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	<title>marchio collettivo esempio | Commercialista.it</title>
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	<description>Il Portale dei Commercialisti Italiani</description>
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	<title>marchio collettivo esempio | Commercialista.it</title>
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	<item>
		<title>Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 11:16:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guida al marchio collettivo e Patent Box nel settore moda  2017<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</a> was first posted on Marzo 15, 2017 at 12:16 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Il marchio collettivo e il settore fashion si sposano perfettamente nello scenario di un mercato differenziato e  di qualità. Trattasi di un Brand, disciplinato dagli art 11 CPI e 2570 cc, che attesta la qualità e l’affidabilità di un prodotto realizzato e venduto nel rispetto di elevati standards produttivi, secondo criteri selezionati e garantiti di di eccellenza, soprattutto per il settore tessile. Guardiamo più da vicino quali sono  i vantaggi di questo straordinario marchio e le agevolazioni fiscali ottenibili attraverso l&#8217;analisi di un caso pratico. </p>
<p> Marchio collettivo nel mondo del “Fashion”  </p>
<p> Il marchio collettivo e il settore fashion si sposano perfettamente nello scenario di un mercato differenziato e  di qualità. Trattasi di un Brand, disciplinato dagli art 11 CPI e 2570 cc, che attesta la qualità e l’affidabilità di un prodotto realizzato e venduto nel rispetto di elevati standards produttivi, secondo criteri selezionati e garantiti di di eccellenza, soprattutto per il settore tessile. </p>
<p> Il vantaggio che un’azienda di moda può trarre dall’utilizzo di marchi collettivi, riguarda in particolare il fatto che questi rappresentano un efficace strumento di commercializzazione congiunta di prodotti provenienti da gruppi di imprese che singolarmente incontrerebbero difficoltà nell’affermazione dei propri prodotti sul mercato. </p>
<p> Il marchio collettivo consente di perseguire i seguenti obiettivi:</p>
<p> valorizzare l’immagine del prodotto e del marchio; </p>
<p> garantire un maggior valore aggiunto ai produttori aderenti; </p>
<p> garantire ai consumatori che i prodotti appartengono ad una determinata area di produzione e che posseggano determinate caratteristiche qualitative;</p>
<p> ottenere profitti esponenzialmente elevati ;</p>
<p> godere di fortissime agevolazioni fiscali se si investe in ricerca e innovazione (Patent Box) </p>
<p> NB Il marchio collettivo dunque, non contraddistingue il prodotto di un singolo imprenditore ma ne garantisce caratteristiche eterogenee quali l’origine, la qualità e la natura. La differenza principale rispetto ai marchi d&#8217;impresa o “individuali è quella per la quale i marchi collettivi creano una dissociazione fra titolarità (che resta in capo al licenziante) ed utilizzazione (che spetta ai commercianti o produttori licenziatari del marchio). </p>
<p> Gli imprenditori e gli enti privati o pubblici che intendono registrare marchio collettivo, devono predisporre un regolamento d’uso del marchio ed eventuale disciplinare di produzione attinenti rispettivamente alle regole di utilizzo e di lavorazione del prodotto, che vanno rispettate dagli aderenti al fine di ottenere il rilascio di un “certificato di conformità”, senza il quale non sarebbe possibile ottenere il diritto all’uso del marchio collettivo. </p>
<p> Nel settore fashion, un tipico esempio di marchio collettivo è Seri. Co, gestito dal Centro Tessile Serico. </p>
<p> Marchio collettivo nella moda e Patent Box: l&#8217;esempio pratico</p>
<p> Il caso  </p>
<p> Un’azienda di moda “Alfa” commercializza capi di abbigliamento attraverso un marchio collettivo ottenuto in licenza dal consorzio “X”. </p>
<p> Quesito</p>
<p> Quali benefits l&#8217;azienda Alfa trarrebbe nel suo business se decidesse di optare per l&#8217;agevolazione fiscale del Patent Box? </p>
<p> Cosa fare  </p>
<p> Occorre in primo luogo individuare i beni immateriali opzionabili con il Patent Box attraverso un’analisi dell’attività aziendale. </p>
<p> NB Nel dettaglio, sarà necessario scorporare i redditi derivanti dall’utilizzo del marchio da quelli non collegati allo stesso. Per tale rilevazione è necessario ed utile che l’azienda sia dotata di un sistema di  contabilità analitica o industriale. </p>
