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	<title>Gestione Aziendale &#8211; Commercialista.it</title>
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	<description>Il Portale dei Commercialisti Italiani</description>
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	<title>Gestione Aziendale &#8211; Commercialista.it</title>
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		<title>Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 04:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco e Tributi]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il tema della tassazione dei dividendi è tornato al centro del dibattito fiscale italiano, generando non poca confusione tra imprenditori, soci e investitori. La Legge di Bilancio 2026 aveva infatti introdotto importanti modifiche al regime fiscale dei dividendi, con l’obiettivo dichiarato di rivedere il sistema di tassazione dei redditi di capitale. Tuttavia, [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-Dividendi-2026-stop-alla-riforma-e-ritorno-al-regime-di-esenzione-al-95/">Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</a> was first posted on Giugno 17, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi il tema della tassazione dei dividendi è tornato al centro del dibattito fiscale italiano, generando non poca confusione tra imprenditori, soci e investitori. La Legge di Bilancio 2026 aveva infatti introdotto importanti modifiche al regime fiscale dei dividendi, con l’obiettivo dichiarato di rivedere il sistema di tassazione dei redditi di capitale. Tuttavia, con il successivo Decreto Fiscale, il legislatore ha fatto un passo indietro, riportando la disciplina a un’impostazione già nota agli operatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo repentino cambio di rotta ha creato incertezza, ma anche opportunità: comprendere cosa è successo e quali regole si applicano oggi è fondamentale per chi percepisce utili societari e vuole ottimizzare il carico fiscale in modo legale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo analizziamo nel dettaglio cosa prevedeva la riforma, perché è stata cancellata e quali sono le implicazioni concrete per contribuenti, imprese e strategie di pianificazione fiscale.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Il dietrofront del Decreto Fiscale 38/2026</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il Decreto Fiscale n. 38/2026, entrato in vigore il 28 marzo 2026, ha segnato un deciso cambio di direzione rispetto alle novità introdotte solo pochi mesi prima dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di tassazione dei dividendi. Dopo un intenso dibattito parlamentare e numerosi interventi emendativi, il legislatore ha scelto di abrogare integralmente la nuova disciplina, ripristinando di fatto il regime precedente.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">La Legge di Bilancio 2026, in vigore dal 1° gennaio, aveva introdotto una modifica significativa al trattamento fiscale dei dividendi percepiti da società, intervenendo sull’articolo 89, comma 2, del TUIR. In particolare, veniva messo in discussione il principio cardine dell’esenzione del 95% dei dividendi, pilastro del sistema volto a evitare la doppia imposizione economica sugli utili societari.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Secondo la normativa originaria, l’esenzione sarebbe stata riconosciuta solo al verificarsi di specifiche condizioni: il possesso di una partecipazione diretta pari ad almeno il 5% del capitale della società distributrice oppure, in alternativa, una partecipazione con valore fiscale non inferiore a 500.000 euro. Inoltre, per il calcolo della soglia del 5%, si sarebbero dovute considerare anche le partecipazioni indirette, applicando il cosiddetto “demoltiplicatore” lungo la catena di controllo. Le nuove regole avrebbero trovato applicazione anche per i dividendi di fonte estera, ampliando ulteriormente l’impatto della riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">Va ricordato che, nelle prime bozze della manovra, la soglia minima per beneficiare dell’esenzione era stata addirittura fissata al 10%, generando forti critiche da parte degli operatori e delle associazioni di categoria. Successivamente, durante l’iter parlamentare, la percentuale è stata ridotta al 5%, ma le perplessità non si sono mai sopite. Proprio queste criticità hanno portato alla decisione finale di abrogare completamente la norma con il Decreto Fiscale 38/2026.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Tassazione dividendi società</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Entrando nel dettaglio tecnico, la Legge di Bilancio 2026 – attraverso i commi 51-55 dell’articolo 1 – aveva introdotto una profonda revisione del trattamento fiscale dei dividendi e delle plusvalenze percepiti da imprenditori, società ed enti residenti. L’obiettivo dichiarato era quello di restringere l’accesso ai regimi di favore, collegandoli a requisiti dimensionali più stringenti.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In particolare, veniva limitata l’applicazione del cosiddetto “regime di esclusione”, che consente di non tassare integralmente i dividendi: pari al 41,86% per i soggetti IRPEF e al 95% per i soggetti IRES. Secondo la nuova impostazione, tale beneficio sarebbe stato riconosciuto esclusivamente per partecipazioni detenute – direttamente o indirettamente, anche tramite società controllate – in misura non inferiore al 5% del capitale, oppure di valore fiscale almeno pari a 500.000 euro.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Lo stesso criterio restrittivo sarebbe stato applicato anche alle plusvalenze realizzate su partecipazioni qualificate, rientranti nel cosiddetto regime PEX (Participation Exemption), mantenendo le medesime percentuali di esclusione (41,86% per IRPEF e 95% per IRES), ma subordinandole ai nuovi requisiti dimensionali.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Ulteriore elemento di rilievo riguardava i dividendi corrisposti a soggetti non residenti: anche per beneficiare della ritenuta agevolata dell’1,20% prevista per società ed enti residenti in Stati UE o SEE, sarebbe stato necessario rispettare le medesime soglie minime di partecipazione o valore.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Le disposizioni avrebbero trovato applicazione per tutte le distribuzioni di utili, riserve e altri fondi deliberate a partire dal 1° gennaio 2026, incidendo in modo significativo sulla pianificazione fiscale di gruppi societari e holding.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, con un deciso cambio di rotta, il Governo è intervenuto con l’articolo 11 del Decreto Fiscale 38/2026, rubricato “Ripristino regime esclusione dividendi e regime PEX”, riportando la disciplina alla situazione previgente e cancellando integralmente le restrizioni introdotte pochi mesi prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-34409 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/high-angle-view-coins-table.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>La riforma sui dividendi </strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">La modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ha sollevato fin da subito forti critiche da parte di professionisti, imprese e associazioni di categoria. Il motivo principale risiede nell’impatto potenzialmente penalizzante per le piccole e medie imprese, nonché per le holding di partecipazione, che rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico italiano.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Limitare l’accesso al regime di esenzione del 95% ai soli soggetti con partecipazioni superiori al 5% o con un investimento minimo di 500.000 euro avrebbe infatti escluso una vasta platea di contribuenti. Molte società, pur operando in modo strutturato e con finalità di investimento di medio-lungo periodo, si sarebbero ritrovate a subire una tassazione piena sui dividendi percepiti, con un conseguente aumento significativo del carico fiscale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Dal punto di vista sistematico, la norma appariva in contrasto con uno dei principi cardine del diritto tributario internazionale: evitare la doppia imposizione economica sugli utili societari. Tassare nuovamente i dividendi in capo alla società percipiente, senza adeguati meccanismi di esenzione, avrebbe rischiato di disincentivare gli investimenti e la circolazione dei capitali.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Inoltre, l’introduzione del cosiddetto “demoltiplicatore” per il calcolo delle partecipazioni indirette avrebbe complicato ulteriormente la gestione fiscale dei gruppi societari, aumentando gli oneri amministrativi e il rischio di errori interpretativi.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Non meno rilevante è stato il tema della competitività fiscale: in un contesto europeo sempre più orientato ad attrarre investimenti, una stretta sulla tassazione dei dividendi avrebbe potuto rendere l’Italia meno attrattiva rispetto ad altri Paesi con regimi più favorevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste criticità, unite alle incertezze applicative e al clima di instabilità normativa, hanno portato il Governo a rivedere rapidamente la propria posizione, culminando nell’abrogazione della norma con il Decreto Fiscale 38/2026.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Cosa cambia oggi</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Con l’intervento del Decreto Fiscale n. 38/2026, il legislatore ha ripristinato integralmente il regime fiscale precedente, cancellando le limitazioni introdotte dalla Legge di Bilancio. Questo significa che torna ad applicarsi il meccanismo tradizionale di tassazione dei dividendi, basato sull’esenzione parziale generalizzata, senza più vincoli legati alla dimensione della partecipazione.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In concreto, per i soggetti IRES – quindi società di capitali ed enti commerciali – i dividendi percepiti tornano a essere esclusi dalla formazione del reddito imponibile per il 95% del loro ammontare, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione detenuta o dal valore dell’investimento. Analogamente, per i soggetti IRPEF in regime d’impresa, resta valida l’esclusione del 41,86%, secondo le regole già consolidate.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Viene inoltre confermata, senza modifiche, anche la disciplina della Participation Exemption (PEX), che consente l’esenzione del 95% sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa (tra cui il possesso minimo e la classificazione tra le immobilizzazioni finanziarie).</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un altro aspetto rilevante riguarda i dividendi corrisposti a soggetti non residenti: torna pienamente operativa la ritenuta agevolata dell’1,20% per società ed enti residenti in Paesi UE o SEE, senza più le restrizioni legate alle soglie minime di partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ritorno al passato ristabilisce certezza normativa e semplicità applicativa, due elementi fondamentali per consentire a imprese e investitori di pianificare in modo efficiente la distribuzione degli utili e le proprie strategie fiscali.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Strategie per risparmiare </strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il ritorno al regime fiscale previgente rappresenta un’opportunità concreta per imprese e soci che intendono ottimizzare la propria pianificazione fiscale in modo del tutto legale. Con la reintroduzione dell’esenzione generalizzata, diventa nuovamente centrale la corretta strutturazione delle partecipazioni e dei flussi di dividendi all’interno dei gruppi societari.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Una delle strategie più diffuse consiste nell’utilizzo di holding di partecipazione, che consentono di beneficiare dell’esenzione del 95% sui dividendi percepiti. Questo permette di “accumulare” utili a livello societario con una tassazione estremamente ridotta, rinviando eventualmente la tassazione in capo alle persone fisiche al momento della distribuzione finale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un altro aspetto fondamentale riguarda la gestione delle plusvalenze attraverso il regime PEX: pianificare la cessione di partecipazioni che rispettano i requisiti normativi consente di ottenere una tassazione fortemente agevolata, riducendo l’impatto fiscale complessivo sulle operazioni straordinarie.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Occorre poi considerare la pianificazione internazionale: per i gruppi con partecipazioni estere, il mantenimento della ritenuta ridotta all’1,20% rappresenta un importante vantaggio competitivo. In questi casi, è fondamentale verificare la residenza fiscale dei soggetti coinvolti e l’applicabilità delle direttive europee (come la “madre-figlia”), al fine di evitare doppie imposizioni.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Infine, una corretta pianificazione dei tempi di distribuzione degli utili può incidere significativamente sul carico fiscale: scegliere quando distribuire dividendi, in funzione delle esigenze finanziarie e del contesto normativo, consente di massimizzare i benefici fiscali disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto normativo che ha dimostrato di poter cambiare rapidamente, affidarsi a una strategia strutturata e flessibile diventa essenziale per cogliere le opportunità e ridurre i rischi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-34410 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/04/businessman-using-calculator.jpg 1920w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Impatto pratico per imprese, holding e gruppi societari</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il ripristino del regime di esenzione sui dividendi ha effetti concreti e immediati soprattutto per le holding e i gruppi societari, che rappresentano i principali beneficiari della disciplina. In assenza delle limitazioni previste dalla Legge di Bilancio 2026, queste strutture tornano a operare in un contesto fiscale più stabile e prevedibile, elemento essenziale per pianificazioni di medio-lungo periodo.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per le holding industriali e finanziarie, la possibilità di percepire dividendi con una tassazione ridotta al 5% (IRES) consente di ottimizzare la gestione della liquidità all’interno del gruppo. Gli utili possono essere redistribuiti, reinvestiti o destinati a nuove operazioni senza subire un’imposizione eccessiva, favorendo così la crescita e la patrimonializzazione delle imprese.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Anche per i gruppi familiari, spesso strutturati attraverso società semplici o holding personali, il ritorno al regime previgente evita un aggravio fiscale che avrebbe potuto compromettere il passaggio generazionale e la gestione efficiente degli asset. La certezza di un regime fiscale stabile consente infatti di pianificare con maggiore sicurezza operazioni di riorganizzazione societaria.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Dal punto di vista operativo, si riduce inoltre la complessità amministrativa: l’eliminazione dei requisiti dimensionali (5% o 500.000 euro) e del calcolo delle partecipazioni indirette semplifica notevolmente gli adempimenti e limita il rischio di contenzioso con l’Amministrazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, il ritorno al passato non rappresenta solo una “retromarcia normativa”, ma anche un recupero di equilibrio per il sistema fiscale, che torna a favorire la neutralità e l’efficienza nella tassazione dei dividendi.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Esempi pratici</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per comprendere meglio l’impatto delle modifiche introdotte e poi cancellate nel 2026, è utile analizzare alcuni esempi pratici. Immaginiamo una società holding che detiene una partecipazione del 3% in una società operativa e percepisce dividendi per 100.000 euro.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Nel regime previgente (oggi nuovamente in vigore), la holding avrebbe beneficiato dell’esenzione del 95%, tassando quindi solo 5.000 euro ai fini IRES. Con un’aliquota del 24%, l’imposta effettiva sarebbe pari a 1.200 euro, garantendo un carico fiscale estremamente contenuto.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Con la riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, invece, quella stessa partecipazione – essendo inferiore al 5% e, ipoteticamente, sotto la soglia dei 500.000 euro – non avrebbe avuto accesso al regime di esenzione. Di conseguenza, l’intero dividendo di 100.000 euro sarebbe stato tassato, generando un’imposta pari a 24.000 euro: un incremento fiscale enorme rispetto al regime ordinario.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un secondo esempio riguarda le plusvalenze: una società che cede una partecipazione non qualificata avrebbe perso il beneficio della PEX se non in possesso dei requisiti dimensionali, con un impatto diretto sulla convenienza delle operazioni straordinarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi esempi evidenziano chiaramente come la norma abrogata avrebbe inciso in modo significativo sulle strategie di investimento, penalizzando soprattutto le partecipazioni di minoranza e le strutture societarie più flessibili.</p>
<h2 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il rapido susseguirsi di modifiche normative sulla tassazione dei dividendi nel 2026 dimostra quanto il sistema fiscale italiano sia ancora soggetto a interventi correttivi anche nel breve periodo. Il tentativo della Legge di Bilancio di restringere l’accesso ai regimi di favore è stato infatti neutralizzato nel giro di pochi mesi dal Decreto Fiscale n. 38/2026, che ha ripristinato un impianto più coerente con i principi di neutralità fiscale e competitività.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per imprese, holding e investitori, questo ritorno al passato rappresenta senza dubbio un vantaggio in termini di certezza del diritto e pianificazione fiscale. Tuttavia, resta fondamentale mantenere un approccio prudente e aggiornato: il tema della tassazione dei dividendi è destinato a rimanere centrale nel dibattito economico, anche alla luce delle pressioni europee e delle esigenze di bilancio dello Stato.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In quest’ottica, la vera opportunità non è solo sfruttare le regole attuali, ma costruire strategie flessibili e sostenibili nel tempo, capaci di adattarsi a eventuali futuri cambiamenti normativi. Affidarsi a una consulenza fiscale qualificata diventa quindi un elemento chiave per evitare errori e cogliere tutte le opportunità di risparmio fiscale legale.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">In conclusione, il 2026 segna un passaggio importante: non tanto per le modifiche effettivamente entrate in vigore, quanto per aver evidenziato i limiti di interventi troppo restrittivi e la necessità di un sistema fiscale stabile, chiaro e favorevole alla crescita delle imprese.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Tassazione-Dividendi-2026-stop-alla-riforma-e-ritorno-al-regime-di-esenzione-al-95/">Tassazione Dividendi 2026: stop alla riforma e ritorno al regime di esenzione al 95%</a> was first posted on Giugno 17, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Contributi Gestione Separata INPS 2026: aliquote, massimali, minimali e istruzioni della circolare n. 8</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Contributi-Gestione-Separata-INPS-2026-aliquote-massimali-minimali-e-istruzioni-della-circolare-n-8/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 04:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[La Gestione Separata INPS continua a rappresentare uno dei pilastri del sistema previdenziale italiano per milioni di lavoratori autonomi, collaboratori e figure professionali non iscritti ad altre casse previdenziali. Con la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, l’Istituto ha pubblicato le aliquote contributive aggiornate, i minimali e i massimali di redditoapplicabili per l’anno [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Contributi-Gestione-Separata-INPS-2026-aliquote-massimali-minimali-e-istruzioni-della-circolare-n-8/">Contributi Gestione Separata INPS 2026: aliquote, massimali, minimali e istruzioni della circolare n. 8</a> was first posted on Giugno 13, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="354" data-end="867">La <strong data-start="357" data-end="383">Gestione Separata INPS</strong> continua a rappresentare uno dei pilastri del sistema previdenziale italiano per milioni di lavoratori autonomi, collaboratori e figure professionali non iscritti ad altre casse previdenziali. Con la <strong data-start="584" data-end="627">circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026</strong>, l’Istituto ha pubblicato le <strong data-start="657" data-end="730">aliquote contributive aggiornate, i minimali e i massimali di reddito</strong>applicabili per l’anno 2026 ai soggetti iscritti alla Gestione separata prevista dall’<strong data-start="817" data-end="866">articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="869" data-end="1174">Il documento è particolarmente importante per <strong data-start="915" data-end="991">committenti pubblici e privati, datori di lavoro e consulenti del lavoro</strong>, perché contiene le istruzioni operative per applicare correttamente le percentuali contributive nei diversi casi. Le indicazioni riguardano diverse categorie di lavoratori, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1176" data-end="1317">
<li data-section-id="1u3b9b" data-start="1176" data-end="1211">
<p data-start="1178" data-end="1211"><strong data-start="1178" data-end="1211">collaboratori parasubordinati</strong></p>
</li>
<li data-section-id="16snkmh" data-start="1212" data-end="1244">
<p data-start="1214" data-end="1244"><strong data-start="1214" data-end="1244">professionisti senza cassa</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1to2do3" data-start="1245" data-end="1270">
<p data-start="1247" data-end="1270"><strong data-start="1247" data-end="1270">lavoratori sportivi</strong></p>
</li>
<li data-section-id="r71d22" data-start="1271" data-end="1317">
<p data-start="1273" data-end="1317"><strong data-start="1273" data-end="1317">nuove categorie obbligate all’iscrizione</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1319" data-end="1506">Tra le principali novità del 2026 spicca infatti l’ingresso nella Gestione separata di alcune figure che negli anni passati erano disciplinate in modo diverso. Parliamo in particolare di:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1508" data-end="1593">
<li data-section-id="qsxjet" data-start="1508" data-end="1532">
<p data-start="1510" data-end="1532"><strong data-start="1510" data-end="1532">magistrati onorari</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1qexixz" data-start="1533" data-end="1565">
<p data-start="1535" data-end="1565"><strong data-start="1535" data-end="1565">addetti alle corse ippiche</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1hxfm76" data-start="1566" data-end="1593">
<p data-start="1568" data-end="1593"><strong data-start="1568" data-end="1593">assegnisti di ricerca</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1595" data-end="1874">La circolare fornisce inoltre chiarimenti fondamentali su <strong data-start="1653" data-end="1768">modalità di versamento dei contributi, compilazione dei flussi contributivi e utilizzo dei modelli di pagamento</strong>, elementi essenziali per evitare errori che potrebbero generare <strong data-start="1833" data-end="1873">sanzioni o irregolarità contributive</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1876" data-end="2121">Comprendere come funzionano <strong data-start="1904" data-end="1951">aliquote, massimali e obblighi contributivi</strong> è quindi fondamentale non solo per adempiere correttamente agli obblighi previdenziali, ma anche per <strong data-start="2053" data-end="2120">pianificare in modo efficiente il carico fiscale e contributivo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2123" data-end="2394">Nel prosieguo dell’articolo analizzeremo nel dettaglio aliquote 2026, limiti di reddito, categorie coinvolte e istruzioni operative dell’INPS, evidenziando anche le strategie utili per gestire al meglio i contributi e ridurre i costi previdenziali in modo legale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="s0es8z" data-start="105" data-end="205"><strong>Aliquote gestione separata INPS 2026</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="207" data-end="644">Uno degli aspetti più rilevanti della <strong data-start="245" data-end="288">circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026</strong> riguarda l’aggiornamento delle <strong data-start="320" data-end="401">aliquote contributive applicabili ai soggetti iscritti alla Gestione Separata</strong>. In particolare, il documento conferma le percentuali da applicare ai <strong data-start="472" data-end="552">collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) e alle figure assimilate</strong> che non risultano pensionate e non sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="646" data-end="1094">Per queste categorie l’<strong data-start="669" data-end="722">aliquota IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti)</strong> resta fissata al <strong data-start="740" data-end="747">33%</strong>, alla quale si aggiungono alcune aliquote minori destinate al finanziamento delle tutele assistenziali. Tra queste rientrano i contributi per <strong data-start="890" data-end="993">maternità, malattia, assegni per il nucleo familiare (ANF) e l’indennità di disoccupazione DIS-COLL</strong>. Sommando tutte le componenti contributive, l’aliquota complessiva per il 2026 arriva al <strong data-start="1083" data-end="1093">35,03%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1096" data-end="1328">È importante evidenziare che non tutte le tipologie di collaborazione sono soggette alla contribuzione per <strong data-start="1203" data-end="1215">DIS-COLL</strong>. In questi casi specifici il carico contributivo totale risulta leggermente inferiore, fermandosi al <strong data-start="1317" data-end="1327">33,72%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1330" data-end="1668">Diversa invece la situazione per i soggetti <strong data-start="1374" data-end="1450">già pensionati oppure iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria</strong>, come ad esempio dipendenti che svolgono attività di collaborazione aggiuntiva. Per tali lavoratori l’aliquota IVS rimane <strong data-start="1573" data-end="1591">ridotta al 24%</strong>, con l’applicazione delle sole aliquote aggiuntive previste dalla normativa.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1670" data-end="1823">La circolare INPS conferma inoltre le modalità contributive per alcune <strong data-start="1741" data-end="1813">categorie particolari recentemente ricondotte alla Gestione separata</strong>, tra cui:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1825" data-end="2301">
<li data-section-id="104ysx8" data-start="1825" data-end="1931">
<p data-start="1827" data-end="1931"><strong data-start="1827" data-end="1879">magistrati onorari del contingente a esaurimento</strong>, quando l’attività non è svolta in via esclusiva;</p>
</li>
<li data-section-id="101jw93" data-start="1932" data-end="2186">
<p data-start="1934" data-end="2186"><strong data-start="1934" data-end="2040">addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche e delle manifestazioni del cavallo da sella</strong>, per i quali l’obbligo contributivo scatta oltre la soglia di <strong data-start="2103" data-end="2123">5.000 euro annui</strong>, con <strong data-start="2129" data-end="2183">imponibile ridotto al 50% fino al 31 dicembre 2027</strong>;</p>
</li>
<li data-section-id="1a47i5f" data-start="2187" data-end="2301">
<p data-start="2189" data-end="2301">alcune <strong data-start="2196" data-end="2220">fattispecie speciali</strong>, come collaborazioni emergenziali, <strong data-start="2256" data-end="2275">lavoro sportivo</strong> e <strong data-start="2278" data-end="2300">assegni di ricerca</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2303" data-end="2517">Queste disposizioni hanno un impatto diretto sui <strong data-start="2352" data-end="2404">calcoli contributivi di committenti e consulenti</strong>, rendendo fondamentale una corretta applicazione delle aliquote per evitare errori nei versamenti previdenziali.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="2303" data-end="2517"><strong>Minimali e massimali contributivi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="239" data-end="608">Oltre alle aliquote contributive, la <strong data-start="276" data-end="304">circolare INPS n. 8/2026</strong> definisce anche i <strong data-start="323" data-end="361">limiti di reddito minimo e massimo</strong> su cui devono essere calcolati i contributi alla Gestione Separata. Questi parametri sono fondamentali perché incidono direttamente sia sull’importo dei contributi da versare sia sull’<strong data-start="546" data-end="607">accredito della contribuzione utile ai fini pensionistici</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="610" data-end="919">Per il <strong data-start="617" data-end="625">2026</strong>, il <strong data-start="630" data-end="665">massimale di reddito imponibile</strong> è stato fissato a <strong data-start="684" data-end="700">122.295 euro</strong>. Ciò significa che le aliquote contributive previste per le diverse categorie di iscritti si applicano solo fino al raggiungimento di questa soglia. Oltre tale limite non è dovuta ulteriore contribuzione previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1378">Accanto al massimale è previsto anche un <strong data-start="962" data-end="985">minimale di reddito</strong>, stabilito per il 2026 in <strong data-start="1012" data-end="1027">18.808 euro</strong>. Questo valore è particolarmente importante perché rappresenta il livello di reddito necessario per ottenere <strong data-start="1137" data-end="1204">l’accredito contributivo pieno di un anno ai fini pensionistici</strong>. Se il reddito dichiarato è inferiore al minimale, i contributi versati verranno accreditati <strong data-start="1298" data-end="1325">in misura proporzionale</strong>, riducendo quindi l’anzianità contributiva maturata.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1378">Di seguito la <strong data-start="1394" data-end="1485">tabella riepilogativa completa delle aliquote e dei contributi minimi annui per il 2026</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1378"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-34335 size-full" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242.png" alt="" width="1870" height="1170" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242.png 1870w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-300x188.png 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-1024x641.png 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-768x481.png 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-1536x961.png 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-671x420.png 671w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-150x94.png 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-600x375.png 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-696x435.png 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-105242-1068x668.png 1068w" sizes="(max-width: 1870px) 100vw, 1870px" /></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1378">Questi valori rappresentano un riferimento essenziale per <strong data-start="2361" data-end="2413">professionisti, consulenti fiscali e committenti</strong>, che devono verificare con attenzione sia il <strong data-start="2459" data-end="2490">raggiungimento del minimale</strong> sia l’eventuale <strong data-start="2507" data-end="2536">superamento del massimale</strong> durante l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1378"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-34069 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/business-people-meeting-view-from-bookkeeper-financial-inspector-making-report-calculating-checking-balance-internal-revenue-service-checking-financial-document-audit-tax-conce.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="7phjw2" data-start="110" data-end="214"><strong>Gestione separata INPS 2026</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="216" data-end="496">La <strong data-start="219" data-end="247">circolare INPS n. 8/2026</strong> dedica particolare attenzione anche alle regole contributive applicabili al <strong data-start="324" data-end="359">lavoro sportivo dilettantistico</strong> e ai <strong data-start="365" data-end="415">professionisti iscritti alla Gestione separata</strong>, due categorie che negli ultimi anni hanno visto importanti modifiche normative.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="498" data-end="854">Per quanto riguarda il <strong data-start="521" data-end="568">lavoro sportivo nel settore dilettantistico</strong>, il sistema contributivo prevede un regime specifico. I collaboratori sportivi iscritti alla Gestione separata e <strong data-start="682" data-end="737">privi di altra copertura previdenziale obbligatoria</strong> applicano un’<strong data-start="751" data-end="775">aliquota IVS del 25%</strong>, ma solo sulla parte di compenso che <strong data-start="813" data-end="853">eccede la soglia di 5.000 euro annui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="856" data-end="1185">Un elemento particolarmente rilevante riguarda il periodo transitorio previsto dalla normativa: <strong data-start="952" data-end="980">fino al 31 dicembre 2027</strong>, la contribuzione pensionistica viene calcolata <strong data-start="1029" data-end="1075">solo sul 50% dell’imponibile previdenziale</strong>. Questo meccanismo riduce temporaneamente il peso contributivo per le società sportive e per i collaboratori.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1187" data-end="1473">Alle aliquote previdenziali si aggiungono poi le <strong data-start="1236" data-end="1262">aliquote assistenziali</strong>, pari complessivamente al <strong data-start="1289" data-end="1298">2,03%</strong>, destinate a finanziare tutele come <strong data-start="1335" data-end="1369">maternità, malattia e DIS-COLL</strong>. Tali aliquote vengono applicate <strong data-start="1403" data-end="1472">sull’intero compenso eccedente la franchigia dei 5.000 euro annui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1475" data-end="1749">Diversa invece la disciplina per i professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata, che non risultano assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria. Per questa categoria l’aliquota complessiva nel 2026 è pari al 26,07%, composta da:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1751" data-end="1976">
