AGENZIA DELLE ENTRATE
l bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 rappresenta una delle principali opportunità per le imprese del Mezzogiorno che vogliono investire in ricerca, sviluppo e innovazione. Con oltre 505 milioni di euro di risorse, la misura sostiene progetti da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia attraverso una combinazione di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato.
In questo articolo vediamo chi può partecipare, quali progetti e spese sono ammissibili, quanto si può ottenere e quali sono le scadenze da rispettare.
Un’opportunità da oltre 505 milioni di euro per innovare nel Sud Italia
Per le imprese del Mezzogiorno che stanno programmando importanti investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, il 2026 porta una delle opportunità più interessanti degli ultimi anni. Il MIMIT – Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito del PN RIC 2021-2027 – Azione 1.1.4 “Scoperta Imprenditoriale”, mette infatti a disposizione 505.801.524,89 euro per sostenere progetti innovativi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’aspetto più interessante della misura è la combinazione tra contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso agevolato: per una piccola impresa, ad esempio, le agevolazioni nominali possono comprendere un finanziamento agevolato pari al 40% dei costi ammissibili e un contributo diretto alla spesa del 35%. Si tratta quindi di uno strumento potenzialmente decisivo per chi vuole sviluppare nuovi prodotti, processi o servizi senza sostenere interamente con risorse proprie il peso finanziario di un progetto di R&S che può arrivare fino a 5 milioni di euro. Ma l’accesso al bando richiede una pianificazione molto attenta: sono previsti requisiti dimensionali, economici, territoriali e soprattutto obblighi di collaborazione che possono determinare l’ammissibilità della domanda.
Le imprese interessate dovranno quindi arrivare preparate all’apertura dello sportello, fissata alle ore 10:00 del 7 ottobre 2026, considerando che le risorse saranno disponibili fino ad esaurimento.
Chi può ottenere le agevolazioni
Uno degli aspetti più interessanti del bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026, disciplinato dal decreto ministeriale 19 maggio 2026, riguarda la platea dei beneficiari e la rilevante quota di risorse riservata alle PMI. Possono accedere alle agevolazioni le imprese di qualsiasi dimensione che, al momento della domanda, dispongano di almeno due bilanci approvati e svolgano attività industriali, agroindustriali, artigiane o di ricerca. Possono inoltre partecipare come co-proponenti gli Organismi di ricerca, le imprese agricole e le imprese che svolgono servizi collegati alle attività industriali ammesse.
Il legislatore ha però scelto di favorire in modo significativo il tessuto produttivo di minori dimensioni: il 60% delle risorse complessive, pari a oltre 303 milioni di euro, è infatti riservato ai progetti presentati da PMI e reti di imprese. All’interno di questa quota, una ulteriore sottoriserva del 25% è destinata specificamente a micro e piccole imprese. Per beneficiare della riserva nei progetti congiunti, tutti i partecipanti devono essere PMI, fatta eccezione per gli Organismi di ricerca, oppure il progetto deve essere sviluppato attraverso un contratto di rete.
Questa struttura rende la misura particolarmente interessante per le aziende del Mezzogiorno che vogliono innovare senza affrontare da sole investimenti milionari, creando collaborazioni con altre imprese, università o centri di ricerca e aumentando così le probabilità di trasformare un progetto tecnologico in un vantaggio competitivo concreto.
Cosa finanzia il bando
Il bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 finanzia progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentalefinalizzati alla creazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure al miglioramento sostanziale di soluzioni già esistenti. L’obiettivo non è quindi sostenere semplici investimenti ordinari o l’acquisto di macchinari destinati alla normale attività aziendale, ma favorire veri percorsi di innovazione tecnologica. I progetti devono basarsi sullo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali, le cosiddette KETs – Key Enabling Technologies, e risultare coerenti con le aree tematiche e le traiettorie individuate dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
La misura consente inoltre di finanziare iniziative riferite a nuove traiettorie tecnologiche, purché siano capaci di contribuire al processo di scoperta imprenditoriale e all’evoluzione della Strategia stessa. In concreto, possono rientrare nel programma, ad esempio, lo sviluppo di sistemi produttivi avanzati, applicazioni digitali e intelligenti per l’industria, nuovi materiali, tecnologie per l’agroalimentare, soluzioni innovative per l’efficienza dei processi o progetti capaci di trasformare risultati della ricerca in applicazioni industriali.