<p> Verifica che il bene rientri nell&#8217;agevolazione fiscale  </p>
<p> Nel caso in esame, il brand “indossato” dai capi di abbigliamento venduti, rappresenta un bene immateriale che corrisponde ad un bene opzionabile ex art 1 L. 190/2014 in quanto:</p>
<p> è un marchio collettivo;</p>
<p>  l&#8217;azienda ha ottenuto il diritto all&#8217;utilizzazione economica dello stesso attraverso il contratto di licenza stipulato con il consorzio che ne resta titolare;</p>
<p> il marchio ha contribuito alla formazione del reddito;</p>
<p> l&#8217;azienda Alfa ha investito in attività di ricerca e sviluppo del marchio e cioè: </p>
<p> attività di comunicazione e promozione (attraverso fiere, sponsorizzazioni, ecc. );</p>
<p> spese effettuate per la sua registrazione e il suo mantenimento;</p>
<p> spese effettuate per tutelare e difendere il marchio dai tentativi di imitazione in Italia e all’estero. </p>
<p> Inquadramento del tipo di utilizzo : diretto o indiretto? </p>
<p> L’azienda di moda, titolare del diritto allo sfruttamento economico del bene immateriale sebbene non proprietaria dello stesso ,valorizza il proprio brand tramite un tipo di utilizzo diretto, in quanto il reddito che realizza è il risultato della vendita di prodotti in cui è incorporato il valore del marchio ottenuto in licenza. </p>
<p> Ruling</p>
<p> L&#8217;utilizzo diretto rende obbligatoria la procedura di ruling, cioè quell’attività svolta in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate che consente di calcolare i benefici del Patent Box per in caso specifico e determinare con esattezza del reddito agevolabile</p>
<p> Soluzione  </p>
<p> Ponendo il caso che il reddito agevolabile (il quale corrisponde al contributo economico) definito a seguito della procedura di ruling fosse pari a € 10. 000. 000 e che l&#8217;azienda abbia provveduto autonomamente alla alle spese di ricerca e e innovazione, con un nexus ratio pari a 1, l&#8217;applicazione del Patent Box le consentirebbe di conseguire un risparmio fiscale del 50% detassando in totale € 5. 000. 000, con un risparmio “spalmato” in  5 anni per un  totale di € 25. 000. 000</p>
<p> Se operate nel settore moda e volete registrare il vostro marchio collettivo, oppure chiederne uno in licenza, pianificare con successo la vostra progettualità d&#8217;impresa e godere degli straordinari bonus fiscali del Patent Box, </p>
<p> non esitate a contattarci al numero verde 800. 19. 27. 52! </p></p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</a> was first posted on Marzo 15, 2017 at 12:16 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Franchising del marchio d&#8217;impresa e collettivo: come realizzare guadagni elevati con il massimo risparmio fiscale</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/come-guadagnare-e-risparmiare-fiscalmente-con-il-franchising-del-marchio-dimpresa-e-collettivo-un-esempio-pratico-per-misurare-i-benefits/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2017 17:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COMMERCIO DI PRODOTTI AGROALIMENTARI]]></category>
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					<description><![CDATA[Guida giuridico-tributaria alle agevolazioni sui beni immateriali “intangible asset” (dal marchio collettivo ai nomi a dominio) ed al regime del patent box<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/come-guadagnare-e-risparmiare-fiscalmente-con-il-franchising-del-marchio-dimpresa-e-collettivo-un-esempio-pratico-per-misurare-i-benefits/">Franchising del marchio d&#8217;impresa e collettivo: come realizzare guadagni elevati con il massimo risparmio fiscale</a> was first posted on Gennaio 11, 2017 at 6:04 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le licenze di marchio nella pratica commerciale sono spesso concesse nel quadro di contratti più vasti, come soprattutto gli accordi di franchising. Simuliamo un caso pratico di franchising del marchio collettivo, per individuare i benefits commerciali e quantificare il risparmio d&#8217;imposta ottenibile attraverso l&#8217;esercizio dell&#8217;opzione del “Patent Box” ex articolo 1 L. 190/2014).  </p>
<p> </p>
<p>Il licensing nel franchising</p>
