Nel 2026 il tema dei rimborsi fiscali torna al centro dell’attenzione di milioni di contribuenti italiani, soprattutto per chi presenta il modello 730, il modello Redditi Persone Fisiche oppure inoltra un’istanza diretta all’Agenzia delle Entrate per recuperare somme versate in eccesso. Capire come ottenere il rimborso, in quali tempi arriva e soprattutto come comunicare correttamente l’IBAN al Fisco è fondamentale per evitare ritardi, errori e inutili complicazioni. Molti contribuenti, infatti, non sanno che un semplice dato bancario mancante o non aggiornato può rallentare l’accredito delle somme spettanti.
Sommario
In questa guida sui rimborsi fiscali 2026 vedremo chi ha diritto al rimborso, come funziona la procedura nei diversi casi, quali sono le regole da seguire per trasmettere l’IBAN all’Agenzia delle Entrate e quali accorgimenti adottare per ricevere il pagamento in modo più rapido e sicuro.
Come richiedere un rimborso fiscale
L’Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata del proprio sito istituzionale, fornisce istruzioni dettagliate per tutti i contribuenti che hanno diritto a ricevere un rimborso fiscale, chiarendo in modo preciso le modalità operative da seguire. In linea generale, esistono due principali canali per ottenere il rimborso: attraverso la dichiarazione dei redditi oppure mediante la presentazione di un’apposita istanza.
Nel primo caso, il rimborso può emergere direttamente dalla dichiarazione (modello 730, modello Redditi Persone Fisiche o dichiarazione IVA tramite modello TR), compilando correttamente i quadri previsti. Ad esempio, nel modello Redditi, se risulta un credito, il contribuente può indicare nel quadro RX se intende richiedere il rimborso oppure utilizzare l’importo in compensazione per pagare altri tributi.
Diversamente, i lavoratori dipendenti e i pensionati che utilizzano il modello 730 possono ricevere il rimborso in modo automatico direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione, tramite il datore di lavoro o l’ente pensionistico. La seconda modalità prevede invece la presentazione di una specifica istanza all’Agenzia delle Entrate: questa va indirizzata all’ufficio competente in base al domicilio fiscale se riguarda imposte sui redditi (come nel caso di versamenti duplicati), oppure all’ufficio presso cui è stato registrato l’atto, se il rimborso riguarda imposte di registro o tributi collegati.
Rimborso con Modello Redditi PF 2026
Quando dalla dichiarazione dei redditi tramite Modello Redditi PF 2026 emerge un credito, il contribuente può scegliere di richiederne il rimborso compilando correttamente il quadro RX, oppure optare per l’utilizzo in compensazione tramite modello F24 o ancora riportarlo nella dichiarazione dell’anno successivo.
La scelta è fondamentale: se infatti il contribuente non indica alcuna opzione nel quadro RX, il credito viene automaticamente considerato come eccedenza da riportare negli anni successivi, senza rimborso immediato. Nel caso in cui il credito non venga utilizzato, resta comunque possibile richiederne la restituzione nella dichiarazione successiva.
L’Agenzia delle Entrate procede all’erogazione del rimborso solo dopo aver effettuato una serie di verifiche, tra cui il controllo che il credito non sia già stato utilizzato in compensazione o riportato negli anni seguenti. Le dichiarazioni sono infatti soggette al controllo automatizzato previsto dall’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973, finalizzato a verificare la correttezza formale dei dati inseriti. Solo a seguito di esito positivo di tali controlli, il rimborso viene autorizzato.
Inoltre, l’Agenzia verifica che il beneficiario sia legittimato a ricevere le somme (ad esempio nei casi di contribuenti deceduti, per cui è necessario individuare gli eredi). Per velocizzare i tempi di accredito, è fortemente consigliato comunicare il proprio IBAN all’Agenzia delle Entrate, così da ricevere il rimborso direttamente sul conto corrente. Le stesse regole si applicano, in linea generale, anche ai crediti risultanti dalla dichiarazione IRAP.
Rimborso 730/2026
Il modello 730/2026 rappresenta la modalità più semplice e veloce per ottenere i rimborsi fiscali, soprattutto per lavoratori dipendenti, pensionati e altri contribuenti individuati dalla normativa. In questi casi, il rimborso viene erogato direttamente dal datore di lavoro in busta paga oppure dall’ente pensionistico nel cedolino mensile, senza necessità di ulteriori adempimenti.
Tuttavia, il modello 730 può essere utilizzato anche dai contribuenti privi di sostituto d’imposta: in questa ipotesi, il rimborso non avviene tramite datore di lavoro, ma viene accreditato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. È importante sapere che il 730 può essere presentato anche dagli eredi per conto di contribuenti deceduti nel periodo compreso tra l’inizio dell’anno d’imposta e la scadenza di presentazione.
I rimborsi vengono sempre erogati al netto di eventuali crediti già utilizzati in compensazione tramite modello F24, lasciando al contribuente la possibilità di scegliere come utilizzare il proprio credito fiscale.
