<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>risparmio fiscale imprese - Commercialista.it</title>
	<atom:link href="https://www.commercialista.it/tag/risparmio-fiscale-imprese/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.commercialista.it</link>
	<description>Il Portale dei Commercialisti Italiani</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Apr 2026 09:53:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2023/02/cropped-favicon_commercialista_001-32x32.jpg</url>
	<title>risparmio fiscale imprese - Commercialista.it</title>
	<link>https://www.commercialista.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Bonus ZES e ZLS 2026-2028: regole, modelli e credito d’imposta per le imprese</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Bonus-ZES-e-ZLS-2026-2028-regole-modelli-e-credito-d-imposta-per-le-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 04:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AGENZIA DELLE ENTRATE]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus ed incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[Credito D'Imposta ZES]]></category>
		<category><![CDATA[Credito D'imposta ZLS]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Agevolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia delle Entrate provvedimenti ZES ZLS]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti di Stato ZES]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus ZES]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus ZLS]]></category>
		<category><![CDATA[compensazione F24 credito d’imposta]]></category>
		<category><![CDATA[Credito d’imposta investimenti Sud]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta ZES 2026]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta ZLS 2026]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti agevolati ZES]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[modelli comunicazione ZES]]></category>
		<category><![CDATA[modelli comunicazione ZLS]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[ZES unica Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Zone Logistiche Semplificate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34288</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Bonus ZES e ZLS 2026 torna al centro dell’attenzione di imprese e professionisti grazie ai nuovi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 30 gennaio 2026, che definiscono regole operative, modelli di comunicazione e modalità di accesso al credito d’imposta per gli investimenti effettuati nelle aree agevolate. Si tratta di un’opportunità concreta per ridurre legalmente il [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Bonus-ZES-e-ZLS-2026-2028-regole-modelli-e-credito-d-imposta-per-le-imprese/">Bonus ZES e ZLS 2026-2028: regole, modelli e credito d’imposta per le imprese</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Bonus-ZES-e-ZLS-2026-2028-regole-modelli-e-credito-d-imposta-per-le-imprese/">Bonus ZES e ZLS 2026-2028: regole, modelli e credito d’imposta per le imprese</a> was first posted on Aprile 14, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="353" data-end="912">Il <strong data-start="356" data-end="380">Bonus ZES e ZLS 2026</strong> torna al centro dell’attenzione di imprese e professionisti grazie ai nuovi <strong data-start="457" data-end="521">provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 30 gennaio 2026</strong>, che definiscono <strong data-start="539" data-end="628">regole operative, modelli di comunicazione e modalità di accesso al credito d’imposta</strong> per gli investimenti effettuati nelle aree agevolate. Si tratta di un’opportunità concreta per <strong data-start="724" data-end="764">ridurre legalmente il carico fiscale</strong>, migliorare la competitività aziendale e incentivare nuovi investimenti produttivi nel Mezzogiorno e nelle aree strategiche logistiche del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="914" data-end="1373">In un contesto economico ancora complesso, segnato dall’aumento dei costi e dalla necessità di pianificare con attenzione le risorse finanziarie, il <strong data-start="1063" data-end="1094">credito d’imposta ZES Unica</strong> e il <strong data-start="1100" data-end="1125">credito d’imposta ZLS</strong> rappresentano strumenti fondamentali di <strong data-start="1166" data-end="1187">risparmio fiscale</strong>. Tuttavia, molti imprenditori si chiedono: <em data-start="1231" data-end="1371">chi può accedere al bonus? Quali investimenti sono agevolabili? Quali modelli devono essere presentati all’Agenzia delle Entrate nel 2026?</em></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1375" data-end="1880">Con i <strong data-start="1381" data-end="1418">Provvedimenti n. 3882 (ZES Unica)</strong> e <strong data-start="1421" data-end="1438">n. 3873 (ZLS)</strong>, l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposte precise, introducendo i nuovi modelli di comunicazione necessari per la fruizione del contributo, anche alla luce della proroga prevista dalla Legge di Bilancio 2026. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio regole, vantaggi fiscali, modalità di accesso e criticità da evitare, aiutandoti a capire come sfruttare al meglio il Bonus ZES e ZLS nel 2026 senza commettere errori.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="292" data-end="373"><strong>Credito d’imposta ZES Unica</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="375" data-end="981">La <strong data-start="378" data-end="404">Legge di Bilancio 2026</strong>, all’<strong data-start="410" data-end="439">articolo 1, commi 438-443</strong>, ha introdotto una novità di grande rilievo per le imprese: la <strong data-start="503" data-end="589">proroga del credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno per gli anni 2026, 2027 e 2028</strong>. La misura consolida uno degli strumenti più efficaci di politica fiscale per incentivare gli investimenti produttivi nelle aree economicamente svantaggiate, ampliando inoltre il perimetro territoriale agevolato. Accanto alle regioni storicamente incluse nel Mezzogiorno, entrano ora anche <strong data-start="880" data-end="908">Marche, Umbria e Abruzzo</strong>, con effetti positivi in termini di attrattività e sviluppo industriale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="983" data-end="1558">Il bonus consiste in un <strong data-start="1007" data-end="1065">credito d’imposta per investimenti in beni strumentali</strong>, destinati a <strong data-start="1079" data-end="1137">strutture produttive già esistenti o di nuovo impianto</strong> situate nella <strong data-start="1152" data-end="1191">Zona Economica Speciale – ZES Unica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="983" data-end="1558">Le aree agevolate comprendono <strong>Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia,</strong> ammissibili alla deroga di cui all’art. 107, paragrafo 3, lettera a) del TFUE, nonché Marche, Umbria e Abruzzo, rientranti nella deroga ex art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE, come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1560" data-end="2051">Dal punto di vista operativo, l’Agenzia delle Entrate ha approvato i <strong data-start="1629" data-end="1667">modelli di comunicazione ufficiali</strong>, che le imprese devono utilizzare per dichiarare gli investimenti effettuati o programmati nei tre periodi agevolati: <strong data-start="1786" data-end="1807">2026, 2027 e 2028</strong>. L’adempimento è essenziale, poiché consente all’Amministrazione finanziaria di monitorare le spese ammissibili e determinare correttamente l’importo del credito d’imposta spettante, evitando il rischio di errori o decadenze dall’agevolazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="284" data-end="361"><strong>Proroga, regole operative e nuovi modelli</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="363" data-end="1045">Accanto alla ZES Unica, la <strong data-start="390" data-end="416">Legge di Bilancio 2026</strong> ha confermato e prorogato anche il <strong data-start="452" data-end="535">credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone Logistiche Semplificate (ZLS)</strong>, misura introdotta dall’<strong data-start="560" data-end="603">articolo 13, comma 1, del DL n. 60/2024</strong>, successivamente convertito in legge. La proroga estende l’agevolazione agli investimenti realizzati <strong data-start="705" data-end="748">dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028</strong>, mantenendo invariata la procedura di accesso già prevista dalla normativa precedente. Si tratta di uno strumento strategico per favorire lo sviluppo delle infrastrutture logistiche e produttive collegate ai porti e ai nodi intermodali, con evidenti vantaggi fiscali e competitivi per le imprese.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1047" data-end="1724">Con il <strong data-start="1054" data-end="1098">Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate</strong>, adottato ai sensi dell’<strong data-start="1123" data-end="1186">articolo 1, comma 446, della legge 30 dicembre 2025, n. 199</strong>, sono stati approvati i <strong data-start="1211" data-end="1249">modelli di comunicazione ufficiali</strong> previsti dal comma 445 del medesimo articolo, completi delle istruzioni operative. Tali modelli devono essere utilizzati dagli operatori economici per comunicare i dati relativi agli investimenti agevolabili effettuati nei tre periodi di riferimento: <strong data-start="1501" data-end="1522">2026, 2027 e 2028</strong>. La corretta compilazione della comunicazione rappresenta un passaggio essenziale per accedere al contributo sotto forma di <strong data-start="1647" data-end="1672">credito d’imposta ZLS</strong>, evitando contestazioni o il rigetto della domanda.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1726" data-end="2350">La comunicazione deve essere trasmessa <strong data-start="1765" data-end="1827">esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate</strong> in finestre temporali ben definite: dal <strong data-start="1868" data-end="1898">31 marzo al 30 maggio 2026</strong> per gli investimenti 2026, dal <strong data-start="1930" data-end="1960">31 marzo al 30 maggio 2027</strong> per quelli 2027 e dal <strong data-start="1983" data-end="2013">31 marzo al 30 maggio 2028</strong> per gli investimenti 2028. Successivamente, le imprese sono tenute a presentare, <strong data-start="2095" data-end="2136">a pena di decadenza dall’agevolazione</strong>, una <strong data-start="2142" data-end="2171">comunicazione integrativa</strong> per attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti entro il 31 dicembre di ciascun anno agevolato, con scadenze fissate tra il <strong data-start="2307" data-end="2328">3 e il 17 gennaio</strong> dell’anno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1726" data-end="2350"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-33619 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/figurine-miniatura-che-si-arrampicano-su-blocchi-che-simboleggiano-la-leadership-il-lavoro-di-squadra-e-il-successo.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1726" data-end="2350"><strong>Bonus ZES vs Bonus ZLS</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="212" data-end="697">Molti imprenditori si chiedono <strong data-start="243" data-end="296">quale sia la differenza tra Bonus ZES e Bonus ZLS</strong> e, soprattutto, <strong data-start="313" data-end="369">quale agevolazione convenga utilizzare nel 2026-2028</strong>. Sebbene entrambe le misure prevedano un <strong data-start="411" data-end="469">credito d’imposta per investimenti in beni strumentali</strong>, le finalità, l’ambito territoriale e la logica dell’incentivo sono differenti. Comprendere queste differenze è fondamentale per <strong data-start="599" data-end="696">pianificare correttamente gli investimenti e massimizzare il risparmio fiscale in modo legale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="699" data-end="1329">Il <strong data-start="702" data-end="733">credito d’imposta ZES Unica</strong> è pensato principalmente per sostenere lo sviluppo del tessuto produttivo nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno e, dal 2026, anche in <strong data-start="870" data-end="898">Marche, Umbria e Abruzzo</strong>. L’agevolazione è orientata a favorire <strong data-start="938" data-end="1049">nuovi investimenti industriali, ampliamenti di strutture esistenti e creazione di nuova capacità produttiva</strong>, con un forte impatto in termini occupazionali ed economici. La ZES Unica si rivolge quindi a imprese manifatturiere, commerciali e di servizi che intendono <strong data-start="1207" data-end="1254">radicarsi o crescere in territori agevolati</strong>, sfruttando un credito d’imposta particolarmente rilevante in percentuale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1331" data-end="1937">Il <strong data-start="1334" data-end="1359">credito d’imposta ZLS</strong>, invece, ha una vocazione più mirata allo <strong data-start="1402" data-end="1443">sviluppo logistico e infrastrutturale</strong> delle aree strategiche collegate ai porti e ai corridoi di trasporto. Le Zone Logistiche Semplificate nascono per attrarre investimenti in ambito <strong data-start="1590" data-end="1660">logistica, trasporti, magazzinaggio e attività produttive connesse</strong>, favorendo la competitività del sistema Paese nei flussi commerciali internazionali. In questo caso, il vantaggio fiscale si accompagna spesso a <strong data-start="1806" data-end="1847">procedure amministrative semplificate</strong>, rendendo la ZLS particolarmente interessante per imprese che operano nella supply chain.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1939" data-end="2319">La scelta tra ZES e ZLS dipende quindi da diversi fattori: <strong data-start="1998" data-end="2112">localizzazione dell’investimento, tipologia di attività, obiettivi industriali e strategia fiscale complessiva</strong>. Una valutazione preventiva con il supporto di un professionista consente di evitare errori, <strong data-start="2206" data-end="2248">non perdere il beneficio per decadenza</strong> e sfruttare al massimo le opportunità offerte dalla normativa vigente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1939" data-end="2319"><strong>Errori da evitare</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="322" data-end="908">Uno degli aspetti più critici del <strong data-start="356" data-end="385">Bonus ZES e ZLS 2026-2028</strong> riguarda il rischio di <strong data-start="409" data-end="440">decadenza dall’agevolazione</strong> a causa di errori formali o sostanziali nella gestione degli adempimenti. L’esperienza degli ultimi anni dimostra che molti crediti d’imposta vengono <strong data-start="591" data-end="613">ridotti o revocati</strong> non per mancanza dei requisiti, ma per <strong data-start="653" data-end="740">comunicazioni tardive, dati incompleti o investimenti non correttamente qualificati</strong> come agevolabili. Per questo motivo, una pianificazione fiscale accurata è fondamentale per <strong data-start="833" data-end="907">proteggere il beneficio e trasformarlo in un reale risparmio economico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="910" data-end="1513">Il primo errore da evitare è il <strong data-start="942" data-end="977">mancato rispetto delle scadenze</strong>. Sia per la ZES Unica sia per le ZLS, la normativa prevede finestre temporali precise per l’invio della <strong data-start="1082" data-end="1108">comunicazione iniziale</strong> e della <strong data-start="1117" data-end="1146">comunicazione integrativa</strong>, quest’ultima obbligatoria <strong data-start="1174" data-end="1219">a pena di decadenza dal credito d’imposta</strong>. Un invio fuori termine, anche di pochi giorni, comporta la perdita totale dell’agevolazione. Altro errore frequente è la <strong data-start="1342" data-end="1380">sovrastima delle spese ammissibili</strong>, soprattutto in presenza di investimenti programmati ma non effettivamente realizzati entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1515" data-end="2019">Particolare attenzione deve essere posta anche alla <strong data-start="1567" data-end="1615">corretta qualificazione dei beni strumentali</strong>. L’Agenzia delle Entrate, in fase di controllo, verifica che i beni siano effettivamente <strong data-start="1705" data-end="1814">nuovi, strumentali all’attività d’impresa e destinati a strutture produttive situate nelle aree ZES o ZLS</strong>. Investimenti non coerenti con l’attività esercitata, beni usati o semplicemente sostitutivi possono determinare il recupero del credito indebitamente fruito, con applicazione di <strong data-start="1994" data-end="2018">sanzioni e interessi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2021" data-end="2519">Infine, è importante ricordare che il credito d’imposta ZES e ZLS è soggetto ai <strong data-start="2101" data-end="2158">controlli successivi dell’Amministrazione finanziaria</strong>, anche a distanza di anni. Per questo è essenziale conservare tutta la documentazione: fatture, contratti, perizie tecniche, attestazioni di entrata in funzione dei beni e copie delle comunicazioni trasmesse. Solo una gestione consapevole e professionale consente di ridurre il rischio fiscale e sfruttare pienamente le opportunità offerte dal legislatore.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-33520 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/imprenditore-firma-importanti-documenti-contrattuali.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Investimenti agevolabili</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="289" data-end="864">Per beneficiare pienamente del <strong data-start="320" data-end="351">credito d’imposta ZES e ZLS</strong>, non è sufficiente rispettare le scadenze formali: è fondamentale <strong data-start="418" data-end="464">pianificare correttamente gli investimenti</strong>, valutando in anticipo quali spese siano effettivamente agevolabili e come inserirle in una strategia fiscale complessiva. L’agevolazione riguarda infatti <strong data-start="620" data-end="664">l’acquisizione di beni strumentali nuovi</strong>, destinati a strutture produttive situate nelle aree ammesse, ma la corretta interpretazione di questo requisito può fare la differenza tra un beneficio pienamente fruibile e un credito contestabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="866" data-end="1440">Sono generalmente agevolabili <strong data-start="896" data-end="963">macchinari, impianti, attrezzature e beni strumentali materiali</strong> funzionali all’attività d’impresa, purché destinati a una <strong data-start="1022" data-end="1076">unità produttiva localizzata in ZES Unica o in ZLS</strong>. Particolare attenzione deve essere posta nei casi di <strong data-start="1131" data-end="1171">investimenti complessi o pluriennali</strong>, nei quali parte della spesa viene sostenuta in un anno e parte nell’anno successivo. In questi casi, una corretta imputazione temporale consente di <strong data-start="1321" data-end="1358">massimizzare il credito d’imposta</strong> e di evitare incongruenze tra comunicazione iniziale e comunicazione integrativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1442" data-end="2006">Dal punto di vista della <strong data-start="1467" data-end="1493">pianificazione fiscale</strong>, il bonus ZES e ZLS può essere utilizzato come leva per <strong data-start="1550" data-end="1578">ridurre l’IRES o l’IRPEF</strong>, migliorare il cash flow aziendale e sostenere programmi di crescita più ambiziosi. Tuttavia, è essenziale coordinare il credito d’imposta con <strong data-start="1722" data-end="1752">altre agevolazioni fiscali</strong>, verificando eventuali limiti di cumulabilità e il rispetto delle norme sugli aiuti di Stato. Un’analisi preventiva consente di scegliere <strong data-start="1891" data-end="1928">il momento migliore per investire</strong> e la misura più conveniente, evitando sovrapposizioni o perdite di beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2008" data-end="2273">In quest’ottica, il supporto di un professionista diventa strategico non solo per la compilazione dei modelli, ma per <strong data-start="2126" data-end="2194">trasformare l’incentivo fiscale in un vero vantaggio competitivo</strong>, allineando scelte industriali, finanziarie e fiscali nel medio-lungo periodo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="132" data-end="219"><strong>Cumulabilità con altri incentivi </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="221" data-end="736">Uno degli aspetti più delicati del <strong data-start="256" data-end="297">credito d’imposta ZES e ZLS 2026-2028</strong> riguarda la <strong data-start="310" data-end="372">cumulabilità con altre agevolazioni fiscali e contributive</strong>. Molte imprese, infatti, affiancano questi bonus ad altri strumenti come <strong data-start="446" data-end="529">Transizione 4.0, Nuova Sabatini, contributi regionali o finanziamenti agevolati</strong>, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente il costo degli investimenti. Tuttavia, la cumulabilità non è automatica e deve sempre rispettare i <strong data-start="671" data-end="735">limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="738" data-end="1313">In linea generale, il credito d’imposta ZES e ZLS è <strong data-start="790" data-end="824">cumulabile con altri incentivi</strong> che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che <strong data-start="883" data-end="934">non venga superata l’intensità massima di aiuto</strong> stabilita dalla <strong data-start="951" data-end="1003">Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027</strong>, richiamata anche dalla normativa nazionale. Ciò significa che la somma di tutti i benefici ottenuti non può eccedere una determinata percentuale dell’investimento complessivo, variabile in base alla <strong data-start="1204" data-end="1231">dimensione dell’impresa</strong> (piccola, media o grande) e alla <strong data-start="1265" data-end="1312">regione in cui è localizzato l’investimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1315" data-end="1773">Particolare attenzione va posta nel coordinamento tra <strong data-start="1369" data-end="1412">credito ZES/ZLS e bonus Transizione 4.0</strong>. In questi casi è necessario verificare che i benefici non si sovrappongano oltre i limiti consentiti e che ogni incentivo sia correttamente contabilizzato. L’Agenzia delle Entrate, in sede di controllo, può richiedere una <strong data-start="1636" data-end="1688">ricostruzione puntuale delle agevolazioni fruite</strong>, motivo per cui è fondamentale predisporre un dossier documentale chiaro e coerente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1775" data-end="2281">Dal punto di vista operativo, una corretta gestione della cumulabilità consente di ottenere un effetto leva molto significativo, abbattendo in modo rilevante il costo netto dell’investimento. Al contrario, una valutazione superficiale può portare a recuperi di imposta e sanzioni, vanificando i vantaggi fiscali ottenuti. Anche in questo ambito, la consulenza preventiva è essenziale per muoversi nel rispetto delle regole e sfruttare appieno le opportunità offerte dal sistema degli incentivi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="79" data-end="167"><strong>Utilizzo del credito d’imposta</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="169" data-end="756">Una volta correttamente maturato, il <strong data-start="206" data-end="237">credito d’imposta ZES e ZLS</strong> può essere utilizzato dalle imprese <strong data-start="274" data-end="329">esclusivamente in compensazione tramite modello F24</strong>, secondo le modalità stabilite dall’Agenzia delle Entrate. Questo aspetto operativo è fondamentale perché incide direttamente sulla <strong data-start="462" data-end="485">liquidità aziendale</strong> e sulla pianificazione dei flussi finanziari. Il credito non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini <strong data-start="603" data-end="619">IRES o IRPEF</strong>, né della base imponibile <strong data-start="646" data-end="654">IRAP</strong>, rappresentando quindi un beneficio fiscale pieno, senza effetti negativi sulla tassazione ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="758" data-end="1399">Dal punto di vista pratico, l’utilizzo in compensazione consente all’impresa di <strong data-start="838" data-end="877">ridurre imposte e contributi dovuti</strong>, come IVA, ritenute, IRES, IRPEF o contributi previdenziali, migliorando il cash flow già nel breve periodo. Tuttavia, l’utilizzo del credito è subordinato alla <strong data-start="1039" data-end="1128">corretta presentazione della comunicazione iniziale e della comunicazione integrativa</strong>, nonché al rispetto dei limiti annuali eventualmente previsti in base alle risorse disponibili. Un utilizzo anticipato o non coerente con i dati comunicati può determinare <strong data-start="1301" data-end="1330">lo scarto del modello F24</strong> o l’apertura di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1401" data-end="1855">Dal punto di vista contabile, il credito d’imposta ZES e ZLS deve essere <strong data-start="1474" data-end="1512">correttamente rilevato in bilancio</strong>, secondo i principi contabili applicabili all’impresa. In genere, il credito viene iscritto tra i <strong data-start="1611" data-end="1632">crediti tributari</strong>, con effetti positivi sul risultato economico e sugli indici finanziari. Una gestione corretta consente anche di <strong data-start="1746" data-end="1779">migliorare il rating bancario</strong>, facilitando l’accesso al credito e il dialogo con gli istituti finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1857" data-end="2344">Infine, è importante sottolineare che l’Agenzia delle Entrate può effettuare <strong data-start="1934" data-end="1989">controlli successivi sull’utilizzo in compensazione</strong>, verificando la coerenza tra credito fruito e investimenti effettivamente realizzati. Per questo motivo, una gestione ordinata della documentazione e un monitoraggio costante del credito residuo sono elementi chiave per <strong data-start="2210" data-end="2256">evitare contestazioni e recuperi d’imposta</strong>, trasformando l’agevolazione in un reale vantaggio finanziario nel medio-lungo periodo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1857" data-end="2344"><strong>Opportunità per PMI e grandi imprese</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="171" data-end="743">Il <strong data-start="174" data-end="215">credito d’imposta ZES e ZLS 2026-2028</strong> non è solo un’agevolazione fiscale, ma rappresenta una <strong data-start="271" data-end="302">leva strategica di sviluppo</strong> sia per le <strong data-start="314" data-end="321">PMI</strong> sia per le <strong data-start="333" data-end="351">grandi imprese</strong>. La possibilità di ridurre in modo significativo il costo degli investimenti consente alle aziende di <strong data-start="454" data-end="486">anticipare piani di crescita</strong>, modernizzare gli impianti produttivi e rafforzare la propria presenza in territori chiave dal punto di vista economico e logistico. In particolare, le ZES e le ZLS favoriscono una visione di medio-lungo periodo, orientata alla creazione di valore stabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="745" data-end="1269">Per le <strong data-start="752" data-end="779">piccole e medie imprese</strong>, il bonus può rappresentare un’occasione unica per <strong data-start="831" data-end="864">superare i limiti di capitale</strong> che spesso rallentano l’innovazione. L’accesso al credito d’imposta consente di investire in nuovi macchinari, migliorare l’efficienza produttiva e competere su mercati più ampi, riducendo l’impatto fiscale e finanziario dell’investimento. Inoltre, la localizzazione in aree ZES o ZLS può favorire l’accesso a <strong data-start="1175" data-end="1220">ulteriori incentivi regionali e nazionali</strong>, creando un effetto moltiplicatore dei benefici.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1271" data-end="1851">Le <strong data-start="1274" data-end="1292">grandi imprese</strong>, invece, possono utilizzare il credito ZES e ZLS come strumento di <strong data-start="1360" data-end="1398">ottimizzazione fiscale e logistica</strong>, pianificando investimenti strutturati in poli produttivi o hub logistici strategici. La presenza di infrastrutture dedicate, procedure semplificate e incentivi fiscali rende queste aree particolarmente attrattive per <strong data-start="1617" data-end="1719">progetti di reshoring, ampliamento della capacità produttiva o riorganizzazione della supply chain</strong>. In questo contesto, la ZLS assume un ruolo centrale per le aziende orientate all’export e alla gestione dei flussi internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1853" data-end="2212">In entrambi i casi, la chiave del successo risiede nella <strong data-start="1910" data-end="1938">pianificazione integrata</strong>: valutare con attenzione il territorio, la tipologia di investimento e il mix di agevolazioni disponibili consente di <strong data-start="2057" data-end="2126">trasformare il bonus fiscale in un vantaggio competitivo duraturo</strong>, evitando decisioni affrettate o non coerenti con la strategia aziendale complessiva.