<p>Le licenze di marchio, nella pratica commerciale, sono spesso concesse nel quadro di contratti più vasti, come gli accordi di franchising &#8211; del quale il licensing rappresenta una componente centrale &#8211; nei quali il franchisor (cioè il titolare del marchio licenziato) consente al franchisee/affiliato di utilizzare un “pacchetto” commerciale che include non solo l’utilizzo del brand, con licenza non esclusiva, ma anche know-how, servizi al consumatore, software, decorazione degli interni, ecc. , nel rispetto di una serie di regole e dietro pagamento di un determinato corrispettivo (royalties). </p>
<p>Trattandosi di licenza non esclusiva, il licenziatario deve obbligarsi espressamente a usare il marchio per contraddistinguere prodotti o servizi eguali a quelli corrispondenti messi in commercio o prestati nel territorio dello Stato, con lo stesso marchio, dal titolare o da altri licenziatari franchisee. </p>
<p>In genere, in tale tipo di contratti, il grado di controllo del titolare del marchio nei confronti del franchisee-utilizzatore è più elevato di quello previsto dai normali contratti di licenza di marchio. </p>
<p>Questo significa che concedere in franchising un marchio collettivo incrementerebbe ulteriormente i poteri di controllo del titolare già contenuti nel regolamento d&#8217;uso, moltiplicando la garanzia e la qualità dei prodotti marchiati e rendendoli ancora più appetibili sul mercato. </p>
<p>Simulazione franchising marchio collettivo </p>
<p>Un consorzio agrario di carni biologiche “Alfa”, sviluppa un sistema di successo per garantire un particolare target di qualità nella produzione uniforme di questi prodotti con caratteristiche predefinite, nonché ricette e metodi di preparazione, oltre al design delle uniformi degli impiegati, dei locali e delle confezioni ed i sistemi di gestione e contabilità con presentazione di istanza di deposita  e registrazione del marchio collettivo “Agrigood” (denominazione di fantasia a titolo di esempio).  Successivamente, il consorzio trasferisce il proprio know-how e la propria esperienza ai suoi franchisees (previamente e accuratamente individuati attraverso la consulenza di esperti) concedendo in licenza il brand sulla base di un regolamento d&#8217;uso e mantiene il diritto di supervisionare e controllare i franchisees locali.  Fondamentale componente del contratto di franchising è l’autorizzazione e l&#8217;obbligo dei franchisees di utilizzare il marchio collettivo “Agrigood” e di osservare scrupolosamente le modalità di utilizzo contenute nelle clausole del regolamento d&#8217;uso e quelle del contratto di franchising. </p>
<p>Franchising: il business “easy”</p>
<p>Il franchising (Legge 6 maggio 2004, n°129) è una strategica formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni, adattabile elasticamente ad ogni settore di attività economica (dal food alla moda, alla compravendita dell&#8217;usato) indicata per chi desidera avviare una nuova impresa senza investire enormi capitali ma usufruendo di format già sperimentati e consolidati sul mercato dal franchisor, in cambio del versamento di una percentuale sul fatturato (royalty) e del rispetto degli standard e modelli di gestione e produzione stabiliti dall&#8217;azienda “madre”. </p>
<p>I vantaggi del franchising</p>
<p>L’alleanza fra singolo imprenditore commerciale e impresa organizzata rappresenta una formula vincente sia per lo sviluppo, sia per la resistenza nelle fasi di crisi economica. In particolare:</p>
<p>a) l&#8217;azienda madre in franchising può ottenere una crescita esponenzialmente più rapida rispetto ad una tradizionale diffusione, attraverso il decentramento e la ripartizione degli oneri finanziari e organizzativi sui propri affiliati: infatti la catena fa tutta capo alla stessa società affiliante, ma ogni singolo esercizio in franchising è proprietà di un soggetto diverso dal distributore del marchio;</p>
<p>b) il franchisor mantiene il controllo sui prodotti e sui servizi post-vendita e sulla loro commercializzazione;</p>
<p>c) la riduzione del rischio di fallimento grazie ad un business concept già collaudato e prodotti/servizi già testati sul mercato;</p>
<p>d) lo sfruttamento dei benefici derivanti dalle economie di scala, dato che tutti i franchisee insieme possono comprare a condizioni migliori ed ad un minor costo rispetto ad un business individuale;</p>
<p>e) il supporto dell&#8217;azienda madre che trasferisce un know-how già sperimentato nonché l’assistenza nella gestione manageriale ed amministrativa, con corsi di aggiornamento e formazione. </p>
<p>Questo sistema consentirà al network di ottenere una presenza estremamente capillare e al contempo garantirà un notevole risparmio sia per il franchisor che per i franchisee. </p>
