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martedì 27 Gennaio 2026

Assegnazione agevolata beni ai soci 2026: guida completa a vantaggi, imposte e strategia fiscale

Con la Legge di Bilancio 2026, il legislatore italiano riapre una finestra che molti imprenditori stavano attendendo: quella dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci. Un’opportunità fiscale e patrimoniale già sperimentata con successo negli anni passati, e che si ripresenta nel 2026 con condizioni favorevoli e obiettivi chiari. Ma in cosa consiste davvero questa misura? Quali vantaggi offre? E soprattutto: conviene sfruttarla?

L’assegnazione agevolata rappresenta uno strumento chiave per le società di persone e di capitali che vogliono razionalizzare il patrimonio aziendale, liberandosi di immobili e beni non più strategici e trasferendoli ai soci a condizioni fiscali di favore. È una mossa di ottimizzazione fiscale, ma anche di pianificazione patrimoniale e di semplificazione del perimetro societario, con effetti positivi anche in ottica di passaggio generazionale.

Il 2026 potrebbe dunque essere l’anno giusto per ripensare alla struttura patrimoniale della propria società, sfruttando un prelievo fiscale sostitutivo più leggero rispetto al regime ordinario. Con una tassazione che può arrivare anche solo all’8% o al 10,5%, rispetto ad aliquote ben più elevate in caso di cessione ordinaria, il risparmio è evidente.

In questo articolo esploreremo nel dettaglio come funziona l’assegnazione agevolata dei beni ai soci nel 2026, chi può beneficiarne, quali sono le condizioni previste dalla nuova normativa e come sfruttarla per risparmiare in modo legale e pianificare al meglio il futuro della propria impresa.

Soggetti ammessi

La riapertura dell’assegnazione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2026 si rivolge, in linea con le precedenti versioni della misura, a un’ampia platea di società commerciali residenti in Italia. Si tratta di una misura studiata appositamente per favorire il riassetto patrimoniale all’interno di società che operano nell’ambito dell’impresa e che detengono beni immobili o mobili registrati non più considerati strategici per l’attività aziendale.

In particolare, possono beneficiare dell’agevolazione:

  • le società di capitali, ovvero:

    • Società per Azioni (S.p.A.),

    • Società in Accomandita per Azioni (S.a.p.a.),

    • Società a Responsabilità Limitata (S.r.l.);

  • le società di persone, cioè:

    • Società in Nome Collettivo (S.n.c.),

    • Società in Accomandita Semplice (S.a.s.).

Sono invece escluse le ditte individuali, così come non rientrano nel perimetro della norma le società semplici, le quali non svolgono attività commerciale in senso stretto.

Un ulteriore requisito fondamentale è che la società deve essere residente fiscalmente in Italia, in modo da rientrare nella giurisdizione della normativa nazionale e poter applicare il regime agevolato previsto. La residenza fiscale è quindi uno dei pilastri su cui si fonda l’accesso al beneficio.

Questa apertura alle varie forme societarie rappresenta un’occasione concreta per molte realtà imprenditoriali italiane, in particolare quelle a conduzione familiare, per effettuare un’operazione di riorganizzazione interna e valorizzazione del patrimonio in modo fiscalmente efficiente.

Quali beni possono essere assegnati 

Il perimetro oggettivo dell’assegnazione agevolata 2026 è ben definito e si concentra su una specifica categoria di beni: quelli non utilizzati direttamente nell’attività d’impresa. Lo scopo è infatti quello di consentire la fuoriuscita di beni non strategici dal patrimonio societario, premiando le società che scelgono di semplificare la struttura aziendale e riallocare le risorse in modo più efficiente, anche in un’ottica di passaggio generazionale o dismissione del ramo immobiliare.

In particolare, rientrano tra i beni agevolabili:

  • gli immobili non strumentali per destinazione, ovvero:

    • immobili merce (destinati alla vendita),

    • immobili patrimonio (non utilizzati nell’attività produttiva né destinati alla vendita),

    • immobili strumentali per natura ma concessi in locazione o comodato (e quindi non utilizzati direttamente dall’impresa);

  • i beni mobili registrati non impiegati come strumentali, come ad esempio:

    • autoveicoli,

    • natanti,

    • aeromobili, se presenti nel patrimonio societario.

