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AGENZIA DELLE ENTRATE

Imposta di donazione e controllo di diritto: i rischi dei diritti particolari nel passaggio generazionale

Analisi della Risposta n. 143/2026 Agenzia Entrate sull'inapplicabilità dell'esenzione TUSD per trasferimento di nuda proprietà con diritti particolari riservati al donante.

Il conflitto tra governance protettiva e agevolazioni fiscali

Nel contesto della pianificazione successoria di imprese e holding, l'utilizzo del patto di famiglia rappresenta uno strumento tecnico per garantire la continuità aziendale. Tuttavia, l'obiettivo di trasferire la proprietà delle quote a un discendente, mantenendo al contempo un presidio decisionale in capo al genitore (donante), può generare un rischio fiscale significativo. Il problema concreto riguarda l'applicazione dell'esenzione prevista dall'articolo 3, comma 4-ter, del Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni (TUSD), come modificato dal decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139.

Molti imprenditori e consulenti ritengono che il semplice trasferimento della nuda proprietà di una partecipazione maggioritaria, unitamente ai relativi diritti di voto, sia sufficiente per accedere al regime di esenzione. In realtà, l'Agenzia delle Entrate, attraverso la Risposta n. 143/2026 del 13 luglio 2026, ha ribadito che non è sufficiente il trasferimento formale della maggioranza dei voti, ma è necessaria l'integrazione di un effettivo controllo di diritto in capo al beneficiario.

Una valutazione professionale in questa fase è fondamentale perché l'inserimento di clausole statutarie volte a tutelare la stabilità del gruppo può trasformarsi nel presupposto per la decadenza del beneficio fiscale. In tali casi, l'operazione sconta l'imposta di donazione in misura ordinaria, con l'aggravio di sanzioni amministrative previste dall'articolo 13 del d.lgs. n. 471/1997 e degli interessi di mora.

Il concetto di controllo di diritto effettivo secondo la prassi e la cassazione

Per comprendere perché l'esenzione possa essere negata, è necessario distinguere tra il controllo formale (la detenzione della maggioranza dei voti nell'assemblea ordinaria) e il controllo di diritto effettivo. Quest'ultimo, come precisato dall'Agenzia e supportato dall'ordinanza della Corte di Cassazione n. 6616 del 19 marzo 2026, presuppone il potere di determinare l'esito delle deliberazioni assembleari ordinarie nel loro complesso, e non un potere circoscritto a singole delibere.

Se l'atto di donazione, il patto di famiglia o lo statuto sociale prevedono diritti particolari riservati al donante, tali da sottrarre all'assemblea ordinaria competenze decisionali strategiche, il controllo del beneficiario risulta depotenziato. Nel caso esaminato dall'Agenzia, l'autorità ha stabilito che l'esercizio dei diritti di voto trasferiti deve permettere al donatario di influire effettivamente sull'adozione delle delibere di competenza ordinaria, senza che tale prerogativa venga ostacolata in fatto da clausole statutarie o patti parasociali.

Questo orientamento sottolinea l'importanza di una corretta governance del rischio fiscale, poiché la mera attribuzione del diritto di voto non neutralizza l'effetto di diritti particolari che rimangono in capo al dante causa.

Analisi del caso: holding, nuda proprietà e clausole invalidanti

L'istanza esaminata nella Risposta n. 143/2026 riguardava il trasferimento del 95% della nuda proprietà di una holding (impresa commerciale ex art. 55 TUIR) al figlio, con attribuzione dei relativi diritti di voto. Nonostante l'ampiezza della quota trasferita, l'Agenzia ha negato l'esenzione a causa di tre elementi critivi presenti nella bozza di statuto:

  • Diritto di nomina degli amministratori: Il donante si riservava il diritto di essere nominato amministratore e Presidente del Consiglio di Amministrazione. Tale clausola sottrae all'assemblea ordinaria una delle sue principali competenze decisionali, precludendo il reale passaggio generazionale del controllo.
  • Quorum deliberativi elevati: Lo statuto prevedeva un voto favorevole di almeno il 96% dei diritti di voto complessivi per le modifiche statutarie. Poiché il figlio disponeva solo del 95%, non poteva modificare autonomamente la clausola che riservava al genitore il potere di nomina.
  • Clausola di gradimento: Il donante manteneva il potere di esprimere o negare il gradimento in caso di trasferimento delle partecipazioni a terzi o altri soci, condizionando la composizione della compagine sociale.

