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	<title>buoni pasto | Commercialista.it</title>
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	<description>Il Portale dei Commercialisti Italiani</description>
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	<title>buoni pasto | Commercialista.it</title>
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		<title>Il valore aggiunto dei buoni pasto e carburante: come migliorano la vita aziendale e la soddisfazione dei dipendenti</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-valore-aggiunto-dei-buoni-pasto-e-carburante-come-migliorano-la-vita-aziendale-e-la-soddisfazione-dei-dipendenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Sara Marroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 12:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rimborso spese]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel panorama dei benefit aziendali, i buoni pasto rappresentano uno strumento sempre più apprezzato sia dalle imprese che dai lavoratori.<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-valore-aggiunto-dei-buoni-pasto-e-carburante-come-migliorano-la-vita-aziendale-e-la-soddisfazione-dei-dipendenti/">Il valore aggiunto dei buoni pasto e carburante: come migliorano la vita aziendale e la soddisfazione dei dipendenti</a> was first posted on Marzo 4, 2024 at 1:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Introduzione ai Buoni Pasto nel Contesto Aziendale e Fiscale</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>Nel panorama dei benefit aziendali, i buoni pasto rappresentano uno strumento sempre più apprezzato sia dalle imprese che dai lavoratori, grazie alla loro flessibilità d&#8217;uso e ai <strong>vantaggi fiscali</strong> che offrono. Questi voucher, destinati all&#8217;acquisto di pasti o generi alimentari, non solo incrementano il benessere dei dipendenti ma si configurano anche come uno strumento strategico per le aziende in termini di ottimizzazione fiscale e contributiva. In questo articolo, esploreremo come i buoni pasto si inseriscono nell&#8217;ecosistema aziendale, focalizzandoci sui benefici fiscali e sulle normative che ne disciplinano l&#8217;uso, al fine di delineare un quadro chiaro e aggiornato per imprenditori e professionisti alla ricerca di soluzioni per incentivare il personale riducendo al contempo il carico fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Vantaggi Fiscali dei Buoni Pasto per le Aziende</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>I buoni pasto rappresentano una soluzione vantaggiosa sotto il profilo fiscale per le aziende che scelgono di adottarli come parte del<strong> pacchetto retributivo offerto ai propri dipendenti.</strong> Uno dei principali benefici è rappresentato dalla <strong>deducibilità del costo sostenuto per l&#8217;acquisto dei buoni pasto dal reddito d&#8217;impresa ai fini delle imposte dirette.</strong> Questo significa che le spese effettuate per l&#8217;acquisto dei voucher possono essere sottratte dal reddito imponibile dell&#8217;azienda, riducendo così l&#8217;ammontare dell&#8217;imposta sul reddito delle società (IRES) o dell&#8217;imposta sul reddito dei lavoratori autonomi (IRPEF) da versare.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, i buoni pasto godono di una<strong> particolare esenzione contributiva</strong> fino a un certo limite di valore, stabilito annualmente, al di sotto del quale non sono soggetti a contributi previdenziali e assicurativi. Ciò si traduce in un ulteriore risparmio sia per l&#8217;azienda che per il lavoratore, dal momento che l&#8217;importo dei buoni pasto non incide sul calcolo dei contributi sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto di <strong>rilievo è l&#8217;IVA:</strong> i buoni pasto <strong>non sono soggetti a tale imposta</strong>, il che rappresenta un ulteriore vantaggio in termini di costi per l&#8217;azienda. È importante sottolineare che per godere di questi benefici fiscali, i buoni pasto devono essere <strong>utilizzati nel rispetto delle normative vigenti</strong>, che ne disciplinano l&#8217;emissione e l&#8217;utilizzo, garantendo che siano destinati all&#8217;acquisto di pasti o generi alimentari da parte dei dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Normative e Limiti per l&#8217;Utilizzo dei Buoni Pasto</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>L&#8217;efficacia dei buoni pasto come strumento di benefit aziendale è strettamente legata alla comprensione e all&#8217;osservanza delle normative che ne disciplinano l&#8217;emissione e l&#8217;uso.</p>
