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	<title>Participation Exemption PEX &#8211; Commercialista.it</title>
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	<title>Participation Exemption PEX &#8211; Commercialista.it</title>
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		<title>Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 04:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il tema della tassazione dei dividendi è tornato al centro del dibattito fiscale italiano, generando non poca confusione tra imprenditori, soci e investitori. La Legge di Bilancio 2026 aveva infatti introdotto importanti modifiche al regime fiscale dei dividendi, con l’obiettivo dichiarato di rivedere il sistema di tassazione dei redditi di capitale. Tuttavia, [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-Dividendi-2026-stop-alla-riforma-e-ritorno-al-regime-di-esenzione-al-95/">Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</a> was first posted on Giugno 17, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi il tema della tassazione dei dividendi è tornato al centro del dibattito fiscale italiano, generando non poca confusione tra imprenditori, soci e investitori. La Legge di Bilancio 2026 aveva infatti introdotto importanti modifiche al regime fiscale dei dividendi, con l’obiettivo dichiarato di rivedere il sistema di tassazione dei redditi di capitale. Tuttavia, con il successivo Decreto Fiscale, il legislatore ha fatto un passo indietro, riportando la disciplina a un’impostazione già nota agli operatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo repentino cambio di rotta ha creato incertezza, ma anche opportunità: comprendere cosa è successo e quali regole si applicano oggi è fondamentale per chi percepisce utili societari e vuole ottimizzare il carico fiscale in modo legale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo analizziamo nel dettaglio cosa prevedeva la riforma, perché è stata cancellata e quali sono le implicazioni concrete per contribuenti, imprese e strategie di pianificazione fiscale.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Il dietrofront del Decreto Fiscale 38/2026</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il Decreto Fiscale n. 38/2026, entrato in vigore il 28 marzo 2026, ha segnato un deciso cambio di direzione rispetto alle novità introdotte solo pochi mesi prima dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di tassazione dei dividendi. Dopo un intenso dibattito parlamentare e numerosi interventi emendativi, il legislatore ha scelto di abrogare integralmente la nuova disciplina, ripristinando di fatto il regime precedente.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">La Legge di Bilancio 2026, in vigore dal 1° gennaio, aveva introdotto una modifica significativa al trattamento fiscale dei dividendi percepiti da società, intervenendo sull’articolo 89, comma 2, del TUIR. In particolare, veniva messo in discussione il principio cardine dell’esenzione del 95% dei dividendi, pilastro del sistema volto a evitare la doppia imposizione economica sugli utili societari.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Secondo la normativa originaria, l’esenzione sarebbe stata riconosciuta solo al verificarsi di specifiche condizioni: il possesso di una partecipazione diretta pari ad almeno il 5% del capitale della società distributrice oppure, in alternativa, una partecipazione con valore fiscale non inferiore a 500.000 euro. Inoltre, per il calcolo della soglia del 5%, si sarebbero dovute considerare anche le partecipazioni indirette, applicando il cosiddetto “demoltiplicatore” lungo la catena di controllo. Le nuove regole avrebbero trovato applicazione anche per i dividendi di fonte estera, ampliando ulteriormente l’impatto della riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">Va ricordato che, nelle prime bozze della manovra, la soglia minima per beneficiare dell’esenzione era stata addirittura fissata al 10%, generando forti critiche da parte degli operatori e delle associazioni di categoria. Successivamente, durante l’iter parlamentare, la percentuale è stata ridotta al 5%, ma le perplessità non si sono mai sopite. Proprio queste criticità hanno portato alla decisione finale di abrogare completamente la norma con il Decreto Fiscale 38/2026.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Tassazione dividendi società</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Entrando nel dettaglio tecnico, la Legge di Bilancio 2026 – attraverso i commi 51-55 dell’articolo 1 – aveva introdotto una profonda revisione del trattamento fiscale dei dividendi e delle plusvalenze percepiti da imprenditori, società ed enti residenti. L’obiettivo dichiarato era quello di restringere l’accesso ai regimi di favore, collegandoli a requisiti dimensionali più stringenti.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In particolare, veniva limitata l’applicazione del cosiddetto “regime di esclusione”, che consente di non tassare integralmente i dividendi: pari al 41,86% per i soggetti IRPEF e al 95% per i soggetti IRES. Secondo la nuova impostazione, tale beneficio sarebbe stato riconosciuto esclusivamente per partecipazioni detenute – direttamente o indirettamente, anche tramite società controllate – in misura non inferiore al 5% del capitale, oppure di valore fiscale almeno pari a 500.000 euro.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Lo stesso criterio restrittivo sarebbe stato applicato anche alle plusvalenze realizzate su partecipazioni qualificate, rientranti nel cosiddetto regime PEX (Participation Exemption), mantenendo le medesime percentuali di esclusione (41,86% per IRPEF e 95% per IRES), ma subordinandole ai nuovi requisiti dimensionali.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Ulteriore elemento di rilievo riguardava i dividendi corrisposti a soggetti non residenti: anche per beneficiare della ritenuta agevolata dell’1,20% prevista per società ed enti residenti in Stati UE o SEE, sarebbe stato necessario rispettare le medesime soglie minime di partecipazione o valore.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Le disposizioni avrebbero trovato applicazione per tutte le distribuzioni di utili, riserve e altri fondi deliberate a partire dal 1° gennaio 2026, incidendo in modo significativo sulla pianificazione fiscale di gruppi societari e holding.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, con un deciso cambio di rotta, il Governo è intervenuto con l’articolo 11 del Decreto Fiscale 38/2026, rubricato “Ripristino regime esclusione dividendi e regime PEX”, riportando la disciplina alla situazione previgente e cancellando integralmente le restrizioni introdotte pochi mesi prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-34409 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>La riforma sui dividendi </strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">La modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ha sollevato fin da subito forti critiche da parte di professionisti, imprese e associazioni di categoria. Il motivo principale risiede nell’impatto potenzialmente penalizzante per le piccole e medie imprese, nonché per le holding di partecipazione, che rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico italiano.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Limitare l’accesso al regime di esenzione del 95% ai soli soggetti con partecipazioni superiori al 5% o con un investimento minimo di 500.000 euro avrebbe infatti escluso una vasta platea di contribuenti. Molte società, pur operando in modo strutturato e con finalità di investimento di medio-lungo periodo, si sarebbero ritrovate a subire una tassazione piena sui dividendi percepiti, con un conseguente aumento significativo del carico fiscale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Dal punto di vista sistematico, la norma appariva in contrasto con uno dei principi cardine del diritto tributario internazionale: evitare la doppia imposizione economica sugli utili societari. Tassare nuovamente i dividendi in capo alla società percipiente, senza adeguati meccanismi di esenzione, avrebbe rischiato di disincentivare gli investimenti e la circolazione dei capitali.