Unica) e n. 3873 (ZLS), l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposte precise, introducendo i nuovi modelli di comunicazione necessari per la fruizione del contributo, anche alla luce della proroga prevista dalla Legge di Bilancio 2026. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio regole, vantaggi fiscali, modalità di accesso e criticità da evitare, aiutandoti a capire come sfruttare al meglio il Bonus ZES e ZLS nel 2026 senza commettere errori.
Credito d’imposta ZES Unica
La Legge di Bilancio 2026, all’articolo 1, commi 438-443, ha introdotto una novità di grande rilievo per le imprese: la proroga del credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno per gli anni 2026, 2027 e 2028. La misura consolida uno degli strumenti più efficaci di politica fiscale per incentivare gli investimenti produttivi nelle aree economicamente svantaggiate, ampliando inoltre il perimetro territoriale agevolato. Accanto alle regioni storicamente incluse nel Mezzogiorno, entrano ora anche Marche, Umbria e Abruzzo, con effetti positivi in termini di attrattività e sviluppo industriale.
Il bonus consiste in un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, destinati a strutture produttive già esistenti o di nuovo impianto situate nella Zona Economica Speciale – ZES Unica.
Le aree agevolate comprendono Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ammissibili alla deroga di cui all’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE, nonché Marche, Umbria e Abruzzo, rientranti nella deroga ex art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE, come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.
Dal punto di vista operativo, l’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli di comunicazione ufficiali, che le imprese devono utilizzare per dichiarare gli investimenti effettuati o programmati nei tre periodi agevolati: 2026, 2027 e 2028. L’adempimento è essenziale, poiché consente all’Amministrazione finanziaria di monitorare le spese ammissibili e determinare correttamente l’importo del credito d’imposta spettante, evitando il rischio di errori o decadenze dall’agevolazione.
Proroga, regole operative e nuovi modelli
Accanto alla ZES Unica, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato e prorogato anche il credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), misura introdotta dall’articolo 13, comma 1, del DL n. 60/2024, successivamente convertito in legge. La proroga estende l’agevolazione agli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, mantenendo invariata la procedura di accesso già prevista dalla normativa precedente. Si tratta di uno strumento strategico per favorire lo sviluppo delle infrastrutture logistiche e produttive collegate ai porti e ai nodi intermodali, con evidenti vantaggi fiscali e competitivi per le imprese.
Con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 446, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, sono stati approvati i modelli di comunicazione ufficiali previsti dal comma 445 del medesimo articolo, completi delle istruzioni operative. Tali modelli devono essere utilizzati dagli operatori economici per comunicare i dati relativi agli investimenti agevolabili effettuati nei tre periodi di riferimento: 2026, 2027 e 2028. La corretta compilazione della comunicazione rappresenta un passaggio essenziale per accedere al contributo sotto forma di credito d’imposta ZLS, evitando contestazioni o il rigetto della domanda.
La comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate in finestre temporali ben definite: dal 31 marzo al 30 maggio 2026 per gli investimenti 2026, dal 31 marzo al 30 maggio 2027 per quelli 2027 e dal 31 marzo al 30 maggio 2028 per gli investimenti 2028. Successivamente, le imprese sono tenute a presentare, a pena di decadenza dall’agevolazione, una comunicazione integrativa per attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti entro il 31 dicembre di ciascun anno agevolato, con scadenze fissate tra il 3 e il 17 gennaio dell’anno successivo.

Bonus ZES vs Bonus ZLS
Molti imprenditori si chiedono quale sia la differenza tra Bonus ZES e Bonus ZLS e, soprattutto, quale agevolazione convenga utilizzare nel 2026-2028. Sebbene entrambe le misure prevedano un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, le finalità, l’ambito territoriale e la logica dell’incentivo sono differenti. Comprendere queste differenze è fondamentale per pianificare correttamente gli investimenti e massimizzare il risparmio fiscale in modo legale.