Un aspetto operativo fondamentale riguarda il momento della qualificazione del bene: ciò che conta è l’uso effettivo al momento dell’assegnazione, indipendentemente da quando il bene sia stato acquistato o dal suo uso in passato.

Infine, è importante evidenziare un limite sottolineato dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate: non rientrano tra i beni agevolabili i diritti reali parziali (come usufrutto o nuda proprietà). L’agevolazione si applica solo in presenza di fuoriuscita effettiva del bene dal patrimonio sociale. Ad esempio, l’assegnazione della piena proprietà al socio, che in precedenza era solo usufruttuario, può rientrare tra i casi ammessi.

Assegnazione agevolata beni ai soci 2026 - Commercialista.it

Scadenze e condizioni per l’accesso

Per poter beneficiare dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci nel 2026, la tempistica rappresenta un aspetto determinante. La Legge di Bilancio fissa una finestra temporale ben precisa, entro la quale devono essere effettuate tutte le operazioni rilevanti: assegnazioni, cessioni agevolate ai soci e trasformazioni in società semplice (nel caso di società di mero godimento). La scadenza ufficiale per perfezionare tali operazioni è il 30 settembre 2026.

Entro tale termine devono essere:

  • adottate le delibere societarie,

  • sottoscritti gli atti notarili, ove previsti.

Ma non è tutto. La norma impone anche una condizione soggettiva per i soci assegnatari, che introduce un elemento temporale volto a prevenire manovre elusive. Per poter accedere all’agevolazione, il socio che riceve il bene deve:

  • risultare socio alla data del 30 settembre 2025, oppure

  • essere iscritto nel libro soci entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, ma in forza di un titolo con data certa anteriore al 1° ottobre 2025.

Questa clausola è una precauzione anti-elusiva: mira a evitare che soggetti esterni vengano inseriti artificialmente nella compagine societaria, con l’unico obiettivo di accedere alle agevolazioni in modo non conforme allo spirito della norma.

Per questo motivo è fondamentale che le società interessate inizino tempestivamente l’analisi della propria struttura societaria e del patrimonio da assegnare, così da poter rispettare tutti i requisiti formali e sostanziali entro le scadenze previste.

Imposta sostitutiva

Uno dei principali motivi di interesse per l’assegnazione agevolata 2026 risiede nella possibilità di applicare un prelievo fiscale ridotto, sotto forma di imposta sostitutiva, in luogo della tassazione ordinaria sulle plusvalenze. Ma per comprendere esattamente il vantaggio, è necessario entrare nel merito di come si determina la base imponibile e quali sono le aliquote applicabili.

L’imposta sostitutiva si applica sulla differenza tra:

  • il valore normale del bene (definito ai sensi dell’art. 9 del TUIR, quindi il valore di mercato),

  • oppure, nel caso degli immobili, è possibile optare per il valore catastale rivalutato,
    e

  • il costo fiscalmente riconosciuto del bene in capo alla società.

Se questa differenza è pari o inferiore a zero, la base imponibile è nulla, e di conseguenza non si genera alcuna imposta sostitutiva sulla plusvalenza: una situazione fiscalmente neutra che può verificarsi, ad esempio, per immobili completamente ammortizzati o già svalutati nel tempo.

Le aliquote dell’imposta sostitutiva sono due:

  • 8% in via ordinaria;

  • 10,5% nel caso di società non operative o “di comodo”, qualora risultino tali per almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti (criteri ex art. 30, L. 724/1994).

Un altro elemento rilevante riguarda le riserve in sospensione d’imposta: se l’assegnazione comporta l’utilizzo di tali riserve, queste vengono tassate separatamente con un’imposta sostitutiva del 13%, da calcolare su una base imponibile distinta rispetto a quella della plusvalenza.

È importante ricordare che:

  • l’utilizzo delle riserve in sospensione avviene in via residuale, solo dopo aver esaurito riserve di utili e di capitale;

  • l’importo delle riserve “liberate” non può eccedere il valore contabilmente impiegato per l’assegnazione del bene.

Una corretta pianificazione dell’operazione richiede quindi un’analisi contabile approfondita, per determinare l’effettiva esposizione fiscale e valutare il reale vantaggio dell’operazione.

