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	<title>Reti di Impresa - Commercialista.it</title>
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	<description>Il Portale dei Commercialisti Italiani</description>
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	<title>Reti di Impresa - Commercialista.it</title>
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	<item>
		<title>Le reti di impresa nelle PMI: un modello di crescita collaborativa</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Le-reti-di-impresa-nelle-PMI-un-modello-di-crescita-collaborativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Commercialista.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 11:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti di Impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le reti di impresa rappresentano un&#8217;opportunità strategica per le Piccole e Medie Imprese (PMI) che desiderano crescere e competere in un mercato sempre più globale. Questo modello consente alle aziende di collaborare, condividere risorse e competenze, e affrontare insieme le sfide del mercato, mantenendo al contempo la propria indipendenza giuridica. Cos&#8217;è una Rete di Impresa? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le reti di impresa rappresentano un&#8217;opportunità strategica per le Piccole e Medie Imprese (PMI) che desiderano crescere e competere in un mercato sempre più globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo modello consente alle aziende di <strong>collaborare, condividere risorse e competenze, e affrontare insieme le sfide del mercato, mantenendo al contempo la propria indipendenza giuridica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è una Rete di Impresa?</h2>
<p style="text-align: justify;">Una rete di impresa è una forma di collaborazione tra aziende, formalizzata attraverso un contratto, in cui le imprese partecipanti si impegnano a collaborare per realizzare progetti comuni. L&#8217;obiettivo è rafforzare la competitività delle singole imprese senza dover necessariamente fondersi o creare una nuova entità giuridica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le imprese in rete possono condividere risorse e know-how, migliorare l&#8217;efficienza produttiva, ampliare i mercati di riferimento e sviluppare nuovi prodotti o servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Vantaggi per le PMI</h2>
<p style="text-align: justify;">Le PMI, che spesso hanno risorse limitate, possono beneficiare notevolmente da questo tipo di collaborazione. Alcuni dei principali vantaggi includono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Maggiori opportunità di crescita</strong>: Entrare in una rete permette di accedere a nuovi mercati e di aumentare la visibilità a livello nazionale e internazionale.</li>
<li><strong>Condivisione delle competenze</strong>: Le PMI possono condividere competenze tecniche, organizzative o commerciali, favorendo l’innovazione e l&#8217;aggiornamento tecnologico.</li>
<li><strong>Ottimizzazione dei costi</strong>: Attraverso l’acquisto collettivo di beni e servizi, le imprese possono ridurre i costi di approvvigionamento e migliorare l’efficienza.</li>
<li><strong>Accesso ai finanziamenti</strong>: Le reti di impresa spesso hanno un accesso facilitato a finanziamenti pubblici e agevolazioni fiscali, specialmente per progetti di innovazione o internazionalizzazione.</li>
<li><strong>Rafforzamento della competitività</strong>: La collaborazione tra imprese consente di migliorare la posizione competitiva sul mercato, affrontando meglio le sfide imposte da una concorrenza sempre più globale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Tipologie di Reti di Impresa</h2>
<p style="text-align: justify;">Le reti di impresa possono essere suddivise in diverse tipologie, a seconda degli obiettivi e della struttura:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Reti Contrattuali</strong>: La forma più diffusa, in cui le imprese si accordano su specifici obiettivi condivisi, come la realizzazione di un progetto o l’ingresso in un nuovo mercato.</li>
<li><strong>Reti Soggettive</strong>: In questo caso, le imprese creano una nuova entità giuridica per gestire più efficacemente i progetti comuni.</li>
<li><strong>Reti Temporanee</strong>: Costituite per un periodo limitato, solitamente per affrontare un progetto specifico o partecipare a un bando di gara.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Esempi di Progetti in Rete</h2>
<p style="text-align: justify;">Le PMI che partecipano a una rete di impresa possono sviluppare progetti in diversi ambiti, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Ricerca e Innovazione</strong>: Collaborazione per lo sviluppo di nuovi prodotti o tecnologie.</li>
<li><strong>Internazionalizzazione</strong>: Esplorazione di nuovi mercati attraverso la condivisione di competenze e risorse.</li>
<li><strong>Digitalizzazione</strong>: Iniziative volte a migliorare i processi produttivi o a implementare soluzioni di e-commerce e marketing digitale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Incentivi e Agevolazioni</h2>
<p style="text-align: justify;">In Italia, la legge n. 122 del 2010 ha introdotto il contratto di rete, prevedendo anche specifiche agevolazioni per le imprese che vi aderiscono. Questi incentivi possono includere agevolazioni fiscali, contributi pubblici per progetti di innovazione e internazionalizzazione e accesso facilitato ai finanziamenti per le PMI.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Conclusione</h2>
<p style="text-align: justify;">Le reti di impresa rappresentano uno strumento fondamentale per le PMI che vogliono rafforzare la loro competitività, migliorare l’efficienza operativa e accedere a nuove opportunità di mercato. Attraverso la collaborazione e la condivisione di risorse, le imprese in rete possono affrontare in modo più efficace le sfide economiche e tecnologiche, garantendo una crescita sostenibile nel tempo.</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Le-reti-di-impresa-nelle-PMI-un-modello-di-crescita-collaborativa/">Le reti di impresa nelle PMI: un modello di crescita collaborativa</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Le-reti-di-impresa-nelle-PMI-un-modello-di-crescita-collaborativa/">Le reti di impresa nelle PMI: un modello di crescita collaborativa</a> was first posted on Ottobre 25, 2024 at 1:00 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;In vino veritas&#8221; per il Made in Italy. Marchio Collettivo Geografico e Patent Box, un connubio vincente nel settore vitivinicolo per altissimi profitti,forte risparmio fiscale e anticontraffazione.</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/in-vino-veritas-per-il-made-in-italy-marchio-collettivo-geografico-e-patent-box-un-connubio-vincente-nel-settore-vitivinicolo-per-altissimi-profittiforte-risparmio-fiscale-e-anticontraffazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 16:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guida  giuridico – fiscale al MCG (marchio collettivo geografico) nel settore vitivinicolo</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/in-vino-veritas-per-il-made-in-italy-marchio-collettivo-geografico-e-patent-box-un-connubio-vincente-nel-settore-vitivinicolo-per-altissimi-profittiforte-risparmio-fiscale-e-anticontraffazione/">“In vino veritas” per il Made in Italy. Marchio Collettivo Geografico e Patent Box, un connubio vincente nel settore vitivinicolo per altissimi profitti,forte risparmio fiscale e anticontraffazione.</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/in-vino-veritas-per-il-made-in-italy-marchio-collettivo-geografico-e-patent-box-un-connubio-vincente-nel-settore-vitivinicolo-per-altissimi-profittiforte-risparmio-fiscale-e-anticontraffazione/">&#8220;In vino veritas&#8221; per il Made in Italy. Marchio Collettivo Geografico e Patent Box, un connubio vincente nel settore vitivinicolo per altissimi profitti,forte risparmio fiscale e anticontraffazione.</a> was first posted on Novembre 22, 2017 at 5:05 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> La valorizzazione del marchio collettivo nel settore dei vini è un Business in progressiva crescita per la primaria importanza assunta a livello di marketing  e sotto il profilo della tutela rafforzata dei consumatori rispetto alle peculiari caratteristiche dei relativi prodotti. Si tratta quindi di una tematica in primo piano per le PMI (piccole e medie imprese), per le associazioni di categoria, i consorzi e tutti gli altri  operatori del settore vitivinicolo che puntano sul Made in Italy. Illustriamo una guida pratica utile a comprendere i vantaggi di questo innovativo Brand, come fare per crearlo e i fortissimi sgravi fiscali riservati alle imprese che investono in ricerca e innovazione del MCG. </p>