<p>Per scoprire subito tutti i vantaggi ottenibili grazie marchio collettivo leggete la <a href="http://www. Networkfiscale. Com/Backoffice/News/perch233-il-marchio-collettivo-232-vincente-sul-mercato-come-funziona-e-quali-sono-i-suoi-vantaggi-1">guida dedicata a perchè il marchio collettivo è vincente sul mercato</a>.  </p>
<p>Bonus fiscali per il franchising con il Patent Box</p>
<p>Il Patent Box è un regime opzionale di tassazione agevolata delle royalty relative agli intangible asset, al 40% nel 2016 e al 50% nel 2017, che le imprese possono esercitare sui redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali. </p>
<p>Per quantificare il vostro risparmio d’imposta sull’utilizzo della proprietà intellettuale leggete subito la <a href="http://www. Networkfiscale. Com/Backoffice/News/patent-box-2017-come-si-calcola-il-bonus-fiscale-per-detassare-royalty-e-plusvalenze-sulla-propriet224-intellettuale-1">divulgazione dedicata a come si calcola il Patent Box</a>! </p>
<p>Questo meccanismo, risulta estremamente interessante nello scenario del franchising dove marchi e know-how sono strumenti privilegiati per la creazione di valore aggiunto. </p>
<p>Il marchio collettivo è infatti un indicatore dinamico di notevole spessore culturale ed economico elevato sotto un profilo di garanzia qualitativa.  Si colloca in primo piano come motore delle vendite, ancora più se oggetto di un contratto di franchising. </p>
<p>Il suo valore viene notevolmente potenziato dalla comunicazione e marketing online su canali come i social media e genera notevoli benefit economici. </p>
<p>L&#8217;aspirante franchisor titolare di un marchio collettivo (e successivamente anche il franchisee) dunque, se investe o ha investito in attività di ricerca e innovazione, potrà usufruire di un regime opzionale che abbatte notevolmente l&#8217;imponibile fiscale, con la conseguenza di incrementare gli introiti commerciali e neutralizzarli fiscalmente fino alla metà. </p>
<p>Simulazione riprendendo il caso sopra esaminato, se il Consorzio “Alfa” riceve royalties dai vari franchisees per importi complessivi di € 800. 000, sostenendo spese qualificate (attività di ricerca) pari a 150. 000 e spese complessive pari a € 195. 000 (Nexus ratio con applicazione uplift = 1) otterrà con l&#8217;applicazione dell’aliquota agevolativa del 50% operante dal 2017, una detassazione pari a € 400. 000 sottratte all&#8217;imponibile fiscale. </p>
<p>Per ricevere assistenza contrattuale per licensig e franchising di marchi d&#8217;impresa e collettivi  e attivare subito i bonus fiscali del Patent Box,</p>
<p>contattateci subito al NUMERO VERDE 800. 19. 27. 52! </p>
<p>Realizzerete con successo la vostra progettualità d&#8217;impresa massimizzando il vostro risparmio lecito d&#8217;imposta. </p>
<p> </p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/come-guadagnare-e-risparmiare-fiscalmente-con-il-franchising-del-marchio-dimpresa-e-collettivo-un-esempio-pratico-per-misurare-i-benefits/">Franchising del marchio d&#8217;impresa e collettivo: come realizzare guadagni elevati con il massimo risparmio fiscale</a> was first posted on Gennaio 11, 2017 at 6:04 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il licensing del marchio collettivo: un esempio pratico per avere successo sul mercato detassando i redditi della vostra impresa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 15:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guida giuridico-tributaria alle agevolazioni sui beni immateriali “intangible asset” (dal marchio collettivo ai nomi a dominio) ed al regime del patent box<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-licensing-del-marchio-collettivo-un-esempio-pratico-per-avere-successo-qualitativo-sul-mercato-e-detassare-i-redditi-della-propria-impresa/">Il licensing del marchio collettivo: un esempio pratico per avere successo sul mercato detassando i redditi della vostra impresa.</a> was first posted on Gennaio 4, 2017 at 4:18 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa può ottenere in termini di competitività e risparmio fiscale un’impresa che decide di registrare o di acquistare in licenza un marchio collettivo? Il marchio collettivo è un brand che nasce per essere utilizzato simultaneamente da più imprenditori: il titolare di questo tipo di marchio è un soggetto che non necessariamente svolge attività imprenditoriale lucrativa e che generalmente coincide con un consorzio o un’associazione. Il “licensing” cioè l&#8217;accordo di concessione in licenza è ad esso strutturale e forma un connubio indissolubile con il “funzionamento” del  brand, determinando l&#8217;acquisizione automatica di un pacchetto strategico di benefits economici e fiscali. Vediamo insieme un esempio pratico per avere successo sul mercato e conseguire un grossissimo risparmio lecito d’imposta.  </p>