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1853" data-end="2212"><strong>Ruolo territoriale ZES e ZLS</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="179" data-end="749">Le <strong data-start="182" data-end="216">Zone Economiche Speciali (ZES)</strong> e le <strong data-start="222" data-end="260">Zone Logistiche Semplificate (ZLS)</strong> rappresentano uno degli strumenti più rilevanti di <strong data-start="312" data-end="347">politica economica territoriale</strong> adottati negli ultimi anni, con l’obiettivo di ridurre i divari di sviluppo e rendere più attrattive alcune aree strategiche del Paese. Il <strong data-start="487" data-end="518">credito d’imposta 2026-2028</strong> si inserisce in questo contesto come leva fiscale capace di <strong data-start="579" data-end="646">stimolare investimenti, occupazione e crescita infrastrutturale</strong>, generando effetti positivi non solo per le singole imprese, ma per l’intero sistema economico locale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="751" data-end="1321">Nel caso della <strong data-start="766" data-end="779">ZES Unica</strong>, l’incentivo fiscale mira a rafforzare il tessuto produttivo del Mezzogiorno e delle nuove regioni incluse, favorendo l’insediamento di attività industriali e la modernizzazione di quelle esistenti. L’attrazione di nuovi investimenti produttivi comporta <strong data-start="1034" data-end="1071">ricadute dirette sull’occupazione</strong>, sulla filiera dei fornitori e sull’indotto, contribuendo a creare un ecosistema economico più dinamico e competitivo. In questo senso, il bonus ZES diventa uno strumento di <strong data-start="1246" data-end="1270">sviluppo strutturale</strong>, non limitato al solo vantaggio fiscale immediato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1323" data-end="1888">Le <strong data-start="1326" data-end="1333">ZLS</strong>, invece, svolgono un ruolo chiave nel potenziamento delle <strong data-start="1392" data-end="1452">infrastrutture logistiche e dei collegamenti intermodali</strong>, elementi essenziali per la competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali. Incentivare investimenti in queste aree significa migliorare l’efficienza dei trasporti, ridurre i costi di movimentazione delle merci e attrarre operatori economici legati alla logistica avanzata. Il credito d’imposta ZLS contribuisce così a <strong data-start="1792" data-end="1855">rafforzare il ruolo dei porti e dei nodi logistici italiani</strong> nelle catene del valore globali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1890" data-end="2291">Nel medio-lungo periodo, l’effetto combinato di <strong data-start="1938" data-end="2023">incentivi fiscali, semplificazioni amministrative e investimenti infrastrutturali</strong> può trasformare le ZES e le ZLS in veri e propri poli di sviluppo. Per le imprese, questo significa non solo beneficiare di un risparmio fiscale, ma <strong data-start="2173" data-end="2244">operare in contesti territoriali sempre più competitivi e integrati</strong>, con vantaggi economici e strategici duraturi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="78" data-end="172"><strong>Prospettive future </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="174" data-end="722">La proroga del <strong data-start="189" data-end="221">Bonus ZES e ZLS fino al 2028</strong>, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, offre alle imprese una <strong data-start="287" data-end="362">visibilità temporale rara nel panorama degli incentivi fiscali italiani</strong>. Avere un orizzonte triennale certo consente infatti di <strong data-start="419" data-end="474">programmare gli investimenti in modo più efficiente</strong>, superando la logica dell’intervento emergenziale e adottando una pianificazione industriale strutturata. Questo elemento è particolarmente rilevante per le imprese che intendono realizzare progetti complessi, con tempi di attuazione medio-lunghi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="724" data-end="1236">Dal punto di vista strategico, il periodo 2026-2028 può rappresentare una fase decisiva per <strong data-start="816" data-end="886">ripensare la localizzazione delle attività produttive e logistiche</strong>, anche in chiave di reshoring e riduzione della dipendenza da mercati esteri. Il credito d’imposta, se inserito in una strategia di sviluppo coerente, permette di <strong data-start="1050" data-end="1103">ridurre il rischio finanziario degli investimenti</strong> e di migliorare la sostenibilità economica dei progetti, favorendo scelte imprenditoriali più ambiziose ma al tempo stesso prudenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1238" data-end="1752">Un altro aspetto da considerare riguarda l’evoluzione della normativa europea sugli <strong data-start="1322" data-end="1340">aiuti di Stato</strong>. La proroga attuale si inserisce nel quadro della <strong data-start="1391" data-end="1443">Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027</strong>, ma è già prevedibile che nei prossimi anni possano essere introdotti aggiornamenti o nuove linee guida. Le imprese che iniziano a programmare oggi gli investimenti hanno quindi un vantaggio competitivo, potendo <strong data-start="1656" data-end="1690">bloccare condizioni favorevoli</strong> e adattarsi più facilmente a eventuali cambiamenti normativi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1754" data-end="2150">In questo scenario, la chiave per sfruttare appieno il Bonus ZES e ZLS è la programmazione anticipata: valutare per tempo la fattibilità degli investimenti, la loro localizzazione, la cumulabilità con altri incentivi e l’impatto sul bilancio aziendale. Solo così il credito d’imposta può trasformarsi da semplice agevolazione fiscale a strumento di crescita e stabilità nel lungo periodo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="126" data-end="220"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="222" data-end="850">Il <strong data-start="225" data-end="254">Bonus ZES e ZLS 2026-2028</strong> si conferma come una delle <strong data-start="282" data-end="334">agevolazioni fiscali più rilevanti e strutturate</strong> a disposizione delle imprese italiane, grazie alla proroga introdotta dalla <strong data-start="411" data-end="437">Legge di Bilancio 2026</strong> e ai chiarimenti operativi forniti dall’<a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/" target="_blank" rel="noopener">Agenzia delle Entrate</a> con i provvedimenti del 30 gennaio. La possibilità di accedere a un <strong data-start="572" data-end="632">credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali</strong>, unita a un orizzonte temporale triennale certo, rappresenta un’opportunità concreta per <strong data-start="722" data-end="766">ridurre il carico fiscale in modo legale</strong>, migliorare la liquidità aziendale e sostenere programmi di crescita più ambiziosi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="852" data-end="1386">Tuttavia, come emerso nel corso dell’analisi, il beneficio non è automatico. Il rispetto delle <strong data-start="947" data-end="1012">regole operative, delle scadenze e degli obblighi documentali</strong> è essenziale per evitare la decadenza dall’agevolazione e possibili contestazioni future. Errori nella compilazione dei modelli, una pianificazione superficiale degli investimenti o una gestione non coordinata con altri incentivi possono compromettere un vantaggio fiscale che, se correttamente utilizzato, può incidere in modo significativo sulla redditività dell’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1388" data-end="1978">In quest’ottica, il credito ZES e ZLS non deve essere visto come un semplice bonus, ma come <strong data-start="1480" data-end="1536">uno strumento di pianificazione fiscale e strategica</strong>, capace di accompagnare l’impresa nelle scelte di localizzazione, innovazione e sviluppo produttivo. Affidarsi a una consulenza professionale consente di <strong data-start="1691" data-end="1750">massimizzare i benefici fiscali, economici e finanziari</strong>, trasformando l’incentivo in un vero vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Per le imprese che intendono investire tra il 2026 e il 2028, muoversi per tempo è la chiave per non perdere questa importante opportunità.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Bonus-ZES-e-ZLS-2026-2028-regole-modelli-e-credito-d-imposta-per-le-imprese/">Bonus ZES e ZLS 2026-2028: regole, modelli e credito d’imposta per le imprese</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Bonus-ZES-e-ZLS-2026-2028-regole-modelli-e-credito-d-imposta-per-le-imprese/">Bonus ZES e ZLS 2026-2028: regole, modelli e credito d’imposta per le imprese</a> was first posted on Aprile 14, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Credito d’Imposta Autotrasporto 2026: come funziona il bonus carburanti e quanto si risparmia</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Credito-d-Imposta-Autotrasporto-2026-come-funziona-il-bonus-carburanti-e-quanto-si-risparmia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Credito d’Imposta Autotrasporto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Credito di imposta - Tax Credit]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti autotrasportatori 2026]]></category>
		<category><![CDATA[aumento gasolio autotrasporto]]></category>
		<category><![CDATA[bonus carburante imprese]]></category>
		<category><![CDATA[compensazione F24 credito imposta]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta autotrasporto]]></category>
		<category><![CDATA[credito imposta gasolio]]></category>
		<category><![CDATA[decreto carburanti 2026]]></category>
		<category><![CDATA[decreto carburanti Gazzetta Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34360</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il settore dell’autotrasporto è stato messo a dura prova dall’aumento vertiginoso dei costi del carburante, aggravato da tensioni geopolitiche internazionali e dinamiche speculative sui mercati energetici. Per rispondere a questa emergenza, il Governo italiano è intervenuto con il cosiddetto Decreto Carburanti, introducendo misure urgenti a sostegno delle imprese, tra cui uno degli [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Credito-d-Imposta-Autotrasporto-2026-come-funziona-il-bonus-carburanti-e-quanto-si-risparmia/">Credito d’Imposta Autotrasporto 2026: come funziona il bonus carburanti e quanto si risparmia</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Credito-d-Imposta-Autotrasporto-2026-come-funziona-il-bonus-carburanti-e-quanto-si-risparmia/">Credito d’Imposta Autotrasporto 2026: come funziona il bonus carburanti e quanto si risparmia</a> was first posted on Marzo 24, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, il settore dell’autotrasporto è stato messo a dura prova dall’aumento vertiginoso dei costi del carburante, aggravato da tensioni geopolitiche internazionali e dinamiche speculative sui mercati energetici. Per rispondere a questa emergenza, il Governo italiano è intervenuto con il cosiddetto <strong data-start="417" data-end="439">Decreto Carburanti</strong>, introducendo misure urgenti a sostegno delle imprese, tra cui uno degli strumenti più attesi: il <strong data-start="538" data-end="579">credito d’imposta per l’autotrasporto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa agevolazione fiscale rappresenta una leva concreta per ridurre il peso dei costi operativi e migliorare la liquidità delle aziende del settore. Ma come funziona realmente questo bonus? Chi può beneficiarne e quali sono i vantaggi fiscali effettivi?</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo analizzeremo nel dettaglio tutte le novità normative, i requisiti di accesso e le opportunità di risparmio fiscale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="ovmfae" data-start="0" data-end="99"><strong>Requisiti, calcolo e limiti della misura</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="101" data-end="952">Con la pubblicazione in <strong data-start="125" data-end="166">Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo</strong>, il Decreto Carburanti introduce un intervento mirato per sostenere il comparto dell’autotrasporto, uno dei più colpiti dall’impennata dei prezzi del gasolio. In particolare, l’<strong data-start="344" data-end="370">articolo 3 del decreto</strong> disciplina un contributo straordinario sotto forma di <strong data-start="425" data-end="446">credito d’imposta</strong>, destinato alle imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia che svolgono attività di trasporto indicate all’<strong data-start="570" data-end="654">articolo 24-ter, comma 2, lettera a) del D.Lgs. n. 504/1995 (Testo Unico Accise)</strong>. L’obiettivo è chiaro: compensare almeno in parte l’aumento eccezionale dei costi sostenuti per il carburante nei mesi di <strong data-start="777" data-end="803">marzo, aprile e maggio</strong>, confrontati con i prezzi di riferimento del mese di febbraio, come rilevati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="954" data-end="1667">Dal punto di vista operativo, il credito d’imposta viene calcolato sulla <strong data-start="1027" data-end="1055">maggiore spesa sostenuta</strong> dalle imprese per il gasolio utilizzato come carburante. Questo significa che non si tratta di un contributo fisso, ma di una misura proporzionale all’effettivo incremento dei costi, rendendola più equa e aderente alla realtà economica delle singole aziende. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la <strong data-start="1367" data-end="1383">cumulabilità</strong> del beneficio: il credito può essere utilizzato insieme ad altre agevolazioni relative agli stessi costi, purché non si superi il totale della spesa sostenuta, tenendo conto anche del fatto che il contributo <strong data-start="1592" data-end="1636">non concorre alla formazione del reddito</strong> né della base imponibile IRAP.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="t0sixs" data-start="0" data-end="89"><strong>Modalità di utilizzo del credito d’imposta</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="91" data-end="704">Uno degli aspetti più rilevanti del credito d’imposta per l’autotrasporto riguarda le modalità di utilizzo, che risultano particolarmente vantaggiose per le imprese in termini di liquidità. Il contributo, infatti, può essere utilizzato <strong data-start="327" data-end="382">esclusivamente in compensazione tramite modello F24</strong>, ai sensi dell’<strong data-start="398" data-end="436">articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997</strong>, consentendo alle aziende di ridurre immediatamente il carico fiscale e contributivo. La scadenza fissata per l’utilizzo del credito è il <strong data-start="575" data-end="595">31 dicembre 2026</strong>, offrendo quindi un orizzonte temporale adeguato per pianificare l’impiego del beneficio in modo strategico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="706" data-end="1384">Un elemento di grande interesse è rappresentato dalla <strong data-start="760" data-end="819">non applicazione dei limiti ordinari alla compensazione</strong>, previsti dall’<strong data-start="835" data-end="884">articolo 1, comma 53, della Legge n. 244/2007</strong> e dall’<strong data-start="892" data-end="931">articolo 34 della Legge n. 388/2000</strong>. Questo significa che le imprese potranno utilizzare il credito senza essere soggette ai consueti tetti annuali, aumentando così l’efficacia della misura soprattutto per le realtà con elevati volumi di consumo di carburante. Inoltre, il credito d’imposta <strong data-start="1187" data-end="1271">non concorre alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile IRAP</strong>, e non rileva ai fini dei limiti di deducibilità previsti dagli articoli 61 e 109 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986).</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1386" data-end="1653">Queste caratteristiche rendono il credito particolarmente appetibile, trasformandolo in uno strumento concreto di <strong data-start="1500" data-end="1526">ottimizzazione fiscale</strong> e di gestione finanziaria, soprattutto in una fase economica caratterizzata da forte incertezza e aumento dei costi operativi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="130mnxb" data-start="0" data-end="82"><strong>Decreto attuativo e controlli</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="84" data-end="581">Un passaggio fondamentale per rendere operativa la misura riguarda l’adozione del <strong data-start="166" data-end="238">decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</strong>, previsto entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Carburanti. Questo provvedimento sarà determinante per chiarire in modo concreto <strong data-start="381" data-end="460">criteri, modalità di accesso e procedure di richiesta del credito d’imposta</strong>, rappresentando quindi un punto chiave per imprese e consulenti fiscali chiamati a gestire correttamente l’agevolazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="583" data-end="1189">Nel dettaglio, il decreto definirà gli aspetti operativi più rilevanti: dalla <strong data-start="661" data-end="710">verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi</strong>, alla documentazione necessaria per dimostrare l’effettivo incremento dei costi sostenuti per il carburante. Saranno inoltre disciplinate le <strong data-start="852" data-end="895">procedure di concessione del contributo</strong>, con particolare attenzione al rispetto del limite di spesa complessivo fissato in <strong data-start="979" data-end="1018">100 milioni di euro per l’anno 2026</strong>. Questo tetto rappresenta un elemento cruciale, poiché potrebbe comportare una ripartizione delle risorse o eventuali criteri di priorità nell’assegnazione del beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1191" data-end="1643">Non meno importanti sono le disposizioni relative ai <strong data-start="1244" data-end="1312">controlli e alle possibili cause di revoca del credito d’imposta</strong>. L’Amministrazione finanziaria, infatti, potrà effettuare verifiche puntuali per accertare la correttezza delle richieste e l’effettiva spettanza del beneficio. In caso di irregolarità, il credito potrà essere revocato, con conseguente recupero delle somme indebitamente utilizzate, oltre all’applicazione di sanzioni e interessi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1645" data-end="1848">Questo scenario evidenzia quanto sia fondamentale per le imprese adottare un approccio prudente e ben documentato, evitando errori che potrebbero compromettere l’accesso a un’agevolazione così rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1645" data-end="1848"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-33813 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/crescita-aziendale-aumento-dei-profitti-aumento-del-reddito-o-concetto-di-risparmio.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1aierfw" data-start="0" data-end="86"><strong>Vantaggi economici e fiscali </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="88" data-end="587">Il credito d’imposta introdotto dal Decreto Carburanti non è solo un aiuto emergenziale, ma rappresenta anche una leva strategica per il <strong data-start="225" data-end="272">risparmio fiscale e la gestione finanziaria</strong> delle imprese di autotrasporto. In un contesto caratterizzato da margini sempre più ridotti e da una forte volatilità dei prezzi energetici, poter contare su un’agevolazione che riduce direttamente il carico fiscale consente alle aziende di recuperare competitività e migliorare la propria sostenibilità economica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="589" data-end="1030">Uno dei principali vantaggi è legato alla <strong data-start="631" data-end="654">liquidità immediata</strong>: grazie alla compensazione tramite F24, le imprese possono ridurre debiti fiscali e contributivi senza dover attendere rimborsi, migliorando così il cash flow aziendale. Inoltre, la <strong data-start="837" data-end="869">non imponibilità del credito</strong> ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP rappresenta un ulteriore beneficio, evitando effetti fiscali negativi e garantendo un risparmio netto più elevato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1032" data-end="1464">Dal punto di vista strategico, le imprese possono integrare questo credito con altre misure agevolative, come incentivi per il rinnovo del parco veicoli o per la transizione energetica, sfruttando la <strong data-start="1232" data-end="1248">cumulabilità</strong> prevista dalla norma. Tuttavia, è fondamentale monitorare attentamente i costi sostenuti e documentare ogni spesa in modo preciso, per evitare il rischio di superare i limiti consentiti o incorrere in contestazioni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1466" data-end="1706">In definitiva, il credito d’imposta si configura come uno strumento che, se utilizzato correttamente, può contribuire non solo a contenere i costi, ma anche a pianificare una <strong data-start="1641" data-end="1705">strategia fiscale efficiente e sostenibile nel lungo periodo</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1wj9zmg" data-start="0" data-end="81"><strong>Criticità operative</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="83" data-end="766">Nonostante il credito d’imposta per l’autotrasporto rappresenti una misura estremamente vantaggiosa, nella pratica operativa emergono alcune <strong data-start="224" data-end="295">criticità che imprese e consulenti devono affrontare con attenzione</strong>. Uno dei principali problemi riguarda il <strong data-start="337" data-end="379">calcolo della maggiore spesa sostenuta</strong>, che richiede un confronto puntuale tra i costi del carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a quelli di febbraio, sulla base dei dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Questa operazione, apparentemente semplice, può diventare complessa in presenza di variazioni nei volumi di consumo o di contratti di fornitura con prezzi differenziati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="768" data-end="1235">Un ulteriore aspetto critico è legato alla <strong data-start="811" data-end="860">raccolta e conservazione della documentazione</strong>, fondamentale per dimostrare l’effettivo diritto al beneficio in caso di controlli. Fatture di acquisto, registri di consumo e ogni elemento utile a giustificare l’incremento dei costi devono essere archiviati in modo preciso e coerente. Errori o omissioni potrebbero infatti portare alla <strong data-start="1150" data-end="1182">revoca del credito d’imposta</strong>, con conseguenze economiche rilevanti per l’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1237" data-end="1554">Inoltre, il limite complessivo di <strong data-start="1271" data-end="1294">100 milioni di euro</strong> stanziato per il 2026 potrebbe generare incertezza tra gli operatori, soprattutto in caso di elevato numero di richieste. Questo potrebbe tradursi in una riduzione proporzionale del beneficio o in criteri selettivi che penalizzano alcune categorie di imprese.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1556" data-end="1794">Infine, non va sottovalutato il tema della <strong data-start="1599" data-end="1623">tempistica attuativa</strong>: eventuali ritardi nell’emanazione del decreto attuativo o nei processi di riconoscimento del credito potrebbero compromettere l’efficacia della misura nel breve periodo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1556" data-end="1794"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33645 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="10fmz9y" data-start="0" data-end="69"><strong>Esempio pratico </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="71" data-end="591">Per comprendere meglio il funzionamento del credito d’imposta previsto dal Decreto Carburanti, è utile analizzare un <strong data-start="188" data-end="207">esempio pratico</strong>, così da chiarire come le imprese possono determinare concretamente il beneficio spettante. Supponiamo il caso di un’azienda di autotrasporto che, nel mese di febbraio, abbia sostenuto una spesa per gasolio pari a <strong data-start="422" data-end="437">50.000 euro</strong>, mentre nei mesi di marzo, aprile e maggio la spesa sia aumentata rispettivamente a <strong data-start="522" data-end="554">65.000, 70.000 e 68.000 euro</strong>, a causa dell’incremento dei prezzi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="593" data-end="657">In questo scenario, la <strong data-start="616" data-end="644">maggiore spesa sostenuta</strong> sarà pari a:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="658" data-end="731">
<li data-section-id="1entqcl" data-start="658" data-end="681">Marzo: +15.000 euro</li>
<li data-section-id="1mctpn" data-start="682" data-end="706">Aprile: +20.000 euro</li>
<li data-section-id="1am1js9" data-start="707" data-end="731">Maggio: +18.000 euro</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="733" data-end="767">Totale incremento: <strong data-start="752" data-end="767">53.000 euro</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="769" data-end="1211">Il credito d’imposta verrà quindi calcolato su questo differenziale, secondo le percentuali che saranno stabilite dal decreto attuativo. Questo significa che il beneficio non si applica all’intero costo del carburante, ma esclusivamente alla quota eccedente rispetto al mese di riferimento (febbraio). Si tratta di un meccanismo che mira a compensare l’extra costo effettivo sostenuto dalle imprese, evitando distorsioni o sovracompensazioni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1213" data-end="1586">Dal punto di vista operativo, è fondamentale che l’impresa sia in grado di dimostrare con precisione questi dati, attraverso <strong data-start="1338" data-end="1406">fatture, registri carburante e documentazione contabile coerente</strong>, così da evitare contestazioni in fase di controllo. Questo esempio evidenzia come una corretta gestione amministrativa sia determinante per ottenere il massimo beneficio fiscale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="14txn51" data-start="0" data-end="87"><strong>Cumulo con altre agevolazioni </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="89" data-end="613">Uno degli aspetti più interessanti del credito d’imposta per l’autotrasporto riguarda la possibilità di <strong data-start="193" data-end="237">cumularlo con altre agevolazioni fiscali</strong>, ma questo vantaggio deve essere gestito con estrema attenzione per evitare errori che potrebbero compromettere il beneficio. La norma prevede infatti che il credito sia cumulabile con altri contributi aventi ad oggetto gli stessi costi, ma a una condizione fondamentale: il totale delle agevolazioni non deve <strong data-start="548" data-end="594">superare il costo effettivamente sostenuto</strong> per il carburante.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="615" data-end="1051">Questo principio, apparentemente semplice, può generare diverse criticità operative. Ad esempio, un’impresa che beneficia contemporaneamente di <strong data-start="759" data-end="832">riduzioni sulle accise, contributi regionali o altri bonus energetici</strong> dovrà effettuare un calcolo preciso per verificare di non superare il limite massimo consentito. In caso contrario, si rischia il recupero del credito indebitamente utilizzato, con applicazione di sanzioni e interessi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1053" data-end="1408">Un ulteriore elemento da considerare è il fatto che il credito d’imposta <strong data-start="1126" data-end="1210">non concorre alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile IRAP</strong>. Questo aspetto incide positivamente sul calcolo complessivo del carico fiscale, ma deve essere comunque coordinato con le altre misure utilizzate, soprattutto in sede di dichiarazione dei redditi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1410" data-end="1753">Per evitare problematiche, è fondamentale adottare un approccio strutturato, magari con il supporto di un consulente fiscale, in grado di monitorare tutte le agevolazioni in essere e garantire il rispetto dei limiti normativi. Una gestione superficiale, infatti, potrebbe trasformare un’opportunità di risparmio in un rischio fiscale concreto.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="obnp6z" data-start="0" data-end="89"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="91" data-end="562">Il credito d’imposta per l’autotrasporto introdotto dal Decreto Carburanti rappresenta una risposta concreta e mirata a una delle principali criticità del settore: l’aumento incontrollato dei costi del carburante. In un contesto economico complesso, segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei mercati energetici, questa misura consente alle imprese di <strong data-start="452" data-end="503">recuperare parte delle maggiori spese sostenute</strong>, migliorando al contempo la propria posizione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="564" data-end="1025">Tuttavia, come abbiamo visto, non si tratta di un’agevolazione automatica o priva di complessità. Per sfruttare realmente i vantaggi fiscali è necessario prestare attenzione a diversi aspetti: dal <strong data-start="761" data-end="795">calcolo corretto del beneficio</strong>, alla gestione della documentazione, fino al rispetto dei limiti di cumulabilità e delle condizioni previste dalla normativa. Il ruolo del consulente fiscale diventa quindi centrale per evitare errori e massimizzare il risparmio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1027" data-end="1392">Inoltre, la possibilità di utilizzare il credito in compensazione senza limiti ordinari e senza impatto su reddito e IRAP lo rende uno strumento estremamente efficace anche in ottica di <strong data-start="1213" data-end="1250">pianificazione fiscale strategica</strong>. Le imprese che sapranno integrare questa misura con altre agevolazioni disponibili potranno ottenere un vantaggio competitivo significativo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1394" data-end="1682">In definitiva, il credito d’imposta autotrasporto non è solo un aiuto temporaneo, ma una leva concreta per affrontare il caro carburanti in modo intelligente e sostenibile. Ignorarlo o utilizzarlo in modo errato significherebbe perdere un’importante opportunità di ottimizzazione fiscale.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Credito-d-Imposta-Autotrasporto-2026-come-funziona-il-bonus-carburanti-e-quanto-si-risparmia/">Credito d’Imposta Autotrasporto 2026: come funziona il bonus carburanti e quanto si risparmia</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Credito-d-Imposta-Autotrasporto-2026-come-funziona-il-bonus-carburanti-e-quanto-si-risparmia/">Credito d’Imposta Autotrasporto 2026: come funziona il bonus carburanti e quanto si risparmia</a> was first posted on Marzo 24, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tassazione delle plusvalenze IRES: cosa cambia dal 2026 e come prepararsi</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-delle-plusvalenze-IRES-cosa-cambia-dal-2026-e-come-prepararsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 04:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[Tassazione delle plusvalenze IRES]]></category>
		<category><![CDATA[acconti IRES plusvalenze]]></category>
		<category><![CDATA[cessione ramo d’azienda tassazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità d'impresa]]></category>
		<category><![CDATA[IRES plusvalenze]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione fiscale 2026]]></category>
		<category><![CDATA[plusvalenze aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[plusvalenze beni strumentali]]></category>
		<category><![CDATA[rateizzazione plusvalenze IRES]]></category>