In presenza di situazioni particolari, come incoerenze nei dati dichiarati o rimborsi superiori a 4.000 euro, l’Agenzia delle Entrate può attivare controlli preventivi prima di procedere al pagamento. Anche in questo caso, per accelerare l’accredito, è fortemente consigliato comunicare il proprio IBAN tramite i servizi telematici dell’Agenzia.
Infine, se il contribuente si accorge di non aver inserito tutti gli elementi utili al rimborso, può presentare una dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo; nei casi in cui ciò non sia possibile, resta sempre la possibilità di presentare un’istanza di rimborso.

Procedura, documenti e scadenze
Quando non è possibile ottenere il rimborso tramite dichiarazione dei redditi, il contribuente può presentare un’apposita istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate. Per le imposte dirette (come IRPEF o IRES), la richiesta deve essere inviata all’ufficio competente in base al domicilio fiscale del contribuente al momento in cui è stata presentata la dichiarazione da cui emerge il credito.
Diversamente, per imposte indirette come registro, successioni o donazioni, l’istanza va presentata all’ufficio territoriale presso cui è stato registrato l’atto; in assenza di registrazione, vale il domicilio fiscale. Anche nel caso di invio all’ufficio non competente, sarà l’Amministrazione a trasmettere la richiesta all’ufficio corretto. L’istanza, da redigere in carta semplice (salvo modelli specifici), deve contenere l’importo richiesto, le motivazioni del diritto al rimborso e la documentazione a supporto, se non già in possesso della Pubblica Amministrazione. È consigliabile indicare anche recapiti come telefono, email o PEC.
La domanda può essere inviata tramite PEC, posta elettronica, servizi telematici dell’Agenzia o consegnata allo sportello, allegando documento di identità ed eventuale delega. Gli utenti abilitati possono utilizzare il servizio online “Consegna documenti e istanze” per ottenere ricevuta protocollata. Fondamentali sono le tempistiche: 48 mesi per imposte sui redditi, 36 mesi per imposte indirette e 24 mesi nei casi residuali (ai sensi dell’art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 546/1992).
Dopo la presentazione, l’istanza può essere accolta con erogazione del rimborso oppure respinta; in caso di diniego o di “silenzio-rifiuto” dopo 90 giorni, il contribuente può presentare ricorso.
Come vengono pagati i rimborsi fiscali dall’ADE
Una volta riconosciuto il diritto al rimborso, l’Agenzia delle Entrate procede all’erogazione delle somme privilegiando il pagamento tramite bonifico su conto corrente bancario o postale. Per rendere possibile questa modalità, il contribuente deve comunicare preventivamente il proprio codice IBAN all’Agenzia, che verrà utilizzato per tutti i rimborsi futuri, salvo eventuali aggiornamenti.
Questa soluzione rappresenta il metodo più rapido, sicuro e tracciabile per ricevere le somme spettanti. In assenza di coordinate bancarie, invece, il rimborso viene erogato tramite assegno vidimato emesso da Poste Italiane, una modalità più lenta e soggetta a ulteriori verifiche. Il contribuente può incassare l’assegno entro i termini di validità indicati, scegliendo se versarlo sul proprio conto oppure ritirarlo in contanti presso un ufficio postale.
Tuttavia, prima del pagamento, Poste Italiane effettua controlli rigorosi sull’identità del beneficiario, sulla validità del titolo e sulla corretta corrispondenza dei dati: eventuali incongruenze comportano il rifiuto del pagamento. In casi particolari, come assegni intestati a minori, soggetti interdetti, deceduti o falliti, il rimborso può essere incassato da soggetti legittimati (come tutori o eredi), previa presentazione della documentazione necessaria.
Per evitare ritardi e complicazioni, è quindi fortemente consigliato comunicare l’IBAN tramite il servizio online “Accredito rimborso ed altre somme su c/c” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate; in alternativa, è possibile farlo presso un ufficio territoriale, allegando un documento di identità.
Rimborsi fiscali agli eredi
I rimborsi fiscali intestati a un contribuente deceduto possono essere richiesti dagli eredi sia tramite dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF) sia attraverso la presentazione di un’istanza all’Agenzia delle Entrate. Nel caso più semplice, ovvero quando l’eredità è devoluta per legge (in assenza di testamento) e la dichiarazione di successione è già stata presentata, non sono necessari ulteriori adempimenti: il rimborso viene erogato automaticamente agli eredi in base alle rispettive quote ereditarie risultanti dalla successione.
Gli eredi legittimi, in questi casi, sono il coniuge, i figli, gli ascendenti, i fratelli e gli altri parenti fino al sesto grado. Se invece i chiamati all’eredità non hanno ancora accettato o non intendono ricevere il rimborso, possono comunicarlo all’Agenzia utilizzando il servizio telematico “Rimborsi intestati a contribuente deceduto”, con possibilità di revoca successiva. Nei casi più complessi, come successione testamentaria o assenza di dichiarazione di successione, sarà l’ufficio territoriale competente a richiedere la documentazione necessaria per attestare la qualità di erede.
