2.9 C
Rome
venerdì 27 Gennaio 2023

Licenza esclusiva e non esclusiva di marchio da privato: quando non scatta la tassazione?

Se si opta per l’interpretazione in linea con la relazione ministeriale all’articolo 49 TUIR (ora articolo 53 TUIR), si può sostenere che nel licensing i compensi incassati a titolo di royalties da una persona fisica non agente come imprenditore che concede in licenza un brand registrato ad una società di capitali, costituirebbero un “non reddito”, dunque sarebbero fiscalmente non imponibili. Ma quando esattamente questo accade in relazione al marchio d’impresa? E nel caso di marchio collettivo le royalties vanno dichiarate in Unico? Se si, come?

Concessione in licenza non esclusiva di marchio d’impresa

Se si opta per l’interpretazione in linea con la relazione ministeriale all’art 49 TUIR (ora articolo 53 TUIR) si può sostenere che nel licensing i compensi incassati a titolo di royalties da una persona fisica non agente come imprenditore che concede in licenza un brand registrato ad una società di capitali costituirebbero un “non reddito”.

Secondo la nostra ricostruzione favorevole alla detassazione, a supporto della citata relazione, la risoluzione n°33/E dell’agenzia delle Entrate che configura tali corrispettivi come redditi diversi, contempla un caso diverso dall’ipotesi in esame, cioè una concessione in licenza non esclusiva, invece, nel caso di specie si tratterebbe di concessione esclusiva perché la persona fisica non utilizzerebbe il marchio dopo averlo concesso in uso e lo attribuirebbe unicamente alla società in questione.

Inoltre dalla relazione governativa al TUIR si ricava quale indice sintomatico della attività d’impresa, la concessione non esclusiva, requisito che appunto non sussiste nel nostro caso.

Tale ragionamento fila riguardo all’ipotesi in cui oggetto di licenza appunto esclusiva, sia un marchio d’impresa.

Quindi: in caso di licenza esclusiva, (quando cioè l’uso del marchio per prodotti o servizi è totalmente in capo al licenziatario per cui il titolare del marchio si impegna a non farne più uso in prima persona per tutto il periodo di durata della licenza né a concederlo ad altri) del marchio d’impresa, i compensi ricevuti sarebbero fiscalmente non imponibili, considerando anche che la relazione governativa all’articolo 53 ricollega la licenza non esclusiva (e non quella esclusiva) all’esercizio di attività d’impresa.

Dunque il soggetto persona fisica in questione non dovrebbe pagare imposte nel caso di concessione in licenza esclusiva del marchio d’impresa alla società di capitali.

Cosa accade invece nell’ipotesi di concessione in uso di un marchio collettivo?

Per quanto riguarda il marchio collettivo, occorre evidenziare che per sua natura, tale tipologia di marchio a differenza di quello classico aziendale, si presta ad essere utilizzato simultaneamente da una pluralità di imprenditori autonomi tra loro che, accomunati dai medesimi “product process” o dalla stessa collocazione territoriale, producono beni aventi le stesse caratteristiche. Dunque la sua concessione in uso si inserisce in generale nel quadro di una licenza “non esclusiva” perché nella prassi commerciale più soggetti sono licenziatari dello stesso marchio in relazione agli stessi prodotti e il titolare, si riserva la funzione effettiva di controllo e garanzia al rispetto del regolamento d’uso da parte dei soggetti utilizzatori. Sebbene il titolare possa essere un soggetto non imprenditore, in genere si tratta comunque di enti quindi consorzi e associazioni preposti alla funzione di garanzia e all’organizzazione unitaria e di coordinamento. Quindi si è in genere fuori dall’ipotesi di persona fisica agente al di fuori di attività d’impresa e risulta pertanto difficile configurare una detassazione delle royalty incassate per le stesse caratteristiche del marchio collettivo (lo stesso articolo 2570 codice civile parla di concessione dell’uso a “produttori e commercianti”), mentre sarebbero certamente qualificabili come un “non” reddito imponibile” le plusvalenze realizzate a seguito di cessione del marchio collettivo.

Dunque, la persona fisica che concede il licenza un marchio collettivo alla società di capitali non potrebbe, a rigor di logica, sottrarre alla tassazione le royalties cosi incassate, dovendole quindi dichiarare in Unico come redditi diversi ex lettera l, comma 1, dell’articolo 67 del TUIR nel quadro RL di Unico persone fisiche, sezione II-A.

Sintesi del nostro orientamento giuridico-tributario

Le plusvalenze da cessione del marchio d’impresa e collettivo e le royalties da concessione in licenza esclusiva, ad eccezione di quelle da concessione in licenza del marchio collettivo, percepite dalla persona fisica agente al di fuori di attività di impresa e corrisposte dalla società di capitali (rispettivamente cessionaria e licenziataria), dovrebbero essere fiscalmente non imponibili.

Per pianificare la registrazione e la futura concessione in licenza di un marchio, sia esso di impresa o collettivo e godere del regime di detassazione fiscale,  contattateci subito al NUMERO VERDE 800. 19. 27. 52!

Iscriviti alla Newsletter

Altri Articoli