<p style="text-align: justify;">La normativa fiscale italiana prevede specifici limiti di valore entro i quali i buoni pasto sono esentati da contributi previdenziali e imposte, rendendo fondamentale per le aziende aderire a tali parametri per massimizzare i vantaggi fiscali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;anno corrente, il limite di esenzione per i buoni pasto è fissato in un valore massimo per singolo buono, oltre il quale l&#8217;importo eccedente diventa soggetto a tassazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo limite viene periodicamente aggiornato e può variare in base alle disposizioni legislative, sottolineando l&#8217;importanza per le aziende di mantenersi aggiornate per evitare inadempienze.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al limite di valore, la normativa prevede che i buoni pasto debbano essere<strong> utilizzati esclusivamente per l&#8217;acquisto di pasti o generi alimentari</strong>. Non possono, quindi, essere convertiti in denaro o utilizzati per l&#8217;acquisto di beni e servizi non alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto è cruciale per garantire l&#8217;aderenza agli scopi incentivanti e di welfare aziendale che i buoni pasto si prefiggono di perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, è opportuno considerare che l&#8217;emissione e la gestione dei buoni pasto sono regolate da accordi specifici tra aziende e fornitori di servizi di buoni pasto. Tali accordi possono includere condizioni particolari, come la validità territoriale dei buoni, i circuiti di accettazione, e le modalità di distribuzione ai dipendenti, che possono influenzare l&#8217;efficacia del benefit offerto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Strategie di Implementazione e Best Practices</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>Per massimizzare i benefici dei buoni pasto, le aziende devono adottare strategie mirate e seguire best practices nella loro implementazione. Una gestione oculata di questo strumento può tradursi in un significativo incremento della soddisfazione dei dipendenti, oltre a garantire l&#8217;efficienza fiscale per l&#8217;impresa. Ecco alcuni suggerimenti pratici:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Personalizzazione dell&#8217;offerta</strong>: Adeguare l&#8217;ammontare e la frequenza dei buoni pasto alle esigenze dei dipendenti e alle specificità dell&#8217;azienda, considerando fattori come la localizzazione geografica, gli orari di lavoro e le abitudini alimentari.</li>
<li><strong>Comunicazione efficace</strong>: Informare chiaramente i dipendenti riguardo il valore dei buoni pasto, come e dove possono essere utilizzati, e i benefici fiscali associati. Una comunicazione trasparente aumenta la percezione del valore di questo benefit.</li>
<li><strong>Monitoraggio e feedback</strong>: Raccogliere feedback dai dipendenti sull&#8217;utilità e sull&#8217;efficacia dei buoni pasto e monitorare l&#8217;uso del benefit può aiutare le aziende a fare aggiustamenti mirati per ottimizzare l&#8217;offerta.</li>
<li><strong>Collaborazione con fornitori affidabili</strong>: Selezionare fornitori di buoni pasto che offrano una vasta rete di accettazione, facilità d&#8217;uso e soluzioni digitali può migliorare significativamente l&#8217;esperienza dei dipendenti.</li>
<li><strong>Compliance normativa</strong>: Assicurarsi di aderire alle normative vigenti per evitare sanzioni e massimizzare i vantaggi fiscali. Questo include l&#8217;aggiornamento periodico sulle variazioni dei limiti di esenzione e sulle pratiche di emissione e utilizzo dei buoni.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Adottando queste strategie, le aziende possono trasformare i buoni pasto in un potente strumento di welfare aziendale, capace di migliorare il benessere dei dipendenti e di ottimizzare la gestione fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Implicazioni dell&#8217;Erogazione dei Buoni Pasto per i Dipendenti</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>L&#8217;erogazione dei buoni pasto da parte dell&#8217;azienda comporta una serie di implicazioni positive per i dipendenti, che vanno ben oltre il semplice valore economico del buono stesso. Questi vantaggi si riflettono sia sul piano personale che professionale, contribuendo a creare un ambiente lavorativo più soddisfacente e motivante.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Aumento del potere d&#8217;acquisto</strong>: I buoni pasto incrementano effettivamente il potere d&#8217;acquisto dei dipendenti destinati all&#8217;acquisto di pasti o generi alimentari, permettendo loro di risparmiare somme che altrimenti sarebbero state spese per il pranzo durante le ore lavorative.</li>
<li><strong>Flessibilità e comodità</strong>: I buoni pasto offrono una maggiore flessibilità nella scelta di dove e cosa mangiare, rispetto alla tradizionale mensa aziendale. Questo aspetto è particolarmente apprezzato in un contesto lavorativo che valorizza l&#8217;autonomia e le preferenze individuali.</li>