<li data-section-id="cw8c2m" data-start="1751" data-end="1810">
<p data-start="1753" data-end="1810">25% aliquota IVS per la contribuzione pensionistica</p>
</li>
<li data-section-id="xmxxmi" data-start="1811" data-end="1854">
<p data-start="1813" data-end="1854">0,72% per prestazioni assistenziali</p>
</li>
<li data-section-id="mhfclh" data-start="1855" data-end="1976">
<p data-start="1857" data-end="1976">0,35% destinato all’ISCRO, l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa per i lavoratori autonomi</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1978" data-end="2123">Nel caso di professionisti pensionati o già iscritti ad altre gestioni previdenziali, resta invece confermata l’aliquota ridotta del 24%.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="treo2b" data-start="106" data-end="196"><strong>Gestione operativa dei versamenti</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="198" data-end="505">Un aspetto centrale chiarito dalla <strong data-start="233" data-end="261">circolare INPS n. 8/2026</strong> riguarda le modalità operative per il <strong data-start="300" data-end="352">versamento dei contributi alla Gestione separata</strong>, tema di grande importanza per <strong data-start="384" data-end="441">committenti, datori di lavoro e consulenti del lavoro</strong> che devono gestire correttamente gli adempimenti previdenziali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="507" data-end="741">Nel caso dei <strong data-start="520" data-end="602">rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e delle figure assimilate</strong>, l’onere contributivo non grava interamente sul lavoratore. La normativa prevede infatti una <strong data-start="696" data-end="727">ripartizione del contributo</strong> tra le parti:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="743" data-end="814">
<li data-section-id="y2tymb" data-start="743" data-end="779">
<p data-start="745" data-end="779"><strong data-start="745" data-end="779">1/3 a carico del collaboratore</strong></p>
</li>
<li data-section-id="usu38g" data-start="780" data-end="814">
<p data-start="782" data-end="814"><strong data-start="782" data-end="814">2/3 a carico del committente</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="816" data-end="1093">Nonostante questa ripartizione economica, la responsabilità del <strong data-start="880" data-end="932">versamento all’INPS spetta sempre al committente</strong>. Il pagamento deve essere effettuato <strong data-start="970" data-end="1058">entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui viene corrisposto il compenso</strong>, utilizzando il <strong data-start="1075" data-end="1090">modello F24</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1095" data-end="1301">Nel caso delle <strong data-start="1110" data-end="1139">pubbliche amministrazioni</strong>, il versamento avviene invece tramite il <strong data-start="1181" data-end="1199">modello F24 EP</strong>, lo strumento specifico utilizzato dagli enti pubblici per il pagamento dei tributi e dei contributi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1303" data-end="1645">Diversa è la gestione per i <strong data-start="1331" data-end="1405">professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata</strong>. In questo caso l’intero onere contributivo è <strong data-start="1452" data-end="1494">totalmente a carico del professionista</strong>, che provvede autonomamente al pagamento seguendo le <strong data-start="1548" data-end="1578">scadenze fiscali ordinarie</strong>. I contributi vengono quindi versati insieme alle imposte tramite:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1647" data-end="1726">
<li data-section-id="1bo5n4a" data-start="1647" data-end="1692">
<p data-start="1649" data-end="1692"><strong data-start="1649" data-end="1692">saldo contributivo dell’anno precedente</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1r1epbg" data-start="1693" data-end="1726">
<p data-start="1695" data-end="1726"><strong data-start="1695" data-end="1726">acconti per l’anno in corso</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1728" data-end="2116">Un ultimo aspetto operativo riguarda il cosiddetto principio di cassa allargato, molto rilevante nella determinazione delle aliquote applicabili. I compensi pagati entro il 12 gennaio 2026 si considerano infatti riferiti al periodo d’imposta precedente, e pertanto sono soggetti alle aliquote contributive previste per il 2025, anche se materialmente corrisposti nel 2026.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2118" data-end="2332">Questo principio può incidere in modo significativo sui calcoli contributivi di fine anno, motivo per cui è fondamentale che aziende e consulenti monitorino con attenzione le date di pagamento dei compensi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="ognx68" data-start="59" data-end="146"><strong>Guida completa per lavoratori e committenti</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="148" data-end="449">La <strong data-start="151" data-end="177">Gestione Separata INPS</strong> è un fondo previdenziale istituito con l’<strong data-start="219" data-end="283">articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995 (Riforma Dini)</strong> con l’obiettivo di garantire una copertura pensionistica a tutte quelle categorie di lavoratori che non risultano iscritte ad altre casse previdenziali obbligatorie.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="451" data-end="706">Nel corso degli anni questa gestione è diventata uno dei pilastri del sistema previdenziale italiano, coinvolgendo <strong data-start="566" data-end="705">milioni di lavoratori autonomi, professionisti con partita IVA, collaboratori coordinati e continuativi e figure professionali atipiche</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="708" data-end="832">A differenza delle casse professionali tradizionali, la Gestione separata si caratterizza per alcune peculiarità importanti:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="834" data-end="1173">
<li data-section-id="14gy26x" data-start="834" data-end="934">
<p data-start="836" data-end="934"><strong data-start="836" data-end="865">sistema contributivo puro</strong>, in cui la pensione dipende esclusivamente dai contributi versati;</p>
</li>
<li data-section-id="1wrqqdi" data-start="935" data-end="1044">
<p data-start="937" data-end="1044"><strong data-start="937" data-end="981">assenza di contributi minimi obbligatori</strong> per alcune categorie, come i professionisti con partita IVA;</p>
</li>
<li data-section-id="1q66lyg" data-start="1045" data-end="1173">
<p data-start="1047" data-end="1173"><strong data-start="1047" data-end="1082">aliquote contributive variabili</strong> a seconda della tipologia di lavoratore e della presenza di altre coperture previdenziali.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1175" data-end="1409">Il funzionamento è relativamente semplice: i contributi versati durante l’attività lavorativa vengono accreditati sul <strong data-start="1293" data-end="1327">conto assicurativo individuale</strong> del lavoratore e successivamente utilizzati per il calcolo della pensione futura.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1411" data-end="1528">Oltre alla tutela pensionistica, la Gestione separata garantisce anche alcune <strong data-start="1489" data-end="1518">prestazioni assistenziali</strong>, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1530" data-end="1760">
<li data-section-id="1nu4qsm" data-start="1530" data-end="1570">
<p data-start="1532" data-end="1570"><strong data-start="1532" data-end="1570">indennità di maternità e paternità</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1yxvbdn" data-start="1571" data-end="1620">
<p data-start="1573" data-end="1620"><strong data-start="1573" data-end="1620">indennità di malattia e degenza ospedaliera</strong></p>
</li>
<li data-section-id="vn8t0u" data-start="1621" data-end="1684">
<p data-start="1623" data-end="1684"><strong data-start="1623" data-end="1635">DIS-COLL</strong>, l’indennità di disoccupazione per collaboratori</p>
</li>
<li data-section-id="78om08" data-start="1685" data-end="1760">
<p data-start="1687" data-end="1760"><strong data-start="1687" data-end="1696">ISCRO</strong>, il sostegno al reddito per lavoratori autonomi con partita IVA</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1762" data-end="2006">Proprio la presenza di queste tutele aggiuntive spiega perché, nel tempo, le <strong data-start="1839" data-end="1920">aliquote contributive della Gestione separata sono progressivamente aumentate</strong>, arrivando oggi a livelli simili a quelli del lavoro dipendente per alcune categorie.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2008" data-end="2233">Comprendere il funzionamento della Gestione separata è fondamentale non solo per rispettare gli obblighi contributivi, ma anche per pianificare correttamente la propria posizione previdenziale e fiscale nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2008" data-end="2233"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33831 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-1536x1025.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3-1068x713.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/business-man-working-office-desktop-3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1qp15e7" data-start="71" data-end="160"><strong>Chi deve iscriversi alla Gestione Separata INPS</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="162" data-end="587">Uno dei dubbi più frequenti tra lavoratori autonomi, collaboratori e committenti riguarda <strong data-start="252" data-end="324">chi è realmente obbligato all’iscrizione alla Gestione Separata INPS</strong>. La normativa di riferimento, introdotta dall’<strong data-start="371" data-end="415">art. 2, comma 26 della legge n. 335/1995</strong>, stabilisce che devono iscriversi tutti i soggetti che percepiscono redditi da lavoro autonomo o parasubordinato <strong data-start="529" data-end="586">non coperti da altre forme di previdenza obbligatoria</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="589" data-end="756">Nel <strong data-start="593" data-end="601">2026</strong> rientrano in questa categoria diverse tipologie di lavoratori, alcune delle quali introdotte o rafforzate negli ultimi anni dalla normativa previdenziale.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="758" data-end="818">Tra i principali soggetti obbligati all’iscrizione troviamo:</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="820" data-end="1107"><strong data-start="820" data-end="878">1. Collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.)</strong><br data-start="878" data-end="881" />Sono tra le categorie più diffuse nella Gestione separata. Rientrano in questa tipologia tutti i lavoratori che svolgono attività continuativa e coordinata con il committente senza essere inquadrati come lavoratori dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1109" data-end="1441"><strong data-start="1109" data-end="1172">2. Professionisti con partita IVA senza cassa previdenziale</strong><br data-start="1172" data-end="1175" />Si tratta di professionisti che svolgono attività autonoma ma <strong data-start="1237" data-end="1291">non dispongono di una cassa professionale dedicata</strong> (come avvocati, ingegneri o commercialisti). In questi casi l’iscrizione alla Gestione separata rappresenta l’unica forma di copertura pensionistica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1443" data-end="1701"><strong data-start="1443" data-end="1510">3. Assegnisti di ricerca, dottorandi e collaboratori accademici</strong><br data-start="1510" data-end="1513" />Le università e gli enti di ricerca devono versare i contributi alla Gestione separata per diverse figure accademiche, tra cui <strong data-start="1640" data-end="1700">assegnisti di ricerca e titolari di incarichi di ricerca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1703" data-end="1898"><strong data-start="1703" data-end="1757">4. Lavoratori sportivi nel settore dilettantistico</strong><br data-start="1757" data-end="1760" />Con la riforma dello sport, molti collaboratori sportivi sono stati ricondotti alla Gestione separata INPS per la copertura previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1900" data-end="2048"><strong data-start="1900" data-end="1970">5. Nuove categorie introdotte o confermate dalla normativa recente</strong><br data-start="1970" data-end="1973" />La circolare INPS 8/2026 richiama inoltre alcune figure specifiche tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="2050" data-end="2233">
<li data-section-id="luix5t" data-start="2050" data-end="2104">
<p data-start="2052" data-end="2104"><strong data-start="2052" data-end="2104">magistrati onorari del contingente a esaurimento</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1wuawmd" data-start="2105" data-end="2169">
<p data-start="2107" data-end="2169"><strong data-start="2107" data-end="2169">addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche</strong></p>
</li>
<li data-section-id="4hsus" data-start="2170" data-end="2233">
<p data-start="2172" data-end="2233">alcune <strong data-start="2179" data-end="2233">collaborazioni emergenziali o fattispecie speciali</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2235" data-end="2409">Per tutte queste categorie l’iscrizione alla Gestione separata è <strong data-start="2300" data-end="2316">obbligatoria</strong> e comporta il versamento dei contributi secondo le aliquote stabilite annualmente dall’INPS.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2411" data-end="2576">Comprendere se si rientra tra i soggetti obbligati è fondamentale per evitare irregolarità contributive, sanzioni e problemi nel futuro accredito della pensione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="2411" data-end="2576"><strong>Esempi pratici</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="132" data-end="410">Per comprendere meglio l’impatto delle <strong data-start="171" data-end="230">aliquote contributive della Gestione Separata INPS 2026</strong>, è utile analizzare alcuni esempi pratici di calcolo. Questi esempi aiutano professionisti, collaboratori e consulenti a stimare correttamente l’importo dei contributi da versare.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-section-id="md8go7" data-start="412" data-end="493">Esempio 1: professionista con partita IVA senza altra copertura previdenziale</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="495" data-end="629">Supponiamo il caso di un <strong data-start="520" data-end="570">professionista iscritto alla Gestione separata</strong> che nel 2026 dichiari un reddito annuo di <strong data-start="613" data-end="628">30.000 euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="631" data-end="697">L’aliquota complessiva prevista per questa categoria è <strong data-start="686" data-end="696">26,07%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="699" data-end="722">Calcolo dei contributi:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="724" data-end="827">
<li data-section-id="o4gu3c" data-start="724" data-end="758">
<p data-start="726" data-end="758">Reddito imponibile: <strong data-start="746" data-end="758">30.000 €</strong></p>
</li>
<li data-section-id="h4ew0i" data-start="759" data-end="794">
<p data-start="761" data-end="794">Aliquota contributiva: <strong data-start="784" data-end="794">26,07%</strong></p>
</li>
<li data-section-id="zmpuj2" data-start="795" data-end="827">
<p data-start="797" data-end="827">Contributi dovuti: <strong data-start="816" data-end="827">7.821 €</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="829" data-end="968">Questo importo verrà versato dal professionista tramite <strong data-start="885" data-end="900">modello F24</strong>, seguendo le normali scadenze fiscali previste per saldo e acconti.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-section-id="1qm6kxh" data-start="975" data-end="1029">Esempio 2: collaboratore coordinato e continuativo</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1031" data-end="1185">Immaginiamo invece un <strong data-start="1053" data-end="1132">collaboratore coordinato e continuativo senza altra copertura previdenziale</strong> che percepisce un compenso annuo di <strong data-start="1169" data-end="1184">20.000 euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1187" data-end="1235">L’aliquota complessiva applicabile è <strong data-start="1224" data-end="1234">35,03%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1237" data-end="1260">Calcolo dei contributi:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1262" data-end="1331">
<li data-section-id="1sdjzem" data-start="1262" data-end="1292">
<p data-start="1264" data-end="1292">Compenso lordo: <strong data-start="1280" data-end="1292">20.000 €</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1j69gqv" data-start="1293" data-end="1331">
<p data-start="1295" data-end="1331">Contributi totali: <strong data-start="1314" data-end="1331">7.006 € circa</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1333" data-end="1370">Ripartizione dell’onere contributivo:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1372" data-end="1481">
<li data-section-id="1luc04n" data-start="1372" data-end="1425">
<p data-start="1374" data-end="1425"><strong data-start="1374" data-end="1407">2/3 a carico del committente:</strong> circa <strong data-start="1414" data-end="1425">4.670 €</strong></p>
</li>
<li data-section-id="17pn0v9" data-start="1426" data-end="1481">
<p data-start="1428" data-end="1481"><strong data-start="1428" data-end="1463">1/3 a carico del collaboratore:</strong> circa <strong data-start="1470" data-end="1481">2.336 €</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1483" data-end="1606">Il <strong data-start="1486" data-end="1543">committente provvede al versamento integrale all’INPS</strong>, trattenendo la quota a carico del collaboratore dal compenso.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-section-id="14xw01i" data-start="1613" data-end="1666">Esempio 3: collaboratore sportivo dilettantistico</h3>
<p style="text-align: justify;" data-start="1668" data-end="1748">Un collaboratore sportivo percepisce nel 2026 <strong data-start="1714" data-end="1747">10.000 euro di compensi annui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1750" data-end="1770">Le regole prevedono:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1772" data-end="1849">
<li data-section-id="109g9ef" data-start="1772" data-end="1806">
<p data-start="1774" data-end="1806">franchigia fino a <strong data-start="1792" data-end="1806">5.000 euro</strong></p>
</li>
<li data-section-id="alu1xt" data-start="1807" data-end="1849">
<p data-start="1809" data-end="1849">contribuzione solo sulla parte eccedente</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1851" data-end="1859">Calcolo:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1861" data-end="1979">
<li data-section-id="kwwfwn" data-start="1861" data-end="1900">
<p data-start="1863" data-end="1900">imponibile previdenziale: <strong data-start="1889" data-end="1900">5.000 €</strong></p>
</li>
<li data-section-id="1h4joig" data-start="1901" data-end="1956">
<p data-start="1903" data-end="1956">imponibile pensionistico ridotto al <strong data-start="1939" data-end="1956">50% → 2.500 €</strong></p>
</li>
<li data-section-id="acy1lo" data-start="1957" data-end="1979">
<p data-start="1959" data-end="1979">aliquota IVS <strong data-start="1972" data-end="1979">25%</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1981" data-end="2053">Contributo pensionistico: <strong data-start="2007" data-end="2016">625 €</strong> (più aliquote aggiuntive del 2,03%).</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2055" data-end="2245">Questi esempi dimostrano quanto sia importante <strong data-start="2102" data-end="2166">conoscere correttamente le aliquote e le modalità di calcolo</strong>, soprattutto per evitare errori nei versamenti o nella pianificazione fiscale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="qtbz6c" data-start="60" data-end="137"><strong>Come ridurre legalmente il peso dei contributi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="139" data-end="478">Per molti professionisti e collaboratori, il livello delle <strong data-start="198" data-end="252">aliquote contributive della Gestione Separata INPS</strong> rappresenta uno degli aspetti più critici della gestione fiscale. Tuttavia, esistono alcune <strong data-start="345" data-end="379">strategie perfettamente legali</strong> che possono aiutare a ottimizzare il carico contributivo senza violare la normativa previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="480" data-end="804">Una delle prime valutazioni da fare riguarda il <strong data-start="528" data-end="592">regime fiscale applicato alla propria attività professionale</strong>. In alcuni casi, la scelta del <strong data-start="624" data-end="646">regime forfettario</strong> può consentire una migliore pianificazione del reddito imponibile e quindi anche dei contributi previdenziali, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="806" data-end="1193">Un altro elemento da considerare è la <strong data-start="844" data-end="889">presenza di altre coperture previdenziali</strong>. I lavoratori che risultano già assicurati presso un’altra gestione obbligatoria – ad esempio lavoratori dipendenti che svolgono attività professionale secondaria – possono beneficiare dell’<strong data-start="1080" data-end="1108">aliquota ridotta del 24%</strong>, invece delle aliquote più elevate previste per i soggetti privi di altre coperture.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1195" data-end="1492">Anche la corretta gestione dei <strong data-start="1226" data-end="1278">compensi e dei tempi di fatturazione o pagamento</strong> può avere effetti sul carico contributivo. Ad esempio, nel caso delle collaborazioni, il principio di <strong data-start="1381" data-end="1400">cassa allargato</strong> può incidere sulla determinazione delle aliquote applicabili tra un anno fiscale e l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1494" data-end="1578">Tra le strategie più utilizzate nella pianificazione previdenziale troviamo inoltre:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1580" data-end="1855">
<li data-section-id="12d78fy" data-start="1580" data-end="1652">
<p data-start="1582" data-end="1652">valutazione della <strong data-start="1600" data-end="1649">struttura contrattuale dei rapporti di lavoro</strong>;</p>
</li>
<li data-section-id="1avimbw" data-start="1653" data-end="1768">
<p data-start="1655" data-end="1768">verifica della possibilità di <strong data-start="1685" data-end="1732">iscrizione a casse professionali specifiche</strong>, quando previste dalla normativa;</p>
</li>
<li data-section-id="l00t5b" data-start="1769" data-end="1855">
<p data-start="1771" data-end="1855">monitoraggio costante del <strong data-start="1797" data-end="1854">reddito imponibile rispetto al massimale contributivo</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1857" data-end="2112">Una corretta pianificazione previdenziale non significa evitare il pagamento dei contributi, ma <strong data-start="1953" data-end="2017">gestire in modo efficiente gli obblighi previsti dalla legge</strong>, riducendo il rischio di errori e ottimizzando il carico complessivo tra imposte e contributi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2114" data-end="2302">Per questo motivo è spesso consigliabile affidarsi a <strong data-start="2167" data-end="2214">commercialisti o consulenti fiscali esperti</strong>, in grado di individuare le soluzioni più adatte alla propria situazione professionale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1mle3h4" data-start="0" data-end="80"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="82" data-end="524">La <strong data-start="85" data-end="128">circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026</strong> rappresenta un documento fondamentale per comprendere le regole applicabili alla Gestione Separata INPS per l’anno 2026. L’aggiornamento delle aliquote contributive, dei minimali e dei massimali di reddito ha un impatto diretto su milioni di lavoratori, tra cui professionisti con partita IVA, collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori sportivi e nuove categorie obbligate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="526" data-end="1143">In particolare, il 2026 conferma un sistema contributivo articolato che varia a seconda della tipologia di lavoratore e della presenza o meno di altre coperture previdenziali. Le aliquote possono arrivare fino al <strong data-start="739" data-end="775">35,03% per alcune collaborazioni</strong>, mentre per i <strong data-start="790" data-end="834">professionisti senza cassa previdenziale</strong> l’aliquota complessiva si attesta al <strong data-start="872" data-end="882">26,07%</strong>. Allo stesso tempo, restano fondamentali i limiti fissati dall’INPS, con un <strong data-start="959" data-end="1005">massimale contributivo pari a 122.295 euro</strong> e un <strong data-start="1011" data-end="1049">minimale di reddito di 18.808 euro</strong>, elementi che incidono direttamente sull’accredito della contribuzione ai fini pensionistici.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1145" data-end="1437">La circolare fornisce inoltre chiarimenti operativi importanti per <strong data-start="1212" data-end="1275">committenti, aziende, enti pubblici e consulenti del lavoro</strong>, soprattutto per quanto riguarda la <strong data-start="1312" data-end="1436">gestione dei versamenti, la ripartizione dell’onere contributivo e le scadenze di pagamento tramite modello F24 o F24 EP</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1439" data-end="1799">In un contesto normativo sempre più complesso, conoscere nel dettaglio le regole della Gestione separata non significa solo adempiere correttamente agli obblighi previdenziali, ma anche <strong data-start="1625" data-end="1700">pianificare in modo strategico il proprio carico fiscale e contributivo</strong>, evitando errori che potrebbero generare sanzioni o problemi nella futura posizione pensionistica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1801" data-end="2110">Per questo motivo, professionisti e imprese dovrebbero monitorare costantemente le <strong data-start="1884" data-end="1932">circolari INPS e gli aggiornamenti normativi</strong>, affidandosi quando necessario al supporto di <strong data-start="1979" data-end="2018">commercialisti e consulenti fiscali</strong>, in grado di garantire una gestione corretta e ottimizzata degli adempimenti previdenziali.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Contributi-Gestione-Separata-INPS-2026-aliquote-massimali-minimali-e-istruzioni-della-circolare-n-8/">Contributi Gestione Separata INPS 2026: aliquote, massimali, minimali e istruzioni della circolare n. 8</a> was first posted on Giugno 13, 2026 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Anthropic verso i 1.000 miliardi: Claude supera OpenAI nella corsa all’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:40:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="17" data-end="497">Anthropic si prepara a riscrivere gli equilibri mondiali dell’intelligenza artificiale. La startup fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei avrebbe raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento, raggiungendo una valutazione post-money di 965 miliardi di dollari. Una cifra che la porta a un passo dalla soglia storica dei 1.000 miliardi e che, almeno sul piano finanziario, le consente di superare OpenAI, la società che ha reso popolare ChatGPT nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="499" data-end="943">Il protagonista di questa crescita è Claude, il chatbot sviluppato da Anthropic e sempre più considerato dagli investitori come una piattaforma destinata a entrare nel cuore del lavoro aziendale. Non si tratta più soltanto di una sfida tra assistenti virtuali, ma di una corsa per controllare la prossima grande infrastruttura digitale: l’intelligenza artificiale applicata a imprese, professionisti, dati, produttività e decisioni strategiche.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="945" data-end="1265" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La domanda, però, resta aperta: Anthropic è davvero “oro puro” oppure il mercato sta gonfiando una nuova bolla attorno all’AI?</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="945" data-end="1265" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In questo articolo analizziamo i numeri del round, il sorpasso su OpenAI, il ruolo degli investitori, la forza di Claude e i rischi di una valutazione ormai vicina ai 1.000 miliardi di dollari.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="945" data-end="1265">Anthropic vola verso i 1.000 miliardi</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="128" data-end="560">Anthropic è ormai uno dei nomi più pesanti dell’intelligenza artificiale globale. La startup fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei avrebbe chiuso un nuovo round di finanziamento da 65 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione post-money di 965 miliardi di dollari. Una cifra enorme, vicinissima alla soglia simbolica dei 1.000 miliardi, che proietta la società tra i protagonisti assoluti della nuova economia dell’AI.