Il credito d’imposta ZES Unica è pensato principalmente per sostenere lo sviluppo del tessuto produttivo nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno e, dal 2026, anche in Marche, Umbria e Abruzzo. L’agevolazione è orientata a favorire nuovi investimenti industriali, ampliamenti di strutture esistenti e creazione di nuova capacità produttiva, con un forte impatto in termini occupazionali ed economici. La ZES Unica si rivolge quindi a imprese manifatturiere, commerciali e di servizi che intendono radicarsi o crescere in territori agevolati, sfruttando un credito d’imposta particolarmente rilevante in percentuale.
Il credito d’imposta ZLS, invece, ha una vocazione più mirata allo sviluppo logistico e infrastrutturale delle aree strategiche collegate ai porti e ai corridoi di trasporto. Le Zone Logistiche Semplificate nascono per attrarre investimenti in ambito logistica, trasporti, magazzinaggio e attività produttive connesse, favorendo la competitività del sistema Paese nei flussi commerciali internazionali. In questo caso, il vantaggio fiscale si accompagna spesso a procedure amministrative semplificate, rendendo la ZLS particolarmente interessante per imprese che operano nella supply chain.
La scelta tra ZES e ZLS dipende quindi da diversi fattori: localizzazione dell’investimento, tipologia di attività, obiettivi industriali e strategia fiscale complessiva. Una valutazione preventiva con il supporto di un professionista consente di evitare errori, non perdere il beneficio per decadenza e sfruttare al massimo le opportunità offerte dalla normativa vigente.
Errori da evitare
Uno degli aspetti più critici del Bonus ZES e ZLS 2026-2028 riguarda il rischio di decadenza dall’agevolazione a causa di errori formali o sostanziali nella gestione degli adempimenti. L’esperienza degli ultimi anni dimostra che molti crediti d’imposta vengono ridotti o revocati non per mancanza dei requisiti, ma per comunicazioni tardive, dati incompleti o investimenti non correttamente qualificati come agevolabili. Per questo motivo, una pianificazione fiscale accurata è fondamentale per proteggere il beneficio e trasformarlo in un reale risparmio economico.
Il primo errore da evitare è il mancato rispetto delle scadenze. Sia per la ZES Unica sia per le ZLS, la normativa prevede finestre temporali precise per l’invio della comunicazione iniziale e della comunicazione integrativa, quest’ultima obbligatoria a pena di decadenza dal credito d’imposta. Un invio fuori termine, anche di pochi giorni, comporta la perdita totale dell’agevolazione. Altro errore frequente è la sovrastima delle spese ammissibili, soprattutto in presenza di investimenti programmati ma non effettivamente realizzati entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento.
Particolare attenzione deve essere posta anche alla corretta qualificazione dei beni strumentali. L’Agenzia delle Entrate, in fase di controllo, verifica che i beni siano effettivamente nuovi, strumentali all’attività d’impresa e destinati a strutture produttive situate nelle aree ZES o ZLS. Investimenti non coerenti con l’attività esercitata, beni usati o semplicemente sostitutivi possono determinare il recupero del credito indebitamente fruito, con applicazione di sanzioni e interessi.
Infine, è importante ricordare che il credito d’imposta ZES e ZLS è soggetto ai controlli successivi dell’Amministrazione finanziaria, anche a distanza di anni. Per questo è essenziale conservare tutta la documentazione: fatture, contratti, perizie tecniche, attestazioni di entrata in funzione dei beni e copie delle comunicazioni trasmesse. Solo una gestione consapevole e professionale consente di ridurre il rischio fiscale e sfruttare pienamente le opportunità offerte dal legislatore.

Investimenti agevolabili
Per beneficiare pienamente del credito d’imposta ZES e ZLS, non è sufficiente rispettare le scadenze formali: è fondamentale pianificare correttamente gli investimenti, valutando in anticipo quali spese siano effettivamente agevolabili e come inserirle in una strategia fiscale complessiva. L’agevolazione riguarda infatti l’acquisizione di beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive situate nelle aree ammesse, ma la corretta interpretazione di questo requisito può fare la differenza tra un beneficio pienamente fruibile e un credito contestabile.