		<category><![CDATA[Regime PEX]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione plusvalenze 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34290</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Legge di Bilancio 2026, in vigore dal 1° gennaio 2026, introduce una modifica rilevante e poco discussa che incide direttamente sulla tassazione delle plusvalenze ai fini IRES, con effetti significativi sulla liquidità delle imprese e sulla pianificazione fiscale. In particolare, i commi 42 e 43 riducono drasticamente i casi in cui è possibile rateizzare [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-delle-plusvalenze-IRES-cosa-cambia-dal-2026-e-come-prepararsi/">Tassazione delle plusvalenze IRES: cosa cambia dal 2026 e come prepararsi</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-delle-plusvalenze-IRES-cosa-cambia-dal-2026-e-come-prepararsi/">Tassazione delle plusvalenze IRES: cosa cambia dal 2026 e come prepararsi</a> was first posted on Marzo 4, 2026 at 5:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="278" data-end="813">La <strong data-start="281" data-end="307">Legge di Bilancio 2026</strong>, in vigore dal <strong data-start="323" data-end="342">1° gennaio 2026</strong>, introduce una modifica rilevante e poco discussa che incide direttamente sulla <strong data-start="423" data-end="468">tassazione delle plusvalenze ai fini IRES</strong>, con effetti significativi sulla <strong data-start="502" data-end="529">liquidità delle imprese</strong> e sulla <strong data-start="538" data-end="564">pianificazione fiscale</strong>. In particolare, i <strong data-start="584" data-end="601">commi 42 e 43</strong> riducono drasticamente i casi in cui è possibile <strong data-start="651" data-end="693">rateizzare l’imposta sulle plusvalenze</strong>, limitando una facoltà che per anni ha rappresentato uno strumento fondamentale di gestione finanziaria per le società.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="815" data-end="1378">Fino ad oggi, molte imprese hanno potuto <strong data-start="856" data-end="889">dilazionare il carico fiscale</strong> derivante dalla cessione di beni strumentali, distribuendo la tassazione su più esercizi e riducendo l’impatto immediato sul cash flow. Dal 2026, invece, questa possibilità viene <strong data-start="1069" data-end="1098">fortemente ridimensionata</strong>, con l’obbligo di <strong data-start="1150" data-end="1217">tassare integralmente la plusvalenza nell’esercizio di realizzo</strong>. Un cambiamento che rischia di cogliere impreparate molte aziende, soprattutto quelle che programmano dismissioni, riorganizzazioni o investimenti straordinari.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1380" data-end="1932">Ma quali plusvalenze possono ancora essere rateizzate? Quali operazioni diventano fiscalmente più onerose? E soprattutto, come è possibile ridurre legalmente l’impatto fiscale di queste nuove regole? Comprendere nel dettaglio la nuova disciplina è essenziale per evitare errori, sanzioni e scelte economicamente svantaggiose.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1380" data-end="1932">In questo articolo analizzeremo le nuove norme, i casi ancora agevolati, i rischi fiscali e le strategie lecite di pianificazione per affrontare al meglio la nuova tassazione delle plusvalenze dal 2026.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="302" data-end="364"><strong>IRES e plusvalenze</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="366" data-end="1003">Con l’<strong data-start="372" data-end="426">articolo 1, comma 42, della Legge di Bilancio 2026</strong>, il legislatore interviene in modo incisivo sull’<strong data-start="476" data-end="510">articolo 86, comma 4, del TUIR</strong>, riscrivendo le regole di tassazione delle <strong data-start="554" data-end="602">plusvalenze su beni strumentali ai fini IRES</strong>. La novità principale consiste nella <strong data-start="640" data-end="675">limitazione della rateizzazione</strong>, che non rappresenta più una facoltà generale dell’impresa, ma diventa un’eccezione ammessa solo in presenza di specifici requisiti. Restano escluse dalla riforma le <strong data-start="842" data-end="938">plusvalenze su partecipazioni che beneficiano del regime PEX di cui all’articolo 87 del TUIR</strong>, che continuano a seguire la disciplina dell’esenzione parziale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1005" data-end="1719">La nuova norma conferma come <strong data-start="1034" data-end="1053">regola generale</strong> che le plusvalenze patrimoniali realizzate concorrano a formare il <strong data-start="1121" data-end="1198">reddito imponibile IRES per l’intero ammontare nell’esercizio di realizzo</strong>, eliminando la possibilità, fino ad oggi concessa, di spalmarne la tassazione in quote costanti fino a cinque esercizi. Viene quindi meno una leva fondamentale di <strong data-start="1362" data-end="1402">pianificazione fiscale e finanziaria</strong>, spesso utilizzata per attenuare l’impatto immediato dell’imposta su operazioni straordinarie. Contestualmente, è stata soppressa anche la disposizione che consentiva una disciplina analoga per le <strong data-start="1600" data-end="1669">immobilizzazioni finanziarie iscritte negli ultimi cinque bilanci</strong>, segnando un ulteriore irrigidimento del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1721" data-end="2395">La rateizzazione resta possibile solo in due ipotesi tassativamente previste: la <strong data-start="1802" data-end="1845">cessione di azienda o di ramo d’azienda</strong>, purché posseduti da almeno <strong data-start="1874" data-end="1886">tre anni</strong>, e le <strong data-start="1893" data-end="1960">plusvalenze realizzate dalle società sportive professionistiche</strong> mediante cessione dei diritti alle prestazioni degli atleti, a condizione che tali diritti siano stati detenuti per almeno <strong data-start="2084" data-end="2096">due anni</strong> e limitatamente alla parte di corrispettivo incassata in denaro. In tutti gli altri casi, le plusvalenze, diverse da quelle PEX, devono essere <strong data-start="2242" data-end="2289">integralmente tassate nell’anno di realizzo</strong>, con effetti potenzialmente rilevanti sulla liquidità e sulla sostenibilità finanziaria delle operazioni.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1721" data-end="2395"><strong data-start="405" data-end="442">Imprese penalizzate dalla riforma</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="204" data-end="731">Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 avranno un impatto particolarmente rilevante sulle imprese che effettuano cessioni di beni strumentali, soprattutto nell’ambito di ristrutturazioni aziendali, dismissioni patrimoniali e rinnovi tecnologici. La soppressione della rateizzazione generalizzata comporta, infatti, un aumento immediato del carico fiscale nell’esercizio di realizzo della plusvalenza, con conseguenze dirette sulla liquidità aziendale e sugli equilibri finanziari di breve periodo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="733" data-end="1244">Sono penalizzate in modo particolare le società che operano in settori ad <strong data-start="807" data-end="837">alta intensità di capitale</strong>, come manifatturiero, immobiliare e servizi industriali, dove la vendita di macchinari, immobili strumentali o impianti genera spesso plusvalenze significative. In assenza della possibilità di diluire l’imposta su più esercizi, l’impresa è ora chiamata a <strong data-start="1093" data-end="1135">sostenere un esborso fiscale immediato</strong>, che può compromettere la capacità di reinvestimento o rendere economicamente meno conveniente l’operazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1246" data-end="1651">Anche le <strong data-start="1255" data-end="1262">PMI</strong> risultano esposte a maggiori criticità: per molte realtà di dimensioni ridotte, la rateizzazione rappresentava uno strumento essenziale per <strong data-start="1403" data-end="1451">gestire in modo sostenibile il prelievo IRES</strong>. Dal 2026, invece, la tassazione integrale nell’anno di realizzo rischia di trasformarsi in un vero e proprio <strong data-start="1562" data-end="1585">vincolo finanziario</strong>, soprattutto in assenza di un’adeguata pianificazione preventiva.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1653" data-end="2075">Di contro, risultano relativamente meno colpite le imprese che realizzano <strong data-start="1727" data-end="1774">plusvalenze su partecipazioni in regime PEX</strong>o che rientrano nelle <strong data-start="1797" data-end="1822">fattispecie agevolate</strong> previste dalla nuova norma. Tuttavia, per la generalità delle società, diventa ora indispensabile <strong data-start="1921" data-end="2015">valutare attentamente tempi, modalità e convenienza fiscale delle operazioni straordinarie</strong>, al fine di evitare effetti negativi inattesi sul bilancio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1653" data-end="2075"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33837 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1024x768.jpg" alt="" width="696" height="522" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1024x768.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-300x225.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-768x576.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1536x1152.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-560x420.jpg 560w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-80x60.jpg 80w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-150x113.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-600x450.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-696x522.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1068x801.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-265x198.jpg 265w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1653" data-end="2075"><strong data-start="462" data-end="507">Come ridurre legalmente l’impatto fiscale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="184" data-end="634">Alla luce delle nuove regole introdotte dal 2026, la <strong data-start="237" data-end="274">pianificazione fiscale preventiva</strong> diventa uno strumento imprescindibile per le imprese che intendono effettuare cessioni di beni strumentali o operazioni straordinarie. Sebbene la Legge di Bilancio abbia ridotto in modo significativo le possibilità di rateizzazione, restano comunque <strong data-start="525" data-end="545">strategie lecite</strong> per <strong data-start="550" data-end="578">contenere l’impatto IRES</strong> derivante dalla tassazione immediata delle plusvalenze.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="636" data-end="1099">Una prima leva riguarda la <strong data-start="663" data-end="708">programmazione temporale delle operazioni</strong>. Anticipare o posticipare una cessione può incidere in modo determinante sul carico fiscale complessivo, soprattutto in presenza di <strong data-start="841" data-end="870">perdite fiscali pregresse</strong>, di <strong data-start="875" data-end="882">ACE</strong>o di altri strumenti di deduzione che consentano di assorbire, almeno in parte, la base imponibile generata dalla plusvalenza. In questo contesto, l’analisi prospettica del reddito d’impresa assume un ruolo centrale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1101" data-end="1519">Un’altra strategia consiste nel valutare <strong data-start="1142" data-end="1190">operazioni alternative alla cessione diretta</strong>, come conferimenti, fusioni o scissioni, che se correttamente strutturate possono beneficiare di regimi di <strong data-start="1302" data-end="1324">neutralità fiscale</strong> previsti dal TUIR. Tali operazioni richiedono però un’attenta analisi tecnica e il rispetto rigoroso delle norme antielusive, per evitare contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1521" data-end="2061">Particolare attenzione va riservata anche alla <strong data-start="1568" data-end="1595">qualificazione dei beni</strong> e alla verifica dei <strong data-start="1616" data-end="1651">requisiti temporali di possesso</strong>, soprattutto nei casi in cui la rateizzazione rimane ammessa (cessione di azienda o ramo d’azienda). Una valutazione errata può comportare la <strong data-start="1794" data-end="1819">perdita del beneficio</strong> e l’immediata tassazione integrale della plusvalenza, con conseguenti sanzioni e interessi. Dal 2026, dunque, la gestione delle plusvalenze non può più essere improvvisata, ma richiede il supporto di una <strong data-start="2024" data-end="2060">consulenza fiscale specializzata</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="94" data-end="174"><strong>Cessione di azienda e ramo d’azienda</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="176" data-end="670">Tra le poche eccezioni alla tassazione immediata delle plusvalenze introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, un ruolo centrale è riservato alla <strong data-start="319" data-end="362">cessione di azienda o di ramo d’azienda</strong>. Il legislatore ha infatti scelto di <strong data-start="400" data-end="485">mantenere la possibilità di rateizzare l’imposizione IRES in cinque quote annuali</strong>, riconoscendo la particolare rilevanza economica e finanziaria di tali operazioni, spesso connesse a processi di riorganizzazione, passaggio generazionale o disinvestimento strategico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="672" data-end="1224">Affinché la rateizzazione sia ammessa, è però necessario che l’<strong data-start="735" data-end="833">azienda o il ramo d’azienda ceduto sia stato posseduto per un periodo non inferiore a tre anni</strong>. In presenza di questo requisito temporale, l’impresa può scegliere tra due alternative: far concorrere la plusvalenza <strong data-start="953" data-end="1006">per l’intero ammontare nell’esercizio di realizzo</strong>, oppure ripartirla <strong data-start="1026" data-end="1097">in quote costanti nell’anno della cessione e nei quattro successivi</strong>. La scelta deve essere attentamente valutata in funzione della capacità reddituale dell’impresa e delle esigenze di liquidità.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1226" data-end="1689">È importante sottolineare che la rateizzazione <strong data-start="1273" data-end="1293">non è automatica</strong>, ma rappresenta una <strong data-start="1314" data-end="1375">opzione esercitabile in sede di dichiarazione dei redditi</strong>. Un errore formale o la mancata indicazione dell’opzione comportano la perdita del beneficio, con la conseguente tassazione integrale della plusvalenza nell’esercizio in cui è stata realizzata. Questo aspetto assume un rilievo ancora maggiore nel nuovo contesto normativo, dove le ipotesi agevolate sono limitate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1691" data-end="2225">Dal punto di vista operativo, la corretta individuazione del <strong data-start="1752" data-end="1770">ramo d’azienda</strong> e la dimostrazione della sua autonomia funzionale diventano elementi essenziali per evitare contestazioni. L’Amministrazione finanziaria, infatti, potrebbe riqualificare l’operazione come <strong data-start="1959" data-end="1987">cessione di singoli beni</strong>, facendo venir meno il diritto alla rateizzazione. Per questo motivo, la cessione di azienda o ramo d’azienda richiede oggi una <strong data-start="2116" data-end="2157">strutturazione accurata e documentata</strong>, soprattutto alla luce delle nuove restrizioni introdotte dal 2026.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1691" data-end="2225"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33467 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/una-persona-sta-estraendo-un-sacco-di-soldi-con-sopra-delle-parole.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="105" data-end="193"><strong>Società sportive professionistiche</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="195" data-end="697">La Legge di Bilancio 2026 conferma, con alcuni aggiustamenti di coordinamento, il <strong data-start="277" data-end="348">regime speciale applicabile alle società sportive professionistiche</strong> in materia di tassazione delle plusvalenze derivanti dalla <strong data-start="408" data-end="485">cessione dei diritti all’utilizzo esclusivo della prestazione dell’atleta</strong>. Si tratta di una disciplina che tiene conto delle peculiarità economiche del settore sportivo, dove le operazioni di trasferimento dei giocatori rappresentano una componente strutturale del modello di business.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="699" data-end="1214">In base alla normativa vigente, ribadita anche dai commi 42 e 43, le plusvalenze realizzate dalle società sportive concorrono, come regola generale, a formare il <strong data-start="861" data-end="938">reddito imponibile IRES per l’intero ammontare nell’esercizio di realizzo</strong>. Tuttavia, qualora i diritti alle prestazioni sportive siano stati <strong data-start="1006" data-end="1059">posseduti per un periodo non inferiore a due anni</strong>, la società può optare per la <strong data-start="1090" data-end="1150">rateizzazione della plusvalenza in cinque quote costanti</strong>, da imputare all’esercizio di realizzo e ai quattro successivi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1216" data-end="1676">La possibilità di dilazione è però <strong data-start="1251" data-end="1356">limitata esclusivamente alla parte di plusvalenza corrispondente al corrispettivo incassato in denaro</strong>. Eventuali componenti non monetarie, come contropartite tecniche o permute di diritti, devono invece essere <strong data-start="1465" data-end="1512">integralmente tassate nell’anno di realizzo</strong>. Questa distinzione rende necessaria un’attenta analisi contrattuale delle operazioni di trasferimento, al fine di determinare correttamente la quota rateizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1678" data-end="2211">Anche per le società sportive, l’esercizio dell’opzione per la rateizzazione deve risultare <strong data-start="1770" data-end="1819">espressamente dalla dichiarazione dei redditi</strong>. In mancanza di tale indicazione, la plusvalenza viene automaticamente tassata per intero nell’esercizio in cui è stata realizzata. Il mantenimento di questo regime speciale conferma l’orientamento del legislatore volto a garantire una <strong data-start="2056" data-end="2094">maggiore sostenibilità finanziaria</strong> al settore, pur all’interno di un quadro normativo complessivamente più restrittivo per la generalità delle imprese.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="107" data-end="172"><strong>Dichiarazione dei redditi e acconti IRES</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="174" data-end="788">Un aspetto spesso sottovalutato della riforma riguarda le <strong data-start="232" data-end="286">ricadute operative sulla dichiarazione dei redditi</strong> e sul <strong data-start="293" data-end="323">calcolo degli acconti IRES</strong> a partire dal 2026. La nuova disciplina ribadisce espressamente che la <strong data-start="395" data-end="434">scelta di rateizzare la plusvalenza</strong>, nei pochi casi in cui è ancora consentita, deve risultare in modo chiaro dalla <strong data-start="515" data-end="544">dichiarazione dei redditi</strong>relativa al periodo d’imposta di realizzo. In assenza di tale indicazione, anche per mera dimenticanza o errore formale, la plusvalenza <strong data-start="681" data-end="746">concorre integralmente alla formazione del reddito imponibile</strong> nell’esercizio in cui è stata realizzata.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="790" data-end="1260">Il legislatore ha inoltre chiarito che la <strong data-start="832" data-end="877">mancata presentazione della dichiarazione</strong> comporta automaticamente la tassazione immediata dell’intera plusvalenza, escludendo qualsiasi possibilità di recupero successivo della rateizzazione. Questo rafforza ulteriormente il principio secondo cui, dal 2026, la gestione delle plusvalenze richiede una <strong data-start="1138" data-end="1188">attenzione formale e sostanziale molto elevata</strong>, soprattutto nei casi di operazioni straordinarie di importo rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1262" data-end="1870">Particolare rilievo assume anche il <strong data-start="1298" data-end="1310">comma 43</strong>, che disciplina l’applicazione delle nuove regole alle plusvalenze realizzate <strong data-start="1389" data-end="1475">a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025</strong>. Per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, le novità trovano quindi applicazione a partire dal <strong data-start="1589" data-end="1608">1° gennaio 2026</strong>. La norma interviene anche sul calcolo degli <strong data-start="1654" data-end="1670">acconti IRES</strong>, stabilendo che, in presenza del cosiddetto <strong data-start="1715" data-end="1735">criterio storico</strong>, l’imposta di riferimento debba essere rideterminata come se le nuove disposizioni fossero già state applicate nel periodo precedente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1872" data-end="2343">Questo meccanismo può determinare <strong data-start="1906" data-end="1929">acconti più elevati</strong> rispetto al passato, soprattutto per le imprese che nel 2025 hanno realizzato plusvalenze su beni strumentali. Senza un’adeguata analisi preventiva, il rischio è quello di trovarsi ad affrontare <strong data-start="2125" data-end="2156">anticipi d’imposta inattesi</strong>, con un impatto negativo sulla gestione finanziaria. Anche sotto questo profilo, la riforma impone alle imprese una <strong data-start="2273" data-end="2308">maggiore consapevolezza fiscale</strong> e una pianificazione più accurata.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="121" data-end="185"><strong>Vantaggi e criticità </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="187" data-end="710">La riforma della tassazione delle plusvalenze introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 presenta una <strong data-start="286" data-end="309">lettura ambivalente</strong>, con elementi che possono essere interpretati sia come un rafforzamento della certezza fiscale, sia come un irrigidimento del sistema a danno delle imprese. Dal punto di vista dell’Erario, la scelta di limitare la rateizzazione risponde all’esigenza di <strong data-start="563" data-end="593">anticipare il gettito IRES</strong> e ridurre forme di differimento d’imposta che, nel tempo, hanno inciso sulla programmazione delle entrate pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="712" data-end="1181">Per le imprese, tuttavia, le <strong data-start="741" data-end="773">criticità risultano evidenti</strong>. La tassazione immediata delle plusvalenze comporta un <strong data-start="829" data-end="860">peggioramento del cash flow</strong>, soprattutto in occasione di operazioni che, pur generando un risultato economico positivo, non producono immediatamente liquidità sufficiente a far fronte al carico fiscale. Questo aspetto rischia di penalizzare le aziende più dinamiche, che investono, dismettono e si riorganizzano per restare competitive sul mercato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1183" data-end="1616">Un ulteriore elemento critico riguarda la <strong data-start="1225" data-end="1265">riduzione della flessibilità fiscale</strong>. In passato, la possibilità di rateizzare consentiva alle imprese di allineare il prelievo fiscale alla reale capacità contributiva nel tempo. Dal 2026, invece, tale allineamento viene meno nella maggior parte dei casi, rendendo necessaria una <strong data-start="1510" data-end="1556">valutazione preventiva ancora più rigorosa</strong> della convenienza economica delle operazioni straordinarie.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1618" data-end="2151">Non mancano però anche alcuni <strong data-start="1648" data-end="1668">aspetti positivi</strong>. La norma introduce un quadro più chiaro e definito, riducendo le aree di incertezza interpretativa e concentrando i benefici solo su fattispecie considerate strategiche dal legislatore, come la cessione di azienda o il settore sportivo professionistico. In questo scenario, la riforma impone alle imprese un cambio di approccio: meno improvvisazione e più <strong data-start="2026" data-end="2059">strategia fiscale strutturata</strong>, in grado di trasformare un vincolo normativo in un elemento di pianificazione consapevole.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="106" data-end="179"><strong>Consigli pratici </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="181" data-end="583">L’entrata in vigore delle nuove regole sulla tassazione delle plusvalenze impone a imprese e professionisti un <strong data-start="292" data-end="338">cambio di mentalità nella gestione fiscale</strong>. Dal 2026, non sarà più possibile affidarsi a soluzioni ex post per attenuare il carico IRES, ma diventa fondamentale <strong data-start="457" data-end="498">intervenire in fase di pianificazione</strong>, prima di realizzare qualsiasi operazione potenzialmente generatrice di plusvalenze.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="585" data-end="1020">Un primo passo consiste nella <strong data-start="615" data-end="649">mappatura dei beni strumentali</strong> presenti in azienda, verificando anzianità di possesso, valore fiscale residuo e potenziale plusvalenza in caso di cessione. Questa analisi consente di individuare le operazioni più critiche e di valutare, ove possibile, una <strong data-start="875" data-end="904">tempistica più efficiente</strong>, ad esempio anticipando determinate dismissioni o inserendole in contesti di riorganizzazione fiscalmente neutrali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1022" data-end="1499">Fondamentale è anche il <strong data-start="1046" data-end="1111">coinvolgimento del consulente fiscale sin dalle fasi iniziali</strong>. Operazioni come conferimenti, fusioni, scissioni o cessioni di rami d’azienda richiedono oggi una progettazione accurata, non solo sotto il profilo civilistico ma anche sotto quello tributario, per evitare la perdita di benefici residui come la rateizzazione. In questo contesto, assume rilievo anche la corretta <strong data-start="1426" data-end="1461">documentazione delle operazioni</strong>, indispensabile in caso di controlli.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1501" data-end="1956">Infine, imprese e professionisti devono prestare particolare attenzione agli <strong data-start="1578" data-end="1606">adempimenti dichiarativi</strong> e al <strong data-start="1612" data-end="1637">calcolo degli acconti</strong>, considerando che errori formali possono comportare un aggravio fiscale immediato. Prepararsi al 2026 significa quindi adottare una gestione più consapevole e strutturata della fiscalità d’impresa, trasformando una riforma restrittiva in un’opportunità di ottimizzazione legale e di maggiore controllo finanziario.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="217" data-end="298"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="300" data-end="744">La riforma della <strong data-start="317" data-end="362">tassazione delle plusvalenze ai fini IRES</strong> introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 segna un cambio di passo importante nel rapporto tra imprese e fisco. La drastica riduzione delle ipotesi di <strong data-start="512" data-end="542">rateizzazione dell’imposta </strong>impone una gestione più attenta delle operazioni straordinarie e rende imprescindibile una <strong data-start="634" data-end="671">pianificazione fiscale preventiva</strong>, soprattutto per le imprese che effettuano cessioni di beni strumentali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="746" data-end="1333">Dal 2026, la tassazione immediata diventa la regola, mentre le eccezioni sono limitate a fattispecie ben definite, come la <strong data-start="869" data-end="909">cessione di azienda o ramo d’azienda</strong> e le operazioni delle <strong data-start="932" data-end="970">società sportive professionistiche</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="746" data-end="1333">In questo nuovo contesto, il vero vantaggio competitivo non è più la dilazione dell’imposta, ma la capacità di <strong data-start="1083" data-end="1154">strutturare le operazioni in modo consapevole, legale ed efficiente</strong>, evitando sorprese fiscali e salvaguardando la liquidità aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="746" data-end="1333">Chi saprà anticipare il cambiamento potrà trasformare un obbligo normativo in una leva di gestione strategica.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-delle-plusvalenze-IRES-cosa-cambia-dal-2026-e-come-prepararsi/">Tassazione delle plusvalenze IRES: cosa cambia dal 2026 e come prepararsi</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-delle-plusvalenze-IRES-cosa-cambia-dal-2026-e-come-prepararsi/">Tassazione delle plusvalenze IRES: cosa cambia dal 2026 e come prepararsi</a> was first posted on Marzo 4, 2026 at 5:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tassazione dividendi 2026: esclusione al 5%, cosa cambia e come risparmiare legalmente</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-dividendi-2026-esclusione-al-5-cosa-cambia-e-come-risparmiare-legalmente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 08:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
		<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Bilancio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[DDL bilancio 2026 dividendi]]></category>
		<category><![CDATA[dividendi società 2026]]></category>
		<category><![CDATA[esclusione dividendi 5%]]></category>
		<category><![CDATA[esenzione 95% dividendi]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità partecipazioni societarie]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[normativa dividendi TUIR]]></category>
		<category><![CDATA[nuova tassazione dividendi]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione fiscale aziende]]></category>
		<category><![CDATA[plusvalenze 2026]]></category>
		<category><![CDATA[riforma dividendi Italia]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[soglia partecipazione 5%]]></category>
		<category><![CDATA[strategia fiscale dividendi]]></category>
		<category><![CDATA[Tassazione dividendi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34195</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema della tassazione dei dividendi è sempre stato al centro dell’attenzione di professionisti, investitori e aziende. Con la bozza della Legge di Bilancio 2025, il Governo ha proposto una modifica molto rilevante: l’introduzione di una soglia minima del 5% di partecipazione per poter accedere al regime di esclusione parziale dei dividendi dal reddito imponibile. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-dividendi-2026-esclusione-al-5-cosa-cambia-e-come-risparmiare-legalmente/">Tassazione dividendi 2026: esclusione al 5%, cosa cambia e come risparmiare legalmente</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-dividendi-2026-esclusione-al-5-cosa-cambia-e-come-risparmiare-legalmente/">Tassazione dividendi 2026: esclusione al 5%, cosa cambia e come risparmiare legalmente</a> was first posted on Gennaio 21, 2026 at 9:40 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="308" data-end="913">Il tema della <strong data-start="322" data-end="350">tassazione dei dividendi</strong> è sempre stato al centro dell’attenzione di professionisti, investitori e aziende. Con la bozza della Legge di Bilancio 2025, il Governo ha proposto una <strong data-start="504" data-end="532">modifica molto rilevante</strong>: l’introduzione di una <strong data-start="556" data-end="598">soglia minima del 5% di partecipazione</strong> per poter accedere al regime di esclusione parziale dei dividendi dal reddito imponibile. Una proposta che ha subito fatto discutere, al punto da essere immediatamente oggetto di un <strong data-start="781" data-end="807">emendamento correttivo</strong>, proprio a causa delle forti criticità emerse da parte di imprese, commercialisti e operatori finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="915" data-end="1395">Questa modifica avrebbe avuto impatti <strong data-start="953" data-end="1002">profondi sul tessuto imprenditoriale italiano</strong>, in particolare per quelle società che oggi beneficiano della tassazione agevolata sui dividendi percepiti da partecipazioni qualificate e non qualificate. La norma mirava a ridefinire le condizioni per poter escludere parzialmente i dividendi dalla tassazione, prevedendo appunto una soglia di possesso minima, ma è stata subito vista come <strong data-start="1344" data-end="1370">potenzialmente dannosa</strong> per migliaia di società.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1397" data-end="1440">Nell’articolo analizziamo passo dopo passo cosa prevedeva inizialmente il testo del DDL, quali sarebbero state le conseguenze pratiche per le imprese, come è intervenuto l’emendamento correttivo e  soprattutto, quali sono oggi i reali impatti di questa misura dopo la modifica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1397" data-end="1440">Scopriremo anche se e come questa norma potrebbe essere ulteriormente ritoccata in fase di approvazione definitiva della Legge di Bilancio e quali strategie valutare per risparmiare sulle imposte in modo del tutto legale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="249" data-end="361"><strong data-start="253" data-end="361">DDL Bilancio 2026</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="363" data-end="945">Nel cuore del Disegno di Legge di Bilancio 2026, l’articolo 18 ha introdotto una modifica <strong data-start="453" data-end="500">strutturale e potenzialmente rivoluzionaria</strong> alla tassazione dei dividendi per le società. La bozza iniziale prevedeva <strong data-start="575" data-end="631">l’abbandono del regime di esenzione parziale del 95%</strong>, oggi riconosciuto ai dividendi percepiti dalle società ai sensi dell’art. 89, comma 2, del TUIR. Secondo questa prima formulazione, il beneficio fiscale si sarebbe applicato solo se la società detentrice avesse posseduto <strong data-start="854" data-end="903">una partecipazione diretta pari almeno al 10%</strong> nella società che distribuisce gli utili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="947" data-end="1385">Un’ulteriore condizione riguardava la possibilità di considerare anche le <strong data-start="1021" data-end="1049">partecipazioni indirette</strong>, ma con calcolo “demoltiplicato” secondo le regole previste dal Codice Civile (art. 2359). Le stesse regole sarebbero state estese anche ai <strong data-start="1190" data-end="1219">dividendi di fonte estera</strong>. In pratica, il nuovo regime avrebbe drasticamente ristretto la platea delle partecipazioni fiscalmente agevolabili, escludendo tutte quelle sotto la soglia del 10%.