<p> </p>
<p>Licensing e marchio collettivo: un connubio indissolubile</p>
<p>Il marchio collettivo è un brand che nasce per essere utilizzato simultaneamente da più imprenditori. </p>
<p>Come previsto dal combinato disposto degli articoli 2570 codice civile e 11 CPI (codice della Proprietà Industriale) infatti, il titolare di questo tipo di marchio è un soggetto che non necessariamente svolge attività imprenditoriale lucrativa e che, generalmente coincide con un consorzio o un’associazione. </p>
<p>Il suo compito è quello di concedere in uso il marchio al concessionario-utilizzatore che si impegni a rispettare gli obblighi circa provenienza, natura o qualità dei prodotti, come precisati nel regolamento d&#8217;uso (che deve essere allegato alla domanda di registrazione). </p>
<p>Il concedente dunque, conservando la proprietà del marchio collettivo, gode di un&#8217;ampia funzione di controllo per assicurare che sia garantito il mantenimento di determinati livelli di qualità, origine, natura dei prodotti ai quali lo stesso è apposto: ciò giustifica l&#8217;esercizio di poteri sanzionatori nell&#8217;ipotesi in cui gli utilizzatori non si conformino alle prescrizioni del regolamento; il che rafforza ulteriormente la valenza garantistica di questo marchio rispetto a quello aziendale classico, nella misura in cui consente di generare guadagni sicuri per prodotti sicuri. </p>
<p>E&#8217; dunque evidente la particolarità che contraddistingue il marchio collettivo rispetto ai marchi d&#8217;impresa: il “licensing” cioè l&#8217;accordo di concessione in licenza è ad esso strutturale e forma un connubio indissolubile con il “funzionamento” del brand. </p>
<p>Più esattamente con il termine &#8220;licensing in&#8221; si intende “l&#8217;acquisizione dall&#8217;esterno di tecnologie” brevettate o non brevettate, cioè del know-how, compreso anche un marchio collettivo, da parte di un&#8217;impresa, per integrare le proprie conoscenze e negoziare strumenti di business idonei a raggiungere alti livelli di competitività. </p>
<p>Vantaggi del marchio collettivo per licenziante ed utilizzatore</p>
<p>Nel marchio collettivo, la scissione tra titolarità e utilizzo è permanente. </p>
<p>A) Essere titolare di un marchio collettivo significa automaticamente ottenere una fonte addizionale di reddito rappresentata dalle royalty corrisposte dal partner licenziatario e quindi anche tutti i vantaggi relativi a:</p>
<p>1) monetizzazione efficace del proprio diritto di proprietà intellettuale;</p>
<p>2) acquisizione di quote sempre maggiori di mercato attraverso l&#8217;espansione geografica e settoriale del brand;</p>
<p>3) bonus fiscali in relazione alla detassazione delle royalties;</p>
<p>B) Dall&#8217;altro lato, l&#8217;utilizzatore licenziatario godrà dei seguenti benefits:</p>
<p>1) sfruttamento economico di un marchio pronto a generare liquidità, usufruendo prontamente di conoscenze già sviluppate e consolidate per la produzione di beni e l&#8217;utilizzazione di processi, evitando di sobbarcarsi costi per la creazione di un brand ex novo;</p>
<p>2) implementazione dell&#8217;immagine imprenditoriale sul mercato grazie surplus di valore economico-qualitativo del prodotto marchiato, che di riflesso contribuirà alla promozione dell’attività del titolare ed al rafforzamento dei suoi diritti sul brand;</p>
<p>3) godere di un trampolino di lancio in caso di piccola e media impresa che singolarmente non riuscirebbe con le proprie risorse ad ottenere una visibilità ottimale sul mercato. </p>
<p>Infatti, il licenziatario di un brand innovativo quale il marchio collettivo, andrebbe a collocare la propria offerta nella fascia “alta” di mercato, quella che copre la domanda di prodotti con determinate caratteristiche di qualità, origine e natura, facendo un salto di qualità a livello imprenditoriale. </p>