Sono generalmente agevolabili macchinari, impianti, attrezzature e beni strumentali materiali funzionali all’attività d’impresa, purché destinati a una unità produttiva localizzata in ZES Unica o in ZLS. Particolare attenzione deve essere posta nei casi di investimenti complessi o pluriennali, nei quali parte della spesa viene sostenuta in un anno e parte nell’anno successivo. In questi casi, una corretta imputazione temporale consente di massimizzare il credito d’imposta e di evitare incongruenze tra comunicazione iniziale e comunicazione integrativa.
Dal punto di vista della pianificazione fiscale, il bonus ZES e ZLS può essere utilizzato come leva per ridurre l’IRES o l’IRPEF, migliorare il cash flow aziendale e sostenere programmi di crescita più ambiziosi. Tuttavia, è essenziale coordinare il credito d’imposta con altre agevolazioni fiscali, verificando eventuali limiti di cumulabilità e il rispetto delle norme sugli aiuti di Stato. Un’analisi preventiva consente di scegliere il momento migliore per investire e la misura più conveniente, evitando sovrapposizioni o perdite di beneficio.
In quest’ottica, il supporto di un professionista diventa strategico non solo per la compilazione dei modelli, ma per trasformare l’incentivo fiscale in un vero vantaggio competitivo, allineando scelte industriali, finanziarie e fiscali nel medio-lungo periodo.
Cumulabilità con altri incentivi
Uno degli aspetti più delicati del credito d’imposta ZES e ZLS 2026-2028 riguarda la cumulabilità con altre agevolazioni fiscali e contributive. Molte imprese, infatti, affiancano questi bonus ad altri strumenti come Transizione 4.0, Nuova Sabatini, contributi regionali o finanziamenti agevolati, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente il costo degli investimenti. Tuttavia, la cumulabilità non è automatica e deve sempre rispettare i limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.
In linea generale, il credito d’imposta ZES e ZLS è cumulabile con altri incentivi che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che non venga superata l’intensità massima di aiuto stabilita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027, richiamata anche dalla normativa nazionale. Ciò significa che la somma di tutti i benefici ottenuti non può eccedere una determinata percentuale dell’investimento complessivo, variabile in base alla dimensione dell’impresa (piccola, media o grande) e alla regione in cui è localizzato l’investimento.
Particolare attenzione va posta nel coordinamento tra credito ZES/ZLS e bonus Transizione 4.0. In questi casi è necessario verificare che i benefici non si sovrappongano oltre i limiti consentiti e che ogni incentivo sia correttamente contabilizzato. L’Agenzia delle Entrate, in sede di controllo, può richiedere una ricostruzione puntuale delle agevolazioni fruite, motivo per cui è fondamentale predisporre un dossier documentale chiaro e coerente.
Dal punto di vista operativo, una corretta gestione della cumulabilità consente di ottenere un effetto leva molto significativo, abbattendo in modo rilevante il costo netto dell’investimento. Al contrario, una valutazione superficiale può portare a recuperi di imposta e sanzioni, vanificando i vantaggi fiscali ottenuti. Anche in questo ambito, la consulenza preventiva è essenziale per muoversi nel rispetto delle regole e sfruttare appieno le opportunità offerte dal sistema degli incentivi.
Utilizzo del credito d’imposta
Una volta correttamente maturato, il credito d’imposta ZES e ZLS può essere utilizzato dalle imprese esclusivamente in compensazione tramite modello F24, secondo le modalità stabilite dall’Agenzia delle Entrate. Questo aspetto operativo è fondamentale perché incide direttamente sulla liquidità aziendale e sulla pianificazione dei flussi finanziari. Il credito non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRES o IRPEF, né della base imponibile IRAP, rappresentando quindi un beneficio fiscale pieno, senza effetti negativi sulla tassazione ordinaria.
Dal punto di vista pratico, l’utilizzo in compensazione consente all’impresa di ridurre imposte e contributi dovuti, come IVA, ritenute, IRES, IRPEF o contributi previdenziali, migliorando il cash flow già nel breve periodo. Tuttavia, l’utilizzo del credito è subordinato alla corretta presentazione della comunicazione iniziale e della comunicazione integrativa, nonché al rispetto dei limiti annuali eventualmente previsti in base alle risorse disponibili. Un utilizzo anticipato o non coerente con i dati comunicati può determinare lo scarto del modello F24 o l’apertura di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Dal punto di vista contabile, il credito d’imposta ZES e ZLS deve essere correttamente rilevato in bilancio, secondo i principi contabili applicabili all’impresa. In genere, il credito viene iscritto tra i crediti tributari, con effetti positivi sul risultato economico e sugli indici finanziari. Una gestione corretta consente anche di migliorare il rating bancario, facilitando l’accesso al credito e il dialogo con gli istituti finanziari.
