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	<title>Agevolazioni fiscali associazioni &#8211; Commercialista.it</title>
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	<title>Agevolazioni fiscali associazioni &#8211; Commercialista.it</title>
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		<title>Obblighi fiscali per le associazioni no profit</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Obblighi-fiscali-per-le-associazioni-no-profit/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 13:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
		<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
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		<category><![CDATA[RUNTS e fiscalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Le associazioni no profit svolgono un ruolo fondamentale nella società, promuovendo attività di interesse generale senza scopo di lucro. Tuttavia, per operare correttamente, queste organizzazioni devono rispettare specifici obblighi fiscali e contabili. La gestione fiscale di un’associazione no profit può sembrare complessa, ma conoscere le normative e le agevolazioni previste dalla legge consente di evitare [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Obblighi-fiscali-per-le-associazioni-no-profit/">Obblighi fiscali per le associazioni no profit</a> was first posted on Febbraio 3, 2025 at 2:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit svolgono un ruolo fondamentale nella società, promuovendo attività di interesse generale senza scopo di lucro. Tuttavia, per operare correttamente, queste organizzazioni devono rispettare specifici obblighi fiscali e contabili. La gestione fiscale di un’associazione no profit può sembrare complessa, ma conoscere le normative e le agevolazioni previste dalla legge consente di evitare sanzioni e ottimizzare le risorse a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo, analizzeremo nel dettaglio gli obblighi fiscali delle associazioni no profit, chiarendo quali imposte devono versare, quali esenzioni possono ottenere e come devono gestire la contabilità.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Associazioni no profit</h2>
<p style="text-align: justify;">Prima di entrare nel dettaglio degli obblighi fiscali, è fondamentale chiarire cosa si intende per associazione no profit. Si tratta di un ente che svolge attività di interesse collettivo senza scopo di lucro, ovvero senza distribuire utili ai soci o agli amministratori. Le associazioni no profit possono operare in vari settori, tra cui cultura, sport, assistenza sociale, volontariato e ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), le associazioni no profit possono assumere diverse forme giuridiche, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Associazioni riconosciute e non riconosciute</strong> – Le prime ottengono personalità giuridica tramite l’iscrizione al registro regionale o nazionale, mentre le seconde non hanno autonomia patrimoniale perfetta.</li>
<li><strong>Organizzazioni di Volontariato (ODV)</strong> – Caratterizzate dall’assenza di retribuzione per i volontari.</li>
<li><strong>Associazioni di Promozione Sociale (APS)</strong> – Possono avere lavoratori retribuiti ma devono coinvolgere volontari in numero prevalente.</li>
<li><strong>Enti Filantropici</strong> – Destinano risorse economiche per finalità di solidarietà sociale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questa classificazione è essenziale per comprendere gli obblighi fiscali, poiché ogni tipologia di ente può accedere a regimi fiscali agevolati specifici.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Tasse e imposte</h2>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit, pur beneficiando di agevolazioni fiscali, non sono completamente esenti da imposte. Gli obblighi fiscali variano in base all’attività svolta e alla tipologia di entrate che l’associazione percepisce.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Imposta sul reddito (IRES)</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit sono generalmente esenti dall’IRES (Imposta sul Reddito delle Società) per le entrate derivanti da attività istituzionali (donazioni, quote associative, contributi pubblici). Tuttavia, se svolgono attività commerciali (vendita di beni o servizi a terzi), sono soggette all’IRES con un’aliquota del <strong>24%</strong> sul reddito prodotto da tali attività.