<li><strong>Benefici fiscali</strong>: Per i dipendenti, i buoni pasto rappresentano un vantaggio retributivo non imponibile fino a un certo limite di valore giornaliero, il che significa che possono godere di questo benefit senza subire un impatto diretto sulla loro imposizione fiscale. Questo aspetto rende i buoni pasto particolarmente attraenti come forma di retribuzione aggiuntiva.</li>
<li><strong>Miglioramento del benessere</strong>: Avere la possibilità di consumare pasti equilibrati e di qualità grazie ai buoni pasto contribuisce al benessere fisico e mentale dei dipendenti, influenzando positivamente la loro produttività e soddisfazione lavorativa.</li>
<li><strong>Sensazione di apprezzamento</strong>: L&#8217;adozione dei buoni pasto da parte dell&#8217;azienda può essere percepita dai dipendenti come un segno di considerazione e apprezzamento nei loro confronti, rafforzando il loro senso di appartenenza e la loro fedeltà aziendale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, l&#8217;erogazione dei buoni pasto si traduce in una serie di benefici tangibili e intangibili per i dipendenti, contribuendo a creare una cultura aziendale incentrata sul benessere e sulla valorizzazione delle risorse umane.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Limiti di Erogazione dei Buoni Pasto da Parte dell&#8217;Impresa</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>L&#8217;erogazione dei buoni pasto da parte delle imprese è soggetta a specifici limiti e condizioni imposte dalla normativa fiscale, al fine di garantire che questi strumenti siano utilizzati in modo appropriato e per gli scopi previsti. Questi limiti sono fondamentali per assicurarsi che i buoni pasto rimangano un beneficio esentasse per i dipendenti e deducibili per l&#8217;azienda. Di seguito sono riportati i principali limiti di erogazione:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Limite di valore giornaliero</strong>: La normativa prevede un limite massimo di valore per ciascun buono pasto erogato, al di sopra del quale il beneficio perde l&#8217;esenzione fiscale. Per l&#8217;anno corrente, questo limite è fissato in una cifra specifica, aggiornabile annualmente in base alle disposizioni legislative. Superare questo valore potrebbe comportare l&#8217;applicazione di tasse e contributi aggiuntivi sia per l&#8217;impresa che per il dipendente.</li>
<li><strong>Finalità d&#8217;uso</strong>: I buoni pasto devono essere utilizzati esclusivamente per l&#8217;acquisto di pasti o generi alimentari. Non possono essere convertiti in denaro né utilizzati per acquistare beni o servizi non alimentari. Questo assicura che il beneficio mantenga la sua finalità originaria di supporto al benessere alimentare del lavoratore.</li>
<li><strong>Periodicità di erogazione</strong>: Benché la normativa non specifichi una periodicità obbligatoria per l&#8217;erogazione dei buoni pasto, è prassi comune che l&#8217;azienda li distribuisca su base mensile o in corrispondenza dei giorni lavorativi.</li>
<li><strong>Discriminazione tra dipendenti</strong>: L&#8217;offerta di buoni pasto dovrebbe essere equa e non discriminatoria, garantendo che tutti i dipendenti in situazioni simili ricevano lo stesso trattamento. Questo principio è importante per mantenere un clima aziendale positivo e per evitare potenziali contenziosi.</li>
<li><strong>Documentazione e tracciabilità</strong>: Le imprese devono mantenere una documentazione accurata riguardante l&#8217;acquisto e la distribuzione dei buoni pasto, al fine di dimostrare la conformità con le normative fiscali e previdenziali in caso di controlli.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Questi limiti sono stabiliti per assicurare che i buoni pasto vengano utilizzati come strumento di welfare aziendale, incentivando correttamente i dipendenti senza generare oneri fiscali imprevisti per l&#8217;impresa o per i lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Buoni Carburante: Un Altro Aspetto del Welfare Aziendale</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>Oltre ai buoni pasto, un&#8217;altra forma di beneficio sempre più diffusa nel panorama del welfare aziendale sono i buoni carburante. Questi voucher, destinati all&#8217;<strong>acquisto di carburante per i veicoli</strong>, rappresentano un vantaggio non solo per i dipendenti che utilizzano l&#8217;auto per motivi lavorativi, ma anche per coloro che ne fanno uso per spostamenti personali. Analogamente ai buoni pasto, i buoni carburante offrono vantaggi sia per i lavoratori che per le aziende, ma è importante conoscere le normative che ne disciplinano l&#8217;uso per massimizzare l&#8217;efficacia di questo strumento di welfare.</p>