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Inoltre, l’introduzione del cosiddetto “demoltiplicatore” per il calcolo delle partecipazioni indirette avrebbe complicato ulteriormente la gestione fiscale dei gruppi societari, aumentando gli oneri amministrativi e il rischio di errori interpretativi.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Non meno rilevante è stato il tema della competitività fiscale: in un contesto europeo sempre più orientato ad attrarre investimenti, una stretta sulla tassazione dei dividendi avrebbe potuto rendere l’Italia meno attrattiva rispetto ad altri Paesi con regimi più favorevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste criticità, unite alle incertezze applicative e al clima di instabilità normativa, hanno portato il Governo a rivedere rapidamente la propria posizione, culminando nell’abrogazione della norma con il Decreto Fiscale 38/2026.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Cosa cambia oggi</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Con l’intervento del Decreto Fiscale n. 38/2026, il legislatore ha ripristinato integralmente il regime fiscale precedente, cancellando le limitazioni introdotte dalla Legge di Bilancio. Questo significa che torna ad applicarsi il meccanismo tradizionale di tassazione dei dividendi, basato sull’esenzione parziale generalizzata, senza più vincoli legati alla dimensione della partecipazione.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In concreto, per i soggetti IRES – quindi società di capitali ed enti commerciali – i dividendi percepiti tornano a essere esclusi dalla formazione del reddito imponibile per il 95% del loro ammontare, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione detenuta o dal valore dell’investimento. Analogamente, per i soggetti IRPEF in regime d’impresa, resta valida l’esclusione del 41,86%, secondo le regole già consolidate.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Viene inoltre confermata, senza modifiche, anche la disciplina della Participation Exemption (PEX), che consente l’esenzione del 95% sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa (tra cui il possesso minimo e la classificazione tra le immobilizzazioni finanziarie).</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un altro aspetto rilevante riguarda i dividendi corrisposti a soggetti non residenti: torna pienamente operativa la ritenuta agevolata dell’1,20% per società ed enti residenti in Paesi UE o SEE, senza più le restrizioni legate alle soglie minime di partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ritorno al passato ristabilisce certezza normativa e semplicità applicativa, due elementi fondamentali per consentire a imprese e investitori di pianificare in modo efficiente la distribuzione degli utili e le proprie strategie fiscali.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Strategie per risparmiare </strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il ritorno al regime fiscale previgente rappresenta un’opportunità concreta per imprese e soci che intendono ottimizzare la propria pianificazione fiscale in modo del tutto legale. Con la reintroduzione dell’esenzione generalizzata, diventa nuovamente centrale la corretta strutturazione delle partecipazioni e dei flussi di dividendi all’interno dei gruppi societari.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Una delle strategie più diffuse consiste nell’utilizzo di holding di partecipazione, che consentono di beneficiare dell’esenzione del 95% sui dividendi percepiti. Questo permette di “accumulare” utili a livello societario con una tassazione estremamente ridotta, rinviando eventualmente la tassazione in capo alle persone fisiche al momento della distribuzione finale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un altro aspetto fondamentale riguarda la gestione delle plusvalenze attraverso il regime PEX: pianificare la cessione di partecipazioni che rispettano i requisiti normativi consente di ottenere una tassazione fortemente agevolata, riducendo l’impatto fiscale complessivo sulle operazioni straordinarie.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Occorre poi considerare la pianificazione internazionale: per i gruppi con partecipazioni estere, il mantenimento della ritenuta ridotta all’1,20% rappresenta un importante vantaggio competitivo. In questi casi, è fondamentale verificare la residenza fiscale dei soggetti coinvolti e l’applicabilità delle direttive europee (come la “madre-figlia”), al fine di evitare doppie imposizioni.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Infine, una corretta pianificazione dei tempi di distribuzione degli utili può incidere significativamente sul carico fiscale: scegliere quando distribuire dividendi, in funzione delle esigenze finanziarie e del contesto normativo, consente di massimizzare i benefici fiscali disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto normativo che ha dimostrato di poter cambiare rapidamente, affidarsi a una strategia strutturata e flessibile diventa essenziale per cogliere le opportunità e ridurre i rischi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-34410 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Impatto pratico per imprese, holding e gruppi societari</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il ripristino del regime di esenzione sui dividendi ha effetti concreti e immediati soprattutto per le holding e i gruppi societari, che rappresentano i principali beneficiari della disciplina. In assenza delle limitazioni previste dalla Legge di Bilancio 2026, queste strutture tornano a operare in un contesto fiscale più stabile e prevedibile, elemento essenziale per pianificazioni di medio-lungo periodo.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per le holding industriali e finanziarie, la possibilità di percepire dividendi con una tassazione ridotta al 5% (IRES) consente di ottimizzare la gestione della liquidità all’interno del gruppo. Gli utili possono essere redistribuiti, reinvestiti o destinati a nuove operazioni senza subire un’imposizione eccessiva, favorendo così la crescita e la patrimonializzazione delle imprese.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Anche per i gruppi familiari, spesso strutturati attraverso società semplici o holding personali, il ritorno al regime previgente evita un aggravio fiscale che avrebbe potuto compromettere il passaggio generazionale e la gestione efficiente degli asset. La certezza di un regime fiscale stabile consente infatti di pianificare con maggiore sicurezza operazioni di riorganizzazione societaria.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Dal punto di vista operativo, si riduce inoltre la complessità amministrativa: l’eliminazione dei requisiti dimensionali (5% o 500.000 euro) e del calcolo delle partecipazioni indirette semplifica notevolmente gli adempimenti e limita il rischio di contenzioso con l’Amministrazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, il ritorno al passato non rappresenta solo una “retromarcia normativa”, ma anche un recupero di equilibrio per il sistema fiscale, che torna a favorire la neutralità e l’efficienza nella tassazione dei dividendi.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Esempi pratici</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per comprendere meglio l’impatto delle modifiche introdotte e poi cancellate nel 2026, è utile analizzare alcuni esempi pratici. Immaginiamo una società holding che detiene una partecipazione del 3% in una società operativa e percepisce dividendi per 100.000 euro.