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="562" data-end="1092">Il dato più rilevante non è soltanto la dimensione della raccolta, ma il sorpasso su OpenAI. Secondo le informazioni disponibili, Anthropic avrebbe infatti superato la società creatrice di ChatGPT, che all’inizio dell’anno aveva chiuso un round da 122 miliardi di dollari con una valutazione pari a 852 miliardi. In pochi mesi, quindi, il produttore di Claude sarebbe passato da una valutazione di 380 miliardi a quasi 1.000 miliardi, moltiplicando il proprio valore e conquistando il centro della scena finanziaria e tecnologica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1094" data-end="1610">Questa crescita racconta molto più della semplice rivalità tra chatbot. Dietro il successo di Anthropic c’è la convinzione degli investitori che l’intelligenza artificiale generativa non sia più soltanto una tecnologia sperimentale, ma una nuova infrastruttura economica. Claude non viene visto solo come un assistente digitale, ma come uno strumento destinato a entrare nei processi aziendali, nella produttività quotidiana, nella gestione dei dati, nel customer service, nella consulenza e nello sviluppo software.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1612" data-end="2200">Per imprese, investitori e professionisti, la vera domanda diventa quindi un’altra: Anthropic è davvero “oro puro” oppure siamo davanti a una valutazione figlia dell’euforia per l’intelligenza artificiale? La risposta non è semplice, perché il mercato AI sta crescendo a una velocità eccezionale, ma richiede capitali giganteschi, infrastrutture costose e una capacità costante di innovare. Chi riuscirà a trasformare la tecnologia in utili reali potrà dominare il prossimo decennio. Chi invece resterà prigioniero delle aspettative rischierà di pagare il prezzo di una bolla finanziaria.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1wlcusr" data-start="0" data-end="65">Perché gli investitori stanno puntando su Anthropic</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="67" data-end="684">Il nuovo round di Serie H conferma che Anthropic non è più percepita come una semplice alternativa a OpenAI, ma come una piattaforma strategica per il futuro dell’intelligenza artificiale. A guidare il finanziamento sono Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, nomi di primo piano nel venture capital e negli investimenti tecnologici. Accanto a loro compaiono investitori istituzionali e finanziari di enorme peso, tra cui Baillie Gifford, Blackstone, Brookfield, Fidelity Management &amp; Research Company, General Catalyst, Insight Partners, Lightspeed Venture Partners, MGX, Temasek e T. Rowe Price.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="686" data-end="1169">La presenza di questi fondi segnala un punto chiave: il mercato non sta scommettendo soltanto su Claude come chatbot, ma sull’intero ecosistema che Anthropic può costruire intorno all’AI. Le aziende cercano strumenti capaci di automatizzare attività complesse, ridurre i tempi di lavoro, migliorare l’analisi dei dati e aumentare la produttività. In questo scenario, un assistente AI affidabile, scalabile e integrabile nei processi aziendali può generare un valore economico enorme.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1171" data-end="1691">Un dettaglio importante riguarda anche il ruolo degli hyperscaler, cioè i grandi operatori cloud e infrastrutturali. Nel round sarebbero inclusi 15 miliardi di dollari di investimenti precedentemente promessi da questi soggetti, tra cui 5 miliardi da Amazon. Questo aspetto è decisivo perché l’intelligenza artificiale richiede una potenza di calcolo immensa: senza data center, chip, cloud e capacità energetica, anche il modello più avanzato rischia di restare solo un prodotto difficile da distribuire su larga scala.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1693" data-end="2074">In altre parole, Anthropic piace agli investitori perché si trova al centro di tre grandi tendenze: la crescita dell’AI generativa, la domanda delle imprese per soluzioni automatizzate e la competizione tra colossi tecnologici per controllare le infrastrutture del futuro. Ed è proprio questa combinazione a spiegare perché la valutazione della società sia salita così rapidamente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1jle6vp" data-start="0" data-end="68">Il sorpasso su OpenAI</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="70" data-end="609">Il presunto sorpasso di Anthropic su OpenAI non è soltanto una notizia finanziaria. È un segnale politico, industriale e tecnologico. Per anni OpenAI è stata considerata il punto di riferimento assoluto dell’intelligenza artificiale generativa, grazie alla diffusione globale di ChatGPT e alla capacità di trasformare l’AI in un prodotto di massa. Anthropic, invece, ha costruito la propria identità su un posizionamento diverso: modelli avanzati, attenzione alla sicurezza, utilizzo professionale e forte orientamento al mondo enterprise.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="611" data-end="1211">Questa differenza è centrale. OpenAI ha conquistato il grande pubblico, mentre Anthropic sembra voler diventare sempre di più il partner delle aziende, dei professionisti e delle organizzazioni che hanno bisogno di strumenti affidabili per lavorare meglio. Claude viene spesso presentato come un assistente capace di gestire testi lunghi, ragionamenti complessi, analisi documentali e attività operative ad alto valore aggiunto. Sono proprio queste caratteristiche a renderlo interessante per imprese, studi professionali, società finanziarie, consulenti, sviluppatori e grandi gruppi internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1213" data-end="1675">La sfida, però, è appena iniziata. Una valutazione vicina ai 1.000 miliardi di dollari impone aspettative enormi. Anthropic dovrà dimostrare di saper trasformare la crescita degli utenti e l’interesse degli investitori in ricavi sostenibili, margini reali e vantaggi competitivi difficili da replicare. Nel settore AI, infatti, innovare costa moltissimo: servono chip, data center, energia, ricercatori, infrastrutture cloud e continui aggiornamenti dei modelli.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1677" data-end="2106">Il punto decisivo sarà capire chi riuscirà a diventare indispensabile. Nel software tradizionale vince chi entra nei flussi di lavoro quotidiani delle aziende. Nell’intelligenza artificiale potrebbe accadere lo stesso: la piattaforma che diventerà parte stabile dei processi produttivi, amministrativi, creativi e decisionali avrà un vantaggio enorme. Ed è proprio su questo terreno che Anthropic sta cercando di superare OpenAI.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="3jqod8" data-start="0" data-end="78">Claude come motore di produttività</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="80" data-end="666">La vera forza di Anthropic non sta soltanto nella valutazione miliardaria, ma nella capacità di proporre Claude come uno strumento concreto per aumentare la produttività. L’intelligenza artificiale generativa, infatti, non viene più osservata solo come una tecnologia affascinante, ma come una leva economica capace di ridurre tempi, costi e inefficienze. Per molte imprese, il valore dell’AI non consiste nel “fare conversazione”, ma nell’automatizzare attività ripetitive, analizzare documenti complessi, sintetizzare informazioni, supportare decisioni e velocizzare processi interni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="668" data-end="1140">È qui che Anthropic prova a costruire il proprio vantaggio competitivo. Se Claude riesce a entrare stabilmente nei flussi di lavoro aziendali, può diventare una sorta di collaboratore digitale sempre disponibile, utile per uffici legali, reparti marketing, team amministrativi, sviluppatori, consulenti e società finanziarie. In un’economia in cui il tempo è una delle risorse più costose, anche un piccolo aumento di efficienza può tradursi in un risparmio significativo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1142" data-end="1606">Per questo gli investitori vedono in Anthropic una possibile infrastruttura del lavoro del futuro. Non si tratta solo di vendere abbonamenti a un chatbot, ma di costruire una piattaforma capace di integrarsi con software, cloud, database e strumenti aziendali. Più Claude diventa utile nei processi quotidiani, più aumenta il costo di sostituzione per i clienti. E questo, nel mondo tecnologico, è uno degli elementi che può giustificare valutazioni molto elevate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1608" data-end="1995">Resta però un nodo fondamentale: la sostenibilità economica. I modelli AI avanzati hanno costi di sviluppo e gestione altissimi. Per trasformare l’entusiasmo del mercato in valore reale, Anthropic dovrà dimostrare che l’utilizzo di Claude genera ricavi superiori ai costi infrastrutturali e che le aziende sono disposte a pagare per un servizio sempre più integrato, sicuro e affidabile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33563 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/cervello-e-denaro-collegati-da-un-filo.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="vh0160" data-start="0" data-end="76">La valutazione da 965 miliardi</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="78" data-end="543">Una valutazione post-money di 965 miliardi di dollari porta Anthropic in una dimensione quasi senza precedenti per una startup. Il numero colpisce perché avvicina la società alla soglia dei 1.000 miliardi, un livello che normalmente appartiene ai grandi colossi quotati, con ricavi consolidati, utili rilevanti e una presenza globale ormai matura. Per una società ancora in forte fase di crescita, il mercato sta quindi anticipando un futuro estremamente ambizioso.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="545" data-end="1039">Il ragionamento degli investitori è chiaro: se l’intelligenza artificiale diventerà una tecnologia di base per aziende, professionisti e pubbliche amministrazioni, allora le piattaforme leader potranno generare ricavi giganteschi. In questo scenario, Anthropic non viene valutata soltanto per ciò che è oggi, ma per ciò che potrebbe diventare nei prossimi anni: un’infrastruttura digitale indispensabile, paragonabile per importanza al cloud, ai motori di ricerca o ai grandi sistemi operativi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1041" data-end="1571">Il rischio, però, è che le aspettative corrano più velocemente dei risultati economici. La storia della tecnologia insegna che le fasi di grande innovazione attirano capitali enormi, ma non tutte le aziende riescono a trasformare la promessa in profitti. Nel caso dell’AI, il problema è ancora più delicato perché i costi sono elevatissimi: addestrare modelli avanzati, acquistare capacità di calcolo, garantire sicurezza, assumere ricercatori di livello mondiale e mantenere infrastrutture globali richiede investimenti continui.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1573" data-end="2095">Per questo la valutazione di Anthropic può essere letta in due modi. Da un lato, rappresenta la fiducia del mercato in una delle società più promettenti dell’intelligenza artificiale. Dall’altro, evidenzia il rischio di una corsa speculativa in cui il valore finanziario cresce prima della redditività. La vera prova arriverà quando Anthropic dovrà dimostrare di poter trasformare Claude in un business profittevole, stabile e capace di resistere alla concorrenza di OpenAI, Google, Meta e degli altri giganti tecnologici.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="w2qsfw" data-start="0" data-end="61">I numeri del round e il ruolo decisivo dei grandi capitali</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="63" data-end="777">Il nuovo finanziamento di Serie H conferma quanto l’intelligenza artificiale sia diventata il principale terreno di investimento per fondi, big tech e operatori infrastrutturali. Secondo i dati indicati, il round da 65 miliardi di dollari è guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, con la partecipazione di numerosi investitori di primo piano. Tra questi figurano AMP PBC, Baillie Gifford, Blackstone, Brookfield, DE Shaw Ventures, DST Global, Fidelity Management &amp; Research Company, General Catalyst, Insight Partners, Jane Street, Lightspeed Venture Partners, MGX, NTTVC, NX1 Capital, Situational Awareness LP, T. Rowe Price Associates, T. Rowe Price Investment Management e Temasek.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="779" data-end="1227">La lista degli investitori è importante perché mostra la natura ormai sistemica della partita. Non si tratta più solo di venture capital disposto a rischiare su una startup innovativa. In campo ci sono grandi gestori patrimoniali, fondi internazionali, operatori finanziari e soggetti collegati all’infrastruttura tecnologica globale. Questo significa che Anthropic viene percepita come un asset strategico, non come una semplice società emergente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1229" data-end="1672">Un elemento da sottolineare riguarda i 15 miliardi di dollari di investimenti precedentemente promessi da hyperscaler, inclusi i 5 miliardi di dollari da Amazon. Questo dato è centrale perché l’AI non cresce soltanto con il talento dei ricercatori o con la qualità dei modelli, ma anche con la disponibilità di potenza di calcolo. Chi controlla cloud, data center e chip può determinare la velocità con cui una piattaforma AI riesce a scalare.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1674" data-end="2066">Le parole del direttore finanziario Krishna Rao vanno lette proprio in questa direzione. Il finanziamento, ha spiegato, servirà a soddisfare la domanda senza precedenti, mantenere Anthropic all’avanguardia nella ricerca e portare Claude in più luoghi in cui si svolge il lavoro. È una frase che riassume l’intera strategia della società: più capacità, più ricerca, più presenza nelle aziende.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1o4a6dl" data-start="0" data-end="74">Il nodo della sicurezza</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="76" data-end="605">Uno degli elementi che ha contribuito a costruire l’identità di Anthropic è l’attenzione alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. In un settore dominato dalla corsa alla potenza dei modelli, la startup dei fratelli Amodei ha cercato di posizionarsi come un’azienda capace di sviluppare sistemi avanzati, ma anche più controllabili, affidabili e adatti all’utilizzo professionale. Questo aspetto è particolarmente importante per le imprese, che non possono permettersi strumenti imprecisi, rischiosi o difficili da governare.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="607" data-end="1076">La sicurezza, nell’AI generativa, non è un tema astratto. Significa ridurre il rischio di risposte errate, proteggere i dati sensibili, limitare comportamenti imprevedibili, garantire maggiore trasparenza e costruire modelli utilizzabili in contesti delicati. Per banche, assicurazioni, studi legali, società di consulenza e grandi gruppi industriali, questi fattori possono fare la differenza tra un semplice esperimento tecnologico e una vera adozione su larga scala.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1078" data-end="1460">È anche per questo che Claude può risultare interessante nel mercato enterprise. Le aziende non cercano soltanto lo strumento più spettacolare, ma quello più utile, stabile e compatibile con i propri processi interni. Se Anthropic riuscirà a mantenere questa promessa, potrà conquistare una fascia di clienti disposti a pagare di più per un’AI percepita come sicura e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1462" data-end="1915">Il punto critico resta l’equilibrio tra innovazione e controllo. Nel mercato dell’intelligenza artificiale vince chi riesce a migliorare rapidamente i propri modelli, ma anche chi sa renderli affidabili nel tempo. Anthropic sembra voler giocare proprio questa partita: non solo competere con OpenAI sulla qualità della tecnologia, ma proporsi come il riferimento per un’AI più prudente, più governabile e più vicina alle esigenze concrete delle aziende.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="8s28pk" data-start="0" data-end="78">Conclusione</h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="80" data-end="537">La nuova valutazione di Anthropic racconta una trasformazione profonda: l’intelligenza artificiale non è più soltanto un settore tecnologico, ma una nuova infrastruttura economica globale. Il round da 65 miliardi di dollari e la valutazione post-money di 965 miliardi indicano che gli investitori stanno scommettendo su Claude come uno degli strumenti destinati a entrare stabilmente nel lavoro quotidiano di aziende, professionisti e grandi organizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="539" data-end="974">Il sorpasso su OpenAI, almeno sul piano della valutazione, rappresenta un passaggio simbolico molto forte. Fino a poco tempo fa ChatGPT sembrava il riferimento indiscusso dell’AI generativa. Oggi, invece, Anthropic dimostra che la partita è ancora aperta e che il mercato premia non solo la popolarità di un prodotto, ma anche la capacità di costruire fiducia, sicurezza, infrastrutture e applicazioni concrete per il mondo enterprise.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="976" data-end="1531">Resta però una domanda decisiva: una valutazione vicina ai 1.000 miliardi è sostenibile? La risposta dipenderà dalla capacità di Anthropic di trasformare l’interesse degli investitori in ricavi reali, margini solidi e vantaggi competitivi duraturi. L’AI richiede enormi capitali, potenza di calcolo, ricerca continua e una gestione attenta dei rischi. Per questo il futuro della startup dei fratelli Amodei non si giocherà soltanto sulla qualità di Claude, ma sulla capacità di diventare indispensabile nei processi produttivi e decisionali delle imprese.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1533" data-end="2029">Per le aziende italiane, la crescita di Anthropic è un segnale da non sottovalutare. L’intelligenza artificiale può diventare una leva concreta per aumentare produttività, ridurre inefficienze, migliorare l’analisi dei dati e creare vantaggi economici e finanziari. Ma per ottenere benefici reali serviranno strategia, formazione, attenzione alla sicurezza e una gestione consapevole dei dati. La vera sfida non sarà usare l’AI perché è di moda, ma integrarla dove può generare valore misurabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2031" data-end="2267">Anthropic oggi appare come “oro puro” agli occhi del mercato. Ma sarà il tempo a stabilire se questa corsa verso i 1.000 miliardi rappresenta l’inizio di una nuova era industriale o l’ennesima grande febbre finanziaria della tecnologia.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Anthropic-verso-i-1-000-miliardi-Claude-supera-OpenAI-nella-corsa-all-intelligenza-artificiale/">Anthropic verso i 1.000 miliardi: Claude supera OpenAI nella corsa all’intelligenza artificiale</a> was first posted on Giugno 1, 2026 at 1:40 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Iper Ammortamento 2026: tutte le novità della Legge di Bilancio e come risparmiare sulle tasse investendo in tecnologia e sostenibilità</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Iper-Ammortamento-2026-tutte-le-novita-della-Legge-di-Bilancio-e-come-risparmiare-sulle-tasse-investendo-in-tecnologia-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 11:24:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="432" data-end="977">Con la Legge di Bilancio 2026, il Governo italiano, attraverso le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha confermato una novità attesa da molte imprese: <strong data-start="610" data-end="741">il ritorno dell’iper ammortamento per gli investimenti in beni strumentali legati alla transizione digitale e all’industria 5.0</strong>. Dopo essere stato accantonato per alcuni anni in favore del credito d’imposta 4.0, l’iper ammortamento torna in una forma rinnovata, con l’obiettivo di rilanciare la competitività delle aziende italiane nel contesto europeo e globale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="979" data-end="1443">L’annuncio è arrivato a margine della presentazione della Legge di Bilancio 2026 e fa parte del nuovo piano Transizione 5.0, che amplia il raggio d’azione dei precedenti incentivi per includere non solo la digitalizzazione, ma anche la <strong data-start="1215" data-end="1282">sostenibilità energetica e l’efficienza dei processi produttivi</strong>. In pratica, l’iper ammortamento 2026 sarà un <strong data-start="1329" data-end="1371">potente strumento di risparmio fiscale</strong> per le imprese che investiranno in tecnologie innovative e sostenibili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1445" data-end="2002">Questa misura mira a stimolare gli investimenti delle imprese italiane in un momento in cui il tessuto economico ha bisogno di <strong data-start="1572" data-end="1625">modernizzazione, digitalizzazione e sostenibilità</strong>. Ma quali saranno i vantaggi reali per le imprese? Come funzionerà nel dettaglio questo nuovo incentivo? E soprattutto, <strong data-start="1746" data-end="1772">chi potrà beneficiarne</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1445" data-end="2002">In questo articolo analizziamo tutte le novità sull’iper ammortamento 2026, cosa prevede la legge, e come sfruttare al meglio questa opportunità per risparmiare legalmente sulle tasse e migliorare la competitività aziendale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="238" data-end="283"><strong>A chi è destinato</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="285" data-end="748">Secondo quanto previsto dalla bozza della Legge di Bilancio 2026, il nuovo iper ammortamento sarà un’agevolazione esclusivamente riservata alle imprese, restando quindi precluso ai liberi professionisti e agli autonomi. Potranno beneficiarne le aziende residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, che producono reddito d’impresa e che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="750" data-end="985">Il periodo agevolabile è chiaramente definito: gli investimenti dovranno essere effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026, con la possibilità di usufruire di un termine “lungo” fino al 30 giugno 2027, a condizione che:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="987" data-end="1162">
<li data-start="987" data-end="1060">
<p data-start="989" data-end="1060">l’ordine risulti accettato dal venditore entro il 31 dicembre 2026;</p>
</li>
<li data-start="1061" data-end="1162">
<p data-start="1063" data-end="1162">sia stato versato un acconto pari almeno al 20% del costo totale del bene entro la stessa data.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1164" data-end="1429">Questo significa che le imprese interessate devono pianificare con anticipo i propri investimenti per poter accedere all’agevolazione. Il vincolo temporale e il requisito dell’acconto rappresentano condizioni fondamentali per evitare l’esclusione dal beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1431" data-end="1815">L’intento del legislatore è quello di stimolare immediatamente gli investimenti, indirizzando le imprese verso un aggiornamento tecnologico e sostenibile già nel corso del 2026. In questo modo, il Governo punta a sostenere la ripresa economica e la crescita della produttività attraverso la leva fiscale, mantenendo al contempo una certa selettività nell’accesso al beneficio.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="316" data-end="371"><strong>Beni agevolabili</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="373" data-end="651">Il nuovo iper ammortamento 2026 si concentra su due <strong data-start="425" data-end="469">categorie principali di beni agevolabili</strong>, confermando l’impostazione della precedente normativa 4.0, ma con importanti novità orientate alla <strong data-start="570" data-end="596">transizione energetica</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="373" data-end="651">Le imprese potranno beneficiare dell’agevolazione su:</h3>
<ol style="text-align: justify;" data-start="653" data-end="1348">
<li data-start="653" data-end="1003">
<p data-start="656" data-end="1003"><strong data-start="656" data-end="692">Beni materiali e immateriali 4.0</strong>: si tratta dei beni elencati negli <strong data-start="728" data-end="767">Allegati A e B della Legge 232/2016</strong>, a condizione che siano <strong data-start="792" data-end="830">interconnessi al sistema aziendale</strong>. Parliamo di macchinari, software, dispositivi per la digitalizzazione dei processi produttivi, strumenti per il controllo remoto, robotica, IoT e intelligenza artificiale.</p>
</li>
<li data-start="1005" data-end="1348">
<p data-start="1008" data-end="1348"><strong data-start="1008" data-end="1086">Impianti per la produzione e lo stoccaggio di energia da fonti rinnovabili</strong>, destinati all’<strong data-start="1102" data-end="1127">autoconsumo aziendale</strong>. Rientrano anche gli impianti fotovoltaici con moduli conformi all’articolo 12, comma 1, lettere a), b) e c) del <strong data-start="1241" data-end="1267">Decreto Legge 181/2023</strong>, in linea con l’obiettivo di sostenibilità ambientale del Piano Transizione 5.0.</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="1350" data-end="1613">Dal punto di vista fiscale, l’iper ammortamento 2026 consisterà in una <strong data-start="1421" data-end="1472">maggiorazione extracontabile del costo del bene</strong>, valida <strong data-start="1481" data-end="1523">solo ai fini delle imposte sui redditi</strong> (e non ai fini IRAP). Le aliquote previste variano in base all’importo dell’investimento:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1615" data-end="1757">
<li data-start="1615" data-end="1673">
<p data-start="1617" data-end="1673"><strong data-start="1617" data-end="1625">180%</strong> per investimenti fino a <strong data-start="1650" data-end="1673">2,5 milioni di euro</strong></p>
</li>
<li data-start="1674" data-end="1716">
<p data-start="1676" data-end="1716"><strong data-start="1676" data-end="1684">100%</strong> da <strong data-start="1688" data-end="1716">2,5 a 10 milioni di euro</strong></p>
</li>
<li data-start="1717" data-end="1757">
<p data-start="1719" data-end="1757"><strong data-start="1719" data-end="1726">50%</strong> da <strong data-start="1730" data-end="1757">10 a 20 milioni di euro</strong></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1759" data-end="1932">In caso di investimenti che comportano una <strong data-start="1802" data-end="1838">riduzione dei consumi energetici</strong> del sito produttivo di almeno il 3% (o del processo del 5%), le <strong data-start="1903" data-end="1931">aliquote sono maggiorate</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1934" data-end="2023">
<li data-start="1934" data-end="1963">
<p data-start="1936" data-end="1963"><strong data-start="1936" data-end="1944">220%</strong> fino a 2,5 milioni</p>
</li>
<li data-start="1964" data-end="1994">
<p data-start="1966" data-end="1994"><strong data-start="1966" data-end="1974">140%</strong> da 2,5 a 10 milioni</p>
</li>
<li data-start="1995" data-end="2023">
<p data-start="1997" data-end="2023"><strong data-start="1997" data-end="2004">90%</strong> da 10 a 20 milioni</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2025" data-end="2190">Queste maggiorazioni “rafforzate” rendono l’agevolazione ancora più interessante per le aziende che scelgono di investire in sostenibilità e innovazione insieme.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2025" data-end="2190"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-34036 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/coins-paper-money-globe-white-statistic-form-background-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="304" data-end="387"><strong>Applicazione pratica e benefici fiscali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="389" data-end="942">L’iper ammortamento 2026 non è un contributo a fondo perduto né un credito d’imposta diretto, ma una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni ammortizzabili, valida solo ai fini delle imposte sui redditi. Ciò significa che l’impresa potrà dedurre un valore più alto rispetto al costo effettivo sostenuto, ottenendo così un risparmio fiscale significativo. In termini operativi, la maggiorazione si applica extracontabilmente, quindi non altera il bilancio civilistico, ma solo il reddito imponibile ai fini IRES o IRPEF.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="944" data-end="1374">Facciamo un esempio pratico: se un’impresa investe 1 milione di euro in un macchinario 4.0 e rientra nello scaglione agevolato al 180%, potrà portare in deduzione fiscale un costo pari a 2,8 milioni di euro (1 + 1,8 milioni). Questo si traduce in una base imponibile molto più bassa, e quindi in un’imposta da versare ridotta, generando un beneficio economico concreto e immediato nel periodo di ammortamento del bene.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1376" data-end="1724">Importante: il beneficio non si applica sull’IRAP, né dà diritto a un rimborso diretto, ma si sfrutta nel tempo, secondo il piano di ammortamento del bene, attraverso una maggiore quota di deduzione annuale. Inoltre, l’investimento deve essere effettivo, documentato e completato nei tempi previsti, pena la decadenza dell’agevolazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1726" data-end="1898">Le imprese dovranno quindi valutare attentamente tempi, modalità di acquisto, requisiti tecnici e obblighi di interconnessione per non perdere il diritto all’incentivo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="282" data-end="381"><strong>Requisiti tecnici e documentazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="383" data-end="853">Per accedere all’iper ammortamento 2026, non basta acquistare un bene tecnologicamente avanzato: è necessario <strong data-start="493" data-end="547">rispettare precisi requisiti tecnici e documentali</strong>, stabiliti dalla normativa e validati dalle esperienze delle precedenti versioni dell’incentivo 4.0. L’aspetto più importante rimane quello dell’<strong data-start="693" data-end="713">interconnessione</strong>: il bene strumentale deve essere <strong data-start="747" data-end="826">effettivamente integrato nel sistema aziendale di gestione della produzione</strong> o nella rete di fornitura.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="855" data-end="1150">Senza interconnessione, il beneficio <strong data-start="892" data-end="914">non è riconosciuto</strong>. L’impresa deve poter dimostrare che il bene comunica in modo bidirezionale con il sistema informativo aziendale (ERP, MES, ecc.) e che è in grado di scambiare dati in tempo reale, contribuendo al miglioramento dei processi produttivi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1152" data-end="1616">Inoltre, è obbligatorio predisporre una <strong data-start="1192" data-end="1235">dichiarazione del legale rappresentante</strong> o, per investimenti superiori a <strong data-start="1268" data-end="1284">300.000 euro</strong>, una <strong data-start="1290" data-end="1320">perizia tecnica asseverata</strong> o un <strong data-start="1326" data-end="1353">attestato di conformità</strong> rilasciato da un ente certificato. Questo documento deve certificare che il bene rientra tra quelli indicati negli Allegati A o B della Legge 232/2016 (per beni 4.0), oppure che rispetta i criteri ambientali previsti nel caso di impianti per energie rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1618" data-end="1978">Attenzione: in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, la <strong data-start="1691" data-end="1766">documentazione deve essere completa, coerente e tempestivamente esibita</strong>. Le aziende dovranno quindi tenere traccia non solo del contratto d’acquisto e dell’acconto, ma anche di tutte le fasi dell’interconnessione e dei risparmi energetici ottenuti (se si applicano le maggiorazioni).</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="317" data-end="408"><strong>Vantaggi fiscali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="410" data-end="895">L’introduzione dell’iper ammortamento 2026 rappresenta una leva strategica importante per le imprese che vogliono risparmiare sulle tasse in modo legale e strutturato, investendo al tempo stesso in tecnologia, innovazione e sostenibilità. Il vantaggio fiscale è immediato: la possibilità di dedurre un valore maggiorato rispetto al costo reale del bene consente di abbattere significativamente la base imponibile, generando un risparmio concreto in termini di IRES o IRPEF.