In ogni situazione, è comunque possibile presentare un’istanza di rimborso in qualità di erede, utilizzando il servizio online “Consegna documenti e istanze” e selezionando la voce “Richiesta rimborso”. La richiesta deve essere inviata all’ufficio competente in base all’ultimo domicilio fiscale del contribuente deceduto. Questa procedura consente di recuperare somme spettanti anche in presenza di situazioni ereditarie articolate, evitando la perdita del diritto al rimborso.

Come comunicare l’IBAN
Uno degli aspetti più importanti per ricevere rapidamente i rimborsi fiscali nel 2026 è la corretta comunicazione dell’IBAN all’Agenzia delle Entrate. Senza questo passaggio, infatti, il contribuente rischia di ricevere il rimborso tramite assegno vidimato, con tempi più lunghi e maggiori complicazioni.
La procedura per comunicare l’IBAN è semplice e può essere effettuata interamente online. Innanzitutto, è necessario accedere all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate utilizzando credenziali SPID, CIE o CNS. Una volta effettuato l’accesso, basta digitare “IBAN” nella barra di ricerca interna e selezionare il servizio “Accredito rimborso ed altre somme su c/c”. A questo punto, il sistema consente di inserire o modificare le coordinate bancarie o postali, che verranno associate al codice fiscale del contribuente e utilizzate per tutti i rimborsi futuri.
È fondamentale verificare con attenzione la correttezza dell’IBAN inserito, poiché eventuali errori possono causare ritardi o mancati accrediti. In alternativa, per chi non dispone di strumenti digitali, è possibile comunicare l’IBAN recandosi presso un ufficio territoriale dell’Agenzia, previo appuntamento, presentando un documento di identità valido. Questo passaggio, spesso sottovalutato, rappresenta in realtà la chiave per ottenere rimborsi fiscali in tempi rapidi e senza intoppi, soprattutto nei casi di 730 senza sostituto o rimborsi derivanti da modello Redditi.
Tempi dei rimborsi fiscali 2026
Uno dei dubbi più frequenti tra i contribuenti riguarda i tempi di erogazione dei rimborsi fiscali: quando arrivano davvero i soldi sul conto? La risposta dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di dichiarazione presentata, la presenza o meno del sostituto d’imposta e gli eventuali controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso del modello 730 con sostituto, i rimborsi vengono generalmente accreditati direttamente in busta paga o pensione a partire dai mesi di luglio-agosto 2026, rendendo questa modalità la più veloce.
Per il modello 730 senza sostituto, invece, i tempi si allungano: il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia e può richiedere alcuni mesi, soprattutto in presenza di controlli preventivi. Ancora più variabili sono i tempi per il modello Redditi PF, dove il rimborso avviene solo dopo i controlli automatizzati previsti dall’art. 36-bis del DPR 600/1973 e può arrivare anche l’anno successivo alla presentazione. Nei casi di istanza di rimborso, i tempi possono essere più lunghi e dipendono dalla complessità della pratica e dalle verifiche necessarie.
È importante considerare che eventuali errori nella dichiarazione, incoerenze nei dati o la mancata comunicazione dell’IBAN possono rallentare ulteriormente l’accredito. Per questo motivo, una gestione corretta e completa della pratica fiscale è essenziale per ridurre al minimo i tempi di attesa e ottenere il rimborso nel più breve tempo possibile.
Conclusione
I rimborsi fiscali 2026 rappresentano un’opportunità concreta per recuperare somme versate in eccesso, ma richiedono attenzione, precisione e conoscenza delle procedure corrette. Come abbiamo visto, il contribuente può ottenere il rimborso attraverso il modello 730, il modello Redditi PF oppure tramite istanza diretta all’Agenzia delle Entrate, scegliendo di volta in volta la soluzione più adatta alla propria situazione.
Fondamentale è la corretta compilazione dei modelli dichiarativi, la gestione del credito nel quadro RX e il rispetto delle tempistiche previste dalla normativa, oltre alla conoscenza dei controlli automatizzati disciplinati dall’art. 36-bis del DPR 600/1973. Un elemento spesso sottovalutato, ma decisivo, è la comunicazione dell’IBAN: senza questo dato, i tempi di pagamento possono allungarsi notevolmente. Anche nei casi più complessi, come i rimborsi agli eredi o le istanze per versamenti non dovuti, esistono strumenti chiari e procedure precise per tutelare i propri diritti.
Per evitare ritardi o errori, è sempre consigliabile verificare attentamente i dati inseriti e, se necessario, affidarsi a un professionista. Con una gestione corretta e consapevole, ottenere il rimborso fiscale diventa un processo semplice, veloce e sicuro, permettendo al contribuente di migliorare la propria situazione economica e finanziaria in modo del tutto legale.