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Nel regime previgente (oggi nuovamente in vigore), la holding avrebbe beneficiato dell’esenzione del 95%, tassando quindi solo 5.000 euro ai fini IRES. Con un’aliquota del 24%, l’imposta effettiva sarebbe pari a 1.200 euro, garantendo un carico fiscale estremamente contenuto.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Con la riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, invece, quella stessa partecipazione – essendo inferiore al 5% e, ipoteticamente, sotto la soglia dei 500.000 euro – non avrebbe avuto accesso al regime di esenzione. Di conseguenza, l’intero dividendo di 100.000 euro sarebbe stato tassato, generando un’imposta pari a 24.000 euro: un incremento fiscale enorme rispetto al regime ordinario.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un secondo esempio riguarda le plusvalenze: una società che cede una partecipazione non qualificata avrebbe perso il beneficio della PEX se non in possesso dei requisiti dimensionali, con un impatto diretto sulla convenienza delle operazioni straordinarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi esempi evidenziano chiaramente come la norma abrogata avrebbe inciso in modo significativo sulle strategie di investimento, penalizzando soprattutto le partecipazioni di minoranza e le strutture societarie più flessibili.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il rapido susseguirsi di modifiche normative sulla tassazione dei dividendi nel 2026 dimostra quanto il sistema fiscale italiano sia ancora soggetto a interventi correttivi anche nel breve periodo. Il tentativo della Legge di Bilancio di restringere l’accesso ai regimi di favore è stato infatti neutralizzato nel giro di pochi mesi dal Decreto Fiscale n. 38/2026, che ha ripristinato un impianto più coerente con i principi di neutralità fiscale e competitività.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per imprese, holding e investitori, questo ritorno al passato rappresenta senza dubbio un vantaggio in termini di certezza del diritto e pianificazione fiscale. Tuttavia, resta fondamentale mantenere un approccio prudente e aggiornato: il tema della tassazione dei dividendi è destinato a rimanere centrale nel dibattito economico, anche alla luce delle pressioni europee e delle esigenze di bilancio dello Stato.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In quest’ottica, la vera opportunità non è solo sfruttare le regole attuali, ma costruire strategie flessibili e sostenibili nel tempo, capaci di adattarsi a eventuali futuri cambiamenti normativi. Affidarsi a una consulenza fiscale qualificata diventa quindi un elemento chiave per evitare errori e cogliere tutte le opportunità di risparmio fiscale legale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In conclusione, il 2026 segna un passaggio importante: non tanto per le modifiche effettivamente entrate in vigore, quanto per aver evidenziato i limiti di interventi troppo restrittivi e la necessità di un sistema fiscale stabile, chiaro e favorevole alla crescita delle imprese.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-Dividendi-2026-stop-alla-riforma-e-ritorno-al-regime-di-esenzione-al-95/">Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</a> was first posted on Giugno 17, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Recesso del socio da una società di capitali: Normativa, fisco e strategie</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Recesso-del-socio-da-una-societa-di-capitali-Normativa-fisco-e-strategie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 12:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il recesso di un socio da una società di capitali è un tema di grande rilevanza nel diritto societario, disciplinato dall’art. 2473 del Codice Civile per le società a responsabilità limitata (SRL) e da altre norme per le società per azioni (SPA). Il recesso consente a un socio di uscire dalla compagine sociale, liquidando la [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Recesso-del-socio-da-una-societa-di-capitali-Normativa-fisco-e-strategie/">Recesso del socio da una società di capitali: Normativa, fisco e strategie</a> was first posted on Febbraio 26, 2025 at 1:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="92" data-end="735">Il recesso di un socio da una società di capitali è un tema di grande rilevanza nel diritto societario, disciplinato dall’<strong data-start="214" data-end="245">art. 2473 del Codice Civile</strong> per le <strong data-start="253" data-end="296">società a responsabilità limitata (SRL)</strong> e da altre norme per le <strong data-start="321" data-end="349">società per azioni (SPA)</strong>. Il recesso consente a un socio di uscire dalla compagine sociale, liquidando la propria partecipazione. Tuttavia, questo diritto è soggetto a specifiche condizioni, procedure e conseguenze sia per il socio recedente che per la società stessa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="92" data-end="735">In questo articolo analizzeremo nel dettaglio quando è possibile recedere, quali sono gli effetti patrimoniali e le problematiche connesse.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="92" data-end="735">Il diritto di recesso del socio</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="814" data-end="969">L’<strong data-start="816" data-end="847">art. 2473 del Codice Civile</strong> disciplina il diritto di recesso del socio di una <strong data-start="898" data-end="905">SRL</strong>, stabilendo che esso può essere esercitato nei seguenti casi:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="971" data-end="1638">
<li data-start="971" data-end="1066"><strong data-start="973" data-end="1006">Modifica dell’oggetto sociale</strong> che incida in modo rilevante sull’attività della società.</li>
<li data-start="1067" data-end="1129"><strong data-start="1069" data-end="1101">Modifica del tipo di società</strong>, ad esempio da SRL a SPA.</li>
<li data-start="1130" data-end="1236"><strong data-start="1132" data-end="1155">Fusione o scissione</strong> della società che comporti una sostanziale modifica delle condizioni iniziali.</li>
<li data-start="1237" data-end="1374"><strong data-start="1239" data-end="1277">Revoca dello stato di liquidazione</strong>, ovvero quando la società decide di proseguire la sua attività dopo averne deciso la chiusura.</li>
<li data-start="1375" data-end="1471"><strong data-start="1377" data-end="1424">Trasferimento della sede sociale all’estero</strong>, che può comportare difficoltà per il socio.</li>
<li data-start="1472" data-end="1550"><strong data-start="1474" data-end="1520">Modifica dei diritti particolari del socio</strong>, se previsti dallo statuto.</li>
<li data-start="1551" data-end="1638"><strong data-start="1553" data-end="1591">Altre cause previste dallo statuto</strong>, che possono ampliare il diritto di recesso.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1640" data-end="1805">Per le <strong data-start="1647" data-end="1675">società per azioni (SPA)</strong>, il diritto di recesso è disciplinato dall’<strong data-start="1719" data-end="1737">art. 2437 c.c.</strong>, con una regolamentazione simile ma più rigida rispetto alle SRL.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1807" data-end="1979"><strong data-start="1810" data-end="1825">Importante:</strong> nelle società a responsabilità limitata, il recesso può essere esercitato anche <strong data-start="1906" data-end="1918">ad nutum</strong> (senza motivazione) se la società è a tempo indeterminato.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1807" data-end="1979">Procedura di recesso</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="2115" data-end="2293">Per esercitare il diritto di recesso, il socio deve seguire una <strong data-start="2179" data-end="2204">procedura ben precisa</strong>, che inizia con una comunicazione formale alla società. Vediamo i passaggi principali:</p>
<ol style="text-align: justify;" data-start="2295" data-end="3394">
<li data-start="2295" data-end="2506">