Infine, è importante sottolineare che l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli successivi sull’utilizzo in compensazione, verificando la coerenza tra credito fruito e investimenti effettivamente realizzati. Per questo motivo, una gestione ordinata della documentazione e un monitoraggio costante del credito residuo sono elementi chiave per evitare contestazioni e recuperi d’imposta, trasformando l’agevolazione in un reale vantaggio finanziario nel medio-lungo periodo.
Opportunità per PMI e grandi imprese
Il credito d’imposta ZES e ZLS 2026-2028 non è solo un’agevolazione fiscale, ma rappresenta una leva strategica di sviluppo sia per le PMI sia per le grandi imprese. La possibilità di ridurre in modo significativo il costo degli investimenti consente alle aziende di anticipare piani di crescita, modernizzare gli impianti produttivi e rafforzare la propria presenza in territori chiave dal punto di vista economico e logistico. In particolare, le ZES e le ZLS favoriscono una visione di medio-lungo periodo, orientata alla creazione di valore stabile.
Per le piccole e medie imprese, il bonus può rappresentare un’occasione unica per superare i limiti di capitale che spesso rallentano l’innovazione. L’accesso al credito d’imposta consente di investire in nuovi macchinari, migliorare l’efficienza produttiva e competere su mercati più ampi, riducendo l’impatto fiscale e finanziario dell’investimento. Inoltre, la localizzazione in aree ZES o ZLS può favorire l’accesso a ulteriori incentivi regionali e nazionali, creando un effetto moltiplicatore dei benefici.
Le grandi imprese, invece, possono utilizzare il credito ZES e ZLS come strumento di ottimizzazione fiscale e logistica, pianificando investimenti strutturati in poli produttivi o hub logistici strategici. La presenza di infrastrutture dedicate, procedure semplificate e incentivi fiscali rende queste aree particolarmente attrattive per progetti di reshoring, ampliamento della capacità produttiva o riorganizzazione della supply chain. In questo contesto, la ZLS assume un ruolo centrale per le aziende orientate all’export e alla gestione dei flussi internazionali.
In entrambi i casi, la chiave del successo risiede nella pianificazione integrata: valutare con attenzione il territorio, la tipologia di investimento e il mix di agevolazioni disponibili consente di trasformare il bonus fiscale in un vantaggio competitivo duraturo, evitando decisioni affrettate o non coerenti con la strategia aziendale complessiva.
Ruolo territoriale ZES e ZLS
Le Zone Economiche Speciali (ZES) e le Zone Logistiche Semplificate (ZLS) rappresentano uno degli strumenti più rilevanti di politica economica territoriale adottati negli ultimi anni, con l’obiettivo di ridurre i divari di sviluppo e rendere più attrattive alcune aree strategiche del Paese. Il credito d’imposta 2026-2028 si inserisce in questo contesto come leva fiscale capace di stimolare investimenti, occupazione e crescita infrastrutturale, generando effetti positivi non solo per le singole imprese, ma per l’intero sistema economico locale.
Nel caso della ZES Unica, l’incentivo fiscale mira a rafforzare il tessuto produttivo del Mezzogiorno e delle nuove regioni incluse, favorendo l’insediamento di attività industriali e la modernizzazione di quelle esistenti. L’attrazione di nuovi investimenti produttivi comporta ricadute dirette sull’occupazione, sulla filiera dei fornitori e sull’indotto, contribuendo a creare un ecosistema economico più dinamico e competitivo. In questo senso, il bonus ZES diventa uno strumento di sviluppo strutturale, non limitato al solo vantaggio fiscale immediato.