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. IVA e regime fiscale agevolato</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le attività istituzionali di un’associazione no profit sono escluse dall’IVA, mentre le attività commerciali sono generalmente imponibili. Tuttavia, alcune attività, come la vendita occasionale di beni per autofinanziamento o l’organizzazione di eventi, possono beneficiare dell’esenzione IVA secondo l’<strong>art. 10 del DPR 633/1972</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>3. IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive)</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Se l’associazione ha dipendenti o esercita attività commerciale in modo continuativo, è soggetta all’IRAP, che varia dal <strong>3,9% al 4,82%</strong> a seconda della regione. Se l’attività è interamente di volontariato e senza lavoratori dipendenti, l’associazione può essere esente.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>4. Imposte locali (IMU, TARI, TASI)</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit sono esenti dall’IMU sugli immobili destinati esclusivamente ad attività istituzionali. La TARI (tassa sui rifiuti) e la TASI possono essere ridotte o esentate in base ai regolamenti comunali.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Regime fiscale agevolato</h2>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit possono accedere a regimi fiscali agevolati che consentono di ridurre la pressione fiscale e semplificare gli adempimenti contabili. Una delle principali agevolazioni è il <strong>Regime Forfettario per gli Enti Non Commerciali</strong>, disciplinato dalla <strong>Legge 398/1991</strong>, applicabile a quelle associazioni che non superano <strong>400.000 euro di proventi commerciali annui</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Vantaggi del Regime Forfettario (Legge 398/1991)</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Se l’associazione aderisce a questo regime, beneficia di:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>IVA semplificata</strong>: l’IVA si calcola in modo forfettario con una detrazione fissa del <strong>50%</strong> (o <strong>66% per le sponsorizzazioni</strong>).</li>
<li><strong>IRES ridotta</strong>: l’imponibile fiscale si calcola applicando un coefficiente di redditività che riduce la base imponibile.</li>
<li><strong>Semplificazione contabile</strong>: l’associazione è esonerata dalla tenuta della contabilità ordinaria e deve solo registrare incassi e pagamenti.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Agevolazioni per le ODV e le APS</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e le Associazioni di Promozione Sociale (APS) godono di ulteriori vantaggi fiscali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Esenzione dall’IRES</strong> per le entrate derivanti da attività istituzionali.</li>
<li><strong>Aliquote IVA ridotte o esenzioni</strong> per alcune operazioni.</li>
<li><strong>Detrazioni e deduzioni fiscali per chi dona</strong> (art. 83 del D.Lgs. 117/2017).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’adesione a un regime fiscale agevolato può ridurre significativamente il carico fiscale di un’associazione, ma è importante rispettare i requisiti richiesti dalla normativa per non perdere i benefici.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-31758 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-1024x685.jpg" alt="" width="696" height="466" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-1024x685.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-300x201.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-768x514.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-1536x1028.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-628x420.jpg 628w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-600x402.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-696x466.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol-1068x715.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/02/set-wooden-dices-with-percent-symbol.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;">Obblighi contabili e dichiarativi</h2>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit devono rispettare determinati obblighi contabili e dichiarativi per garantire trasparenza nella gestione economica e fiscale. L’entità di questi obblighi varia a seconda delle dimensioni dell’associazione, del tipo di attività svolta e del regime fiscale adottato.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Registri contabili obbligatori</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit devono tenere una contabilità che consenta di distinguere chiaramente le attività istituzionali da quelle commerciali. I principali registri obbligatori includono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Libro soci</strong>: registro degli associati, necessario per verificare il rispetto dei requisiti associativi.</li>
<li><strong>Registro delle entrate e delle uscite</strong>: documento che riporta tutte le operazioni economiche dell’associazione.</li>