<p data-start="2298" data-end="2506"><strong data-start="2298" data-end="2327">Comunicazione di Recesso:</strong> Il socio deve inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (o altro mezzo idoneo, come la PEC) indicando la volontà di recedere e la causa che lo legittima a farlo.</p>
</li>
<li data-start="2508" data-end="2683">
<p data-start="2511" data-end="2683"><strong data-start="2511" data-end="2542">Verifica della Legittimità:</strong> L’organo amministrativo della società verifica che il recesso sia fondato su una delle cause previste dall’art. 2473 c.c. o dallo statuto.</p>
</li>
<li data-start="2685" data-end="3080">
<p data-start="2688" data-end="3080"><strong data-start="2688" data-end="2730">Determinazione del Valore della Quota:</strong> Se il recesso è valido, occorre determinare il <strong data-start="2778" data-end="2820">valore della quota del socio recedente</strong>. Il codice civile prevede che tale valore sia stabilito <strong data-start="2877" data-end="2970">in base alla situazione patrimoniale della società alla data in cui il recesso ha effetto</strong>, tenendo conto del valore di mercato. Se c’è disaccordo, può intervenire un esperto nominato dal tribunale.</p>
</li>
<li data-start="3082" data-end="3394">
<p data-start="3085" data-end="3251"><strong data-start="3085" data-end="3114">Liquidazione della Quota:</strong> La società ha 180 giorni per liquidare la quota del socio recedente, salvo diversi accordi. La liquidazione può avvenire in vari modi:</p>
<ul data-start="3255" data-end="3394">
<li data-start="3255" data-end="3306">Acquisto della quota da parte degli altri soci.</li>
<li data-start="3310" data-end="3345">Riduzione del capitale sociale.</li>
<li data-start="3349" data-end="3394">Trovare un terzo acquirente per la quota.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="3396" data-end="3539">Se la liquidazione della quota mette in pericolo l’equilibrio finanziario della società, questa può persino essere sciolta.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="3396" data-end="3539">La determinazione del valore della quota</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="3680" data-end="3994">Uno degli aspetti più complessi del recesso riguarda la determinazione del <strong data-start="3755" data-end="3795">valore della quota del socio uscente</strong>. Il Codice Civile stabilisce che il valore deve essere calcolato sulla base della <strong data-start="3878" data-end="3919">situazione patrimoniale della società</strong> alla data di efficacia del recesso, tenendo conto del valore di mercato.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="3996" data-end="4040"><strong data-start="4000" data-end="4038">Metodi di valutazione della quota:</strong></h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="4041" data-end="4306">
<li data-start="4041" data-end="4101"><strong data-start="4043" data-end="4064">Valore contabile:</strong> basato sul bilancio della società.</li>
<li data-start="4102" data-end="4205"><strong data-start="4104" data-end="4126">Valore di mercato:</strong> tiene conto del valore attuale della società e delle sue prospettive future.</li>
<li data-start="4206" data-end="4306"><strong data-start="4208" data-end="4258">Valutazione basata sui flussi di cassa futuri:</strong> utile per società con potenziale di crescita.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="4308" data-end="4487"><strong data-start="4311" data-end="4324">Problema:</strong> spesso il socio recedente e la società hanno valutazioni divergenti, portando a controversie. In questi casi, si ricorre alla nomina di un esperto indipendente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="4308" data-end="4487">Effetti del recesso sulla società</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="4644" data-end="4734">Il recesso di un socio può avere conseguenze rilevanti sulla società e sugli altri soci:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="4736" data-end="5092">
<li data-start="4736" data-end="4837"><strong data-start="4738" data-end="4762">Impatto finanziario:</strong> la liquidazione della quota potrebbe ridurre la liquidità della società.</li>
<li data-start="4838" data-end="4937"><strong data-start="4840" data-end="4866">Equilibrio societario:</strong> l’uscita di un socio potrebbe modificare il controllo sulla società.</li>
<li data-start="4938" data-end="5092"><strong data-start="4940" data-end="4967">Possibile scioglimento:</strong> se il recesso riguarda più soci e la società non riesce a ricomprare le quote, potrebbe essere necessaria la liquidazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="5094" data-end="5228">Se lo statuto lo prevede, gli altri soci potrebbero avere un <strong data-start="5174" data-end="5199">diritto di prelazione</strong> sulla quota del recedente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="5094" data-end="5228">Recesso e contenzioso</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="5379" data-end="5510">Se la società contesta il recesso o il valore della quota, il socio recedente può agire legalmente per tutelare i propri diritti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="5512" data-end="5552">Le controversie più comuni riguardano:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="5553" data-end="5685">
<li data-start="5553" data-end="5602"><strong data-start="5555" data-end="5600">Il riconoscimento del diritto di recesso.</strong></li>
<li data-start="5603" data-end="5652"><strong data-start="5605" data-end="5650">La determinazione del valore della quota.</strong></li>
<li data-start="5653" data-end="5685"><strong data-start="5655" data-end="5683">I tempi di liquidazione.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="5687" data-end="5817">In questi casi, il socio può rivolgersi al tribunale per la nomina di un esperto o per ottenere il pagamento della quota dovuta.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-31857 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/cropped-view-businesswomen-reading-document.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;">Aspetti Fiscali</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="404" data-end="678">Uno degli aspetti più rilevanti del recesso di un socio riguarda il <strong data-start="472" data-end="526">trattamento fiscale della liquidazione della quota</strong>. Il valore ricevuto dal socio uscente può essere soggetto a tassazione, a seconda della natura della partecipazione e della modalità di liquidazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="680" data-end="721"><strong data-start="684" data-end="719">Tassazione per il socio uscente</strong></h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="723" data-end="851">A seconda della tipologia di socio (persona fisica o giuridica) e della partecipazione detenuta, il trattamento fiscale varia:</p>
<ol style="text-align: justify;" data-start="853" data-end="1524">
<li data-start="853" data-end="1249">
<p data-start="856" data-end="883"><strong data-start="856" data-end="881">Socio Persona Fisica:</strong></p>
<ul data-start="887" data-end="1249">
<li data-start="887" data-end="1125">Se la partecipazione è <strong data-start="912" data-end="927">qualificata</strong> (superiore al 20% dei diritti di voto o al 25% del capitale), la plusvalenza derivante dalla liquidazione della quota è tassata in <strong data-start="1059" data-end="1088">dichiarazione dei redditi</strong> con un&#8217;aliquota progressiva IRPEF.</li>
<li data-start="1129" data-end="1249">Se la partecipazione è <strong data-start="1154" data-end="1173">non qualificata</strong>, la plusvalenza è soggetta a una <strong data-start="1207" data-end="1246">ritenuta a titolo d’imposta del 26%</strong>.</li>
</ul>
</li>
<li data-start="1251" data-end="1524">
<p data-start="1254" data-end="1304"><strong data-start="1254" data-end="1302">Socio Persona Giuridica (Società o Holding):</strong></p>
<ul data-start="1308" data-end="1524">
