Fisco e Tributi
TikTok non è più soltanto un social network dedicato all’intrattenimento. Per migliaia di creator rappresenta ormai un vero e proprio strumento di lavoro attraverso il quale è possibile generare entrate con sponsorizzazioni, collaborazioni con aziende, contenuti pubblicitari, affiliazioni, live, programmi di monetizzazione, vendita di prodotti e servizi e campagne di influencer marketing.
Quando però l’attività diventa abituale e produce compensi con continuità, nasce anche la necessità di comprendere come dichiarare correttamente i guadagni, quando aprire la Partita IVA e quale regime fiscale e previdenziale scegliere.
La scelta è particolarmente importante perché una struttura fiscale sbagliata può comportare il pagamento di imposte e contributi più elevati del necessario.
Al contrario, con un corretto inquadramento è possibile utilizzare le agevolazioni previste dalla normativa e ridurre legalmente il carico fiscale e previdenziale.
Nel 2025 l’INPS ha dedicato ai content creator una specifica circolare, la n. 44 del 19 febbraio 2025, chiarendo che influencer, TikToker, YouTuber, streamer e altre figure digitali devono essere inquadrati previdenzialmente in funzione delle caratteristiche concrete dell’attività svolta. Le indicazioni continuano ad avere rilevanza nel 2026.
Vediamo quindi come aprire una Partita IVA per lavorare con TikTok nel 2026 e quali strategie fiscali possono permettere di risparmiare imposte e contributi.
Quando un profilo TikTok diventa un’attività professionale
Non è il numero di follower a determinare l’obbligo di aprire una Partita IVA.
Un profilo con 5.000 follower può già produrre un’attività economicamente rilevante, mentre un account con centinaia di migliaia di follower potrebbe essere utilizzato senza generare alcun reddito.
Ciò che interessa dal punto di vista fiscale è soprattutto come viene svolta l’attività.
Se il creator pubblica contenuti in maniera abituale, conclude accordi con aziende, partecipa regolarmente a campagne pubblicitarie, monetizza il proprio pubblico oppure riceve compensi dalle piattaforme, l’attività assume normalmente caratteristiche professionali.
L’INPS ricomprende espressamente tra i content creator interessati dalle proprie indicazioni influencer presenti su TikTok, Instagram e Facebook, YouTuber, streamer, blogger, podcaster e amministratori di community digitali. L’elemento centrale è la professionalità o continuità dell’attività, non il luogo fisico dal quale viene svolta.
Questo significa che svolgere l’attività dalla propria abitazione, utilizzando semplicemente smartphone, computer e social network, non esclude l’esistenza di un’attività professionale.
Attenzione al falso mito dei 5.000 euro
Uno degli errori più frequenti è pensare che sia possibile lavorare senza Partita IVA fino a quando non vengono superati 5.000 euro di guadagni annuali.
Non è così.
La soglia di 5.000 euro riguarda principalmente la franchigia contributiva INPS prevista per il lavoro autonomo realmente occasionale, non rappresenta invece un limite generale al di sotto del quale un’attività abituale può essere esercitata senza Partita IVA.
L’INPS precisa infatti che, per il lavoro autonomo occasionale, i primi 5.000 euro annui costituiscono una soglia di esenzione contributiva dalla Gestione Separata. Se però il lavoro diventa abituale, cambia la disciplina applicabile e può sorgere l’obbligo della Partita IVA indipendentemente dal fatturato realizzato.
Un TikToker che conclude una singola collaborazione isolata potrebbe trovarsi in una situazione differente rispetto a chi, ogni mese, realizza video sponsorizzati e riceve compensi.
Per questo motivo occorre valutare abitualità, continuità, organizzazione e modalità di monetizzazione.
Quale codice ATECO utilizzare per TikTok nel 2026
Una delle principali novità per il settore digitale è rappresentata dalla classificazione ATECO 2025, utilizzata anche nel 2026.
Tra i codici disponibili compare espressamente:
73.11.03 – Attività di influencer marketing.
Le note ufficiali ISTAT comprendono in questa categoria le attività connesse all’influencer marketing, distinguendole però dalla pura produzione di contenuti video.
Ed è proprio qui che occorre prestare attenzione.
Un TikToker che monetizza principalmente attraverso campagne promozionali e collaborazioni commerciali con brand potrebbe essere inquadrato nell’attività di influencer marketing.
Se invece l’attività principale consiste nella produzione di video digitali, l’ATECO 2025 contempla anche il codice:
59.11.00 – Attività di produzione cinematografica, di video e programmi televisivi.