<p> La valorizzazione del marchio  collettivo nel settore dei vini è un Business in progressiva crescita per la primaria importanza assunta a livello di marketing e sotto il profilo della tutela rafforzata dei consumatori rispetto alle peculiari caratteristiche dei relativi prodotti. Si tratta quindi di una tematica in primo piano per le PMI (piccole e medie imprese), per le associazioni di categoria, i consorzi e tutti gli altri  operatori del settore vitivinicolo che puntano sul Made in Italy. </p>
<p> Il “vestito “ tipico che il marchio collettivo indossa per le bottiglie di vino pregiato e di alta qualità Made in italy è il marchio collettivo geografico (MCG). </p>
<p> Il marchio collettivo geografico è disciplinato dall&#8217;art 11 co. 4 CPI il quale, in in deroga alla regola generale di cui all’art. 13 co. 1 CPI, prevede che “un marchio collettivo può consistere in segni o indicazioni che nel commercio possono servire per designare la provenienza geografica di prodotti o servizi”. In sintesi il nostro ordinamento consente la registrazione come marchio collettivo del cd. Toponimo. </p>
<p> Perché registrare un MCG di vini  </p>
<p> I vantaggi legati a questa tipologia di Brand sono i seguenti:</p>
<p> garantire alti  standard qualitativi, la provenienza e la composizione del vino del nostro territorio;</p>
<p> proteggere la produzione vitivinicola da contraffazioni ed illecita, concorrenza in Italia ed all&#8217;estero;</p>
<p> incrementare la garanzia dei consumatori;</p>
<p> creare per le imprese un prezioso valore aggiunto che si converte in profitti elevatissimi, prestigio a livello di immagine imprenditoriale e potente redditività sul mercato;</p>
<p>rafforzare la comunicazione e la politica di marketing degli imprenditori del settore; </p>
<p> investendo nella innovazione e ricerca, consente di godere degli straordinari bonus fiscali del Patent Box. </p>
<p> Flessibilità del MCG rispetto alle Denominazioni di Origine</p>
<p> La particolarità funzionale del il marchio collettivo geografico rispetto alle Denominazioni di Orgine è l&#8217;operatività del  controllo a livello privatistico e non pubblicistico, bypassando i limiti formali di accesso delle seconde. </p>
<p> Infatti, la differenza tra il MC/MCG, da un lato, e la denominazione di origine (DOP) e l’indicazione geografica (IGP), dall’altro, è che mentre qualsiasi soggetto può registrare il MC/MCG, l’istanza di registrazione delle denominazioni può essere presentata soltanto dalle associazioni dei produttori e/o trasformatori e solo in casi eccezionali e a condizioni ben precise da persone fisiche o giuridiche e nel rispetto del disciplinare della denominazione. </p>
<p> Ciò si traduce in un enorme vantaggio per gli operatori del settore che intendono investire in un Business differenziato e semplificato. Potrà farlo qualsiasi persona fisica o giuridica, pubblica o privata. </p>
<p> MCG e Indicazioni geografiche a confronto</p>
<p> Marchio Collettivo: iter burocratico semplice, requisiti stabiliti dal titolare, anche per prodotti/servizi non agroalimentari, nessuna necessità di legame storico con territorio, controlli effettuati dal titolare;</p>
<p> Indicazioni Geografiche:  iter burocratico complesso, requisiti stabiliti dalla legge, solo per prodotti agroalimentari, necessita di legame storico, controlli effettuati da soggetti pubblici. </p>
<p> Cosa fare per creare il vostro MCG di vini</p>
<p> Gli interessati alla creazione di un marchio collettivo geografico di vini, dovranno procedere ai seguenti adempimenti:</p>
<p> la redazione di un disciplinare contenente esclusivamente il nome del prodotto, la zona di produzione, le caratteristiche del prodotto e le tecniche di produzione;</p>
<p> il deposito di un marchio con allegato un regolamento d&#8217;uso, nel quale sono specificati, oltre alle condizioni di accesso degli operatori interessati (e in primo luogo il rispetto del disciplinare), il sistema sanzionatorio per i contravventori e il dispositivo per i controlli;</p>
<p> la definizione di un sistema di controlli, che potranno essere effettuati direttamente dal titolare del marchio oppure, come è di gran lunga preferibile per ragioni di trasparenza, attraverso un organismo terzo e indipendente;</p>
<p> la concessione del marchio a beneficio dei soggetti interessati che avranno superato i controlli e il loro inserimento in un apposito registro da tenere costantemente aggiornato con nuove iscrizioni. </p>
<p> Ricerca e innovazione per un marchio collettivo Top per il vino e Bonus fiscali</p>
<p> E&#8217; chiaramente  essenziale  in questo ambito, investire in ricerca e innovazione per:</p>
<p> ottimizzare i processi di produzione;</p>
<p> selezionare le materie prime migliori;</p>
<p> implementare gli standard qualitativi dei prodotti. </p>
<p> A tal fine gli interessati potranno godere dei  bonus fiscali previsti dall&#8217;opzione agevolativa Patent Box L. 190/2014 legge di Stabilità) come modificata dall&#8217;Investment Compact del 2015 che consente di detassare al 50% le royalty derivanti dalla concessione in licenza di questa tipologia di marchi e le plusvalenze incassate a seguito della cessione degli stessi. </p>
<p> Se operate nel settore vitivinicolo e desiderate creare un Brand vincente, attivando gli imperdibili Bonus fiscali del Patent Box, </p>
<p> contattateci al numero verde 800. 19. 27. 52</p></p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/in-vino-veritas-per-il-made-in-italy-marchio-collettivo-geografico-e-patent-box-un-connubio-vincente-nel-settore-vitivinicolo-per-altissimi-profittiforte-risparmio-fiscale-e-anticontraffazione/">“In vino veritas” per il Made in Italy. Marchio Collettivo Geografico e Patent Box, un connubio vincente nel settore vitivinicolo per altissimi profitti,forte risparmio fiscale e anticontraffazione.</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/in-vino-veritas-per-il-made-in-italy-marchio-collettivo-geografico-e-patent-box-un-connubio-vincente-nel-settore-vitivinicolo-per-altissimi-profittiforte-risparmio-fiscale-e-anticontraffazione/">&#8220;In vino veritas&#8221; per il Made in Italy. Marchio Collettivo Geografico e Patent Box, un connubio vincente nel settore vitivinicolo per altissimi profitti,forte risparmio fiscale e anticontraffazione.</a> was first posted on Novembre 22, 2017 at 5:05 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il marchio collettivo: un grandissimo  Business nel mondo del turismo. Perchè una struttura ricettiva dovrebbe scegliere il marchio collettivo?</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-marchio-collettivo-un-grandissimo-business-nel-mondo-del-turismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 08:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto dei Consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guida al marchio collettivo per aziende turistiche 2017</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-marchio-collettivo-un-grandissimo-business-nel-mondo-del-turismo/">Il marchio collettivo: un grandissimo  Business nel mondo del turismo. Perchè una struttura ricettiva dovrebbe scegliere il marchio collettivo?</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-marchio-collettivo-un-grandissimo-business-nel-mondo-del-turismo/">Il marchio collettivo: un grandissimo  Business nel mondo del turismo. Perchè una struttura ricettiva dovrebbe scegliere il marchio collettivo?</a> was first posted on Marzo 28, 2017 at 10:40 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le aziende turistiche sanno che le strutture ricettive possono contare su un’ “etichetta top” sul mercato: il marchio collettivo. Trattasi in sintesi  di un brand di “qualità ambientale” che garantisce origine, natura e qualità dei propri prodotti o servizi, ponendosi come presupposto fondamentale per creare  un business di affari enorme e  promuovere il sistema turistico provinciale anche a livello internazionale. Vediamo più da vicino quali sono i vantaggi commerciali e fiscali ottenibili da un’azienda turistica che decide di registrare un marchio collettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Marchio collettivi privati e pubblici per le aziende turistiche</h2>