<li data-start="1308" data-end="1524">La plusvalenza derivante dal recesso è tassata come <strong data-start="1362" data-end="1383">reddito d’impresa</strong>, ma può beneficiare della <strong data-start="1410" data-end="1443">Participation Exemption (PEX)</strong>, che esenta il <strong data-start="1459" data-end="1484">95% della plusvalenza</strong> se rispettate determinate condizioni.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1526" data-end="1584"><strong data-start="1530" data-end="1582">Imposte indirette sulla liquidazione della quota</strong></h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1586" data-end="1671">Oltre alla tassazione diretta, ci sono alcune <strong data-start="1632" data-end="1653">imposte indirette</strong> da considerare:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1672" data-end="1900">
<li data-start="1672" data-end="1800"><strong data-start="1674" data-end="1698">Imposta di registro:</strong> Se la cessione della quota è formalizzata con atto notarile, può essere applicata un’imposta fissa.</li>
<li data-start="1801" data-end="1900"><strong data-start="1803" data-end="1811">IVA:</strong> In generale, la liquidazione della quota non è soggetta a IVA, salvo casi particolari.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1902" data-end="2043">Se possibile, valutare alternative alla liquidazione diretta (es. vendita a terzi) per ottimizzare la tassazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1902" data-end="2043">Recesso, Cessione di quote e Liquidazione</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="79" data-end="374">Il recesso non è l’unico strumento a disposizione di un socio che desidera uscire da una società di capitali. Esistono alternative come la <strong data-start="218" data-end="242">cessione della quota</strong> o la <strong data-start="248" data-end="278">liquidazione della società</strong>, che in alcuni casi possono risultare più vantaggiose dal punto di vista economico e fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="376" data-end="1023">Una delle principali alternative è la <strong data-start="414" data-end="468">cessione della quota a un altro socio o a un terzo</strong>. A differenza del recesso, che obbliga la società a liquidare la partecipazione del socio uscente, la cessione consente di negoziare liberamente il prezzo e le condizioni di vendita. Questo può comportare vantaggi significativi, come tempi più rapidi e la possibilità di ottenere un valore superiore rispetto a quello determinato dalla società nel caso di recesso. Tuttavia, in molte SRL, lo statuto prevede il <strong data-start="880" data-end="905">diritto di prelazione</strong> degli altri soci, i quali hanno la priorità nell&#8217;acquisto della quota prima che venga ceduta a un soggetto esterno.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1025" data-end="1439">Un’altra opzione è la <strong data-start="1047" data-end="1077">liquidazione della società</strong>, una soluzione più drastica che si verifica quando più soci decidono di sciogliere la società per cessarne l’attività. Questo processo comporta la vendita degli asset della società e la distribuzione del patrimonio residuo tra i soci. Tuttavia, la liquidazione può essere lunga e onerosa, soprattutto se la società ha debiti o contratti in essere da chiudere.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1441" data-end="1846">In generale, la scelta tra recesso, cessione della quota o liquidazione dipende da diversi fattori, tra cui la volontà degli altri soci, la situazione economico-finanziaria della società e le opportunità di mercato. Prima di prendere una decisione, è consigliabile valutare attentamente tutte le opzioni per massimizzare il valore della propria partecipazione e ridurre il rischio di perdite economiche.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1441" data-end="1846">Recesso del socio di minoranza</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="3947" data-end="4197">Il recesso è spesso una <strong data-start="3971" data-end="4017">strategia utilizzata dai soci di minoranza</strong> per tutelarsi da decisioni penalizzanti da parte della maggioranza. Tuttavia, può anche essere uno strumento per evitare di subire una svalutazione della propria partecipazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="4199" data-end="4252"><strong data-start="4203" data-end="4250">Principali rischi per il socio di minoranza</strong></h3>
<ol style="text-align: justify;" data-start="4254" data-end="5071">
<li data-start="4254" data-end="4546">
<p data-start="4257" data-end="4311"><strong data-start="4257" data-end="4309">Modifica dello statuto a sfavore della minoranza</strong></p>
<ul data-start="4315" data-end="4546">
<li data-start="4315" data-end="4437">In alcune situazioni, la maggioranza può approvare modifiche statutarie che limitano i diritti del socio di minoranza.</li>
<li data-start="4441" data-end="4546">Il recesso può essere una soluzione, ma è importante verificare lo statuto per eventuali limitazioni.</li>
</ul>
</li>
<li data-start="4548" data-end="4821">
<p data-start="4551" data-end="4605"><strong data-start="4551" data-end="4603">Offerta di liquidazione della quota sottostimata</strong></p>
<ul data-start="4609" data-end="4821">
<li data-start="4609" data-end="4728">La società potrebbe cercare di liquidare la quota del recedente a un valore inferiore rispetto al valore effettivo.</li>
<li data-start="4732" data-end="4821">In questi casi, è possibile <strong data-start="4762" data-end="4818">ricorrere a un esperto indipendente o a un arbitrato</strong>.</li>
</ul>
</li>
<li data-start="4823" data-end="5071">
<p data-start="4826" data-end="4864"><strong data-start="4826" data-end="4862">Dilazione dei tempi di pagamento</strong></p>
<ul data-start="4868" data-end="5071">
<li data-start="4868" data-end="4987">La legge prevede un massimo di <strong data-start="4901" data-end="4935">180 giorni per la liquidazione</strong>, ma la società può cercare di prolungare i tempi.</li>
<li data-start="4991" data-end="5071">Il socio può agire in giudizio per ottenere il pagamento nei tempi previsti.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="5073" data-end="5228">Prima di recedere, valutare alternative come la <strong data-start="5139" data-end="5192">cessione a terzi o la negoziazione con la società</strong> per ottenere un accordo migliore.</p>
<p data-start="5073" data-end="5228"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-31858 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/close-up-coins-table.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="5094" data-end="5228">Vantaggi fiscali</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="50" data-end="461">Il recesso del socio da una società di capitali può presentare alcuni <strong data-start="120" data-end="140">vantaggi fiscali</strong>, soprattutto se confrontato con altre modalità di uscita, come la cessione della quota o la liquidazione della società. A seconda della situazione specifica, il socio recedente può beneficiare di una tassazione più favorevole o di una pianificazione fiscale più efficiente. Vediamo nel dettaglio i principali vantaggi.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="463" data-end="538"><strong data-start="468" data-end="536">1. Tassazione agevolata delle plusvalenze per le persone fisiche</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="539" data-end="863">Quando un socio recede da una <strong data-start="569" data-end="576">SRL</strong> o da una <strong data-start="586" data-end="593">SPA</strong>, la quota liquidata potrebbe generare una <strong data-start="636" data-end="651">plusvalenza</strong> (cioè la differenza tra il valore della quota e il costo originario di acquisto). Questa plusvalenza è soggetta a tassazione, ma in alcuni casi può risultare più conveniente rispetto alla cessione della quota.</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="865" data-end="1413">