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="897" data-end="1325">Ma il beneficio non è solo fiscale. Dal punto di vista economico, l’iper ammortamento incoraggia le imprese ad anticipare gli investimenti, migliorando l’efficienza produttiva, la qualità dei processi e la competitività. La sostituzione di macchinari obsoleti con beni 4.0 interconnessi e intelligenti può tradursi in riduzione dei tempi di produzione, minori scarti, maggiore controllo dei costi e automazione dei processi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1327" data-end="1657">A ciò si aggiunge un ulteriore vantaggio strategico: grazie all’integrazione con il Piano Transizione 5.0, le imprese che investono in tecnologie a basso impatto ambientale possono anche ottenere un ritorno d’immagine importante, sempre più rilevante nei confronti di clienti, partner e investitori attenti alla sostenibilità.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1659" data-end="2003">Infine, l’iper ammortamento può essere complementare ad altre misure di finanza agevolata, come bandi regionali o contributi europei, aumentando il ritorno dell’investimento. Naturalmente, per massimizzare il beneficio è consigliabile una consulenza fiscale specializzata, che valuti caso per caso la migliore strategia di investimento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1659" data-end="2003"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33925 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/10/cooperation-analyst-chart-professional-paper-economics-3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="385" data-end="465"><strong>Iper ammortamento 2026 vs Credito d’imposta 4.0</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="467" data-end="779">Con il ritorno dell’iper ammortamento nel 2026, molte imprese si trovano a chiedersi: meglio l’iper ammortamento o il credito d’imposta 4.0? La domanda è lecita, considerando che entrambe le misure puntano a incentivare gli investimenti in beni tecnologici, ma con modalità fiscali completamente diverse.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="781" data-end="1110">Il credito d’imposta 4.0, introdotto dal Piano Nazionale Transizione 4.0 e prorogato fino al 2025, consente di recuperare parte dell’investimento attraverso un credito utilizzabile in compensazione nel modello F24, in quote annuali. È quindi un beneficio immediato e certo, anche se soggetto a tetti e limiti di utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1112" data-end="1518">L’iper ammortamento 2026, invece, opera attraverso una maggiorazione extracontabile del costo del bene, quindi permette una deduzione fiscale più ampia nel tempo, ma non consente un recupero diretto in compensazione. Si tratta di un beneficio più graduale, ma potenzialmente più vantaggioso per le imprese che generano utili consistenti e vogliono ridurre il carico fiscale complessivo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1520" data-end="1810">Un altro elemento di distinzione è la non cumulabilità: in linea di principio, non è possibile cumulare iper ammortamento e credito d’imposta per lo stesso investimento, anche se sarà necessario attendere i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate per i dettagli operativi definitivi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1812" data-end="2059">In sintesi, il credito d’imposta è più adatto a chi cerca liquidità a breve termine, mentre l’iper ammortamento conviene a chi punta su una pianificazione fiscale a medio-lungo termine, con investimenti strutturati e continuità di reddito.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1812" data-end="2059"><strong>Consigli operativi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="394" data-end="952">Per sfruttare l’iper ammortamento 2026 in modo corretto ed efficace, le imprese devono <strong data-start="481" data-end="507">attivarsi con anticipo</strong>, seguendo una serie di step precisi che vanno dalla pianificazione strategica alla corretta gestione documentale. Il primo passo è <strong data-start="639" data-end="673">individuare i beni agevolabili</strong> tra quelli elencati negli allegati A e B della Legge 232/2016, oppure gli impianti fotovoltaici e di stoccaggio rientranti nel DL 181/2023. È fondamentale, in questa fase, affidarsi a <strong data-start="858" data-end="883">fornitori qualificati</strong> in grado di garantire i requisiti tecnici richiesti dalla normativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="954" data-end="1283">Successivamente, occorre procedere con l’<strong data-start="995" data-end="1040">ordine dei beni entro il 31 dicembre 2026</strong>, accompagnato dal versamento di un <strong data-start="1076" data-end="1102">acconto minimo del 20%</strong> per beneficiare del termine lungo fino al 30 giugno 2027. È importante che tutti i documenti (contratto, fatture, quietanze) siano <strong data-start="1234" data-end="1273">perfettamente archiviati e coerenti</strong> tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1285" data-end="1692">Una volta installati i beni, si passa alla <strong data-start="1328" data-end="1356">fase di interconnessione</strong>, che deve essere completata e verificabile attraverso tracciati, screenshot, log di sistema e documentazione tecnica. Per importi superiori a 300.000 euro, è obbligatorio acquisire una <strong data-start="1542" data-end="1572">perizia tecnica asseverata</strong> o un attestato rilasciato da un ente accreditato, che certifichi la conformità del bene alle caratteristiche richieste.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1694" data-end="2037">Infine, in sede di dichiarazione dei redditi, bisognerà applicare la <strong data-start="1763" data-end="1795">maggiorazione extracontabile</strong> del costo del bene, riportandola nei quadri fiscali appropriati. Per evitare errori o sanzioni, è consigliabile affidarsi a un commercialista esperto in fiscalità agevolata e industria 4.0, che possa gestire tutte le fasi con precisione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="255" data-end="338"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="340" data-end="897">Il ritorno dell’iper ammortamento con la Legge di Bilancio 2026 segna una svolta importante nella politica industriale italiana, offrendo alle imprese un’occasione concreta per investire in tecnologia, digitalizzazione e sostenibilità, beneficiando al contempo di vantaggi fiscali rilevanti. Rispetto al passato, la misura si presenta potenziata e più mirata, con maggiorazioni rafforzate per chi contribuisce alla transizione ecologica e all’efficienza energetica, temi oggi centrali anche nei rapporti con clienti, fornitori e investitori.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="899" data-end="1270">La finestra temporale è chiara: investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2026 (con termine lungo al 30 giugno 2027 in presenza di acconto del 20%), e benefici applicabili solo alle imprese con reddito d’impresa. Questo richiede programmazione anticipata, verifica tecnica dei beni e corretta documentazione, elementi fondamentali per non perdere il beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1272" data-end="1705">Rispetto al credito d’imposta 4.0, l’iper ammortamento si rivela particolarmente vantaggioso per le imprese che puntano su una pianificazione fiscale strutturata, con possibilità di abbattere il carico fiscale in modo consistente e duraturo. Tuttavia, ogni situazione aziendale è diversa e merita un’analisi attenta: rivolgersi a professionisti esperti può fare la differenza tra ottenere o perdere un’agevolazione così preziosa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1707" data-end="1974">In un contesto economico in evoluzione, l’iper ammortamento 2026 si presenta come un incentivo strategico, fiscale e industriale, in grado di favorire non solo il risparmio fiscale, ma anche la crescita intelligente, digitale e sostenibile delle imprese italiane.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Iper-Ammortamento-2026-tutte-le-novita-della-Legge-di-Bilancio-e-come-risparmiare-sulle-tasse-investendo-in-tecnologia-e-sostenibilita/">Iper Ammortamento 2026: tutte le novità della Legge di Bilancio e come risparmiare sulle tasse investendo in tecnologia e sostenibilità</a> was first posted on Dicembre 10, 2025 at 12:24 pm.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Investimenti nelle aree di crisi industriale 2025: incentivi MIMIT, vantaggi fiscali e guida completa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 04:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 cambiano le regole per chi vuole investire nelle aree di crisi industriale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una nuova circolare esplicativa che aggiorna le modalità e i criteri per accedere alle agevolazioni previste dal regime della legge n. 181/1989. Si tratta di uno strumento fondamentale per [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Investimenti-nelle-aree-di-crisi-industriale-2025-incentivi-MIMIT-vantaggi-fiscali-e-guida-completa/">Investimenti nelle aree di crisi industriale 2025: incentivi MIMIT, vantaggi fiscali e guida completa</a> was first posted on Settembre 13, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="370" data-end="1027">Nel 2025 cambiano le regole per chi vuole investire nelle <strong data-start="428" data-end="457">aree di crisi industriale</strong>. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una nuova <strong data-start="538" data-end="563">circolare esplicativa</strong> che aggiorna le modalità e i criteri per accedere alle agevolazioni previste dal regime della legge n. 181/1989. Si tratta di uno strumento fondamentale per la <strong data-start="724" data-end="808">riqualificazione dei territori colpiti da crisi industriali complesse o semplici</strong>, con l’obiettivo di rilanciare occupazione, produttività e innovazione. Le novità riguardano sia i requisiti per le imprese, sia le modalità di presentazione delle domande, sia l’articolazione dei progetti agevolabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1029" data-end="1417">Ma perché dovrebbe interessarti? Questi interventi non rappresentano solo un’opportunità per <strong data-start="1122" data-end="1187">ottenere contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati</strong>, ma anche un’occasione concreta per <strong data-start="1224" data-end="1257">ottimizzare il carico fiscale</strong>, <strong data-start="1259" data-end="1296">valorizzare il capitale aziendale</strong>, e <strong data-start="1300" data-end="1357">espandere la propria presenza in territori strategici</strong>, beneficiando di un quadro normativo sempre più favorevole.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1419" data-end="1464">In questo articolo analizzeremo in dettaglio le novità della nuova circolare MIMIT 2025, le aree ammesse e i settori coinvolti, i criteri di ammissibilità dei progetti, le agevolazioni fiscali e finanziarie disponibili, gli adempimenti da rispettare e infine, i vantaggi per le PMI e le grandi imprese.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="351" data-end="437"><strong data-start="354" data-end="437">Chi può accedere agli aiuti</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="439" data-end="1016">Secondo quanto stabilito dalla nuova <strong data-start="476" data-end="500">circolare MIMIT 2025</strong>, possono accedere alle agevolazioni previste per gli investimenti nelle aree di crisi industriale le <strong data-start="602" data-end="656">imprese costituite in forma di società di capitali</strong>, comprese le <strong data-start="670" data-end="693">società cooperative</strong> (ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del Codice Civile) e le <strong data-start="759" data-end="781">società consortili</strong> (art. 2615-ter c.c.). Si tratta di una scelta normativa che intende privilegiare soggetti con una struttura giuridica stabile e una <strong data-start="914" data-end="1015">capacità organizzativa e patrimoniale adeguata a sostenere progetti di investimento significativi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1018" data-end="1164">I requisiti fondamentali che le imprese devono possedere alla data di presentazione della domanda sono numerosi e stringenti.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1018" data-end="1164">Tra i più rilevanti:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1166" data-end="2015">
<li data-start="1166" data-end="1390">
<p data-start="1168" data-end="1390"><strong data-start="1168" data-end="1217">Iscrizione regolare al Registro delle imprese</strong> e, per le imprese estere, personalità giuridica riconosciuta nel proprio Stato, con obbligo di apertura di una sede in Italia entro la prima erogazione dell’agevolazione.</p>
</li>
<li data-start="1391" data-end="1526">
<p data-start="1393" data-end="1526"><strong data-start="1393" data-end="1441">Regolarità fiscale, contributiva e normativa</strong>, inclusa la conformità a norme edilizie, ambientali, del lavoro e sulla sicurezza.</p>
</li>
<li data-start="1527" data-end="1641">
<p data-start="1529" data-end="1641"><strong data-start="1529" data-end="1554">Contabilità ordinaria</strong> obbligatoria, che garantisce trasparenza e tracciabilità della gestione finanziaria.</p>
</li>
<li data-start="1642" data-end="1808">
<p data-start="1644" data-end="1808"><strong data-start="1644" data-end="1706">Assenza di procedure concorsuali o liquidazioni volontarie</strong> in corso, nonché la non classificazione come “impresa in difficoltà” ai sensi del Regolamento GBER.</p>
</li>
<li data-start="1809" data-end="2015">
<p data-start="1811" data-end="2015"><strong data-start="1811" data-end="1839">Nessuna delocalizzazione</strong> verso la sede d’investimento nei due anni precedenti e impegno a non delocalizzare per i due anni successivi, in caso di aiuti concessi secondo l’art. 14 del Regolamento GBER.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2017" data-end="2211">L’insieme di questi requisiti mira a garantire che gli aiuti siano destinati a imprese solide, affidabili e in grado di generare un impatto economico e occupazionale positivo sul territorio.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="401" data-end="475"><strong data-start="404" data-end="475">Investimenti ammissibili</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="477" data-end="941">Le nuove regole dettate dalla circolare MIMIT 2025 chiariscono in modo puntuale <strong data-start="557" data-end="609">quali tipologie di investimenti sono ammissibili</strong> alle agevolazioni, offrendo un ventaglio di opportunità piuttosto ampio per le imprese che vogliono insediarsi o svilupparsi nelle aree di crisi industriale. Il focus principale resta su <strong data-start="797" data-end="837">investimenti produttivi e ambientali</strong>, ma vengono incentivati anche progetti in ambiti strategici come <strong data-start="903" data-end="940">innovazione, formazione e ricerca</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="943" data-end="977">Nello specifico, sono ammissibili:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="979" data-end="1573">
<li data-start="979" data-end="1357">
<p data-start="981" data-end="1357"><strong data-start="981" data-end="1021">Programmi di investimento produttivo</strong> (punto 5.2 della circolare), orientati alla realizzazione di nuove unità produttive, ampliamento o riqualificazione di unità esistenti, diversificazione della produzione, oppure acquisizione di impianti già esistenti. Questi investimenti devono introdurre elementi di innovazione rispetto al mercato di riferimento.</p>
</li>
<li data-start="1361" data-end="1573">
<p data-start="1363" data-end="1573"><strong data-start="1363" data-end="1401">Programmi per la tutela ambientale</strong> (punto 5.4), con finalità di riduzione dell’impatto ambientale, miglioramento dell’efficienza energetica, utilizzo di fonti rinnovabili o gestione sostenibile dei rifiuti.</p>
</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1575" data-end="1621">A completamento di questi, sono ammessi anche:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1623" data-end="2084">
<li data-start="1623" data-end="1808">
<p data-start="1625" data-end="1808"><strong data-start="1625" data-end="1683">Progetti per l’innovazione di processo e organizzativa</strong> (fino al 40% del totale dell’investimento), utili per modernizzare strutture produttive e migliorare l’efficienza aziendale.</p>
</li>
<li data-start="1809" data-end="1947">
<p data-start="1811" data-end="1947"><strong data-start="1811" data-end="1839">Formazione del personale</strong> (massimo 20% dell’investimento), per sostenere la crescita professionale legata all’innovazione introdotta.</p>
</li>
<li data-start="1948" data-end="2084">
<p data-start="1950" data-end="2084"><strong data-start="1950" data-end="1997">Ricerca industriale e sviluppo sperimentale</strong>, ma solo per progetti produttivi o ambientali con spese superiori a 5 milioni di euro.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="2086" data-end="2481">Queste misure sono concesse nel rispetto dei limiti imposti dal Regolamento GBER (in particolare gli articoli 13, 14 e 17) e rappresentano un’opportunità concreta per investire con ritorni strategici, economici e fiscali rilevanti. L’integrazione tra produzione, ambiente, innovazione e formazione rispecchia una visione evoluta dello sviluppo industriale, in linea con le direttive europee.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2086" data-end="2481"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33630 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-1024x768.jpg" alt="" width="696" height="522" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-1024x768.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-300x225.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-768x576.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-1536x1152.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-560x420.jpg 560w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-80x60.jpg 80w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-150x113.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-600x450.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-696x522.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-1068x801.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata-265x198.jpg 265w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/rovine-della-fabbrica-abbandonata.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="411" data-end="482"><strong data-start="414" data-end="482">Modalità di accesso e procedura</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="484" data-end="927">Ottenere le agevolazioni previste per gli investimenti nelle aree di crisi industriale non è automatico: è necessaria una <strong data-start="606" data-end="646">procedura dettagliata e formalizzata</strong>, gestita in collaborazione tra il MIMIT e <strong data-start="689" data-end="702">Invitalia</strong>, soggetto attuatore della misura. La nuova circolare del 2025 ha chiarito ulteriormente i passaggi e introdotto <strong data-start="815" data-end="834">semplificazioni</strong> rispetto al passato, ma restano richiesti <strong data-start="877" data-end="912">requisiti documentali e tecnici</strong> molto precisi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="929" data-end="1258">La domanda di agevolazione deve essere <strong data-start="968" data-end="1016">presentata esclusivamente per via telematica</strong>, attraverso la piattaforma online predisposta da Invitalia. Ogni bando pubblico pubblicato fa riferimento a una specifica <strong data-start="1139" data-end="1189">area di crisi industriale complessa o semplice</strong>, con un proprio termine di apertura e chiusura per la presentazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1260" data-end="1297">Il progetto deve essere corredato da:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1299" data-end="1716">
<li data-start="1299" data-end="1422">
<p data-start="1301" data-end="1422"><strong data-start="1301" data-end="1334">Relazione tecnica dettagliata</strong>, che descriva finalità, investimenti previsti, piano operativo e impatti occupazionali;</p>
</li>
<li data-start="1423" data-end="1513">
<p data-start="1425" data-end="1513"><strong data-start="1425" data-end="1451">Business plan completo</strong>, con previsioni economico-finanziarie realistiche e coerenti;</p>
</li>
<li data-start="1514" data-end="1602">
<p data-start="1516" data-end="1602"><strong data-start="1516" data-end="1545">Quadro degli investimenti</strong> con indicazione dei costi ammissibili e non ammissibili;</p>
</li>
<li data-start="1603" data-end="1716">
<p data-start="1605" data-end="1716"><strong data-start="1605" data-end="1638">Documentazione amministrativa</strong>, compreso DURC regolare, certificati antimafia e dichiarazioni di regolarità.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1718" data-end="2106">Un punto importante è che la selezione non è automatica: i progetti vengono valutati in base a criteri di merito, tra cui la sostenibilità economica, l’impatto occupazionale, la coerenza con le politiche di sviluppo territoriale e la capacità innovativa. Solo i progetti che ottengono un punteggio sufficiente e rientrano nei limiti di budget disponibili ottengono l’agevolazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2108" data-end="2414">Una volta ammessa la domanda, l’erogazione delle agevolazioni avviene in più fasi (anticipazione, stato avanzamento lavori e saldo), previa verifica dello stato di avanzamento dell’investimento. Le imprese devono dimostrare la puntuale realizzazione del progetto, pena la revoca del contributo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="400" data-end="495"><strong data-start="403" data-end="495">Vantaggi fiscali e finanziari</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="497" data-end="931">Investire in un’area di crisi industriale non è solo un atto di rilancio economico per il territorio, ma rappresenta anche una <strong data-start="624" data-end="683">mossa strategica per ottimizzare la fiscalità d’impresa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="497" data-end="931">Le agevolazioni previste dal MIMIT 2025, in conformità con la Legge n. 181/1989 e il Regolamento GBER, offrono <strong data-start="796" data-end="856">benefici economici immediati e vantaggi di lungo periodo</strong>, rendendo queste aree particolarmente attrattive per PMI e grandi aziende.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="933" data-end="993">I principali vantaggi per le imprese beneficiarie includono:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="995" data-end="1975">
<li data-start="995" data-end="1242">
<p data-start="997" data-end="1242"><strong data-start="997" data-end="1027">Contributi a fondo perduto</strong>, che possono coprire una quota significativa dell’investimento (anche superiore al 40%, in combinazione con altre misure). Questi contributi non sono tassati come ricavi, quindi generano un beneficio fiscale netto.</p>
</li>
<li data-start="1246" data-end="1511">
<p data-start="1248" data-end="1511"><strong data-start="1248" data-end="1275">Finanziamenti agevolati</strong> a tasso quasi zero (spesso attorno allo 0,5% o meno), erogati direttamente da Invitalia o tramite istituti convenzionati. L’accesso a credito agevolato migliora la struttura finanziaria aziendale, riducendo il costo medio del capitale.</p>
</li>
<li data-start="1513" data-end="1756">
<p data-start="1515" data-end="1756"><strong data-start="1515" data-end="1547">Detrazioni fiscali indirette</strong>: gli investimenti realizzati possono beneficiare anche di credito d’imposta per il mezzogiorno, oppure di crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0, se compatibili.</p>
</li>
<li data-start="1758" data-end="1975">
<p data-start="1760" data-end="1975"><strong data-start="1760" data-end="1785">Possibilità di cumulo</strong> con altri incentivi nazionali e regionali**, secondo quanto stabilito dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato, a condizione che non si superino le intensità massime di aiuto previste.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1977" data-end="2314">Oltre all’aspetto fiscale diretto, va sottolineato che l’investimento in un’area di crisi industriale spesso consente di accedere a immobili produttivi a costo ridotto, godere di sgravi contributivi per nuove assunzioni e, in molti casi, beneficiare di collaborazioni privilegiate con enti locali e università del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2316" data-end="2562">In sintesi, si tratta di un pacchetto di vantaggi integrati, che riduce il rischio imprenditoriale, aumenta il ritorno sull’investimento e può essere utilizzato per pianificazioni fiscali avanzate, anche in ottica di holding o gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2316" data-end="2562"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33631 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/concetto-di-inquinamento-delle-emissioni-di-fabbrica.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="372" data-end="454"><strong data-start="375" data-end="454">Dove investire nel 2025</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="456" data-end="919">Per accedere alle agevolazioni previste dal MIMIT, l’investimento deve essere localizzato in una delle <strong data-start="559" data-end="615">aree di crisi industriale riconosciute ufficialmente</strong> dallo Stato italiano. Queste aree vengono individuate con appositi decreti, su proposta delle Regioni e valutazione tecnica da parte del MIMIT e di Invitalia. Si distinguono in due categorie: <strong data-start="808" data-end="847">aree di crisi industriale complessa</strong> e <strong data-start="850" data-end="862">semplice</strong>, con caratteristiche e dotazioni finanziarie differenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1255">Le <strong data-start="924" data-end="951">aree di crisi complessa</strong> sono territori colpiti da fenomeni di deindustrializzazione sistemica, con impatti occupazionali gravi e persistenti. Qui, il supporto è generalmente più consistente, con risorse più ampie e interventi di politica industriale integrata.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="921" data-end="1255">Attualmente, tra le aree di crisi complessa riconosciute figurano:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1257" data-end="1623">
<li data-start="1257" data-end="1283">
<p data-start="1259" data-end="1283">Piombino (Toscana)</p>
</li>
<li data-start="1284" data-end="1315">
<p data-start="1286" data-end="1315">Porto Torres (Sardegna)</p>
</li>
<li data-start="1316" data-end="1340">
<p data-start="1318" data-end="1340">Taranto (Puglia)</p>
</li>
<li data-start="1341" data-end="1374">
<p data-start="1343" data-end="1374">Termini Imerese (Sicilia)</p>
</li>
<li data-start="1375" data-end="1437">
<p data-start="1377" data-end="1437">Valle del Tronto Piceno-Val Vibrata (Marche e Abruzzo)</p>
</li>
<li data-start="1438" data-end="1472">
<p data-start="1440" data-end="1472">Area del Sulcis (Sardegna)</p>
</li>
<li data-start="1473" data-end="1523">
<p data-start="1475" data-end="1523">Aree della Campania (Caserta e Napoli Est)</p>
</li>
<li data-start="1524" data-end="1552">
<p data-start="1526" data-end="1552">Terni-Narni (Umbria)</p>
</li>
<li data-start="1553" data-end="1575">
<p data-start="1555" data-end="1575">Gela (Sicilia)</p>
</li>
<li data-start="1576" data-end="1623">
<p data-start="1578" data-end="1623">Livorno, Massa Carrara, Carrara (Toscana)</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1625" data-end="1817">Le <strong data-start="1628" data-end="1654">aree di crisi semplice</strong>, invece, sono aree colpite da crisi localizzate, ma con un potenziale di rilancio economico più rapido. Gli interventi qui sono più mirati, ma comunque rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1819" data-end="2301">Ogni anno, il MIMIT aggiorna l’elenco delle aree ammissibili e attiva bandi specifici per singole aree, con budget, scadenze e priorità settoriali differenti. Questo significa che la scelta della localizzazione dell’investimento diventa strategica: investire in un’area con un bando attivo consente non solo di ottenere agevolazioni, ma anche di beneficiare di ecosistemi di supporto pubblico, collaborazioni con enti locali e potenziale sinergia con altri investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2303" data-end="2521">Per chi intende approfittare delle opportunità 2025, è fondamentale monitorare i bandi aperti sul sito del MIMIT e di Invitalia, valutando attentamente la coerenza tra progetto d’impresa e area di insediamento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="461" data-end="539"><strong data-start="464" data-end="539">Consigli operativi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="541" data-end="952">Accedere alle agevolazioni previste per le aree di crisi industriale non significa solo compilare una domanda: è necessario <strong data-start="665" data-end="736">preparare un progetto industriale credibile, sostenibile e coerente</strong> con gli obiettivi dei bandi. In questo contesto, l’assistenza di <strong data-start="802" data-end="887">professionisti esperti in finanza agevolata, fiscalità e pianificazione aziendale</strong> può fare la differenza tra un progetto approvato e uno respinto.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="954" data-end="1029">Ecco alcuni consigli pratici per affrontare la procedura nel modo corretto:</h3>
<ol style="text-align: justify;" data-start="1031" data-end="2400">
<li data-start="1031" data-end="1330">
<p data-start="1034" data-end="1330"><strong data-start="1034" data-end="1066">Analisi preventiva dell’area</strong>: prima di scegliere dove investire, è utile studiare l’area di crisi industriale sotto il profilo economico, logistico, demografico e infrastrutturale. Verifica anche la presenza di <strong data-start="1249" data-end="1290">altri investimenti pubblici o privati</strong> che possano rafforzare il tuo progetto.</p>
</li>
<li data-start="1332" data-end="1565">
<p data-start="1335" data-end="1565"><strong data-start="1335" data-end="1361">Verifica dei requisiti</strong>: controlla in modo puntuale se la tua impresa rispetta tutti i requisiti richiesti, inclusi quelli fiscali, contributivi e contabili. In fase di valutazione, ogni irregolarità può portare all’esclusione.</p>
</li>
<li data-start="1567" data-end="1804">
<p data-start="1570" data-end="1804"><strong data-start="1570" data-end="1594">Business plan solido</strong>: il progetto deve dimostrare <strong data-start="1624" data-end="1674">sostenibilità economica e coerenza finanziaria</strong>. Attenzione ai flussi di cassa, agli indici di redditività e alla capacità di autofinanziamento, anche parziale, dell’iniziativa.</p>
</li>
<li data-start="1806" data-end="2037">
<p data-start="1809" data-end="2037"><strong data-start="1809" data-end="1832">Approccio integrato</strong>: se possibile, includi nel progetto componenti innovative (processi, organizzazione, tecnologie) e attività di <strong data-start="1944" data-end="1972">formazione del personale</strong>. Questi elementi migliorano il punteggio in fase di valutazione.</p>
</li>
<li data-start="2039" data-end="2216">
<p data-start="2042" data-end="2216"><strong data-start="2042" data-end="2069">Tempistiche realistiche</strong>: il cronoprogramma delle attività deve essere chiaro e realizzabile. Evita progetti con scadenze troppo ambiziose o prive di milestone intermedie.</p>
</li>
<li data-start="2218" data-end="2400">
<p data-start="2221" data-end="2400"><strong data-start="2221" data-end="2251">Documentazione impeccabile</strong>: ogni allegato richiesto (visure, bilanci, DURC, dichiarazioni fiscali, ecc.) deve essere aggiornato e coerente con quanto dichiarato nella domanda.</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="2402" data-end="2700">Infine, è consigliabile <strong data-start="2426" data-end="2480">affidarsi a un commercialista o consulente esperto</strong>, in grado di gestire le varie fasi, dalla scrittura della domanda alla rendicontazione, fino alla gestione dei rapporti con Invitalia. Questo permette di ridurre al minimo i rischi e massimizzare l’efficienza operativa.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="386" data-end="470"><strong data-start="389" data-end="470">Innovazione e digitalizzazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="472" data-end="987">Uno degli elementi che la nuova circolare MIMIT 2025 valorizza maggiormente è la <strong data-start="553" data-end="590">capacità dell’impresa di innovare</strong>. La presenza di componenti legate all’innovazione di processo, di prodotto, organizzativa o tecnologica rappresenta infatti un fattore determinante nella valutazione dei progetti di investimento presentati per le aree di crisi industriale. In un contesto economico sempre più orientato alla transizione digitale ed ecologica, investire in innovazione non è solo consigliato: è strategico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="989" data-end="1187">Il MIMIT riconosce come ammissibili, nei limiti indicati, i progetti di innovazione di processo e organizzativa, fino a un massimo del 40% del valore dell’investimento. Questi possono includere:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1189" data-end="1582">