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1387" data-end="1771">L’emendamento successivo ha <strong data-start="1415" data-end="1440">ammorbidito la misura</strong>, riducendo la soglia minima dal 10% al <strong data-start="1480" data-end="1486">5%</strong>, con l’aggiunta di un ulteriore vincolo temporale: la partecipazione dovrà essere <strong data-start="1569" data-end="1601">detenuta per almeno tre anni</strong>. Inoltre, l’agevolazione rimarrebbe applicabile anche nel caso in cui la quota posseduta sia inferiore al 5% ma il valore della partecipazione superi <strong data-start="1752" data-end="1770">i 500.000 euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1773" data-end="2064">Queste modifiche si applicheranno solo a partire dal <strong data-start="1826" data-end="1845">1° gennaio 2026</strong>, senza alcun effetto retroattivo. Il cambio di rotta del Governo sembra voler evitare impatti troppo forti sul sistema imprenditoriale, pur mantenendo un certo rigore contro la <strong data-start="2023" data-end="2063">doppia non imposizione dei dividendi</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="236" data-end="323"><strong data-start="240" data-end="323">Impatto della soglia al 5%</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="325" data-end="779">L’introduzione di una soglia minima del 5% per accedere al regime di esclusione parziale dei dividendi rappresenta un cambio di paradigma importante rispetto alla normativa attuale, che prevede un’esenzione del 95% senza alcuna soglia minima di partecipazione. Questa modifica avrà impatti immediati sia sulle società holding che su quelle operative, ma anche su tutte le imprese con partecipazioni minoritarie, finora fiscalmente efficienti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="781" data-end="1244">Le società che detengono partecipazioni frammentate, magari sotto forma di investimenti strategici inferiori al 5%, si vedranno negare il beneficio dell’esenzione, e saranno quindi soggette a tassazione ordinaria sull’intero importo dei dividendi ricevuti. Un cambiamento che può portare a un aumento della pressione fiscale in misura significativa, in particolare per le holding di partecipazione che operano con logiche di portafoglio diversificato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1246" data-end="1644">Anche le operazioni di M&amp;A e di pianificazione societaria potrebbero essere influenzate: sarà infatti necessario valutare attentamente il peso delle partecipazioni e l’orizzonte temporale del loro mantenimento. La norma prevede che la partecipazione debba essere mantenuta per almeno tre anni, il che implica una strategia di lungo periodo e potrebbe limitare la flessibilità operativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1646" data-end="1986">Non meno importante è l’impatto sulle plusvalenze: l’articolo 18, nella nuova formulazione, estende i criteri della soglia anche alle plusvalenze da cessione di partecipazioni acquisite dal 2026. Se la partecipazione è inferiore al 5% o ha un valore sotto i 500.000 euro, anche le eventuali plusvalenze non godranno dell’esclusione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1988" data-end="2120">Questo scenario obbliga le imprese a ripensare le proprie strategie di gestione partecipativa per ottimizzare il carico fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1988" data-end="2120"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33837 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1024x768.jpg" alt="" width="696" height="522" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1024x768.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-300x225.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-768x576.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1536x1152.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-560x420.jpg 560w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-80x60.jpg 80w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-150x113.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-600x450.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-696x522.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-1068x801.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual-265x198.jpg 265w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/close-up-tax-time-text-sticky-note-with-1040-tax-form-pen-pencil-calculator-conceptual.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="266" data-end="377"><strong data-start="270" data-end="377">Gli obiettivi del legislatore</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="379" data-end="875">La ratio della nuova disciplina sui dividendi si fonda su un’esigenza ben precisa: <strong data-start="462" data-end="511">limitare i fenomeni di doppia non imposizione</strong>, che negli anni hanno favorito pianificazioni fiscali aggressive da parte di alcune strutture societarie, in particolare <strong data-start="633" data-end="701">holding di diritto italiano con partecipazioni in società estere</strong>. Infatti, nel regime attuale, l’esclusione del 95% si applica in maniera automatica, anche a partecipazioni di modesto valore e senza alcun requisito temporale o gestionale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="877" data-end="1396">Secondo la relazione tecnica allegata al DDL, la modifica normativa sarebbe volta a garantire un&#8217;applicazione più selettiva del beneficio fiscale, premiando le partecipazioni più rilevanti e stabili, in linea con le direttive europee in materia di fiscalità delle società (in particolare la Direttiva madre-figlia 2011/96/UE). Quest’ultima impone agli Stati membri di evitare la doppia imposizione economica, ma consente anche di adottare clausole anti-abuso che impediscano vantaggi fiscali ingiustificati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1398" data-end="1825">Un altro aspetto non trascurabile è l’impatto sulle entrate fiscali: restringendo il campo delle partecipazioni fiscalmente agevolate, lo Stato punta a recuperare base imponibile, con un effetto potenzialmente positivo sul bilancio pubblico. Tuttavia, il rischio di effetti distorsivi sul mercato non è secondario, specie per le PMI che detengono partecipazioni minoritarie ma strategiche in altre realtà aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1827" data-end="2066">In sostanza, il legislatore sembra voler privilegiare un approccio più “qualitativo” alla fiscalità dei dividendi, riconoscendo l’esenzione solo in presenza di un effettivo coinvolgimento societario e imprenditoriale nel lungo termine.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="210" data-end="303"><strong data-start="214" data-end="303">Decorrenza e periodo transitorio</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="305" data-end="767">Una delle caratteristiche più rilevanti della nuova disciplina sulla tassazione dei dividendi è la sua <strong data-start="408" data-end="459">applicazione solo a partire dal 1° gennaio 2026</strong>. Questo significa che tutte le distribuzioni deliberate fino al 31 dicembre 2025 continueranno a beneficiare del regime attuale, ovvero <strong data-start="596" data-end="656">esclusione del 95% senza soglie minime di partecipazione</strong>. La norma non prevede effetti retroattivi, e questo offre alle imprese un <strong data-start="731" data-end="766">margine operativo per adeguarsi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="769" data-end="1140">Tuttavia, c’è un punto critico da non sottovalutare: ai fini della determinazione degli <strong data-start="857" data-end="890">acconti d’imposta per il 2026</strong>, si dovranno considerare le nuove regole, come se fossero già in vigore. Questo comporta che le imprese dovranno <strong data-start="1004" data-end="1026">rivedere i calcoli</strong> in base alle previsioni dell’art. 18 riformato, con possibili <strong data-start="1089" data-end="1116">impatti sulla liquidità</strong> aziendale già nel 2025.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1142" data-end="1245">Alla luce di ciò, diventa fondamentale valutare azioni strategiche entro la fine del 2025, tra cui:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1247" data-end="1695">
<li data-start="1247" data-end="1399">
<p data-start="1249" data-end="1399"><strong data-start="1249" data-end="1286">Deliberare distribuzioni di utili</strong> prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, specialmente se si detengono partecipazioni inferiori al 5%;</p>
</li>
<li data-start="1400" data-end="1557">
<p data-start="1402" data-end="1557">Rivedere la <strong data-start="1414" data-end="1448">struttura delle partecipazioni</strong> per valutare eventuali accorpamenti, fusioni o riallocazioni che permettano di raggiungere la soglia del 5%;</p>
</li>
<li data-start="1558" data-end="1695">
<p data-start="1560" data-end="1695">Analizzare le partecipazioni estere, per verificare <strong data-start="1612" data-end="1646">coerenza con i nuovi requisiti</strong>, anche in caso di catene di controllo indirette.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1697" data-end="2037">Il periodo transitorio, se ben sfruttato, può rappresentare un’occasione per riorganizzare in modo più efficiente la struttura societaria e ottimizzare il carico fiscale futuro. La consulenza di un commercialista esperto in fiscalità societaria sarà, in questa fase, uno strumento fondamentale per evitare errori e cogliere opportunità.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="237" data-end="325"><strong data-start="241" data-end="325">Soggetti penalizzati</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="327" data-end="639">Non tutte le imprese saranno colpite allo stesso modo dalla riforma introdotta con il DDL di Bilancio 2026. L&#8217;introduzione della soglia del 5% e del requisito di detenzione triennale per beneficiare del regime di esclusione parziale dei dividendi penalizzerà in modo particolare alcune <strong data-start="613" data-end="638">categorie di soggetti</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="641" data-end="685">Tra i principali <strong data-start="658" data-end="675">“danneggiati”</strong> troviamo:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="687" data-end="1759">
<li data-start="687" data-end="985">
<p data-start="689" data-end="985"><strong data-start="689" data-end="735">Società con partecipazioni inferiori al 5%</strong>, soprattutto quelle che detengono piccole quote in società strategiche, magari per motivi commerciali, industriali o di alleanze territoriali. In questi casi, il mancato accesso all’esenzione rischia di <strong data-start="939" data-end="984">azzerare la convenienza dell’investimento</strong>.</p>
</li>
<li data-start="987" data-end="1237">
<p data-start="989" data-end="1237"><strong data-start="989" data-end="1032">Holding di partecipazioni diversificate</strong>, tipiche nel settore finanziario o immobiliare, che operano con logiche di portafoglio e non con partecipazioni di controllo. La riforma impone una riflessione profonda sulla <strong data-start="1208" data-end="1236">composizione degli asset</strong>.</p>
</li>
<li data-start="1239" data-end="1485">
<p data-start="1241" data-end="1485"><strong data-start="1241" data-end="1270">Start-up e PMI innovative</strong>, spesso partecipate da più investitori con piccole quote, che rischiano di perdere l’attrattività fiscale per soci finanziatori e business angel, con possibili effetti negativi sull’<strong data-start="1453" data-end="1484">ecosistema dell’innovazione</strong>.</p>
</li>
<li data-start="1487" data-end="1759">
<p data-start="1489" data-end="1759"><strong data-start="1489" data-end="1519">Società estere controllate</strong> da realtà italiane tramite più livelli di partecipazione (holding estere, sub-holding): in questi casi, la <strong data-start="1627" data-end="1651">catena partecipativa</strong> potrebbe ridurre l’effettiva quota di controllo al di sotto del 5%, rendendo inapplicabile l’agevolazione.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1761" data-end="1992">Anche il vincolo dei tre anni di detenzione continuativa rischia di penalizzare operazioni tipiche del private equity o delle joint venture temporanee, limitando la flessibilità strategica in fase di ingresso o dismissione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1994" data-end="2197">In conclusione, le imprese dovranno effettuare una mappatura completa delle proprie partecipazioni, per capire dove intervenire e come strutturare al meglio gli investimenti futuri in ottica fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1994" data-end="2197"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33833 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/man-hand-using-calculator-writing-make-note-with-calculate-about-cost-taxes-home-office-businessman-doing-some-paperwork-workplace.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="279" data-end="377"><strong data-start="283" data-end="377">Strategie di risparmio fiscale legale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="379" data-end="743">Con l’entrata in vigore della nuova soglia del 5% e del vincolo triennale a partire dal 2026, le imprese devono iniziare sin da ora a <strong data-start="513" data-end="558">ripensare la propria struttura societaria</strong> per evitare un aggravio fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="379" data-end="743">Esistono diverse <strong data-start="609" data-end="666">strategie legali e pienamente conformi alla normativa</strong> che consentono di ridurre l’impatto delle nuove regole, agendo con anticipo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="745" data-end="1167"><strong data-start="745" data-end="800">1. Riorganizzazione delle partecipazioni societarie</strong><br data-start="800" data-end="803" />Se un’impresa detiene più partecipazioni frazionate (ad esempio inferiori al 5%), è possibile valutare operazioni come <strong data-start="922" data-end="967">fusione, conferimento o acquisto di quote</strong> per superare la soglia minima e accedere all’esenzione parziale. Naturalmente, tali operazioni devono avere <strong data-start="1076" data-end="1116">valenza economica e non solo fiscale</strong>, per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1169" data-end="1562"><strong data-start="1169" data-end="1224">2. Pianificazione delle distribuzioni entro il 2025</strong><br data-start="1224" data-end="1227" />Poiché la nuova disciplina si applica solo ai dividendi deliberati dal 1° gennaio 2026, una delle strategie più efficaci è <strong data-start="1350" data-end="1381">anticipare le distribuzioni</strong>. Le società possono deliberare, anche senza distribuirli subito, <strong data-start="1447" data-end="1491">utili accantonati in esercizi precedenti</strong>, evitando così la nuova imposizione piena su partecipazioni “piccole”.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1564" data-end="1979"><strong data-start="1564" data-end="1622">3. Consolidamento o rivalutazione delle partecipazioni</strong><br data-start="1622" data-end="1625" />Per le partecipazioni che non raggiungono la soglia del 5% ma hanno un <strong data-start="1696" data-end="1726">elevato valore di bilancio</strong> (oltre 500.000 euro), si potrebbe valutare una <strong data-start="1774" data-end="1813">rivalutazione civilistica e fiscale</strong> per rientrare nella seconda soglia prevista dalla norma. In alternativa, si può considerare un aumento di capitale o operazioni societarie per raggiungere la soglia.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1981" data-end="2293"><strong data-start="1981" data-end="2036">4. Holding di partecipazione come strumento fiscale</strong><br data-start="2036" data-end="2039" />In alcuni casi, la costituzione di una <strong data-start="2078" data-end="2098">holding italiana</strong> può permettere il consolidamento di partecipazioni, migliorando il controllo e l’efficienza fiscale. Tuttavia, è necessario valutarne attentamente i costi, la governance e l’impatto successorio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2295" data-end="2642"><strong data-start="2295" data-end="2350">5. Monitoraggio costante e consulenza specialistica</strong><br data-start="2350" data-end="2353" />Le nuove regole non saranno semplici da applicare, soprattutto in presenza di <strong data-start="2431" data-end="2459">partecipazioni indirette</strong> o catene societarie complesse. Un’attenta <strong data-start="2502" data-end="2524">analisi preventiva</strong>, accompagnata da simulazioni fiscali e supporto di professionisti, sarà fondamentale per pianificare con razionalità.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="319" data-end="405"><strong data-start="323" data-end="405">Esempio pratico</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="407" data-end="678">Immaginiamo il caso di <strong data-start="430" data-end="442">Alfa Srl</strong>, una PMI italiana che detiene il <strong data-start="476" data-end="495">3% del capitale</strong> di <strong data-start="499" data-end="511">Beta Spa</strong>, società operativa di maggiori dimensioni. Nel 2024, Beta Spa ha accantonato utili importanti, e sta valutando se distribuirli nel corso del 2025 o attendere il 2026.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="680" data-end="696">Situazione:</h4>
<ul style="text-align: justify;" data-start="698" data-end="1007">
<li data-start="698" data-end="749">
<p data-start="700" data-end="749">Quota di partecipazione: <strong data-start="725" data-end="731">3%</strong> (inferiore al 5%)</p>
</li>
<li data-start="750" data-end="797">
<p data-start="752" data-end="797">Utili destinati a distribuzione: <strong data-start="785" data-end="797">€200.000</strong></p>
</li>
<li data-start="798" data-end="855">
<p data-start="800" data-end="855">Alfa Srl è una società residente, soggetta a IRES (24%)</p>
</li>
<li data-start="856" data-end="937">
<p data-start="858" data-end="937">Nessun vincolo di partecipazione triennale (poiché posseduta da meno di 2 anni)</p>
</li>
<li data-start="938" data-end="1007">
<p data-start="940" data-end="1007">La partecipazione <strong data-start="958" data-end="1007">non supera i 500.000 euro di valore contabile</strong></p>
</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1009" data-end="1070">Scenario 1: Distribuzione entro il 2025 (regime attuale)</h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1072" data-end="1246">In base alla normativa vigente (art. 89, comma 2, TUIR), Alfa Srl <strong data-start="1138" data-end="1192">esclude il 95% del dividendo dalla base imponibile</strong>. Solo il 5% (€10.000) sarà tassato con l’IRES al 24%.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1248" data-end="1293"><strong data-start="1248" data-end="1293">Tassazione totale = 10.000 × 24% = €2.400</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1295" data-end="1356">Scenario 2: Distribuzione dal 2026 in poi (nuovo regime)</h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1358" data-end="1507">Poiché la quota è inferiore al 5% e non supera i 500.000 euro, <strong data-start="1421" data-end="1451">l’esenzione non si applica</strong>. L’intero dividendo sarà incluso nella base imponibile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1509" data-end="1556"><strong data-start="1509" data-end="1556">Tassazione totale = 200.000 × 24% = €48.000</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1558" data-end="1594">Differenza di carico fiscale:</h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1595" data-end="1699"><strong data-start="1595" data-end="1643">€48.000 – €2.400 = €45.600 in più di imposte</strong> da pagare, semplicemente per effetto della nuova norma.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1595" data-end="1699"><strong data-start="1709" data-end="1737">Conclusione dell’esempio</strong>: in casi come questo, è evidente che una distribuzione entro il 2025 è fiscalmente più vantaggiosa. Rimandare può comportare una tassazione venti volte più alta, senza che cambi nulla nella natura dell’investimento. Per questo motivo, le imprese devono valutare con urgenza la tempistica delle distribuzioni.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1595" data-end="1699"><strong>Considerazioni finali </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="242" data-end="705">La modifica alla disciplina fiscale dei dividendi, introdotta dal DDL di Bilancio 2026, rappresenta un cambio significativo per la fiscalità delle società italiane. L’introduzione della soglia minima del 5% e del requisito di detenzione per almeno tre anni segna un passaggio da un sistema generalizzato di agevolazione a un modello più selettivo, che mira a limitare fenomeni di doppia non imposizione e a favorire partecipazioni più stabili e rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="707" data-end="1011">Le implicazioni sono concrete: molte società che oggi beneficiano dell’esclusione del 95% si troveranno, dal 2026, a dover assoggettare interamente i dividendi a tassazione, con un impatto economico non trascurabile, in particolare per le partecipazioni minoritarie o di natura meramente finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1013" data-end="1401">In attesa dell’approvazione definitiva della norma e dell’eventuale conferma dell’emendamento che abbassa la soglia dal 10% al 5%, sarà fondamentale per le imprese effettuare valutazioni tempestive. La possibilità di distribuire utili entro la fine del 2025 o di ristrutturare le partecipazioni nei mesi a venire potrebbe rivelarsi decisiva per mitigare gli effetti della riforma.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1403" data-end="1747">Resta infine da comprendere se, nei prossimi passaggi parlamentari, la norma subirà ulteriori modifiche o se verranno introdotte clausole di salvaguardia per le partecipazioni storiche o strategiche. Il contesto fiscale, ancora una volta, impone alle imprese un’attenta pianificazione e un costante aggiornamento sulle evoluzioni normative.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-dividendi-2026-esclusione-al-5-cosa-cambia-e-come-risparmiare-legalmente/">Tassazione dividendi 2026: esclusione al 5%, cosa cambia e come risparmiare legalmente</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-dividendi-2026-esclusione-al-5-cosa-cambia-e-come-risparmiare-legalmente/">Tassazione dividendi 2026: esclusione al 5%, cosa cambia e come risparmiare legalmente</a> was first posted on Gennaio 21, 2026 at 9:40 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transizione 5.0: credito d’imposta fino al 45%. Domande entro il 27 novembre 2025</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Transizione-5-0-credito-d-imposta-fino-al-45-Domande-entro-il-27-novembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 09:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AGENZIA DELLE ENTRATE]]></category>
		<category><![CDATA[Credito di imposta - Tax Credit]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Agevolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge transizione 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[domanda transizione 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[GSE]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi fiscali 2025]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti green]]></category>
		<category><![CDATA[ministero imprese made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[scadenza 27 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[transizione 4.0 vs 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34116</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 2025 si prospetta come un anno cruciale per l’innovazione sostenibile delle imprese italiane: il piano Transizione 5.0rappresenta un&#8217;opportunità unica per ottenere incentivi fiscali legati alla digitalizzazione e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma il tempo stringe: la scadenza per l’invio delle domande preliminari è fissata al 27 novembre 2025. Un termine ravvicinato [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Transizione-5-0-credito-d-imposta-fino-al-45-Domande-entro-il-27-novembre-2025/">Transizione 5.0: credito d’imposta fino al 45%. Domande entro il 27 novembre 2025</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Transizione-5-0-credito-d-imposta-fino-al-45-Domande-entro-il-27-novembre-2025/">Transizione 5.0: credito d’imposta fino al 45%. Domande entro il 27 novembre 2025</a> was first posted on Novembre 25, 2025 at 10:38 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="293" data-end="780">Il 2025 si prospetta come un anno cruciale per l’innovazione sostenibile delle imprese italiane: il piano <strong data-start="399" data-end="418">Transizione 5.0</strong>rappresenta un&#8217;opportunità unica per ottenere incentivi fiscali legati alla digitalizzazione e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma il tempo stringe: <strong data-start="584" data-end="667">la scadenza per l’invio delle domande preliminari è fissata al 27 novembre 2025</strong>. Un termine ravvicinato che ha già fatto scattare l’allarme tra imprese, consulenti e associazioni di categoria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="782" data-end="1365">Il nuovo <strong data-start="791" data-end="865">Decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 21 novembre 2025</strong>, introduce misure urgenti per accelerare gli investimenti sostenibili in linea con il piano nazionale per la transizione ecologica e digitale. Ma cosa prevede nel dettaglio il decreto? Chi può accedere agli incentivi? E, soprattutto, quali sono i passaggi fondamentali per non perdere questa occasione fiscale?</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="782" data-end="1365">In questo articolo analizziamo in modo chiaro e dettagliato i contenuti del provvedimento, i vantaggi fiscali, le criticità da evitare e le mosse concrete da fare prima della scadenza.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="280" data-end="357"><strong data-start="283" data-end="357">Scadenza anticipata </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="359" data-end="960">Il Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 21 novembre 2025 rappresenta un passaggio cruciale per il Piano Transizione 5.0, fissando una nuova e anticipata scadenza per l’invio delle <strong data-start="556" data-end="607">prenotazioni per l’accesso ai crediti d’imposta</strong>: non più il 31 dicembre, ma <strong data-start="636" data-end="679">entro le ore 18:00 del 27 novembre 2025</strong>. La misura riguarda le comunicazioni previste all’articolo 38, comma 10 del DL 19/2024, convertito con modificazioni dalla Legge 56/2024. L’obiettivo è accelerare la raccolta dei dati per definire il reale fabbisogno di risorse e consentire una pianificazione finanziaria precisa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="962" data-end="1520">Le imprese che hanno già inviato la comunicazione o che la trasmetteranno entro il termine stabilito, <strong data-start="1064" data-end="1115">pur in assenza di fondi attualmente disponibili</strong>, rientreranno comunque in un <strong data-start="1145" data-end="1171">meccanismo di garanzia</strong>, secondo quanto affermato dai Ministeri coinvolti. In sostanza, se in possesso di tutti i requisiti e con progetti validi, <strong data-start="1295" data-end="1338">le imprese in lista verranno finanziate</strong>, previa verifica e determinazione del fabbisogno complessivo. I fondi mancanti verranno coperti con un <strong data-start="1442" data-end="1480">emendamento alla Legge di Bilancio</strong>, da discutere in Parlamento a dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1522" data-end="1909">Dal 7 al 27 novembre, in caso di errori nella compilazione o documentazione incompleta, sarà possibile <strong data-start="1625" data-end="1649">integrare le domande</strong> su richiesta del GSE, ma comunque <strong data-start="1684" data-end="1724">entro e non oltre il 6 dicembre 2025</strong>, termine perentorio indicato nelle comunicazioni ufficiali. Si tratta quindi di un’operazione a tempo, dove ogni errore o ritardo potrebbe compromettere l’accesso al credito d’imposta.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="289" data-end="368"><strong data-start="292" data-end="368">Come funziona la lista d’attesa</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="370" data-end="893">Nonostante il comunicato ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) del <strong data-start="465" data-end="484">7 novembre 2025</strong> abbia annunciato <strong data-start="502" data-end="569">l’esaurimento dei fondi PNRR destinati al Piano Transizione 5.0</strong>, la piattaforma per l’invio delle domande è rimasta attiva, permettendo la formazione di una <strong data-start="663" data-end="681">lista d’attesa</strong>. Un’anomalia solo apparente, perché la strategia del Governo è chiara: raccogliere tutte le istanze entro il 27 novembre, per poi fotografare il fabbisogno reale e garantire le risorse con strumenti alternativi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="895" data-end="1580">In cifre, secondo i dati aggiornati dal MIMIT, <strong data-start="942" data-end="1037">sono state inviate circa 15.700 richieste per un valore complessivo di 3,9 miliardi di euro</strong>, ben <strong data-start="1043" data-end="1105">1,4 miliardi oltre il tetto raggiunto prima del 7 novembre</strong>. Di queste, circa <strong data-start="1124" data-end="1175">1 miliardo riguarda investimenti già completati</strong>, segno di un interesse tangibile da parte delle imprese e di un impegno concreto sul fronte della transizione digitale ed energetica. Il Ministro Urso ha dichiarato che l’obiettivo del Governo è <strong data-start="1371" data-end="1404">non lasciare nessuno indietro</strong>, e ha promesso che tutti coloro che avranno completato correttamente la domanda entro il termine, con progetti validi e requisiti in regola, verranno coperti finanziariamente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1582" data-end="2015">La chiusura definitiva della piattaforma GSE il 27 novembre permetterà, entro metà dicembre, di avere una stima esatta delle risorse necessarie, dando così il via alla fase politica di <strong data-start="1767" data-end="1835">allocazione dei fondi tramite emendamento alla Legge di Bilancio</strong>. Per le imprese questo significa che <strong data-start="1873" data-end="1907">non è il momento di rallentare</strong>, ma al contrario, è fondamentale <strong data-start="1941" data-end="1976">completare e inviare le domande</strong> nei tempi e con la massima precisione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1582" data-end="2015"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33814 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-business-con-lampadina.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="333" data-end="415"><strong data-start="336" data-end="415">Soggetti e spese ammissibili </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="417" data-end="889">Il Piano Transizione 5.0 si rivolge a tutte le imprese residenti in Italia, <strong data-start="493" data-end="568">indipendentemente dalla forma giuridica, settore economico o dimensione</strong>, purché effettuino investimenti innovativi volti a migliorare l’efficienza energetica, digitalizzare i processi produttivi e ridurre l’impatto ambientale. Si tratta quindi di una misura <strong data-start="755" data-end="770">trasversale</strong>, pensata per accompagnare il sistema produttivo italiano verso un modello più sostenibile e tecnologicamente avanzato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="891" data-end="1021">Gli investimenti devono però rispettare precisi <strong data-start="939" data-end="960">requisiti tecnici</strong> per essere ammissibili al credito d’imposta. In particolare:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1022" data-end="1536">
<li data-start="1022" data-end="1138">
<p data-start="1024" data-end="1138">Devono essere <strong data-start="1038" data-end="1088">nuovi beni strumentali materiali o immateriali</strong> funzionali alla digitalizzazione (Industria 4.0);</p>
</li>
<li data-start="1139" data-end="1211">
<p data-start="1141" data-end="1211">Devono portare a una <strong data-start="1162" data-end="1210">riduzione certificata dei consumi energetici</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1212" data-end="1338">
<p data-start="1214" data-end="1338">Devono essere completati entro specifici termini temporali (ad oggi fissati al <strong data-start="1293" data-end="1313">31 dicembre 2025</strong>, salvo proroghe future);</p>
</li>
<li data-start="1339" data-end="1536">