<li data-start="865" data-end="1089">Se la partecipazione è <strong data-start="890" data-end="909">non qualificata</strong> (inferiore al 20% dei diritti di voto o al 25% del capitale in SRL non quotate), la plusvalenza è tassata con una <strong data-start="1024" data-end="1050">ritenuta fissa del 26%</strong>, senza impatto sull’IRPEF personale.</li>
<li data-start="1090" data-end="1413">Se la partecipazione è <strong data-start="1115" data-end="1130">qualificata</strong>, la plusvalenza concorre alla formazione del reddito imponibile, ma solo per il <strong data-start="1211" data-end="1234">58,14% dell’importo</strong> (mentre il restante 41,86% è esente da imposta). Questo può risultare vantaggioso rispetto alla cessione della quota, in cui il guadagno è interamente tassabile in alcuni casi.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1415" data-end="1473"><strong data-start="1420" data-end="1471">2. Participation Exemption (PEX) per le società</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1474" data-end="1803">Se il socio recedente è una <strong data-start="1502" data-end="1539">società di capitali o una holding</strong>, la liquidazione della quota potrebbe beneficiare del regime di <strong data-start="1604" data-end="1637">Participation Exemption (PEX)</strong>. Questo regime, previsto dall’<strong data-start="1668" data-end="1688">art. 87 del TUIR</strong>, consente di esentare il <strong data-start="1714" data-end="1739">95% della plusvalenza</strong> ottenuta dal recesso dalla tassazione IRES, a condizione che:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1805" data-end="2014">
<li data-start="1805" data-end="1862">La partecipazione sia detenuta da <strong data-start="1841" data-end="1859">almeno 12 mesi</strong>.</li>
<li data-start="1863" data-end="1942">La società partecipata sia <strong data-start="1892" data-end="1905">operativa</strong>, ovvero non una holding di comodo.</li>
<li data-start="1943" data-end="2014">La partecipazione sia iscritta tra le immobilizzazioni finanziarie.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2016" data-end="2197">Grazie a questo regime, la società recedente pagherà imposte solo sul <strong data-start="2086" data-end="2110">5% della plusvalenza</strong>, ottenendo un notevole risparmio fiscale rispetto ad altre forme di disinvestimento.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="2199" data-end="2254"><strong data-start="2204" data-end="2252">3. Nessuna IVA o imposta di registro elevata</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="2255" data-end="2633">A differenza di altre operazioni societarie, il recesso non è soggetto a <strong data-start="2328" data-end="2335">IVA</strong> e, se l’operazione avviene senza atto notarile, l’imposta di registro è <strong data-start="2408" data-end="2417">fissa</strong> e non proporzionale al valore della quota. Questo riduce i costi indiretti della transazione, soprattutto rispetto alla cessione della quota, che potrebbe essere soggetta a tassazione in base al valore di vendita.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="2635" data-end="2687"><strong data-start="2640" data-end="2685">4. Possibilità di differire la tassazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="2688" data-end="3001">Se la liquidazione della quota avviene con un pagamento dilazionato, il socio può differire il pagamento delle imposte, poiché la tassazione avviene al momento dell’effettiva percezione delle somme. Questo può consentire una <strong data-start="2913" data-end="2953">migliore gestione del carico fiscale</strong>, evitando picchi di reddito in un unico anno.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="3003" data-end="3278">Il recesso può offrire vantaggi fiscali significativi rispetto alla cessione della quota o alla liquidazione della società, ma è essenziale valutare ogni caso con attenzione, considerando il regime fiscale applicabile e le opportunità di ottimizzazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="3003" data-end="3278">Caso pratico</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="67" data-end="213">Per comprendere meglio i vantaggi fiscali del recesso, analizziamo un caso concreto con un confronto tra <strong data-start="172" data-end="183">recesso</strong> e <strong data-start="186" data-end="210">cessione della quota</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="215" data-end="234"><strong data-start="220" data-end="232">Scenario</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="235" data-end="376">Mario è socio al <strong data-start="252" data-end="259">30%</strong> di una <strong data-start="267" data-end="284">SRL operativa</strong>, detenendo la quota da oltre 5 anni. Decide di uscire dalla società e valuta due opzioni:</p>
<ol style="text-align: justify;" data-start="378" data-end="491">
<li data-start="378" data-end="424"><strong data-start="381" data-end="393">Recedere</strong> ai sensi dell’art. 2473 c.c.</li>
<li data-start="425" data-end="491"><strong data-start="428" data-end="488">Cedere la quota a un altro socio o a un terzo acquirente</strong>.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="493" data-end="648">Il valore della quota di Mario è <strong data-start="526" data-end="542">200.000 euro</strong> e il costo originario di acquisto era <strong data-start="581" data-end="596">50.000 euro</strong>, quindi la <strong data-start="608" data-end="623">plusvalenza</strong> è di <strong data-start="629" data-end="645">150.000 euro</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="650" data-end="709"><strong data-start="655" data-end="707">Ipotesi 1: Tassazione sulla cessione della quota</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="710" data-end="838">Se Mario cede la quota a un altro socio o a un terzo, la plusvalenza realizzata viene tassata in base alla sua partecipazione:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="840" data-end="1281">
<li data-start="840" data-end="1127"><strong data-start="842" data-end="880">Se la partecipazione è qualificata</strong> (&gt;20% dei diritti di voto o &gt;25% del capitale), la plusvalenza di <strong data-start="947" data-end="963">150.000 euro</strong> concorre al reddito IRPEF per il <strong data-start="997" data-end="1007">58,14%</strong>, quindi Mario sarà tassato su <strong data-start="1038" data-end="1053">87.210 euro</strong> secondo la sua aliquota marginale IRPEF (che può arrivare fino al 43%).</li>
<li data-start="1128" data-end="1281"><strong data-start="1130" data-end="1172">Se la partecipazione è non qualificata</strong>, la plusvalenza è tassata con una ritenuta secca del <strong data-start="1226" data-end="1233">26%</strong>, quindi l’imposta sarebbe di <strong data-start="1263" data-end="1278">39.000 euro</strong>.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1283" data-end="1327"><strong data-start="1288" data-end="1325">Ipotesi 2: Tassazione sul recesso</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1328" data-end="1453">Se Mario invece esercita il recesso e la società lo liquida, la plusvalenza potrebbe essere tassata in modo più favorevole:</p>
<ul data-start="1455" data-end="1900">
<li style="text-align: justify;" data-start="1455" data-end="1744">La liquidazione della quota è considerata una distribuzione di utili fino a concorrenza delle riserve disponibili. Se la società non ha riserve distribuibili, l&#8217;importo ricevuto viene trattato come <strong data-start="1655" data-end="1678">reddito di capitale</strong>, tassato al <strong data-start="1691" data-end="1698">26%</strong> come per le partecipazioni non qualificate.</li>
<li style="text-align: justify;" data-start="1745" data-end="1900">Tuttavia, se la società ha riserve pregresse, una parte della liquidazione potrebbe essere considerata &#8220;rimborso di capitale&#8221; e quindi <strong data-start="1882" data-end="1897">non tassata</strong>.</li>
</ul>