Le note ISTAT riconducono infatti a tale categoria anche l’attività dei video content creator.
Il codice non deve quindi essere scelto soltanto perché fiscalmente più conveniente: deve rappresentare l’attività realmente esercitata.
Regime forfettario
Per molti TikToker che iniziano l’attività, il regime forfettario può rappresentare una soluzione fiscalmente interessante.
Nel 2026 rimane il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi previsto per l’applicazione del regime.
Se nel corso dell’anno vengono superati gli 85.000 euro ma non i 100.000 euro, il contribuente esce dal regime dall’anno successivo.
Se invece vengono superati 100.000 euro di ricavi o compensi, l’uscita dal forfettario avviene nello stesso anno, con applicazione dell’IVA secondo le regole previste dalla normativa a partire dall’operazione che determina il superamento.
Il vantaggio principale del forfettario consiste nell’applicazione di una imposta sostitutiva del 15%, che sostituisce l’IRPEF, le relative addizionali e l’IRAP.
Per le nuove attività che rispettano determinate condizioni l’aliquota può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta.
È questa una delle agevolazioni più importanti da verificare quando un creator apre per la prima volta una Partita IVA.
Come funziona il coefficiente di redditività
Nel regime forfettario le imposte non vengono normalmente calcolate sottraendo dal fatturato le singole spese effettivamente sostenute.
Viene invece utilizzato un coefficiente di redditività, differente in funzione dell’attività esercitata.
Per l’attività classificata come 73.11.03 – attività di influencer marketing, il coefficiente comunemente associato al settore professionale è pari al 78%.
Ciò significa che, su 30.000 euro di compensi, il reddito forfettario lordo sarà:
30.000 × 78% = 23.400 euro.
Il restante 22% viene riconosciuto automaticamente come quota forfettaria di costi, indipendentemente dalle spese effettivamente sostenute.
Da questo reddito possono inoltre essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati, riducendo ulteriormente la base sulla quale viene applicata l’imposta sostitutiva.
Questo meccanismo può rendere il forfettario particolarmente favorevole per chi ha costi reali relativamente contenuti.
Come arrivare all’imposta del 5%
Per un nuovo TikToker la differenza tra aliquota del 15% e aliquota del 5% può essere considerevole.
L’aliquota ridotta non è però automatica per tutte le nuove Partite IVA.
Occorre rispettare le condizioni previste dalla legge, tra cui quelle relative all’assenza, nei tre anni precedenti, dell’esercizio di attività artistica, professionale o d’impresa e alla circostanza che l’attività non rappresenti la semplice prosecuzione di un precedente lavoro autonomo o dipendente, salvo le eccezioni previste.
Quando i requisiti esistono, il 5% può essere applicato per i primi cinque periodi d’imposta.
Immaginiamo un creator con un reddito imponibile, dopo le deduzioni previste, di 20.000 euro.
Con aliquota ordinaria del 15%, l’imposta sarebbe pari a 3.000 euro.
Con aliquota start-up del 5%, sarebbe invece pari a 1.000 euro.
Il risparmio fiscale sarebbe quindi di 2.000 euro.
I contributi INPS
Per un TikToker non bisogna guardare soltanto alle imposte.
In molti casi, la voce economicamente più rilevante è rappresentata dai contributi previdenziali.
La circolare INPS n. 44/2025 ha chiarito che non esiste un unico inquadramento previdenziale valido automaticamente per tutti i creator.
Bisogna analizzare concretamente l’attività.
Quando il creator opera come libero professionista, senza una struttura organizzata in forma imprenditoriale e senza una propria cassa professionale, l’inquadramento può essere nella Gestione Separata INPS.
Quando invece l’attività assume caratteristiche organizzate tipiche dell’impresa, può entrare in gioco la Gestione commercianti.
In particolari rapporti con brand e agenzie, quando la prestazione consiste nella realizzazione di prodotti audiovisivi pubblicitari e presenta caratteristiche riconducibili alle categorie dello spettacolo, può essere rilevante anche il Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo.
È quindi sbagliato decidere l’inquadramento INPS esclusivamente sulla base del nome utilizzato sui social.
Gestione Separata
Per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata e non assicurati presso un’altra forma previdenziale obbligatoria, l’aliquota complessiva prevista per il 2026 è pari al 26,07%.
L’aliquota comprende il 25% IVS e le ulteriori componenti previste per le prestazioni assistenziali e per l’ISCRO.