<p style="text-align: justify;">I buoni carburante possono essere considerati come un rimborso spese, esenti da tassazione fino a un determinato limite stabilito dalla legge, purché siano rispettati certi criteri relativi alla documentazione e all&#8217;uso. Questi limiti sono volti a garantire che il beneficio sia effettivamente utilizzato per<strong> coprire i costi del carburante necessari per l&#8217;esecuzione del lavoro o, in alcuni casi, per gli spostamenti casa-lavoro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Conclusione: Valorizzare i Dipendenti attraverso il Welfare Aziendale</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>Nel contesto aziendale contemporaneo, i buoni pasto e i buoni carburante rappresentano due delle molteplici facce del welfare aziendale, strumenti attraverso i quali le imprese possono non solo incentivare e motivare i propri dipendenti, ma anche ottenere significativi vantaggi fiscali. L&#8217;implementazione di questi benefit, se gestita nel rispetto delle normative vigenti, contribuisce a creare un ambiente lavorativo positivo, in cui i lavoratori si sentono valorizzati e supportati nelle loro esigenze quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;adozione di politiche di welfare aziendale ben strutturate è un investimento sul capitale umano, che si traduce in una maggiore produttività, nella riduzione del turnover e in un miglioramento dell&#8217;immagine aziendale. Buoni pasto e buoni carburante, insieme ad altri benefit, come assicurazioni sanitarie e piani pensionistici integrativi, delineano un&#8217;offerta complessiva che risponde alle diverse esigenze dei lavoratori, promuovendo al contempo una cultura aziendale incentrata sul benessere e sulla soddisfazione del personale.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, la chiave per un efficace welfare aziendale risiede nella capacità di bilanciare gli aspetti fiscali e normativi con le esigenze e le aspettative dei dipendenti. Attraverso una comunicazione trasparente, un&#8217;attenta pianificazione e l&#8217;adozione di pratiche di best practice, le imprese possono trasformare i buoni pasto e i buoni carburante in potenti strumenti di fidelizzazione e motivazione del personale, rafforzando allo stesso tempo il proprio brand e la propria competitività sul mercato.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-valore-aggiunto-dei-buoni-pasto-e-carburante-come-migliorano-la-vita-aziendale-e-la-soddisfazione-dei-dipendenti/">Il valore aggiunto dei buoni pasto e carburante: come migliorano la vita aziendale e la soddisfazione dei dipendenti</a> was first posted on Marzo 4, 2024 at 1:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buoni pasto e deducibilità ai fini delle imposte dirette</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/buoni-pasto-e-deducibilit224-ai-fini-delle-imposte-dirette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Luisa Vinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2019 16:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
		<category><![CDATA[COSTI DEDUCIBILI ED IVA DETRAIBILE]]></category>
		<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di stabilita 2015]]></category>
		<category><![CDATA[buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[decreto 122/2017]]></category>
		<category><![CDATA[decreto mise]]></category>
		<category><![CDATA[deducibilità buoni pasto]]></category>
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					<description><![CDATA[La normativa sui buoni pasto è di recente cambiata con il Decreto Ministero dello Sviluppo Economico n. 122/2017 (Decreto MISE)<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/buoni-pasto-e-deducibilit224-ai-fini-delle-imposte-dirette/">Buoni pasto e deducibilità ai fini delle imposte dirette</a> was first posted on Marzo 1, 2019 at 5:33 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il buono pasto è un mezzo sostitutivo di pagamento dal valore compreso tra i €2 e i €10 utilizzabile esclusivamente per acquistare un pasto o dei prodotti alimentari. è considerato dalla legge un servizio alternativo alla mensa per il personale nonostante spetti anche ai lavoratori subordinati part-time. </p>
<p>Buoni pasto e deducibilità ai fini delle imposte dirette. </p>
<p>La normativa sui buoni pasto è di recente cambiata con il Decreto Ministero dello Sviluppo Economico n. 122/2017 (Decreto MISE). Complessa è la disciplina fiscale riferita alle imposte dirette. </p>
<p>Il buono pasto è un mezzo sostitutivo di pagamento dal valore compreso tra i €2 e i €10 utilizzabile esclusivamente per acquistare un pasto o dei prodotti alimentari. è considerato dalla legge un servizio alternativo alla mensa per il personale nonostante spetti anche ai lavoratori subordinati part-time. </p>