<li data-start="1189" data-end="1253">
<p data-start="1191" data-end="1253">Automazione industriale e introduzione di tecnologie 4.0</p>
</li>
<li data-start="1254" data-end="1313">
<p data-start="1256" data-end="1313">Digitalizzazione dei flussi produttivi e gestionali</p>
</li>
<li data-start="1314" data-end="1363">
<p data-start="1316" data-end="1363">Implementazione di software ERP, CRM, SCM</p>
</li>
<li data-start="1364" data-end="1454">
<p data-start="1366" data-end="1454">Riorganizzazione dei modelli produttivi secondo logiche lean o smart manufacturing</p>
</li>
<li data-start="1455" data-end="1506">
<p data-start="1457" data-end="1506">Cybersecurity e gestione dei dati aziendali</p>
</li>
<li data-start="1507" data-end="1582">
<p data-start="1509" data-end="1582">Ottimizzazione della logistica tramite intelligenza artificiale e IoT</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1584" data-end="2110">L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza e la competitività delle imprese operanti nelle aree di crisi, trasformando le difficoltà territoriali in occasioni per sperimentare modelli produttivi avanzati. Non solo: i progetti che includono innovazione e digitalizzazione sono anche quelli più facilmente cumulabili con altri incentivi nazionali, come il Piano Transizione 5.0, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 e il credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2112" data-end="2382">Per le imprese che vogliono strutturare un progetto solido e competitivo, è quindi fondamentale integrare una strategia digitale chiara, capace di generare valore aggiunto sia sul piano operativo che in termini di accesso al sistema degli incentivi pubblici.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="400" data-end="489"><strong data-start="403" data-end="489">Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="491" data-end="971">Le novità introdotte dalla <strong data-start="518" data-end="542">circolare MIMIT 2025</strong> segnano un passo decisivo verso una gestione più efficace, trasparente e strategica degli <strong data-start="633" data-end="679">incentivi per le aree di crisi industriale</strong>. Le imprese che scelgono di investire in questi territori non solo possono accedere a <strong data-start="766" data-end="814">importanti agevolazioni economiche e fiscali</strong>, ma si posizionano come attori protagonisti nel rilancio di aree ad alto potenziale, spesso già dotate di infrastrutture, capitale umano e know-how tecnico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="973" data-end="1371">In un contesto in cui la <strong data-start="998" data-end="1025">competitività aziendale</strong> si gioca sempre più sulla <strong data-start="1052" data-end="1076">capacità di innovare</strong>, di digitalizzare i processi e di attrarre risorse pubbliche, queste misure offrono una risposta concreta e misurabile. Il supporto del MIMIT, unito alla gestione tecnica di Invitalia, garantisce un percorso chiaro e strutturato, ma che richiede competenza, pianificazione e visione strategica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1373" data-end="1679">Per questo motivo, è fondamentale non sottovalutare la <strong data-start="1428" data-end="1455">valutazione preliminare</strong> del progetto, né la sua <strong data-start="1480" data-end="1516">strutturazione tecnica e fiscale</strong>. Con il giusto supporto professionale e una visione industriale lungimirante, <strong data-start="1595" data-end="1635">trasformare una crisi in opportunità</strong> non è uno slogan, ma una possibilità reale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1681" data-end="1940">Il 2025 può rappresentare <strong data-start="1707" data-end="1730">l’anno della svolta</strong> per molte imprese italiane: agire oggi significa <strong data-start="1780" data-end="1824">cogliere un vantaggio competitivo domani</strong>, in un mercato in continua trasformazione e sempre più attento a sostenibilità, innovazione e impatto territoriale.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Investimenti-nelle-aree-di-crisi-industriale-2025-incentivi-MIMIT-vantaggi-fiscali-e-guida-completa/">Investimenti nelle aree di crisi industriale 2025: incentivi MIMIT, vantaggi fiscali e guida completa</a> was first posted on Settembre 13, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disparità retributiva in azienda: come calcolare il gender pay gap obbligatorio dal 2026</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Disparita-retributiva-in-azienda-come-calcolare-il-gender-pay-gap-obbligatorio-dal-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 09:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADEMPIMENTI FISCALI]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, il tema della parità di genere sul lavoro è passato da slogan di sensibilizzazione a vincolo normativo europeo, con implicazioni dirette per imprese pubbliche e private. Con l’adozione della Direttiva UE 2023/970, approvata il 10 maggio 2023 ed entrata in vigore il 6 giugno dello stesso anno, il panorama delle politiche retributive [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Disparita-retributiva-in-azienda-come-calcolare-il-gender-pay-gap-obbligatorio-dal-2026/">Disparità retributiva in azienda: come calcolare il gender pay gap obbligatorio dal 2026</a> was first posted on Settembre 12, 2025 at 11:23 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="557" data-end="1161">Negli ultimi anni, il tema della <strong data-start="590" data-end="621">parità di genere sul lavoro</strong> è passato da slogan di sensibilizzazione a <strong data-start="665" data-end="694">vincolo normativo europeo</strong>, con implicazioni dirette per imprese pubbliche e private. Con l’adozione della <strong data-start="775" data-end="800">Direttiva UE 2023/970</strong>, approvata il 10 maggio 2023 ed entrata in vigore il 6 giugno dello stesso anno, il panorama delle politiche retributive aziendali sta per cambiare radicalmente. Dal <strong data-start="967" data-end="984">7 giugno 2026</strong>, tutte le aziende con più di <strong data-start="1014" data-end="1032">100 dipendenti</strong> saranno <strong data-start="1041" data-end="1160">obbligate a calcolare, monitorare e rendicontare pubblicamente il tasso di disparità retributiva tra uomini e donne</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1163" data-end="1537">Non si tratta più, quindi, di una questione etica o di responsabilità sociale, ma di un adempimento formale, con possibili sanzioni in caso di inadempienza e implicazioni sul piano della reputazione aziendale. Inoltre, l’obiettivo è anche correggere asimmetrie strutturali, spesso invisibili, che ostacolano una concorrenza equa e lo sviluppo del capitale umano.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1539" data-end="1848">In questo articolo vedremo come calcolare il gender pay gap, quali indicatori usare, cosa prevede la <strong>Direttiva UE 970/2023</strong> e come prepararsi per evitare errori e penalizzazioni. Scopriremo anche quali vantaggi fiscali e reputazionali può portare una corretta gestione della parità retributiva.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="239" data-end="317"><strong data-start="243" data-end="317">Fase preliminare</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="319" data-end="647">Il primo passo per calcolare correttamente il <strong data-start="365" data-end="399">tasso di disparità retributiva</strong> in azienda è un’accurata analisi interna, nota come <strong data-start="452" data-end="494">assessment organizzativo e retributivo</strong>. Questa fase è essenziale per fotografare lo stato attuale delle dinamiche salariali tra uomini e donne e costruire una base dati solida da cui partire.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="649" data-end="996">L’azienda deve iniziare mappando tutti i ruoli professionali presenti, distinguendo tra mansioni a prevalenza femminile, maschile o neutre. Questo tipo di classificazione è utile per evidenziare eventuali squilibri di genere legati non solo alla retribuzione ma anche all’accesso a determinate funzioni o livelli di responsabilità.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="998" data-end="1106">Successivamente, è necessario creare una griglia comparativa oggettiva, che tenga conto di fattori come:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1108" data-end="1245">
<li data-start="1108" data-end="1137">
<p data-start="1110" data-end="1137">inquadramento contrattuale;</p>
</li>
<li data-start="1138" data-end="1166">
<p data-start="1140" data-end="1166">livello di responsabilità;</p>
</li>
<li data-start="1167" data-end="1190">
<p data-start="1169" data-end="1190">competenze richieste;</p>
</li>
<li data-start="1191" data-end="1215">
<p data-start="1193" data-end="1215">anzianità di servizio;</p>
</li>
<li data-start="1216" data-end="1245">
<p data-start="1218" data-end="1245">complessità delle mansioni.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1247" data-end="1401">Questa griglia serve a <strong data-start="1270" data-end="1293">normalizzare i dati</strong> e rendere comparabili le diverse posizioni tra loro, eliminando distorsioni dovute a percezioni soggettive.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1403" data-end="1756">Infine, l’azienda deve raccogliere <strong data-start="1438" data-end="1466">tutti i dati retributivi</strong>, includendo non solo lo <strong data-start="1491" data-end="1509">stipendio base</strong>, ma anche <strong data-start="1520" data-end="1583">premi di produzione, bonus, benefit aziendali, stock option</strong>, ecc. Tutti gli elementi retributivi devono essere considerati, poiché la Direttiva UE 970/2023 impone di misurare il <strong data-start="1702" data-end="1728">total compensation gap</strong>, non solo il salario fisso.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1758" data-end="1994">In assenza di comparatori interni, è possibile utilizzare <strong data-start="1816" data-end="1837">benchmark esterni</strong>, come i dati pubblicati da <strong data-start="1865" data-end="1886"><a href="https://www.inps.it/" target="_blank" rel="noopener">INPS</a>, ISTAT, CCNL</strong> o <strong data-start="1889" data-end="1918">associazioni di categoria</strong>, per stabilire un confronto più ampio e aderente al settore di riferimento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="254" data-end="329"><strong data-start="258" data-end="329">Predominanza di genere</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="331" data-end="674">Uno dei requisiti chiave introdotti dalla Direttiva UE 2023/970 è la <strong data-start="400" data-end="480">classificazione dei ruoli aziendali in base alla loro “prevalenza di genere”</strong>. Questo passaggio è fondamentale per individuare le eventuali discriminazioni retributive sistemiche e per garantire che il confronto tra mansioni sia effettuato in modo coerente e trasparente.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="676" data-end="783">La normativa europea prevede due metodi principali per determinare la <strong data-start="746" data-end="782">prevalenza di genere di un ruolo</strong>:</h3>
<ol style="text-align: justify;" data-start="785" data-end="1480">
<li data-start="785" data-end="1163">
<p data-start="788" data-end="1163"><strong data-start="788" data-end="813">Metodo proporzionale:</strong> secondo questo criterio, un ruolo è considerato a prevalenza femminile (o maschile) se <strong data-start="901" data-end="958">la percentuale di lavoratori di un determinato genere</strong> che lo occupano supera una soglia compresa <strong data-start="1002" data-end="1025">tra il 60% e il 75%</strong>. Ad esempio, se il 68% degli addetti a una determinata funzione sono donne, quel ruolo sarà classificato come <strong data-start="1136" data-end="1162">a prevalenza femminile</strong>.</p>
</li>
<li data-start="1165" data-end="1480">
<p data-start="1168" data-end="1480"><strong data-start="1168" data-end="1187">Metodo storico:</strong> questo approccio considera la <strong data-start="1218" data-end="1255">distribuzione di genere nel tempo</strong>, evitando così distorsioni dovute a fluttuazioni momentanee (es. congedi, turnover, ristrutturazioni). Viene analizzata la <strong data-start="1379" data-end="1441">composizione media del ruolo su un arco temporale definito</strong>, ad esempio negli ultimi 12 o 24 mesi.</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="1482" data-end="1873">L’applicazione <strong data-start="1497" data-end="1510">combinata</strong> di entrambi i metodi è fortemente raccomandata, in quanto permette una <strong data-start="1582" data-end="1620">valutazione più robusta e coerente</strong>, capace di cogliere sia le tendenze attuali che i dati strutturali. Questa doppia analisi aiuta le aziende a identificare con maggiore precisione <strong data-start="1767" data-end="1787">le aree critiche</strong> dove può annidarsi un gender gap retributivo e ad agire con misure correttive mirate.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1482" data-end="1873"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33613 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-1024x713.jpg" alt="" width="696" height="485" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-1024x713.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-300x209.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-768x535.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-1536x1070.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-603x420.jpg 603w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-150x104.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-600x418.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-696x485.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-1068x744.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-100x70.jpg 100w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete-200x140.jpg 200w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/donna-che-tiene-il-dito-equilibrio-con-le-monete.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="326" data-end="406"><strong data-start="330" data-end="406"> Calcolo del tasso di disparità retributiva</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="408" data-end="671">Una volta completata la mappatura dei ruoli e individuati i gruppi comparabili, cioè uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, è possibile passare al calcolo vero e proprio del tasso di disparità retributiva di genere.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="673" data-end="755">Il calcolo segue una <strong data-start="694" data-end="720">formula standardizzata</strong>, prevista anche a livello europeo:</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="673" data-end="755"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33614 size-full" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748.png" alt="" width="812" height="77" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748.png 812w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748-300x28.png 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748-768x73.png 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748-150x14.png 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748-600x57.png 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110748-696x66.png 696w" sizes="auto, (max-width: 812px) 100vw, 812px" /></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="926" data-end="1091">Questa formula misura la <strong data-start="951" data-end="981">percentuale di scostamento</strong> tra le retribuzioni medie annuali lorde di uomini e donne, fornendo un <strong data-start="1053" data-end="1090">indicatore chiaro e confrontabile</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1093" data-end="1120"><strong data-start="1101" data-end="1120">Esempio pratico</strong></h4>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1122" data-end="1206">
<li data-start="1122" data-end="1165">
<p data-start="1124" data-end="1165"><strong data-start="1124" data-end="1154">Retribuzione media uomini:</strong> € 30.000</p>
</li>
<li data-start="1166" data-end="1206">
<p data-start="1168" data-end="1206"><strong data-start="1168" data-end="1197">Retribuzione media donne:</strong> € 27.000</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1208" data-end="1230">Applicando la formula:</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="673" data-end="755"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33615 size-full" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909.png" alt="" width="806" height="68" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909.png 806w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909-300x25.png 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909-768x65.png 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909-150x13.png 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909-600x51.png 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-110909-696x59.png 696w" sizes="auto, (max-width: 806px) 100vw, 806px" /></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1288" data-end="1363">In questo caso, il tasso di disparità è del <strong data-start="1332" data-end="1339">10%</strong>, a sfavore delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1365" data-end="1650">Per una valutazione più articolata, è consigliabile creare <strong data-start="1424" data-end="1449">tabelle riepilogative</strong> che confrontano la disparità nei vari ruoli aziendali. Questo permette non solo di avere una visione dettagliata, ma anche di calcolare <strong data-start="1586" data-end="1621">una media ponderata complessiva</strong> per l’intera organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1288" data-end="1363">In questo caso, il tasso di disparità è del <strong data-start="1332" data-end="1339">10%</strong>, a sfavore delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1365" data-end="1650">Per una valutazione più articolata, è consigliabile creare <strong data-start="1424" data-end="1449">tabelle riepilogative</strong> che confrontano la disparità nei vari ruoli aziendali. Questo permette non solo di avere una visione dettagliata, ma anche di calcolare <strong data-start="1586" data-end="1621">una media ponderata complessiva</strong> per l’intera organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1365" data-end="1650"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33617 size-full" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021.png" alt="" width="1000" height="169" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021.png 1000w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021-300x51.png 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021-768x130.png 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021-150x25.png 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021-600x101.png 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/Immagine-2025-09-12-111021-696x118.png 696w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1365" data-end="1650">Queste tabelle rappresentano uno strumento fondamentale per il <strong data-start="2280" data-end="2304">monitoraggio interno</strong> e per la <strong data-start="2314" data-end="2346">rendicontazione obbligatoria</strong> prevista dal 2026.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1365" data-end="1650"><strong data-start="69" data-end="116">Utilizzo del tasso di disparità retributiva</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="426" data-end="887">Una volta calcolato, il <strong data-start="450" data-end="484">tasso di disparità retributiva</strong> non deve essere archiviato come un semplice dato statistico, ma va <strong data-start="552" data-end="581">interpretato e utilizzato</strong> in chiave strategica. In linea generale, un divario tra il 2% e il 3% può essere considerato <strong data-start="675" data-end="690">fisiologico</strong>, legato a variabili minori o momentanee. Tuttavia, quando il gap supera il <strong data-start="766" data-end="772">5%</strong>, è necessario attivare un <strong data-start="799" data-end="826">approfondimento interno</strong> per identificarne le cause e valutare interventi correttivi.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="889" data-end="961">Tra le azioni più efficaci per correggere squilibri retributivi ci sono:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="963" data-end="1409">
<li data-start="963" data-end="1077">
<p data-start="965" data-end="1077"><strong data-start="965" data-end="1006">Revisione delle politiche retributive</strong>, con l’obiettivo di uniformare i criteri di determinazione dei salari.</p>
</li>
<li data-start="1078" data-end="1176">
<p data-start="1080" data-end="1176"><strong data-start="1080" data-end="1134">Introduzione di sistemi premianti “gender neutral”</strong>, che evitino bias inconsci o favoritismi.</p>
</li>
<li data-start="1177" data-end="1297">
<p data-start="1179" data-end="1297"><strong data-start="1179" data-end="1236">Programmi di formazione e sviluppo professionale equi</strong>, che garantiscano pari accesso alle opportunità di carriera.</p>
</li>
<li data-start="1298" data-end="1409">
<p data-start="1300" data-end="1409"><strong data-start="1300" data-end="1342">Audit periodici sulla parità di genere</strong>, utili per monitorare nel tempo l’efficacia delle misure adottate.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1411" data-end="1699">Un altro aspetto cruciale è la <strong data-start="1442" data-end="1477">trasparenza nella comunicazione</strong> verso i dipendenti. Condividere i risultati del monitoraggio interno e illustrare gli eventuali correttivi rafforza il <strong data-start="1597" data-end="1616">clima aziendale</strong> e riduce il rischio di conflitti o contenziosi legati a discriminazioni salariali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1701" data-end="2086">In definitiva, il calcolo del gender pay gap non deve essere vissuto come un mero obbligo di legge, ma come una leva per migliorare l’efficienza e l’equità interna. Le aziende che sapranno anticipare le normative europee adottando strumenti di monitoraggio avanzati e politiche inclusive, saranno anche quelle più resilienti, attrattive e sostenibili nel lungo periodo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="264" data-end="341"><strong data-start="268" data-end="341">Obblighi normativi dal 2026</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="343" data-end="750">La <strong data-start="346" data-end="373">Direttiva (UE) 2023/970</strong>, approvata il 10 maggio 2023 ed entrata ufficialmente in vigore il 6 giugno dello stesso anno, rappresenta un passaggio epocale nella lotta alla <strong data-start="519" data-end="554">disparità retributiva di genere</strong>. Il termine ultimo per l’adeguamento da parte degli Stati membri è fissato al <strong data-start="633" data-end="650">7 giugno 2026</strong>, data entro la quale anche l’Italia dovrà recepire pienamente la normativa nel proprio ordinamento.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="752" data-end="827">Questa direttiva impone a tutte le <strong data-start="787" data-end="823">aziende con oltre 100 dipendenti</strong> di:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="829" data-end="1350">
<li data-start="829" data-end="946">
<p data-start="831" data-end="946"><strong data-start="831" data-end="890">Calcolare annualmente il tasso di disparità retributiva</strong>, utilizzando metodi standardizzati e dati verificabili.</p>
</li>
<li data-start="947" data-end="1094">
<p data-start="949" data-end="1094"><strong data-start="949" data-end="1039">Comunicare tali dati ai lavoratori, alle rappresentanze sindacali e agli enti preposti</strong> (come Ispettorato del Lavoro o Consigliera di Parità).</p>
</li>
<li data-start="1095" data-end="1264">
<p data-start="1097" data-end="1264"><strong data-start="1097" data-end="1156">Rendere pubbliche le informazioni retributive aggregate</strong>, secondo criteri di trasparenza e comparabilità, per consentire un controllo esterno sull’equità salariale.</p>
</li>
<li data-start="1265" data-end="1350">
<p data-start="1267" data-end="1350"><strong data-start="1267" data-end="1304">Intervenire con misure correttive</strong>, qualora emerga una disparità ingiustificata.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1352" data-end="1581">Per le imprese sotto i 100 dipendenti, gli obblighi potranno essere introdotti progressivamente, ma la normativa spinge comunque verso una cultura di trasparenza e accountability estesa a tutto il tessuto imprenditoriale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1583" data-end="1953">Le sanzioni previste in caso di inadempienza possono includere multe amministrative, limitazioni all’accesso a fondi pubblici e azioni legali da parte dei lavoratori discriminati. Inoltre, la mancata conformità può incidere negativamente sulla reputazione aziendale, con riflessi diretti sul piano commerciale, delle risorse umane e della compliance ESG.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33618 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/09/grafico-disegnato-su-vetro-e-offuscata-business-people.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="349" data-end="438"><strong data-start="353" data-end="438"> Piano d’azione per le aziende</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="440" data-end="788">La scadenza del <strong data-start="456" data-end="473">7 giugno 2026</strong> non è lontana, e aspettare l’ultimo momento per adeguarsi alla Direttiva UE 2023/970 sarebbe un errore strategico. Le aziende, in particolare quelle con <strong data-start="627" data-end="652">più di 100 dipendenti</strong>, dovrebbero attivarsi già da ora con un <strong data-start="693" data-end="723">piano d’azione strutturato</strong>, per arrivare pronte alla nuova fase di trasparenza retributiva.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="790" data-end="833">Ecco i passaggi essenziali da implementare:</h3>
<ol style="text-align: justify;" data-start="835" data-end="1953">
<li data-start="835" data-end="1041">
<p data-start="838" data-end="1041"><strong data-start="838" data-end="871">Audit retributivo preliminare</strong>: effettuare un’analisi interna per mappare ruoli, retribuzioni e composizione di genere. Questa prima fotografia consente di individuare rapidamente eventuali criticità.</p>
</li>
<li data-start="1043" data-end="1238">
<p data-start="1046" data-end="1238"><strong data-start="1046" data-end="1090">Aggiornamento dei sistemi informativi HR</strong>: è fondamentale disporre di <strong data-start="1119" data-end="1171">dati completi, coerenti e facilmente aggregabili</strong>, per produrre report periodici in linea con i requisiti normativi.</p>
</li>
<li data-start="1240" data-end="1514">
<p data-start="1243" data-end="1514"><strong data-start="1243" data-end="1295">Costituzione di un comitato interno sulla parità</strong>: un team dedicato, con il supporto di professionisti esterni (es. commercialisti, consulenti del lavoro, esperti in gender equity), può monitorare l’avanzamento delle attività e redigere la documentazione obbligatoria.</p>
</li>
<li data-start="1516" data-end="1697">
<p data-start="1519" data-end="1697"><strong data-start="1519" data-end="1568">Formazione del management e della funzione HR</strong>: conoscere gli aspetti legali, i criteri di calcolo e le buone pratiche retributive è cruciale per evitare errori e contenziosi.</p>
</li>
<li data-start="1699" data-end="1953">
<p data-start="1702" data-end="1953"><strong data-start="1702" data-end="1747">Piano di comunicazione interna ed esterna</strong>: la trasparenza non è solo un obbligo normativo, ma anche un’opportunità per <strong data-start="1825" data-end="1859">rafforzare l’employer branding</strong>, migliorare la percezione aziendale e attrarre talenti, soprattutto tra le nuove generazioni.</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" data-start="1955" data-end="2296">Prepararsi in anticipo significa trasformare un vincolo normativo in un vantaggio competitivo. Le aziende che sapranno integrare il principio della parità salariale nelle proprie policy saranno viste come più credibili, etiche e sostenibili, in linea con gli obiettivi ESG e i criteri richiesti da investitori, clienti e istituzioni.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1955" data-end="2296"><strong>Vantaggi fiscali </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="413" data-end="695">Adeguarsi alla Direttiva UE 2023/970 non è solo una questione di compliance normativa. Le aziende che scelgono di <strong data-start="527" data-end="551">anticipare l’obbligo</strong> e attivare fin da subito politiche di parità retributiva possono ottenere <strong data-start="626" data-end="647">benefici concreti</strong> in ambito fiscale, reputazionale e competitivo.</p>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="697" data-end="739"><strong data-start="704" data-end="739">Vantaggi fiscali e contributivi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="741" data-end="820">In Italia, esistono già oggi <strong data-start="770" data-end="810">agevolazioni per le imprese virtuose</strong>, tra cui:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="822" data-end="1270">
<li data-start="822" data-end="970">
<p data-start="824" data-end="970"><strong data-start="824" data-end="847">Sgravi contributivi</strong> fino al 100% per assunzioni femminili in settori svantaggiati, se accompagnate da azioni concrete per la parità salariale.</p>
</li>
<li data-start="971" data-end="1152">
<p data-start="973" data-end="1152"><strong data-start="973" data-end="1006">Premialità nei bandi pubblici</strong> e nell’accesso a fondi europei, grazie all’<strong data-start="1050" data-end="1096">adozione del “bollino di parità di genere”</strong> rilasciato da enti accreditati (vedi UNI/PdR 125:2022).</p>
</li>
<li data-start="1153" data-end="1270">
<p data-start="1155" data-end="1270">Detrazioni per le spese sostenute in <strong data-start="1192" data-end="1229">formazione, auditing e consulenza</strong> finalizzate all’inclusione e all’equità.</p>
</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1272" data-end="1310"><strong data-start="1279" data-end="1310">Vantaggi reputazionali e HR</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1312" data-end="1368">Una politica salariale trasparente e inclusiva migliora:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1370" data-end="1719">
<li data-start="1370" data-end="1447">
<p data-start="1372" data-end="1447"><strong data-start="1372" data-end="1408">La fidelizzazione dei dipendenti</strong>, che si sentono valutati in modo equo.</p>
</li>
<li data-start="1448" data-end="1562">
<p data-start="1450" data-end="1562">La <strong data-start="1453" data-end="1491">capacità di attrarre nuovi talenti</strong>, in particolare tra le generazioni più giovani, sensibili ai temi ESG.</p>
</li>
<li data-start="1563" data-end="1719">
<p data-start="1565" data-end="1719">La <strong data-start="1568" data-end="1593">reputazione aziendale</strong>, elemento chiave anche per il posizionamento sul mercato e nei rapporti con stakeholder, investitori e clienti istituzionali.</p>
</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;" data-start="1721" data-end="1766"><strong data-start="1728" data-end="1766">Vantaggi economici e organizzativi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" data-start="1768" data-end="1855">Numerosi studi dimostrano che le aziende con <strong data-start="1813" data-end="1843">equità retributiva interna</strong> registrano:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1857" data-end="1978">
<li data-start="1857" data-end="1885">
<p data-start="1859" data-end="1885">Maggiore <strong data-start="1868" data-end="1884">produttività</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1886" data-end="1908">
<p data-start="1888" data-end="1908">Minore <strong data-start="1895" data-end="1907">turnover</strong>,</p>
</li>
<li data-start="1909" data-end="1978">