<p>Marchi privati collettivi: attestano la conformità del prodotto o del servizio a determinati requisiti definiti in un disciplinare tecnico (regolamento d’uso) che non è regolato  da una normativa, ma è stabilito tramite un accordo privato tra aziende e/o organismi privati che vogliono valorizzare le caratteristiche specifiche del loro prodotto o del servizio. Una volta approvato, il disciplinare diventa un documento pubblico rispetto al quale qualsiasi azienda potrà chiedere la certificazione, assoggettandosi  al relativo sistema di controllo. Marchi pubblici collettivi: sono marchi collettivi a garanzia pubblica, il cui accesso avviene sulla base di una scelta volontaria. I requisiti richiesti ed i sistemi di controllo e certificazione sono tuttavia  stabiliti da norme cogenti (regolamenti comunitari, leggi nazionali o regionali). Tali certificazioni regolamentate sono rilasciate da organismi di controllo di parte terza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Perché una struttura ricettiva dovrebbe scegliere un marchio collettivo?</h2>
<p>Registrando o acquistando in licenza  un marchio collettivo, un’azienda turistica potrà :</p>
<p>ottenere una grandissima visibilità sul mercato vedendo crescere in modo esponenziale i propri guadagni;<br />
godere del prestigio di  un’immagine unitaria che l’utente finale riconoscerà  quale indicazione di eccellenza  della qualità dell’offerta del territorio;<br />
ottenere potentissimi sgravi fiscali sui redditi derivanti dall’utilizzo del brand, se si  investe in ricerca e innovazione dello stesso, attraverso i bonus fiscali del Patent Box ex art 1 L. 190/2014, previo esercizio della relativa opzione ;<br />
garantire agli utenti e consumatori   la qualità del servizio e del  prodotto  rispondente a standard e elevati e processi di gestione di altissimo livello;<br />
attestare la sostenibilità dell’offerta turistica e produttiva del territorio garantendo  l’accesso ai servizi e prodotti a minor impatto ambientale.</p>
<h2></h2>
<h2>Marchio collettivo regionale  per gli uffici di informazione turistica</h2>
<p>Il marchio collettivo, in genere in forma di  marchio collettivo pubblico regionale,  può rivelarsi una straordinaria opportunità anche per gli uffici di informazione turistica che si propongano di garantire determinati standard di qualità ed in particolare:</p>
<p>ufficio informazioni turistiche (UIT);<br />
ufficio di informazione ed accoglienza turistica (IAT);<br />
ufficio di informazione ed accoglienza turistica che effettua anche il servizio di prenotazione (IAT-R dove la R sta per reservation).</p>
<p>Per registrare il vostro marchio collettivo o acquistarne uno in licenza, pianificare  con successo la vostra progettualità d’impresa e ottenere gli straordinari bonus fiscali del  Patent Box,</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-marchio-collettivo-un-grandissimo-business-nel-mondo-del-turismo/">Il marchio collettivo: un grandissimo  Business nel mondo del turismo. Perchè una struttura ricettiva dovrebbe scegliere il marchio collettivo?</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/il-marchio-collettivo-un-grandissimo-business-nel-mondo-del-turismo/">Il marchio collettivo: un grandissimo  Business nel mondo del turismo. Perchè una struttura ricettiva dovrebbe scegliere il marchio collettivo?</a> was first posted on Marzo 28, 2017 at 10:40 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Arriva il  Brand di successo per Make Up e cosmetici Bio &#8220;made in Italy&#8221;: il marchio collettivo. Spunti per un Business Plan strategico con i bonus fiscali del Patent Box</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 18:09:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guida al marchio collettivo per le aziende di make up e cosmetici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutti sanno che l’Italia è leader per la produzione di make up e cosmetica, provenendo oltre il 60% dei trucchi utilizzati dalle donne di tutto il mondo da fabbriche nazionali che vendono poi i prodotti ai marchi più conosciuti nella platea mondiale. L&#8217;’industria italiana riesce da sola a far girare 144 miliardi di euro considerando il markup, cioè il ricarico, delle case di cosmesi, dei rivenditori e delle profumerie ma è tuttavia un’eccellenza “silenziosa”. Le griffe francesi americane e giapponesi più note a livello universale, affidano con la massima fiducia la produzione di trucchi, creme e smalti alle imprese italiane, oltre alla progettazione di formule innovative. E se la potenzialità delle aziende italiane nel settore make up e cosmetica potessero venire allo scoperto, indossando un potente e strategico Brand “di proprietà”? La soluzione perfetta è assolutamente il marchio collettivo che, in combinazione con i bonus fiscali del Patent Box assicurerebbe un Business perfetto per questo settore così richiesto sul mercato mondiale. Ecco la guida pratica con interessanti spunti per un Business Plan di successo! </p>
<p> Le aziende cosmetiche  italiane : un&#8217; eccellenza nascosta con fatturati ultra miliardari</p>
<p> Non tutti sanno che l’Italia è leader per la produzione di make up e cosmetica, provenendo oltre il 60% dei trucchi utilizzati dalle donne di tutto il mondo da fabbriche nazionali che vendono poi i prodotti ai marchi più conosciuti nella platea mondiale,. Inoltre l&#8217;Italia si classifica come il quarto paese europeo per il consumo di prodotti di bellezza. Alcuni esempi di prodotti top nelle classifiche di fatturato sono mascara, liquid lipstick, fondotinta che da solo vale 214 milioni di euro per il made in Italy, BB cream e CC cream. </p>
<p> L&#8217;’industria italiana riesce da sola a far girare 144 miliardi di euro considerando il markup, cioè il ricarico, delle case di cosmesi, dei rivenditori e delle profumerie ma è tuttavia un’eccellenza “silenziosa”. Le griffe francesi americane e giapponesi più note a livello universale, affidano con la massima fiducia la produzione di trucchi, creme e smalti alle imprese italiane, oltre alla progettazione di formule innovative. </p>
<p> Il settore cosmetico nell’ultimo decennio ha quindi registrato un incremento esponenziale, sfidando la crisi degli altri settori: le ragioni di questo grandissimo successo sono da imputare in primis alla qualità dei prodotti e alla scrupolosa normativa che regolamenta le produzioni, ma soprattutto all’eccellenza dei ricercatori e alla strategica individuazione aziendale di nuovi  i trend di creatività e di cultura del bello. </p>
<p> Successo dei prodotti cosmetici Bio</p>
<p> In questo scenario, nell&#8217;ottica di una valorizzazione sempre maggiore del Made in Italy spiccano anche i marchi di Make Up nel settore Green e Bio, che recepiscono perfettamente lo spostamento dell&#8217;attenzione del consumatore dal pack alla composizione dei prodotti conformi al rispetto ambientale e all’uso di ingredienti di derivazione naturale o a km zero (cioè la cui vendita avviene in un’area distante pochi chilometri da quella di produzione)</p>
<p> A tal proposito si evidenzia che le imprese biologiche stanno attraversando un periodo di profonda ristrutturazione e di adeguamento in relazione alle rapide evoluzioni di mercato e di politica, le quali impongono una maggiore efficacia competitiva e il raggiungimento di standard qualitativi e produttivi sempre più elevati. </p>
<p> Il marchio collettivo per valorizzare l&#8217;eccellenza italiana “nascosta”</p>
<p> E se la potenzialità delle aziende italiane nel settore make up artists e cosmetica potessero venire allo scoperto, creando un business a livello nazionale e internazionale, indossando un potente e strategico Brand di proprietà? La soluzione perfetta è assolutamente il marchio collettivo che consentirebbe di:</p>
<p> accrescere la visibilità sul mercato delle aziende italiane; </p>
<p> valorizzare il made in Italy;</p>
<p> certificare il valore aggiunto alla qualità del prodotto;</p>
<p> tutelare maggiormente i consumatori; </p>