<p data-start="1341" data-end="1536">Devono essere accompagnati da <strong data-start="1371" data-end="1430">una certificazione ex ante e una certificazione ex post</strong> da parte di soggetti abilitati, per verificare il reale miglioramento in termini di risparmio energetico.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1538" data-end="1847">Rientrano nel piano, ad esempio, macchinari connessi, sistemi di automazione industriale, software gestionali evoluti, impianti fotovoltaici, sistemi di monitoraggio dei consumi, storage energetico e molto altro, purché vi sia <strong data-start="1765" data-end="1846">l’integrazione con sistemi digitali e la misurabilità dei benefici energetici</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1849" data-end="2160">In sintesi, non basta acquistare nuovi macchinari: è necessario <strong data-start="1913" data-end="1986">dimostrare concretamente il salto di qualità in termini di efficienza</strong> e sostenibilità, anche attraverso apposite perizie tecniche. Questo punto è fondamentale per <strong data-start="2080" data-end="2159">evitare contestazioni e recuperi futuri da parte dell’Agenzia delle Entrate</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="333" data-end="420"><strong data-start="336" data-end="420">Come presentare la domanda</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="422" data-end="982">Le domande per accedere al credito d’imposta previsto dal Piano Transizione 5.0 devono essere inviate esclusivamente tramite la piattaforma telematica del <strong data-start="577" data-end="617">GSE (Gestore dei Servizi Energetici)</strong>, soggetto incaricato di raccogliere, validare e monitorare le richieste. Il termine ultimo per l’invio è fissato alle <strong data-start="736" data-end="770">ore 18:00 del 27 novembre 2025</strong>. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che <strong data-start="814" data-end="881">non è sufficiente trasmettere una domanda generica o incompleta</strong>: ogni comunicazione deve essere <strong data-start="914" data-end="981">precisa, corretta e accompagnata dalla documentazione richiesta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="984" data-end="1478">In particolare, tra il <strong data-start="1007" data-end="1029">7 e il 27 novembre</strong>, qualora le domande presentino errori nei dati caricati, documenti non leggibili o informazioni mancanti, il GSE potrà inviare una <strong data-start="1161" data-end="1190">richiesta di integrazione</strong>. A quel punto, l’impresa dovrà completare la domanda entro il <strong data-start="1253" data-end="1304">termine perentorio indicato nella comunicazione</strong>, e comunque <strong data-start="1317" data-end="1349">non oltre il 6 dicembre 2025</strong>. Il mancato rispetto di tale scadenza comporterà <strong data-start="1399" data-end="1426">l’esclusione automatica</strong> dalla possibilità di accedere al beneficio fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1480" data-end="1901">Il processo prevede inoltre due momenti di verifica: una <strong data-start="1537" data-end="1563">certificazione ex ante</strong>, necessaria al momento della domanda, per dimostrare la stima del risparmio energetico, e una <strong data-start="1658" data-end="1684">certificazione ex post</strong>, da presentare a conclusione del progetto per confermare i risultati raggiunti. Entrambe le certificazioni devono essere redatte da professionisti abilitati, come ingegneri o tecnici iscritti agli albi professionali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1903" data-end="2211">Per le imprese è quindi essenziale affidarsi a consulenti esperti e preparare la documentazione con largo anticipo, evitando il rischio di intoppi procedurali che, in una finestra così breve, potrebbero rivelarsi fatali. La precisione nella compilazione è oggi più importante del tempismo stesso.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="379" data-end="465"><strong data-start="382" data-end="465">Credito d’imposta fino al 45%</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="467" data-end="862">Il principale incentivo previsto dal Piano Transizione 5.0 è rappresentato da un <strong data-start="548" data-end="578">credito d’imposta modulare</strong>, riconosciuto alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi e ad alta efficienza energetica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="467" data-end="862">L’importo del beneficio varia in funzione della <strong data-start="741" data-end="780">percentuale di risparmio energetico</strong> ottenuto grazie all’investimento, secondo una logica a <strong data-start="836" data-end="861">scaglioni progressivi</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="864" data-end="1094">
<li data-start="864" data-end="935">
<p data-start="866" data-end="935"><strong data-start="866" data-end="873">35%</strong> per una riduzione dei consumi compresa tra il <strong data-start="920" data-end="934">3% e il 6%</strong>;</p>
</li>
<li data-start="936" data-end="987">
<p data-start="938" data-end="987"><strong data-start="938" data-end="945">40%</strong> se il risparmio è tra il <strong data-start="971" data-end="986">6% e il 10%</strong>;</p>
</li>
<li data-start="988" data-end="1094">
<p data-start="990" data-end="1094"><strong data-start="990" data-end="997">45%</strong> per un risparmio <strong data-start="1015" data-end="1035">superiore al 10%</strong> (o superiore al 30% se si tratta di processi complessivi).</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1096" data-end="1179">Il beneficio si applica <strong data-start="1120" data-end="1156">sulla quota di spesa agevolabile</strong>, fino a un massimo di:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1180" data-end="1281">
<li data-start="1180" data-end="1225">
<p data-start="1182" data-end="1225">2,5 milioni di euro per il primo scaglione,</p>
</li>
<li data-start="1226" data-end="1254">
<p data-start="1228" data-end="1254">10 milioni per il secondo,</p>
</li>
<li data-start="1255" data-end="1281">
<p data-start="1257" data-end="1281">50 milioni per il terzo.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1283" data-end="1707">Questo significa che, ad esempio, un’azienda che investe 1 milione di euro in un impianto con efficienza migliorata oltre il 10%, potrebbe beneficiare di un credito d’imposta di 450.000 euro da compensare in F24. Il credito può essere utilizzato in compensazione in 5 quote annuali e, nel caso delle PMI, può anche essere oggetto di cessione a terzi (banche o intermediari finanziari), generando liquidità immediata.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1709" data-end="2004">Un incentivo concreto e rilevante, che consente alle imprese di modernizzare gli impianti, ridurre i costi energetici e abbattere il carico fiscale. Il piano diventa quindi uno strumento di doppio risparmio: da un lato l’efficientamento energetico, dall’altro il credito fiscale diretto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1709" data-end="2004"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33645 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-di-affari-che-fa-affare-ufficio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="323" data-end="402"><strong data-start="326" data-end="402">Transizione 5.0 vs Transizione 4.0</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="404" data-end="969">Molte imprese, soprattutto quelle già coinvolte in precedenti cicli di innovazione, si chiedono se la Transizione 5.0 sia una mera evoluzione della Transizione 4.0 o un nuovo piano con caratteristiche distinte. La risposta è chiara: la Transizione 5.0 rappresenta un salto di qualità, non solo in termini di requisiti ma soprattutto di obiettivi. Se il Piano Transizione 4.0 puntava sull’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dei processi, il nuovo piano integra in modo sistemico anche la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="971" data-end="1323">La differenza sostanziale è dunque l’elemento energetico, diventato vincolante: per accedere ai crediti 5.0 è necessario dimostrare un risparmio effettivo nei consumi energetici, con certificazioni ex ante ed ex post. Non si tratta più solo di acquistare macchinari “intelligenti”, ma di utilizzarli in modo da ridurre l’impatto ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1325" data-end="1623">Inoltre, mentre il piano 4.0 prevedeva aliquote più basse e una struttura standard, il piano 5.0 premia gli investimenti più virtuosi, con aliquote che arrivano fino al 45%. E, soprattutto, non sono cumulabili: chi aderisce al 5.0 non potrà accedere ai benefici del 4.0 per gli stessi beni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1625" data-end="1918">La Transizione 5.0 segna quindi un nuovo paradigma per l’industria italiana: non più solo “più tecnologia”, ma “più tecnologia con meno sprechi”. Per le imprese che vogliono posizionarsi sul mercato come sostenibili, moderne e competitive, non aderire significherebbe restare indietro.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="309" data-end="380"><strong data-start="312" data-end="380">Criticità e rischi da evitare</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="382" data-end="742">Nonostante il Piano Transizione 5.0 rappresenti una grande opportunità fiscale e strategica, sono molte le <strong data-start="489" data-end="510">insidie operative</strong> che possono compromettere l’accesso al credito d’imposta. Le problematiche più frequenti riguardano la <strong data-start="614" data-end="675">corretta compilazione della domanda sulla piattaforma GSE</strong>, la <strong data-start="680" data-end="706">documentazione tecnica</strong> e la <strong data-start="712" data-end="741">certificazione energetica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="744" data-end="1155">Una delle principali criticità emerse nelle ultime settimane è la <strong data-start="810" data-end="857">frequente incompletezza delle comunicazioni</strong>: errori nei dati anagrafici, documenti non leggibili, allegati mancanti o certificazioni non conformi alle disposizioni tecniche. Tali irregolarità espongono le imprese al rischio di <strong data-start="1041" data-end="1055">esclusione</strong>, soprattutto se non si rispettano i tempi previsti per le eventuali integrazioni richieste dal GSE.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1157" data-end="1639">Un altro punto critico riguarda la <strong data-start="1192" data-end="1280">scelta dei fornitori e dei professionisti incaricati della certificazione energetica</strong>. I tecnici devono essere abilitati e in grado di redigere <strong data-start="1339" data-end="1416">una perizia dettagliata e coerente con gli standard richiesti dal Decreto</strong>, sia in fase ex ante che ex post. Un errore tecnico nella stima del risparmio energetico o una valutazione non suffragata da dati verificabili può portare al <strong data-start="1575" data-end="1604">decadimento del beneficio</strong> anche dopo l’avvenuta concessione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1641" data-end="1983">Infine, attenzione alle tempistiche di <strong data-start="1680" data-end="1716">realizzazione degli investimenti</strong>: se non si rispettano i termini previsti per l’ultimazione e la messa in esercizio dei beni, si perde il diritto all’incentivo. E l’Agenzia delle Entrate, in fase di controllo, <strong data-start="1894" data-end="1956">può procedere al recupero delle somme indebitamente fruite</strong>, con sanzioni e interessi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1985" data-end="2171">In conclusione, per cogliere realmente i vantaggi del piano, è fondamentale affidarsi a consulenti esperti e strutturare un piano documentale preciso e completo sin dal primo giorno.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="227" data-end="316"><strong data-start="230" data-end="316">Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="318" data-end="820">La Transizione 5.0 rappresenta oggi la misura più avanzata e ambiziosa tra gli strumenti fiscali dedicati all’innovazione e alla sostenibilità. A differenza delle precedenti agevolazioni, questo piano integra tecnologia, risparmio energetico e digitalizzazione in un unico pacchetto di incentivi concreti. Tuttavia, la finestra temporale per aderire è <strong data-start="674" data-end="690">strettissima</strong>: il termine ultimo per inviare le prenotazioni è fissato al <strong data-start="751" data-end="786">27 novembre 2025 alle ore 18:00</strong>, senza alcuna proroga annunciata.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="822" data-end="1165">Le imprese che riusciranno a rispettare questa scadenza, presentando progetti completi, validi e ben documentati, potranno beneficiare di <strong data-start="960" data-end="993">crediti d’imposta fino al 45%</strong> su investimenti strategici per il proprio futuro. Un risparmio reale e tangibile, che può liberare risorse finanziarie da reinvestire nella crescita e nella competitività.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1167" data-end="1586">Al contrario, chi sottovaluterà l’importanza di una compilazione corretta o attenderà l’ultimo momento, rischia di <strong data-start="1282" data-end="1324">restare fuori da un’agevolazione unica</strong>, destinata a trasformarsi in un pilastro delle politiche industriali italiane. Il Governo ha promesso che <strong data-start="1453" data-end="1477">nessuno sarà escluso</strong>, ma solo a condizione che i requisiti siano rispettati e le domande trasmesse nei tempi e nei modi previsti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1588" data-end="1847">Ora è il momento di agire. Se non hai ancora completato la tua domanda o se non sei sicuro della documentazione, <strong data-start="1701" data-end="1749">rivolgiti subito a un commercialista esperto</strong> in finanza agevolata. Il tempo per intervenire è limitato, ma i vantaggi possono essere decisivi.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Transizione-5-0-credito-d-imposta-fino-al-45-Domande-entro-il-27-novembre-2025/">Transizione 5.0: credito d’imposta fino al 45%. Domande entro il 27 novembre 2025</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Transizione-5-0-credito-d-imposta-fino-al-45-Domande-entro-il-27-novembre-2025/">Transizione 5.0: credito d’imposta fino al 45%. Domande entro il 27 novembre 2025</a> was first posted on Novembre 25, 2025 at 10:38 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tax credit per imballaggi ecosostenibili 2025: domande al via dal 1° dicembre per il credito d’imposta del 36%</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tax-credit-per-imballaggi-ecosostenibili-2025-domande-al-via-dal-1%c2%b0-dicembre-per-il-credito-d-imposta-del-36/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 12:34:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tax credit]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali imprese green]]></category>
		<category><![CDATA[bando imballaggi ecosostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[contributi ambientali aziende]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta 36% imprese]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta imballaggi biodegradabili]]></category>
		<category><![CDATA[credito d’imposta materiali riciclati]]></category>
		<category><![CDATA[decreto 2 aprile 2024 n.132]]></category>
		<category><![CDATA[domande tax credit dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[fisco e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi compostabili agevolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi sostenibilità imprese]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma Invitalia tax credit]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione imposte imprese sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[tax credit imballaggi ecosostenibili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=34100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il passaggio verso la sostenibilità ambientale non è più soltanto una scelta etica, ma una vera e propria leva strategica per le imprese. A partire dal 1° dicembre 2025, le aziende italiane potranno beneficiare di un credito d’imposta del 36% per gli acquisti effettuati nel 2024 di prodotti e imballaggi realizzati con materiali riciclati, biodegradabili [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tax-credit-per-imballaggi-ecosostenibili-2025-domande-al-via-dal-1%c2%b0-dicembre-per-il-credito-d-imposta-del-36/">Tax credit per imballaggi ecosostenibili 2025: domande al via dal 1° dicembre per il credito d’imposta del 36%</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tax-credit-per-imballaggi-ecosostenibili-2025-domande-al-via-dal-1%c2%b0-dicembre-per-il-credito-d-imposta-del-36/">Tax credit per imballaggi ecosostenibili 2025: domande al via dal 1° dicembre per il credito d’imposta del 36%</a> was first posted on Novembre 21, 2025 at 1:34 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="463" data-end="1079">Il passaggio verso la sostenibilità ambientale non è più soltanto una scelta etica, ma una vera e propria leva strategica per le imprese. A partire dal <strong data-start="615" data-end="635">1° dicembre 2025</strong>, le aziende italiane potranno beneficiare di un <strong data-start="684" data-end="713">credito d’imposta del 36%</strong> per gli acquisti effettuati nel 2024 di <strong data-start="754" data-end="845">prodotti e imballaggi realizzati con materiali riciclati, biodegradabili o compostabili</strong>. Una misura fortemente attesa, resa operativa dal <strong data-start="896" data-end="928">Decreto del 17 novembre 2025</strong>, pubblicato dal <strong data-start="945" data-end="1008">Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)</strong>, che fissa modalità, termini e criteri per la richiesta del beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1081" data-end="1552">Questa agevolazione, introdotta già nel 2024 con il <strong data-start="1133" data-end="1166">Decreto 2 aprile 2024, n. 132</strong> e pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 117 del 21 maggio 2024, rappresenta uno strumento concreto per incentivare la transizione ecologica nel settore produttivo. Le imprese potranno ottenere un rimborso fiscale, sotto forma di <strong data-start="1394" data-end="1408">tax credit</strong>, fino a un massimo di <strong data-start="1431" data-end="1473">20.000 euro annui per ciascun soggetto</strong>, nel rispetto del <strong data-start="1492" data-end="1551">limite complessivo di spesa fissato a 5 milioni di euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1554" data-end="1934">Un’opportunità imperdibile per chi vuole risparmiare sulle tasse in modo legale, contribuendo al contempo alla riduzione dell’impatto ambientale della propria attività.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1554" data-end="1934">In questo articolo analizzeremo come funziona il tax credit, chi può accedervi, quali spese sono ammissibili, e soprattutto come presentare correttamente la domanda a partire dal 1° dicembre.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="286" data-end="386"><strong>Come presentare la domanda </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="388" data-end="840">Le imprese interessate ad accedere al <strong data-start="426" data-end="477">credito d’imposta per imballaggi ecosostenibili</strong> dovranno tenere a mente una scadenza fondamentale: lo <strong data-start="532" data-end="645">sportello telematico sarà attivo dalle ore 12:00 del 1° dicembre 2025 fino alle ore 12:00 del 30 gennaio 2026</strong>. In questo arco temporale, sarà possibile trasmettere la propria istanza esclusivamente attraverso la <strong data-start="748" data-end="809">piattaforma informatica messa a disposizione da Invitalia</strong>, accessibile al seguente link: <a class="decorated-link" href="https://invitalia-areariservata-fe.npi.invitalia.it/home" target="_new" rel="noopener" data-start="845" data-end="961">https://invitalia-areariservata-fe.npi.invitalia.it/home</a></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="963" data-end="1221">Le domande dovranno riguardare solo le spese sostenute durante l’anno solare 2024, e dovranno essere accompagnate dalla documentazione comprovante l’acquisto di prodotti o imballaggi realizzati con materiali riciclati, biodegradabili o compostabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1223" data-end="1607">Un elemento distintivo del bando è che le istanze verranno valutate indipendentemente dall’ordine cronologico di invio. Ciò significa che non esiste un vantaggio per chi presenta prima la domanda: tutte le richieste ricevute entro i termini saranno esaminate in base ai requisiti e ai criteri stabiliti dal Decreto ministeriale, e non in base alla data o all’ora di presentazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1609" data-end="1878">Per eventuali <strong data-start="1623" data-end="1664">richieste di chiarimento o assistenza</strong>, è possibile contattare direttamente il Ministero dell’Ambiente scrivendo a <strong data-start="1741" data-end="1781"><a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="1743" data-end="1779">info.materialidirecupero@mase.gov.it.</a></strong></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="307" data-end="392"><strong>Quali sono le spese ammesse</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="394" data-end="728">Il <strong data-start="397" data-end="426">credito d’imposta del 36%</strong> per imballaggi ecosostenibili è rivolto <strong data-start="467" data-end="498">esclusivamente alle imprese</strong>, indipendentemente dalla forma giuridica e dal settore economico di appartenenza, purché regolarmente costituite, iscritte al Registro delle imprese e in possesso dei requisiti generali per beneficiare di agevolazioni pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="730" data-end="1058">L’agevolazione copre le spese sostenute nel corso del <strong data-start="784" data-end="792">2024</strong> per l’acquisto di <strong data-start="811" data-end="896">prodotti e imballaggi realizzati con materiali provenienti da processi di riciclo</strong>, o che siano <strong data-start="910" data-end="943">biodegradabili e compostabili</strong>, in linea con gli standard ambientali richiesti dalla normativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="730" data-end="1058">In particolare, rientrano tra i beni ammissibili:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1060" data-end="1386">
<li data-start="1060" data-end="1122">
<p data-start="1062" data-end="1122">Imballaggi secondari e terziari riciclati o riciclabili;</p>
</li>
<li data-start="1123" data-end="1195">
<p data-start="1125" data-end="1195">Contenitori e packaging biodegradabili o compostabili certificati;</p>
</li>
<li data-start="1196" data-end="1286">
<p data-start="1198" data-end="1286">Prodotti realizzati in plastica riciclata post consumo, con tracciabilità garantita;</p>
</li>
<li data-start="1287" data-end="1386">
<p data-start="1289" data-end="1386">Altri materiali conformi alle specifiche tecniche previste dal decreto 2 aprile 2024, n. 132.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1388" data-end="1786">È fondamentale che i materiali acquistati siano accompagnati da <strong data-start="1452" data-end="1477">certificazioni idonee</strong>, come ad esempio le certificazioni <strong data-start="1513" data-end="1529">UNI EN 13432</strong>, <strong data-start="1531" data-end="1545">OK Compost</strong> o equivalenti, che attestino le caratteristiche di biodegradabilità, compostabilità o provenienza da riciclo. Le spese devono essere documentate in modo preciso, con <strong data-start="1712" data-end="1736">fatture elettroniche</strong>, documentazione tecnica e <strong data-start="1763" data-end="1785">schede di prodotto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1788" data-end="2038">Ogni impresa può ottenere fino a <strong data-start="1821" data-end="1863">20.000 euro annui di credito d’imposta</strong>, da utilizzare in compensazione tramite modello F24. Il limite complessivo delle risorse disponibili per l’intero incentivo è fissato a <strong data-start="2000" data-end="2037">5 milioni di euro per l’anno 2025</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="335" data-end="414"><strong>Modalità di fruizione e compensazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="416" data-end="771">Una volta accolta la domanda, il <strong data-start="449" data-end="500">credito d’imposta per imballaggi ecosostenibili</strong> verrà riconosciuto all’impresa beneficiaria e potrà essere <strong data-start="560" data-end="606">utilizzato esclusivamente in compensazione</strong>, secondo quanto previsto dall’articolo 17 del <strong data-start="653" data-end="672">D.Lgs. 241/1997</strong>, tramite il modello F24, da presentare attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="773" data-end="1193">Il credito potrà essere utilizzato <strong data-start="808" data-end="881">a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di riconoscimento</strong>, quindi, verosimilmente, dal 2026 in poi, in base ai tempi di elaborazione delle istanze da parte del Ministero. L’importo utilizzabile non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile ai fini IRAP, ed è <strong data-start="1103" data-end="1136">esente da imposizione fiscale</strong>, rendendolo uno strumento fiscalmente molto vantaggioso.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1195" data-end="1600">Inoltre, è importante sottolineare che il credito <strong data-start="1245" data-end="1267">non è rimborsabile</strong> né cedibile a terzi. Non può quindi essere monetizzato direttamente, ma solo compensato con tributi e contributi dovuti (IVA, INPS, IRAP, ecc.). Questo aspetto richiede una <strong data-start="1441" data-end="1476">corretta pianificazione fiscale</strong>, in modo che l’impresa possa effettivamente beneficiare della compensazione nel momento in cui il credito sarà disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1602" data-end="1884">Infine, ai fini del controllo, sarà necessario conservare tutta la documentazione comprovante la spesa (fatture, pagamenti, certificazioni ambientali, descrizioni tecniche), da esibire in caso di eventuali verifiche da parte dell’Amministrazione finanziaria o degli organi preposti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1602" data-end="1884"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-34101 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-1024x681.jpg" alt="" width="696" height="463" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-1024x681.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-768x511.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-1536x1022.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-631x420.jpg 631w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-600x399.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-696x463.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco-1068x710.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/utensili-legno-zero-spreco.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="318" data-end="394"><strong>Requisiti tecnici e certificazioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="396" data-end="811">Affinché le spese sostenute nel 2024 siano ritenute ammissibili al <strong data-start="463" data-end="514">credito d’imposta per imballaggi ecosostenibili</strong>, i prodotti acquistati devono rispettare una serie di <strong data-start="569" data-end="590">requisiti tecnici</strong> ben precisi, così come stabiliti dal <strong data-start="628" data-end="661">Decreto 2 aprile 2024, n. 132</strong>. Le imprese dovranno quindi prestare grande attenzione alla <strong data-start="722" data-end="759">tipologia di materiali utilizzati</strong> e alla <strong data-start="767" data-end="810">documentazione da allegare alla domanda</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="813" data-end="871">In particolare, i prodotti e gli imballaggi devono essere:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="873" data-end="1177">
<li data-start="873" data-end="986">
<p data-start="875" data-end="986">Realizzati interamente o in parte con materiali di recupero, derivanti da processi di riciclo post consumo;</p>
</li>
<li data-start="987" data-end="1083">
<p data-start="989" data-end="1083">Oppure biodegradabili e compostabili, secondo le normative ambientali europee e nazionali;</p>
</li>
<li data-start="1084" data-end="1177">
<p data-start="1086" data-end="1177">Conformi a standard tecnici specifici, che ne garantiscano la sostenibilità ambientale.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1179" data-end="1288">Tra le certificazioni più comunemente accettate per dimostrare la conformità dei materiali, si segnalano:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1290" data-end="1628">
<li data-start="1290" data-end="1353">
<p data-start="1292" data-end="1353">UNI EN 13432: per prodotti biodegradabili e compostabili;</p>
</li>
<li data-start="1354" data-end="1438">
<p data-start="1356" data-end="1438">OK Compost / OK Compost HOME: rilasciate da enti accreditati come TÜV Austria;</p>
</li>
<li data-start="1439" data-end="1523">
<p data-start="1441" data-end="1523">Plastica seconda vita (PSV): marchio che attesta l’uso di plastiche riciclate;</p>
</li>
<li data-start="1524" data-end="1628">