<li><strong>Registro IVA</strong> (se l’associazione svolge attività commerciale).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni che applicano il <strong>Regime Forfettario della Legge 398/1991</strong> hanno obblighi contabili semplificati e devono solo conservare le fatture emesse e ricevute.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Dichiarazioni fiscali</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit devono presentare annualmente:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Modello Redditi ENC (Enti Non Commerciali)</strong>, se hanno redditi imponibili.</li>
<li><strong>Dichiarazione IVA</strong>, se svolgono attività commerciale.</li>
<li><strong>Dichiarazione IRAP</strong>, se soggette a questa imposta.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le ODV e le APS iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) devono inoltre redigere un <strong>bilancio sociale</strong> se superano determinati limiti di entrate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mancato rispetto degli obblighi contabili e dichiarativi può comportare <strong>sanzioni fiscali e la perdita delle agevolazioni tributarie</strong>. Per questo è fondamentale una gestione contabile precisa e conforme alla normativa vigente.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Agevolazioni fiscali</h2>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit possono usufruire di diverse agevolazioni fiscali che riducono il carico tributario e incentivano le donazioni da parte di privati e aziende. Queste misure sono fondamentali per sostenere le attività di interesse sociale e promuovere la crescita del settore.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Esenzioni e riduzioni fiscali</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le principali agevolazioni fiscali per le associazioni no profit includono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Esenzione dall’IRES</strong> per le entrate derivanti da attività istituzionali (quote associative, donazioni, contributi pubblici).</li>
<li><strong>Esenzione o riduzione dell’IMU</strong> sugli immobili utilizzati per attività istituzionali.</li>
<li><strong>Esenzione IVA</strong> per alcune prestazioni di servizi di carattere sociale, culturale e sportivo (art. 10, DPR 633/1972).</li>
<li><strong>Riduzioni sulla TARI</strong> con aliquote agevolate per enti non profit.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Incentivi per chi effettua donazioni</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017, art. 83)</strong> prevede incentivi fiscali per privati e aziende che effettuano donazioni a favore delle associazioni no profit:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Detrazione fiscale del 30%</strong> per le donazioni fino a 30.000 euro annui.</li>
<li><strong>Deduzione dal reddito imponibile fino al 10% del reddito complessivo dichiarato</strong> per persone fisiche e aziende.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questi incentivi rendono più conveniente sostenere economicamente le associazioni e aiutano gli enti no profit a raccogliere fondi per le proprie attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfruttare al meglio le agevolazioni fiscali disponibili è essenziale per ottimizzare la gestione economica di un’associazione e garantirne la sostenibilità nel tempo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Sanzioni e rischi fiscali</h2>
<p style="text-align: justify;">Anche le associazioni no profit, se non rispettano gli obblighi fiscali e contabili, possono incorrere in sanzioni amministrative e tributarie. La mancata osservanza delle normative può comportare la perdita delle agevolazioni fiscali e, nei casi più gravi, l’applicazione di sanzioni pecuniarie o la riqualificazione dell’ente come soggetto commerciale.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Sanzioni per irregolarità fiscali</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali violazioni fiscali che possono colpire un’associazione no profit troviamo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Omessa o tardiva presentazione delle dichiarazioni fiscali</strong>: può comportare sanzioni da <strong>250 a 1.000 euro</strong> (art. 13, D.Lgs. 471/1997).</li>
<li><strong>Errata applicazione delle esenzioni fiscali</strong>: se l’Agenzia delle Entrate rileva un abuso nell’uso di agevolazioni, può richiedere il pagamento delle imposte arretrate con sanzioni fino al <strong>240% dell’importo dovuto</strong>.</li>