<p> ottenere enormi sgravi fiscali. </p>
<p> Con specifico riferimento alle aziende Bio, la differenziazione del proprio prodotto biologico tramite l’applicazione di marchi collettivi consentirebbero alle stesse di :</p>
<p> rafforzarsi in termini di immagine sul territorio;</p>
<p> rapportarsi in maniera adeguata con i diversi operatori della filiera;</p>
<p> essere competitive nei confronti delle altre produzioni estere;</p>
<p> inserirsi anche al di fuori dei tradizionali canali di mercato e, allo stesso tempo, posizionarsi su specifiche nicchie di consumo; </p>
<p> ottenere incentivi finanziari  oltre ai bonus fiscali. </p>
<p> NB Un marchio collettivo bio, conferirebbe “identità” al prodotto, sia attraverso la rintracciabilità delle materie prime, sia attraverso la valorizzazione delle aree geografiche di provenienza frenando, così, il processo di standardizzazione nel quale sono oggi coinvolti i prodotti biologici nazionali</p>
<p> Cos&#8217;è e come funziona il marchio collettivo</p>
<p> La dissociazione tra titolarità  del singolo imprenditore, di di un ente privato o pubblico o di una associazione (licenziante) e l&#8217;utilizzo plurimo da parte dei singoli imprenditori produttori o commercianti (licenziatari) i quali devono osservare le norme dettate dal regolamento d&#8217;uso e disciplinare di produzione, segna la distinzione fondamentale tra marchio collettivo e marchio di impresa o marca. La funzione tipica del marchio collettivo è fondamentalmente diversa da quella del marchio d’impresa: il marchio collettivo è diretto ad identificare e distinguere i prodotti, non in ragione della provenienza da una determinata impresa, ma in ragione delle caratteristiche e qualità stabilite preventivamente e esplicitamente dal titolare del marchio. </p>
<p> Business Plan per il marchio collettivo nel settore Make Up e Cosmetics  </p>
<p> Le aziende interessate ad incrementare esponenzialmente i fatturati ed emergere visibilmente nello scenario concorrenziale potranno intraprendere un percorso di valorizzazione attraverso la costituzione di un marchio collettivo. </p>
<p> A tal fine occorrerà:</p>
<p> A) in via preliminare , a livello di marketing effettuare un’analisi SWOT (analisi dei punti di forza/debolezza, vincoli/opportunità). Si tratta di un procedimento che fornisce informazioni fondamentali per la definizione di linee strategiche ed azioni di intervento mirate alla valorizzazione delle produzioni. </p>
<p> Con riferimento al settore biologico, la necessità di riconvertire lo stesso verso nuovi obiettivi che non siano semplicemente l’incremento della produttività ma che si colleghino al potenziamento della qualità, al recupero del territorio e alla valorizzazione commerciale del prodotto, richiede la realizzazione di linee strategiche ben precise. </p>
<p> B) Sotto il profilo giuridico/ commerciale, definire:</p>
<p> un organismo di gestione, ossia il titolare del marchio; </p>
<p> un regolamento d&#8217;uso e disciplinare di produzione, che specifichino la descrizione delle caratteristiche del prodotto/i e delle particolarità che lo contraddistinguono e le modalità di lavorazione;</p>
<p> i punti critici del processo in cui attivare forme di autocontrollo e controllo;</p>
<p> un organismo di controllo esterno; </p>
<p> delle procedure di omologazione e delle procedure di controllo. </p>
<p> Attenzione Nel caso poi in cui il titolare del marchio sia un ente pubblico, è necessario prevedere la costituzione di una legge istitutiva del marchio; un regolamento d’uso del marchio, riportante le nome che tutelano l’uso del marchio collettivo. </p>
<p> Patent Box in aiuto alla ricerca e innovazione cosmetica  </p>
<p> Il settore cosmetico è quindi quello nel quale ogni prodotto richiede una tecnologia su misura, materie prime differenti, innovazioni e impianti specifici, uno scenario insomma che, quando il prodotto indossa un marchio collettivo ( o anche d&#8217;impresa), calza a pennello con i presupposti di applicazione del bonus fiscale ottenibile attraverso l&#8217;esercizio dell&#8217; opzione Patent Box ex art 1 L. 190/2014, agevolazione fiscale che consente di detassare il 50% dei redditi derivanti dall&#8217;utilizzo diretto e indiretto della proprietà intellettuale. E se l&#8217;azienda cosmetica risiede all&#8217;estero? No problem, potrà comunque godere delle agevolazioni fiscali sopra indicate se ha in Italia una SO (stabile organizzazione) a condizione che nel Paese di residenza viga un accordo contro la doppia imposizione. </p>
<p> Per registrare il vostro marchio collettivo ed attuare con successo la vostra progettualità d&#8217;impresa,</p>
<p> contattateci subito al numero verde 800. 19. 27. 52 !   </p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/make-up-cosmetici-bio-e-made-in-italy-business-idea-di-successo-con-marchio-collettivo-e-patent-box/">Arriva il  Brand di successo per Make Up e cosmetici Bio “made in Italy”: il marchio collettivo. Spunti per un Business Plan strategico con i bonus fiscali del Patent Box</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/make-up-cosmetici-bio-e-made-in-italy-business-idea-di-successo-con-marchio-collettivo-e-patent-box/">Arriva il  Brand di successo per Make Up e cosmetici Bio &#8220;made in Italy&#8221;: il marchio collettivo. Spunti per un Business Plan strategico con i bonus fiscali del Patent Box</a> was first posted on Marzo 15, 2017 at 7:09 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 11:16:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guida al marchio collettivo e Patent Box nel settore moda  2017</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un’accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l’ esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell’opzione</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</a> was first posted on Marzo 15, 2017 at 12:16 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Il marchio collettivo e il settore fashion si sposano perfettamente nello scenario di un mercato differenziato e  di qualità. Trattasi di un Brand, disciplinato dagli art 11 CPI e 2570 cc, che attesta la qualità e l’affidabilità di un prodotto realizzato e venduto nel rispetto di elevati standards produttivi, secondo criteri selezionati e garantiti di di eccellenza, soprattutto per il settore tessile. Guardiamo più da vicino quali sono  i vantaggi di questo straordinario marchio e le agevolazioni fiscali ottenibili attraverso l&#8217;analisi di un caso pratico. </p>
<p> Marchio collettivo nel mondo del “Fashion”  </p>
<p> Il marchio collettivo e il settore fashion si sposano perfettamente nello scenario di un mercato differenziato e  di qualità. Trattasi di un Brand, disciplinato dagli art 11 CPI e 2570 cc, che attesta la qualità e l’affidabilità di un prodotto realizzato e venduto nel rispetto di elevati standards produttivi, secondo criteri selezionati e garantiti di di eccellenza, soprattutto per il settore tessile. </p>
<p> Il vantaggio che un’azienda di moda può trarre dall’utilizzo di marchi collettivi, riguarda in particolare il fatto che questi rappresentano un efficace strumento di commercializzazione congiunta di prodotti provenienti da gruppi di imprese che singolarmente incontrerebbero difficoltà nell’affermazione dei propri prodotti sul mercato. </p>
<p> Il marchio collettivo consente di perseguire i seguenti obiettivi:</p>
<p> valorizzare l’immagine del prodotto e del marchio; </p>
<p> garantire un maggior valore aggiunto ai produttori aderenti; </p>
<p> garantire ai consumatori che i prodotti appartengono ad una determinata area di produzione e che posseggano determinate caratteristiche qualitative;</p>
<p> ottenere profitti esponenzialmente elevati ;</p>
<p> godere di fortissime agevolazioni fiscali se si investe in ricerca e innovazione (Patent Box) </p>
<p> NB Il marchio collettivo dunque, non contraddistingue il prodotto di un singolo imprenditore ma ne garantisce caratteristiche eterogenee quali l’origine, la qualità e la natura. La differenza principale rispetto ai marchi d&#8217;impresa o “individuali è quella per la quale i marchi collettivi creano una dissociazione fra titolarità (che resta in capo al licenziante) ed utilizzazione (che spetta ai commercianti o produttori licenziatari del marchio). </p>