<p data-start="1526" data-end="1628">Certificazioni ambientali di filiera o prodotto, rilasciate da organismi notificati o accreditati.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1630" data-end="1967">Tutti i documenti devono essere <strong data-start="1662" data-end="1700">acquisiti al momento dell’acquisto</strong> e conservati con attenzione, perché rappresentano una <strong data-start="1755" data-end="1780">condizione essenziale</strong> per l’ammissibilità del credito. L’assenza o l’incompletezza della documentazione potrebbe comportare la <strong data-start="1886" data-end="1917">decadenza dall’agevolazione</strong>, anche in caso di spese effettivamente sostenute.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1969" data-end="2141">Inoltre, nel modulo di domanda andranno <strong data-start="2009" data-end="2048">caricati digitalmente i certificati</strong>, allegati alle fatture e ai giustificativi di spesa, attraverso la piattaforma di Invitalia.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="314" data-end="401"><strong>Vantaggi fiscali e ambientali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="403" data-end="810">Il credito d’imposta del 36% per l&#8217;acquisto di imballaggi ecosostenibili rappresenta una misura dal forte impatto strategico per le imprese italiane. Non si tratta soltanto di un&#8217;opportunità per ridurre il carico fiscale, ma anche di una leva per potenziare la reputazione aziendale, migliorare i processi produttivi e accedere a nuove occasioni commerciali orientate alla sostenibilità.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="812" data-end="848">1. Vantaggio fiscale diretto</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="849" data-end="1197">Grazie a questa misura, le imprese possono <strong data-start="892" data-end="949">abbattere in modo significativo le imposte da versare</strong>, sfruttando la <strong data-start="965" data-end="994">compensazione tramite F24</strong>. Un’azienda che ha sostenuto nel 2024 spese per 50.000 euro in imballaggi biodegradabili, ad esempio, potrà ottenere un credito fino a <strong data-start="1130" data-end="1145">18.000 euro</strong>, da utilizzare per compensare tributi e contributi.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1199" data-end="1256">2. Risparmio strutturale e pianificazione fiscale</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1257" data-end="1460">L&#8217;incentivo è cumulabile con altri benefici, se compatibili, e può essere integrato in un <strong data-start="1347" data-end="1387">piano di risparmio fiscale aziendale</strong>, rendendo più sostenibile il costo di transizione verso soluzioni green.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1462" data-end="1493">3. Valore reputazionale</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1494" data-end="1783">Sempre più clienti, stakeholder e fornitori valutano le imprese anche sulla base delle scelte ambientali. Investire in packaging riciclato o compostabile <strong data-start="1648" data-end="1681">rafforza l&#8217;immagine aziendale</strong> e consente di accedere a bandi, appalti e partnership dove la sostenibilità è un requisito premiante.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1785" data-end="1827">4. Allineamento agli obiettivi ESG</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1828" data-end="2082">Infine, adottare soluzioni di economia circolare e materiali riciclati aiuta le imprese a <strong data-start="1918" data-end="1987">raggiungere gli obiettivi ESG (Environmental, Social, Governance)</strong>, oggi sempre più centrali per accedere a finanziamenti agevolati, fondi europei e investitori.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1828" data-end="2082"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-34102 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-1024x684.jpg" alt="" width="696" height="465" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-1024x684.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-768x513.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-1536x1026.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-629x420.jpg 629w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-600x401.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-696x465.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto-1068x713.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/11/concetto-di-riciclaggio-minimo-di-cartone-piatto.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="337" data-end="430"><strong>Errori da evitare</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="432" data-end="881">La possibilità di ottenere fino a <strong data-start="466" data-end="508">20.000 euro annui di credito d’imposta</strong> per l&#8217;acquisto di imballaggi sostenibili è senza dubbio allettante, ma va gestita con attenzione. Molte imprese, nella fretta di accedere all’agevolazione, rischiano di commettere <strong data-start="689" data-end="721">errori formali o sostanziali</strong> che possono comportare la <strong data-start="748" data-end="783">non ammissibilità della domanda</strong> o addirittura la <strong data-start="801" data-end="841">perdita del credito già riconosciuto</strong>. Ecco gli errori più comuni da evitare:</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="883" data-end="913">1. Spese fuori periodo</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="914" data-end="1133">Uno degli errori più frequenti è includere nella domanda spese sostenute fuori dal periodo previsto, ovvero al di fuori del 2024. Solo gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024 sono validi.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1135" data-end="1172">2. Mancanza di certificazioni</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1173" data-end="1411">L’assenza delle certificazioni tecniche ambientali (come UNI EN 13432, OK Compost, Plastic Seconda Vita) è causa immediata di rigetto. Anche la semplice mancanza di allegati digitali in fase di domanda può comportare l’esclusione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1413" data-end="1464">3. Documentazione incompleta o non coerente</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1465" data-end="1734">È essenziale che le fatture elettroniche, le schede prodotto e le dichiarazioni del fornitore siano coerenti tra loro e descrivano chiaramente la natura ecosostenibile del bene acquistato. Anche un errore di descrizione può sollevare dubbi e causare scarti.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1736" data-end="1794">4. Accesso non conforme alla piattaforma Invitalia</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1795" data-end="1989">La domanda deve essere presentata solo tramite l’apposito sportello online, attivo dal 1° dicembre 2025. Invii fuori piattaforma, via PEC o cartacei, non saranno presi in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1991" data-end="2188">Preparare con attenzione la domanda, magari con il supporto di un commercialista esperto in incentivi ambientali, è quindi fondamentale per non perdere un’ottima occasione di risparmio fiscale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="256" data-end="320"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="322" data-end="852">Il <strong data-start="325" data-end="369">tax credit per imballaggi ecosostenibili</strong> rappresenta una concreta opportunità per le imprese italiane di concorrere alla transizione ecologica, riducendo al contempo il peso fiscale sull’attività aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="322" data-end="852">Con un credito d’imposta del 36% sulle spese sostenute nel 2024 per l’acquisto di materiali riciclati, biodegradabili e compostabili, le aziende hanno la possibilità di abbattere i costi, migliorare la propria immagine green sul mercato e rispettare le sempre più stringenti normative ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="854" data-end="1216">Tuttavia, per ottenere l’agevolazione è necessario muoversi per tempo e con precisione. Il portale per la presentazione delle domande sarà attivo <strong data-start="1004" data-end="1047">dal 1° dicembre 2025 al 30 gennaio 2026</strong>. Occorre predisporre tutta la documentazione richiesta, incluse le certificazioni ambientali, le fatture elettroniche e le schede tecniche dei prodotti acquistati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1218" data-end="1541">In questo contesto, il supporto di un commercialista esperto in fiscalità ambientale può fare la differenza: dalla verifica delle spese ammissibili alla compilazione corretta della domanda sulla piattaforma Invitalia, fino alla pianificazione del risparmio fiscale derivante dalla compensazione del credito.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1543" data-end="1810">Investire oggi in soluzioni ecosostenibili non è solo una scelta etica, ma anche una strategia di lungo periodo per rendere competitiva e responsabile la propria impresa. Non perdere questa occasione: preparati ora per non arrivare impreparato a dicembre.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tax-credit-per-imballaggi-ecosostenibili-2025-domande-al-via-dal-1%c2%b0-dicembre-per-il-credito-d-imposta-del-36/">Tax credit per imballaggi ecosostenibili 2025: domande al via dal 1° dicembre per il credito d’imposta del 36%</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tax-credit-per-imballaggi-ecosostenibili-2025-domande-al-via-dal-1%c2%b0-dicembre-per-il-credito-d-imposta-del-36/">Tax credit per imballaggi ecosostenibili 2025: domande al via dal 1° dicembre per il credito d’imposta del 36%</a> was first posted on Novembre 21, 2025 at 1:34 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buoni pasto: nel 2026 possibile aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro con la nuova Legge di Bilancio</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Buoni-pasto-nel-2026-possibile-aumento-dell-esenzione-fiscale-fino-a-10-euro-con-la-nuova-Legge-di-Bilancio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 04:20:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bonus ed incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni Pasto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Agevolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aumento buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[benefit aziendali 2026]]></category>
		<category><![CDATA[buoni pasto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[buoni pasto elettronici 10 euro]]></category>
		<category><![CDATA[confronto buoni pasto aumento stipendio]]></category>
		<category><![CDATA[deducibilità buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[esenzione fiscale buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[fringe benefit 2026]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio 2026 buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[normativa buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[simulazione buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[vantaggi fiscali buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=33571</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un cambiamento significativo potrebbe presto interessare uno dei benefit aziendali più diffusi in Italia: i buoni pasto. Con la Legge di Bilancio 2026, il Governo starebbe valutando un aumento della soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto, portandola dagli attuali 8 euro (per i buoni elettronici) a 10 euro giornalieri. Una misura che potrebbe [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Buoni-pasto-nel-2026-possibile-aumento-dell-esenzione-fiscale-fino-a-10-euro-con-la-nuova-Legge-di-Bilancio/">Buoni pasto: nel 2026 possibile aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro con la nuova Legge di Bilancio</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Buoni-pasto-nel-2026-possibile-aumento-dell-esenzione-fiscale-fino-a-10-euro-con-la-nuova-Legge-di-Bilancio/">Buoni pasto: nel 2026 possibile aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro con la nuova Legge di Bilancio</a> was first posted on Settembre 6, 2025 at 6:20 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="285" data-end="847">Un cambiamento significativo potrebbe presto interessare uno dei benefit aziendali più diffusi in Italia: i <strong data-start="393" data-end="408">buoni pasto</strong>. Con la <strong data-start="417" data-end="443">Legge di Bilancio 2026</strong>, il Governo starebbe valutando un <strong data-start="478" data-end="523">aumento della soglia di esenzione fiscale</strong> per i buoni pasto, portandola <strong data-start="554" data-end="604">dagli attuali 8 euro (per i buoni elettronici)</strong> a <strong data-start="607" data-end="630">10 euro giornalieri</strong>. Una misura che potrebbe rappresentare un’opportunità sia per le imprese che per i dipendenti, soprattutto in un contesto economico dove il potere d&#8217;acquisto è sotto pressione a causa dell&#8217;inflazione e del caro vita.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="849" data-end="1185">Questa possibile riforma, anticipata in fase di stesura della nuova manovra finanziaria, si inserisce in un più ampio contesto di revisione delle politiche retributive e di welfare aziendale, con l’obiettivo di <strong data-start="1060" data-end="1083">stimolare i consumi</strong>, <strong data-start="1085" data-end="1127">migliorare il benessere dei lavoratori</strong> e <strong data-start="1130" data-end="1184">offrire un vantaggio fiscale concreto alle imprese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1187" data-end="1480">Ma cosa comporta davvero questo aumento dell’esenzione fiscale? Quali saranno i vantaggi per le aziende e per i lavoratori dipendenti? E soprattutto: quali implicazioni fiscali e contributive comporta questa misura, se sarà confermata nella versione definitiva della Legge di Bilancio?</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1482" data-end="1838">In questo articolo analizziamo nel dettaglio le novità previste, i riferimenti normativi, i potenziali benefici fiscali e gli impatti reali di questo provvedimento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1482" data-end="1838"><strong>Introduzione </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="301" data-end="800">Il Governo è già al lavoro sulla nuova <strong data-start="340" data-end="366">Legge di Bilancio 2026</strong>, e tra le misure al centro del dibattito politico ed economico c’è l’intenzione di rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori italiani. Un obiettivo ribadito anche dalla <strong data-start="541" data-end="584">Presidente del Consiglio Giorgia Meloni</strong> durante il suo recente intervento al <strong data-start="622" data-end="643">Meeting di Rimini</strong>, dove ha sottolineato la volontà dell’Esecutivo di adottare strumenti concreti di sostegno alle famiglie e ai lavoratori, senza aumentare il carico fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="802" data-end="1279">Tra le proposte attualmente in discussione vi è l’<strong data-start="852" data-end="932">innalzamento della soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici</strong>, che potrebbe passare <strong data-start="955" data-end="1001">dagli attuali 8 euro a 10 euro giornalieri</strong>. L&#8217;iniziativa è stata avanzata dalla <strong data-start="1039" data-end="1066">senatrice Paola Mancini</strong> (Fratelli d’Italia) e ha come obiettivo principale quello di <strong data-start="1128" data-end="1211">adeguare il valore del buono pasto al reale costo medio di un pranzo fuori casa</strong>, aumentato sensibilmente negli ultimi anni a causa dell’inflazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1281" data-end="1678">Secondo le prime valutazioni, la misura potrebbe essere inserita in una logica più ampia di <strong data-start="1373" data-end="1412">rafforzamento del welfare aziendale</strong>, offrendo un duplice vantaggio: da un lato, un supporto concreto per i lavoratori in un momento di rincari generalizzati; dall’altro, uno strumento defiscalizzato per le imprese, che possono così offrire benefit più consistenti senza aggravi fiscali e contributivi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1680" data-end="1927">Il provvedimento è attualmente <strong data-start="1711" data-end="1764">al vaglio dei tecnici del Ministero dell’Economia</strong>, che stanno valutando la sostenibilità finanziaria della misura, anche in relazione al costo per le casse pubbliche e al potenziale impatto in termini di gettito.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="247" data-end="358"><strong data-start="251" data-end="358">Welfare aziendale </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="360" data-end="856">L’aumento dell’esenzione fiscale per i buoni pasto si inserisce in un più ampio pacchetto di misure orientate al <strong data-start="473" data-end="512">rafforzamento del welfare aziendale</strong> e al miglioramento del trattamento economico dei lavoratori. Infatti, la <strong data-start="586" data-end="612">Legge di Bilancio 2026</strong> potrebbe includere anche <strong data-start="638" data-end="700">nuove forme di esenzione fiscale e aggiornamenti normativi</strong> attesi da tempo, sempre con l’obiettivo di contrastare l’erosione del potere d’acquisto e incentivare forme di retribuzione alternative al salario diretto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="858" data-end="1458">Una delle proposte più interessanti riguarda l’esenzione fiscale per i rimborsi spese di affitto sostenuti dagli studenti universitari e dagli iscritti agli ITS (Istituti Tecnici Superiori – Academy). La misura si applicherebbe ai casi in cui l’istituto frequentato si trovi a oltre 50 km dalla residenza dello studente oppure richieda oltre 60 minuti di tragitto con i mezzi pubblici. Si tratterebbe di un provvedimento di particolare rilievo per le famiglie con figli fuori sede, che attualmente sostengono costi elevatissimi per l’affitto, soprattutto nelle grandi città universitarie.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1460" data-end="1922">Un’altra misura attesa riguarda l’aggiornamento delle indennità di trasferta, ferme addirittura dal 1986 e ancora espresse in lire. Con la riforma, si punta a introdurre un meccanismo di rivalutazione annuale automatica basata sugli indici ISTAT, che porterebbe l’importo giornaliero dagli attuali 50 euro circa fino a 131 euro al giorno, con un impatto diretto sulla capacità di copertura reale delle spese sostenute dai lavoratori in trasferta.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1924" data-end="2104">Queste misure, se approvate, costituirebbero un passo avanti significativo nel rendere il welfare aziendale più moderno, equo e coerente con il contesto socioeconomico attuale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1924" data-end="2104"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33572 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/turista-femminile-che-aspetta-treno.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="297" data-end="388"><strong data-start="301" data-end="388">Buoni pasto oggi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="390" data-end="782">Per comprendere appieno l’impatto di un eventuale aumento dell’esenzione fiscale dei buoni pasto nel 2026, è utile fare un rapido riepilogo della normativa attualmente in vigore. Fiscalmente parlando, i <strong data-start="593" data-end="642">buoni pasto rientrano tra i benefit aziendali</strong> concessi dal datore di lavoro ai dipendenti. Tuttavia, il loro <strong data-start="706" data-end="735">trattamento fiscale varia</strong> a seconda del formato con cui vengono erogati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="784" data-end="1028">Attualmente, i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF del dipendente, a condizione che siano erogati alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori e nel rispetto di precisi limiti giornalieri:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1030" data-end="1164">
<li data-start="1030" data-end="1096">
<p data-start="1032" data-end="1096"><strong data-start="1032" data-end="1052">4 euro al giorno</strong> per i buoni pasto in formato <strong data-start="1082" data-end="1094">cartaceo</strong></p>
</li>
<li data-start="1097" data-end="1164">
<p data-start="1099" data-end="1164"><strong data-start="1099" data-end="1119">8 euro al giorno</strong> per i buoni pasto in formato <strong data-start="1149" data-end="1164">elettronico</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1166" data-end="1650">Tali limiti rappresentano la soglia massima oltre la quale il valore eccedente è da considerarsi reddito imponibile e, di conseguenza, soggetto anche a contribuzione INPS. È importante sottolineare che, secondo la <strong data-start="1380" data-end="1412">Risoluzione n. 26/E del 2010</strong>, i buoni pasto sono assimilati a compensi in denaro, e non in natura. Pertanto, l’eccedenza rispetto ai limiti previsti non può beneficiare dell’ulteriore soglia di esenzione di 258,23 euro prevista per i fringe benefit generici.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1652" data-end="2064">Dal punto di vista dell’azienda, invece, i buoni pasto rappresentano una spesa totalmente deducibile dal reddito d’impresa, senza essere soggetta al limite del 75% previsto per le ordinarie spese di vitto e alloggio. Ciò li rende uno strumento fiscale molto conveniente, poiché permettono di riconoscere un benefit ai dipendenti con un carico fiscale praticamente nullo, entro i limiti stabiliti.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="270" data-end="365"><strong data-start="274" data-end="365">Da 8 a 10 euro</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="367" data-end="718">Se la proposta in discussione dovesse essere approvata nella Legge di Bilancio 2026, il limite di esenzione fiscale giornaliera per i buoni pasto elettronici salirebbe da <strong data-start="542" data-end="557">8 a 10 euro</strong>. Questo semplice incremento comporterebbe <strong data-start="600" data-end="644">vantaggi fiscali e retributivi rilevanti</strong> per milioni di lavoratori e per le imprese che adottano questo strumento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="720" data-end="1162">Per il <strong data-start="727" data-end="752">lavoratore dipendente</strong>, l’aumento della soglia significa poter ricevere fino a <strong data-start="809" data-end="861">2 euro in più al giorno di buoni pasto esentasse</strong>, pari a circa <strong data-start="876" data-end="908">44 euro netti in più al mese</strong> (considerando una media di 22 giornate lavorative). Si tratta di un <strong data-start="977" data-end="996">beneficio netto</strong>, non soggetto né a IRPEF né a contributi previdenziali, che si traduce in un incremento reale del potere d’acquisto, senza costi aggiuntivi per il dipendente stesso.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1164" data-end="1643">Per l’impresa, il vantaggio è duplice: da un lato, può riconoscere un benefit più sostanzioso ai propri dipendenti mantenendo l’esenzione da imposte e contributi; dall’altro, continua a godere della piena deducibilità del costo sostenuto. Inoltre, rispetto a un aumento salariale equivalente, il buono pasto ha un impatto fiscale molto più efficiente, e ciò lo rende uno strumento sempre più apprezzato nella costruzione di piani di welfare aziendale sostenibili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1645" data-end="1925">Infine, l’incremento della soglia sarebbe anche coerente con il mutato contesto economico: secondo recenti indagini, il costo medio di un pasto fuori casa in Italia ha superato da tempo gli 11-12 euro, rendendo i buoni attuali non più del tutto sufficienti a coprire la spesa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33573 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-1536x1025.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe-1068x713.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-carta-di-credito-e-caffe-della-tenuta-del-caffe.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;" data-start="286" data-end="391"><strong data-start="290" data-end="391">Buoni pasto e welfare aziendale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="393" data-end="834">Nel panorama attuale, i <strong data-start="417" data-end="481">buoni pasto non rappresentano soltanto un benefit accessorio</strong>, ma sempre più spesso costituiscono una vera e propria <strong data-start="537" data-end="594">leva strategica per le politiche di welfare aziendale</strong>. In un mercato del lavoro competitivo e in continua evoluzione, strumenti come questi diventano centrali per attrarre talenti, ridurre il turnover e incentivare la produttività, senza incidere in maniera significativa sul costo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="836" data-end="1234">Dal punto di vista aziendale, il buono pasto è uno dei <strong data-start="891" data-end="932">benefit più apprezzati dai lavoratori</strong>: consente di sostenere le spese quotidiane legate all’alimentazione, con un impatto diretto sul benessere personale e familiare. Rispetto ad altre forme di compenso, ha il vantaggio di essere <strong data-start="1125" data-end="1178">esente da tassazione fino a una soglia prefissata</strong>, garantendo quindi <strong data-start="1198" data-end="1233">un valore “pieno” in busta paga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1236" data-end="1561">Inoltre, a differenza di altre misure di welfare, <strong data-start="1286" data-end="1349">non richiede complesse strutture organizzative o gestionali</strong>: le aziende possono facilmente attivare convenzioni con provider di buoni pasto elettronici, che gestiscono l&#8217;intero processo in modalità digitale, garantendo <strong data-start="1509" data-end="1560">tracciabilità, sicurezza e semplicità operativa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1563" data-end="1973">Anche in termini di <strong data-start="1583" data-end="1619">fidelizzazione e clima aziendale</strong>, i buoni pasto hanno un ruolo importante: aumentano la soddisfazione dei dipendenti e rafforzano il senso di appartenenza all’azienda. Con l’innalzamento della soglia di esenzione a 10 euro, questo strumento diventerebbe ancora più attrattivo e conveniente, inserendosi perfettamente in una strategia di welfare moderna e orientata al lungo termine.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="380" data-end="468"><strong data-start="384" data-end="468">Vantaggi fiscali </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="470" data-end="783">L’eventuale aumento della soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro rappresenterebbe una <strong data-start="588" data-end="606">misura win-win</strong> sia per le imprese che per i lavoratori, grazie a una combinazione di <strong data-start="677" data-end="724">vantaggi fiscali, economici e organizzativi</strong> difficilmente ottenibili con altre forme di compensazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="785" data-end="1276">Dal punto di vista <strong data-start="804" data-end="817">aziendale</strong>, i buoni pasto sono interamente <strong data-start="850" data-end="877">deducibili ai fini IRES</strong>, senza essere soggetti al limite del 75% previsto per le spese di vitto e alloggio. Questo significa che ogni euro erogato sotto forma di buono pasto <strong data-start="1028" data-end="1075">non grava sull’utile tassabile dell’impresa</strong>, generando un risparmio fiscale immediato. Inoltre, poiché entro la soglia prevista <strong data-start="1160" data-end="1200">non generano imponibile contributivo</strong>, <strong data-start="1202" data-end="1240">non comportano oneri previdenziali</strong> aggiuntivi per il datore di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1278" data-end="1686">Sul piano <strong data-start="1288" data-end="1301">economico</strong>, questo strumento consente all’impresa di <strong data-start="1344" data-end="1417">aumentare il valore della retribuzione netta percepita dal dipendente</strong> con una spesa effettiva inferiore rispetto a un equivalente aumento salariale. Un euro netto in più tramite buono pasto costa infatti molto meno all’azienda rispetto a un euro netto in busta paga, che comporterebbe anche il pagamento di IRPEF, INPS e altre trattenute.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1688" data-end="2061">Per il lavoratore, invece, il vantaggio è duplice: beneficia di un aumento del potere d’acquisto reale, e lo fa senza subire alcuna decurtazione per tasse o contributi. In termini pratici, con il nuovo limite a 10 euro, un dipendente potrebbe ottenere fino a 220 euro mensili esentasse, spendibili in esercizi convenzionati per l’acquisto di cibo e bevande.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2063" data-end="2332">In un contesto inflazionistico, dove i salari faticano a crescere e il carico fiscale resta elevato, i buoni pasto rappresentano quindi uno degli strumenti più efficaci per sostenere il reddito disponibile e allo stesso tempo ottimizzare la fiscalità aziendale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="64" data-end="139"><strong data-start="68" data-end="139">Buoni pasto vs aumento salariale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="141" data-end="589">In un momento in cui il costo della vita cresce rapidamente e i margini delle imprese si assottigliano, <strong data-start="245" data-end="285">scegliere come premiare i dipendenti</strong> diventa una questione strategica. Tra le opzioni più discusse c’è il <strong data-start="355" data-end="432">confronto tra l’erogazione di buoni pasto e un classico aumento salariale</strong>. Anche se entrambe le soluzioni puntano a migliorare il potere d’acquisto del lavoratore, le implicazioni fiscali e contributive sono profondamente diverse.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="591" data-end="977">Un <strong data-start="594" data-end="619">aumento in busta paga</strong> è soggetto a tassazione IRPEF, addizionali regionali e comunali, oltre ai contributi INPS a carico sia del lavoratore che dell’azienda. Per fare un esempio pratico: per garantire <strong data-start="799" data-end="825">100 euro netti al mese</strong> in più a un dipendente, un’azienda può arrivare a sostenere un costo lordo <strong data-start="901" data-end="920">fino a 180 euro</strong>, a seconda del livello retributivo e dell’inquadramento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="979" data-end="1407">Al contrario, i <strong data-start="995" data-end="1046">buoni pasto entro i limiti di esenzione fiscale</strong> (attualmente 8 euro al giorno per quelli elettronici, che potrebbero salire a 10 nel 2026) <strong data-start="1138" data-end="1184">non concorrono a formare reddito da lavoro</strong> e <strong data-start="1187" data-end="1238">non sono soggetti a contribuzione previdenziale</strong>. Questo significa che l’azienda può erogare un beneficio concreto, con un impatto economico minore, e il lavoratore riceve un valore pieno, privo di trattenute fiscali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1409" data-end="1763">Inoltre, dal punto di vista percepito, un benefit &#8220;spendibile&#8221; quotidianamente per il pranzo può avere un effetto più tangibile sulla qualità della vita del dipendente rispetto a un piccolo aumento retributivo &#8220;assorbito&#8221; dalle tasse. Ecco perché i buoni pasto risultano <strong data-start="1680" data-end="1718">molto più efficienti e sostenibili</strong> rispetto a un aumento salariale equivalente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="277" data-end="377"><strong data-start="283" data-end="377">Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="379" data-end="965">L’aumento dell’esenzione fiscale dei <strong data-start="416" data-end="458">buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro</strong>, previsto nella prossima <strong data-start="484" data-end="510">Legge di Bilancio 2026</strong>, si inserisce in un contesto di riforma del <strong data-start="555" data-end="576">welfare aziendale</strong> orientato a sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori senza gravare sui conti delle imprese. I vantaggi fiscali sono evidenti: da un lato, le imprese possono ottimizzare i costi del personale con uno strumento totalmente deducibile e privo di oneri contributivi; dall’altro, i lavoratori ottengono un <strong data-start="882" data-end="911">beneficio netto immediato</strong>, esente da tasse e utilizzabile per spese quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="967" data-end="1305">Ma i buoni pasto non sono solo un vantaggio economico: rappresentano anche una leva strategica per il benessere aziendale, migliorando il clima interno, la fidelizzazione e la produttività. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, offrire benefit concreti e intelligenti può fare la differenza nella retention dei talenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1307" data-end="1580">Sarà ora compito del legislatore finalizzare la proposta e garantirne la sostenibilità. Tuttavia, la direzione è chiara: favorire forme di retribuzione flessibili, moderne e fiscalmente vantaggiose è la chiave per sostenere imprese e lavoratori in modo equo e duraturo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1582" data-end="1749">Restare aggiornati su queste novità è fondamentale per chiunque voglia gestire correttamente la fiscalità d’impresa o ottimizzare la propria posizione retributiva.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Buoni-pasto-nel-2026-possibile-aumento-dell-esenzione-fiscale-fino-a-10-euro-con-la-nuova-Legge-di-Bilancio/">Buoni pasto: nel 2026 possibile aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro con la nuova Legge di Bilancio</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Buoni-pasto-nel-2026-possibile-aumento-dell-esenzione-fiscale-fino-a-10-euro-con-la-nuova-Legge-di-Bilancio/">Buoni pasto: nel 2026 possibile aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro con la nuova Legge di Bilancio</a> was first posted on Settembre 6, 2025 at 6:20 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IRES premiale 2025: guida completa alla riduzione dell’aliquota, ai requisiti richiesti e alle cause di decadenza</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/IRES-premiale-2025-guida-completa-alla-riduzione-dell-aliquota-ai-requisiti-richiesti-e-alle-cause-di-decadenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 03:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[IRES]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[accantonamento utili]]></category>
		<category><![CDATA[Agevolazioni fiscali imprese]]></category>
		<category><![CDATA[aliquota IRES ridotta]]></category>
		<category><![CDATA[commercialista esperto incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[decadenza IRES premiale]]></category>
		<category><![CDATA[decreto attuativo IRES premiale]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità d'impresa]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi fiscali 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Incremento occupazionale]]></category>
		<category><![CDATA[industria 4.0]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti agevolati]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti rilevanti]]></category>
		<category><![CDATA[IRES 2025]]></category>