<p data-start="1911" data-end="1978">Clima aziendale più <strong data-start="1931" data-end="1948">collaborativo</strong> e orientato alla performance.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1980" data-end="2152">Investire nell’equità non è quindi solo una questione etica, ma un vero acceleratore di competitività, che si traduce in efficienza, innovazione e crescita sostenibile.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="174" data-end="252"><strong data-start="178" data-end="252">Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="254" data-end="640">La piena attuazione della Direttiva UE 2023/970 rappresenta un momento di svolta per il mondo del lavoro europeo e italiano. L’obbligo di calcolare e comunicare il tasso di disparità retributiva di genere non è solo un adempimento burocratico, ma una sfida culturale che chiama le imprese a ripensare il proprio modello organizzativo in chiave più equa, trasparente e inclusiva.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="642" data-end="865">In un contesto economico sempre più orientato alla sostenibilità sociale e ai criteri ESG, le aziende che adotteranno per tempo strumenti di analisi, controllo e correzione delle disuguaglianze retributive potranno:</p>
<ul style="text-align: justify;" data-start="867" data-end="1077">
<li data-start="867" data-end="926">
<p data-start="869" data-end="926">accedere più facilmente a fondi pubblici e incentivi;</p>
</li>
<li data-start="927" data-end="979">
<p data-start="929" data-end="979">migliorare la propria reputazione sul mercato;</p>
</li>
<li data-start="980" data-end="1028">
<p data-start="982" data-end="1028">attrarre e trattenere talenti qualificati;</p>
</li>
<li data-start="1029" data-end="1077">
<p data-start="1031" data-end="1077">aumentare produttività e coesione interna.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1079" data-end="1384">Il tempo per adeguarsi c’è, ma è limitato. Il consiglio per imprenditori, HR e professionisti della gestione del personale è quello di non aspettare il 2026, ma iniziare subito un percorso di assessment, affiancandosi a consulenti fiscali, del lavoro e legali specializzati in tematiche di parità.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1386" data-end="1579">La trasparenza retributiva non è solo un obbligo: è uno strumento di competitività e innovazione che può fare la differenza tra un’azienda che subisce il cambiamento e una che lo guida.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Disparita-retributiva-in-azienda-come-calcolare-il-gender-pay-gap-obbligatorio-dal-2026/">Disparità retributiva in azienda: come calcolare il gender pay gap obbligatorio dal 2026</a> was first posted on Settembre 12, 2025 at 11:23 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Formazione obbligatoria PA: chiarimenti del CNDCEC per gli Ordini professionali</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Formazione-obbligatoria-PA-chiarimenti-del-CNDCEC-per-gli-Ordini-professionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 04:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[amministrativo e fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione Aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[40 ore formazione PA]]></category>
		<category><![CDATA[aggiornamento professionale enti ordinistici]]></category>
		<category><![CDATA[CNDCEC informativa 116 2025]]></category>
		<category><![CDATA[direttiva PA 2025]]></category>
		<category><![CDATA[formazione dipendenti Ordini]]></category>
		<category><![CDATA[formazione nella Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione obbligatoria PA]]></category>
		<category><![CDATA[formazione Ordini professionali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione personale Ordini territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[gestione formazione dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[obbligo formativo enti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[performance PA]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’Informativa n. 116/2025, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha fatto chiarezza su un tema che ha generato incertezza tra gli Ordini professionali: l’obbligo di formazione annuale di 40 ore, introdotto dalla Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione del 14 gennaio 2025. Tale direttiva, incentrata sulla valorizzazione del [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Formazione-obbligatoria-PA-chiarimenti-del-CNDCEC-per-gli-Ordini-professionali/">Formazione obbligatoria PA: chiarimenti del CNDCEC per gli Ordini professionali</a> was first posted on Luglio 30, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="308" data-end="668">Con l’<strong data-start="314" data-end="341">Informativa n. 116/2025</strong>, il <a href="https://commercialisti.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="346" data-end="431">Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC)</strong></a> ha fatto chiarezza su un tema che ha generato incertezza tra gli Ordini professionali: <strong data-start="519" data-end="564">l’obbligo di formazione annuale di 40 ore</strong>, introdotto dalla <strong data-start="583" data-end="641">Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione</strong> del <strong data-start="646" data-end="665">14 gennaio 2025</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="670" data-end="1114">Tale direttiva, incentrata sulla valorizzazione del capitale umano nella Pubblica Amministrazione, prevede che tutti i <strong data-start="789" data-end="812">dipendenti pubblici</strong> svolgano almeno <strong data-start="829" data-end="863">40 ore di formazione ogni anno</strong>, nell’ambito della crescita professionale e dell’efficienza degli enti. Tuttavia, l’estensione di questo obbligo anche ai <strong data-start="986" data-end="1027">dipendenti degli Ordini professionali</strong>, soggetti ibridi tra pubblico e privato, ha sollevato numerosi dubbi interpretativi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1116" data-end="1519">A seguito delle richieste di chiarimento pervenute da più Ordini territoriali, il CNDCEC è intervenuto per precisare l’ambito di applicazione della direttiva e <strong data-start="1276" data-end="1329">tutelare la corretta gestione delle risorse umane</strong> all&#8217;interno degli enti ordinistici. Il cuore della questione è: <strong data-start="1394" data-end="1519">i dipendenti degli Ordini professionali sono assimilabili ai dipendenti della PA per quanto riguarda l’obbligo formativo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1521" data-end="1800">L’articolo che segue analizza nel dettaglio la risposta del CNDCEC, le implicazioni operative per gli Ordini, le differenze tra obbligo e adeguatezza formativa e le opportunità per riformulare le strategie di aggiornamento professionale in modo coerente con la normativa vigente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1gk22uh" data-start="262" data-end="360"><strong data-start="266" data-end="360">Obbligo formativo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="362" data-end="772">Il chiarimento fornito dal <strong data-start="389" data-end="399">CNDCEC</strong> è netto: l’<strong data-start="411" data-end="455">obbligo delle 40 ore annue di formazione</strong> introdotto dalla <strong data-start="473" data-end="529">Direttiva del Ministro per la PA del 14 gennaio 2025</strong> <strong data-start="530" data-end="574">non si applica agli Ordini professionali</strong>. La normativa, infatti, si riferisce esclusivamente alle <strong data-start="632" data-end="661">amministrazioni pubbliche</strong> individuate dall’art. 1, comma 2, del <strong data-start="700" data-end="719">D.Lgs. 165/2001</strong>, tra cui <strong data-start="729" data-end="771">gli Ordini professionali non rientrano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="774" data-end="1246">Questa esclusione non è casuale, ma poggia su un impianto normativo ben definito. Il <strong data-start="859" data-end="878">D.Lgs. 150/2009</strong>, che disciplina il sistema di <strong data-start="909" data-end="956">misurazione e valutazione della performance</strong> nella PA, è applicabile solo ai soggetti pubblici previsti dal suddetto art. 1, comma 2. Gli Ordini professionali, invece, pur svolgendo funzioni di rilievo pubblico, <strong data-start="1124" data-end="1191">non sono considerati amministrazioni pubbliche in senso stretto</strong> e sono pertanto <strong data-start="1208" data-end="1245">esclusi dal campo di applicazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1248" data-end="1703">A conferma di ciò, anche il <strong data-start="1276" data-end="1296">D.L. n. 101/2013</strong>, all’art. 2, comma 2-bis, pur prevedendo per gli Ordini un <strong data-start="1356" data-end="1413">adeguamento ai principi generali del pubblico impiego</strong>, <strong data-start="1415" data-end="1496">esclude espressamente l’obbligo di applicazione delle norme sulla performance</strong>. In sostanza, la <strong data-start="1514" data-end="1532">Direttiva 2025</strong> e il relativo obbligo formativo <strong data-start="1565" data-end="1596">non vincolano in alcun modo</strong> gli Ordini professionali, né i loro dipendenti, che restano fuori da questo specifico perimetro normativo.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="wa1e4a" data-start="309" data-end="411"><strong data-start="313" data-end="411">Ordini professionali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="413" data-end="836">Anche se non soggetti all’obbligo delle <strong data-start="453" data-end="483">40 ore annue di formazione</strong> previsto per la Pubblica Amministrazione, gli <strong data-start="530" data-end="567">Ordini professionali territoriali</strong> restano comunque <strong data-start="585" data-end="640">responsabili della formazione del proprio personale</strong>. Lo ricorda il <strong data-start="656" data-end="666">CNDCEC</strong> nell’Informativa n. 116/2025: l’obiettivo è garantire che i dipendenti degli Ordini siano sempre in grado di fornire un <strong data-start="787" data-end="835">servizio competente e aggiornato al pubblico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="838" data-end="1296">Questa responsabilità trova fondamento nei <strong data-start="881" data-end="922">principi generali del D.Lgs. 165/2001</strong>, che attribuiscono alla formazione un ruolo strategico nella valorizzazione del capitale umano, anche negli enti che operano in ambito pubblico ma non sono pienamente assimilabili alla PA. In altre parole, sebbene gli Ordini non siano soggetti al sistema di misurazione della performance pubblica, <strong data-start="1221" data-end="1295">non sono esonerati dall’impegno verso una formazione efficace e mirata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1298" data-end="1744">Tra le <strong data-start="1305" data-end="1325">aree prioritarie</strong> di aggiornamento spiccano quelle previste da obblighi normativi: <strong data-start="1391" data-end="1409">anticorruzione</strong>, <strong data-start="1411" data-end="1429">privacy (GDPR)</strong> e <strong data-start="1432" data-end="1456">sicurezza sul lavoro</strong>, ma non solo. Le attività formative dovranno essere <strong data-start="1509" data-end="1560">personalizzate in base alla struttura dell’ente</strong>, alla sua dimensione, alle funzioni svolte e al tipo di personale impiegato. Nessun automatismo, dunque, ma una <strong data-start="1673" data-end="1716">pianificazione consapevole e strategica</strong> degli interventi formativi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1746" data-end="1959">In sintesi, anche in assenza del vincolo quantitativo delle 40 ore annue, <strong data-start="1820" data-end="1920">gli Ordini devono comunque garantire una formazione adeguata, coerente con le esigenze operative</strong> e i principi di buona amministrazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1jrkko8" data-start="365" data-end="449"><strong data-start="369" data-end="449">Qualità del servizio e conformità normativa</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="451" data-end="932">Se da un lato la direttiva ministeriale non impone vincoli quantitativi agli Ordini professionali, dall’altro la formazione resta un <strong data-start="584" data-end="639">fattore chiave per garantire la qualità dei servizi</strong>, la conformità alle normative e l’efficienza delle strutture organizzative. La <strong data-start="719" data-end="742">formazione continua</strong>, anche se non misurata in termini di ore obbligatorie, è oggi più che mai un <strong data-start="820" data-end="856">dovere gestionale e deontologico</strong> per ogni ente ordinistico che intenda operare con trasparenza e competenza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="934" data-end="1508">L’evoluzione normativa degli ultimi anni – basti pensare agli aggiornamenti sul <strong data-start="1014" data-end="1022">GDPR</strong>, alla crescente attenzione alla <strong data-start="1055" data-end="1085">trasparenza amministrativa</strong>, alle misure di <strong data-start="1102" data-end="1134">prevenzione della corruzione</strong> o alle normative su <strong data-start="1155" data-end="1198">salute e sicurezza nei luoghi di lavoro</strong> – richiede un aggiornamento costante delle competenze del personale. Inoltre, la digitalizzazione della PA e l’introduzione di strumenti come <strong data-start="1341" data-end="1380">SPID, PagoPA e piattaforme digitali</strong> per la gestione dei procedimenti amministrativi rendono indispensabile un personale formato anche sotto il profilo tecnologico.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1510" data-end="1840">In questo contesto, gli Ordini che investono in programmi formativi personalizzati e ben strutturati ottengono <strong data-start="1621" data-end="1718">benefici concreti in termini di efficienza, riduzione del rischio e soddisfazione dell’utenza</strong>. La formazione non è più solo un adempimento, ma una <strong data-start="1772" data-end="1839">leva strategica per la competitività e la credibilità dell’ente</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33303 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/mano-tagliata-che-tiene-un-testo-educativo-su-sfondo-bianco.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="6pznd" data-start="392" data-end="478"><strong data-start="396" data-end="478">Gestione della formazione negli Ordini</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="480" data-end="885">Per garantire un aggiornamento continuo e coerente con le proprie esigenze operative, gli <strong data-start="570" data-end="594">Ordini professionali</strong> devono adottare <strong data-start="611" data-end="644">modelli organizzativi interni</strong> in grado di pianificare, monitorare e valutare le attività formative. Anche in assenza dell’obbligo ministeriale delle 40 ore annue, è fondamentale che gli Ordini <strong data-start="808" data-end="884">inseriscano la formazione all’interno della propria strategia gestionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="887" data-end="1281">Una buona prassi consiste nella <strong data-start="919" data-end="962">redazione di un piano formativo annuale</strong>, che definisca ambiti, obiettivi, destinatari e modalità di erogazione dei corsi. Questo strumento, se ben costruito, consente non solo di soddisfare gli obblighi generali derivanti dal D.Lgs. 165/2001, ma anche di <strong data-start="1178" data-end="1202">anticipare criticità</strong>, individuare <strong data-start="1216" data-end="1246">fabbisogni formativi reali</strong> e ottimizzare l’uso delle risorse.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1283" data-end="1757">Un’altra scelta strategica è la <strong data-start="1315" data-end="1367">designazione di un responsabile della formazione</strong>, anche interno, con il compito di coordinare le iniziative, dialogare con i dipendenti, valutare l’efficacia degli interventi e aggiornare il piano formativo in base all’evoluzione normativa o organizzativa. Inoltre, l’utilizzo di piattaforme e-learning o la partecipazione a corsi inter-ordinistici può rappresentare una soluzione efficiente, soprattutto per Ordini di piccole dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1759" data-end="1994">In sintesi, la gestione della formazione negli Ordini non deve essere vista come un costo o un peso burocratico, ma come una <strong data-start="1884" data-end="1907">funzione strategica</strong>, utile a garantire <strong data-start="1927" data-end="1993">compliance, qualità dei servizi e valorizzazione del personale</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1syjrzz" data-start="313" data-end="418"><strong data-start="317" data-end="418">Obbligo normativo e responsabilità gestionale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="420" data-end="988">Uno degli equivoci più diffusi riguarda la distinzione tra <strong data-start="479" data-end="499">obbligo di legge</strong> e <strong data-start="502" data-end="531">responsabilità gestionale</strong>: due concetti profondamente diversi, ma spesso sovrapposti nel dibattito sulla formazione nella Pubblica Amministrazione e negli Ordini professionali. Il chiarimento offerto dal <strong data-start="710" data-end="720">CNDCEC</strong> è proprio su questo punto: <strong data-start="748" data-end="881">non esiste un obbligo giuridico vincolante che imponga agli Ordini professionali le 40 ore annue di formazione previste per la PA</strong>, ma questo <strong data-start="893" data-end="959">non esonera gli enti da un dovere organizzativo e deontologico</strong> nei confronti del personale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="990" data-end="1495">Mentre le amministrazioni pubbliche sono vincolate a determinati adempimenti quantitativi in materia di performance e formazione, gli Ordini agiscono in un quadro più flessibile, che però <strong data-start="1178" data-end="1231">non deve essere interpretato come una zona franca</strong>. Al contrario, proprio perché non soggetti a obblighi numerici rigidi, gli Ordini devono <strong data-start="1321" data-end="1381">dimostrare autonomia, capacità gestionale e lungimiranza</strong>, assicurando comunque una formazione continua, su misura, e soprattutto coerente con le esigenze reali dell’ente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1497" data-end="1889">Il principio che deve guidare l’azione degli Ordini non è solo il rispetto formale delle norme, ma il <strong data-start="1599" data-end="1675">miglioramento continuo dei processi interni e della qualità del servizio</strong> offerto agli iscritti e al pubblico. In questo senso, la formazione non è un onere, ma un <strong data-start="1766" data-end="1793">investimento strategico</strong>, e la responsabilità gestionale diventa leva di <strong data-start="1842" data-end="1878">valorizzazione e modernizzazione</strong> dell’ente.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="16hdjrg" data-start="329" data-end="419"><strong data-start="333" data-end="419">Innovazione, reputazione e competitività degli Ordini</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="421" data-end="876">In un contesto in cui la fiducia nelle istituzioni e nella qualità dei servizi pubblici è sempre più al centro del dibattito, gli <strong data-start="551" data-end="575">Ordini professionali</strong> hanno l’occasione di distinguersi proprio attraverso una <strong data-start="633" data-end="702">gestione intelligente e strategica della formazione del personale</strong>. Investire in percorsi formativi strutturati e di qualità, anche in assenza di obblighi imposti, significa puntare su <strong data-start="821" data-end="865">innovazione, reputazione e competitività</strong> dell’ente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="878" data-end="1421">Un personale ben formato è in grado di affrontare con maggiore efficacia le sfide poste dall’evoluzione normativa, dalla digitalizzazione dei processi e dalle crescenti aspettative degli utenti. Inoltre, l’adozione di pratiche formative avanzate contribuisce a migliorare <strong data-start="1150" data-end="1185">l’immagine pubblica dell’Ordine</strong>, favorendo una percezione di efficienza, trasparenza e attenzione alla professionalità. Questo è particolarmente importante in un periodo in cui gli enti ordinistici sono chiamati a <strong data-start="1368" data-end="1420">rafforzare il loro ruolo istituzionale e sociale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1423" data-end="1771">Infine, la formazione può diventare uno strumento per <strong data-start="1477" data-end="1524">attrarre e trattenere personale qualificato</strong>, valorizzando le competenze interne e creando un ambiente di lavoro orientato allo sviluppo. La logica, quindi, non è solo quella del rispetto normativo, ma quella della <strong data-start="1695" data-end="1770">crescita organizzativa e della responsabilizzazione delle risorse umane</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1423" data-end="1771"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33304 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/primo-piano-sulla-natura-morta-di-esami-difficili.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="sphmxr" data-start="299" data-end="395"><strong data-start="303" data-end="395">Buone pratiche</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="397" data-end="878">Diversi Ordini professionali, anticipando i chiarimenti normativi del <strong data-start="467" data-end="477">CNDCEC</strong>, hanno già adottato <strong data-start="498" data-end="531">modelli di formazione interna</strong> che possono essere considerati esempi virtuosi di <strong data-start="582" data-end="619">gestione strategica del personale</strong>. In alcuni casi, sono stati predisposti <strong data-start="660" data-end="694">piani annuali di aggiornamento</strong> che non solo rispondono alle esigenze operative dell’ente, ma favoriscono la crescita professionale dei dipendenti attraverso corsi mirati, workshop interattivi e formazione digitale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="880" data-end="1361">Un esempio interessante arriva da alcuni <strong data-start="921" data-end="963">Ordini territoriali dei Commercialisti</strong>, i quali hanno integrato nei propri programmi formativi temi di <strong data-start="1028" data-end="1051">attualità normativa</strong>, come gli aggiornamenti sul Codice degli Appalti, il nuovo sistema dei controlli interni, l’etica pubblica e la gestione documentale digitale. Questi corsi sono stati realizzati anche in collaborazione con enti esterni accreditati, rafforzando la <strong data-start="1299" data-end="1320">qualità didattica</strong> e ampliando le competenze del personale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1363" data-end="1738">Altri Ordini, invece, hanno adottato strumenti di <strong data-start="1413" data-end="1440">autovalutazione interna</strong> per rilevare i fabbisogni formativi, promuovendo percorsi personalizzati in base alle funzioni svolte da ciascun dipendente. In alcuni casi, è stata anche prevista la <strong data-start="1608" data-end="1645">formazione trasversale tra uffici</strong>, per favorire una maggiore comprensione dei processi interni e migliorare la collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1740" data-end="1999">Queste buone pratiche dimostrano che anche in assenza di un vincolo orario definito, è possibile strutturare <strong data-start="1849" data-end="1881">politiche formative efficaci</strong>, capaci di <strong data-start="1893" data-end="1998">incrementare l’efficienza, ridurre il rischio di errore e rafforzare il ruolo istituzionale dell’ente</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-section-id="1fgwu8i" data-start="296" data-end="411"><strong data-start="300" data-end="411">Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="413" data-end="777">Il chiarimento offerto dal <strong data-start="440" data-end="450">CNDCEC</strong> con l’<strong data-start="457" data-end="484">Informativa n. 116/2025</strong> è stato fondamentale per riportare ordine in un ambito spesso frainteso: <strong data-start="558" data-end="667">gli Ordini professionali non sono obbligati a rispettare le 40 ore annue di formazione previste per la PA</strong>, ma devono comunque garantire un <strong data-start="701" data-end="752">livello adeguato di aggiornamento professionale</strong> per i propri dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="779" data-end="1163">Il punto centrale non è tanto la quantità delle ore quanto <strong data-start="838" data-end="883">la qualità e la coerenza della formazione</strong> rispetto alle specificità dell’ente. In questo senso, la formazione si conferma come una <strong data-start="973" data-end="1015">responsabilità gestionale e strategica</strong>, capace di incidere direttamente sulla <strong data-start="1055" data-end="1082">credibilità dell’Ordine</strong>, sulla <strong data-start="1090" data-end="1119">soddisfazione dell’utenza</strong> e sul <strong data-start="1126" data-end="1162">rispetto delle normative vigenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1165" data-end="1654">Gli esempi già attivi sul territorio dimostrano che <strong data-start="1217" data-end="1260">una pianificazione efficace è possibile</strong>, anche con risorse limitate, e che un approccio personalizzato può generare <strong data-start="1337" data-end="1384">valore reale per l’ente e per chi vi lavora</strong>. In un’epoca di continua trasformazione normativa e digitale, <strong data-start="1447" data-end="1492">trascurare la formazione non è un’opzione</strong>: è proprio in questa flessibilità che gli Ordini hanno l’occasione di costruire modelli virtuosi, basati su competenza, efficienza e visione a lungo termine.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Formazione-obbligatoria-PA-chiarimenti-del-CNDCEC-per-gli-Ordini-professionali/">Formazione obbligatoria PA: chiarimenti del CNDCEC per gli Ordini professionali</a> was first posted on Luglio 30, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Decreto Infrastrutture 2025: tutte le novità su trasporti, appalti, energia e incentivi alle imprese</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Decreto-Infrastrutture-2025-tutte-le-novita-su-trasporti-appalti-energia-e-incentivi-alle-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 04:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Decreto Infrastrutture 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Decreto-Legge n. 73 del 21 maggio 2025, pubblicato il giorno successivo in Gazzetta Ufficiale, e successivamente convertito nella Legge n. 105/2025 del 19 luglio, rappresenta una delle principali novità normative dell’anno per il settore delle infrastrutture, dei trasporti e degli appalti pubblici. Il provvedimento, ribattezzato come “Decreto Infrastrutture 2025”, introduce misure urgenti e strategiche [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Decreto-Infrastrutture-2025-tutte-le-novita-su-trasporti-appalti-energia-e-incentivi-alle-imprese/">Decreto Infrastrutture 2025: tutte le novità su trasporti, appalti, energia e incentivi alle imprese</a> was first posted on Luglio 24, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="330" data-end="900">Il Decreto-Legge n. 73 del 21 maggio 2025, pubblicato il giorno successivo in Gazzetta Ufficiale, e successivamente convertito nella <strong data-start="463" data-end="498">Legge n. 105/2025 del 19 luglio</strong>, rappresenta una delle principali novità normative dell’anno per il settore delle infrastrutture, dei trasporti e degli appalti pubblici. Il provvedimento, ribattezzato come <strong data-start="673" data-end="706">“Decreto Infrastrutture 2025”</strong>, introduce <strong data-start="718" data-end="750">misure urgenti e strategiche</strong> con l’obiettivo di rilanciare la modernizzazione dei trasporti, semplificare le procedure nei lavori pubblici e sostenere la transizione energetica.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="902" data-end="1398">Tra gli aspetti più rilevanti, si segnalano <strong data-start="946" data-end="1025">nuovi fondi per il rinnovo del parco veicoli delle imprese di autotrasporto</strong>, con un focus particolare sulla sostenibilità ambientale, grazie a incentivi per la rottamazione e l’acquisto di mezzi meno inquinanti. Per quanto riguarda gli appalti pubblici, la legge prevede <strong data-start="1221" data-end="1273">importanti deroghe in caso di eventi eccezionali</strong>, come calamità naturali o situazioni di emergenza, allo scopo di accelerare la realizzazione di infrastrutture strategiche.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1400" data-end="1816">Non mancano interventi anche nei settori della <strong data-start="1447" data-end="1486">logistica e delle fonti rinnovabili</strong>, con misure pensate per semplificare l’accesso ai finanziamenti e velocizzare i procedimenti autorizzativi. La legge di conversione ha inoltre apportato <strong data-start="1640" data-end="1663">correzioni tecniche</strong> e introdotto <strong data-start="1677" data-end="1710">nuove disposizioni innovative</strong>, rendendo il quadro normativo più articolato ma anche più favorevole per imprese e operatori del settore.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1818" data-end="2068">In questo articolo analizzeremo tutte le <strong data-start="1859" data-end="1906">novità principali introdotte dal DL 73/2025</strong> e dalla sua legge di conversione, con particolare attenzione agli incentivi fiscali, alle opportunità per le imprese e alle semplificazioni procedurali previste.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="172" data-end="262"><strong>Autotrasporto</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="264" data-end="540">Il <strong data-start="267" data-end="298">Decreto Infrastrutture 2025</strong>, con la sua <strong data-start="311" data-end="347">legge di conversione n. 105/2025</strong>, introduce due importanti novità a favore delle imprese di <strong data-start="407" data-end="424">autotrasporto</strong>, un settore chiave per l’economia nazionale, spesso penalizzato da ritardi operativi e da un parco mezzi obsoleto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="542" data-end="1199">La prima misura riguarda l’introduzione di un <strong data-start="588" data-end="613">indennizzo automatico</strong> in caso di ritardi nei tempi di carico e scarico delle merci. L’articolo 4 del decreto stabilisce che, superata una franchigia di 90 minuti, il vettore ha diritto a <strong data-start="779" data-end="833">100 euro per ogni ora o frazione di ora di ritardo</strong>, somma che dovrà essere corrisposta in <strong data-start="873" data-end="916">solido dal committente e dal caricatore</strong>. Questo indennizzo rappresenta un meccanismo innovativo e automatico, destinato a responsabilizzare l’intera filiera logistica e a ridurre inefficienze operative. L’importo sarà <strong data-start="1095" data-end="1119">rivalutato ogni anno</strong> sulla base dell’indice ISTAT FOI, garantendo l’adeguamento al costo della vita.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1201" data-end="1610">A ciò si aggiunge una modifica all’articolo 83-bis del DL 112/2008, con l’introduzione del comma 15-bis: in caso di <strong data-start="1317" data-end="1355">ritardi nei pagamenti contrattuali</strong>, il creditore o il Comitato centrale per l’Albo degli autotrasportatori potranno richiedere l’intervento <strong data-start="1461" data-end="1518">sanzionatorio dell’Autorità Garante della Concorrenza</strong>. Un chiaro segnale contro le prassi scorrette nei rapporti tra committenti e trasportatori.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1612" data-end="1967">Sul fronte ambientale e dell’efficienza, il decreto stanzia <strong data-start="1672" data-end="1729">6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026</strong>, destinati al <strong data-start="1744" data-end="1775">rinnovo del parco veicolare</strong>. I criteri di accesso al fondo saranno definiti da un decreto attuativo del MIT, in collaborazione con il MEF, con l’obiettivo di incentivare l’acquisto di mezzi più sicuri e meno inquinanti.