Per essere ammissibili, gli interventi devono essere realizzati nelle unità locali situate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia. Il valore complessivo delle spese ammissibili deve essere compreso tra 1 e 5 milioni di euro, mentre la durata del progetto deve essere compresa tra 18 e 36 mesi. Le attività devono iniziare dopo la presentazione della domanda e, comunque, entro tre mesi dalla concessione delle agevolazioni.

Collaborazione obbligatoria
Per accedere alle agevolazioni di Scoperta Imprenditoriale 2026, i progetti di ricerca e sviluppo devono essere realizzati in forma collaborativa. Il decreto prevede due modalità alternative. La prima riguarda i progetti congiunti, che possono coinvolgere al massimo tre soggetti proponenti, compresa l’impresa capofila, e devono includere almeno una micro, piccola o media impresa. Inoltre, ciascun partecipante deve sostenere almeno il 10% dei costi ammissibili complessivi e la collaborazione deve essere formalizzata tramite contratto di rete o altra forma contrattuale idonea.
La seconda modalità è pensata per una micro, piccola o media impresa, oppure per una piccola impresa a media capitalizzazione, che realizzi il progetto con il coinvolgimento di uno o più soggetti esterni indipendenti. In questo caso, tali soggetti devono contribuire attraverso servizi di ricerca, consulenza in ricerca e sviluppo o ricerca contrattuale per un valore almeno pari al 10% dei costi complessivi ammissibili. La collaborazione non rappresenta quindi un semplice requisito formale, ma uno degli elementi centrali della misura: il MIMIT punta a favorire la contaminazione tra competenze industriali, scientifiche e tecnologiche.
Per le imprese, costruire in anticipo un partenariato coerente può diventare determinante non solo per l’ammissibilità, ma anche per rendere il progetto più solido sotto il profilo tecnico, finanziario e organizzativo, riducendo il rischio di errori nella fase di presentazione della domanda.
Spese ammissibili
Uno degli aspetti più rilevanti del bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 riguarda le categorie di spesa che possono essere inserite nel progetto di ricerca e sviluppo. Sono ammissibili innanzitutto i costi del personale tecnico, dei ricercatori e del personale ausiliario impiegato direttamente nelle attività progettuali, nella misura in cui tali risorse lavorano effettivamente alla ricerca industriale o allo sviluppo sperimentale. Rientrano inoltre le spese per strumenti e attrezzature di nuova fabbricazione, purché funzionali al progetto e coerenti con gli obiettivi di innovazione previsti.
Possono essere finanziati anche i servizi di consulenza, la ricerca contrattuale e altri servizi specialistici, inclusi l’acquisizione o la concessione in licenza di risultati di ricerca, brevetti e know-how, a condizione che le operazioni avvengano a normali condizioni di mercato. Il bando comprende anche le spese generali riferibili al progetto e i materiali utilizzati per lo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo. Per l’impresa, questo significa poter costruire un piano economico articolato che includa non solo investimenti materiali, ma anche competenze, proprietà intellettuale e risorse necessarie allo sviluppo tecnologico.
È però fondamentale distinguere con precisione le spese realmente collegate al progetto da quelle relative alla normale gestione aziendale: una corretta imputazione dei costi è essenziale per evitare riduzioni dell’agevolazione o contestazioni in fase di rendicontazione.
Quanto si può ottenere
Il vantaggio economico del bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 deriva dalla combinazione tra finanziamento agevolato e contributo diretto alla spesa, concessi nel rispetto delle intensità massime di aiuto e delle soglie previste dagli articoli 25 e 4 del Regolamento GBER.