<h3>Confronto finale</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-31859 size-full" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio.png" alt="" width="738" height="264" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio.png 738w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio-300x107.png 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio-150x54.png 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio-600x215.png 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/tabellaarticolorecessosocio-696x249.png 696w" sizes="auto, (max-width: 738px) 100vw, 738px" /></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2374" data-end="2594"><strong data-start="2377" data-end="2391">Risultato:</strong> Se la società ha riserve distribuibili, Mario potrebbe ottenere una liquidazione <strong data-start="2473" data-end="2505">totalmente esente da imposte</strong> o parzialmente tassata con aliquote più favorevoli rispetto alla cessione della quota.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2619" data-end="2977">Il recesso può essere una strategia fiscalmente più conveniente rispetto alla cessione della quota, specialmente se la società ha riserve pregresse che possono essere restituite al socio come rimborso di capitale. Tuttavia, è fondamentale valutare <strong data-start="2867" data-end="2946">la situazione patrimoniale della società e il trattamento fiscale specifico</strong> per evitare brutte sorprese.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="2619" data-end="2977">Strategie per evitare contenziosi</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="288" data-end="619">Il recesso da una società di capitali può facilmente diventare oggetto di controversie, soprattutto se la società cerca di ostacolare l’uscita del socio o se ci sono disaccordi sulla valutazione della quota da liquidare. Per ridurre il rischio di contenzioso, il socio recedente dovrebbe adottare alcune <strong data-start="592" data-end="616">strategie preventive</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="621" data-end="688"><strong data-start="626" data-end="686">1. Analisi dello statuto e della situazione patrimoniale</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="689" data-end="883">Prima di avviare il recesso, è fondamentale <strong data-start="733" data-end="758">verificare lo statuto</strong> della società per comprendere eventuali <strong data-start="799" data-end="823">clausole particolari</strong> che regolano l’uscita dei soci. Alcuni statuti prevedono:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="884" data-end="1171">
<li data-start="884" data-end="964"><strong data-start="886" data-end="922">Cause di recesso più restrittive</strong> rispetto a quelle previste dalla legge.</li>
<li data-start="965" data-end="1087"><strong data-start="967" data-end="1013">Limitazioni sulla liquidazione della quota</strong>, come il pagamento dilazionato o la necessità di trovare un acquirente.</li>
<li data-start="1088" data-end="1171"><strong data-start="1090" data-end="1168">Obbligo di vendere la quota agli altri soci prima di esercitare il recesso</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1173" data-end="1321">Inoltre, analizzare il <strong data-start="1196" data-end="1222">bilancio della società</strong> è essenziale per stimare il valore della quota e prevedere eventuali difficoltà di liquidazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1323" data-end="1369"><strong data-start="1328" data-end="1367">2. Comunicazione formale e motivata</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1370" data-end="1554">Una delle principali cause di contenzioso è la <strong data-start="1417" data-end="1461">contestazione della validità del recesso</strong> da parte della società. Per evitare questo problema, la comunicazione di recesso dovrebbe:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1555" data-end="1936">
<li data-start="1555" data-end="1678">Essere <strong data-start="1564" data-end="1588">chiara e dettagliata</strong>, specificando la causa legittima di recesso prevista dal Codice Civile o dallo statuto.</li>
<li data-start="1679" data-end="1798">Essere <strong data-start="1688" data-end="1721">inviata con mezzi tracciabili</strong>, come <strong data-start="1728" data-end="1754">PEC o raccomandata A/R</strong>, per dimostrare l’avvenuta comunicazione.</li>
<li data-start="1799" data-end="1936">Se possibile, essere <strong data-start="1822" data-end="1861">anticipata da un incontro informale</strong> con gli amministratori per discutere la situazione e trovare un accordo.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1938" data-end="2011"><strong data-start="1943" data-end="2009">3. Coinvolgimento di un esperto per la valutazione della quota</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="2012" data-end="2322">Un altro punto critico è la <strong data-start="2040" data-end="2081">determinazione del valore della quota</strong>, che può essere oggetto di forti divergenze tra il socio recedente e la società. Se lo statuto non stabilisce criteri precisi, il valore deve essere determinato in base alla <strong data-start="2256" data-end="2319">situazione patrimoniale della società alla data del recesso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2324" data-end="2348">Per prevenire dispute:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="2349" data-end="2724">
<li data-start="2349" data-end="2447">Il socio può richiedere <strong data-start="2375" data-end="2403">una perizia indipendente</strong> da parte di un commercialista o revisore.</li>
<li data-start="2448" data-end="2586">Se la società contesta la valutazione, il socio può proporre la nomina di <strong data-start="2524" data-end="2544">un esperto terzo</strong>, eventualmente designato dal tribunale.</li>
<li data-start="2587" data-end="2724">È utile raccogliere <strong data-start="2609" data-end="2638">documentazione a supporto</strong> della valutazione, come i bilanci degli ultimi anni e eventuali perizie precedenti.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="2726" data-end="2790"><strong data-start="2731" data-end="2788">4. Accordo stragiudiziale e clausole di conciliazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="2791" data-end="2932">Se emergono contrasti con la società, prima di avviare un’azione legale è preferibile tentare una <strong data-start="2889" data-end="2917">soluzione stragiudiziale</strong>, ad esempio:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="2933" data-end="3157">
<li data-start="2933" data-end="3054"><strong data-start="2935" data-end="2959">Negoziazione diretta</strong> tra il socio e gli amministratori per trovare un compromesso sulla liquidazione della quota.</li>
<li data-start="3055" data-end="3157"><strong data-start="3057" data-end="3083">Mediazione o arbitrato</strong>, se previsto dallo statuto, per evitare lunghi procedimenti giudiziari.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="3159" data-end="3445">Una buona preparazione, una comunicazione trasparente e la disponibilità a trovare un accordo possono evitare contenziosi costosi e lunghi. Se la società oppone resistenza ingiustificata, il socio può comunque tutelarsi legalmente con una consulenza specializzata.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="3159" data-end="3445">Società a tempo indeterminato e a tempo determinato</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="3647" data-end="3889">Il diritto di recesso varia a seconda che la società sia <strong data-start="3704" data-end="3729">a tempo indeterminato</strong> o <strong data-start="3732" data-end="3755">a tempo determinato</strong>. Questa distinzione è fondamentale perché influisce sulla possibilità di uscire dalla società <strong data-start="3850" data-end="3886">senza giustificazioni specifiche</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="3891" data-end="3948"><strong data-start="3896" data-end="3946">1. Recesso nelle società a tempo indeterminato</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="3949" data-end="4190">Le società costituite <strong data-start="3971" data-end="4004">senza una durata prestabilita</strong> offrono ai soci un diritto di recesso più ampio. L’<strong data-start="4056" data-end="4074">art. 2473 c.c.</strong> stabilisce che, in questi casi, il socio può recedere <strong data-start="4129" data-end="4143">“ad nutum”</strong>, ovvero <strong data-start="4152" data-end="4187">senza dover fornire motivazioni</strong>.</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="4192" data-end="4722">