<li><strong>Mancata tenuta della contabilità</strong>: l’assenza di registri obbligatori può portare a sanzioni fino a <strong>5.000 euro</strong>.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Rischio di riqualificazione dell’ente</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Se l’Agenzia delle Entrate accerta che un’associazione no profit svolge prevalentemente attività commerciale (es. vendita di beni o servizi senza una reale attività sociale), l’ente può essere <strong>riqualificato come impresa commerciale</strong>. Questo comporta la perdita delle agevolazioni e l’assoggettamento a <strong>tutte le imposte previste per le aziende</strong>, con conseguenti costi fiscali elevati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare sanzioni e problemi fiscali, è essenziale che le associazioni rispettino gli obblighi contabili e fiscali, distinguano chiaramente le attività istituzionali da quelle commerciali e si avvalgano del supporto di un commercialista esperto nel settore no profit.</p>
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<h2 style="text-align: justify;">Registro Unico Nazionale del Terzo Settore</h2>
<p style="text-align: justify;">Con l’entrata in vigore del <strong>Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017)</strong>, è stato istituito il <strong>Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS)</strong>, un sistema di registrazione obbligatorio per tutte le associazioni che vogliono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per gli Enti del Terzo Settore (ETS). L’iscrizione al RUNTS comporta diversi vantaggi, ma anche nuovi obblighi amministrativi e fiscali.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Vantaggi fiscali per le associazioni iscritte al RUNTS</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni che si iscrivono al RUNTS possono accedere a importanti benefici fiscali, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Esenzione IRES sulle attività istituzionali</strong> (art. 79, D.Lgs. 117/2017).</li>
<li><strong>Regime fiscale di favore per le attività commerciali marginali</strong>, con una tassazione ridotta rispetto alle imprese ordinarie.</li>
<li><strong>Possibilità di ricevere il 5 per mille</strong>, aumentando le entrate da donazioni private.</li>
<li><strong>Detrazioni e deduzioni fiscali per chi effettua donazioni</strong> all’associazione.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Obblighi per le associazioni iscritte al RUNTS</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">L’iscrizione al RUNTS comporta anche alcuni obblighi amministrativi e contabili, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Redazione di un bilancio di esercizio</strong> secondo gli schemi previsti dalla riforma.</li>
<li><strong>Tenuta di registri contabili dettagliati</strong>, soprattutto per le associazioni con entrate superiori a <strong>220.000 euro annui</strong>.</li>
<li><strong>Obbligo di pubblicazione dei contributi pubblici ricevuti</strong>, se superiori a <strong>10.000 euro annui</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’iscrizione al RUNTS rappresenta un’opportunità per le associazioni no profit, ma richiede una gestione trasparente e conforme alle regole fiscali per evitare sanzioni e la perdita dei benefici.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Gestione fiscale corretta</h2>
<p style="text-align: justify;">Per garantire la conformità fiscale e amministrativa di un’associazione no profit, è fondamentale adottare una gestione contabile e tributaria accurata. Seguire alcune buone pratiche aiuta a evitare problemi con il Fisco e a ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>1. Separare attività istituzionali e commerciali</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Una delle regole più importanti è mantenere separate le entrate derivanti dalle attività istituzionali (quote associative, donazioni, contributi pubblici) da quelle commerciali (vendita di beni o servizi). Questo consente di applicare correttamente le agevolazioni fiscali e di evitare la riqualificazione dell’ente come impresa commerciale.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>2. Tenere una contabilità chiara e aggiornata</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Anche se le associazioni no profit possono accedere a regimi fiscali semplificati, è sempre consigliabile mantenere una <strong>contabilità dettagliata</strong>. Un buon metodo è utilizzare software di gestione contabile specifici per enti no profit, che permettono di registrare entrate, uscite e bilanci annuali in modo trasparente.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>3. Verificare la conformità fiscale annualmente</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, è utile effettuare un check-up fiscale con il supporto di un commercialista esperto nel settore no profit. Questo aiuta a individuare eventuali irregolarità e a evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>4. Sfruttare le agevolazioni fiscali disponibili</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni no profit possono ridurre il proprio carico fiscale sfruttando le <strong>esenzioni e detrazioni</strong> previste dalla normativa. È importante restare aggiornati sulle novità fiscali per non perdere opportunità di risparmio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gestione fiscale corretta non solo evita sanzioni, ma permette all’associazione di concentrarsi sulla propria missione sociale, massimizzando l’impatto delle proprie attività.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Considerazioni finali</h2>