Il finanziamento agevolato può coprire nominalmente il 40% dei costi e delle spese ammissibili, mentre il contributo a fondo perduto varia in funzione della dimensione dell’impresa: 40% per le piccole imprese, 35% per le medie imprese e 30% per le grandi imprese. A titolo puramente esemplificativo, su un progetto con 2 milioni di euro di costi ammissibili, una piccola impresa potrebbe avere una componente nominale di finanziamento agevolato pari a 800.000 euro e un contributo diretto teorico fino a 800.000 euro; una media impresa, invece, avrebbe sempre 800.000 euro di finanziamento agevolato e fino a 700.000 euro di contributo, mentre per una grande impresa il contributo nominale arriverebbe a 600.000 euro. Questi calcoli non devono però essere interpretati come automatica garanzia dell’importo finale: l’agevolazione effettivamente concedibile deve rispettare i limiti imposti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato.
Per gli Organismi di ricerca, invece, non è previsto il finanziamento agevolato: il sostegno assume esclusivamente la forma del contributo diretto, pari al 60% dei costi ammissibili per la ricerca industriale e al 40% per lo sviluppo sperimentale.

Riserva del 60% per PMI e reti d’impresa
Un elemento particolarmente favorevole per il tessuto produttivo del Mezzogiorno è la riserva del 60% delle risorse complessivamente stanziate a favore dei progetti presentati da PMI e reti di imprese. Considerando una dotazione finanziaria di 505.801.524,89 euro, si tratta di una quota molto rilevante, pensata per sostenere in modo prioritario le realtà imprenditoriali di minori dimensioni e favorire progetti di innovazione sviluppati in collaborazione.
Per accedere a questa riserva, nei progetti presentati congiuntamente tutti i soggetti proponenti devono appartenere alla categoria delle PMI, fatta eccezione per gli Organismi di ricerca, oppure il progetto deve essere realizzato mediante il ricorso al contratto di rete. All’interno della stessa riserva è inoltre prevista una sottoriserva del 25% destinata alle micro e piccole imprese, rafforzando ulteriormente l’attenzione verso i soggetti che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’accesso a capitali e investimenti per attività di ricerca e sviluppo.
Per molte aziende, questa struttura rappresenta un vantaggio strategico concreto: aggregarsi con partner complementari, costruire una rete o coinvolgere organismi di ricerca può infatti aumentare la capacità progettuale e consentire di affrontare investimenti che, individualmente, sarebbero difficili da sostenere. La scelta dei partner, tuttavia, deve essere coerente con gli obiettivi tecnologici del progetto e non limitarsi a soddisfare formalmente i requisiti del bando.
Tempistiche e presentazione delle domande
Per il bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026, la tempistica di presentazione della domanda è un aspetto da non sottovalutare. In base al decreto direttoriale 6 agosto 2026, le imprese potranno presentare le richieste di agevolazione a partire dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026, mentre la procedura informatica per la compilazione della domanda e il caricamento della documentazione sarà disponibile sul sito del Soggetto gestore già dal 24 settembre 2026. Considerando che la misura opera fino ad esaurimento delle risorse disponibili, arrivare all’apertura dello sportello con progetto, partenariato, piano dei costi e documentazione già definiti può rappresentare un vantaggio concreto.
La preparazione dovrebbe partire dalla verifica dei requisiti soggettivi, della presenza di almeno due bilanci approvati, della localizzazione dell’investimento nelle Regioni ammesse e della coerenza del progetto con le traiettorie tecnologiche previste. Occorre inoltre definire con precisione il ruolo di ogni partner, le attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, le spese da sostenere e la relativa copertura finanziaria. Un altro elemento essenziale riguarda la data di avvio: le attività progettuali devono iniziare successivamente alla presentazione della domanda e comunque entro tre mesi dalla concessione delle agevolazioni. Anticipare spese o assumere impegni incompatibili con le regole dell’incentivo potrebbe compromettere l’ammissibilità di parte dell’investimento. Per questo, una corretta pianificazione amministrativa e finanziaria prima del 7 ottobre può risultare importante quanto la qualità tecnologica del progetto.