<p> </p>
<p>A chi spettano i buoni pasto? </p>
<p>Possono essere corrisposti da imprese pubbliche e private, da professionisti e da imprenditori individuali ai lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale e a chi ha instaurato un rapporto di collaborazione (come i co. Co. Co. ). I datori di lavoro sono obbligati ad erogarli solo nei casi in cui sono previsti dai contratti collettivi, dalla contrattazione di secondo livello o individuale, e quando il dipendente durante la pausa lavoro non abbia il tempo di raggiungere l’abitazione prima che termini la pausa (sentenza della Cassazione n. 22702/2014). </p>
<p>I buoni sono utilizzabili solo dal titolare, non sono cedibili né commercializzabili né convertibili in denaro. Infatti, si possono utilizzare solo per l’intero valore facciale senza ricevere il resto in denaro. </p>
<p> </p>
<p>Novità apportate dal Decreto MISE. </p>
<p>A partire dal 10 settembre 2017, grazie al Decreto Ministero dello Sviluppo Economico n. 122/2017, sono state apportate alcune modifiche in materia di buoni pasto. è ora possibile utilizzare i buoni pasto non solo al ristorante o al supermercato, ma anche in agriturismi e in esercizi che vendono prodotti locali. Come per tutte le cose vi è, anche in questo caso, un graduale passaggio dai buoni cartacei ai buoni elettronici con aumento della fascia di esenzione da €5. 29 a €7 per il datore che li eroga in formato elettronico. Inoltre, a seguito di tale decreto possono essere utilizzati esclusivamente dal lavoratore, durante l’orario di lavoro e fino a un cumulo di 8 buoni per singola spesa. </p>
<p> </p>
<p>Deducibilità ai fini delle imposte dirette (Irpef e Ires). </p>
<p>Per quanto concerne le imposte dirette, il datore di lavoro può dedurre i costi dei buoni pasto al 100% essendo riconducibili alla voce di costo di Bilancio inerente i costi per prestazioni di servizi riguardanti il personale (voce B/ del Conto Economico). Le ditte individuali e i lavoratori autonomi generalmente considerati possono dedurre fino al 75% di tali spese sostenute. Per i liberi professionisti il limite del 75% non deve superare però il 2% del fatturato. </p>
<p>Per evitare che la deducibilità del costo dei buoni pasto venga contestata in fase di accertamento, si consiglia comunque di farsi rilasciare la fattura per ogni pasto consumato. </p>
<p>Per il lavoratore, invece, la tassazione cambia a seconda che si tratti di buoni cartacei o elettronici. </p>
<p>L’articolo 51, comma 2 del TUIR stabilisce che i buoni cartacei non concorrono a formare reddito di lavoro dipendente se l’importo complessivo giornaliero non supera i €5,90; questo significa che soltanto l’eccedenza concorre alla determinazione del reddito imponibile fiscale e quindi è soggetta a Irpef. </p>
<p> La legge di stabilità 2015 ha elevato, a partire dal 01/07/2015, la soglia di esenzione dal reddito a €7 giornalieri per i buoni pasto erogati in formato elettronico. Anche in questo caso, solo l’eccedenza è soggetta a tassazione. La detassazione e decontribuzione nasce sempre dal fatto che dietro l’erogazione del buono pasto si cela sempre un servizio di mensa. </p>
<p>Per ricevere assistenza sulla materia esaminata in questo articolo al n. 800. 19. 27. 52 contattate direttamente l’autrice</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/buoni-pasto-e-deducibilit224-ai-fini-delle-imposte-dirette/">Buoni pasto e deducibilità ai fini delle imposte dirette</a> was first posted on Marzo 1, 2019 at 5:33 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fringe Benefits</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fringe-benefits/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Laura Bargone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 08:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[LEGGI E GIURISPRUDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[benefits auto aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[buoni pasto]]></category>
		<category><![CDATA[fringe benefits che cosa sono]]></category>
		<category><![CDATA[fringe benefits lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[fringe benefits tassazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fringe benfit]]></category>
		<category><![CDATA[VOUCHER]]></category>