<p>Chi intende registrare un marchio collettivo, acquisterà logicamente oltre ad una proprietà intellettuale, un “pacchetto” con tutti i benefits economici sopra elencati, ai quali si sommano successivamente, previo esercizio della relativa opzione, anche quelli operanti a livello fiscale grazie al “Patent box” di cui alla L. 190 /2014, implicante una tassazione agevolata delle royalty derivanti dal suo sfruttamento, sottraendo così all&#8217;imponibile una consistente quota di redditi ottenuti attraverso attività di licensing. </p>
<p>Simulazione di un caso pratico per avere successo sul mercato e risparmiare sul Fisco</p>
<p>Facciamo ora un esempio pratico che dimostra concretamente quali vantaggi è possibile ottenere attraverso la concessione in licenza o “licensing” di un marchio collettivo. </p>
<p>Un consorzio leader in un determinato settore, conclude con successo la concessione in licenza di un marchio collettivo e di know How ad una piccola azienda in fase di sviluppo ancora priva di un “concept market”. </p>
<p>Il consorzio titolare del marchio collettivo realizzerà flussi di denaro significativi incassando royalties. Creerà così un Business notevole rafforzando la posizione propria e dell&#8217;azienda utilizzatrice del brand sul mercato. Avrà così monetizzato la proprietà intellettuale “esportando le proprie idee” e, optando per il Patent Box otterrà una neutralizzazione fiscale di una fetta considerevole dei propri guadagni e innoverà al contempo la propria impresa. </p>
<p>L&#8217;azienda licenziataria, da parte sua, potrà emergere sul mercato ottenendo introiti più sicuri per la commercializzazione di prodotti qualitativamente garantiti sotto il profilo dell&#8217;origine, natura, qualità, realizzati attraverso peculiari e non comuni processi di lavorazione. </p>
<p>Se desiderate: </p>
<p>    registrare il vostro marchio collettivo o marchio d’impresa;<br />
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<p> </p>
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		<title>Perché il marchio di  certificazione è vincente sul mercato: come funziona e quali sono i suoi vantaggi</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/perch233-il-marchio-collettivo-232-un-super-indicatore-di-valore-economico-caratteri-e-funzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 17:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[MARCHIO DI IMPRESA E COLLETTIVO]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà Intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[art 11 codice proprietà industriale]]></category>
		<category><![CDATA[art 2570 cc]]></category>
		<category><![CDATA[licensing]]></category>
		<category><![CDATA[marchio collettivo cos'è]]></category>
		<category><![CDATA[marchio collettivo esempio]]></category>
		<category><![CDATA[marchio collettivo normativa]]></category>
		<category><![CDATA[marchio collettivo vantaggi]]></category>
		<category><![CDATA[parere civile]]></category>
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		<category><![CDATA[valutazione marchio]]></category>
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					<description><![CDATA[Guida giuridico-tributaria alle agevolazioni sui beni immateriali “intangible asset” (dal marchio collettivo ai nomi a dominio) ed al regime del Patent Box<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/perch233-il-marchio-collettivo-232-un-super-indicatore-di-valore-economico-caratteri-e-funzione/">Perché il marchio di  certificazione è vincente sul mercato: come funziona e quali sono i suoi vantaggi</a> was first posted on Dicembre 13, 2016 at 6:48 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel complesso scenario concorrenziale attuale, il marchio collettivo, sta assumendo sempre più un ruolo di primo piano, per il forte impatto prodotto sulle strategie e sulle politiche di sviluppo di molte imprese, consentendo di polarizzare “qualitativamente” la domanda dei consumatori. Ecco come e perché!</p>
<p>Rispetto al marchio d&#8217;impresa, esso rappresenta un quid pluris quale titolo giuridico-economico che si traduce in termini di fatturato nel consolidamento di posizione di vantaggio competitivo di prestigio, spiccando come super indicatore di valore economico.</p>
<p>Nella logica del marchio collettivo, risulta ancora più accentuato il passaggio dall&#8217;originale funzione del brand quale solo indicatore di proprietà ed origine, alla sua efficacia quale indicatore di valore, sia culturale sia economico.</p>
<p>Questo strumento risulta particolarmente appetibile per una pluralità di imprenditori autonomi tra loro che, accomunati dai medesimi “product process” o dalla stessa collocazione territoriale, producono beni aventi le stesse caratteristiche.</p>