Settori ammessi
I settori ammessi dal bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 sono piuttosto ampi. In base alle informazioni che hai fornito, possono partecipare principalmente imprese operanti in:
- Industria, comprese le attività di produzione di beni e servizi;
- Agroindustria e agroalimentare, purché l’attività abbia carattere prevalentemente industriale;
- Artigianato;
- Servizi all’industria, in particolare come soggetti coinvolti nei progetti congiunti;
- Centri e Organismi di ricerca;
- Imprese agricole, che possono partecipare come co-proponenti nei progetti collaborativi.
Non si tratta però di un bando limitato a pochi comparti tradizionali. Il punto decisivo è che il progetto riguardi ricerca industriale e sviluppo sperimentale e utilizzi tecnologie abilitanti fondamentali, le cosiddette KETs, nell’ambito della Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
In pratica, possono quindi risultare particolarmente interessanti progetti in ambiti come digitale e ICT, intelligenza artificiale, automazione e robotica, manifattura avanzata, biotecnologie, nuovi materiali, energia, sostenibilità ambientale, economia circolare, tecnologie per l’agroalimentare, mobilità, aerospazio, salute e tecnologie applicate ai processi produttivi.
La vera discriminante non è quindi solo il codice ATECO o il settore di appartenenza, ma soprattutto la coerenza del progetto con le traiettorie tecnologiche ammesse e il suo contenuto innovativo.
Come preparare un progetto competitivo
Per aumentare le possibilità di accesso al bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026, non basta avere un’idea innovativa: serve un progetto tecnicamente solido, economicamente sostenibile e coerente con le finalità della misura. Uno degli errori più frequenti è presentare un investimento troppo vicino alla normale attività aziendale, senza dimostrare un reale contenuto di ricerca industriale o sviluppo sperimentale.
È quindi fondamentale descrivere con precisione il problema tecnologico da risolvere, gli obiettivi di innovazione, le attività previste, i risultati attesi e il ruolo di ciascun partner. Particolare attenzione va riservata anche al budget, che deve essere realistico e strettamente collegato alle attività progettuali: costi poco giustificati, consulenze generiche o spese non coerenti con il programma di ricerca possono indebolire la domanda.
Un altro aspetto decisivo riguarda la struttura della collaborazione. Nei progetti congiunti, i partner devono essere selezionati per competenze effettivamente complementari, evitando partenariati costruiti solo per rispettare formalmente i requisiti del bando. È inoltre opportuno verificare in anticipo la capacità finanziaria dell’impresa, la disponibilità di almeno due bilanci approvati e il rispetto dei limiti dimensionali del progetto, compresi quelli collegati al fatturato.
Una buona candidatura deve quindi integrare strategia, innovazione, sostenibilità finanziaria e qualità tecnica, trasformando l’agevolazione non in un semplice contributo, ma in uno strumento per accelerare la crescita dell’impresa.
Conclusione
Il bando MIMIT Scoperta Imprenditoriale 2026 offre alle imprese del Mezzogiorno una concreta opportunità per finanziare progetti ambiziosi di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione tecnologica. La combinazione tra contributo diretto alla spesa e finanziamento agevolato può ridurre in modo significativo il fabbisogno finanziario necessario per realizzare investimenti compresi tra 1 e 5 milioni di euro, soprattutto per PMI, micro e piccole imprese, che beneficiano anche di specifiche riserve di risorse.
Per sfruttare al meglio questa opportunità è però fondamentale preparare con anticipo il progetto, verificare i requisiti, definire correttamente il partenariato e costruire un piano di spesa coerente con le attività di ricerca e sviluppo. Con l’apertura delle domande prevista dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026 e la procedura di compilazione disponibile dal 24 settembre 2026, le imprese interessate dovrebbero arrivare allo sportello con una strategia già definita.
Una pianificazione accurata può fare la differenza tra una semplice idea innovativa e un progetto realmente finanziabile.
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