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="215" data-end="302"><strong>Appalti pubblici</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="304" data-end="815">Un&#8217;altra importante novità contenuta nel <strong data-start="345" data-end="376">Decreto Infrastrutture 2025</strong> riguarda le <strong data-start="389" data-end="431">semplificazioni nei contratti pubblici</strong>, introdotte in via <strong data-start="451" data-end="479">eccezionale e temporanea</strong> per fronteggiare situazioni di emergenza, come eventi sismici, alluvionali o altre calamità. L’art. 2 del decreto prevede deroghe mirate al <strong data-start="620" data-end="670">Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023)</strong>, finalizzate ad accelerare i tempi di intervento e favorire una maggiore operatività delle imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="817" data-end="1321">Tra le disposizioni più rilevanti, si segnala la possibilità di <strong data-start="881" data-end="917">affidamento diretto sopra soglia</strong>, limitatamente a <strong data-start="935" data-end="948">30 giorni</strong> e solo per interventi urgenti e non differibili. Viene inoltre introdotta l’<strong data-start="1025" data-end="1072">esclusione automatica delle offerte anomale</strong> nelle gare con meno di 5 partecipanti, riducendo tempi e rischi di contenziosi. Il criterio del <strong data-start="1169" data-end="1189">prezzo più basso</strong> viene esteso come criterio prevalente di aggiudicazione, accompagnato da <strong data-start="1263" data-end="1320">un’alleggerita disciplina delle comunicazioni formali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1323" data-end="1797">Per gli appalti su infrastrutture strategiche o per strutture abitative, scolastiche o produttive temporanee, sarà più semplice ricorrere a <strong data-start="1463" data-end="1499">Consip e centrali di committenza</strong> tramite procedura negoziata. L’<strong data-start="1531" data-end="1539">ANAC</strong> avrà funzione di vigilanza, mentre le <strong data-start="1578" data-end="1601">verifiche antimafia</strong> potranno basarsi inizialmente su un’<strong data-start="1638" data-end="1677">informativa liberatoria provvisoria</strong>, che consente di procedere alla stipula dei contratti sotto condizione, con integrazioni da completare entro 60 giorni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1799" data-end="2272">Inoltre, per potenziare la trasparenza e la tracciabilità nel settore della logistica, viene istituito <strong data-start="1902" data-end="1911">CIGAL</strong>, un cruscotto telematico nazionale per il controllo dei contratti, alimentato da enti come <strong data-start="2003" data-end="2079">INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Ispettorato del Lavoro e Unioncamere</strong>. La piattaforma fornirà in tempo reale informazioni su <strong data-start="2135" data-end="2184">conformità contributiva, fiscale e lavorativa</strong>, e conterrà una sezione dedicata alle <strong data-start="2223" data-end="2271">sanzioni comminate dagli organi di vigilanza</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33240 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/chiudere-la-fotografia-della-lampadina.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="208" data-end="314"><strong>Fonti rinnovabili</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="316" data-end="821">Il <strong data-start="319" data-end="350">Decreto Infrastrutture 2025</strong>, convertito in legge n. 105/2025, interviene in modo deciso anche sul fronte della <strong data-start="434" data-end="460">transizione energetica</strong>, puntando a snellire i tempi di realizzazione degli impianti alimentati da <strong data-start="536" data-end="574">fonti di energia rinnovabile (FER)</strong>. L’articolo 13 del decreto modifica il D.lgs. 190/2024 e introduce il <strong data-start="645" data-end="679">nuovo comma 7-bis dell’art. 12</strong>, con l’obiettivo di velocizzare la pianificazione e l’attivazione degli impianti, in linea con le scadenze del <strong data-start="791" data-end="805">PNIEC 2030</strong> e del <strong data-start="812" data-end="820">PNRR</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="823" data-end="1279">La novità più rilevante è l’<strong data-start="851" data-end="906">ampliamento del concetto di “zona di accelerazione”</strong>, che ora include espressamente anche le <strong data-start="947" data-end="967">aree industriali</strong>, come definite dagli strumenti urbanistici comunali, sovracomunali e regionali. Ciò significa che le aree produttive già destinate ad attività industriali possono, a tutti gli effetti, essere considerate <strong data-start="1172" data-end="1230">idonee alla realizzazione semplificata di impianti FER</strong>, senza la necessità di ulteriori atti regionali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1281" data-end="1744">Il <strong data-start="1284" data-end="1324">Gestore dei Servizi Energetici (GSE)</strong> ha avuto l’incarico di effettuare una <strong data-start="1363" data-end="1386">mappatura nazionale</strong> di queste zone, da completare <strong data-start="1417" data-end="1444">entro il 31 maggio 2025</strong>, ovvero dieci giorni dopo la pubblicazione del decreto. Il risultato sarà una <strong data-start="1523" data-end="1566">rappresentazione cartografica ufficiale</strong>, disponibile online, che permetterà a operatori e investitori di individuare <strong data-start="1644" data-end="1662">immediatamente</strong> le aree dove è possibile installare impianti con iter autorizzativo semplificato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1746" data-end="2142">Questa misura rappresenta un passo concreto verso la <strong data-start="1799" data-end="1861">semplificazione normativa e la certezza degli investimenti</strong> nel settore energetico, contribuendo a superare i frequenti blocchi burocratici legati all’individuazione delle aree idonee. Un incentivo forte, dunque, per accelerare la realizzazione di nuovi impianti e sostenere il raggiungimento degli obiettivi ambientali europei e nazionali.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="246" data-end="342"><strong>Novità </strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="344" data-end="724">La legge n. 105/2025 di conversione del <strong data-start="384" data-end="415">Decreto Infrastrutture 2025</strong> non si è limitata ad apportare correzioni tecniche, ma ha <strong data-start="474" data-end="515">introdotto numerose misure innovative</strong>, ampliando il raggio d’azione del provvedimento. Tra le principali novità, spiccano <strong data-start="600" data-end="633">nuovi investimenti strategici</strong>, strumenti di <strong data-start="648" data-end="672">vigilanza potenziati</strong> e misure per il settore autostradale e ferroviario.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="726" data-end="1106">In ambito infrastrutturale, l’art. 1-bis autorizza una spesa pluriennale per aumentare la capacità di stoccaggio e rigassificazione del <strong data-start="862" data-end="869">GNL</strong> in ambito marittimo, con 35 milioni complessivi fino al 2029. L’art. 1-ter, invece, permette ad <strong data-start="966" data-end="974">ANAS</strong> di progettare nuovi tratti prioritari, come la <strong data-start="1022" data-end="1042">SS 700 a Caserta</strong>, la <strong data-start="1047" data-end="1072">Galleria della Guinza</strong> e la <strong data-start="1078" data-end="1105">variante Armo-Cantarana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1108" data-end="1439">Sul piano del <strong data-start="1122" data-end="1156">controllo della spesa pubblica</strong>, l’art. 2-bis rafforza il sistema <strong data-start="1191" data-end="1200">SIMOI</strong> per il monitoraggio finanziario delle grandi opere, con un budget dedicato fino al 2027. L’art. 3-quinquies istituisce invece un tavolo tecnico al MIT per censire e completare le <strong data-start="1380" data-end="1410">opere pubbliche incompiute</strong>, coinvolgendo MEF e Regioni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1441" data-end="1754">Nel settore autotrasporti, viene confermato nel nuovo art. 6-bis del D.lgs. 286/2005 l’<strong data-start="1528" data-end="1571">indennizzo automatico di 100 euro l’ora</strong> per ritardi nei carichi/scarichi. Inoltre, l’art. 4 comma 3-bis potenzia <strong data-start="1645" data-end="1654">AINOP</strong>, che diventa il riferimento digitale nazionale per la pianificazione dei <strong data-start="1728" data-end="1753">trasporti eccezionali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1756" data-end="1997">Novità anche sul fronte <strong data-start="1780" data-end="1796">autostradale</strong>, con l’art. 11-ter che avvia le attività della nuova società pubblica <strong data-start="1867" data-end="1900">Autostrade dello Stato S.p.A.</strong>, destinataria di finanziamenti crescenti per gestire concessioni e garantire sicurezza stradale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1999" data-end="2322">Infine, attenzione alla <strong data-start="2023" data-end="2042">memoria storica</strong> e alla <strong data-start="2050" data-end="2075">sicurezza ferroviaria</strong>: l’art. 13-bis finanzia un collegamento stradale nel Parco della Pace di Sant’Anna di Stazzema, mentre gli artt. 10-bis e 10-ter aggiornano la disciplina dei <strong data-start="2234" data-end="2256">passaggi a livello</strong> e aumentano le <strong data-start="2272" data-end="2284">sanzioni</strong> per infrazioni in ambito ferroviario.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1999" data-end="2322"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33241 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/persona-d-affari-che-pianifica-per-le-energie-alternative-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="434" data-end="539"><strong>Vantaggi fiscali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="541" data-end="955">Il <strong data-start="544" data-end="575">Decreto Infrastrutture 2025</strong>, come modificato dalla legge di conversione n. 105/2025, non è soltanto un pacchetto di norme per la Pubblica Amministrazione, ma rappresenta un’opportunità concreta per le <strong data-start="749" data-end="768">imprese private</strong> – in particolare quelle dei settori <strong data-start="805" data-end="852">costruzioni, trasporti, energia e logistica</strong> – grazie all’introduzione di <strong data-start="882" data-end="954">incentivi economici, deroghe normative e semplificazioni procedurali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="957" data-end="1388">Un primo aspetto da evidenziare è la <strong data-start="994" data-end="1044">semplificazione dei procedimenti autorizzativi</strong>, che si traduce in un <strong data-start="1067" data-end="1112">risparmio di tempo e costi amministrativi</strong>. Pensiamo, ad esempio, alla realizzazione di impianti FER nelle <strong data-start="1177" data-end="1208">nuove zone di accelerazione</strong>, dove la mappatura del GSE sostituisce le lunghe attese delle delibere regionali. Un vantaggio competitivo importante per investitori e sviluppatori nel settore delle rinnovabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1390" data-end="1705">Per le imprese di autotrasporto, oltre al <strong data-start="1432" data-end="1490">fondo da 12 milioni di euro per il rinnovo dei veicoli</strong>, sono previste <strong data-start="1506" data-end="1547">sanzioni ai ritardatari nei pagamenti</strong> e <strong data-start="1550" data-end="1575">indennizzi automatici</strong> in caso di tempi d’attesa eccessivi, misure che contribuiscono a una <strong data-start="1645" data-end="1691">maggiore tutela finanziaria e contrattuale</strong> del comparto.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1707" data-end="2032">Le imprese che operano nel settore degli appalti pubblici potranno beneficiare di <strong data-start="1789" data-end="1824">deroghe al Codice dei Contratti</strong>, come l’affidamento diretto temporaneo e l’esclusione automatica delle offerte anomale. Ciò significa <strong data-start="1927" data-end="2006">gare più snelle, minor contenzioso e maggiori possibilità di aggiudicazione</strong> per operatori affidabili.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2034" data-end="2375">Infine, il nuovo <strong data-start="2051" data-end="2070">cruscotto CIGAL</strong>, alimentato da enti fiscali e previdenziali, migliorerà la <strong data-start="2130" data-end="2177">reputazione digitale delle imprese regolari</strong>, favorendo l’accesso ai bandi e riducendo i tempi di verifica. In un contesto competitivo e complesso, queste misure rappresentano un <strong data-start="2312" data-end="2356">vantaggio operativo e fiscale di rilievo</strong> per molte aziende.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="420" data-end="507"><strong>Effetti delle nuove misure</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="509" data-end="1081">L’attuazione delle misure previste dal <strong data-start="548" data-end="579">Decreto Infrastrutture 2025</strong> e dalla relativa legge di conversione non porterà benefici solo in termini di semplificazione normativa, ma produrrà <strong data-start="697" data-end="750">ricadute economiche e occupazionali significative</strong> in diversi settori strategici del Paese. Gli interventi infrastrutturali autorizzati, come i nuovi tratti stradali progettati da ANAS o il potenziamento dei depositi di GNL, rappresentano investimenti pubblici in grado di <strong data-start="973" data-end="1023">generare nuova occupazione diretta e indiretta</strong>, attivando filiere locali e professionisti specializzati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1083" data-end="1614">Il potenziamento delle piattaforme digitali (come <strong data-start="1133" data-end="1142">AINOP</strong> e <strong data-start="1145" data-end="1154">CIGAL</strong>) e l’introduzione di strumenti di <strong data-start="1189" data-end="1215">monitoraggio integrato</strong> porteranno a un <strong data-start="1232" data-end="1295">aumento della domanda di competenze tecniche e informatiche</strong>, contribuendo alla modernizzazione della pubblica amministrazione e dei suoi interlocutori. Allo stesso tempo, la valorizzazione delle imprese in regola con gli adempimenti fiscali, contributivi e lavoristici spingerà verso un <strong data-start="1523" data-end="1580">miglioramento della qualità degli operatori economici</strong> coinvolti in appalti e forniture.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1616" data-end="1936">Il rinnovamento del parco mezzi delle imprese di trasporto, favorito dai nuovi fondi e dalla pressione normativa sull’efficienza ambientale, potrà attivare una <strong data-start="1776" data-end="1820">crescente domanda nel settore automotive</strong>, con ricadute positive sull’industria nazionale dei veicoli industriali e sull’indotto dei servizi di manutenzione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1938" data-end="2209">In sintesi, il decreto non si limita a risolvere problemi tecnici o normativi: è un <strong data-start="2022" data-end="2050">moltiplicatore economico</strong> che, se attuato con efficienza, può contribuire a <strong data-start="2101" data-end="2150">stimolare crescita, innovazione e occupazione</strong> in settori chiave per lo sviluppo sostenibile dell’Italia.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="281" data-end="339"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="341" data-end="770">Il <strong data-start="344" data-end="375">Decreto Infrastrutture 2025</strong>, come modificato e integrato dalla <strong data-start="411" data-end="447">legge di conversione n. 105/2025</strong>, si configura come un provvedimento ad <strong data-start="487" data-end="513">alto impatto sistemico</strong>, capace di intervenire su settori nevralgici come <strong data-start="564" data-end="621">trasporti, infrastrutture, energia e appalti pubblici</strong>. Le imprese trovano nuove <strong data-start="648" data-end="674">opportunità economiche</strong>, grazie a incentivi mirati, semplificazioni procedurali e un ambiente normativo più favorevole.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="772" data-end="1165">Le <strong data-start="775" data-end="805">misure per l’autotrasporto</strong>, come gli indennizzi automatici per i ritardi e i fondi per il rinnovo veicoli, rappresentano un passo importante verso un settore più moderno ed equo. Le <strong data-start="961" data-end="985">deroghe agli appalti</strong> in caso di emergenza e il potenziamento di strumenti digitali come <strong data-start="1053" data-end="1070">CIGAL e AINOP</strong> mostrano un cambio di passo nella <strong data-start="1105" data-end="1126">gestione pubblica</strong>, orientata a efficienza e trasparenza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1167" data-end="1402">Particolarmente strategica è la parte dedicata alle <strong data-start="1219" data-end="1240">fonti rinnovabili</strong>, dove la definizione delle <strong data-start="1268" data-end="1293">zone di accelerazione</strong> consentirà un rapido sviluppo di impianti FER, con meno burocrazia e maggiore certezza per gli investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1404" data-end="1614">Per le aziende, questo decreto non è solo un insieme di norme: è una vera e propria <strong data-start="1488" data-end="1545">occasione di crescita e di posizionamento competitivo</strong>, a patto di conoscere bene le regole e di adeguarsi tempestivamente.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1616" data-end="1876"><strong data-start="1619" data-end="1723">Rivolgiti a professionisti qualificati per cogliere tutti i benefici fiscali, operativi e finanziari</strong> che queste nuove disposizioni possono offrire. Una strategia fiscale e amministrativa ben costruita oggi può fare la differenza nel medio-lungo periodo.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Decreto-Infrastrutture-2025-tutte-le-novita-su-trasporti-appalti-energia-e-incentivi-alle-imprese/">Decreto Infrastrutture 2025: tutte le novità su trasporti, appalti, energia e incentivi alle imprese</a> was first posted on Luglio 24, 2025 at 6:00 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il controllo di gestione next gen: il nuovo ruolo del controller come leva strategica per la crescita aziendale</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-controllo-di-gestione-next-gen-il-nuovo-ruolo-del-controller-come-leva-strategica-per-la-crescita-aziendale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 04:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gestione Aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione d’Impresa]]></category>
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		<category><![CDATA[PMI e Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel contesto economico in rapida trasformazione, il controllo di gestione sta attraversando una vera e propria rivoluzione. Oggi non è più soltanto un insieme di strumenti contabili e di rendicontazione: si trasforma in un sistema dinamico e predittivo, in grado di generare valore strategico per l’impresa. È questo il concetto di &#8220;Controllo di Gestione Next [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-controllo-di-gestione-next-gen-il-nuovo-ruolo-del-controller-come-leva-strategica-per-la-crescita-aziendale/">Il controllo di gestione next gen: il nuovo ruolo del controller come leva strategica per la crescita aziendale</a> was first posted on Luglio 22, 2025 at 6:15 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="311" data-end="836">Nel contesto economico in rapida trasformazione, il controllo di gestione sta attraversando una vera e propria rivoluzione. Oggi non è più soltanto un insieme di strumenti contabili e di rendicontazione: si trasforma in un sistema dinamico e predittivo, in grado di generare valore strategico per l’impresa. È questo il concetto di <strong data-start="643" data-end="679">&#8220;Controllo di Gestione Next Gen&#8221;</strong>, una nuova generazione di controllo orientata non solo all’efficienza ma alla crescita sostenibile, alla competitività e al supporto decisionale tempestivo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="838" data-end="1429">La figura del professionista del controllo di gestione cambia volto: non più un mero “contabile dei costi”, ma un vero e proprio <strong data-start="967" data-end="987">business partner</strong>, capace di leggere i numeri in chiave evolutiva, anticipare scenari e proporre soluzioni. Il focus si sposta sull’analisi predittiva, sull&#8217;integrazione di dati economici e non economici, sull’uso di strumenti digitali evoluti e su una visione sistemica dell’impresa. Tutto questo rappresenta una svolta cruciale, soprattutto per le PMI italiane, spesso prive di strutture interne avanzate ma fortemente bisognose di un controllo consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1431" data-end="1885">Nel presente articolo, esploreremo come il controllo di gestione stia cambiando pelle, quali sono gli strumenti e le competenze richieste al professionista del futuro, e soprattutto <strong data-start="1613" data-end="1719">come trasformarlo in una leva strategica per migliorare i risultati e risparmiare in modo intelligente</strong>. Un approfondimento indispensabile per imprenditori, CFO, consulenti aziendali e commercialisti che vogliono restare competitivi in un mercato in continuo mutamento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1431" data-end="1885"><strong>Nuovo controllo di gestione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="347" data-end="864">Il “Controllo di Gestione Next Gen” non nasce semplicemente da un aggiornamento tecnologico, ma da un vero cambio di paradigma culturale. Oggi, le imprese non si accontentano più di una mera lettura retrospettiva dei numeri: vogliono professionisti capaci di anticipare, interpretare e guidare. È una trasformazione profonda che coinvolge ogni aspetto della figura del controller, il quale si allontana sempre più dalla figura del “contabile dei costi” per diventare un partner strategico per il management aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="866" data-end="1348">Il nuovo controller non si limita a misurare scostamenti da budget o analizzare consuntivi: partecipa attivamente alla definizione delle scelte future, offrendo visioni predittive e soluzioni concrete. In un contesto caratterizzato da mercati instabili, supply chain in evoluzione e un’accelerazione tecnologica senza precedenti, le vecchie logiche basate su report statici risultano obsolete. Serve un approccio dinamico, reattivo e integrato con gli obiettivi dell’organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1350" data-end="1790">Questo cambiamento culturale rappresenta una sfida importante, ma anche una grande opportunità per le imprese e per i professionisti della consulenza. Chi saprà evolversi nel mindset potrà diventare una figura chiave nei processi decisionali, capace di unire visione economica e comprensione strategica. È il momento, dunque, di passare da un controllo “per il controllo” a un controllo “per generare valore”.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="186" data-end="267"><strong>Tecnologia e intelligenza predittiva</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="269" data-end="900">La rivoluzione del controllo di gestione passa anche  attraverso la tecnologia. Ma attenzione: <strong data-start="381" data-end="429">non è la tecnologia a fare il professionista</strong>, bensì il modo in cui viene utilizzata. Le soluzioni digitali come <strong data-start="497" data-end="571">Power BI, Self BI, Intelligenza Artificiale e Automazione dei processi</strong> stanno trasformando radicalmente il modo in cui si analizzano i dati e si prendono decisioni aziendali. Strumenti che un tempo erano appannaggio esclusivo delle grandi corporate sono oggi alla portata anche delle PMI, offrendo dashboard intuitive, dati aggiornati in tempo reale e capacità di analisi predittiva mai viste prima.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="902" data-end="1449">Con queste tecnologie, il controller può ottenere una visione completa e immediata delle performance aziendali: vendite, costi, flussi finanziari, produttività, marginalità per prodotto o cliente. Tuttavia, il vero valore non sta nel dato in sé, ma <strong data-start="1151" data-end="1175">nell’interpretazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="902" data-end="1449">Il controller Next Gen è chiamato a trasformare questi strumenti in leve strategiche, capaci di generare consapevolezza e guidare il cambiamento. Come affermano molti esperti del settore: <em data-start="1365" data-end="1449">“La tecnologia ci fornisce i mezzi. Sta al professionista trasformarli in valore.”</em></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1451" data-end="1738">L’automazione, inoltre, libera tempo da attività ripetitive e a basso valore aggiunto, permettendo al controller di concentrarsi su analisi avanzate e consulenza interna. Si passa da un approccio reattivo a uno proattivo: il controllo non fotografa più il passato, ma anticipa il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1451" data-end="1738"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-33220 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-1536x1025.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html-1068x713.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/programming-background-with-html.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="185" data-end="262"><strong>Nuovo ecosistema aziendale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="264" data-end="766">Nel modello &#8220;Next Gen&#8221;, il controllo di gestione abbandona definitivamente la logica di compartimento stagno. Non è più una funzione a sé stante, relegata all’ambito contabile-finanziario, ma un <strong data-start="459" data-end="517">elemento centrale di un ecosistema aziendale integrato</strong>. In questo nuovo contesto, il controller agisce come un facilitatore di decisioni, un ponte tra numeri e strategia, un interprete capace di dialogare in modo fluido con tutti i reparti aziendali: dalla produzione al marketing, dalle vendite all’IT.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="768" data-end="1167">La sua funzione evolve in chiave trasversale: supporta la governance, alimenta la trasformazione digitale, partecipa alla gestione del rischio, contribuisce alla sostenibilità economica e ambientale dell’impresa. È un cambiamento radicale che impone una revisione delle competenze: al tradizionale know-how contabile si affiancano oggi <strong data-start="1104" data-end="1166">competenze analitiche, digitali, relazionali e manageriali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1169" data-end="1602">Il controller moderno deve comprendere le dinamiche operative, dialogare con i responsabili di funzione, conoscere i processi aziendali nel dettaglio e saper proporre soluzioni pratiche. Non basta sapere “cosa” dicono i numeri: occorre capire <strong data-start="1412" data-end="1424">“perché”</strong> e, soprattutto, <strong data-start="1441" data-end="1461">“cosa fare dopo”</strong>. In questo scenario, il controllo di gestione diventa uno strumento vivo, operativo e strategico, al servizio della competitività aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1964">Questa evoluzione apre nuove strade anche per i professionisti esterni che possono offrire servizi avanzati di performance management, business intelligence e supporto strategico. Il valore aggiunto sta nella capacità di affiancare l’imprenditore in modo continuo, con una visione ampia e una lettura intelligente dei dati.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1964"><strong>Motore di valore e innovazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="222" data-end="653">Nel contesto del “Controllo di Gestione Next Gen”, cambia profondamente anche la finalità stessa del controllo. Non si tratta più solo di ridurre costi o evitare sprechi, ma di <strong data-start="399" data-end="418">generare valore</strong>. Il controllo diventa un mezzo per scoprire nuove opportunità di crescita, ottimizzare i processi decisionali e sostenere l’innovazione aziendale. È una visione proattiva, orientata al futuro, che supera la mera funzione di vigilanza.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="655" data-end="1156">Il controller è oggi chiamato a <strong data-start="687" data-end="719">individuare aree di sviluppo</strong> – mercati potenziali, linee di prodotto redditizie, segmenti di clientela profittevoli – e a guidare l’impresa in scelte operative e strategiche consapevoli. L’analisi dei costi diventa uno strumento per innovare i modelli di business, ridefinire le priorità e orientare gli investimenti. Il controllo di gestione si fonde così con la pianificazione strategica, l’analisi del rischio, il project management e la trasformazione digitale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1158" data-end="1485">In questa nuova visione, ogni dato può diventare <strong data-start="1207" data-end="1242">un’opportunità di miglioramento</strong>. Il controller contribuisce a rendere l’impresa più agile, resiliente e orientata ai risultati. I numeri non servono più solo a “fotografare” ciò che è stato, ma a <strong data-start="1407" data-end="1484">raccontare dove si sta andando e cosa si può migliorare lungo il percorso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1487" data-end="1838">Questa impostazione cambia anche il modo in cui si misurano le performance: non solo indicatori economici, ma anche KPI legati alla qualità, alla sostenibilità, alla customer satisfaction e all’innovazione. Il controllo, così reinterpretato, diventa <strong data-start="1737" data-end="1765">un driver di cambiamento</strong> a 360 gradi, con impatti positivi e tangibili su ogni area dell’impresa.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1487" data-end="1838"><strong>Nuova frontiera per il commercialista</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="261" data-end="866">La trasformazione del controllo di gestione apre scenari inediti anche per i <strong data-start="338" data-end="364">dottori commercialisti</strong>, che oggi possono (e devono) ripensare il proprio ruolo alla luce delle nuove esigenze delle imprese. In un contesto dove la consulenza fiscale e contabile è sempre più automatizzata e digitalizzata, la vera differenza la fa la <strong data-start="593" data-end="622">capacità di creare valore</strong> attraverso l’interpretazione dei dati e il supporto strategico. È un’opportunità concreta per <strong data-start="717" data-end="792">evolvere da professionisti della compliance a veri partner dell’impresa</strong>, capaci di incidere sulle decisioni aziendali e sul futuro dell’attività.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="868" data-end="1298">Il know-how tecnico-contabile resta fondamentale, ma non è più sufficiente. Il commercialista che vuole posizionarsi come riferimento per l’imprenditore deve ampliare le proprie competenze verso ambiti come: controllo di gestione, business intelligence, performance management, analisi dei dati, sostenibilità e gestione del rischio. Il tutto accompagnato da una maggiore <strong data-start="1240" data-end="1284">capacità relazionale e visione sistemica</strong> dell’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1300" data-end="1805">Molte delle competenze richieste dal “Controller Next Gen” sono già nel DNA del commercialista: conoscenza approfondita dei bilanci, esperienza nei rapporti con le PMI, visione d’insieme sui flussi economico-finanziari. Serve solo un cambio di prospettiva e l’integrazione di strumenti digitali avanzati. È il momento giusto per cogliere questa occasione e <strong data-start="1657" data-end="1712">posizionarsi come alleati strategici del management</strong>, offrendo servizi a più alto valore aggiunto e più aderenti alle nuove esigenze del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1807" data-end="2091">Come spesso accade nei momenti di cambiamento, chi saprà adattarsi e anticipare i bisogni sarà il vero protagonista della trasformazione. Il “Controllo di Gestione Next Gen” non è una minaccia per il professionista tradizionale: è una straordinaria opportunità di rilancio e crescita.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33221 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-1024x423.jpg" alt="" width="696" height="288" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-1024x423.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-300x124.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-768x317.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-1536x634.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-1017x420.jpg 1017w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-150x62.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-600x248.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-696x287.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting-1068x441.