		<category><![CDATA[IRES premiale]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Bilancio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[requisiti IRES 2025]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione IRES 2025]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[strategia fiscale imprese.]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=33491</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’IRES premiale 2025 rappresenta una delle principali novità fiscali introdotte con la riforma tributaria in Italia e attuata tramite il Decreto Legislativo n. 216/2023. Si tratta di una misura pensata per premiare le imprese che reinvestono gli utili e incrementano l’occupazione, attraverso una riduzione dell’aliquota IRES di 4 punti percentuali, portandola dal 24% al 20%. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/IRES-premiale-2025-guida-completa-alla-riduzione-dell-aliquota-ai-requisiti-richiesti-e-alle-cause-di-decadenza/">IRES premiale 2025: guida completa alla riduzione dell’aliquota, ai requisiti richiesti e alle cause di decadenza</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/IRES-premiale-2025-guida-completa-alla-riduzione-dell-aliquota-ai-requisiti-richiesti-e-alle-cause-di-decadenza/">IRES premiale 2025: guida completa alla riduzione dell’aliquota, ai requisiti richiesti e alle cause di decadenza</a> was first posted on Agosto 29, 2025 at 5:55 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="297" data-end="890">L’IRES premiale 2025 rappresenta una delle principali novità fiscali introdotte con la riforma tributaria in Italia e attuata tramite il Decreto Legislativo n. 216/2023. Si tratta di una misura pensata per premiare le imprese che reinvestono gli utili e incrementano l’occupazione, attraverso una <strong data-start="594" data-end="649">riduzione dell’aliquota IRES di 4 punti percentuali</strong>, portandola dal 24% al 20%. L’obiettivo è duplice: incentivare la crescita economica e favorire la competitività delle imprese italiane, premiando i comportamenti virtuosi in termini di reinvestimento e creazione di nuovi posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="892" data-end="1457">Il provvedimento riguarda tutti i soggetti passivi IRES (società di capitali e altri enti commerciali), ma solo se rispettano precisi <strong data-start="1026" data-end="1039">requisiti</strong> e adempiono a determinate <strong data-start="1066" data-end="1080">condizioni</strong>, sia in fase di accesso che nel mantenimento dell’agevolazione. La normativa di riferimento, oltre al citato decreto legislativo, è stata ulteriormente specificata con il <strong data-start="1252" data-end="1277">decreto attuativo MEF</strong> pubblicato nel 2024, che ha fornito criteri applicativi dettagliati, inclusi i <strong data-start="1357" data-end="1408">limiti di investimento, le soglie occupazionali</strong> e le <strong data-start="1414" data-end="1436">cause di decadenza</strong> dell’agevolazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1459" data-end="1733">In un contesto economico caratterizzato da alti costi di finanziamento e pressioni fiscali, la possibilità di abbassare l’aliquota IRES è una leva strategica fondamentale per le imprese che vogliono rafforzare la propria posizione competitiva e crescere in modo sostenibile.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="325" data-end="404"><strong>Basi normative dell’IRES premiale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="406" data-end="944">La riduzione dell’IRES prevista per il 2025 è stata introdotta ufficialmente dall’articolo 1, commi da 436 a 444 della <strong data-start="525" data-end="565">Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024)</strong>. La misura si applica <strong data-start="588" data-end="676">esclusivamente al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024</strong>, quindi al 2025 per la maggior parte dei soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare. L’agevolazione consiste in una <strong data-start="803" data-end="860">riduzione dell’aliquota ordinaria IRES dal 24% al 20%</strong>, ma non è automatica: è subordinata al rispetto di specifici requisiti e vincoli.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="946" data-end="1315">La ratio della norma è chiara: incentivare le imprese a destinare una quota significativa degli utili a <strong data-start="1050" data-end="1077">investimenti strategici</strong>, <strong data-start="1079" data-end="1107">incrementi occupazionali</strong> e <strong data-start="1110" data-end="1146">finalità di sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="946" data-end="1315">In questo contesto, l’<strong data-start="1170" data-end="1187">8 agosto 2025</strong> è stato pubblicato il <strong data-start="1210" data-end="1239">decreto attuativo del MEF</strong>, che stabilisce in dettaglio le modalità tecniche di applicazione, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1317" data-end="1585">
<li data-start="1317" data-end="1367">
<p data-start="1319" data-end="1367">le <strong data-start="1322" data-end="1345">modalità di accesso</strong> al beneficio fiscale;</p>
</li>
<li data-start="1368" data-end="1411">
<p data-start="1370" data-end="1411">le <strong data-start="1373" data-end="1410">tipologie di investimenti ammessi</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1412" data-end="1477">
<p data-start="1414" data-end="1477">i <strong data-start="1416" data-end="1427">vincoli</strong> da rispettare per non decadere dall’agevolazione;</p>
</li>
<li data-start="1478" data-end="1521">
<p data-start="1480" data-end="1521">le <strong data-start="1483" data-end="1520">esclusioni soggettive e oggettive</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1522" data-end="1585">
<p data-start="1524" data-end="1585">le <strong data-start="1527" data-end="1549">cause di decadenza</strong>, anche parziale, dell’IRES ridotta.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1587" data-end="1818">Il decreto si coordina con le altre normative fiscali in materia di investimenti, lavoro e incentivi, creando un quadro complesso ma coerente di benefici per chi investe davvero nella crescita e nello sviluppo del proprio business.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="320" data-end="386"><strong>Soggetti ammessi ed esclusi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="388" data-end="655">L’agevolazione dell’IRES premiale 2025 è destinata a una platea selezionata di contribuenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="388" data-end="655">In base alle indicazioni contenute nel <strong data-start="520" data-end="564">decreto attuativo MEF dell’8 agosto 2025</strong>, possono beneficiare della riduzione dell’aliquota IRES le seguenti categorie di soggetti:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="657" data-end="1058">
<li data-start="657" data-end="798">
<p data-start="659" data-end="798"><strong data-start="659" data-end="682">Società di capitali</strong> (S.p.A., S.r.l., S.a.p.a.), <strong data-start="711" data-end="734">società cooperative</strong> e <strong data-start="737" data-end="760">mutue assicuratrici</strong> residenti nel territorio dello Stato;</p>
</li>
<li data-start="799" data-end="868">
<p data-start="801" data-end="868"><strong data-start="801" data-end="831">Enti commerciali residenti</strong>, purché producano reddito d’impresa;</p>
</li>
<li data-start="869" data-end="934">
<p data-start="871" data-end="934"><strong data-start="871" data-end="897">Stabili organizzazioni</strong> in Italia di soggetti non residenti;</p>
</li>
<li data-start="935" data-end="1058">
<p data-start="937" data-end="1058"><strong data-start="937" data-end="961">Enti non commerciali</strong>, <strong data-start="963" data-end="1023">ma solo per il reddito derivante da attività commerciali</strong> esercitate in via non occasionale.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1060" data-end="1311">Tuttavia, non tutte le imprese possono accedere al beneficio. Il decreto individua chiaramente alcune <strong data-start="1162" data-end="1176">esclusioni</strong>, che operano <strong data-start="1190" data-end="1272">per il solo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024</strong>. Nello specifico, restano <strong data-start="1299" data-end="1310">escluse</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1313" data-end="1675">
<li data-start="1313" data-end="1503">
<p data-start="1315" data-end="1503">le imprese che si trovano in <strong data-start="1344" data-end="1370">liquidazione ordinaria</strong> o sottoposte a <strong data-start="1386" data-end="1434">procedure concorsuali di natura liquidatoria</strong> (ex D.Lgs. 14/2019, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza);</p>
</li>
<li data-start="1504" data-end="1594">
<p data-start="1506" data-end="1594">i soggetti che determinano, anche parzialmente, il reddito secondo <strong data-start="1573" data-end="1593">regimi forfetari</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1595" data-end="1675">
<p data-start="1597" data-end="1675">le imprese che, nel 2024, applicano il <strong data-start="1636" data-end="1674">regime di contabilità semplificata</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1677" data-end="1855">Tali esclusioni sono coerenti con la finalità della norma: premiare le imprese strutturate e in espansione, in grado di effettuare investimenti significativi e stabili nel tempo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="398" data-end="492"><strong>Utile, investimenti e occupazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="494" data-end="892">L’accesso alla riduzione dell’aliquota IRES al 20% non è automatico: richiede il rispetto congiunto di tre condizioni fondamentali, come stabilito dal decreto attuativo MEF dell’8 agosto 2025. Tali condizioni hanno l’obiettivo di assicurare che il beneficio fiscale sia destinato alle imprese che reinvestono realmente gli utili, generano valore economico e aumentano l’occupazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="894" data-end="926">1. Accantonamento dell’utile</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="928" data-end="1279">Almeno l’<strong data-start="937" data-end="960">80% dell’utile 2024</strong> deve essere accantonato in una <strong data-start="992" data-end="1021">riserva non distribuibile</strong>, anche se destinata a copertura di perdite o ad aumento di capitale. Di questo importo, almeno il <strong data-start="1120" data-end="1173">30% (e comunque non meno del 24% dell’utile 2023)</strong> deve essere impiegato per realizzare <strong data-start="1211" data-end="1237">investimenti rilevanti</strong>. Un esempio pratico chiarisce il calcolo:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1281" data-end="1375">
<li data-start="1281" data-end="1343">
<p data-start="1283" data-end="1343">Utile 2024: €100 → 80% accantonato = €80 → 30% di €80 = €24;</p>
</li>
<li data-start="1344" data-end="1375">
<p data-start="1346" data-end="1375">Utile 2023: €150 → 24% = €36.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1377" data-end="1463">L’ammontare minimo da investire sarà il <strong data-start="1417" data-end="1446">maggiore tra i due valori</strong>, quindi <strong data-start="1455" data-end="1462">€36</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1465" data-end="1494">2. Investimenti rilevanti</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1496" data-end="1669">L’impresa deve effettuare investimenti, a partire dal <strong data-start="1550" data-end="1569">1° gennaio 2025</strong> ed entro la <strong data-start="1582" data-end="1631">scadenza della dichiarazione dei redditi 2026</strong> (31 ottobre per esercizi solari), in:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1671" data-end="1890">
<li data-start="1671" data-end="1768">
<p data-start="1673" data-end="1768"><strong data-start="1673" data-end="1709">Beni strumentali “Industria 4.0”</strong> o beni immateriali connessi (allegati A e B, L. 232/2016);</p>
</li>
<li data-start="1769" data-end="1890">
<p data-start="1771" data-end="1890"><strong data-start="1771" data-end="1805">Beni del piano Transizione 5.0</strong>, cioè quelli legati alla <strong data-start="1831" data-end="1867">riduzione dei consumi energetici</strong> (art. 38, DL 19/2024).</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1892" data-end="1954">L’ammontare minimo degli investimenti è il <strong data-start="1935" data-end="1951">maggiore tra</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1955" data-end="2028">
<li data-start="1955" data-end="1989">
<p data-start="1957" data-end="1989">il 30% dell’utile accantonato,</p>
</li>
<li data-start="1990" data-end="2017">
<p data-start="1992" data-end="2017">il 24% dell’utile 2023,</p>
</li>
<li data-start="2018" data-end="2028">
<p data-start="2020" data-end="2028">€20.000.</p>
</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="2030" data-end="2072">3. Incremento della base occupazionale</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="2074" data-end="2144">È inoltre necessario rispettare condizioni legate all’<strong data-start="2128" data-end="2143">occupazione</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="2146" data-end="2599">
<li data-start="2146" data-end="2276">
<p data-start="2148" data-end="2276">il numero di <strong data-start="2161" data-end="2187">unità lavorative annue</strong> nel 2025 <strong data-start="2197" data-end="2219">non deve diminuire</strong> rispetto alla media del triennio precedente (2022–2024);</p>
</li>
<li data-start="2277" data-end="2455">
<p data-start="2279" data-end="2455">devono essere effettuate <strong data-start="2304" data-end="2346">nuove assunzioni a tempo indeterminato</strong>, pari <strong data-start="2353" data-end="2370">almeno all’1%</strong> dei lavoratori mediamente occupati nel 2024 (e comunque almeno <strong data-start="2434" data-end="2453">1 nuovo assunto</strong>);</p>
</li>
<li data-start="2456" data-end="2599">
<p data-start="2458" data-end="2599">l’impresa <strong data-start="2468" data-end="2508">non deve aver fatto ricorso alla CIG</strong> nel 2024 o 2025, salvo eventi eccezionali e non imputabili (es. eventi atmosferici gravi).</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2601" data-end="2698">Il mancato rispetto anche di una sola di queste condizioni comporta la <strong data-start="2672" data-end="2697">perdita del beneficio</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33492 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/foglio-elettronico-di-azioni-bancarie-finanziarie-con-la-casa-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="246" data-end="314"><strong>Conseguenze fiscali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="316" data-end="745">La fruizione dell’IRES premiale non è priva di rischi: se le condizioni imposte dalla normativa vengono violate dopo l’ottenimento del beneficio, <strong data-start="462" data-end="500">l’impresa decade dall’agevolazione</strong> e dovrà restituire la differenza d’imposta risparmiata. Il decreto attuativo dell’8 agosto 2025 stabilisce con precisione le <strong data-start="626" data-end="659">principali cause di decadenza</strong>, che agiscono anche a distanza di tempo dalla concessione della riduzione d’aliquota.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="747" data-end="798">Distribuzione anticipata dell’utile accantonato</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="800" data-end="1252">La prima causa di decadenza si verifica quando l’<strong data-start="849" data-end="881">utile accantonato in riserva</strong> – al netto delle eventuali perdite – viene <strong data-start="925" data-end="1024">distribuito ai soci entro il secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024</strong>, quindi entro il 2026 per gli esercizi solari. Tale riserva deve rimanere vincolata, in linea con la logica dell’agevolazione: incentivare il reinvestimento e la capitalizzazione dell’impresa, non la distribuzione dei profitti.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1254" data-end="1307">Dismissione o delocalizzazione dei beni agevolati</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1309" data-end="1430">La seconda causa riguarda gli <strong data-start="1339" data-end="1365">investimenti rilevanti</strong> effettuati per beneficiare della riduzione IRES. Se questi beni:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1432" data-end="1519">
<li data-start="1432" data-end="1454">
<p data-start="1434" data-end="1454">sono <strong data-start="1439" data-end="1451">dismessi</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1455" data-end="1485">
<p data-start="1457" data-end="1485"><strong data-start="1457" data-end="1467">ceduti</strong> a terzi, oppure</p>
</li>
<li data-start="1486" data-end="1519">
<p data-start="1488" data-end="1519"><strong data-start="1488" data-end="1516">delocalizzati all’estero</strong>,</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1521" data-end="1831"><strong data-start="1521" data-end="1561">entro 5 anni dalla loro acquisizione</strong>, l’agevolazione decade, salvo che i beni vengano <strong data-start="1611" data-end="1697">sostituiti con altri aventi analoghe o superiori caratteristiche tecniche e valore</strong>. Questo vincolo rafforza l’effettivo radicamento degli investimenti sul territorio italiano, impedendo manovre elusive o speculative.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1833" data-end="1884">Restituzione del beneficio in caso di decadenza</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1886" data-end="2247">In caso di decadenza, l’impresa è tenuta a <strong data-start="1929" data-end="2004">versare la differenza tra l’IRES ordinaria (24%) e quella ridotta (20%)</strong>, maggiorata di eventuali interessi, <strong data-start="2041" data-end="2084">entro il termine di saldo delle imposte</strong> relative al periodo in cui si è verificata la violazione. Questo comporta un immediato impatto sulla liquidità aziendale e potenziali sanzioni in caso di ritardi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="375" data-end="447"><strong>Investimenti rilevanti</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="449" data-end="711">Per accedere alla riduzione dell’aliquota IRES al 20%, le imprese devono effettuare investimenti che rientrano nella categoria degli <strong data-start="582" data-end="610">“investimenti rilevanti”</strong>, come definiti dal decreto attuativo MEF dell’agosto 2025. Due sono le principali tipologie ammesse:</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="713" data-end="740">1. Beni “Industria 4.0”</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="742" data-end="1034">Si tratta di <strong data-start="755" data-end="811">beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico</strong>, elencati negli <strong data-start="828" data-end="867">allegati A e B della Legge 232/2016</strong>. Questi beni devono essere interconnessi e integrati nei sistemi aziendali, contribuendo a digitalizzare e automatizzare i processi produttivi. Rientrano, ad esempio:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1036" data-end="1224">
<li data-start="1036" data-end="1076">
<p data-start="1038" data-end="1076">macchinari intelligenti interconnessi;</p>
</li>
<li data-start="1077" data-end="1107">
<p data-start="1079" data-end="1107">robot collaborativi (cobot);</p>
</li>
<li data-start="1108" data-end="1156">
<p data-start="1110" data-end="1156">sistemi di monitoraggio e controllo da remoto;</p>
</li>
<li data-start="1157" data-end="1224">
<p data-start="1159" data-end="1224">software e piattaforme per la gestione digitale della produzione.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1226" data-end="1430">Tali investimenti devono essere <strong data-start="1258" data-end="1302">effettuati a partire dal 1° gennaio 2025</strong> ed essere <strong data-start="1313" data-end="1382">completati entro la scadenza della dichiarazione dei redditi 2026</strong>, salvo termini diversi per esercizi non solari.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1432" data-end="1461">2. Beni “Transizione 5.0”</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1463" data-end="1709">Questa seconda categoria riguarda beni funzionali al <strong data-start="1516" data-end="1572">risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale</strong>, secondo i criteri previsti dall’<strong data-start="1606" data-end="1647">articolo 38 del Decreto-Legge 19/2024</strong>. Per rientrare tra gli investimenti rilevanti, i beni devono:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1711" data-end="1919">
<li data-start="1711" data-end="1777">
<p data-start="1713" data-end="1777">contribuire alla <strong data-start="1730" data-end="1776">riduzione dei consumi energetici aziendali</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1778" data-end="1850">
<p data-start="1780" data-end="1850">essere integrati in un <strong data-start="1803" data-end="1824">piano certificato</strong> di transizione ecologica;</p>
</li>
<li data-start="1851" data-end="1919">
<p data-start="1853" data-end="1919">rispettare i requisiti tecnici previsti dal piano Transizione 5.0.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1921" data-end="2235">Incentivare questi investimenti consente non solo di ottenere il beneficio fiscale, ma anche di accedere ad altri crediti d’imposta o fondi europei, se cumulabili. In tal senso, la <strong data-start="2102" data-end="2158">sinergia tra IRES premiale e agevolazioni ambientali</strong> diventa una leva strategica per la modernizzazione sostenibile dell’impresa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33493 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-1024x681.jpg" alt="" width="696" height="463" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-1024x681.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-300x199.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-768x510.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-1536x1021.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-632x420.jpg 632w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-600x399.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-696x463.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio-1068x710.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/close-up-di-una-casa-modello-e-un-quaderno-spirale-sulla-scrivania-ufficio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="328" data-end="395"><strong>Strategie operative</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="397" data-end="833">L’accesso all’IRES premiale richiede una <strong data-start="438" data-end="486">pianificazione fiscale e finanziaria attenta</strong>, poiché la norma impone non solo il rispetto di requisiti tecnici, ma anche una perfetta <strong data-start="576" data-end="598">coerenza temporale</strong> tra accantonamento degli utili, realizzazione degli investimenti e incremento occupazionale. Per non incorrere in cause di decadenza o contestazioni, è consigliabile adottare un approccio strutturato, basato su alcuni passaggi chiave.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="835" data-end="887">1. Pianificazione dell’utile e del bilancio 2024</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="889" data-end="1217">Entro la chiusura dell’esercizio 2024, è fondamentale prevedere una <strong data-start="957" data-end="993">corretta destinazione dell’utile</strong>, accantonando almeno l’80% in apposita riserva e rispettando i vincoli di non distribuzione. In questa fase, è essenziale il <strong data-start="1119" data-end="1157">coinvolgimento del revisore legale</strong> e del commercialista per la corretta rilevazione contabile.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1219" data-end="1276">2. Definizione anticipata del piano investimenti 2025</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1278" data-end="1622">Il piano degli <strong data-start="1293" data-end="1319">investimenti rilevanti</strong> (Industria 4.0 o Transizione 5.0) dovrebbe essere approvato <strong data-start="1380" data-end="1399">entro fine 2024</strong>, per consentire alle imprese di avviare le operazioni già a inizio 2025. Occorre considerare anche eventuali <strong data-start="1509" data-end="1572">tempi tecnici di consegna, installazione e interconnessione</strong> dei beni, soprattutto per i macchinari complessi.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1624" data-end="1664">3. Gestione della base occupazionale</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1666" data-end="2035">Le risorse umane devono essere gestite con attenzione, monitorando i dati occupazionali <strong data-start="1754" data-end="1771">anno per anno</strong> e pianificando le <strong data-start="1790" data-end="1832">nuove assunzioni a tempo indeterminato</strong> necessarie per rispettare la soglia minima di incremento (almeno l’1% del personale 2024). In caso di incertezza, è consigliabile effettuare almeno <strong data-start="1981" data-end="2005">due nuove assunzioni</strong>, per restare sopra la soglia.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="2037" data-end="2074">4. Documentazione e tracciabilità</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="2076" data-end="2338">Tutta la documentazione relativa agli investimenti, alle assunzioni, all’accantonamento degli utili e al rispetto delle condizioni, deve essere <strong data-start="2220" data-end="2261">tracciata, archiviata e certificabile</strong>. In caso di controlli, l’onere della prova ricade sull’impresa beneficiaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2340" data-end="2583">L’assistenza di un <strong data-start="2359" data-end="2420">commercialista esperto in fiscalità d’impresa e incentivi</strong> diventa cruciale per gestire in modo integrato ogni fase, dalla strategia all’esecuzione, evitando errori che potrebbero costare la perdita dell’intero beneficio.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="239" data-end="318"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="320" data-end="713">L’IRES premiale 2025 si configura come una misura innovativa e altamente strategica, pensata per premiare le imprese che scelgono di <strong data-start="453" data-end="474">reinvestire utili</strong>, <strong data-start="476" data-end="506">modernizzare la produzione</strong> e <strong data-start="509" data-end="539">creare occupazione stabile</strong>. A fronte di una <strong data-start="557" data-end="604">riduzione dell’aliquota IRES dal 24% al 20%</strong>, le imprese sono chiamate a compiere scelte virtuose, con ricadute positive sul tessuto economico nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="715" data-end="1140">Per cogliere appieno l’opportunità, è essenziale comprendere in profondità i <strong data-start="792" data-end="815">requisiti normativi</strong>, le <strong data-start="820" data-end="835">tempistiche</strong> e i <strong data-start="840" data-end="861">vincoli operativi</strong>, adottando un approccio integrato tra pianificazione fiscale, investimenti industriali e gestione delle risorse umane. In questo contesto, il supporto di un commercialista esperto non è solo utile, ma fondamentale per massimizzare i benefici e prevenire il rischio di decadenza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1142" data-end="1359">L’IRES premiale non è una semplice agevolazione, ma un vero e proprio strumento di competitività fiscale, destinato a premiare chi guarda al futuro con una visione di crescita sostenibile, tecnologica e inclusiva.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/IRES-premiale-2025-guida-completa-alla-riduzione-dell-aliquota-ai-requisiti-richiesti-e-alle-cause-di-decadenza/">IRES premiale 2025: guida completa alla riduzione dell’aliquota, ai requisiti richiesti e alle cause di decadenza</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/IRES-premiale-2025-guida-completa-alla-riduzione-dell-aliquota-ai-requisiti-richiesti-e-alle-cause-di-decadenza/">IRES premiale 2025: guida completa alla riduzione dell’aliquota, ai requisiti richiesti e alle cause di decadenza</a> was first posted on Agosto 29, 2025 at 5:55 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovo bilancio UE 2028–2034: fondo unico per PAC e coesione, investimenti in competitività e innovazione</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Nuovo-bilancio-UE-2028%e2%80%932034-fondo-unico-per-PAC-e-coesione-investimenti-in-competitivita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 04:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura e Settore Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco ed Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[PAC 2025]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio UE 2028-2034]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio UE coesione]]></category>
		<category><![CDATA[budget europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea 2025]]></category>
		<category><![CDATA[contributi UE agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[fondi europei agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[fondi europei competitività]]></category>
		<category><![CDATA[fondi europei Italia]]></category>
		<category><![CDATA[fondi europei PMI]]></category>
		<category><![CDATA[fondo unico UE]]></category>
		<category><![CDATA[green deal agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Horizon Europe]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[nuova PAC]]></category>
		<category><![CDATA[PAC 2028]]></category>
		<category><![CDATA[piani di partenariato]]></category>
		<category><![CDATA[politica di coesione UE]]></category>