<p style="text-align: justify;">Gestire correttamente la fiscalità di un’associazione no profit è essenziale per garantirne la sostenibilità e la conformità alle normative vigenti. Sebbene le associazioni possano beneficiare di numerose agevolazioni fiscali, è fondamentale rispettare gli obblighi contabili, dichiarativi e amministrativi per evitare sanzioni e la perdita dello status di ente non profit.</p>
<p style="text-align: justify;">Iscriversi al <strong>Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS)</strong> può rappresentare un’opportunità per accedere a incentivi fiscali e al 5 per mille, ma comporta anche nuovi obblighi burocratici. Inoltre, la distinzione tra attività istituzionali e commerciali è un aspetto chiave per evitare di essere riqualificati come soggetti commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare errori nella gestione fiscale, è sempre consigliabile affidarsi a <strong>commercialisti esperti nel settore no profit</strong>, che possano fornire supporto nella contabilità, nelle dichiarazioni fiscali e nell’accesso alle agevolazioni disponibili. Solo attraverso una gestione fiscale attenta e strategica, un’associazione può concentrarsi sulla propria missione sociale, massimizzando l’impatto delle proprie attività e garantendo la continuità nel tempo.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Obblighi-fiscali-per-le-associazioni-no-profit/">Obblighi fiscali per le associazioni no profit</a> was first posted on Febbraio 3, 2025 at 2:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Milleproroghe 2024: Rinvio del Regime di Esenzione IVA al 2026</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Milleproroghe-2024-Rinvio-del-Regime-di-Esenzione-IVA-al-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 11:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
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		<category><![CDATA[Rinvio IVA enti associativi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Decreto Milleproroghe 2024 posticipa al 1° gennaio 2026 l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;esenzione IVA per gli enti associativi. Una proroga fondamentale che concede più tempo, soprattutto alle associazioni sportive dilettantistiche, per adeguarsi alla nuova normativa. Ma cosa prevede esattamente il nuovo regime di esenzione IVA? Quali saranno le implicazioni pratiche per gli enti sportivi dilettantistici [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Milleproroghe-2024-Rinvio-del-Regime-di-Esenzione-IVA-al-2026/">Milleproroghe 2024: Rinvio del Regime di Esenzione IVA al 2026</a> was first posted on Dicembre 17, 2024 at 12:26 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>Decreto Milleproroghe 2024</strong> posticipa al <strong>1° gennaio 2026</strong> l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;esenzione IVA per gli enti associativi. Una proroga fondamentale che concede più tempo, soprattutto alle associazioni sportive dilettantistiche, per adeguarsi alla nuova normativa. Ma cosa prevede esattamente il nuovo regime di esenzione IVA? Quali saranno le implicazioni pratiche per gli enti sportivi dilettantistici e per le associazioni?</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo approfondiremo tutti i dettagli, le opportunità e le sfide legate a questa proroga, analizzando i vantaggi e le criticità che caratterizzano questa misura.</p>
<h2>Cos&#8217;è?</h2>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Decreto Milleproroghe</strong>, un appuntamento fisso e fondamentale del sistema normativo italiano, introduce ogni anno disposizioni che rinviano l’entrata in vigore di leggi e regolamenti, permettendo ad aziende, enti e associazioni di adeguarsi alle nuove normative senza troppi disagi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le novità più rilevanti contenute nell’edizione 2024, spicca l’<strong>articolo 3</strong>, che posticipa di un anno l’applicazione del nuovo regime di esenzione IVA per le operazioni effettuate dagli <strong>enti associativi</strong>, in particolare quelli sportivi dilettantistici. La data di entrata in vigore slitta infatti dal <strong>1° gennaio 2025</strong> al <strong>1° gennaio 2026</strong>, dando più tempo a queste realtà di organizzarsi e pianificare eventuali adeguamenti fiscali.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Cosa Prevede il Nuovo Regime di Esenzione IVA</h2>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere l’importanza della proroga introdotta dall’articolo 3 del Decreto Milleproroghe, è essenziale analizzare il contesto normativo e la riforma fiscale alla base della misura. La norma in questione riguarda il regime IVA applicabile alle operazioni realizzate dagli <strong>enti associativi non commerciali</strong>, come le associazioni sportive dilettantistiche (ASD), le associazioni culturali e quelle di volontariato.</p>