<p> Gli imprenditori e gli enti privati o pubblici che intendono registrare marchio collettivo, devono predisporre un regolamento d’uso del marchio ed eventuale disciplinare di produzione attinenti rispettivamente alle regole di utilizzo e di lavorazione del prodotto, che vanno rispettate dagli aderenti al fine di ottenere il rilascio di un “certificato di conformità”, senza il quale non sarebbe possibile ottenere il diritto all’uso del marchio collettivo. </p>
<p> Nel settore fashion, un tipico esempio di marchio collettivo è Seri. Co, gestito dal Centro Tessile Serico. </p>
<p> Marchio collettivo nella moda e Patent Box: l&#8217;esempio pratico</p>
<p> Il caso  </p>
<p> Un’azienda di moda “Alfa” commercializza capi di abbigliamento attraverso un marchio collettivo ottenuto in licenza dal consorzio “X”. </p>
<p> Quesito</p>
<p> Quali benefits l&#8217;azienda Alfa trarrebbe nel suo business se decidesse di optare per l&#8217;agevolazione fiscale del Patent Box? </p>
<p> Cosa fare  </p>
<p> Occorre in primo luogo individuare i beni immateriali opzionabili con il Patent Box attraverso un’analisi dell’attività aziendale. </p>
<p> NB Nel dettaglio, sarà necessario scorporare i redditi derivanti dall’utilizzo del marchio da quelli non collegati allo stesso. Per tale rilevazione è necessario ed utile che l’azienda sia dotata di un sistema di  contabilità analitica o industriale. </p>
<p> Verifica che il bene rientri nell&#8217;agevolazione fiscale  </p>
<p> Nel caso in esame, il brand “indossato” dai capi di abbigliamento venduti, rappresenta un bene immateriale che corrisponde ad un bene opzionabile ex art 1 L. 190/2014 in quanto:</p>
<p> è un marchio collettivo;</p>
<p>  l&#8217;azienda ha ottenuto il diritto all&#8217;utilizzazione economica dello stesso attraverso il contratto di licenza stipulato con il consorzio che ne resta titolare;</p>
<p> il marchio ha contribuito alla formazione del reddito;</p>
<p> l&#8217;azienda Alfa ha investito in attività di ricerca e sviluppo del marchio e cioè: </p>
<p> attività di comunicazione e promozione (attraverso fiere, sponsorizzazioni, ecc. );</p>
<p> spese effettuate per la sua registrazione e il suo mantenimento;</p>
<p> spese effettuate per tutelare e difendere il marchio dai tentativi di imitazione in Italia e all’estero. </p>
<p> Inquadramento del tipo di utilizzo : diretto o indiretto? </p>
<p> L’azienda di moda, titolare del diritto allo sfruttamento economico del bene immateriale sebbene non proprietaria dello stesso ,valorizza il proprio brand tramite un tipo di utilizzo diretto, in quanto il reddito che realizza è il risultato della vendita di prodotti in cui è incorporato il valore del marchio ottenuto in licenza. </p>
<p> Ruling</p>
<p> L&#8217;utilizzo diretto rende obbligatoria la procedura di ruling, cioè quell’attività svolta in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate che consente di calcolare i benefici del Patent Box per in caso specifico e determinare con esattezza del reddito agevolabile</p>
<p> Soluzione  </p>
<p> Ponendo il caso che il reddito agevolabile (il quale corrisponde al contributo economico) definito a seguito della procedura di ruling fosse pari a € 10. 000. 000 e che l&#8217;azienda abbia provveduto autonomamente alla alle spese di ricerca e e innovazione, con un nexus ratio pari a 1, l&#8217;applicazione del Patent Box le consentirebbe di conseguire un risparmio fiscale del 50% detassando in totale € 5. 000. 000, con un risparmio “spalmato” in  5 anni per un  totale di € 25. 000. 000</p>
<p> Se operate nel settore moda e volete registrare il vostro marchio collettivo, oppure chiederne uno in licenza, pianificare con successo la vostra progettualità d&#8217;impresa e godere degli straordinari bonus fiscali del Patent Box, </p>
<p> non esitate a contattarci al numero verde 800. 19. 27. 52! </p></p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un’accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l’ esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell’opzione</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/fashion-e-moda-marchio-collettivo-e-patent-box-unaccoppiata-vincente-per-sfondare-nel-settore-l-esempio-pratico-per-misurare-i-benefici-fiscali-dellopzione/">Fashion e Moda. Marchio collettivo e Patent Box, un&#8217;accoppiata vincente per  sfondare nel settore: l&#8217; esempio pratico per misurare i benefici fiscali dell&#8217;opzione</a> was first posted on Marzo 15, 2017 at 12:16 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Lease &#8211; Back e monetizzazione alternativa del marchio collettivo: come trasformare immediatamente il vostro Brand in una quota di liquidità e lanciarlo sul mercato</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/lease-back-e-monetizzazione-alternativa-del-marchio-collettivo-come-trasformare-immediatamente-il-vostro-brand-in-una-quota-di-liquidit224-e-lanciarlo-sul-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 11:06:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guida giuridico-fiscale alle operazioni di Lease Back dei marchi d'impresa e collettivi e analisi della convenienza finanziaria, tributaria e contabile</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/lease-back-e-monetizzazione-alternativa-del-marchio-collettivo-come-trasformare-immediatamente-il-vostro-brand-in-una-quota-di-liquidit224-e-lanciarlo-sul-mercato/">Lease – Back e monetizzazione alternativa del marchio collettivo: come trasformare immediatamente il vostro Brand in una quota di liquidità e lanciarlo sul mercato</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/lease-back-e-monetizzazione-alternativa-del-marchio-collettivo-come-trasformare-immediatamente-il-vostro-brand-in-una-quota-di-liquidit224-e-lanciarlo-sul-mercato/">Lease &#8211; Back e monetizzazione alternativa del marchio collettivo: come trasformare immediatamente il vostro Brand in una quota di liquidità e lanciarlo sul mercato</a> was first posted on Febbraio 13, 2017 at 12:06 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Un marchio collettivo (o anche un marchio d&#8217;impresa) può essere “monetizzato” con il Lease Back? Con questa guida operativa analizziamo come funziona la “locazione finanziaria di ritorno” di un Brand, i vantaggi  economici e finanziari che ne derivano, come si conclude materialmente dal punto di vista giuridico &#8211; contrattuale e quando è lecita un&#8217;operazione di lease-back avente ad oggetto PI ( Intellectual Property), nello specifico un marchio collettivo. </p>
<p> Il marchio collettivo può essere oggetto di Lease &#8211; Back? </p>
<p> Come il marchio d&#8217;impresa, anche il marchio collettivo, Brand che si differenzia per la garanzia di qualità origine e caratteristiche rispetto ai prodotti che lo “indossano” ( art. 2570 cc e 11 CPI), in applicazione del principio di libera trasferibilità del marchio previsto dall&#8217;art 23 CPI, può essere ceduto congiuntamente o separatamente dall’azienda, oltre ad essere strutturalmente concesso in licenza d&#8217;uso a da uno o più utilizzatori. </p>
<p> Inoltre, in analogia ad un orientamento giurisprudenziale ormai uniforme, supportato anche dalla prassi ministeriale riferita al marchio d&#8217;impresa, può essere oggetto di un contratto di Lease-Back, operazione della quale la Cassazione ha recente ha riconosciuto la piena legittimità fiscale purché priva di causa concretamente illecita elusiva del divieto di patto commissorio ex art 2744 cc. </p>
<p> Il lease-back, “locazione finanziaria di ritorno” o “vendita con retro locazione finanziaria”, è un contratto d’impresa con una propria autonomia strutturale e funzionale, connotandosi come contratto atipico con causa finanziaria </p>
<p> Analizziamo quindi gli aspetti economici e finanziari di un&#8217;operazione di lease-back avente ad oggetto PI ( Intellectual Property), nello specifico un marchio collettivo  </p>
<p> Come funziona in pratica la “Locazione finanziaria di ritorno”? </p>
<p> Analizziamo come il sale and lease back, attraverso la nostra soluzione applicativa,  possa rivelarsi un prezioso espediente per lanciare sul mercato un marchio collettivo agli esordi del suo “Market Concept”, facendogli acquisire un notevole valore commerciale. </p>
<p> Il Lease Back è una fattispecie contrattuale generata dalla prassi commerciale, che si sostanzia in un’operazione negoziale complessa attraverso cui un’impresa (o un lavoratore autonomo) vende un bene di sua proprietà ad una società di leasing ( lessor), la quale a sua volta retrocede in locazione finanziaria lo stesso bene all&#8217;originario venditore ( lessee)  </p>