<li data-start="4192" data-end="4343">Il recesso può essere esercitato <strong data-start="4227" data-end="4251">in qualsiasi momento</strong>, con un preavviso di <strong data-start="4273" data-end="4294">almeno 180 giorni</strong> (o un termine diverso previsto dallo statuto).</li>
<li data-start="4344" data-end="4502">Questo diritto è pensato per garantire libertà ai soci, evitando che rimangano vincolati a tempo indefinito in una società che non vogliono più sostenere.</li>
<li data-start="4503" data-end="4722">Tuttavia, se lo statuto prevede una <strong data-start="4541" data-end="4588">clausola di esclusione del recesso ad nutum</strong>, il socio dovrà giustificare la sua uscita con una delle cause previste dalla legge (modifica dell’oggetto sociale, fusione, ecc.).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="4724" data-end="4963"><strong data-start="4727" data-end="4754">Vantaggio per il socio:</strong> Maggiore libertà di uscita senza dover attendere eventi straordinari.<br data-start="4824" data-end="4827" /><strong data-start="4830" data-end="4860">Svantaggio per la società:</strong> Rischio di instabilità se più soci recedono contemporaneamente, con possibili problemi di liquidità.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="4965" data-end="5020"><strong data-start="4970" data-end="5018">2. Recesso nelle società a tempo determinato</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="5021" data-end="5245">Se la società ha una <strong data-start="5042" data-end="5065">durata prestabilita</strong> (es. 20 anni), il recesso è molto più limitato. In questo caso, il socio <strong data-start="5139" data-end="5171">non può recedere liberamente</strong>, ma solo per le cause previste dall’<strong data-start="5208" data-end="5226">art. 2473 c.c.</strong> o dallo statuto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="5247" data-end="5282">Le cause tipiche di recesso sono:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="5283" data-end="5463">
<li data-start="5283" data-end="5351"><strong data-start="5285" data-end="5318">Modifica dell’oggetto sociale</strong> o delle condizioni statutarie.</li>
<li data-start="5352" data-end="5410"><strong data-start="5354" data-end="5408">Fusione, scissione o trasformazione della società.</strong></li>
<li data-start="5411" data-end="5463"><strong data-start="5413" data-end="5461">Trasferimento della sede sociale all’estero.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="5465" data-end="5736"><strong data-start="5468" data-end="5497">Vantaggio per la società:</strong> Maggiore stabilità e continuità del capitale sociale.<br data-start="5551" data-end="5554" /><strong data-start="5557" data-end="5585">Svantaggio per il socio:</strong> Vincolo rigido che impedisce l’uscita libera, costringendolo a rimanere nella società fino alla scadenza o a trovare un acquirente per la sua quota.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="5738" data-end="5803"><strong data-start="5743" data-end="5801">3. Strategie per i soci in società a tempo determinato</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="5804" data-end="5938">Se un socio desidera uscire da una società a tempo determinato, ma non ha una causa di recesso valida, può valutare altre soluzioni:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="5939" data-end="6201">
<li data-start="5939" data-end="5994"><strong data-start="5941" data-end="5991">Vendere la quota a un altro socio o a un terzo</strong>.</li>
<li data-start="5995" data-end="6076"><strong data-start="5997" data-end="6049">Negoziare con la società una modifica statutaria</strong> che permetta il recesso.</li>
<li data-start="6077" data-end="6201"><strong data-start="6079" data-end="6131">Verificare eventuali inadempimenti della società</strong> che possano giustificare un recesso straordinario per giusta causa.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="6203" data-end="6422">Se il socio recede senza una causa valida e la società rifiuta la liquidazione della quota, potrebbe essere necessario avviare una causa legale per ottenere il riconoscimento del diritto di recesso.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="6203" data-end="6422">Considerazioni finali</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="82" data-end="414">Il recesso da una società di capitali è un diritto fondamentale che consente ai soci di uscire dalla compagine sociale in presenza di determinate condizioni. Tuttavia, la sua applicazione richiede <strong data-start="279" data-end="334">attenzione, pianificazione e conoscenza delle norme</strong> per evitare contenziosi e ottenere una liquidazione equa della propria quota.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="416" data-end="818">Per i <strong data-start="422" data-end="447">soci di una SRL o SPA</strong>, il primo passo è verificare <strong data-start="477" data-end="514">lo statuto e la normativa vigente</strong> per comprendere le condizioni di recesso applicabili e le eventuali restrizioni imposte. La distinzione tra <strong data-start="623" data-end="670">società a tempo determinato e indeterminato</strong> è cruciale, così come la corretta valutazione della quota da liquidare, che può essere oggetto di divergenze tra il socio recedente e la società.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="820" data-end="1146">Dal punto di vista fiscale, il recesso può <strong data-start="863" data-end="918">offrire vantaggi rispetto alla cessione della quota</strong>, specialmente se la liquidazione avviene in parte come rimborso di capitale. Tuttavia, è essenziale valutare la propria posizione fiscale e, se necessario, consultare un commercialista per minimizzare l’impatto delle imposte.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1148" data-end="1644">Per evitare lunghe dispute legali, il socio recedente dovrebbe <strong data-start="1211" data-end="1243">seguire una strategia chiara</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li data-start="1148" data-end="1644"><strong data-start="1249" data-end="1286">Comunicare formalmente il recesso</strong> con motivazioni valide e documentazione adeguata.</li>
<li data-start="1148" data-end="1644"><strong data-start="1341" data-end="1388">Concordare una valutazione equa della quota</strong>, coinvolgendo esperti se necessario.</li>
<li data-start="1148" data-end="1644"><strong data-start="1430" data-end="1476">Esplorare soluzioni alternative al recesso</strong>, come la cessione della quota, se più conveniente.</li>
<li data-start="1148" data-end="1644"><strong data-start="1532" data-end="1586">Utilizzare strumenti di risoluzione stragiudiziale</strong>, come mediazione e arbitrato, per evitare il tribunale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1646" data-end="1881">Se gestito correttamente, il recesso può rappresentare <strong data-start="1701" data-end="1749">un&#8217;opportunità di disinvestimento strategico</strong>, permettendo al socio di liberare risorse e reinvestirle in nuove attività, senza compromettere la propria posizione finanziaria.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Recesso-del-socio-da-una-societa-di-capitali-Normativa-fisco-e-strategie/">Recesso del socio da una società di capitali: Normativa, fisco e strategie</a> was first posted on Febbraio 26, 2025 at 1:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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