<p>Il marchio collettivo è utilizzato sempre più frequentemente in Italia, in particolare dai consorzi di tutela dei nostri prodotti agro-alimentari tipici e si inserisce in un sistema di controllo particolarmente  strutturato e organizzato.</p>
<p>Esempi di marchi collettivi sono il marchio pura Lana Vergine e marchio Melinda utilizzato dai 5200 membri delle 16 cooperative che coltivano mele in Val di Non e nella Valle del Sole (Italia) e che hanno fondato il consorzio Melinda nel 1989.</p>
<h2>Cos&#8217;è il marchio di certificazione?</h2>
<p>E&#8217; una particolare tipologia di marchio, disciplinata dal combinato disposto degli articoli  2570 del codice civile, dall&#8217;articolo 11 CPI* e dal  regolamento U. E. 2424/2015,  che si differenzia in modo sostanziale rispetto al classico marchio aziendale. Quest&#8217;ultimo si limita a contraddistinguere i prodotti del singolo imprenditore, invece il marchio collettivo ha una funzione più ampia e di maggiore risonanza sul mercato, incentrata sulla  garanzia qualitativa, assicurando che il prodotto o il servizio abbia determinate caratteristiche in relazione alla:</p>
<ul>
<li>origine cioè la provenienza geografica rilevante sotto il profilo della qualità del prodotto (differenza rispetto ai marchi di fabbrica che non possono contenere tale indicazione);</li>
<li>natura, cioè qualità del prodotto con riferimento alle materie prime utilizzate e alla sottoposizione a specifici trattamenti;</li>
<li>qualità, espressa nel regolamento d&#8217;uso che deve prevedere determinati controlli per garantire la qualità di prodotti provenienti da produttori diversi.</li>
</ul>
<p>Il marchio collettivo rappresenta pertanto uno strumento di garanzia e certificazione della qualità e dell’origine del prodotto inspessendo la tutela del consumatore in un&#8217;ottica di customer satisfaction e di riduzione delle asimmetrie informative.</p>
<h2>Come funziona il marchio?</h2>
<p>Da un punto di vista strutturale, il rapporto giuridico tipico del marchio collettivo che lo distingue dalla disciplina applicativa del marchio di impresa, è caratterizzato da una dissociazione permanente fra titolarità del segno che spetta al concedente (ad esempio un consorzio che svolge la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi) e l&#8217; uso del medesimo da parte del concessionario-utilizzatore (serie aperta di imprese legittimate a condizione che conformino lo sfruttamento dell&#8217;asset immateriale al regolamento d&#8217;uso emanato dal concedente e depositato in sede di registrazione, contenente indicazioni riguardanti la funzione di garanzia effettiva del titolare, le modalità di utilizzo, controlli e sanzioni).</p>
<p>Sotto un profilo giuridico l&#8217;articolo 2570 codice civile e l’articolo 11 del CPI (Codice di Proprietà Industriale) lo identificano come marchio la cui registrazione viene  richiesta “da soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi”. Questi ultimi “possono ottenere la registrazione di marchi collettivi per concederne l’uso, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, a produttori e commercianti”.</p>
<h2>Chi può registrarlo?</h2>
<p>La titolarità del marchio collettivo, a differenza del passato, non risulta più circoscritta agli enti e associazioni riconosciute ma si estende ai soggetti sia privati che pubblici i quali esercitino una funzione di garanzia da intendersi in senso effettivo. Con la riforma del citato articolo inoltre, l&#8217;utilizzabilità del marchio collettivo non richiede che il/i  concessionario/i sia/no affiliati all’associazione titolare.</p>
<p>Ciò significa che la redditività di tale asset strumentale intangibile non risulta più subordinata al presupposto di un rapporto di appartenenza o dipendenza delle imprese associate.</p>
<h2>Riconoscere il marchio di certificazione</h2>
<p>Per avvalersi della tutela tipica del marchio collettivo, oltre a prestare attenzione alla identificazione delle classi di prodotto e servizi di riferimento, occorre conoscere la macro classificazione di questa particolare specie di marchio in marchi “unisettoriali” o di prodotto e marchi “ombrello”:</p>
<p>a) nel primo caso il marchio interesserà prodotti di un unico genere appartenenti ad un solo comparto (es macelleria tipica x);</p>
<p>b) nel secondo caso si tratterà di marchi che coinvolgono prodotti di genere diverso (Mercati di x).</p>