Per i professionisti già pensionati o coperti da altra tutela pensionistica obbligatoria, l’aliquota è invece pari al 24%.
Uno dei vantaggi della Gestione Separata è l’assenza del tipico contributo minimo fisso previsto per commercianti e artigiani.
In termini generali, se il reddito è basso, anche il contributo diminuisce.
Per un creator che si trova nella fase iniziale dell’attività questo elemento può essere particolarmente importante.
Un esempio di tassazione di un TikToker
Consideriamo, in maniera semplificata, un creator in regime forfettario con:
- compensi annuali: 30.000 euro;
- coefficiente di redditività: 78%;
- reddito forfettario iniziale: 23.400 euro;
- iscrizione alla Gestione Separata;
- aliquota INPS 2026: 26,07%.
I contributi teorici sarebbero circa:
23.400 × 26,07% = 6.100 euro.
I contributi obbligatori versati sono fiscalmente deducibili secondo le regole applicabili al regime forfettario.
Ipotizzando, a fini puramente esemplificativi, un imponibile fiscale residuo di circa 17.300 euro, con aliquota start-up del 5% l’imposta sarebbe nell’ordine di 865 euro.
Con aliquota ordinaria del 15% sarebbe invece di circa 2.595 euro.
L’esempio è necessariamente semplificato perché il risultato reale dipende anche dal momento in cui i contributi vengono effettivamente versati e dalle caratteristiche personali del contribuente.
Serve però a mostrare perché regime fiscale e previdenziale devono essere pianificati insieme.
Quando entra in gioco la Gestione commercianti
Se l’attività del TikToker non presenta soltanto caratteristiche professionali personali ma è strutturata come vera attività d’impresa, l’inquadramento può cambiare.
Nel 2026 l’aliquota ordinaria della Gestione commercianti è pari al 24,48%, considerando anche la contribuzione aggiuntiva prevista per il settore.
Il reddito minimale sul quale vengono calcolati i contributi per il 2026 è stato fissato dall’INPS a 18.808 euro.
In questo caso esiste dunque una contribuzione minima, caratteristica che rende particolarmente importante stabilire correttamente se l’attività debba essere considerata professionale oppure imprenditoriale.
Per gli imprenditori in regime forfettario iscritti alla Gestione artigiani o commercianti è inoltre previsto, ricorrendone i presupposti e previa opzione, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% della contribuzione.
Non si tratta però di una possibilità applicabile automaticamente al professionista iscritto alla Gestione Separata.
TikTok e lavoro dipendente
Un dipendente può avere contemporaneamente una Partita IVA e svolgere attività come TikToker, fermo restando il rispetto di eventuali obblighi contrattuali, incompatibilità o patti con il proprio datore di lavoro.
Dal punto di vista fiscale occorre però controllare la specifica causa ostativa del regime forfettario.
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato, per il 2026, l’innalzamento a 35.000 euro della soglia dei redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente rilevante per questa causa di esclusione.
Pertanto, per applicare il regime nel 2026 si deve guardare, in linea generale, ai redditi di lavoro dipendente o assimilati percepiti nel 2025, tenendo conto anche delle eccezioni previste in caso di cessazione del rapporto.
Questa verifica va effettuata prima di scegliere il regime fiscale.
Sponsorizzazioni, affiliazioni, live e monetizzazione
Un profilo TikTok può generare diverse categorie di entrate.
Il creator potrebbe ricevere denaro:
per realizzare un video sponsorizzato;
per mostrare o recensire un prodotto;
attraverso programmi di affiliazione;
per campagne pubblicitarie;
tramite programmi di monetizzazione della piattaforma;
attraverso live e strumenti messi a disposizione dalla piattaforma;
dalla vendita di propri servizi;
oppure attraverso attività commerciali collegate al profilo.
Tutte queste componenti devono essere analizzate.
Un errore frequente consiste nel fatturare soltanto le collaborazioni con i brand italiani dimenticando i compensi provenienti direttamente dalle piattaforme digitali o da soggetti esteri.
Quando il committente è estero, inoltre, le regole IVA possono cambiare in funzione dello Stato nel quale è stabilito il cliente e della sua qualifica fiscale.
La presenza di un soggetto estero non significa quindi che il compenso possa essere ignorato fiscalmente.
Fattura elettronica anche per il TikToker
Una volta aperta la Partita IVA, il creator deve organizzare correttamente la propria fatturazione.
Anche il contribuente in regime forfettario rientra oggi generalmente nell’obbligo di fatturazione elettronica.