<p style="text-align: justify;">In origine, la riforma prevedeva l’introduzione di un <strong>regime di esenzione IVA</strong> a partire dal <strong>1° gennaio 2025</strong>, in linea con quanto stabilito dalla <strong>Direttiva IVA 2006/112/CE</strong> e dalle normative europee in materia di fiscalità. Con questa modifica, le attività non commerciali svolte dagli enti associativi sarebbero state esentate dal pagamento dell’IVA, a patto che rispettassero determinati requisiti statutari e operativi. Tuttavia, l’adozione di questa misura avrebbe richiesto agli enti di adeguare la propria gestione contabile e fiscale, in un contesto già complesso e spesso caratterizzato da risorse limitate.</p>
<p style="text-align: justify;">La proroga al <strong>1° gennaio 2026</strong>, stabilita con il <strong>Decreto Milleproroghe 2024</strong>, rappresenta dunque un respiro di sollievo per molte realtà, in particolare per gli <strong>enti sportivi dilettantistici</strong>, che avrebbero dovuto affrontare nuove responsabilità burocratiche e un cambio radicale nelle proprie modalità di gestione fiscale. Questo rinvio offre un ulteriore anno di tempo per pianificare le necessarie modifiche e per comprendere appieno l’impatto del nuovo regime fiscale sulle loro operazioni.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Implicazioni Pratiche per gli Enti Sportivi Dilettantistici</h2>
<p style="text-align: justify;">Il rinvio al <strong>1° gennaio 2026</strong> dell&#8217;entrata in vigore del nuovo regime di esenzione IVA rappresenta un’opportunità importante per gli <strong>enti sportivi dilettantistici</strong> (ASD), che spesso si trovano ad operare con risorse economiche limitate e con strutture amministrative semplificate. L’entrata in vigore del regime avrebbe imposto a queste realtà un cambiamento significativo nei <strong>modelli gestionali e fiscali</strong>, richiedendo un aggiornamento dei sistemi contabili per adeguarsi alla normativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo regime di esenzione IVA, infatti, prevede che tutte le operazioni effettuate dagli enti associativi non commerciali, purché rientranti nei <strong>fini istituzionali</strong> previsti dallo statuto, siano esentate dal pagamento dell’IVA. Questo comporta una serie di effetti pratici: da un lato, l’esenzione rappresenta un vantaggio per le associazioni, che non devono versare l’IVA sulle proprie prestazioni; dall’altro, le stesse associazioni non potranno <strong>detrarre l’IVA pagata sugli acquisti di beni e servizi</strong> utilizzati per le loro attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un’associazione sportiva dilettantistica, questo significa la necessità di una <strong>pianificazione finanziaria</strong> accurata. Ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>Rincari nei costi sostenuti</strong>: l’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti comporterà un aumento dei costi effettivi per beni e servizi come attrezzature sportive, affitti, utenze e manutenzioni.</li>
<li><strong>Revisione dei bilanci</strong>: sarà necessario un adeguamento dei bilanci per compensare i costi aggiuntivi, soprattutto per associazioni con budget limitati.</li>
<li><strong>Adeguamenti organizzativi</strong>: la corretta applicazione del nuovo regime richiederà formazione e aggiornamento per dirigenti e consulenti contabili, per evitare errori e sanzioni fiscali.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La proroga al 2026 offre quindi un margine di manovra fondamentale per le ASD, che potranno sfruttare questo periodo aggiuntivo per adeguarsi gradualmente alla normativa, analizzando con maggiore precisione l’impatto economico della nuova esenzione IVA sulle proprie attività. Sarà altresì essenziale valutare se, in alcuni casi, sia più vantaggioso mantenere il regime fiscale attuale o adottare altre soluzioni contabili.</p>
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<h2 style="text-align: justify;">Criticità e Opportunità della Proroga</h2>