Le ZLS, invece, svolgono un ruolo chiave nel potenziamento delle infrastrutture logistiche e dei collegamenti intermodali, elementi essenziali per la competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali. Incentivare investimenti in queste aree significa migliorare l’efficienza dei trasporti, ridurre i costi di movimentazione delle merci e attrarre operatori economici legati alla logistica avanzata. Il credito d’imposta ZLS contribuisce così a rafforzare il ruolo dei porti e dei nodi logistici italiani nelle catene del valore globali.
Nel medio-lungo periodo, l’effetto combinato di incentivi fiscali, semplificazioni amministrative e investimenti infrastrutturali può trasformare le ZES e le ZLS in veri e propri poli di sviluppo. Per le imprese, questo significa non solo beneficiare di un risparmio fiscale, ma operare in contesti territoriali sempre più competitivi e integrati, con vantaggi economici e strategici duraturi.
Prospettive future
La proroga del Bonus ZES e ZLS fino al 2028, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, offre alle imprese una visibilità temporale rara nel panorama degli incentivi fiscali italiani. Avere un orizzonte triennale certo consente infatti di programmare gli investimenti in modo più efficiente, superando la logica dell’intervento emergenziale e adottando una pianificazione industriale strutturata. Questo elemento è particolarmente rilevante per le imprese che intendono realizzare progetti complessi, con tempi di attuazione medio-lunghi.
Dal punto di vista strategico, il periodo 2026-2028 può rappresentare una fase decisiva per ripensare la localizzazione delle attività produttive e logistiche, anche in chiave di reshoring e riduzione della dipendenza da mercati esteri. Il credito d’imposta, se inserito in una strategia di sviluppo coerente, permette di ridurre il rischio finanziario degli investimenti e di migliorare la sostenibilità economica dei progetti, favorendo scelte imprenditoriali più ambiziose ma al tempo stesso prudenti.
Un altro aspetto da considerare riguarda l’evoluzione della normativa europea sugli aiuti di Stato. La proroga attuale si inserisce nel quadro della Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027, ma è già prevedibile che nei prossimi anni possano essere introdotti aggiornamenti o nuove linee guida. Le imprese che iniziano a programmare oggi gli investimenti hanno quindi un vantaggio competitivo, potendo bloccare condizioni favorevoli e adattarsi più facilmente a eventuali cambiamenti normativi.
In questo scenario, la chiave per sfruttare appieno il Bonus ZES e ZLS è la programmazione anticipata: valutare per tempo la fattibilità degli investimenti, la loro localizzazione, la cumulabilità con altri incentivi e l’impatto sul bilancio aziendale. Solo così il credito d’imposta può trasformarsi da semplice agevolazione fiscale a strumento di crescita e stabilità nel lungo periodo.
Conclusione
Il Bonus ZES e ZLS 2026-2028 si conferma come una delle agevolazioni fiscali più rilevanti e strutturate a disposizione delle imprese italiane, grazie alla proroga introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 e ai chiarimenti operativi forniti dall’Agenzia delle Entrate con i provvedimenti del 30 gennaio. La possibilità di accedere a un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali, unita a un orizzonte temporale triennale certo, rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il carico fiscale in modo legale, migliorare la liquidità aziendale e sostenere programmi di crescita più ambiziosi.
Tuttavia, come emerso nel corso dell’analisi, il beneficio non è automatico. Il rispetto delle regole operative, delle scadenze e degli obblighi documentali è essenziale per evitare la decadenza dall’agevolazione e possibili contestazioni future. Errori nella compilazione dei modelli, una pianificazione superficiale degli investimenti o una gestione non coordinata con altri incentivi possono compromettere un vantaggio fiscale che, se correttamente utilizzato, può incidere in modo significativo sulla redditività dell’impresa.
In quest’ottica, il credito ZES e ZLS non deve essere visto come un semplice bonus, ma come uno strumento di pianificazione fiscale e strategica, capace di accompagnare l’impresa nelle scelte di localizzazione, innovazione e sviluppo produttivo. Affidarsi a una consulenza professionale consente di massimizzare i benefici fiscali, economici e finanziari, trasformando l’incentivo in un vero vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Per le imprese che intendono investire tra il 2026 e il 2028, muoversi per tempo è la chiave per non perdere questa importante opportunità.