Occorre inoltre conservare correttamente contratti, report delle piattaforme, estratti dei pagamenti, documentazione delle campagne pubblicitarie e corrispondenza commerciale.
Questo diventa ancora più importante quando i compensi arrivano da piattaforme o aziende estere, perché il flusso bancario deve poter essere riconciliato con la fatturazione e con i ricavi dichiarati.
Come risparmiare realmente imposte e contributi
Il risparmio fiscale non consiste nel nascondere una parte dei compensi o nel qualificare artificialmente l’attività come occasionale.
Una vera pianificazione fiscale deve utilizzare correttamente gli strumenti previsti dalla legge.
Per un TikToker le principali leve possono essere:
scegliere il regime forfettario quando realmente conveniente;
verificare il diritto all’aliquota del 5% per le nuove attività;
individuare il codice ATECO coerente con l’attività effettivamente esercitata;
evitare un’errata iscrizione previdenziale che comporti contributi non dovuti;
dedurre correttamente i contributi previdenziali obbligatori;
verificare l’eventuale riduzione contributiva del 35% se l’attività è imprenditoriale ed è effettivamente iscritta alla Gestione artigiani o commercianti;
monitorare durante l’anno il limite degli 85.000 e quello dei 100.000 euro;
valutare il regime ordinario quando i costi reali dell’attività diventano elevati.
Quest’ultimo aspetto viene spesso sottovalutato.
Il regime forfettario non è necessariamente conveniente per sempre.
Un creator che acquista videocamere, computer, attrezzature, paga collaboratori, affitta uno studio, sostiene importanti costi pubblicitari o sviluppa una vera struttura aziendale potrebbe avere spese reali molto superiori alla percentuale riconosciuta forfettariamente.
In questi casi deve essere effettuato un confronto fiscale tra regime forfettario e ordinario.
Da profilo TikTok a vera attività imprenditoriale
Con la crescita del profilo può cambiare anche il modello di business.
Un creator può partire realizzando personalmente brevi video e arrivare successivamente a utilizzare videomaker, editor, social media manager, agenzie, dipendenti o collaboratori.
Può inoltre creare un proprio marchio, vendere prodotti, aprire un e-commerce, sviluppare corsi o gestire più canali social.
Quando ciò accade, la struttura fiscale originariamente scelta potrebbe non essere più adeguata.
L’INPS sottolinea proprio l’importanza delle modalità concrete con cui l’attività viene organizzata per stabilire il corretto inquadramento previdenziale dei content creator.
Per questo motivo la pianificazione dovrebbe essere rivista periodicamente, soprattutto quando aumentano fatturato, personale, costi e numero delle collaborazioni.
Conclusione
Trasformare un profilo TikTok in una fonte di reddito significa entrare a tutti gli effetti nella creator economy, ma significa anche affrontare obblighi fiscali e previdenziali che non devono essere sottovalutati.
Nel 2026 il sistema offre però diverse possibilità di pianificazione.
Il regime forfettario può consentire di applicare un’imposta sostitutiva del 15% oppure, quando ne ricorrono i requisiti, del 5% per le nuove attività.
Per l’influencer marketing esiste inoltre uno specifico codice ATECO 73.11.03, mentre per chi svolge prevalentemente produzione di contenuti video può assumere rilevanza il codice 59.11.00. La scelta deve sempre seguire l’attività effettivamente svolta e non essere effettuata esclusivamente sulla base della convenienza fiscale.
Ancora più importante è l’inquadramento previdenziale.
Il creator professionista può ricadere nella Gestione Separata INPS, mentre un’attività organizzata in forma imprenditoriale può richiedere l’iscrizione alla Gestione commercianti; determinate prestazioni pubblicitarie audiovisive possono inoltre coinvolgere il Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo.
La vera strategia per pagare meno imposte e contributi con TikTok, quindi, non consiste nel cercare scorciatoie, ma nel costruire correttamente fin dall’inizio la propria posizione fiscale.
Un profilo social può nascere per passione e trasformarsi rapidamente in un’attività che genera decine di migliaia di euro all’anno.
Aprire la Partita IVA nel momento corretto, scegliere il regime fiscale più conveniente, verificare l’aliquota del 5%, individuare l’ATECO corretto e soprattutto applicare il giusto inquadramento INPS può fare una differenza economica significativa.
In una professione digitale che può crescere molto velocemente, la pianificazione fiscale deve quindi crescere insieme al profilo TikTok.
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