		<category><![CDATA[QFP 2028 opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Quadro Finanziario Pluriennale]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=33481</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il futuro dell’Unione Europea si gioca anche sul terreno della coesione sociale e dello sviluppo agricolo. Con la proposta della Commissione Europea per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, si apre una nuova fase di investimento per rafforzare due pilastri fondamentali dell’integrazione europea: la Politica Agricola Comune (PAC) e la Politica di Coesione. Due [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Nuovo-bilancio-UE-2028%e2%80%932034-fondo-unico-per-PAC-e-coesione-investimenti-in-competitivita-e-innovazione/">Nuovo bilancio UE 2028–2034: fondo unico per PAC e coesione, investimenti in competitività e innovazione</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Nuovo-bilancio-UE-2028%e2%80%932034-fondo-unico-per-PAC-e-coesione-investimenti-in-competitivita-e-innovazione/">Nuovo bilancio UE 2028–2034: fondo unico per PAC e coesione, investimenti in competitività e innovazione</a> was first posted on Agosto 23, 2025 at 6:15 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il futuro dell’Unione Europea si gioca anche sul terreno della coesione sociale e dello sviluppo agricolo. Con la proposta della Commissione Europea per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, si apre una nuova fase di investimento per rafforzare due pilastri fondamentali dell’integrazione europea: la <strong data-start="578" data-end="612">Politica Agricola Comune <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/287" target="_blank" rel="noopener">(PAC)</a></strong> e la <strong data-start="618" data-end="642">Politica di Coesione</strong>. Due strumenti essenziali per ridurre le disuguaglianze territoriali, sostenere la transizione ecologica e digitale, e garantire la competitività dell’UE a livello globale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo analizzeremo in dettaglio la nuova proposta di bilancio, le novità previste per il periodo 2028-2034, i vantaggi fiscali e strutturali per imprese e territori, e le criticità che potrebbero emergere. L’obiettivo è fornire una guida chiara, aggiornata e ottimizzata per chi vuole comprendere come evolverà la strategia finanziaria europea nei prossimi anni.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="176" data-end="285"><strong data-start="180" data-end="285">Quadro Finanziario</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="287" data-end="823">Il 16 luglio 2025, la Commissione Europea ha presentato ufficialmente la sua proposta per il nuovo <strong data-start="386" data-end="436">Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034</strong>, il bilancio settennale dell’Unione Europea che stabilisce le priorità di spesa e gli obiettivi strategici a lungo termine. Si tratta di un documento centrale per il futuro delle politiche europee, che ora dovrà affrontare un percorso di approvazione articolato: l&#8217;ok del Parlamento Europeo a maggioranza qualificata e l’approvazione unanime da parte degli Stati membri entro il 2027.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="825" data-end="1458">Nel contesto attuale, segnato da profonde incertezze geopolitiche, instabilità economica e sfide globali come il cambiamento climatico e l&#8217;innovazione tecnologica, la proposta del QFP 2028-2034 rappresenta un’azione concreta per rafforzare la coesione e la competitività dell’Unione. L’ambizione della Commissione si riflette chiaramente nei numeri: il pacchetto finanziario proposto supera i <strong data-start="1218" data-end="1244">2.000 miliardi di euro</strong>, distribuiti lungo i sette anni di riferimento, con una chiara intenzione di <strong data-start="1322" data-end="1355">trovare nuove risorse proprie</strong> per finanziare il bilancio, alleggerendo così la pressione fiscale diretta sui singoli Stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1460" data-end="1791">Questo passaggio segna l’avvio di una nuova fase per l’UE, che punta a rafforzare la propria autonomia finanziaria e a sostenere politiche strutturali cruciali, come la <strong data-start="1629" data-end="1663">Politica Agricola Comune (PAC)</strong> e la <strong data-start="1669" data-end="1693">Politica di Coesione</strong>, fondamentali per garantire equità tra le regioni europee e sostenibilità nei sistemi produttivi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="167" data-end="262"><strong data-start="171" data-end="262">Obiettivi strategici</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="264" data-end="823">La proposta della Commissione Europea per il <strong data-start="309" data-end="326">QFP 2028-2034</strong>, presentata da Ursula von der Leyen, va ben oltre la dimensione contabile: si configura come un vero e proprio <strong data-start="438" data-end="467">piano politico strategico</strong>, che mira a rafforzare la <strong data-start="494" data-end="527">sovranità dell’Unione Europea</strong> e ad affrontare le sfide epocali del nostro tempo. Le linee guida del nuovo bilancio pongono al centro temi cruciali come <strong data-start="650" data-end="801">la sicurezza, la difesa, la gestione dei flussi migratori, l’autonomia energetica e alimentare, la competitività economica e l’allargamento dell’UE</strong> verso nuovi membri.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="825" data-end="1323">Una delle grandi novità è l’enfasi posta su <strong data-start="869" data-end="903">flessibilità e semplificazione</strong>: l’obiettivo è quello di consentire una reazione più rapida ed efficace agli imprevisti geopolitici o economici, facilitando al contempo <strong data-start="1041" data-end="1114">l’accesso ai fondi europei da parte di cittadini, imprese e territori</strong>. Il nuovo QFP vuole quindi diventare uno strumento dinamico, non solo un contenitore di risorse, capace di <strong data-start="1222" data-end="1277">adattarsi alle necessità locali con piani su misura</strong>, riforme strutturali e investimenti mirati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1325" data-end="1817">Altro punto centrale è il rafforzamento della <strong data-start="1371" data-end="1408">competitività industriale dell’UE</strong>, soprattutto nel settore delle <strong data-start="1440" data-end="1461">tecnologie pulite</strong> e dell’innovazione, per contrastare la concorrenza globale e sostenere la transizione verde. A ciò si aggiunge una precisa volontà politica di dotare l’Unione di <strong data-start="1624" data-end="1649">nuove risorse proprie</strong>, creando strumenti finanziari autonomi che rendano il bilancio meno dipendente dai contributi degli Stati membri, garantendo <strong data-start="1775" data-end="1816">sostenibilità fiscale a lungo termine</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="216" data-end="314"><strong data-start="220" data-end="314"> Struttura e finanziamento </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="316" data-end="870">Il <strong data-start="319" data-end="363">Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034</strong> proposto dalla Commissione Europea si fonda su una visione espansiva e ambiziosa. Il valore complessivo del bilancio è stimato in <strong data-start="494" data-end="534">1.984 miliardi e 894 milioni di euro</strong>, che, considerando l’inflazione e il rimborso del debito contratto per il <strong data-start="609" data-end="631">Next Generation EU</strong> a partire dal 2028, si traduce in un valore reale di circa <strong data-start="691" data-end="717">1.763 miliardi di euro</strong>. Una cifra imponente che riflette l’intenzione dell’UE di potenziare il proprio ruolo strategico sia all’interno che all’esterno dei confini comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="872" data-end="1308">Il bilancio continua a poggiare su <strong data-start="907" data-end="934">due pilastri principali</strong>: i contributi diretti degli <strong data-start="963" data-end="979">Stati membri</strong> e le <strong data-start="985" data-end="1016">risorse proprie dell’Unione</strong>, che rappresentano la chiave per una maggiore indipendenza finanziaria. Nonostante l’intento dichiarato di non appesantire le finanze nazionali, la quota richiesta agli Stati membri è aumentata: dal precedente <strong data-start="1227" data-end="1269">1,1% del Reddito Nazionale Lordo (RNL)</strong> si passa a circa <strong data-start="1287" data-end="1306">l’1,26% del RNL</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1310" data-end="1386">La Commissione propone inoltre <strong data-start="1341" data-end="1374">cinque nuove fonti di entrata</strong>, tra cui:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1387" data-end="1713">
<li data-start="1387" data-end="1448">
<p data-start="1389" data-end="1448">i proventi del sistema <strong data-start="1412" data-end="1419">ETS</strong> (Emission Trading System),</p>
</li>
<li data-start="1449" data-end="1514">
<p data-start="1451" data-end="1514">il <strong data-start="1454" data-end="1511">meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1515" data-end="1591">
<p data-start="1517" data-end="1591">i contributi derivanti da <strong data-start="1543" data-end="1588">apparecchiature elettroniche non raccolte</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1592" data-end="1619">
<p data-start="1594" data-end="1619"><strong data-start="1594" data-end="1616">accise sul tabacco</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1620" data-end="1713">
<p data-start="1622" data-end="1713">e una <strong data-start="1628" data-end="1658">tassa sulle grandi imprese</strong> con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1715" data-end="1921">Queste nuove <strong data-start="1728" data-end="1749">&#8220;risorse proprie&#8221;</strong> dovrebbero generare circa <strong data-start="1776" data-end="1808">58 miliardi di euro all’anno</strong>, permettendo una maggiore capacità d’intervento dell’UE, senza incrementare il carico fiscale per i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1923" data-end="2249">Infine, viene introdotto uno strumento di flessibilità da 15,7 miliardi di euro, pensato per rispondere in modo tempestivo a shock economici o geopolitici, sottolineando l’intento della Commissione di superare la frammentazione dei programmi finanziari. A tal fine, vengono identificate tre macro-priorità:</p>
<ol style="text-align: justify;" data-start="2250" data-end="2460">
<li data-start="2250" data-end="2373">
<p data-start="2253" data-end="2373">Coesione economica, sociale e territoriale, sicurezza alimentare e sviluppo rurale (1.062 miliardi, 48% del budget);</p>
</li>
<li data-start="2374" data-end="2422">
<p data-start="2377" data-end="2422">Competitività e sicurezza (590 miliardi);</p>
</li>
<li data-start="2423" data-end="2460">
<p data-start="2426" data-end="2460">Europa globale (215 miliardi).</p>
</li>
</ol>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33482 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-1024x575.jpg" alt="" width="696" height="391" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-1024x575.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-300x169.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-768x432.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-1536x863.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-747x420.jpg 747w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-150x84.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-600x337.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-696x391.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente-1068x600.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/un-agricoltore-maschio-sta-lavorando-sul-campo-usando-un-telefono-cellulare-con-la-tecnologia-dell-innovazione-per-un-sistema-agricolo-intelligente.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;" data-start="302" data-end="375"><strong data-start="306" data-end="375">Nuova PAC 2028–2034</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="377" data-end="882">Una delle proposte più innovative del <strong data-start="433" data-end="450">QFP 2028–2034</strong> è la creazione di un <strong data-start="472" data-end="487">Fondo Unico</strong> nell’ambito della prima priorità strategica, denominato <em data-start="544" data-end="591">“Piani di partenariato nazionali e regionali”</em>. Questo fondo riunisce, per un totale di circa <strong data-start="639" data-end="663">865 miliardi di euro</strong>, i finanziamenti destinati sia alla <strong data-start="700" data-end="734">Politica Agricola Comune (PAC)</strong> sia alle <strong data-start="744" data-end="769">politiche di coesione</strong>, con l’obiettivo di semplificare l’accesso e l’impiego delle risorse da parte di beneficiari pubblici e privati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="884" data-end="1344">Il nuovo approccio mira a creare <strong data-start="917" data-end="967">piani personalizzati per ciascuno Stato membro</strong>, elaborati in collaborazione tra Commissione, governi nazionali, regioni e stakeholder locali. Questi piani includeranno misure di sostegno al lavoro, all’agricoltura, alla pesca e allo sviluppo delle aree meno sviluppate, con una logica integrata che unisce inclusione sociale, sviluppo delle competenze, transizione ecologica e <strong data-start="1298" data-end="1343">rafforzamento della coesione territoriale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1346" data-end="1749">La <strong data-start="1349" data-end="1356">PAC</strong> resta comunque centrale nella strategia dell’UE, con una dotazione dedicata di <strong data-start="1436" data-end="1462">295,7 miliardi di euro</strong>, a cui si aggiunge un <strong data-start="1485" data-end="1518">fondo di sicurezza alimentare</strong> da 6 miliardi. Tuttavia, cambiano le regole: il <strong data-start="1567" data-end="1590">sostegno al reddito</strong> sarà vincolato al raggiungimento di precisi obiettivi ambientali, al sostegno per i giovani agricoltori, alla gestione dei rischi e al ricambio generazionale.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1751" data-end="1787">Tra le novità principali troviamo:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1788" data-end="2291">
<li data-start="1788" data-end="1846">
<p data-start="1790" data-end="1846">semplificazione burocratica per pagamenti e controlli;</p>
</li>
<li data-start="1847" data-end="1936">
<p data-start="1849" data-end="1936">un sistema di pagamenti diretti con <strong data-start="1885" data-end="1902">tetto massimo</strong> e <strong data-start="1905" data-end="1921">degressività</strong> degli aiuti;</p>
</li>
<li data-start="1937" data-end="2021">
<p data-start="1939" data-end="2021">incentivi fiscali e riforme strutturali per PMI agricole e pratiche sostenibili;</p>
</li>
<li data-start="2022" data-end="2116">
<p data-start="2024" data-end="2116">una “<strong data-start="2029" data-end="2050">rete di sicurezza</strong>” per rispondere tempestivamente a crisi climatiche o sanitarie;</p>
</li>
<li data-start="2117" data-end="2291">
<p data-start="2119" data-end="2291">un <strong data-start="2122" data-end="2154">obiettivo ambientale del 35%</strong> per il contributo della PAC al Green Deal, con focus su <strong data-start="2211" data-end="2232">decarbonizzazione</strong>, <strong data-start="2234" data-end="2250">biodiversità</strong> e <strong data-start="2253" data-end="2290">pratiche agricole meno impattanti</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2293" data-end="2526">Questo approccio integrato pone le basi per un’agricoltura europea più <strong data-start="2364" data-end="2415">resiliente, sostenibile e connessa ai territori</strong>, pur lasciando spazio a discussioni politiche accese su governance, allocazione dei fondi e ruolo degli Stati.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="203" data-end="283"><strong data-start="207" data-end="283">Competitività ed Europa Globale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="285" data-end="593">Oltre alla riorganizzazione della Politica Agricola Comune e delle politiche di coesione, il <strong data-start="378" data-end="395">QFP 2028–2034</strong> dedica due voci di spesa fondamentali a settori strategici per il futuro dell’Unione: <strong data-start="482" data-end="510">la competitività interna</strong> e <strong data-start="513" data-end="541">l’azione esterna dell’UE</strong>, quest’ultima sotto l’etichetta <em data-start="574" data-end="592">“Europa Globale”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="595" data-end="856">Il <strong data-start="598" data-end="636">Fondo per la Competitività europea</strong> prevede uno stanziamento di <strong data-start="665" data-end="703">450 miliardi e 508 milioni di euro</strong>, con l’obiettivo di rafforzare la leadership dell’UE in settori tecnologici chiave e ad alta innovazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="595" data-end="856">La Commissione punta a investimenti mirati in:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="857" data-end="1101">
<li data-start="857" data-end="910">
<p data-start="859" data-end="910">ricerca e sviluppo attraverso <em data-start="893" data-end="909">Horizon Europe</em>;</p>
</li>
<li data-start="911" data-end="990">
<p data-start="913" data-end="990">biotecnologie, salute, bioeconomia e agricoltura sostenibile;</p>
</li>
<li data-start="991" data-end="1062">
<p data-start="993" data-end="1062">tecnologie verdi e processi di decarbonizzazione industriale;</p>
</li>
<li data-start="1063" data-end="1101">
<p data-start="1065" data-end="1101">sicurezza strategica e digitale.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1103" data-end="1501">A ciò si aggiungono programmi trasversali, pensati per migliorare la <strong data-start="1172" data-end="1186">formazione</strong>, la <strong data-start="1191" data-end="1213">coesione culturale</strong> e <strong data-start="1216" data-end="1244">l’integrazione giuridica</strong>, come <em data-start="1251" data-end="1261">Erasmus+</em>, <em data-start="1263" data-end="1272">AgoraEU</em> e nuove iniziative nel campo della giustizia e della cittadinanza attiva. L’obiettivo è duplice: colmare il divario competitivo con le altre potenze globali (USA e Cina in primis) e <strong data-start="1455" data-end="1500">sostenere la transizione verde e digitale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1503" data-end="2029">Parallelamente, la voce <em data-start="1527" data-end="1543">Europa Globale</em> viene potenziata con una dotazione di <strong data-start="1582" data-end="1620">200 miliardi e 309 milioni di euro</strong>, distribuiti tra <strong data-start="1638" data-end="1677">cinque aree geografiche prioritarie</strong> e un <strong data-start="1683" data-end="1703">pilastro globale</strong> dedicato a interventi flessibili e multilaterali. Questa scelta riflette la volontà dell’Unione di rafforzare la propria <strong data-start="1825" data-end="1854">politica estera economica</strong>, migliorare la <strong data-start="1870" data-end="1918">capacità di risposta alle crisi geopolitiche</strong> e costruire <strong data-start="1931" data-end="1968">partenariati economici strategici</strong>, specialmente con Paesi in via di sviluppo e aree instabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2031" data-end="2295">Con questa doppia strategia, la Commissione intende posizionare l’Unione Europea come <strong data-start="2139" data-end="2172">attore globale di riferimento</strong>, in grado di affrontare sfide comuni come il cambiamento climatico, le migrazioni e la stabilità economica internazionale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33483 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-1024x576.jpg" alt="" width="696" height="392" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-1024x576.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-300x169.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-768x432.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-1536x864.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-747x420.jpg 747w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-150x84.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-600x338.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-696x392.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano-1068x601.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/08/agricoltura-intelligente-iot-con-sfondo-di-alberi-che-piantano-mano.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;" data-start="245" data-end="331"><strong data-start="249" data-end="331">Iter legislativo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="333" data-end="813">La proposta di bilancio pluriennale presentata dalla Commissione Europea rappresenta solo il primo passo di un processo legislativo lungo e complesso, che si concluderà, secondo le tempistiche previste, entro il 2027. Infatti, secondo l’articolo 312 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), il QFP deve essere approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Unione Europea, previa approvazione a maggioranza qualificata del Parlamento Europeo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="815" data-end="1323">Questo significa che ogni singolo Stato membro ha in sostanza un diritto di veto, e ciò potrebbe generare tensioni politiche e negoziali, specialmente su temi come l’aumento dei contributi nazionali al bilancio (passati all’1,26% del RNL) e la proposta di nuove risorse proprie. Alcuni Paesi del Nord Europa, tradizionalmente più rigorosi in termini di disciplina fiscale, hanno già espresso perplessità sull’espansione della spesa e sulla centralizzazione delle politiche agricole e di coesione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1325" data-end="1878">Altro nodo delicato riguarda la governance del nuovo Fondo Unico, che unisce PAC e coesione: se da un lato si mira alla semplificazione e a una maggiore efficacia dell’impatto territoriale, dall’altro la concentrazione dei poteri gestionali negli Stati membri (sul modello del Next Generation EU) potrebbe accentuare le diseguaglianze tra regioni più capaci e quelle con minore capacità amministrativa. Anche i criteri ambientali vincolanti per l’erogazione dei fondi agricoli sollevano dubbi, specie nei Paesi a forte vocazione agroindustriale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1880" data-end="2278">Infine, non va dimenticato che il quadro geopolitico globale potrebbe costringere l’UE a rivedere alcune priorità strategiche durante i negoziati. Tuttavia, la Commissione sembra determinata a difendere un impianto finanziario più integrato, sostenibile e strategico, pronto ad affrontare un futuro in continuo cambiamento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="421" data-end="519"><strong data-start="425" data-end="519">Come sfruttare il QFP 2028–2034</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="521" data-end="971">Il nuovo <strong data-start="530" data-end="564">Quadro Finanziario Pluriennale</strong> non rappresenta solo un piano di spesa europea, ma anche una <strong data-start="626" data-end="662">leva economica e fiscale potente</strong> per Stati membri, territori e imprese. Per l’Italia, che storicamente beneficia in misura significativa dei fondi strutturali europei e della PAC, il QFP 2028–2034 apre una fase cruciale per <strong data-start="854" data-end="897">massimizzare l’accesso ai finanziamenti</strong> e <strong data-start="900" data-end="941">rafforzare la competitività economica</strong> a livello locale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="973" data-end="1559">Grazie alla creazione del <strong data-start="999" data-end="1033">Fondo Unico per PAC e Coesione</strong>, le imprese agricole, le PMI rurali, i giovani agricoltori e i soggetti attivi nelle aree svantaggiate avranno a disposizione strumenti più flessibili e integrati per investimenti, innovazione, sostenibilità ambientale e transizione digitale. In particolare, l’introduzione di <strong data-start="1311" data-end="1341">criteri fiscali favorevoli</strong>, come la degressività dei contributi e gli incentivi agli investimenti agroambientali, può rappresentare <strong data-start="1447" data-end="1496">una concreta opportunità di risparmio fiscale</strong> per le aziende che si adeguano alle linee strategiche europee.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1561" data-end="1991">Anche le imprese non agricole potranno beneficiare dei fondi europei destinati a <strong data-start="1642" data-end="1673">competitività e innovazione</strong>: il programma <em data-start="1688" data-end="1704">Horizon Europe</em>, il sostegno alla digitalizzazione, gli incentivi per la transizione green e le iniziative per la formazione rappresentano canali di finanziamento a fondo perduto o a tasso agevolato che, se ben gestiti, possono <strong data-start="1917" data-end="1960">alleggerire il carico fiscale nazionale</strong> e potenziare gli investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1993" data-end="2423">Per i professionisti e gli enti locali, il nuovo approccio orientato a <strong data-start="2064" data-end="2096">piani territoriali integrati</strong> consente di avere una visione chiara delle risorse disponibili e di pianificare strategie fiscali e di sviluppo più efficaci. Tuttavia, sarà fondamentale migliorare la capacità progettuale e la sinergia tra livelli istituzionali per non rischiare di <strong data-start="2347" data-end="2396">perdere fondi per inefficienze amministrative</strong>, come accaduto in passato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2425" data-end="2617">In sintesi, il QFP 2028–2034 non è solo un’occasione politica, ma anche <strong data-start="2497" data-end="2545">una vera e propria strategia fiscale europea</strong>, da conoscere, pianificare e sfruttare a vantaggio dell’economia reale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="251" data-end="331"><strong data-start="255" data-end="331">Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="333" data-end="723">Il <strong data-start="336" data-end="380">Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034</strong> si presenta come una delle proposte più ambiziose e strutturate mai elaborate dalla Commissione Europea. Non solo per le cifre in gioco — quasi <strong data-start="525" data-end="551">2.000 miliardi di euro</strong> — ma per il cambio di paradigma che rappresenta: integrazione tra politiche agricole e coesione, fondi più flessibili, nuove risorse proprie e una governance multilivello.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="725" data-end="1104">Per le imprese, gli enti locali e i professionisti italiani, questo bilancio pluriennale offre <strong data-start="820" data-end="842">grandi opportunità</strong>. L’accesso ai fondi sarà più semplice e mirato, le risorse saranno orientate alla <strong data-start="925" data-end="942">sostenibilità</strong>, alla <strong data-start="949" data-end="973">transizione digitale</strong> e all’<strong data-start="980" data-end="1002">inclusione sociale</strong>, e ci saranno <strong data-start="1017" data-end="1045">spazi di manovra fiscale</strong> per chi saprà cogliere gli strumenti messi a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1106" data-end="1467">Tuttavia, la sfida non è solo a livello europeo. Anche sul piano nazionale e regionale sarà fondamentale dotarsi di competenze tecniche, capacità progettuale e visione strategica per <strong data-start="1289" data-end="1343">intercettare e utilizzare i fondi in modo efficace</strong>, evitando ritardi e inefficienze che, in passato, hanno rallentato l’impatto delle politiche europee sul nostro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1469" data-end="1765">Il <strong data-start="1472" data-end="1489">QFP 2028–2034</strong> non è ancora definitivo: sarà discusso fino al 2027, ma le sue linee guida sono già un chiaro segnale della direzione in cui l’Europa vuole andare. Chi saprà prepararsi per tempo potrà trarne i maggiori vantaggi, anche in termini fiscali, economici e di sviluppo sostenibile.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Nuovo-bilancio-UE-2028%e2%80%932034-fondo-unico-per-PAC-e-coesione-investimenti-in-competitivita-e-innovazione/">Nuovo bilancio UE 2028–2034: fondo unico per PAC e coesione, investimenti in competitività e innovazione</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Nuovo-bilancio-UE-2028%e2%80%932034-fondo-unico-per-PAC-e-coesione-investimenti-in-competitivita-e-innovazione/">Nuovo bilancio UE 2028–2034: fondo unico per PAC e coesione, investimenti in competitività e innovazione</a> was first posted on Agosto 23, 2025 at 6:15 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Deducibilita-IRAP-delle-spese-telefoniche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Sara Marroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:33:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Deducibilità dei costi e detraibilità dell'IVA]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza fiscale spese telefoniche]]></category>
		<category><![CDATA[Deducibilità spese telefoniche]]></category>
		<category><![CDATA[documentazione fiscale spese]]></category>
		<category><![CDATA[gestione spese telefoniche]]></category>
		<category><![CDATA[IRAP e spese telefoniche]]></category>
		<category><![CDATA[normativa IRAP]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione fiscale aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[piani tariffari aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio fiscale imprese]]></category>
		<category><![CDATA[strategie di deduzione fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.commercialista.it/?p=28879</guid>

					<description><![CDATA[<p>Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Deducibilita-IRAP-delle-spese-telefoniche/">Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Deducibilita-IRAP-delle-spese-telefoniche/">Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</a> was first posted on Febbraio 14, 2024 at 9:33 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Introduzione</strong></h2>
<p>In un contesto economico in continua evoluzione, le imprese cercano costantemente modi per ottimizzare i propri costi e <strong>alleggerire il carico fiscale.</strong></p>
<p>Tra le spese che incidono notevolmente sulla gestione quotidiana di un&#8217;azienda, quelle telefoniche rappresentano una voce significativa. Con l&#8217;avvento delle nuove tecnologie e l&#8217;aumento della necessità di comunicazioni efficaci, mai come ora è importante comprendere come gestire queste spese in maniera oculata.</p>
<p>Un aspetto fondamentale da considerare è la <strong>deducibilità delle spese telefoniche ai fini dell&#8217;IRAP, l&#8217;Imposta Regionale sulle Attività Produttive</strong>, una tematica che interessa da vicino professionisti e imprenditori.</p>
<p>In questo articolo, esploreremo le normative vigenti, le possibilità offerte dalla legge e i criteri per massimizzare la deducibilità di tali spese, offrendo una panoramica chiara e dettagliata che possa guidare le aziende verso una gestione fiscale più efficiente e vantaggiosa.</p>
<h2><strong>La Normativa sulla Deducibilità delle Spese Telefoniche per l&#8217;IRAP</strong></h2>
<p>La deducibilità delle spese telefoniche ai fini dell&#8217;IRAP è un argomento che richiede una comprensione approfondita della normativa fiscale in vigore.</p>
<p>L&#8217;IRAP, istituita in Italia con il D.Lgs. 446/1997, è una<strong> tassa regionale che grava sul valore della produzione netta delle attività svolte all&#8217;interno di ciascuna regione</strong>. La legge prevede specifici criteri per la deducibilità delle spese, volti a distinguere tra costi strettamente collegati all&#8217;attività produttiva e quelli invece considerati estranei.</p>
<p>Per quanto riguarda le spese telefoniche, la deducibilità ai fini IRAP è stata oggetto di chiarimenti e interpretazioni nel corso degli anni. In linea generale, per essere deducibili, queste spese devono essere<strong> strettamente connesse all&#8217;esercizio dell&#8217;attività d&#8217;impresa o professionale.</strong> Ciò significa che devono essere <strong>sostenute per esigenze direttamente riconducibili all&#8217;attività produttiva e non per usi personali o estranei all&#8217;attività stessa.</strong></p>
<p>La documentazione gioca un ruolo chiave in questo processo: per poter dedurre le spese telefoniche, l&#8217;impresa o il professionista deve essere in grado di dimostrare la loro effettiva correlazione con l&#8217;attività produttiva. Questo implica la necessità di tenere una contabilità ordinata e dettagliata delle spese sostenute, distinguendo tra uso aziendale e personale, ove possibile.</p>
<h2><strong>Strategie per Massimizzare la Deducibilità delle Spese Telefoniche</strong></h2>
<p>Una volta compresa la normativa che regola la deducibilità delle spese telefoniche ai fini IRAP, è fondamentale adottare strategie efficaci per massimizzare questa opportunità. Ecco alcuni consigli pratici per ottimizzare la gestione fiscale delle spese telefoniche:</p>
<ol>
<li><strong>Separazione delle Linee Telefoniche</strong>: Idealmente, per facilitare la deducibilità delle spese telefoniche, sarebbe opportuno mantenere separate le linee telefoniche utilizzate per scopi aziendali da quelle personali. Questo permette una chiara distinzione delle spese e semplifica la documentazione delle stesse ai fini fiscali;</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong>Documentazione Dettagliata</strong>: Mantenere una documentazione precisa e dettagliata delle spese telefoniche aziendali è cruciale. Ciò include fatture, contratti e qualsiasi altro documento che possa giustificare l&#8217;uso aziendale delle linee telefoniche. Una buona pratica è annotare le circostanze di utilizzo che collegano direttamente le spese all&#8217;attività produttiva;</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong>Piani Tariffari Aziendali</strong>: Optare per piani tariffari dedicati alle imprese può non solo ridurre i costi complessivi ma anche facilitare la deducibilità delle spese telefoniche. Questi piani sono spesso strutturati in modo da rispondere alle esigenze specifiche delle attività commerciali e includono servizi che possono essere pienamente dedotti ai fini IRAP;</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li><strong>Consulenza Fiscale</strong>: Data la complessità delle normative fiscali, avvalersi del supporto di un consulente fiscale può aiutare a navigare le sfide legate alla deducibilità delle spese telefoniche. Un professionista può offrire consigli su misura per la propria realtà aziendale e aggiornamenti sulle eventuali novità legislative.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Adottando queste strategie, le imprese e i professionisti possono non solo assicurarsi di rispettare le disposizioni legali ma anche ottimizzare il carico fiscale, trasformando le spese telefoniche in un&#8217;effettiva leva di risparmio.</p>
<h2><strong>Conclusioni e Riflessioni Finali</strong></h2>
<p>La gestione delle spese telefoniche rappresenta un aspetto cruciale nella pianificazione fiscale di imprese e professionisti. La deducibilità di tali spese ai fini IRAP, se ben compresa e applicata seguendo i criteri normativi e le buone pratiche gestionali, può portare a <strong>significativi benefici economici</strong>. La chiave sta nel mantenere una rigorosa separazione tra uso personale e aziendale delle linee telefoniche, documentare accuratamente le spese sostenute e scegliere piani tariffari che si allineino alle esigenze specifiche dell&#8217;attività produttiva.</p>
<p>Inoltre, la consulenza di professionisti nel campo fiscale può fare la differenza nel navigare la complessità delle normative, garantendo non solo il rispetto delle leggi ma anche l&#8217;ottimizzazione del carico fiscale. La deducibilità delle spese telefoniche, quindi, non deve essere vista solo come un obbligo normativo ma come un&#8217;<strong>opportunità per le aziende di ridurre i costi operativi e migliorare l&#8217;efficienza economica</strong>.</p>
<p>In conclusione, la gestione oculata e consapevole delle spese telefoniche, insieme a una strategia fiscale ben pianificata, rappresenta un tassello fondamentale per la salute finanziaria di un&#8217;impresa o di un professionista, contribuendo a creare un ecosistema aziendale più solido e competitivo.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Deducibilita-IRAP-delle-spese-telefoniche/">Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Deducibilita-IRAP-delle-spese-telefoniche/">Deducibilità IRAP delle spese telefoniche</a> was first posted on Febbraio 14, 2024 at 9:33 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