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/virtual-rocket-launch-investment-growth-planning-starting.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;" data-start="456" data-end="556"><strong>Approccio multidisciplinare</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="558" data-end="1139">Il nuovo volto del controllo di gestione richiede una figura professionale capace di unire competenze tecniche, digitali, analitiche e relazionali. Per essere davvero efficace nel suo ruolo strategico, il controller “Next Gen” deve investire costantemente in <strong data-start="817" data-end="840">formazione continua</strong> e aggiornamento professionale. La padronanza dei numeri non basta più: oggi serve una solida <strong data-start="934" data-end="963">alfabetizzazione digitale</strong>, capacità di lavorare con strumenti di data visualizzazioni, linguaggi di programmazione leggeri (come DAX o SQL), e una buona conoscenza delle logiche di business intelligence.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1141" data-end="1660">Accanto a queste competenze tecniche, il controller moderno deve sviluppare un approccio <strong data-start="1230" data-end="1251">multidisciplinare</strong>: comprendere i modelli organizzativi, conoscere le dinamiche di marketing, analizzare i processi operativi e padroneggiare i concetti base della gestione del cambiamento. La versatilità diventa una qualità imprescindibile, perché il controller è sempre più chiamato a operare come <strong data-start="1533" data-end="1571">interlocutore tra funzioni diverse</strong>, traducendo dati e report in linguaggio operativo comprensibile per ogni area aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1662" data-end="2080">Anche le soft skills assumono un peso crescente: capacità di comunicazione, orientamento al risultato, problem solving e leadership collaborativa. L’obiettivo non è solo analizzare, ma anche <strong data-start="1853" data-end="1895">influenzare positivamente le decisioni</strong>, partecipare attivamente alla pianificazione aziendale e promuovere un uso intelligente delle informazioni. Le imprese cercano controller che sappiano <strong data-start="2047" data-end="2058">guidare</strong>, non solo “misurare”.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2082" data-end="2345">In questo scenario, il controller si trasforma in un professionista completo e aggiornato, capace di muoversi tra numeri, persone e strategie con agilità e consapevolezza. Una figura cruciale per costruire aziende più intelligenti, reattive e orientate al futuro.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="186" data-end="261"><strong>Esempi Pratici</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="263" data-end="936">Per comprendere il reale impatto del controllo di gestione evoluto, è utile osservare <strong data-start="349" data-end="374">alcuni esempi pratici</strong> di applicazione nelle imprese italiane. Prendiamo il caso di una PMI manifatturiera che produce componenti meccanici per il settore automotive. Attraverso l’introduzione di un sistema di <strong data-start="562" data-end="598">dashboard integrate con Power BI</strong>, il controller ha potuto monitorare in tempo reale le marginalità per linea di prodotto, identificando quelle con margine negativo. L’intervento tempestivo ha permesso di rinegoziare prezzi con i fornitori, ottimizzare i cicli produttivi e dismettere alcune linee non redditizie, con un impatto positivo del +12% sull’EBITDA in sei mesi.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="938" data-end="1324">In un’altra azienda, operante nel settore della distribuzione alimentare, l’uso di strumenti di <strong data-start="1034" data-end="1045">Self BI</strong> ha permesso ai responsabili di filiale di consultare dati aggiornati su vendite, resi e costi operativi, senza dover attendere report centralizzati. Questo ha favorito una cultura del controllo diffusa, migliorando l’efficienza operativa e la responsabilizzazione delle risorse.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1326" data-end="1670">Un terzo esempio riguarda una startup tecnologica in rapida crescita: grazie all’adozione di un modello di <strong data-start="1433" data-end="1503">forecasting predittivo alimentato da algoritmi di machine Learning</strong>, è stato possibile prevedere il fabbisogno di cassa con tre mesi di anticipo, evitando situazioni di stress finanziario e migliorando il rapporto con gli investitori.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1672" data-end="2013">Questi casi dimostrano che il controllo di gestione Next Gen non è teoria, ma <strong data-start="1750" data-end="1786">uno strumento concreto e potente</strong>, capace di agire direttamente sulla redditività, sulla pianificazione e sulla qualità delle decisioni. Non importa il settore o la dimensione aziendale: ciò che conta è <strong data-start="1956" data-end="2012">avere un approccio consapevole e orientato al futuro</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="284" data-end="333"><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="335" data-end="708">Il “Controllo di Gestione Next Gen” non è una moda passeggera né un’opzione riservata alle grandi aziende: è una <strong data-start="448" data-end="472">necessità strategica</strong>, soprattutto per chi vuole affrontare le sfide del mercato con lucidità, reattività e visione. La trasformazione è già in corso e coinvolge non solo strumenti e tecnologie, ma soprattutto <strong data-start="661" data-end="707">il ruolo e la mentalità dei professionisti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="710" data-end="1069">Le imprese che sapranno adottare questo nuovo approccio avranno un vantaggio competitivo concreto: <strong data-start="809" data-end="918">decisioni più rapide e informate, processi più efficienti, maggiore redditività e sostenibilità nel tempo</strong>. Il controller, da figura di back office, diventa protagonista nella costruzione del futuro aziendale, un vero e proprio facilitatore del cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1071" data-end="1466">Anche i commercialisti e i consulenti aziendali sono chiamati a cogliere questa opportunità, uscendo dalla logica della sola compliance per posizionarsi come <strong data-start="1229" data-end="1251">partner strategici</strong>, capaci di affiancare le imprese non solo nella rendicontazione, ma nella crescita. Il futuro è fatto di dati, ma soprattutto di <strong data-start="1381" data-end="1410">interpretazione e visione</strong>. E in questo, la competenza umana resta insostituibile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1468" data-end="1854">Per le PMI italiane, adottare il Controllo di Gestione Next Gen significa <strong data-start="1542" data-end="1573">evolvere senza stravolgersi</strong>, potenziare ciò che già esiste con strumenti moderni e mentalità aperta. Non servono investimenti mastodontici: serve iniziare, con metodo, concretezza e obiettivi chiari. Il primo passo? Comprendere che il controllo non è più un costo, ma <strong data-start="1814" data-end="1853">un investimento sulla competitività</strong>.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Il-controllo-di-gestione-next-gen-il-nuovo-ruolo-del-controller-come-leva-strategica-per-la-crescita-aziendale/">Il controllo di gestione next gen: il nuovo ruolo del controller come leva strategica per la crescita aziendale</a> was first posted on Luglio 22, 2025 at 6:15 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Concordato Preventivo Biennale 2025 e nuovo Ravvedimento Speciale: come sanare il passato e proteggere il futuro fiscale</title>
		<link>https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Concordato-Preventivo-Biennale-2025-e-nuovo-Ravvedimento-Speciale-come-sanare-il-passato-e-proteggere-il-futuro-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariana Maxwel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 03:50:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 2025 porta con sé importanti novità fiscali, destinate a cambiare le strategie di contribuenti e professionisti. Tra queste spicca il nuovo Ravvedimento Speciale collegato al Concordato Preventivo Biennale (CPB), un istituto che mira a offrire certezza e semplificazione nella gestione dei rapporti fiscali con l’Agenzia delle Entrate. La possibilità di sanare eventuali irregolarità dichiarative, [&#8230;]<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Concordato-Preventivo-Biennale-2025-e-nuovo-Ravvedimento-Speciale-come-sanare-il-passato-e-proteggere-il-futuro-fiscale/">Concordato Preventivo Biennale 2025 e nuovo Ravvedimento Speciale: come sanare il passato e proteggere il futuro fiscale</a> was first posted on Luglio 22, 2025 at 5:50 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="331" data-end="851">Il 2025 porta con sé importanti novità fiscali, destinate a cambiare le strategie di contribuenti e professionisti. Tra queste spicca il nuovo <strong data-start="474" data-end="499">Ravvedimento Speciale</strong> collegato al <strong data-start="513" data-end="553">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>, un istituto che mira a offrire certezza e semplificazione nella gestione dei rapporti fiscali con l’<a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/home" target="_blank" rel="noopener">Agenzia delle Entrate</a>. La possibilità di sanare eventuali irregolarità dichiarative, beneficiando di un regime fiscale agevolato, rappresenta un’opportunità interessante per chi aderisce al CPB.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="853" data-end="1406">L’introduzione di un nuovo Ravvedimento Speciale nasce da un’iniziativa parlamentare, seguendo l&#8217;esempio di quanto già visto nel 2023 con il ravvedimento per le violazioni dichiarative sui redditi 2021. Il provvedimento, ancora in fase di definizione, punta a replicare il successo della misura precedente, offrendo una <strong data-start="1173" data-end="1250">via d’uscita meno onerosa per chi ha commesso errori od omissioni fiscali</strong> negli anni passati. Non è un condono, ma una forma di compliance collaborativa che incentiva i contribuenti a mettersi in regola evitando sanzioni pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1408" data-end="1900">Il nuovo Ravvedimento Speciale sarà rivolto principalmente a coloro che aderiscono al CPB e offrirà la possibilità di regolarizzare le posizioni relative alle dichiarazioni 2022 (anno d&#8217;imposta 2021) o, in alternativa, di correggere errori e omissioni in vista delle nuove scadenze dichiarative. Con una riduzione sensibile delle sanzioni e un pagamento dilazionato, si profila un’occasione da non perdere per migliorare il rapporto con il Fisco e beneficiare di maggior tranquillità fiscale.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1408" data-end="1900"><strong>Ravvedimento Speciale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="239" data-end="673">La proposta di reintroduzione del <strong data-start="273" data-end="298">Ravvedimento Speciale</strong> nel 2025 nasce da un emendamento del presidente della Commissione Finanze, <strong data-start="374" data-end="390">Marco Osnato</strong>, inserito nel recente <strong data-start="413" data-end="432">Decreto Fiscale</strong>. Questo intervento legislativo punta a replicare la formula già adottata lo scorso anno, offrendo una <strong data-start="535" data-end="586">nuova possibilità di regolarizzazione agevolata</strong> ai contribuenti che scelgono di aderire al <strong data-start="630" data-end="670">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="675" data-end="1113">Nello specifico, il nuovo Ravvedimento Speciale consentirebbe ai contribuenti di sanare eventuali <strong data-start="773" data-end="826">violazioni tributarie commesse negli anni passati</strong>, attraverso il pagamento di <strong data-start="855" data-end="901">sanzioni forfettarie e imposte sostitutive</strong> su base ridotta. L’obiettivo è duplice: da un lato, garantire maggiore <strong data-start="973" data-end="993">certezza fiscale</strong> e, dall’altro, incentivare l’adozione del CPB, strumento chiave per una pianificazione fiscale trasparente e stabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1115" data-end="1655">Secondo quanto previsto dalla nuova proposta, i contribuenti potranno regolarizzare le annualità comprese <strong data-start="1221" data-end="1241">dal 2019 al 2023</strong>, mentre chi ha già aderito al CPB lo scorso anno potrà sanare anche eventuali irregolarità relative al <strong data-start="1345" data-end="1353">2023</strong>. L’accesso al Ravvedimento sarà riservato esclusivamente a chi sceglie il CPB e prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva calcolata in base al <strong data-start="1502" data-end="1519">punteggio ISA</strong> del contribuente, ovvero l’indicatore sintetico di affidabilità fiscale. Maggiore è il punteggio ISA, minore sarà l’imposta da versare.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1657" data-end="2080">Inoltre, per ogni anno sanato, il contribuente dovrà pagare un’imposta minima di <strong data-start="1738" data-end="1752">1.000 euro</strong>, sostitutiva dell’IRPEF o dell’IRES ordinaria, da versare (in unica soluzione o prima rata) entro il <strong data-start="1854" data-end="1871">31 marzo 2026</strong>. Questa nuova edizione del Ravvedimento si configura quindi come un <strong data-start="1940" data-end="1980">vero e proprio “scudo fiscale light”</strong>, capace di favorire la compliance senza penalizzare eccessivamente chi desidera mettersi in regola.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1657" data-end="2080"><strong>Come si calcola l’imposta sostitutiva</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="248" data-end="720">Uno degli elementi chiave del <strong data-start="278" data-end="308">Ravvedimento Speciale 2025</strong> collegato al <strong data-start="322" data-end="362">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong> è il <strong data-start="368" data-end="404">calcolo dell’imposta sostitutiva</strong>, che consente ai contribuenti di regolarizzare le annualità precedenti versando somme agevolate rispetto alla tassazione ordinaria. La determinazione di questa imposta segue due criteri principali: il <strong data-start="606" data-end="623">punteggio ISA</strong> del contribuente e la <strong data-start="646" data-end="665">base imponibile</strong> formata dai redditi dichiarati negli anni interessati.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="722" data-end="1092">L’imposta sostitutiva si applica ai <strong data-start="758" data-end="784">redditi già dichiarati</strong>, aumentati di una <strong data-start="803" data-end="832">maggiorazione percentuale</strong> calcolata in base al <strong data-start="854" data-end="889">livello di affidabilità fiscale</strong> (ISA) ottenuto dal contribuente. Più alto è il punteggio ISA, minore sarà la quota di incremento e quindi l’imposta dovuta.</p>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="722" data-end="1092">Le aliquote proposte per il calcolo dell’imposta sostitutiva sono le seguenti:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1094" data-end="1268">
<li data-start="1094" data-end="1157">
<p data-start="1096" data-end="1157"><strong data-start="1096" data-end="1103">10%</strong> per chi ha un <strong data-start="1118" data-end="1156">punteggio ISA pari o superiore a 9</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1158" data-end="1215">
<p data-start="1160" data-end="1215"><strong data-start="1160" data-end="1167">12%</strong> per chi ha un punteggio <strong data-start="1192" data-end="1214">compreso tra 6 e 8</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1216" data-end="1268">
<p data-start="1218" data-end="1268"><strong data-start="1218" data-end="1225">15%</strong> per chi ha un punteggio <strong data-start="1250" data-end="1267">inferiore a 6</strong>.</p>
</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;" data-start="1270" data-end="1395">In parallelo, la maggiorazione da applicare ai redditi dichiarati ai fini della base imponibile segue questa scala crescente:</h3>
<ul style="text-align: justify;" data-start="1397" data-end="1616">
<li data-start="1397" data-end="1446">
<p data-start="1399" data-end="1446">Maggiorazione del <strong data-start="1417" data-end="1423">5%</strong> con ISA pari a <strong data-start="1439" data-end="1445">10</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1447" data-end="1480">
<p data-start="1449" data-end="1480"><strong data-start="1449" data-end="1456">10%</strong> con ISA tra <strong data-start="1469" data-end="1479">8 e 10</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1481" data-end="1513">
<p data-start="1483" data-end="1513"><strong data-start="1483" data-end="1490">20%</strong> con ISA tra <strong data-start="1503" data-end="1512">6 e 8</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1514" data-end="1546">
<p data-start="1516" data-end="1546"><strong data-start="1516" data-end="1523">30%</strong> con ISA tra <strong data-start="1536" data-end="1545">4 e 6</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1547" data-end="1579">
<p data-start="1549" data-end="1579"><strong data-start="1549" data-end="1556">40%</strong> con ISA tra <strong data-start="1569" data-end="1578">3 e 4</strong>;</p>
</li>
<li data-start="1580" data-end="1616">
<p data-start="1582" data-end="1616"><strong data-start="1582" data-end="1589">50%</strong> con ISA inferiore a <strong data-start="1610" data-end="1615">3</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" data-start="1618" data-end="1968">Questo meccanismo premia i contribuenti più affidabili con aliquote più basse e penalizza in misura crescente chi presenta indici di affidabilità inferiori, creando così un sistema graduale e meritocratico. L’imposta minima da versare resta comunque fissata a <strong data-start="1878" data-end="1915">1.000 euro per ciascuna annualità</strong>, garantendo uniformità e semplicità di applicazione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33116 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2-1068x712.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-view-businesswomen-reading-document-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Vantaggi fiscali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="251" data-end="771">Il nuovo <strong data-start="260" data-end="290">Ravvedimento Speciale 2025</strong>, legato al <strong data-start="302" data-end="342">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>, offre una serie di <strong data-start="363" data-end="418">vantaggi fiscali concreti e opportunità strategiche</strong> per i contribuenti che desiderano regolarizzare la propria posizione con il Fisco. Prima di tutto, il meccanismo consente di <strong data-start="544" data-end="581">ridurre sensibilmente le sanzioni</strong>, applicando imposte sostitutive più leggere rispetto ai regimi ordinari, e al tempo stesso di <strong data-start="676" data-end="725">azzerare il rischio di accertamenti tributari</strong> per le annualità oggetto di regolarizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="773" data-end="1359">Questa misura rappresenta un <strong data-start="802" data-end="847">potente incentivo alla compliance fiscale</strong>, premiando i contribuenti che scelgono la trasparenza e la collaborazione con il Fisco. Aderire al Ravvedimento permette di beneficiare di una <strong data-start="991" data-end="1046">pianificazione fiscale stabile e certa per due anni</strong>, grazie al CPB, evitando così l’incertezza legata a possibili verifiche e contestazioni future. Il sistema di aliquote e maggiorazioni legato ai punteggi ISA introduce inoltre un elemento di <strong data-start="1238" data-end="1262">meritocrazia fiscale</strong>, incoraggiando le imprese e i professionisti a migliorare costantemente la propria affidabilità.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1361" data-end="1700">Dal punto di vista operativo, il <strong data-start="1394" data-end="1419">pagamento dilazionato</strong> — con la possibilità di versare in un’unica rata o in più rate entro il <strong data-start="1492" data-end="1509">31 marzo 2026</strong> — offre anche un <strong data-start="1527" data-end="1552">vantaggio finanziario</strong>, riducendo l’impatto economico immediato. Per molte imprese, specialmente in un contesto economico ancora incerto, questo aspetto risulta decisivo.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1702" data-end="1976">Infine, aderire al Ravvedimento e al CPB può rafforzare l’immagine dell’impresa nei confronti di banche e stakeholder, migliorando la percezione di solidità e affidabilità aziendale, con possibili riflessi positivi sull’accesso al credito e alle opportunità di investimento.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1702" data-end="1976"><strong>Chi può accedere</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="252" data-end="667">L’accesso al <strong data-start="265" data-end="295">Ravvedimento Speciale 2025</strong> sarà riservato esclusivamente a coloro che scelgono di aderire al <strong data-start="362" data-end="402">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>. Questo significa che solo i contribuenti che accettano la proposta dell’Agenzia delle Entrate per il biennio fiscale  potranno beneficiare della regolarizzazione agevolata prevista dal Ravvedimento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="669" data-end="1086">Per poter aderire, è necessario presentare un’istanza di accettazione del <strong data-start="743" data-end="777">Concordato Preventivo Biennale</strong> entro le scadenze stabilite (attualmente fissate a luglio 2025), e successivamente procedere con il calcolo e il versamento dell’imposta sostitutiva. Le annualità che potranno essere oggetto di regolarizzazione vanno dal <strong data-start="999" data-end="1015">2019 al 2023</strong>, estese al solo <strong data-start="1032" data-end="1040">2023</strong> per chi ha già aderito al CPB lo scorso anno.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1088" data-end="1432">La <strong data-start="1091" data-end="1118">condizione fondamentale</strong> per accedere al Ravvedimento Speciale è quindi l’adesione effettiva al Concordato. Questo vincolo rappresenta una strategia precisa del legislatore: <strong data-start="1268" data-end="1343">spingere il maggior numero di contribuenti verso l’accettazione del CPB</strong>, aumentando così la base di adesione al nuovo meccanismo di compliance fiscale biennale.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1434" data-end="1739">Inoltre, i contribuenti dovranno versare un’imposta minima di <strong data-start="1496" data-end="1561">1.000 euro per ciascuna annualità oggetto di regolarizzazione</strong>. Questo importo sostituisce le imposte ordinarie IRPEF o IRES relative agli anni sanati e dovrà essere versato in unica soluzione o come prima rata <strong data-start="1710" data-end="1736">entro il 31 marzo 2026</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1741" data-end="1984">È importante ricordare che chi aderisce al Ravvedimento Speciale non solo evita l’accertamento, ma si garantisce anche una <strong data-start="1864" data-end="1905">tutela legale per le annualità sanate</strong>, offrendo una protezione preziosa in caso di future verifiche o contestazioni.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="1741" data-end="1984"><strong>Indici ISA</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="260" data-end="738">Uno degli aspetti più innovativi e determinanti del <strong data-start="312" data-end="342">Ravvedimento Speciale 2025</strong> collegato al <strong data-start="356" data-end="396">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong> riguarda il ruolo centrale degli <strong data-start="430" data-end="480">Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA)</strong>. Gli ISA, introdotti in Italia per valutare l&#8217;affidabilità dei contribuenti, non sono più solo uno strumento statistico, ma diventano un parametro essenziale per determinare <strong data-start="655" data-end="694">quanto il contribuente dovrà pagare</strong> per accedere al beneficio del Ravvedimento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="740" data-end="1187">Il meccanismo è semplice e chiaro: <strong data-start="775" data-end="815">più alto è il punteggio ISA ottenuto</strong>, minore sarà l’onere fiscale per regolarizzare le annualità passate. Questo approccio mira a premiare chi dimostra di operare in modo trasparente, con contabilità e dichiarazioni coerenti nel tempo. Al contrario, chi ha punteggi più bassi, sintomo di <strong data-start="1067" data-end="1090">minore affidabilità</strong>, dovrà affrontare percentuali più elevate sia sulla base imponibile sia sull’aliquota applicata.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1189" data-end="1659">Per esempio, chi ha un <strong data-start="1212" data-end="1229">ISA pari a 10</strong> vedrà applicare solo un <strong data-start="1254" data-end="1287">incremento del 5% sui redditi</strong> e un’imposta sostitutiva del <strong data-start="1317" data-end="1324">10%</strong>, mentre chi ha un <strong data-start="1343" data-end="1364">ISA inferiore a 3</strong> subirà un <strong data-start="1375" data-end="1409">incremento del 50% sui redditi</strong> e un’aliquota del <strong data-start="1428" data-end="1435">15%</strong>. Questo sistema non solo premia i contribuenti virtuosi, ma offre anche un <strong data-start="1511" data-end="1586">incentivo concreto a migliorare i propri punteggi ISA nei prossimi anni</strong>, in vista di eventuali future adesioni o nuovi meccanismi di compliance.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1661" data-end="1918">Inoltre, l’utilizzo degli ISA come parametro fiscale rafforza il principio di personalizzazione del rapporto Fisco-contribuente, avvicinando il sistema italiano a modelli di compliance collaborativa già applicati con successo in altri Paesi europei.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33117 size-large" src="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-1024x683.jpg 1024w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-300x200.jpg 300w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-768x512.jpg 768w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-1536x1025.jpg 1536w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-630x420.jpg 630w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-150x100.jpg 150w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-600x400.jpg 600w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-696x464.jpg 696w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept-1068x713.jpg 1068w, https://www.commercialista.it/wp-content/uploads/2025/07/senoir-adult-stamp-contract-form-concept.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Come aderire al CPB</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="281" data-end="688">Per beneficiare del <strong data-start="301" data-end="331">Ravvedimento Speciale 2025</strong>, il primo passo obbligatorio è l&#8217;adesione al <strong data-start="377" data-end="417">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>. Si tratta di una procedura volontaria attraverso la quale l’Agenzia delle Entrate propone al contribuente un <strong data-start="528" data-end="556">reddito “pre-concordato”</strong> valido per i due anni successivi, garantendo in cambio <strong data-start="612" data-end="645">protezione dagli accertamenti</strong> e maggiore stabilità nei rapporti fiscali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="690" data-end="1211">L’adesione al CPB avviene in via telematica, attraverso l’apposita piattaforma dell’Agenzia delle Entrate. Una volta ricevuta la proposta di concordato, il contribuente dovrà accettarla entro la scadenza prevista, attualmente fissata al <strong data-start="984" data-end="1002">15 luglio 2025</strong> per il primo anno di applicazione. Solo chi accetta questa proposta potrà successivamente accedere al <strong data-start="1105" data-end="1130">Ravvedimento Speciale</strong>, che consente di sanare eventuali violazioni relative alle annualità precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1213" data-end="1588">Il Ravvedimento Speciale richiederà la presentazione di una specifica istanza e il calcolo delle imposte sostitutive dovute, applicando le <strong data-start="1352" data-end="1408">aliquote e le maggiorazioni basate sul punteggio ISA</strong> del contribuente. Il pagamento potrà avvenire in un’unica soluzione o in più rate, a patto che la prima rata (o la totalità dell’importo) venga versata entro il <strong data-start="1570" data-end="1587">31 marzo 2026</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1590" data-end="2022">È importante sottolineare che il <strong data-start="1623" data-end="1675">Concordato Preventivo Biennale non è retroattivo</strong>: i vantaggi si applicano solo al biennio concordato e le annualità precedenti possono essere “scudate” solo attraverso il Ravvedimento.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1590" data-end="2022">Per questo motivo, per molte imprese e professionisti potrebbe essere vantaggioso cogliere questa <strong data-start="1910" data-end="1932">doppia opportunità</strong>: stabilizzare i redditi futuri e sanare il passato in modo agevolato e senza contenziosi.</p>
<h2 style="text-align: justify;" data-start="120" data-end="226"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;" data-start="228" data-end="744">Il <strong data-start="231" data-end="261">Ravvedimento Speciale 2025</strong>, collegato al <strong data-start="276" data-end="316">Concordato Preventivo Biennale (CPB)</strong>, rappresenta una delle novità fiscali più significative di quest’anno, capace di coniugare <strong data-start="408" data-end="483">convenienza economica, certezza fiscale e protezione dagli accertamenti</strong>. Grazie a questo strumento, i contribuenti che decidono di aderire al CPB potranno <strong data-start="567" data-end="607">sanare le annualità dal 2019 al 2023</strong> con una fiscalità agevolata, evitando di esporsi a verifiche future e migliorando il proprio rapporto con l’Amministrazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="746" data-end="1187">La possibilità di <strong data-start="764" data-end="824">calcolare l’imposta sostitutiva in base al punteggio ISA</strong>, premiando i contribuenti più affidabili, offre un sistema più equo e incentivante, con aliquote vantaggiose per chi adotta comportamenti fiscali trasparenti e coerenti. Inoltre, la <strong data-start="1007" data-end="1046">certezza biennale garantita dal CPB</strong> consente alle imprese e ai professionisti di pianificare con serenità il proprio carico fiscale, senza dover temere improvvisi accertamenti.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1189" data-end="1591">Tuttavia, è fondamentale affrontare questo percorso con l&#8217;assistenza di un <strong data-start="1264" data-end="1290">professionista esperto</strong>, capace di valutare caso per caso la <strong data-start="1328" data-end="1349">convenienza reale</strong> dell’adesione e di gestire correttamente sia il calcolo dell’imposta sia la presentazione delle istanze. Ogni decisione fiscale deve essere presa con consapevolezza, considerando i benefici immediati ma anche le implicazioni a lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1593" data-end="1868">Per chi desidera <strong data-start="1610" data-end="1734">mettersi in regola, proteggere il proprio passato fiscale e costruire un futuro di tranquillità e chiarezza con il Fisco</strong>, il Ravvedimento Speciale 2025 è senza dubbio un’opportunità da valutare attentamente e, in molti casi, da cogliere senza esitazioni.</p>
<hr style="border-top: black solid 1px" /><a href="https://www.commercialista.it/Dettaglio-Articolo/Concordato-Preventivo-Biennale-2025-e-nuovo-Ravvedimento-Speciale-come-sanare-il-passato-e-proteggere-il-futuro-fiscale/">Concordato Preventivo Biennale 2025 e nuovo Ravvedimento Speciale: come sanare il passato e proteggere il futuro fiscale</a> was first posted on Luglio 22, 2025 at 5:50 am.<br />&copy;2023 &quot;<a href="https://www.commercialista.it">Commercialista.it</a>&quot;. Use of this feed is for personal non-commercial use only. If you are not reading this article in your feed reader, then the site is guilty of copyright infringement. Please contact me at <!--email_off-->info@commercialista.it<!--/email_off--><br />]]></content:encoded>
					
		
		
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