<p> Questo significa che la società di leasing pagandone il prezzo, diviene proprietaria e concedente del bene verso l&#8217;impresa alienante che diviene a sua volta “locataria” e ne ottiene il godimento dietro pagamento dei canoni di leasing pattuiti con la facoltà, al termine del contratto, di esercitare l’opzione per l’acquisto del bene, corrispondendo un importo residuo di riscatto. </p>
<p> Monetizzazione alternativa dei marchi collettivi: il Lease Back come strumento per trasformare un ”intangible asset” in immediata quota di liquidità, lanciandolo sul mercato  </p>
<p> Applichiamo adesso lo schema contrattuale complesso della locazione di ritorno al marchio collettivo : quali vantaggi si possono ottenere? </p>
<p> Nel caso di un “collective trademark” dunque, siamo di fronte ad una cessione della proprietà intellettuale ad una società di leasing e stipula contestuale di un contratto di leasing: in pratica, un soggetto, anche persona fisica – imprenditore cede un marchio collettivo ad una società (preferibilmente una cooperativa o un consorzio) la quale diviene titolare del brand e a sua volta lo concederà in uso sotto forma di locazione finanziaria al primo, diventando garante del corretto utilizzo del brand ed esercitando i controlli previsti dal “regolamento d&#8217;uso” ( art 11 comma 2 CPI)</p>
<p> Ciò consentirebbe ai detentori iniziali di un marchio collettivo da testare sul mercato, di finanziarsi, attraverso il corrispettivo immediato della vendita del brand (continuando ad utilizzarlo)  – implementando così le campagne marketing e le attività di research e innovation necessarie a valorizzarlo e a godere dei bonus fiscali del Patent Box : in sintesi, la proprietà intellettuale viene utilizzata come garanzia per un prestito senza perderne lo sfruttamento economico e con la possibilità di diventarne nuovamente proprietari al termine contrattuale stabilito ( opzione di riscatto)</p>
<p> Trattasi quindi di una pratica di monetizzazione degli intangible asset che si rivela uno strategico strumento di innovazione finanziaria  alternativa rispetto agli accordi vendita o licenza e un metodo di accesso immediato a nuove fonti monetarie, sfruttando Asset potenziali, dormienti o sottovalutati. </p>
<p> Come si conclude materialmente l&#8217;operazione di lease back? </p>
<p> L&#8217;operazione di sale and lease back, da perfezionarsi con scrittura autenticata da notaio, viene registrata e successivamente trascritta presso l&#8217;Ufficio Italiano Brevetti e Marchi di Roma per il marchio italiano, o di Alicante (Spagna) per il marchio Comunitario. </p>
<p> Quando un marchio può legittimamente essere ceduto con il Lease Back? </p>
<p> NB individuiamo ora gli indici positivi che connotano la “normalità”dell’operazione di Lease Back:</p>
<p> a) oggetto del contratto è un bene strumentale, cioè funzionale all’esercizio dell’attività aziendale non esauriente la sua utilità in un ciclo economico, che sia difficilmente collocabile nel mercato; </p>
<p> b) omogeneità nei criteri di vendita, dei canoni e del prezzo di opzione secondo valori di mercato, o cmq parametrati a criteri di congruità economica con il consigliato supporto  della perizia di un esperto. </p>
<p> c) ampia durata del rapporto contrattuale strettamente collegata alla durata della vita utile del bene</p>
<p> d) conformità delle clausole del Lease Back a quelle normalmente adottate nei Leasing. </p>
<p> Quali sono i vantaggi delle operazioni di Lease Back? </p>
<p> 1) La possibilità per l&#8217;impresa di finanziarsi evitando l&#8217;ingresso di soci terzi con una forma “elastica” di accesso al credito;</p>
<p> 2) Incrementare la liquidità e produttività della propria attività lavorativa, professionale e commerciale evitando di perdere definitivamente la proprietà dei beni ceduti ;</p>
<p> 3) reperire risorse monetarie senza aumentare il proprio indebitamento formalmente rilevato in bilancio, aumentando così  anche la presentabilità contabile  di fronte agli Stakeholders esterni;</p>
<p>4) godere di rilevanti benefits tributari  (in primis i bonus fiscali del Patent Box) in termini di deducibilità senza incorrere nella  fraudolenta elusione del divieto ex art 2744 cc. </p>
<p>Per ricevere assistenza contrattuale e tributaria in tutte le operazioni di cessione e concessione in licenza di marchi d&#8217;impresa e collettivi e attuare la vostra progettualità d&#8217;impresa conseguendo vantaggiosissimi bonus fiscali, </p>
<p>contattateci subito  al numero verde 800192752! 
</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/lease-back-e-monetizzazione-alternativa-del-marchio-collettivo-come-trasformare-immediatamente-il-vostro-brand-in-una-quota-di-liquidit224-e-lanciarlo-sul-mercato/">Lease – Back e monetizzazione alternativa del marchio collettivo: come trasformare immediatamente il vostro Brand in una quota di liquidità e lanciarlo sul mercato</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/lease-back-e-monetizzazione-alternativa-del-marchio-collettivo-come-trasformare-immediatamente-il-vostro-brand-in-una-quota-di-liquidit224-e-lanciarlo-sul-mercato/">Lease &#8211; Back e monetizzazione alternativa del marchio collettivo: come trasformare immediatamente il vostro Brand in una quota di liquidità e lanciarlo sul mercato</a> was first posted on Febbraio 13, 2017 at 12:06 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Regolamento d&#8217;uso e disciplinare di produzione per la registrazione del marchio collettivo: le istruzioni per non commettere errori</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/documenti-chiave-per-la-registrazione-del-marchio-collettivo-regolamento-duso-e-disciplinare-di-produzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 16:37:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guida alla registrazione del marchio collettivo: tutela, vantaggi, costi, regolamento d'uso e marchio collettivo UE</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/documenti-chiave-per-la-registrazione-del-marchio-collettivo-regolamento-duso-e-disciplinare-di-produzione/">Regolamento d’uso e disciplinare di produzione per la registrazione del marchio collettivo: le istruzioni per non commettere errori</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/documenti-chiave-per-la-registrazione-del-marchio-collettivo-regolamento-duso-e-disciplinare-di-produzione/">Regolamento d&#8217;uso e disciplinare di produzione per la registrazione del marchio collettivo: le istruzioni per non commettere errori</a> was first posted on Febbraio 10, 2017 at 5:37 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il corretto deposito del marchio collettivo, brand strategico e di elevatissimo valore, che garantisce la qualità, l&#8217;origine e le caratteristiche dei prodotti che hanno il privilegio di indossarlo,  nella nuova impostazione sono il regolamento d&#8217;uso ed eventuale disciplinare di produzione &#8211; e non più lo statuto dell’ente o la legge speciale istitutiva &#8211; i documenti  sui quali si basa la domanda di registrazione, che prevedono le condizioni necessarie per l&#8217;ottenimento della licenza d&#8217;uso del marchio collettivo.  Esaminiamoli da vicino per non incorrere in errori che comprometterebbero la valida registrazione del vostro marchio collettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quali sono attualmente i documenti indispensabili per la registrazione del marchio collettivo?</h2>
<p>La titolarità del marchio collettivo, che ha la particolare funzione di garantire, quale brand strategico e di elevatissimo valore, la qualità, l&#8217;origine e le caratteristiche dei prodotti che hanno il privilegio di indossarlo, non è più legata, come in passato, alla struttura giuridica del soggetto titolare (che doveva tassativamente essere un’associazione legalmente riconosciuta e costituita).</p>
<p>Elemento essenziale è nel contesto attuale la funzione effettiva svolta dall’ente titolare (impresa, associazione riconosciuta o anche di fatto, privato o pubblico) che deve essere di protezione e garanzia di determinati prodotti o servizi.</p>