In sostanza, l'Agenzia ha ritenuto che questi diritti particolari compromettano l'autonomia di gestione del beneficiario, rendendo l'operazione incompatibile con la ratio dell'agevolazione prevista dall'art. 3, comma 4-ter del TUSD.

Scenario operativo: il rischio del controllo puramente formale

Per illustrare il rischio, consideriamo uno scenario prudenziale: un imprenditore intende trasferire tramite patto di famiglia la nuda proprietà della propria holding a favore dei figli, attribuendo loro i diritti di voto per garantire che possano esercitare il controllo della società ai sensi dell'art. 2359 c.c. Per mantenere una certa influenza, l'imprenditore inserisce nello statuto un diritto particolare che gli consente di approvare o negare ogni operazione di acquisizione o cessione di partecipazioni del gruppo.

In questo caso, sebbene i figli possiedano formalmente la maggioranza dei voti, l'effettivo potere di determinare l'esito delle delibere relative alla strategia del portafoglio partecipativo resta in mano al genitore. Alla luce della Risposta n. 143/2026, tale configurazione potrebbe essere interpretata come un depotenziamento del controllo di diritto, rendendo l'operazione non esente e comportando l'applicazione dell'imposta di donazione in misura ordinaria.

In sintesi

L'orientamento dell'Agenzia delle Entrate stabilisce che:

  • Il mero trasferimento della maggioranza dei voti non è condizione sufficiente per l'esenzione TUSD.
  • I diritti particolari (come la nomina degli amministratori o veti strategici) riservati al donante possono escludere il beneficio fiscale.
  • Il controllo di diritto deve essere effettivo e reale: il beneficiario deve poter determinare l'esito delle delibere ordinarie nel loro complesso.
  • Quorum statutari che impediscono al beneficiario di modificare le clausole restrittive sono indicatori di mancanza di controllo.
  • Il mancato rispetto di tali requisiti comporta la decadenza dall'esenzione e l'obbligo di pagamento dell'imposta ordinaria, sanzioni e interessi.

Checklist per la verifica della difendibilità del controllo di diritto

Prima di procedere a un trasferimento di quote, è opportuno effettuare un controllo operativo sugli assetti di governance:

  • Nomine: Il beneficiario ha il potere effettivo di nominare e revocare gli organi amministrativi senza vincoli o riserve a favore del donante?
  • Quorum: Le maggioranze necessarie per le delibere ordinarie e straordinarie sono compatibili con la quota trasferita?
  • Veti e Consensi: Esistono clausole di gradimento o diritti di veto che limitano l'autonomia decisionale del nuovo socio su materie ordinarie?
  • Modificabilità: Il beneficiario è in grado di modificare autonomamente lo statuto per rimuovere eventuali limiti al proprio potere?
  • Sostanza: Esiste un allineamento reale tra la volontà di passaggio generazionale e la struttura di governance implementata?

Fonti normative e riferimenti da verificare

  • Agenzia delle Entrate: Risposta a interpello n. 143 del 13 luglio 2026.
  • TUSD: Articolo 3, comma 4-ter (come modificato dal D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139).
  • Codice Civile: Articolo 2359, primo comma, n. 1 (Definizione di controllo).
  • Codice Civile: Articolo 2468, terzo comma (Diritti particolari).
  • Codice Civile: Articoli 768-bis e seguenti (Disciplina del patto di famiglia).
  • Corte di Cassazione: Ordinanza n. 6616 del 19 marzo 2026.

Prossimi passi operativi

La gestione del rischio fiscale nelle operazioni di passaggio generazionale richiede un'integrazione tra competenze societarie e fiscali. Un errore nella redazione di una clausola statutaria, nata con l'intento di proteggere il patrimonio familiare, può generare un onere fiscale imprevisto e rilevante. Il nostro studio, attraverso un approccio multidisciplinare, supporta l'impresa nella definizione di assetti di governance che garantiscano la continuità aziendale senza compromettere la difendibilità delle esenzioni previste dal TUSD.

Operiamo tramite un presidio documentale rigoroso: audit dello statuto, analisi dei patti parasociali e costruzione di una struttura di trasferimento coerente con la ratio della norma. Affidarsi a un team specializzato permette di ordinare i documenti e valutare i rischi insiti nelle clausole di controllo prima della firma dell'atto.

Se state pianificando un passaggio generazionale o desiderate verificare la compliance di un patto di famiglia già sottoscritto, è fondamentale un'analisi tecnica dei documenti per evitare contestazioni future. Per una valutazione professionale del vostro caso, analizzando statuti e bozze di accordo, vi invitiamo a richiedere una consulenza dedicata.

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