<p style="text-align: justify;">La proroga introdotta dal <strong>Decreto Milleproroghe</strong> non è solo un rinvio formale, ma costituisce un&#8217;occasione per gli <strong>enti sportivi dilettantistici</strong> di affrontare con maggiore consapevolezza il nuovo regime fiscale. Tuttavia, pur rappresentando un sollievo immediato, la misura porta con sé una serie di <strong>criticità e opportunità</strong> che vale la pena approfondire.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Criticità della nuova esenzione IVA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">L’adozione del regime di esenzione IVA può comportare alcune sfide operative e finanziarie:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Incremento dei costi non detraibili</strong>: Come accennato, l’esenzione IVA elimina la possibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti. Per associazioni che investono in attrezzature sportive, affitti o manutenzioni, questo rappresenterà un aumento considerevole dei costi.</li>
<li><strong>Gestione della contabilità più complessa</strong>: Pur essendo esenti dall’IVA, le associazioni dovranno mantenere una contabilità precisa per distinguere le attività esenti da quelle eventualmente soggette a IVA, con il rischio di errori e sanzioni.</li>
<li><strong>Minor competitività economica</strong>: In caso di confronto con operatori commerciali che possono detrarre l’IVA, le associazioni potrebbero trovarsi svantaggiate economicamente nell’offerta di beni e servizi.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Opportunità offerte dalla proroga</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La proroga al <strong>1° gennaio 2026</strong> offre, tuttavia, l’occasione di pianificare con cura l’impatto della normativa, trasformando una possibile criticità in un’opportunità:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Adeguamento graduale</strong>: Le associazioni sportive possono utilizzare questo anno aggiuntivo per implementare una <strong>revisione dei bilanci</strong> e dei processi amministrativi, cercando di limitare al minimo i costi aggiuntivi.</li>
<li><strong>Formazione e aggiornamento</strong>: Il tempo a disposizione permette di organizzare percorsi di formazione per dirigenti, consulenti e volontari, con l’obiettivo di adeguarsi senza affanno alla nuova disciplina fiscale.</li>
<li><strong>Pianificazione finanziaria</strong>: Le ASD possono sfruttare il rinvio per negoziare condizioni più vantaggiose con fornitori e partner, minimizzando l’impatto economico della mancata detrazione IVA.</li>
<li><strong>Valutazione delle attività</strong>: La proroga consente di <strong>analizzare le singole attività</strong> svolte dall’ente, distinguendo tra quelle istituzionali (esenti) e quelle commerciali, per individuare soluzioni più efficienti sul piano fiscale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, pur rappresentando una sfida, il rinvio dell’entrata in vigore del nuovo regime di esenzione IVA permette agli enti sportivi dilettantistici di <strong>prepararsi al cambiamento</strong> senza subire bruschi contraccolpi economici. La proroga offre, infatti, la possibilità di adottare strategie mirate e soluzioni efficaci, trasformando un obbligo fiscale in un’opportunità di crescita e miglioramento gestionale.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Come le ASD Possono Prepararsi alla Nuova Normativa</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;entrata in vigore del nuovo regime di esenzione IVA al <strong>1° gennaio 2026</strong> richiede alle <strong>associazioni sportive dilettantistiche (ASD)</strong> un approccio proattivo nella gestione fiscale. La proroga offre l’opportunità di adottare strategie mirate per mitigare l’impatto economico derivante dalla mancata detrazione dell’IVA sugli acquisti e migliorare la sostenibilità finanziaria delle attività associative.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>1. Revisione e analisi delle attività svolte</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le ASD devono distinguere con precisione tra le attività <strong>istituzionali</strong> (esenti da IVA) e quelle <strong>commerciali</strong> (soggette a IVA). Questa distinzione è fondamentale per comprendere:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Quali operazioni rientrano nell’esenzione IVA.</li>
<li>Se alcune attività commerciali possano essere <strong>rivalutate o ridotte</strong> per minimizzare gli effetti della nuova disciplina fiscale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, i corsi di avviamento allo sport per i soci saranno esenti, ma eventuali servizi extra, come la vendita di materiale sportivo o l’organizzazione di eventi aperti al pubblico, potrebbero rimanere soggetti a IVA. Una corretta catalogazione delle attività permetterà di ottimizzare la gestione delle risorse.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>2. Pianificazione dei costi e delle entrate</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La perdita del diritto alla detrazione IVA sugli acquisti rappresenta una criticità non trascurabile. Per ridurre l’impatto, le ASD possono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Rinegoziare contratti con i fornitori</strong>, cercando di ottenere condizioni più vantaggiose o prezzi netti che riducano l’aggravio del costo dell’IVA.</li>