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					<description><![CDATA[Che cosa sono e come funzionano<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fringe-benefits/">Fringe Benefits</a> was first posted on Novembre 30, 2018 at 9:59 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I fringe benefits sono, come dice la parola stessa, dei benefici accessori alla retribuzione cioè elementi remunerativi complementari alla retribuzione principale che vengono riconosciuti ai lavoratori al fine di integrare il loro normale compenso od incentivarli ad una maggiore produttività: rappresentano quindi una forma di retribuzione in natura, concorrono alla formazione del reddito tassato in capo al lavoratore e vanno a migliorare il tenore di vita del lavoratore stesso evitandogli di sostenere determinate spese e garantendogli prestazioni che in caso contrario non potrebbe permettersi. </p>
<p>Fringe Benefit</p>
<p>Che cosa sono e come funzionano</p>
<p>I fringe benefits sono, come dice la parola stessa, dei benefici accessori alla retribuzione cioè elementi remunerativi complementari alla retribuzione principale che vengono riconosciuti ai lavoratori al fine di integrare il loro normale compenso od incentivarli ad una maggiore produttività: rappresentano quindi una forma di retribuzione in natura, concorrono alla formazione del reddito tassato in capo al lavoratore e vanno a migliorare il tenore di vita del lavoratore stesso evitandogli di sostenere determinate spese e garantendogli prestazioni che in caso contrario non potrebbe permettersi. </p>
<p>Il fringe benefits costituisce lo strumento principale a disposizione del datore di lavoro per realizzare il c. D welfare aziendale; l’erogazione dei fringe benefits coinvolge il datore di lavoro o il committente che eroga il compenso in natura ed il soggetto percettore che svolge la prestazione lavorativa. </p>
<p>Il riferimento normativo per quel che riguarda il welfare aziendale è l’articolo 51, comma 3 del Testo Unico delle Imposte dei Redditi che stabilisce che: </p>
<p>“Ai fini della determinazione in denaro dei valori di cui al comma 1, compresi quelli dei beni ceduti e dei servizi prestati al coniuge del dipendente o a familiari indicati nell&#8217;articolo 12, o il diritto di ottenerli da terzi, si applicano le disposizioni relative alla determinazione del valore normale dei beni e dei servizi contenute nell&#8217;articolo 9. Il valore normale dei generi in natura prodotti dall&#8217;azienda e ceduti ai dipendenti è determinato in misura pari al prezzo mediamente praticato dalla stessa azienda nelle cessioni al grossista. Non concorre a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore, nel periodo d&#8217;imposta, a € 258,23; se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito. &#8220;</p>
<p>In genere la disciplina dei fringe benefits viene stabilita nel contratto individuale che l’azienda stipula con il lavoratore; ai sensi del testo unico delle imposte, il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta anche sotto forma di erogazioni liberali, cioè regali, in relazione al rapporto di lavoro. </p>
<p>In Italia non esistono particolari normative relative ai fringe benefits ma sono gestiti in maniera arbitraria dalle aziende, le uniche citazioni sono relative alle imposizioni fiscali; per ogni benefit viene stabilito un valore normale cioè il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni e servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e allo stesso stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo nel quale i beni e i servizi sono stati acquistai o prestati e in mancanza nel tempo e nel luogo più prossimi. </p>
<p>Il legislatore ha riservato un trattamento favorevole relativo agli effetti fiscali e contributivi, per i compensi in natura corrisposti ai dipendenti o ai collaboratori; le regole della tassazione variano a seconda della categoria di fringe benefits preso in considerazione. Occorre distinguere il trattamento tributario dei benefici tassabili in capo al datore di lavoro o al committente: il fringe benefits determina in capo al percettore lavoratore subordinato, un reddito di lavoro dipendente tendendo presente che occorre far riferimento al momento in cui il bene o il servizio escono dalla disponibilità di lavoro per entrare nella sfera patrimoniale del lavoratore. </p>
<p>In capo al datore di lavoro i compensi tassabili configurano delle spese per prestazioni di lavoro dipendente deducibili in sede di quantificazione del reddito d’impresa. </p>
<p>Quindi i benefits costituendo parte della retribuzione, saranno oggetto di tassazione; il valore del benefits o del servizio oggetto di benefits viene determinato in base al prezzo o al corrispettivo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo più prossimi. </p>