<p>Esistono altre tipologie di marchi collettivi: Marchio Collettivo Geografico, Marchio Collettivo di qualità, la Denominazione Comunale di Origine.</p>
<h2>VANTAGGI del marchio: un brand super accattivante: Perché il marchio collettivo registrato ha una marcia in più</h2>
<p>I marchi collettivi presentano diversi vantaggi rispetto al classico marchio aziendale:</p>
<p>a) rappresentano uno strumento efficace e strategico per la commercializzazione congiunta di prodotti provenienti da un gruppo di imprese che, a livello individuale, riscontrerebbero difficoltà nel far riconoscere i propri marchi dai consumatori, e/o farli accettare dai grandi distributori;</p>
<p>b) premesso che il marchio in genere ha acquistato un valore superiore rispetto al  prodotto su cui è apposto, il marchio collettivo è in grado di incanalare esponenzialmente rispetto ad un classico marchio aziendale le scelte del consumatore;</p>
<p>c) sono preziosi strumenti di marketing e la base su cui costruire l’immagine e la reputazione dell’impresa, consentendo di acquisire quote di mercato sempre maggiori e moltiplicarle per n volte rispetto al tradizionale marchio d&#8217;impresa, rilevando come   elemento centrale nel processo d&#8217;acquisto del prodotto il riconoscimento di determinati standard qualitativi e/o di processo da parte del consumatore;</p>
<p>d) attraverso il licensing ad essi strutturale, determinano l&#8217;introito di una fonte di reddito addizionale (royalties);</p>
<p>e) inoltre sono una componente fondamentale dei contratti di franchising;</p>
<p>f) stimolano le imprese ad investire nel mantenimento o nel miglioramento della qualità dei prodotti;</p>
<p>g) consentono di ottenere grossissimi sgravi fiscali con i bonus del Patent Box previo esercizio della relativa opzione agevolativa; (per approfondimenti leggete la divulgazione dedicata alla combinazione vincente tra marchio collettivo e Patent Box).</p>
<p>h) rappresentano una valida etichetta per ottenere finanziamenti dagli istituti bancari che sono sempre più consapevoli del ruolo dei marchi nel determinare il successo di un’impresa.</p>
<p>Dunque, i vantaggi economicamente valutabili del marchio collettivo si diramano essenzialmente in tre direzioni:</p>
<p>1) possibilità di incremento delle quote di mercato e consolidamento della posizione e immagine dell&#8217;impresa potenziandola attraverso idonee strategie pubblicitarie e di marketing;</p>
<p>2) conseguimento di una  fonte addizionale di reddito all’impresa, attraverso la stipula di  accordi di licensing sulla base del marchio;</p>
<p>3) vantaggiosissimi sgravi fiscali sui redditi derivanti dallo sfruttamento del marchio collettivo grazie al Patent Box.</p>
<h2>VALUTAZIONE E VALORIZZAZIONE</h2>
<p>Il marchio collettivo rappresenta certamente  la chiave del successo in un mercato globale e competitivo, ponendosi come brand  accattivante dotato di forza e originalità il quale sintetizza l&#8217;interfaccia dell&#8217;impresa in termini di reputazione, valori, qualità, emozioni suscitate nel consumatore.</p>
<p>La valutazione del marchio è un’attività volta a quantificare il contributo che un marchio conferisce al valore aziendale ed è essenziale in alcuni momenti salienti dell’attività di un’impresa, in particolare quelli legati alle vicende della sua circolazione (anche congiuntamente al trasferimento dell’impresa o di un ramo d’impresa).</p>
<p>A grandi linee, la valutazione del marchio può essere ricondotta a due finalità  principali e cioè la monetizzazione e la valorizzazione rispettivamente legate ad aspetti prevalentemente quantitativi e prevalentemente qualitativi:</p>
<p>a) monetizzazione si intende l’utilizzo del  marchio come strumento per ottenere nuove risorse e finanziare la crescita aziendale. Conoscere il valore del proprio marchio consente di presentare in modo efficace il valore del proprio patrimonio immateriale aprendo la strada ad operazioni finanziarie anche straordinarie (operazioni M&amp;A etc);</p>
<p>b) valorizzazione si intende la formulazione ed il perseguimento di strategie di crescita incentrate sul marchio, con riferimento sia al suo valore reale che al suo valore  potenziale (secondary meaning e licensing);</p>
<p>La valutazione costante del marchio collettivo può essere utile anche per monitorare nel tempo il valore brand, favorendo così una migliore allocazione delle risorse e una più informata assunzione di rischi imprenditoriali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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