Assegnazione agevolata beni ai soci 2026 - Commercialista.it

Imposte indirette e IVA

Quando si analizza la convenienza dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci, l’attenzione si concentra quasi sempre sull’imposta sostitutiva dell’8% o del 10,5%. Tuttavia, per molte operazioni – in particolare quelle che coinvolgono immobili di recente acquisizione o soggetti a regime IVA – il vero punto critico è rappresentato dalle imposte indirette, cioè imposta di registro, ipotecaria, catastale e IVA.

La disciplina del 2026, secondo quanto emerge dalla lettura della Legge di Bilancio e dalla documentazione previgente (in particolare la Legge 197/2022, da cui l’impianto viene sostanzialmente ricalcato), conferma due importanti leve di vantaggio fiscale:

  • Imposta di registro ridotta alla metà, ove applicabile;

  • Imposte ipotecaria e catastale fisse, invece che proporzionali.

Questo trattamento agevolato si traduce, nella pratica, in un notevole risparmio sui costi d’atto, soprattutto in caso di assegnazione di immobili a valore elevato, dove l’applicazione ordinaria delle imposte proporzionali potrebbe comportare esborsi significativi.

Tuttavia, è sul versante IVA che si gioca spesso la partita più delicata. L’assegnazione di immobili originariamente acquistati con detrazione dell’IVA espone l’operazione alla rettifica della detrazione IVA ai sensi dell’art. 19-bis2 del DPR 633/1972, qualora non siano trascorsi i dieci anni previsti dal monitoraggio. In questi casi, l’azienda potrebbe dover restituire all’Erario parte dell’IVA detratta all’epoca dell’acquisto.

Ecco perché la convenienza non può mai essere valutata solo in base all’imposta sostitutiva, ma deve tener conto dell’intero pacchetto di imposte, dirette e indirette, con un’attenzione particolare alla storia fiscale del bene, alla data di acquisto, e al regime IVA originario.

Una due diligence fiscale preventiva è quindi fondamentale per stimare i costi complessivi dell’operazione e identificare eventuali criticità che potrebbero annullare il beneficio fiscale apparente.

Aspetti civilistici e di bilancio

Oltre ai profili fiscali, l’assegnazione agevolata dei beni ai soci comporta effetti rilevanti anche sotto il profilo civilistico e contabile. Le società che intendono perfezionare l’operazione nel 2026 devono prestare particolare attenzione alla corretta gestione delle delibere societarie, alla tutela del capitale e alla rappresentazione in bilancio dell’operazione.

Dal punto di vista contabile, non esiste un modello unico: sono infatti possibili diversi approcci per rappresentare l’assegnazione del bene, con implicazioni diverse sul patrimonio netto e sugli equilibri finanziari della società. Tra le metodologie più diffuse si segnalano:

  • lo storno del valore contabile del bene, con imputazione diretta alle riserve disponibili;

  • la creazione di una riserva da riallineamento nel caso in cui venga utilizzato un valore normale superiore al valore contabile;

  • l’approccio proposto dal CNDCEC, che suggerisce soluzioni che tengano conto della tutela dei creditori e della corretta rappresentazione del risultato d’esercizio.

Particolare attenzione va inoltre posta all’utilizzo delle riserve in sospensione d’imposta, che – se impiegate per coprire l’assegnazione – danno luogo a una imposta sostitutiva separata del 13%. In bilancio, queste riserve devono essere evidenziate e gestite in modo autonomo, dato il loro regime fiscale vincolato.

Dal punto di vista civilistico, è fondamentale che le delibere assembleari siano adottate nel pieno rispetto delle norme sulla tutela del capitale e dei diritti dei soci. L’operazione di assegnazione potrebbe infatti ridurre le riserve disponibili o, in alcuni casi, impattare sul capitale, con potenziali riflessi sulla solidità patrimoniale percepita dai terzi (banche, fornitori, ecc.).

In sintesi, l’assegnazione agevolata non è solo un’operazione fiscale, ma una manovra plurifattoriale, che deve essere costruita su misura, tenendo conto della struttura contabile, finanziaria e patrimoniale della società, per evitare squilibri o contestazioni.