<p>Il successo del marchio collettivo sarà, in definitiva, tanto più grande quanto più conosciuto ed apprezzato sarà l&#8217;organismo titolare che con esso si identifica, il quale dovrà saper garantire la qualità (intesa in senso lato) del bene o del servizio da esso contraddistinti, conquistando la fiducia del consumatore.</p>
<p>Nel marchio collettivo si assiste ad una scissione tra titolarità (concedente) ed utilizzo (concessionario) del brand ma il primo ha l’obbligo di controllare che i prodotti su cui sarà apposto il marchio, abbiano i giusti e corretti requisiti.</p>
<p>Tali requisiti sono indicati in un Regolamento che deve essere allegato in fase di domanda di registrazione e nell&#8217;ipotesi in cui il brand venga concesso in uso non semplicemente a commercianti ma anche a produttori, sarà indispensabile allegare in fase di deposito anche il disciplinare di produzione al quale il primo rinvierà.</p>
<p>Nella nuova impostazione è dunque il regolamento d&#8217;uso &#8211; e non più lo statuto dell’ente o la legge speciale istitutiva &#8211; il documento sul quale si basa la domanda di registrazione che prevede le condizioni necessarie per l&#8217;ottenimento della licenza d&#8217;uso del marchio collettivo. Devono essere depositate anche le eventuali variazioni apportate successivamente al regolamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quali elementi deve indicare assolutamente il regolamento d&#8217;uso?</h2>
<p>Il contenuto essenziale di tale regolamento è costituito da:</p>
<p>a) garanzia sostanziale del concedente;</p>
<p>b) clausole relative alle modalità d’uso e concessione, poteri di controlli e sanzioni da parte del concedente;</p>
<p>c) necessaria apertura all’utilizzo da parte di qualsiasi impresa interessata, che si impegni a rispettare il disciplinare (rispetto del principio di parità concorrenziale): in caso di discriminazione  si configurerebbe un un abuso di posizione dominante.</p>
<p>Occorre dunque procedere ad un&#8217;oculata ed efficace redazione del regolamento d&#8217;uso sia per garantire una spendibilità efficace del brand che per la sua tutela anche rispetto agli utilizzatori, assicurandone una gestione continuativa, redditizia e strategica.</p>
<p>N. B.  Gli uffici come l’UIBM o l&#8217;EUIPO verificano l&#8217;obiettiva funzione di garanzia del soggetto cedente nonché valutano la congruità e completezza del regolamento allegato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Cosa accade se il titolare &#8211; licenziante del marchio collettivo omette i necessari controlli sul suo utilizzo?</h2>
<p>Il mancato controllo con irrogazione di sanzioni da parte del soggetto titolare rispetto al marchio utilizzato non conformemente al regolamento d’uso (cd. Marchio decettivo) può comportare la decadenza del titolare dal marchio, e di conseguenza l’impossibilità per gli aderenti o concessionari di utilizzarlo, ai sensi dell’articolo 14 del CPI.</p>
<p>NB Occorre evidenziare che la concedibilità del marchio collettivo a un terzo non è automatica, ma è subordinata alla verifica dei requisiti oggettivi dell’azienda (di solito da parte di un comitato) che deve soddisfare le norme del regolamento d’uso.</p>
<p>Se desiderate assistiti serenamente ed efficacemente in tutte le fasi di redazione del regolamento di produzione, disciplinare d&#8217;uso, registrazione, individuazione dei potenziali licenziatari e valorizzazione sul mercato del vostro marchio collettivo,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>chiedeteci subito un parere <a href="https://ps37mp82fs6.typeform.com/to/Q4UUtwf7?typeform-source=www.commercialista.it">cliccando qui</a>!</p>
<p>Oppure chiamateci subito al <span style="color: #339966;">NUMERO VERDE<a style="color: #339966;" href="tel:800192752"> 800. 19. 27. 52</a>!</span></p>
<p>I nostri esperti vi aspettano per assistervi in tutta serenità e con la massima professionalità e cortesia!</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/documenti-chiave-per-la-registrazione-del-marchio-collettivo-regolamento-duso-e-disciplinare-di-produzione/">Regolamento d’uso e disciplinare di produzione per la registrazione del marchio collettivo: le istruzioni per non commettere errori</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/documenti-chiave-per-la-registrazione-del-marchio-collettivo-regolamento-duso-e-disciplinare-di-produzione/">Regolamento d&#8217;uso e disciplinare di produzione per la registrazione del marchio collettivo: le istruzioni per non commettere errori</a> was first posted on Febbraio 10, 2017 at 5:37 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Business del Marchio Collettivo Europeo: guida alla registrazione semplificata e costi ridotti con il deposito on line</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Giorgia Ardia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 15:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
		<category><![CDATA[CLASSIFICAZIONE MERCEOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto Europeo - Comunitario]]></category>
		<category><![CDATA[MARCHIO DI IMPRESA E COLLETTIVO]]></category>
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		<category><![CDATA[Reti di Impresa]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 66 paragrafo 1 RMUE]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamento marchio unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio europeo marchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guida alla registrazione del marchio collettivo: tutela, vantaggi, costi, regolamento d'uso e marchio collettivo UE</p>
<p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/come-fare-business-con-il-vostro-brand-in-tutta-lunione-europea-caratteri-e-vantaggi-del-marchio-collettivo-europeo-registrazione-semplificata-e-costo-ridotto-con-il-deposito-on-line/">Il Business del Marchio Collettivo Europeo: guida alla registrazione semplificata e costi ridotti con il deposito on line</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/come-fare-business-con-il-vostro-brand-in-tutta-lunione-europea-caratteri-e-vantaggi-del-marchio-collettivo-europeo-registrazione-semplificata-e-costo-ridotto-con-il-deposito-on-line/">Il Business del Marchio Collettivo Europeo: guida alla registrazione semplificata e costi ridotti con il deposito on line</a> was first posted on Febbraio 10, 2017 at 4:13 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con questa guida pratica, illustriamo caratteri e vantaggi di un Brand di qualità che vi consentirà di fare affari in tutto l&#8217;ambito territoriale dell&#8217;Unione Europea: il Marchio Collettivo Europeo, esaminando anche la relativa registrazione semplificata e i costi ridotti con il deposito on line. </p>
<p> Con questa guida pratica, illustriamo caratteri e vantaggi di un Brand di qualità che vi consentirà di fare affari in tutto l&#8217;ambito territoriale dell&#8217;Unione Europea: il  Marchio Collettivo Europeo, esaminando anche la relativa registrazione semplificata e il costo ridotto con il deposito on line. </p>
<p>Tipologie di registrazione territoriale del marchio</p>
<p> In primis, occorre evidenziare una tripartizione relativa alla registrazione del marchio, distinguendo le diverse aree territoriali all&#8217;interno delle quali farlo circolare, “spenderlo” commercialmente, godendo della relativa tutela giuridica e impedendo a terzi di farne uso abusivamente. </p>
<p> • Registrazione Nazionale</p>
<p> Questa registrazione  attribuisce il diritto esclusivo di utilizzare il marchio in quel dato Stato all&#8217;interno del quale è stato perfezionato l&#8217;iter di registrazione. Dunque, se l&#8217;istanza di registrazione del marchio è presentata all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, si otterrà il diritto esclusivo in Italia e soltanto in Italia. </p>
<p> • Registrazione nell’Unione Europea</p>
<p> Se si richiede la registrazione del marchio presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) con sede ad Alicante (Spagna), si otterrà il diritto a tutelare il proprio marchio europeo in tutti e 28 i Paesi dell’Unione Europea. </p>
<p> • Registrazione Internazionale</p>
<p> Se si richiede la registrazione del marchio attraverso la procedura internazionale, sarà possibile con un&#8217;unica procedura amministrata dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI-WIPO), registrare lo stesso marchio in uno o più dei 97 Paesi aderenti all&#8217;Unione di Madrid (Accordo di Madrid e Protocollo di Madrid). </p>