<li>Valutare l’acquisto di beni durevoli (es. attrezzature sportive) <strong>prima dell’entrata in vigore del regime di esenzione</strong> per massimizzare la detrazione dell’IVA ancora applicabile.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>3. Implementazione di una contabilità separata</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Per evitare errori e sanzioni fiscali, le associazioni devono dotarsi di sistemi contabili aggiornati in grado di:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Separare con chiarezza le entrate e le uscite relative alle attività istituzionali esenti da quelle commerciali.</li>
<li>Documentare in modo preciso tutte le operazioni economiche effettuate.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Un software gestionale adatto alle associazioni sportive può semplificare questo processo, garantendo maggiore precisione e trasparenza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>4. Formazione e consulenza fiscale</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo cruciale è rappresentato dalla formazione di dirigenti e volontari. La normativa fiscale è complessa, e il rischio di errori è elevato. Investire in <strong>corsi di aggiornamento</strong> e collaborare con un consulente fiscale esperto permette di:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Comprendere appieno i dettagli della normativa.</li>
<li>Individuare eventuali <strong>agevolazioni fiscali</strong> ancora accessibili alle associazioni.</li>
<li>Ottimizzare la gestione delle risorse economiche e organizzative.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>5. Valutazione delle alternative fiscali</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Infine, le ASD possono considerare eventuali <strong>regimi fiscali alternativi</strong>. Ad esempio, se la componente commerciale delle attività è predominante, potrebbe essere vantaggioso adottare un regime fiscale che consenta la detrazione IVA, valutando caso per caso le implicazioni economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>chiave del successo</strong> sarà una pianificazione anticipata e una gestione oculata delle risorse disponibili. Le associazioni sportive dilettantistiche possono così affrontare con serenità il passaggio al nuovo regime di esenzione IVA, sfruttando la proroga al 2026 come opportunità per rafforzare la propria struttura organizzativa ed economica.</p>
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<h2 style="text-align: justify;">Considerazioni Finali</h2>
<p style="text-align: justify;">La proroga introdotta dal <strong>Decreto Milleproroghe 2024</strong>, che rinvia al <strong>1° gennaio 2026</strong> l’entrata in vigore del nuovo regime di esenzione IVA per gli enti associativi, rappresenta un’opportunità preziosa per le <strong>associazioni sportive dilettantistiche (ASD)</strong>. Questo slittamento concede il tempo necessario per prepararsi adeguatamente ai cambiamenti fiscali, ottimizzando la gestione contabile, pianificando i costi e rafforzando la propria struttura organizzativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le criticità, come l’aumento dei costi dovuto alla mancata detrazione dell’IVA, le ASD possono sfruttare questo periodo per individuare soluzioni concrete: dalla <strong>revisione delle attività istituzionali e commerciali</strong>, alla negoziazione con fornitori, fino alla formazione del personale amministrativo. Un approccio proattivo e pianificato consentirà non solo di ridurre gli impatti negativi della nuova normativa, ma anche di rafforzare la sostenibilità economica delle associazioni nel lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">In un settore, come quello sportivo dilettantistico, che svolge un ruolo fondamentale nella promozione dei valori sociali e della salute, la corretta gestione delle risorse fiscali e finanziarie diventa una priorità. È quindi essenziale che le ASD utilizzino il tempo concesso dalla proroga per adattarsi al meglio, collaborando con esperti fiscali e adottando strumenti organizzativi più efficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la giusta preparazione, le associazioni potranno affrontare il <strong>nuovo regime di esenzione IVA</strong> non come un ostacolo, ma come un’opportunità per migliorare la propria efficienza e garantire un futuro solido e sostenibile alle proprie attività.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Milleproroghe-2024-Rinvio-del-Regime-di-Esenzione-IVA-al-2026/">Milleproroghe 2024: Rinvio del Regime di Esenzione IVA al 2026</a> was first posted on Dicembre 17, 2024 at 12:26 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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