Checklist operativa 

Per attuare un’assegnazione agevolata ben strutturata e senza rischi nel 2026, è essenziale seguire un metodo operativo chiaro e rigoroso, che tenga conto di tutti gli adempimenti fiscali, civilistici e contabili. Di seguito una checklist praticache riassume i passaggi fondamentali da eseguire:

  1. Censimento dei beni assegnabili: individuare con precisione i beni potenzialmente oggetto dell’operazione, verificando che al momento dell’atto non siano utilizzati come strumentali (ad es. immobili concessi in locazione o non utilizzati direttamente nell’attività).

  2. Verifica della posizione dei soci: accertarsi che i destinatari dei beni siano:

    • soci al 30 settembre 2025, oppure

    • iscritti nel libro soci entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, con titolo a data certa anteriore al 1° ottobre 2025.

  3. Determinazione del valore e della base imponibile:

    • scegliere tra valore normale (di mercato) o valore catastale, dove consentito;

    • calcolare il costo fiscale riconosciuto del bene;

    • determinare la plusvalenza agevolata su cui applicare l’imposta sostitutiva.

  4. Verifica operatività societaria:

    • effettuare il test di operatività (ex art. 30, L. 724/1994) sui tre anni precedenti;

    • stabilire se si applica l’aliquota 8% o quella maggiorata del 10,5% (in caso di società di comodo).

  5. Gestione delle riserve in sospensione d’imposta:

    • quantificare le riserve eventualmente da annullare;

    • calcolare l’imposta sostitutiva del 13% separatamente dalla plusvalenza;

    • ricordare che l’uso delle riserve in sospensione è residuale rispetto a quelle di utili e capitale.

  6. Analisi delle imposte indirette e dell’IVA:

    • verificare se l’operazione è imponibile o esente da IVA;

    • considerare l’imposta di registro (ridotta), imposte ipocatastali fisse;

    • analizzare possibili rettifiche IVA per detrazioni pregresse (art. 19-bis2, DPR 633/1972).

  7. Pianificazione formale e scadenze:

    • predisporre per tempo le delibere assembleari e gli atti notarili necessari;

    • assicurarsi che l’intera operazione si perfezioni entro il 30 settembre 2026.

  8. Valutazione comparativa strategica:

    • confrontare l’assegnazione agevolata con le alternative: cessione del bene al socio o trasformazione in società semplice;

    • considerare le implicazioni su:

      • fiscalità futura (canoni, plusvalenze),

      • obiettivi di pianificazione patrimoniale (passaggio generazionale, uscita di immobili),

      • sostenibilità finanziaria e civilistica dell’operazione.

Questa checklist rappresenta una base di lavoro fondamentale per evitare errori e per massimizzare l’efficacia dell’operazione sotto il profilo fiscale, contabile e giuridico. Un approccio strutturato consente non solo di rispettare i requisiti di legge, ma anche di ottenere il massimo beneficio economico da uno strumento che, se ben usato, può davvero cambiare la gestione patrimoniale dell’impresa.

Conclusioni

L’assegnazione agevolata dei beni ai soci nel 2026 non è un semplice adempimento “di fine anno”, né un’operazione standardizzabile per tutte le imprese. Si tratta, al contrario, di una manovra articolata, che richiede un’analisi integrata su più livelli: fiscale, IVA, civilistico e contabile. Ogni componente ha il potere di incidere in modo significativo sulla convenienza economica complessiva.

La riapertura della misura da parte della Legge di Bilancio 2026 rappresenta una finestra temporanea e probabilmente non ripetibile per molte società che intendono riallineare la propria struttura patrimoniale con il modello di business attuale, oppure per prepararsi a operazioni più ampie come passaggi generazionali, dismissioni immobiliari o trasformazioni societarie.

Tuttavia, è essenziale ribadire che la convenienza va valutata caso per caso. L’effettivo beneficio dell’agevolazione dipende da numerosi fattori:

  • il differenziale tra valore normale (o catastale) e costo fiscale del bene;

  • l’applicabilità dell’aliquota ridotta (8% vs 10,5%);

  • la presenza di riserve in sospensione;

  • e soprattutto il carico IVA e delle imposte indirette, spesso determinanti nel ribaltare la convenienza percepita.

In questo scenario complesso, un supporto professionale qualificato è fondamentale per costruire un’operazione solida, sicura e fiscalmente vantaggiosa. L’assegnazione agevolata può essere una straordinaria occasione di pianificazione patrimoniale e risparmio fiscale, ma solo se affrontata con metodo, dati alla mano e una visione strategica.

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