<p> Cos&#8217;è il Marchio Collettivo Europeo (Marchio Collettivo UE)? </p>
<p> Costituisce marchio collettivo dell’Unione europea (marchio collettivo UE) quel tipo specifico di marchio dell’Unione europea che, in base all&#8217;articolo 66, paragrafo 1, RMUE (Regolamento marchio Unione Europea), si propone di distinguere i prodotti e i servizi dei membri dell’associazione titolare da quelli di altre imprese che non appartengono all’associazione. </p>
<p> Un marchio collettivo UE qualifica l’origine commerciale di alcuni prodotti e servizi e solitamente è utilizzato dalle imprese, insieme al rispettivo marchio individuale, per indicare e informare il consumatore che esse appartengono a una determinata associazione e hanno il diritto di utilizzarlo. </p>
<p> I marchi collettivi UE, a differenza nei marchi collettivi nazionali, possono essere richiesti solo da associazioni di fabbricanti, produttori, prestatori di servizi o commercianti, nonché da persone giuridiche di diritto pubblico. </p>
<p> Vantaggi del Marchio Collettivo Europeo nelle relazioni commerciali: </p>
<p> Il marchio collettivo europeo, consente di potenziare esponenzialmente gli effetti attrattivi sul mercato propri di una marchio collettivo nazionale, con plurimi vantaggi in termini di costi e procedure burocratiche. </p>
<p> Il marchio collettivo U. E. Come sopra indicato, è un marchio registrato presso l’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) con sede ad Alicante (Spagna), conformemente alle condizioni stabilite nei regolamenti che lo disciplinano. </p>
<p> Esso presenta la peculiarità di proiettare la sua validità in tutto il territorio dell’Unione europea, (annullando la limitazione della portata geografica della tutela solo ad alcuni Stati membri). </p>
<p> Ad ogni successivo allargamento dell’U. E. , ogni marchio dell’Unione europea registrato o per il quale si è presentata domanda di registrazione viene automaticamente esteso ai nuovi Stati membri senza la necessità di formalità o di pagare ulteriori tasse. </p>
<p> Cosa accade se la domanda di registrazione del Marchio Collettivo UE viene rifiutata? </p>
<p> Nel caso di rifiuto alla registrazione, è possibile chiederne la conversione in singole domande nazionali nei Paesi in cui non risultano impedimenti alla sua registrazione. </p>
<p> Come qualsiasi marchio, anche il marchio U. E. Deve rispondere a determinati requisiti quali la novità, la capacità distintiva, la liceità ecc. (si veda l’articolo 7 del Regolamento (UE) 2015/2424) che dovranno risultare tali in tutti i Paesi dell’Unione Europea e in tutte le relative lingue ufficiali. </p>
<p> Com&#8217;è la procedura di registrazione? </p>
<p> Il sistema prevede un iter di registrazione semplificato, che consiste in:</p>
<p> &#8211; un’unica domanda;</p>
<p> &#8211; un’unica lingua procedurale;</p>
<p> &#8211; un unico centro amministrativo;</p>
<p> &#8211; un unico fascicolo da gestire;</p>
<p> &#8211; un’unica tassa da pagare. </p>
<p> Il marchio dell’Unione Europea, come quello nazionale, è valido per dieci anni e può essere rinnovato indefinitamente per periodi di ulteriori dieci anni. </p>
<p> Il regolamento d’uso dei Marchi Collettivi UE  </p>
<p> L&#8217;Articolo 67 del Regolamento comunitario 2424/ 2015, prescrive anche per il marchio collettivo UE la necessità di un regolamento d&#8217;uso con facoltà di presentarlo  entro 2 mesi dalla presentazione della domanda di registrazione. </p>
<p> Contenuto necessario del regolamento d&#8217;uso UE:</p>
<p> 1) Condizioni di ammissione e di permanenza nell’associazione;</p>
<p> 2) Eventuali condizioni di utilizzazione del marchio collettivo;</p>
<p> 3) “Porta aperta” all’ammissione di “persone i cui prodotti o servizi provengano dalla zona geografica in questione”. </p>
<p> Risparmio con il Marchio Collettivo UE depositato online  </p>
<p> ATTENZIONE: in caso di deposito di un marchio collettivo online, si può ottenere una riduzione della tassa di base con un risparmio di € 300. Infatti, la tassa di base per un marchio collettivo UE depositato utilizzando il modulo in formato cartaceo (per posta/via fax) è di € 1. 800, mentre la tassa di base per un marchio collettivo UE depositato online è di € 1. 500. </p>
<p>
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		<title>RETI DI IMPRESA ED IL PIANO INDUSTRIA 2015</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/reti-di-impresa-ed-il-piano-industria-2015/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott. Alessio Ferretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dettaglio-Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[FINANZA ED AGEVOLAZIONI ALLE IMPRESE]]></category>
		<category><![CDATA[Reti di Impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Reti di Impresa rappresentano forme di coordinamento di natura contrattuale tra imprese, particolarmente destinate alle PMI che vogliono aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato, senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto. Le Reti di Impresa ed il Piano Industria 2015 Le Reti di Impresa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Reti di Impresa rappresentano forme di coordinamento di natura contrattuale tra imprese, particolarmente destinate alle PMI che vogliono aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato, senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto. </p>
<p>Le Reti di Impresa ed il Piano Industria 2015</p>
<p>Le Reti di Impresa rappresentano forme di coordinamento di natura contrattuale tra imprese, particolarmente destinate alle PMI che vogliono aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato, senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto. <br />
Il piano di sviluppo “Industria 2015” prevede che il Governo, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, insieme ai Ministri dell&#8217;Economia e della Giustizia, debba adottare decreti legislativi per: </p>
<p>·        Definire le forme di coordinamento stabile di natura contrattuale tra imprese (che abbiano centri di imputazione soggettiva distinti), idonee a costituire una rete di imprese in forma di gruppo paritetico o gerarchico; </p>
<p>·        Definire i requisiti di stabilità, coordinamento e direzione necessari a riconoscere la rete di imprese;</p>
<p>·        Definire gli effetti giuridici della rete di imprese, anche con riguardo alle conseguenze di natura contabile e impositiva, eventualmente coordinando e modificando le normative vigenti in materia di gruppi e consorzi di imprese; </p>
<p>·        Con riferimento alle reti che comprendono imprese con sede legale in diversi paesi, prevedere una disciplina delle reti transnazionali, eventualmente distinguendo tra reti europee e reti internazionali; </p>
<p>·        Prevedere che ai contratti possano aderire anche imprese sociali ed enti senza scopo di lucro che non esercitino attività d&#8217;impresa. </p>
<p>Il Disegno di legge “Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali…”, all’articolo 24 delega il governo ad adottare, nell’arco temporale di dodici mesi, misure adeguate per definire la configurazione giuridica e agevolare la creazione di reti o aggregazioni d’impresa, così come indicato in “Industria 2015”,  che è il Disegno di legge sulla nuova politica industriale varato dal governo italiano il 22 settembre 2006, le cui previsioni sono state recepite dalla Legge Finanziaria 2007. </p>
<p>
Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo italiano del futuro, fondato su: </p>
<p>·        Un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e nuove tecnologie; </p>
<p>·        Un’analisi degli scenari economico-produttivi futuri che attendono il nostro Paese, in una prospettiva di medio-lungo periodo (il 2015).  </p><p>The post <a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/reti-di-impresa-ed-il-piano-industria-2015/">RETI DI IMPRESA ED IL PIANO INDUSTRIA 2015</a> first appeared on <a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>.</p><hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/reti-di-impresa-ed-il-piano-industria-2015/">RETI DI IMPRESA ED IL PIANO INDUSTRIA 2015</a> was first posted on Novembre 14, 2012 at 12:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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