<p>I fringe benefits non vengono però tassati e non contribuiscono a formare il reddito, se sono beni ceduti o servizi di importo non superiore a 258,23 euro nel periodo d’imposta; se il limite viene superato, l’intero valore concorrerà a formare il reddito. Il limite va considerato per tutti i fringe benefit percepiti anche se derivano da altri rapporti di lavoro eventualmente intrattenuti nel corso dello stesso periodo d’imposta; in caso di cessione agevolata al lavoratore di prodotti dell’azienda e non solo commercializzati, la determinazione del valore normale del benefit, avviene considerando il prezzo che l’impresa applica mediamente al grossista a condizione che l’azienda operi anche all’ingrosso. </p>
<p>L’azienda applicherà la ritenuta sul valore del fringe benefits; l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi a titolo di fringe benefits, da parte del datore di lavoro, può avvenire tramite documenti di legittimazione, i cosìdetti voucher, in formato cartaceo o elettronico che riportano un valore nominale. Questi documenti di legittimazione non potranno essere utilizzati da soggetti diversi dal titolare, non potranno essere monetizzati o ceduti a terzi e danno diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale, senza integrazioni a carico del titolare. </p>
<p>I beni e i servizi che sono esclusi da imposizione fino a 258,23 potranno essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purchè il valore complessivo non ecceda il limite d’importo; a volte i fringe benefits possono essere rappresentati da particolari sconti che l’azienda riconosce ai propri lavoratori su beni che essa stessa commercializzati: pensiamo per esempio ad una fabbrica di automobili che consente ai propri lavoratori di acquistare un veicolo con il 50% di sconto: in questo caso il valore nominale di riferimento per i beni e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti  potrà essere costituito dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro. </p>
<p>I fringe benefits possono essere utilizzati dai lavoratori a cui sono stati assegnati in tre diverse modalità:</p>
<p>•             uso nell’esclusivo interesse dell’azienda;</p>
<p>•             uso nell’interesse dell’azienda e del lavoratore;</p>
<p>•             uso nell’esclusivo interesse del lavoratore;</p>
<p>Le tipologie più comuni di fringe benefit sono sicuramente i buoni pasto ma anche il telefono cellulare aziendale, l’auto aziendale, l’alloggio, le polizze assicurative o i prodotti aziendali ceduti a condizioni favorevoli. </p>
<p>I buoni pasto non hanno un valore stabilito dalla legge ma possono oscillare tra i 5 € e i 15€, mentre per le altre tipologie di benefit che generalmente vengono offerti al lavoratore a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle che incontrerebbero sul mercato, l’azienda potrebbe richiedere un contributo al lavoratore. In questo caso naturalmente i benefit non sono forniti obbligatoriamente al lavoratore ma sono benefit su cui l’azienda e il lavoratore possono trovare un accordo; il contributo potrà quindi variare in funzione dell’utilizzo che si fa del benefit se uso esclusivo aziendale o personale. </p>
<p>La tassazione è specifica in ogni benefit anche in funzione dell’uso dello stesso: i buoni pasto fino ad € 5,29 al giorno vengono tassati, le autovetture in uso promiscuo sono tassabili fino al 30 % del costo chilometrico (su tabelle ACI con percorrenza 15000 KM). </p>
<p>Ai lavoratori potranno anche essere distribuiti dei buoni acquisto utilizzabili presso esercizi convenzionati che si traduce in un compenso in natura e il benefit di conseguenza sarà quantificato in base al valore nominale del buono; anche in questo caso non c’è la tassazione se il valore non supera i 258,23 euro. </p>
<p>A partire dal 9 settembre 2017 sono entrate in vigore alcune novità relative ai buoni pasto: il D. M. N. 122 del 7 giugno 2017, fornisce le istruzioni operative per una corretta gestione e fruizione degli stessi; i buoni in particolare:</p>
<p>·         potranno essere usati anche presso supermercati, ipermercati e agriturismi;</p>
<p>·         possono essere usati contemporaneamente fino ad un massimo di otto per ogni impiego;</p>
<p>·         possono essere fruiti anche a distanza di mesi e comunque entro il termine della scadenza che viene indicato sullo stesso buono;</p>
<p>·         possono fruirne anche i lavoratori part time e i collaboratori;</p>
<p>I benefits possono anche consistere nella concessione ai lavoratori (singolarmente o ad una determinata categoria) del diritto di opzione per l’acquisto di azioni, stabilendo un prezzo che resta fisso ed un termine entro il quale l’opzione potrà essere esercitata. </p>
<p>La finanziaria 2016 ha poi introdotto nuovi fringe benefit a favore dei dipendenti alternativi al premio di produzione: </p>
<p>·         l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai familiari;</p>
<p>·         le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari;</p>
<p>·         “le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti. </p>
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